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Aggiornato il  25-10-2007

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L'Appennino
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Il crinale
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Il crinale
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Il crinale

Dai castagni alle foreste di faggio

 

Sui confini tra Emilia e Toscana, da una vetta all'altra, per ammirare i numerosi laghi del Parco da una parte, e, lo spettacolo del Mar Tirreno dall'altra. L'Orsaro, il Marmagna, l'Aquila, il Brusà, il Matto, il Sillara e il Bragalata.

Sul crinale dell'Appennino, ove la cima più alta é quella del monte Sillara, 1861 m, si respira l'aria alpina. 

I due versanti sono diversissimi. 

Il versante parmense, noto come Parco dei Cento Laghi, con i suoi specchi d'acqua d'origine glaciale, e i boschi di giganteschi faggi, di abeti bianchi e rossi, di cerreti, fiorenti su un terreno alluvionale, si alternano a versanti più dolci rivestiti da brughiere a mirtillo e praterie. 

Il versante toscano invece, sottoposto alle bufere ed al vento di libeccio, si presenta più roccioso con forti strapiombi, per poi adagiarsi su un fondo valle raddolcito dalle masse glaciali. Dalla "nuda" con gli alti pascoli, si scende attraverso boschi di faggi e cerri, per entrare nei vasti castagneti.

Una montagna di migliaia di ettari di terreno, che ritornano, anno dopo anno più selvaggi, perchè la natura riprende quello che l'uomo gli ha tolto, da vita a molteplici varietà di piante e fiori. 

Tra i 1000 e i 1600 metri ecco dove crescono i faggi. Nelle zone più alte, fino al crinale, brughiere e praterie sono punteggiate dal mirtillo nero e dalla tipica flora degli ambienti rocciosi. Il cerro e il carpino nero dominano le quote medie. I castagneti, eritaggio romanico, un tempo ben curati incorniciano le basse quote e i borghi collinari. 

Gli abeti e le speci botaniche di origine alpina, introdotte nel dopo guerra per errore forestale, sono le ultime testimonianze di un aspetto paesaggistico non consono alle nostre montagne.

 
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Versante toscano
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Versante emiliano

A spasso tra i monti

Per conoscere le caratteristiche naturali della nostra montagna, l’ideale sono i percorsi tematici e i sentieri didattici dedicati al bosco, ai laghi e alle torbiere. 

Per favorire la visita a questi delicati ambienti in lenta evoluzione sono stati allestiti due sentieri che collegano Prato Spilla, la nota stazione sciistica del parmense, con la piana di Lagdei, escursioni di diversa lunghezza che passano vicino ad alcuni di questi suggestivi laghi.

Sul versante parmense, dal Lagastrello, spettacolare l’escursione al lago Scuro: un susseguirsi di scorci panoramici sui sottostanti laghi, mentre da Prato Spilla si può accedere al monte Sillara, toccando il lago Balano, il lago Verde e il lago Sillara. Da Bosco di Corniglio ai Lagdei, poi a piedi o in seggiovia, si arriva al lago Santo, il più ampio bacino naturale dell’Appennino tosco-emiliano sul versante parmense.

Sul versante lunigianese invece i percorsi sono più impegnativi e direi anche più duri. É necessaria una buona preparazione fisica e una buona compagnia di alpinisti. 

I sentieri a volte sono erti e scabrosi, attraversano ripide pareti rocciose; da seuire i sentieri del CAI e del Trecking Lunigiana.

 

Il regno del lupo e delle aquile

Tanti gli animali che hanno trovato dimora tra queste montagne. Ha fatto ritorno sull'Appennino sua maestà il lupo;  poi cinghiali, caprioli, cervi, ghiri, tassi, volpi,  puzzole e faine. 

Ma l'Appennino è pure regno dei rapaci, dall’aquila al falco pecchiaiolo, dalla poiana al gheppio. I boschi sono popolati di assioli, upupe, gufi reali, civette e cince; i torrenti ospitano il raro merlo acquaiolo, le lontre, le martore, le donnnole e tanti altri animali.

 

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L'Aquila

L'AQUILA  REALE

Non se ne sentiva più parlare, era già stata abitatrice delle nostre "crode", l'Aquila per anni sparita dalla nostra vallata .... finalmente è tornata. 

Da qualche anno l'Aquila Reale, anzi "sono" tornate, infatti pare che ad oggi ce ne siano diverse copie. Le Aquile sono uccelli da preda diurni di grandi dimensioni, con una grande apertura alare, sono caratterizzate da una testa voluminosa con becco robusto e uncinato atto a dilaniare la preda, le gambe dotate di robusti artigli per tenere la preda, la coda é ampia e lunga.

Le Aquile sono dotate di una straordinaria acutezza della vista ed hanno un ampio campo visivo; posseggono un volo maestoso, veleggiato a grandi altezze.

Uccelli solitari che amano luoghi poco accessibili e tranquilli; il colore è, nell'adulto, uniforme, marrone scuro con riflessi rosso-dorato sul dorso e sul capo, mentre negli individui giovani o immaturi sono di norma ben visibili in volo le macchie bianche sulle ali e sulla coda. Durante il volteggio le ali sono rivolte verso l'alto a formare una "V" molto aperta. L'Aquila si distingue in volo dagli altri rapaci soprattutto per le notevoli dimensioni che nella femmina possono arrivare fino a 2 metri di apertura alare ed a 6 chilogrammi di peso.

Anche le Poiane sono uccelli che abitano il nostro Appennino e non si possono confondere con le Aquile, sono più piccole ed hanno la caratteristica coda bianca.

Durante tutto l'anno l'Aquila compie spettacolari parate effettuando il volo a festoni sia per difendere il proprio territorio e, nel periodo riproduttivo, per il corteggiamento. Il volo a spirale, caratteristico per il controllo del territorio, è sontenuto dalle correnti termiche ascensionali che si formano nelle ore più calde.

Il volo di caccia invece viene svolto generalmente a bassa quota costeggiando i fianchi delle montagne per sorprendere le prede che cattura in genere al suolo. Preda soprattutto mammiferi di piccole e medie dimensioni. 

L'Aquila si nutre principalmente di lepri, piccoli di volpe, roditori, rettili, coturnici ed altri uccelli di medie dimensioni, e, soprattutto nel periodo invernale, anche di carogne. Abita in zone di montagna, con presenza di pareti adatte alla nidificazione ricche di nicchie ed anfratti al di sopra di ampie praterie, dove si svolge l'attività di caccia.

 
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Il nido

La  riproduzione

Sedentaria. Posiziona i propri nidi su rocce e alberi. Sono quelle dell'Aquila copie durature, in cui la femmina, più grossa del maschio, depone due uova nel nido tra febbraio e aprile, l' incubazione dura circa 43-45 giorni per uovo, generalmente svolto dalla femmina. Il nido é costruito con rami, foglie, erba e pelo, su pareti scoscese. 
I piccoli iniziano a volare dopo 65-70 giorni, e diventano indipendenti dopo 160-170 giorni. Le femmine iniziano la propria nidificazione dai circa 3 ai 6 anni.
L'Aquila svolge un importante ruolo nella selezione e conservazione delle specie, eliminando i soggetti più deboli. Un solo piccolo riesce, normalmente, a raggiungere l'età adulta. 

 

L' ornitologo

 

Angelo Ghelfi, é un abitante di Corlaga di Bagnone, fungaiolo per passione, grande camminatore delle nostre valli, un giorno ha trovato un Aquilotto ferito, che saltellava zoppicante in un bosco. Con abilità e maestria, senza farsi ferire dai taglienti ed agguzzi rostri del rapace, lo ha catturato e condotto al paese, al quale ha dato tutte le cure necessarie e quando ha ritenuto che sia in grado di riprendere il volo, lo ha liberato.

Un'azione da vero ornitologo, la cui attività é spontanea, senza nessuna conoscenza scientifica, che lo fa agire naturalmente, sembra in lui innata la passione per l'analisi del comportamento e del modo di vita, lo studio dell'anatomia degli uccelli, in relazioni con l'ambiente circostante. 

Svolge in genere questa sua ricerca sul terreno e le analisi e le cure le fa in casa, nel suo pollaio, adibito a gabbia.

Angelo ha ammaestrato una Cornacchia, con la quale riesce ad esprimersi ed a farsi comprendere, al punto che l'animale sembra rispondergli. 

Vedi le foto.

GHELFI LORENZO

 vulgo Angelo

 e l'Aquilotto

1994

 

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La comunità di Corlaga in festa.

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Info da:

http://www.regione.emilia-romagna.it/parchi/valParma.html

http://www.vallibergamasche.info/fauna/aquila.html

E-mail Pubblicato il 10 Febbraio 2007 TORNA SÙ