Aggiornato il  28-05-2007

 

I PRIMI ABITATORI, a cura di RUGgGIO

Possiamo tentare di menzionare, senza voler offendere nessuno, e chiamare Liguri i popoli che hanno abitato anche la Lunigiana.

Ed ecco come è descritta questa popolazione, che dovrebbe risultare chiara e indiscutibile per tutti, una volta per sempre, per evitare confusioni e malintesi. 

I Liguri sono un'antica popolazione europea che in età preistorica, pare fosse diffusa dalla Sicilia alle coste del mare del Nord, e che in epoca storica più recente, troviamo stanziata sul litorale tirrenico da Luni a Marsiglia e, in parte, nelle valli interne del Rodano e del Po, dove rimase fino all'invasione dei Celti (V-VI sec. a.C.). 

La tipologia del materiale ceramico raccolto negli insediamenti più antichi ci porta ad ipotizzare che la fase terminale del popolamento della Liguria attuale abbia avuto inizio alla finedell'Età del Bronzo attraverso una forte corrente migratoria dalla Padania occidentale, che diffonde nel nostro territorio le culture di Canegrate e Golasecca, caratterizzate dal rito dell’incinerazione documentato da numerose necropoli, soprattutto a Genova, Chiavari ed Amelia.

Stanziamento delle Popolazioni Liguri nella regione

Molte erano le tribù in cui i Liguri si suddividevano: Intimili, Ingauni, Genuates, Apuani, Vagienni, Taurini, Salassi, ecc.  

L'origine dei Liguri è molto discussa, ma la loro lingua rivela somiglianze con quella degli Iberi e infiltrazioni notevoli di elementi gallici. 

Fin dall'antichità i Liguri furono montanari laboriosi e marinai audaci, saccheggiatori, valorosi in guerra; indotti a cercare per tempo le vie della loro espansione sul mare. 

Commerciarono coi Fenici, coi Cartaginesi, costruirono i sicuri porti di Nizza, Monaco e Genova. 

Nel sito del Comune di Framura: I Liguri, mitici sudditi di Cicno; http://www.comune.framura.sp.it/contenuto_secondo_liv.asp?id=21&sez=6

Lo storico ci ipotizza con semplicità dei Liguri: "Non hanno lasciato città, santuari, ipogei. Tuttavia i Liguri ricordati nelle fonti greche più antiche e nei cicli mitici occupavano buona parte della fascia costiera del Mediterraneo occidentale, dalla Liguria attuale sino alla penisola Iberica e la loro influenza si estendeva oltre le Alpi, sino all’Atlantico, e al sud dell’Italia sino al Lazio e alla Sicilia: Ligure sarebbe stata in realtà la Gente sicula".

Nella seconda metà del III sec. a.C.,  fonti antiche riferiscono del primo scontro diretto con Roma. La crisi divenne evidente quando, durante la seconda guerra punica (218 - 201 a.C.), i Liguri si schierarono apertamente dalla parte di Annibale, contro i Romani e i loro alleati etruschi. Al termine della guerra, Roma concentrò quindi le sue forze contro i Liguri, ormai irriducibili, che ostacolavano la sua politica espansionistica verso l'Italia settentrionale. 

I rinvenimenti archeologici confermano il clima d'insicurezza e instabilità che dovette caratterizzare gli anni del conflitto: in Lunigiana, in Versilia e nella Garfagnana, gli abitati liguri, ormai di dimensioni minime e con strutture precarie, si disposero in luoghi arroccati, difficilmente raggiungibili e generalmente protetti da una vetta: i castellari.

É sicuramente documentata solamente l'ultima fase dei Liguri, quando arroccati nella Lunigiana Antica, si oppongono alla penetrazione romana, che coinvolse anche gli Apuani, i quali non perdettero le caratteristiche di tenacia e di amore alla libertà, che li distinguevano fra le popolazioni italiche, nemmeno quando Roma, dopo dura lotta, li soggiogò (II sec. a.C.). 

Il conflitto ebbe termine nel 180 a.C. quando, dopo una sconfitta decisiva, gli Apuani vennero deportati in massa nel Sannio. Solo così si crearono le condizioni per il pieno controllo del territorio, completato con la fondazione delle colonie di Lucca (180 a.C.) e Luni (177 a.C.).

I Liguri furono poi fedeli ai vincitori e, con Caio Mario combatterono i Cimbri (102 a.C. a Aix en Provence) e i Teutoni (101 a.C. presso Vercelli) meritandosi la cittadinanza romana; poterono così attendere ai loro commerci, fiorenti ancora nella tarda età imperiale. (Estratto da D.E.M. edizioni Labor). 

I  CASTELLARI

Fonti storiche ed archeologia.
Il toponimo Castellaro, diffuso dalla costa all’oltregiogo appenninico indica quasi sempre la sommità di uno sperone che si stacca da una dorsale principale, alla quale e spesso collegata attraverso un lungo e stretto istmo; ed é stato interpretato dagli archeologi: luogo ove sorgeva una fortificazione. 

Il Castellaro ubicato sul monte di Sant'Antonio, in comune di Bagnone, domina la valle dei torrenti Mangiola e Civiglia, un piccolo gruppo di capanne poste sul crinale, oggi ridotto ad ammassi di pietre; era un luogo di rifugio e di difesa. Forse i castellari vengono inizialmente stabiliti come punti di organizzazione dell’attività pastorale; non luoghi fortificati, ma siti atti al controllo di estese zone di pascolo e di ricovero degli uomini e delle greggi. 

Tantissimi sono gli agglomerati di capanne di pietra coperte da lastre di arenaria, sparse sui nostri monti, che l'agricoltura intensiava in uso sino negli anni cinquanta, usava per il ricovero del fieno, delle foglie derivate dalla pulizia dei terreni a castagneto e usate per lo strame agli animali e per la raccolta delle castagne.

 
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Dove siamo 

Le Alpi Apuane

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I popoli italici
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I popoli Liguri
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Liguri-Apuani
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Vedute Apuane
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Le Alpi Apuane dalla Lunigiana
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Bocca di Magra
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Golfo di La Spezia
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Luni - gli scavi
GLI  APUANI

In seguito alla nuova situazione creatasi con le invasioni celtiche nell'Italia settentrionale, nei decenni finali del IV sec. a.C., alcune popolazioni liguri si spostarono a sud e a est degli appennini settentrionale e ligure, occupando i territori montani della Lunigiana antica, della Garfagnana e della Versilia, dando origine alla "cultura ligure apuana"

I rinvenimenti archeologici in queste aree, come già sopra detto, concordano nel datare, entro la fine del IV sec. a.C., la formazione di un coerente sistema d'insediamenti, dotato anche di sbocchi al mare e consolidatosi poi nel corso del III sec. a.C.

La profonda valle fluviale del Vezza, si presenta come il distretto ligure più importante del versante costiero delle Alpi Apuane, ben protetto alle spalle dall'imponente bastione del monte Corchia.
Degli importanti insediamenti apuani che dovevano controllare la valle rimangono solo le necropoli. A Minazzana, sulla sponda destra del fiume, è stata rinvenuta una sepoltura maschile comprendente elmo e spada.
Nell'area delle Piane Alte di Levigliani è stata individuate a più riprese una vasta necropoli, utilizzata dalla seconda metà del III secolo a.C. agli inizi del II secolo a.C.

Da fonti antiche apprendiamo che la confederazione dei Liguri Apuani fu una delle più potenti tra quelle insediate sull'Appennino tosco-emiliano, composta da Casuentillani, Friniates, Ilvates; la prima menzione esplicita riguarda però i decenni iniziali del II sec. a.C., quando, nella seconda fase delle guerre romano-liguri (193-155 a.C.), gli Apuani impegnarono a lungo gli eserciti romani.

A periodi di scontro diretto si alternano momenti di stabilità economica che permette di instaurare relazioni commerciali con la vicina Pisa e coi villaggi etruschi della valle del Serchio. La richiesta di materie prime, quali il legname e la lana, durante gli anni della prima guerra punica (264 - 241 a.C.), che vedono Pisa ormai pienamente inserita nell'orbita romana, incentivarono i rapporti di scambio con gli Etruschi, favorendo la diffusione del vino presso i Liguri.

 (Estratto dal testo di Susanna Bianchini - Fabio Fabiani)

LE CONFEDERAZIONI LIGURI

Secondo lo studioso V. POGGI ("I Liguri nella preistoria"Savona, Tip. Bertolotto e C. - 1901) le popolazioni liguri stanziate nel territorio, spesso in lotta tra di loro o alleate con altri popoli contro nemici comuni, erano suddivise ma organizzate in confederazione:

  1. Nel sud della Francia gli: SALLUVI e gli OXYBI.

  2. Dal Varo alla Turbia, i VEDIANZI, la cui capitale era Cemenello (oggi Cimiez); essendo Nizza e Monaco  colonie dei Massalioti.

  3. Dalla Turbia al torrente Impero gli INTEMELI, capitale Ventimiglia.

  4. Dall'Impero a Finale, ossia al torrente Pora, gli INGAUNI, capitale Albenga , e a tramontana di questi gli EPANTERJ (alta val Tanaro e val Bormida).

  5. Dal Pora al torrente Lerone, tra Cogoleto e Arenzano i SABAZI, capitale Vadi Sabazi, oggi Vado.  A nord gli STATIELLI con capitale Carystum, e i BAGIENNI nell'attuale Piemonte.

  6. Dal torrente Lerone a Portofino, i GENUATI, capitale Genova, e  a monte di essi nella alta val Polcevera i VETURII il cui dominio proseguiva fino a Voltri.

  7. Da Portofino a capo Mesco, i TIGULI , con gli oppidi Tigulia e Segesta.  A nord i VELEIATI .

  8. Dal confine dei Tiguli a quello di Luni, gli APUANI, capitale Pontremoli.   A nord, fino alla Garfagnana, i FRINIATI .

"DE BELLO APUANO" (193-180 a.C.)

Al termine della II Guerra Punica i Romani conservano quasi certamente la fascia costiera sino al Portus Lunae, che è unito a Roma da una veloce strada (sono sufficienti 4 giorni per recare le notizie alla capitale), l’Aurelia nova prosecuzione della vetus da Pisa, costruita attorno al 200 a.C..
Marco Porcio Catone, console nel 195 a.C., staziona con una flotta di 25 navi nel Portus Lunae dove attende l’arrivo delle truppe via terra destinate alla spedizione in Iberia.
Ma la grande confederazione dei Liguri Apuani, la più potente e fiera tra le popolazioni liguri rimaste indipendenti, che si è ritirata tra le montagne della Val di Magra, della valle del Serchio e dell’Appennino orientale, si sente ormai circondata da Roma e si prepara alla guerra.

Gli Apuani attaccano la piana di Luna, nel 193 a.C., e 40.000 alleati etruschi e umbri si accampano sotto Pisa [Liv. XXXIV,56,1].  Accorre il console Quinto Minucio Termo da Arezzo e salva Pisa da sicura distruzione, ma non osa attaccare in campo aperto i Liguri che continuano a devastare l’agro pisano. Anzi, caduto in un’imboscata, è salvato dall’intervento della cavalleria numida.
Solo alla fine del 192 a.C. riesce ad affrontare gli Apuani in terreno aperto e riporta una schiacciante vittoria: sul campo rimangono 9.000 Liguri .
Sbaragliati i nemici, le sue truppe entrano in territorio apuano e “castella vicosque eorum igni ferroque pervastavit“. 

Ma la sconfitta non ha fiaccato le forze degli Apuani, tanto che l’anno successivo attaccano improvvisamente le truppe romane che riescono a respingerli a costo di notevoli perdite.
Dopo tre anni di guerra nel 190 a.C. Minucio, ritorna a Roma ma non ottiene il trionfo, segno che le sue campagne non sono riuscite a porre un freno all’aggressività dei Liguri.
Pisa è salva ma sono interrotte le comunicazioni via terra con il Portus Lunae, le terre umide della Versiglia sono favorevoli agli Apuani, perché hanno ormai occupato la fascia costiera e minacciano l’Etruria del nord, appoggiati dai loro alleati Friniates che scendono dall’Appennino verso la Val d’Arno.

Per frenare tali incursioni nel 188 a.C. il Senato invia contro i Liguri il console Marco Valerio Messala che però non ottiene risultati apprezzabili.
E’ organizzata, l’anno successivo, una operazione su più larga scala impiegando tutti e due gli eserciti consolari: quello di Caio Flaminio insegue lungo le valli appenniniche che scendono verso l’Arno e sconfigge prima i Friniati e poi gli Apuani, che avevano devastato l’agro vicino a Pisa e a Bologna; l’altro al comando di Marco Emilio risale la valle del Serchio saccheggiando la terra degli Apuani costringendoli a ritirarsi nei monti più alti fino a Suismontium (forse la rocca di Bismantova nel reggiano ), ma poi li vince in battaglia in campo aperto.
Proseguita la campagna contro altri gruppi di Friniati li costringe in pianura e, giunto a Bologna, dà inizio alla costruzione della via Aemilia.

Pur sconfitti, ritirati sulle cime appenniniche, gli Apuani rimangono in armi costringendo i Romani ad organizzare un’altra spedizione militare affidata al console Quinto Marcio Filippo.
Costui al comando di 3.000 fanti e 150 cavalieri romani e 5.000 fanti e 200 cavalieri dei soliti alleati, avanza verso la Val di Magra.
I Romani, che si sono imprudentemente avventurati tra boschi impenetrabili, sono accerchiati in una gola e massacrati, subendo la più grave sconfitta di tutte le guerre contro i Liguri Apuani. Restano infatti sul campo 4.000 uomini e vengono perse 3 insegne delle legioni e 11 insegne degli alleati, mentre il resto dell’esercito si ritira in disordine “prius sequendi Ligures finem quam fugae Romani fecerunt." [39,0] LIBER XXXIX. http://www.sflt.ucl.ac.be/files/AClassFTP/Textes/Tite-Live/Tite39.txt

Siamo attorno al 186 a.C. e il luogo dello scontro, passato alla storia col nome di "Saltus marcius”, non è stato individuato con certezza: tra i luoghi possibili sono stati proposti i Cerri di Marzo sul fianco orientale del monte Burello, nel territorio di Torrano nella stretta vallata del Gordana al confine tra i comuni di Pontremoli e Zeri; la località "Mulini di Marzo" o territorio detto "Campo di Marzo" nel comune di Bagnone; e Marciaso nel comune di Fosdinovo, tutti luoghi dove probabilmente si svolse l’imboscata all’esercito del console Quinto Marcio Filippo nel 568 dalla fondazione dell’Urbe (186 a.C.).

NOMENCLATURA  LOCALE

Non conosciamo fonti storiche che ci permettono di formulare una teoria valida dell’epoca romana e neppure del primo Medioevo. Tantissimi sono i nomi che risuonano sul territorio del Comune di Bagnone e che ci fanno pensare ad insediamenti di legioni romane ai tempi del Console Leorgio, per altri Levigio. I nomi dei romani ci sono pervenuti attraverso nomenclature e detti locali, forse non rintracciabili storicamente. Consci dell'importanza storica della località, vogliamo concervare intatte tutte le supposizioni anche contradicibili, per il bene del nostro patrimonio culturale.

Nella valle del torrente Bagnone, troviamo una ricca toponomastica di derivazione latina. Alcuni nomi come: 

- Corlaga (cor in laga, cuore del lago); 

- Campo di Leugio (insediamento del console Leorgio); 

- Campo di Marzo da Campo di Marte, luogo di battaglia, oppure da Campo di Marcius, da Ancus Marzius; 

- Vico (dal latino vicus, villaggio, borgo, quartiere, rione); 

- Stazzone ( da statio, stationis: stazione, posto di guardia);

- Pianel dei morti; ecc. ecc. Sono queste solo costatazioni e supposizioni?…. 

Ed anche nella valle del torrente Civiglia si trovano nomi interessanti come: Gabbiana, Lusana, Cassolana, Vespeno… ecc.

Sono questi sicuramente dei “ toponimi prediali ” di derivazione latina, per l’uso romano di distinguere i fondi col nome del proprietario o di un luogo, aggiungendo a questo il suffisso “ anus ”. Esempi:

- Gabbiana - dal nome della città laziale di Gabio + anus = Gabianus ed oggi per corruzione: Gabbiana; od anche dal predio appartenente a un romano di nome Gabius.

- Lusana - dal nume lusio, lusionis (gioco, divertimento) + anus = lusianus ed oggi per corruzione: Lusiana, Lusana.

- Cassolana – dal nome romano Cassius + anus =  Cassianus ed oggi per corruzione: Cassiolanus, Cassiolana, Cassolana.

- Vespeno – da vesper, vesperis; Vespero di Venere), sera + anus = Vespanus ed oggi per corruzione : Vespeno.

- Croce - in dialetto Kròsa, da croce. Punto d’incrocio, ove si intersecano le strade.

LA  RIVINCITA  ROMANA

Resi baldanzosi dalla vittoria gli Apuani riprendono le scorrerie sul litorale, mentre all’altro estremo della Liguria sulla Riviera di Ponente si sollevano gli Ingauni. Nonostante il foedus (trattato) del 201, le vie di comunicazione per Marsiglia e l’Iberia sono rese insicure sia sul mare dagli atti di pirateria da parte degli Ingauni e degli Intemelii della Riviera di Ponente, sia via terra dagli agguati lungo la strada costiera: l’incidente più grave era accaduto nel 189 quando il Pretore Quinto Bebio e la sua scorta diretto in Iberia, erano stati massacrati presso Marsiglia.

Per porre fine alle continue incursioni sulle due riviere e rendere sicure le comunicazioni, i Romani organizzano due spedizioni nel 185 a.C.: una, comandata da Appio Claudio Pulcro, diretta contro gli Ingauni; l’altra, sotto il console Marco Sempronio Tuditano, contro gli Apuani. Sempronio devasta il territorio degli Apuani e raggiunge il fiume Magra e il Porto di Luni, costringendo i Liguri a rifugiarsi sulle montagne. Ma i successi sono effimeri tanto che nessuno dei due consoli ottiene il trionfo.

Durante il consolato di Publio Claudio Pulcro e Publio Porcio Licino nel 184 a.C., e di Marco Claudio Marcello e Quinto Fabio Labeone nel 183 a.C., non si verifica nessuna azione militare di rilievo pur avendo entrambi i consoli l’assegnazione della Liguria come zona di operazione.
Nel 182 a.C. Lucio Emilio Paolo è impegnato contro le popolazioni liguri che abitano tra Genova e Alberga (forse i Viturii e i Sabates). Giunto ai confini con lo Stato ingauno, probabilmente presso Finale, il suo campo trincerato è assediato a lungo, e messo in grave difficoltà tanto da costringerlo a chiede aiuto alla flotta ancorata a Pisa.
Prima che sopraggiungano i rinforzi, però, con una fortunata sortita riesce a sconfiggere gli Ingauni che lasciano sul terreno ben 15.000 uomini e 2.500 prigionieri.

Tre giorni dopo la loro capitale Album Ingaunum si arrende. Nello stesso tempo la flotta romana inviata da Pisa al comando del duumviro Caio Matieno sconfigge duramente la flotta Ingauna catturando 32 grosse navi pirata.
I Romani, in questo caso, non infieriscono sui vinti per ordine del Senato, che probabilmente mira ad ottenere una solida alleanza e amicizia da parte di questa popolazione ligure marittima più civile e già aperta alla civilizzazione anche in funzione anticeltica. Gli Ingauni sono costretti solo ad abbattere le mura della città e devono rinunciare ad una flotta di navi di grosso tonnellaggio; ma, l’anno successivo, concluso un nuovo foedus con i Romani, in compenso potranno ingrandire notevolmente il loro territorio a scapito dei Montani, gli atavici nemici, sconfitti dal console Postumio.

Nella Liguria orientale (Luni, Bocca di Magra e Golfo di La Spezia) i Romani si preparano ad una azione risolutiva contro gli Apuani e raccolgono quattro nuove legioni che con i socii raggiungono ben 35.800 uomini. Se si considera che anche Labeone ha ottenuto la proroga del comando, ben tre eserciti consolari gravitano sul suolo dei Liguri dalla costa degli Ingauni alle Alpi Apuane, tutto il Golfo di Genova da Imperia a La Spezia.

Nella primavera del 180 a.C. due di questi eserciti comandati dai proconsoli Publio Cornelio Cetego e Marco Bebio Panfilo marciano contro gli Apuani con l’ordine di risolvere definitivamente il “problema apuano”.
I Liguri sono completamente sorpresi dall’azione dei Romani che sono entrati in campagna prima del consueto, cioè prima che assumessero il comando i nuovi consoli Aulo Postumio Albino e Quinto Fulvio Flacco suffectus (sostituto) e sono costretti alla resa in numero di 12.000.

Consultato il Senato, si prende la decisione di deportare 40.000 capifamiglia con mogli e figli nel lontano Sannio in una zona di ager publicus già appartenuto ai Taurasini vicino a Benevento.  I Ligures Baebiani condividono l’antico pagus Aequanus degli Irpini con la colonia di Benevento. Le rovine del loro centro urbano si trovano in un bosco a tre chilometri da Circello.
Qui vivranno per secoli in isolamento etnico col nome di Ligures Baebiani e Corneliani dal nome dei proconsoli che li avevano sconfitti.
I consoli dell’anno nel frattempo hanno raggiunto Pisa e con le legioni assegnate loro,  proseguono le operazioni militari: Fulvio rastrella il territorio degli Apuani catturando altri 7.000 capifamiglia che sono deportati nel Sannio come i precedenti.

Postumio afronta i Friniati presso il monte Ballista e Suismontium, costringendoli alla resa.  Battuti i Montani ad occidente, prende imbarco su una flotta e costeggia il territorio degli Ingauni e Intemelii. Sopravvivono in vallate isolate poche migliaia di Apuani che, dopo molti anni di pace, nel 155 a.C. si ribellano nuovamente: ma sono inevitabilmente sconfitti dai legionari romani comandati dal console Marco Claudio Marcello, che ottiene il trionfo ed una dedica di riconoscenza da parte degli abitanti di Luni.

Da: http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php

COMPASCUO

La base linguistica del substrato mediterraneo “alb/alp” indica una località elevata, centro del culto, e del "compascuo", cioè del pascolo comune di diverse tribù liguri. "Il Compáscuo é un terreno dove pascolano animali di varie razze. É una especie di comunità di pascolo".
Anche oggi, sulle Alpi e sull’Appennino tosco-emiliano il termine “alpe” che in dialetto lunigianese si pronuncia "arpa", non vuol indicare il “monte”, ma il "compàscuo", le zone di pascolo dove i pastori provenienti dalla stessa zona, portano in stagione estiva le loro mandrie o greggi, all’alpeggio Mandar i besti antl' arpa. Mandare le bestie nell'arpa. Mandare gli animali al pascolo nell'arpa.

Questo trasferimento di animali al pascolo estivo, siamo usi chiamarlo "Transumanza",  termine inesatto, che non ha nulla a che vedere con la "Transumanza" di altre regioni, che vuol dire pastorizia trasmigrante. 

La parola è composta da trans (al di là) e da humus (terra), come dire greggi che migrano, accompagnate da pastori che percorrendo a piedi centinaia di chilometri, si muovevano, stagioni dopo stagioni, fra le due aree geografiche di pascolo. Il tragitto dei transumanti avveniva lungo una rete regolamentata di larghe vie erbose: i tratturi, regolati da norme precise.

LOCALITÀ

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Mulini di Marzo
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Particolare mulini
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Mulini e strada
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Ponte mulini
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Strada mulini
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Torrente e strada
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Torrente in Marzo
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Campo di Marzo
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Località campo di Marzo a Bagnone

Pubblicato il  22-05-2007