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Aggiornato il  24-04-2007  

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UN  INCONTRO  CASUALE

         07 gennaio 2003  

Ho visionato attentamente quattro cassette VHS  che mi sono state gentilmente consesse in prestito dall'amico Aldo Marginesi, riguardanti un'escursione fatta sul territorio di Bagnone, nelle zone dell'Appennino Settentrionale, per noi meglio identificate come: Iera, Losanna, Tecchio dei Merli, Monte Matto, sentiero CAI 118, Logarghena, Braiola, e sull'area sacra di Iera.

É stata per me un'avventura interessante, un viaggio alla ricerca delle nostre origini, che ha permesso di farmi capire quei segni, quelli che ho spesso incontrato nell'ambiente, ai quali non ho mai dato eccessiva importanza.

Agli amici, coordinati dal Prof. Enrico Calzolari, che hanno effettuato questi sopraluoghi, rivolgo loro un invito, quello di aiutarmi a completare questo mio inizio di ricerca, al fine di documentare validamente i siti scoperti e tutto ciò che a loro si riallaccia per la loro importanza, così da rendere lo studio e la ricerca sulle nostre origini etniche un dato fondato. 

Questo lavoro è illustrato da valide documentazioni fotografiche che ho tratto dalle cassette VHS esaminate, copie in mio possesso, delle riprese filmate dei luoghi visitati. 

       

      RUGgGIO 

 

Caro Aldo 

   

Ti invio questo documento, che ho ricavato in parte visionando le cassette VHS che mi  hai prestato, e parte facendo una ricerca assai severa.

Gradirei che questo elaborato fosse letto, corretto e commentato da chi più di me se ne intende, quindi  rispedirlo al mittente. 

Dovrai informarmi dei nomi dei componenti la spedizione, loro grado e titolo. Vorrei fare se mi riesce un volumetto, come ho già fatto per  “La meteorite di Bagnone”. Se possiedi alcune foto della giornata, mandamele che possono servirmi per completare il tutto.

Da te vorrei una paginetta introduttiva che spieghi chi e come siete stati motivati ad organizzare e portare a termine una così importante impresa di ricerca.

Saluti a tutti e tanti auguri per un buon proseguimento d’anno.

Cordialmente e a presto, ciao.

 

Giovanni Ruggeri - Gennaio 2003

 

Caro Giovanni,

dando ottemperanza a quanto gentilmente da te richiestomi, ho sottoposto il tuo lavoro all’attenzione di un accreditato studioso lunigianese di origini genovesi, il Prof. Renato Del Ponte, storico romano e non solo, autore di varie pubblicazioni tra cui ti segnalo “ La religione dei Romani” ed un libro sui Liguri che ha avuto non poca attenzione non solo nell’ universo culturale lunigianese.

I tempi della mia risposta si sono allungati, in primis, per ricercare accuratamente una persona che potesse valutare il tuo lavoro dettagliatamente e con perizia, e poi per dare al succitato professore il tempo di ben ponderare il tuo elaborato.

Ecco che cosa è emerso:

la tua ricerca pone le basi per un più dettagliato ed articolato lavoro di studio ed un approfondimento dei temi trattati. Essa può essere valutata come l’inizio di un percorso scientifico di studi partendo proprio dalla presunta esistenza di aree sacre sui nostri monti  che, come ben sai, necessita di essere confermata attraverso un più accurato studio, una più penetrante indagine storica ed archeologica.

Da studioso e uomo di mente scientifica quale sei,  sai perfettamente che una tesi per come formulata non basta di per sé, necessita di una dimostrazione su basi solide e dati scientifici, che ne supportino la conformità al vero od  al  verosimile.

In definitiva, il tuo lavoro contiene spunti interessanti che necessitano di essere  rivisti (in alcune parti), ampliati ed approfonditi anche singolarmente (vedi, nelle parte “ I PRIMI ABITATORI  ”,  i riferimenti ai Liguri contengono delle inesattezze ; che gli abitanti dell’Alta Lunigiana derivino dai Celti (perlomeno in maniera così esclusiva) è ancora tutto da dimostrare.

Si potrebbe restringere il campo della ricerca a taluni aspetti affrontati.

Ci sono altresì alcune inesattezze,  che ti segnalo :

Nella parte il “Dizionario”: il culto dei morti era praticato sin dal paleolitico superiore e non dal neolitico; Marija Gimbutas era professoressa di origine lituana e non statunitense (Nessuno lo contesta n.a.); le Statue-Stele della Lunigiana  è oramai dimostrato non avere affatto un carattere o destinazione funebre; cavità “dolmenica” e non “dolmitica”;

nella parte “ I PRIMI ABITATORI  ” da rivedere i termini “druismo”  da sostituire con “druidismo”, “orgiate” forse orgie, “eritaggio” da sostituire con “retaggio”; San Patrizio non fu affatto un monaco di origine romana inviato apostolo in Irlanda, ma era lui stesso irlandese (No?? n.a.); i Romani non hanno voluto assolutamente “imporre… la loro religione” a nessuno, come è dimostrato più che a sufficienza dalla critica più seria, e non potevano urtare contro una credenza e pratica rituale detta pagana essendo loro stessi pagani, questa parte è da rivedere;

Nella parte “ AREA SACRA DI IERA” : i due solstizzi del 21 marzo e del 23 settembre sono in realtà i due equinozi; cavità “dolmitiche” e “strutture muraniche ” sono espressioni poco chiare.

Da curare e rivedere sono i riferimenti ai “culti fallici” ed assimilati che nell’economia della ricerca ricorrono un po’ troppo spesso; essi hanno un loro significato innegabilmente,  ma che necessita di essere ben inquadrato e contestualizzato non praticandosi solo rituali di tale natura nell’antichità. Insomma tali rituali erano solo una parte dei ricchi costumi religiosi dei popoli dell’antichità.

 Quanto all’età preistorica, riti e culti legati alla fecondità hanno avuto molta importanza, ma non si praticavano solo culti di tal natura; eccessivo appare generalizzare ed enfatizzare questo aspetto.

 Salutandoti con affetto e scusandomi ancora per il ritardo ma per i motivi di cui sopra ti invio.... ed a presto.

ALDO - 7 aprile 2003

INTERVENTO

Oggi 23 gennaio 2006.

Il Prof. Jean Franville, studioso di toponomia nel contesto topografico; un grande girovago ricercatore, è arrivato al sito www.bagnonemia.it, navigando su Internet, ha trovato: Archeologia/Celti/Liguri, un argomento che a lui interessava.

Trascrivo il commento del Prof. J. Franville come me lo ha fatto pervenire, anche se in francese che è facilmente comprensibile, sperando di farmi cosa gradita e lo ha fatto; ed ecco come si esprime. 

Il s'agissait pour moi de savoir ce que l'archéologie avait découvert concernant une civilisation que certains désignent par "celto-ligure", expression qui me paraît douteuse, non pas sur le plan du développement d'une société ayant emprunté à deux éventuelles civilisations différentes, mais sur le plan linguistique.
Or dans cette page que vous avez créée, vous commencez par faire état du scepticisme de certains érudits par rapport au contenu de certains travaux que vous leur aviez soumis, et vous citez cette phrase d'un courrier reçu d'ALDO MARGINESI d'après ce qui précède: "nelle parte " I PRIMI ABITATORI ",  " i riferimenti ai liguri contengono delle inesattezze che gli abitanti dell'Alta Lunigiana derivino dai Celti (perlomeno in maniera così esclusiva) è ancora tutto da dimostrare".

J'ai pensé que votre hypothèse - restant à démonter, il est vrai - méritait d'être un peu mieux prise en considération puisque moi-même - à partir d'études toponymiques - j'ai cru découvrir que le substrat le plus profond (peut-être) de la toponymie de l'Apennin Ligure pouvait bien être celtique (ex. tous les mots à radical en penn- ou var/ver : cf Dictionnaire de la Langue Gauloise de Xavier Delamarre sub penno = tête, extrémité ou sub varia, vera = cours d'eau ; autre ex. genava = embouchure que ce dictionnaire - fondé sur une très bonne connaissance de la linguistique comparée, de l'indo-européen, des langues celtiques, etc.) rapproche de Genava (Genève) et de Genua (maintenant Genova, Gênes). Mieux, il fait apparaître qu'en Corse il existe un mot typiquement celtique comme:

"Tara-v-o" qui signifie "là où l'on est toujours près d'un endroit où on peut traverser <la rivière dont il s'agit> = la rivière qui se traverse facilement. Il faut rapprocher: 
- d'une part , pour la racine, le nom du Taro - affluent du Pô qui part de ... l'Apennin Ligure - , avec ici la valeur active de "la rivière qui traverse <le territoire>"
- d'autre part, pour le suffixe -(a)v-, les noms - toujours dans l'Apennin Ligure -de Varavo/ Veravo "là où l'on est près d'un cours d'eau" (désigné par le nom commun "vara" - cf La Vara ligure - ou par son dérivé "vaire" que l'on a dans Pennavaire, forme locale de Pennavaira).

[Il est fort probable que les noms de rivière d'origine celtique qu'on trouve en Corse (cf la Gravona = <la rivière dont le lit est plein de grève, de gravier) ont été apportés par les Gênois, dont chacun reconnaît que vers le milieu du premier millénaire, ils parlaient une langue ressemblant très fortement au ... gaulois]. 

Q : da dove è stato stimolato a scrivermi questa sua lettera?
R : J'ai donc pensé que je devais vous encourager à creuser dans une direction qui pouvait être fructueuse et que prendre contact avec vous me rapprocherait de quelqu'un qui inversement pourrait m'apporter des éléments allant dans le sens de mes premières remarques personnelles.

Comme je venais d'écrire (dans le même esprit) à l'encyclopédie libre Wikipedia, j'ai copié-collé le message que j'avais envoyé à un de ses animateurs à propos des deux-trois lignes qu'on y lit à l'article Celto-ligure (au singulier) dont ceci "le terme Celto-ligure est en perte de vitesse" !

.... Enfin, à votre intention j'ai complété ("J'ajoute que ... <jusqu'à la fin>") par un paragraphe où je précise un peu le sens de ce que je dis sur le sufixe -enc, tout en continuant à argumenter dans la même direction.

E continuando, anche se il Prof. Franville dice di non pubblicizzare questa sua ipotesi, io lo faccio lo stesso per eccitare i lettori a fare delle considerazioni.

------- une HYPOTHESE (à ne pas publier, parce qu'il faudrait la confirmer par l'archéologie)--------(Vediamo se c'è un Archeologo capace di controbattere n.d.a.).

1) En Ligurie (et ailleurs) sont arrivés très tôt des peuples parlant un vieux-celtique (avec ses particularités, comme c'est sans doute le cas aussi pour le vénète dont la parenté directe ou indirecte avec le celtique semble être admise). 

[Pour moi les "barene" vénitiennes ont le même mots que les "varennes" (bancs de sable, terres alluviales inondables) des pays de Loire et d'Allier mais d'un côté le w initial devient v- et de l'autre b- : alternance classique].

2) De nouveaux migrants celtes arrivent vers le milieu du premier millénaire dans ce qui deviendra à partir de là la Gaule (Cisalpine aussi, en y comprenant l'actuelle Ligurie) et se fondent avec les premiers. [C'est là que je compare la situation des Armoricains (celtes continentaux) voyant arriver d'autres Celtes (venant de Grande-Bretagne, la fusion ayant produit la langue bretonne : Werran autre forme de *Warenna (>varenne) devient Gwerran > Guérande parce que, le w étant devenu Gw chez les Britonniques, la langue des Celtes continentaux d'Armorique suivra].

3) On comprend en ce cas-là qu'on ait trouvé que la langue des habitants de la Ligurie au sens moderne présentait au Vº s. de notre ère beaucoup  de similitudes avec celle des "Gaulois". 

   Bien à vous.

Jean  FRANVILLE

42, Ave d'Alsace - 55100 VERDUN (F)

Hauts de Meuse - Dép. 55 -Vicino a Metz. Verdun è attraversato dal fiume Mosa.

E-mail: jean.franville@cegetel.net

To: Enrico Calzolari

Sent: Saturday, January 29, 2006 9:54 PM

Subject: Re: Radici celtiche di toponimi nel libro <Studi di Lunigiana>

Non ho trovato alcuna difficoltà a seguire le ipotesi del prof. Franville. Mi sembrano logiche.

Ci mancano alcune informazioni circa l'epoca in cui era ancora possibile attraversare la Manica, prima dell'innalzamento del mare di 110 metri. Guardando la carta nautica delle Isole BRITANNICHE noto fra il faro di Boulogne ed il faro di Dungeness vi siano appena 20 metri (dico venti metri).

Quindi si passava tranquillamente lo stretto di Dover circa la metà del V millennio a.C.

Noi abbiamo un simile problema con le prime statue-stele che sono emerse con la costruzione dell'Arsenale (di La Spezia n.d.a.).

Essendo state trovate a 12 metri di profondità a quella quota vi era un'area sacra (gli  studiosi dell'Ottocento pensavano ad un rotolamento, ma ciò è impossibile).

È chiaro che dopo, quando ciò non è stato più possibile attraversare lo stretto, le due culture madri si possano essere parzialmente diversificate, e con esse la lingua.

Nella mostra "I Celti", fatta a Palazzo Grassi nel 1991, la più bella spada celtica esposta era quella di Ameglia (meglios).

Nel Caprione ci sono ancora, nonostante tutte le distruzioni, i cabahns-cobhans, cioè i cavanei.

Ci sono ancora i cognomi Cabani-Cabano.

Cordialità. 

Enrico Calzolari

   RINGRAZIAMENTI

Rringrazio l' Ing. Aldo Marginesi per il suo interessamento e per i preziosi consigli che tengo nella debita considerazione, anche se non tutti sono condivisibili, ma dopo una lunga riflessiva ponderazione, mi sono permesso di pubblicare il presente estratto di queste mie ricerche.  

Se affioreranno lacune o contraddizioni, sono sicuramente motivo di  far discutere e trattare meglio questo importante argomento, che giace addormentato da millenni sulle pendici del nostro Appennino.

Ed ecco, oggi 23 gennanio 2006, un primo intervento importante ci viene dalla Francia,  dal Prof. Jean Franville, che si è chiaramente qui sopra espresso.  Ringrazio il Professore per il suo spassionato e utile intervento, che aiuta a comprendere di più le origini della nostra gente.

RUGgGIO

 

Visionando le cassette VHS di una ripresa filmata circa una ricerca in sito diretta dal Prof. Enrico Calzolari, verso la fine del '900, con un gruppo di appassionati bagnonesi, ho estratto quanto segue.

Nella foto il Prof. E. Calzolari.

a cura di RUGgGIO     

L'INDAGINE

Ciò che, a mio avviso, caratterizza di più l'uomo rispetto a tutti gli altri esseri viventi è la sua voglia o la tendenza ad esaminare e di analizzare in dettaglio il suo "environnement", l'ambiente in cui si trova e vive.

Questa volontà intelligente di voler addentrare nel profondo di ogni cosa, e di voler analizzare in ogni dettaglio tutto ciò che stimola la nostra curiosità, è la causa dello straordinario progresso evolutivo della nostra specie rispetto alle rimanenti, sicuramente inferiori, ma essenziali e molto importanti per l'uomo.

Queste maniere o abitudini volitive, sono sempre state compiute perchè volute; volute dall'uomo primitivo come dall'uomo moderno. 

La nostra volontà intelligente, ci ha portati a pensare, a ragionare, a trascrivere su qualsiasi elemento, roccia, papiro, legno, carta, oggi elettronica,  tutto quello che si è riusciti a pensare, a studiare, a calcolare, a capire, ad inventare e creare.
       Nel mondo animale e vegetale, l'istinto che vige e che regola i comportamenti di ogni creatura è essenzialmente quello della sopravvivenza.

Ne deriva che la maggior parte degli atti che le creature compiono in natura sono esclusivamente tesi alla propria conservazione: la giornata trascorre principalmente alla ricerca di cibo, di rifugi protettivi e accoglienti.

Le "relazioni sociali", se così vogliamo definirle, sono ridotte a quelle che meglio garantiscono l'autoconservazione, e non riguardano che una parte degli esseri viventi; nella vita di branco, per gli animali gregari, i rituali di accoppiamento e di crescita della prole, esistono solo in determinati periodi dell'anno e quasi esclusivamente per fini riproduttivi, poi ciascuno per se.
        Per l'uomo è diverso. Già dalle primissime origini tribali, si sono tramandati ad oggi reperti e tracce che denotano una volontà alla ricerca della fabbricazione di utensili,  fino all'ottenimento di attrezzi sempre più raffinati; al perfezionamento delle tecniche di caccia e all'addomesticare ed allevare gli animali; al seminare e coltivare i vegetali eduli, che permetteva di procurare più facilmente gli alimenti; la paura nei confronti dei fenomeni atmosferici, sino a divenire padrone del fuoco per illuminare il buio e fornire calore; all'elaborazione di metodi per modificare anche l'ambiente a proprio vantaggio, con lo scavo di canali per portare acque irrigue là dove la natura non ne conduceva, a creare zone di protezione per se e per gli animali contro i predatori, i famosi
"castellari";  salvare se stessi dalla paura del dolore e della morte, alla ricerca di risposte al grande quesito che sta alla base del mistero della vita.

bagnonecastellari.jpg (25525 octets)

Il primitivo sente maggiormente il dovere, ed è importante, di ringraziare l'Eterno per i raccolti lussureggianti, per la caccia abbondante, per le condizioni climatiche e atmosferiche dolci e favorevoli,

 per essere ancora in vita nonostante le insidie dei predatori. 

Questi ringraziamenti terminavano sempre con orge spaventose; la grande voglia di ringraziare ed il desiderio infinito di amare.

Ed ecco il sorgere delle "are sacrificali" del tipo che andremo ad osservare e a descrivere nel corso di questa ricerca, gli altari per immolare al Dio supremo, in zone remote, in caverne, nei boschi, negli anfratti o su alture scoperte per essere più vicini al cielo. 

   LA  MORFOLOGIA  DEL  TERRITORIO

Il territorio della ricerca occupa una fascia di circa 15 Km² con la sua quota più bassa nella "località sacra" sopra Iera (frazione del comune di Bagnone) a  660 m circa s.l.m., lungo la strada romanica per i Tornini  e quella più alta, sul sentiero CAI 118, sotto il Tecchio dei Merli a 1300 m circa s.l.m..

L'Appennino Settentrionale visto da Bagnone

Questa fascia è divisa, nella sua parte mediana, dal corso d'acqua del torrente Bagnone, che ha origine alla confluenza del rio proveniente dai Tornini con il canale che discende dalla Verzele, in località capanne di Garbia.
        L'area in esame è coperta per la quasi totalità da boschi di castagno, di cerro e di faggio; solo la parte sopra i 1200 m circa è a pascolo, poi la nuda, specie nel settore nord-occidentale. Non esiste alcun segno di coltivazione, per cui gli abitatori erano dediti principalmente alla pastorizia e all'allevamento del bestiame. 

La coltivazione la troviamo sotto i 600 m, nella zona di Iera e di Compione. Il territorio è delimitato ad est dal torrente Bagnolecchia e canale dei Ronchilunghi; ad ovest dal torrente Tanagorda; a Nord dal crinale dell'Appennino settentrionale; ed a sud dalla strada rotabile che collega i paesi di Compione, Iera e Treschietto. 

Il territorio è ricco di sorgenti di acqua purissima, anche ad alte quote, quindi propizio ad ospitare uomini ed animali.

È questa la prima statua-stele ritrovata in Lunigiana Antica, il 29 dicembre 1827 a Villa di Novà, comune di Zignago, provincia di La Spezia.

Attualmente si trova nel Museo di Archeologia Ligure di Villa Durazzo Pallavicini a Genova Pegli.

Diversi studiosi si sono azzardati ad importanti considerazioni, perchè questa Statua-stele, che sul tronco non sono visibili nè le braccia nè alcun tipo di arma, sul lato destro e porta incisa una iscrizione che si legge dall'alto in basso.

I caratteri, che poi si perdono nella fase successiva (secoli III-I a.C.), sono il leponzio, usato per notare il gallico; il lepontico come lingua celtica. Questo alfabeto è legato alla "cultura di Golasecca" ed è qui utilizzato per scrivere una parola celtica.

Il Lejeune, uno dei maggiori studiosi di linguistica celtica, ha potuto dimostrare definitivamente come il lepontico sia una lingua celtica.  Si sono potute individuare, nel corso dell’evoluzione del celtico precedente all’invasione del 400 a.C., due diverse stratificazioni, la prima leponzia, la seconda gallica, quest’ultima parzialmente sovrapposta alla precedente. 

http://www.laliberacompagnia.org/pubblicazioni/qp_pdf/qp_10.pdf

Essendo qui l'immagine adagiata, la si deve leggere da destra a sinistra.

Ed ecco come è stata ritracciata, semplificandone i tratti:

C'è chi afferma che la Statua-stele di Zignago sia stata trasformata posteriormente in cippo con l'aggiunta dell'iscrizione in caratteri etruschi. 

Con il ritrovamento di altre numerose Statue-stele, che oggi raggiungono un numero importante, hanno riaperto la convinzione che questo tipo di monumento avesse carattere funerario.

Secondo il Prof. Jean Franville, da Verdun in Francia, studioso di toponomia, riferendosi a quanto ho pubblicato più sopra considerando la lettera che mi ha inviato l'ing. Aldo Marginesi, mi scrive testualmente quello che io qui di seguito riproduco.

DIMOSTRAZIONE  SCENTIFICA

A cura del Prof. Jean Franville

VOTRE POINT DE DEPART (que M. Aldo Marginesi considère comme une hypothèse restant à démontrer et à laquelle il ne croit guère) EST JUSTE.

J'ai dit moi aussi que cela restait à démontrer (parce que je suis prudent) mais elle m' a toujours paru très plausible et maintenant je vais, en me fondant sur des témoignages scientifiques irréfutables, vous en faire la DEMONSTRATION, qui confirme ce que je supposais, moi aussi, à partir de la toponymie de la région.

Source : Les Celtes de Henri Hubert, Bibliothèque de l'Evolution de l'Humanité (ed. Albin Michel),  Chapitre "Les Celtes sur le continent à l'époque de Halstatt" [Civilisation du "premier âge du fer" où les Celtes ont joué un rôle prépondérant dans la région où ils étaient alors installés et qui commence vers le IXº s. avant notre ère dans ce "foyer" de l'intérieur du continent <je laisse donc pour le moment de côté le territoire de ce qui deviendra l'Italie>. A cette civilisation de Halstatt, succèdera la civilisation laténienne (du site de La Tène) qui est celle du "deuxième âge du fer" commençant, elle vers le Vº siècle avant notre ère <vous remarquerez que je ne parle pas non plus de la question des langues (et encore moins des ethnies, notion déjà complètement dépassée d'ailleurs, vu les brassages de populations qui sont très tôt intervenus au niveau du "foyer" celtique et tout autour)>].

Sur "la présence de Gaulois (1) en Italie avant le IVº s.", après avoir dit "Ils n'y SERAIENT descendus que quelques années tout au plus avant la bataille de l'Allia" (vers 390), l'auteur dit:

"LA QUESTION SE PRESENTE MAINTENANT TOUT AUTREMENT".

"On a découvert en 1827, à Zignago,  dans la vallée de la Vara, le principal affluent de la Magra qui débouche dans 

la Méditeranée au Sud du Golfe de la Spezia, un cippe surmonté d'une tête 

très grossièrement sculptée et portant une inscription en caractères étrusques <attention il s'agit simplement de transcription dans tel ou tel alphabet, J.F.>, gravée de haut en bas, qui se lit Mezunemusus.  

Satua-stele_zignago.jpg (71625 octets) Alfabeto_leponzio.jpg (16854 octets)

Une série d'autres cippes de même silhouette ont été découvertes dans la même région." (L'alta Lunigiana Antica, n.d.a.).

Après, l'auteur démontre que, même s'il y a une évolution visible de l'une à l'autre, toutes ces cippes appartiennent à la même culture et que "aux particularités de leur armement ON A RECONNU DES GAULOIS", <ici les détails significatifs>. 

Et il continue : "Si les figurines étaient gauloises, l'inscription devait l'être aussi. On avait d'abord cherché à l'interpréter par l'étrusque, avec un plein insuccès". <Vient ici une analyse linguistique incontestable qui prouve qu'en fait le mot Mezunemusus est gaulois et signifie "celui qui prend soin des emplacements sacrés" ou "qui les mesure" (en fait, ce sont deux sens complètement liés et le gaulois avais une racine *me(n)dh* utilisée au sens propre et figuré de "prendre toutes les mesures nécessaires pour que tout aille bien">.

L'auteur conclut :

"L'essentiel est que le mot soit celtique et que la présence des Celtes sur la côte de Ligurie, dans les vallées de la Vara et de la Magra, soit attestée par un groupe de monuments certainement apparentés, vraisemblablement contemporains".

Pour la date, il ajoute "leur date est indiquée par celle de l'épée figurée sur les stèles" et il prouve en les étudiant que ce sont des épées appartenant à lacivilisation de Halstatt antérieure à celle de la Tène, qui est celle où on a situé longtemps par erreur l'arrivée des premières tribus Celtes en Italie. 

D'où cette déduction : "IL FAUT CONCLURE QUE LES GAULOIS SONT DESCENDUS EN ITALIE PLUS TÔT QU'ON NE LE CROIT GENERALEMENT" donc bien plus tôt que l'expédition dont faisait partie Brennus et qui a fait si peur aux Romains; des Gaulois sont arrivés bien avant, peut être pas sous forme d'expédition militaire, à une époque à laquelle l'auteur donne "comme dates extrêmes, 700 à 500 avant Jésus-Christ".

Et les traces découvertes sont des monuments que vous connaissez bien, je crois, et qui ont été découverts dans un pays qui est bien près du vôtre, au Sud de l'Apennin Ligure.

Pas étonnant que la toponymie avec les Penna, Vara, Pennavaira renvoie à un substrat celtique !

(1) Mieux vaudrait parler de Celtes au sens de peuples héritiers d'une certaine langue, culture et de tels ou tels traits de civilisation, tout cela lié bien sûr aux temps et aux lieux des dispersions et aussi aux contacts, fusions peut-être parfois, etc. (J.Franville.) E-mail: jean.franville@cegetel.net ou jean.franville@wanadoo.fr

ANTICHE  CULTURE

Databili a questo periodo (tra il VII e il VI secolo a.C.)  sono altre sette statue stele (oggi se ne contano oltre ottanta, n.d.a.) rinvenute in Lunigiana  e quasi certamente utilizzate come segnacoli tombali.  In esse è possibile identificare corte spade ad antenna, tipiche della Cultura di Hallstatt, asce a lama rettangolare in uso in Etruria, dalla metà circa del VII alla metà e poco dopo del VI sec. a.C., giavellotti portati a due a due, secondo un uso anch’esso attestato in Etruria a partire dall’VIII-VII sec. a.C., ma soprattutto due iscrizioni, databili a un periodo non superiore alla prima metà del VI sec. a.C., che il linguista francese M. Lejeune definisce come la prima documentazione scritta del ligure. 

Tutto ciò in ogni caso avviene in una sorta di continuità col passato, anche se la produzione delle stele antropomorfe, ma ciò potrebbe essere dovuto solo alla parzialità dei ritrovamenti, sembrerebbe ferma da alcuni secoli; esse in almeno due casi (Zignago, Filetto I-Bagnone), denotano evidenti agganci allo stile precedente e la loro presenza coabita  tranquillamente con le più antiche, che sicuramente ancora visibili, vengono lasciate al loro posto, come invece non avverrà alcuni secoli dopo. Sulle parziali similitudini coi Celti, è già stato fatto notare come, l’espandersi della Cultura dei Campi d’Urne, le passate comunanze etniche e soprattutto due millenni di scambi commerciali e culturali (fin dall’Eneolitico la valle del Magra e il passo della Cisa, sono stati il percorso preferenziale per congiungere l’Europa Centrorientale al Tirreno), difficilmente non possano non aver accomunato, anche linguisticamente, le popolazioni liguro-padane con quelle immediatamente a nord (Celtiche). 

Emilio Sereni ci da una lucidissima illustrazione di questa nuova genesi: “Anche a prescindere dai contatti e dalla mescolanza di popolazioni celtiche e liguri, documentabili per l’epoca storica, non è da escludere, anzi sembra da ritenere probabile, una partecipazione di tribù, poi confluite nell’ethnos ligure storico, alla formazione dell’ethnos gallico, anche all’infuori delle regioni della Francia mediterranea. I dati archeologici sembrano ormai confermare che quest’ultimo si sarebbe venuto configurando, nella Prima Età del Ferro, nel settore occidentale (rodano- renano) dell’ampia area dominata dalla cosiddetta “Cultura di Hallstatt”, per poi precisarsi nella Seconda Età del Ferro (Cultura di La Tène), nella quale l’elemento etnico celtico appare oramai più esattamente identificabile”. 

www.laliberacompagnia.org/pubblicazioni/qp_pdf/qp_10.pdf

Le statue-stele

ritrovate nella vallata appenninica solcata dal torrente Bagnone

2  

        3  

      

    8   

Treschietto -10  

Descrizioni

1 - Statua-stele Bagnone A - la più alta stele ritrovata in Lunigiana, misura m 2,14 d'altezza. 

Il piccolo pugnale ci fa identificare l'antica civilizzazione Hallstatt.

2 - Statua-stele Bagnone B - faccia con dischi in rilievo.

3 - Statua-stele Bagnone C - faccia tipo Reusa. 

4 - Statua-stele Filetto A - stele di tipo Reusa con ascia e dardi dell'età del Ferro.  

5 - Statua-stele Filetto B - una delle statue-stele (Bocconi) più interessante per la ricchezza di attributi che la caratterizzano. Ascia e pugnale ad antenne, mani e piedi ben definite. É datata attorno ai secoli  immediatamente precedenti la romanizzazione.

6 - Statua-stele Filetto C - frammento della parte superiore di una grande stele, rappresentata nella sola parte centrale.

7 - Statua-stele Filetto D - Testa, collo e spalla destra di una stele di grandi dimensioni. Il volto ad U è molto tondeggiante, ed è tra due coppelle, forse gli orecchi.

8 - Statua-stele Filetto E - Testa tondeggiante di una probabile statua stele. Il naso separa i due occhi ben tracciati. Non si nota nè la bocca nè il collo.

9 - Statua-stele Filetto F - ricomposta da R. Formentini con due frammenti rinvenuti a Filetto. La parte bassa è molto simile a Bagnone A con pugnale e frangia. 

10 - Statua-stele Treschietto - femminile dai seni prominenti ed il collare a linene parallele. 

Visita a Pontremoli, nel Castello del Piagnaro, 

il Museo delle Statue-stele della Lunigiana.

Clicca per ammirare le altre bellezze della Lunigiana

www.lunigiana.com/pontremoli/stele.htm

 Dato l'argomento che stiamo trattando, è bene iniziare con un piccolo dizionario che dia sicurezza alla lettura di termini spesso inusuali, che si adottano per descrivere e spiegare concetti e realtà che adiamo ad incontrare nel corso del presente esposto archeologico e ambientalista, e che usiamo per spiegare quanto descriveremo nel corso della presente visita a siti preistorici esistenti sul nostro territorio.

   DIZIONARIO

Grande diffusione ebbero i segni fallici nelle figurazioni sacre, proprie delle antiche religioni dell'America Centrale e dell'India, ove gli emblemi dei due organi (lingua, yoni) simboleggiano il dio Siva e la consorte.

In Roma fu il dio Fascino che personificò fallo, e carattere fallico ebbe il culto di altre divinità, quali Talassio, la Bona Dea, ecc.

 

Ara sacra = zona di culto, altare, ara pacis romana.  

Cavità dolmitica = anfratto, pertuso naturale o realizzato dall'uomo o da animali, ricavato nei dolmen (V.) preistorici. 

Coppella = Conca, crogiolo, vaschetta.

Canalicoli = Canalette scolpite nella roccia per convogliare liquidi. 

Culto fallico, lo si riscontra in molte religioni antiche, o comunque primitive, culto degli organi sessuali, specialmente maschili, come divino simbolo di fertilità, o di divinità fecondatrici.

Dolmen =  Dal bretone = tavola di pietra. Consiste in una grande tavola orizzontale sostenuta da tre o più pietre infisse verticalmente nel suolo. Tipo di monumento preistorico, proprio dell'età neolitica e degli inizi di quella eneolitica. Si associano ai Dolmen anche i Menhir (V. sopra Statue -stele), questi monumenti possono avere dimensioni diverse e possono essere naturali o creati dall'uomo.

Età neolitica =  Periodo della preistoria umana, caratterizzato dagli utensili e dalle armi di pietra levigata, detto neolitico in contrapposto a paleolitico o della pietra scheggiata. Nella civiltà neolitica l'uomo non si addestra solo alla lavorazione delle pietre dure, ma impara a foggiarsi e a cuocere vasi d'argilla, addomestica e alleva bestiame, costruisce ricoveri, semina piante futili, pratica il culto dei morti cui da sepoltura.

Fallo = (dal greco phallòs, membro virile) organo genitale maschile, simbolo pagano di divinità fecondatrice, simbolo dei poteri generativi della natura, o della fecondità, al quale Greci e Romani dedicavano un culto (culto fallico o fallicismo), spesso orgiastico come nei Misteri dionisiaci. In Grecia il fallo, sotto forma di tirso, era portato in processione nelle feste del Dio Dionisio; divinità fallica fu Priapo, e culti fallici ebbero anche Demetra ed Ermete.

Falloforia = Festa con la quale, nell'antico Egitto, si celebrava il ricupero del fallo di Osiride per opera di Iside.Presso i Greci, processione in cui veniva portato giro il simulacro fallico, simbolo della fecondità; il rito si rifaceva al culto di Dionisio.

Falaloforo = Ministro delle orge che negli antichi riti fallici portava il fallo, simbolo della fecondità.

Menhir = Dal celtico = pietra lunga. É un tipico monumento megalitico, formato da una grande e rozza pietra parallelepipeda a forma allungata e infissa verticalmente nel terreno; per cui i menhir sono anche detti pietre fisse. Da noi in Lunigiana, sono numerosi quelli ritrovati, e quasi tutti scolpiti. É probabile che tali monumenti, forse a carattere funebre o commemorativo, risalgano agli albori dell’età del bronzo; sono chiamate Statue stele della Lunigiana e se ne annoverano un' ottantina tutte ben catalogate.  

Soglio =  Pietra di forma concava, sulla quale sedeva il Falaloforo o il Grande Sacerdote celebrante. Esempio il Soglio di Pietro; l'Assistente al Soglio è un alto dignitario del Vaticano; stà anche per trono.

Antropologia, è la scienza che studia l'uomo in generale nei suoi caratteri specifici e nei rapporti col resto della natura.

Archeoastronomia, è la disciplina che, attraverso l'analisi di reperti quali le incisioni su pietra, i monumenti orientati astronomicamente o gli antichi codici e annali, studia le conoscenze astronomiche dei popoli antichi.

Simboli fallici, sono diffusi soprattutto in luoghi di carattere religioso. Essi compaiono ad esempio come elementi di rito come le coppelle  di decorazione alle pareti dei pozzi sacri, sotto forma di teste taurine, spesso associati con l'elemento femminile; sempre nei pozzi sacri sono presenti anche nei vestiboli, sotto forma di betili, pilastrini o steli.

Tirso,  è il bastone sormontato da un intreccio di foglie d'edera, proprio di Dionisio, dei satiri e delle baccanti che ne formavano il corteggio.

 

Marija Gimbutas nacque a Vilnius in Lituania nel 1921. Nel 1949, scappando dal regime sovietico, si rifugiò negli Stati Uniti dopo aver conseguito nel 1946 il dottorato in Filosofia dell’Archeologia presso l’Università di Tubingen in Germania.  Professore universitario statunitense in Archeologia, Antropologia a Los Angeles in California. Importanti sono i suoi studi e le sue sue ricerche. E’ morta a Los Angeles il 2 febbraio del 1994. Verrà ricordata per il suo brillante intelletto, per la sua generosità e visione appassionata e originale.

Marija Gimbutas (1921-1994) was Professor of European Archaeology at the University of California, Los Angeles, and Curator of Old World Archaeology at what is now the Fowler Museum of Cultural History. She published twenty books during her long and distinguished career. She presents old world European culture as a goddess worshiping/matrilineal culture.

  http://www.tmcrew.org/femm/storiadelledonne/vitaopera.htm

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Il Prof. Jean FRANVILLE risponde ad una mia precisa domanda:

"Est' il vrai, ou pas vrai, que les habitants d'Aute Lunigiana sont de dérivation ou d'infiltration celtique ???"

Des éléments de réponse se trouvent déjà là, dans cette page Internet qui annonce des réponses plus complètes encore :

   http://citeres.univ-tours.fr

J'ai trouvé cela en faisant simplement sur Google "Culture de Golasecca" (avec les guillemets). Je vous invite à en faire autant, car les extraits d'autres sites qui apparaissent sont significatifs.

D'ailleurs cela vous fera certainement revenir au N° 10 de la revue "Quaderni Padani", p. 38, puisque sous l'ALPHABET que vous avez mis en marge de votre site avec en légende <<L'alfabeto "Leponzio">>, on lit très exactement <<L'alfabeto "Leponzio", della cultura di Golasecca>>. Si cet alphabet est dit aussi "étrusque", c'est parce que les Etrusques aussi s'en sont servi pour transcrire leur propre langue, mais ce qui compte d'abord, c'est de savoir quelle langue a été transcrite ici ou là dans tel ou tel alphabet (ainsi les Gaulois plus tard se sont servi de l'alphabet latin, de l'alphabet grec et ... de cet alphabet lépontique dit aussi étrusque ! ).

Pour la LANGUE, vous avez vu à la même page que le  mot "lépontique" est employé aussi (mais c'est recréer les mêmes ambiguïtés en sens inverse) pour désigner une langue puisqu'en-dessous de l'image de cet alphabet on lit en titre "Il lepontico comme lingua celtica" suivi de "Il lejeune, uno dei maggiori studiosi di linguistica celtica, ha potuto dimostrare definitivamente come il lepontico sia una lingua celtica". Je préfére la phrase "Allo stato delle conoscenze attuali,sembra confermato dunque que i Golasecchiani del VI-V secolo a.C. parlassero un dialetto di tipo celtico", en ajoutant "et qu'ils ont utilisé pour la transcrire un alphabet dit lépontique, qui sera utilisé aussi plus tard par les Etrusques et les Gaulois pour transcrire leur langue respective".

Ce qui est fondamental pour nous, c'est que c'est ce même alphabet qui, sur la statue-stèle de Zignago, a servi a transcrire un mot qu'on a déchiffré comme celtique (et non étrusque !). Il ne s'agit pas non plus du Gaulois parlé par ceux qui se sont installés en Italie du Nord au IVe s. (même si les langues étaient étroitement apparentées, puisque toutes deux celtiques) mais de "celtico precedente all'invasione del 400 a.C." (même page). [Pas étonnant puisse que la culture de Golasecca est lié à la civilisation de Hallstatt, antérieure à celle de La Tène (Les épées des statues-menhirs renvoient aussi à la civilisation de Hallstatt)].

Bref, il y a eu dans certaines régions d'italie une pénétration celtique très ancienne, qu'elle ait été purement culturelle ou ait pris la forme d'une invasion (Tite-Live - Ab urbe condita libri, V, 34 - parle d'une première invasion ayant précédé celle des environs de l'année 400 ).

Le rapprochement des deux aspects (linguistique et archéologique) montre qu'il y a un lien très étroit, entre usage d'une langue de la famille celtique et appartenance à cette civilisation de Hallstatt. Et ce lien s'est manifesté en Italie même (en particulier à travers la culture de Golasecca mais aussi dans d'autres régions comme celle de Zignago). C'est ce qui ressort aussi de l'annonce de thèse qui est faite sur la page Internet citée tout en haut.

Cest un peu difficile, mais il faut surtout éviter la confusion entre alphabet et langue (les langues qui n'en avaient pas, s'étant servi de l'alphabet d'autres langues, plus ou moins adapté à leurs besoins). Même le grec, à l'origine, a emprunté son alphabet !

Jean Franville

12 mars 2006   

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La Meuse

La Francia

Attualmente gli studiosi chiamano Archeoastronomia, (taluni preferiscono Astroarcheologia o Paleoastronomia), la scienza che studia i reperti archeologici.

L'Archeoastronomia è lo studio della pratica e dell'uso dell'Astronomia tra le antiche culture del mondo basato su tutte le forme dell'evidenza scritta e non scritta (A. Aveni).

È una scienza interdisciplinare che coinvolge l'Astronomia, l'Antropologia, l'Archeologia, la storia, l'epigrafia ed in genere lo studio dell'antichità.

L'Astronomia accompagna l'uomo fin dalle sue origini, sia perché l'osservazione del cielo si è rivelata essere uno strumento potente di sopravvivenza e di sviluppo per il raccoglitore ed il cacciatore.

Prof. Enrico Calzolari

Presidente dell'Associazione Ligure per lo Sviluppo degli Studi Arcoastronomici

(A.L.S.S.A.)

Membro della Società Italiana di Archeoastronomia (S.I.A.)

e.calzolari@acamtel.com

Gli scopi che l'A.L.S.S.A. si propone sono lo studio, la ricerca, la divulgazione e la pubblicazione in campo Archeoastronomico. 

La struttura multidisciplinare di questa materia si studio, oltre alle ovvie conoscenze basilari di astronomia, visuale e di posizione e di archeologia, prevede l'utilizzo di altre discipline ad esse collegate quali: la geologia, la geofisica, la toponomastica, l'etnografia e la storiografia.

   I PRIMI ABITATORI

 I nostri predecessori neolitici, forse i primi abitatori della nostra regione la Lunigiana, certamente costituivano una tribù del popolo dei Liguri. Il nome Liguri è documentato da vari scrittori classici greci ed ellenistici, ma spesso in modo fantasioso. Notizie più attendibili ricaviamo dagli scrittori latini; purtroppo essi ci documentano un periodo ormai recente della storia dei Liguri, prossimi a spegnersi o già fusi con altri popoli invasori. 
        La vita di tipo neolitico condotta da queste popolazioni continuò probabilmente indisturbata, nonostante una successiva intrusione di popolazioni celtiche, provenienti dalla Francia. E' sempre però difficile differenziarli completamente dagli antichi popoli dell'Europa meridionale: della Spagna (Iberi), della Francia e della Svizzera del sud, dell'Italia settentrionale e centrale. 

MUSEO DEL CASTELLO

Castello di San Giorgio

La Spezia

http://www.castagna.it/sangiorgio/Castello/Pagina1.htm

Ci restano dei Liguri alcune iscrizioni, che risentono però di influssi iberici, etruschi, veneti, celtici. Probabilmente in età preistorica questo popolo può aver avuto una grandissima diffusione (qualcuno pensa alla Sicilia, alla Sardegna, al mare del Nord), ristrettasi poi lungo l'arco dell'Appennino settentrionale, sui due versanti delle Alpi occidentali, fino alla valle del Rodano ad occidente e a quella del Po ad oriente. Non sapendo esattamente chi fossero, alcuni studiosi li considerano di razza indoeuropea, altri di razza mediterranea, il che è forse più accettabile, anche se ci basiamo sull'aspetto dell'odierno tipo liguri o sui pochi elementi linguistici rimasti.

http://www.archeoge.arti.beniculturali.it/liguri/liguri/ferro.htm 

La storia della popolazione della bassa Lunigiana, con a capo Luni è nota ed è abbastanza ben documentata, mentre quella dell'alta Lunigiana lascia aperte discussioni a possibili e indubbie infiltrazioni di popoli Celti.

Per oltre dieci secoli, a partire dall'ottavo prima di Cristo, la civiltà celtica ha dominato l'Europa ed ha influenzato le culture e tradizioni di tutti i popoli indo-europei, dai Pirenei al Caucaso, dal Mar del Nord al Mediterraneo.

Statua-stele n. 11

BAGNONE-A

 

È scolpito, stilizzato, un pugnale costolato di stile celtico, tipico dettaglio che si ritrova spesso sulle statue-stele della Lunigiana e che ci fanno pensare alla civilizzazione Hallstatt.

Si noti la "frangia" o fascio di raggi che emana dal pugnale e le due mani con incise le cinque dita.

Questo grande popolo guerriero, dell'età del ferro, é riuscito, grazie al suo sistema politico-religioso chiamato "druismo" ed alla sua unica fonte linguistica ad unificare culturalmente le differenti etnie che lo componevano. 

Erano di statura piuttosto alta e di bionda capigliatura e, al dire degli storici, estremamente volubili di carattere e amanti della guerra e della caccia. Le popolazioni celtiche erano organizzate in "Clan"; tra essi primeggiava il corpo sacerdotale dei "Druidi", organizzazione legata da particolari vincoli ed esercitante pratiche segrete.

I Celti contavano i giorni da un tramonto all'altro ed il loro ciclo di calendario si basava su quello delle stagioni. L'anno si divideva in due grandi periodi stagionali: l'estate e l'inverno, che erano sottolineati da riti di passaggio, da grandi feste dove si succedevano rituali e allegria.

Il 1 maggio celebravano l'arrivo dell'estate da loro detto "Beltaine"  praticando riti di fertilità, suscettibili di stimulare la terra e la natura.

Il 31 ottobre invece, segnava la fine della bella stagione, l'arrivo dell'inverno e la fine dell'anno, era da loro detto "Samhuin".

I Celti associavano l'onnipresenza della morte al periodo di letargo della natura e praticavano durante la notte del Samhuin, tutti i riti che a lei si allacciavano e coincidevano.

Era questa, nel ciclo annuale celtico, una festa di primaria importanza, la fine di tutte le attività agresti. I raccolti e le messi dovevano essere depositati per la conservazione, gli animali dovevano essere rientrati dai pascoli estivi, la legna tagliata ed accatastata, tutti i lavori di manutenzione terminati. I membri della comunità, a lavori completati, dovevano assistere tutti, alle celebrazioni del Samhuin; chiunque fosse assente avrebbe corso il rischio di morire prima del levarsi del sole.

La notte del Samhuin segnava il passaggio al nuovo anno, quindi per poter effettuare con tranquillità spirituale questo passaggio, ognuno doveva aver regolato i suoi conti, rimborsato i debiti e completate tutte le sue responsabilità ed abbligazioni sociali e comunitarie. Tutti i litigi di ordine economico, sociale, politico, giuridico o religioso dovevano essere aggiustati o giudicati oppure dovevano aver trovato un accordo soddisfacente.

Anche i Druidi, grandi giudici, arbitri e detentori del sapere, dovevano consigliare i capi o riunirsi in consiglio e deliberare sugli affari di stato. I Celti entravano quindi nella festa con tranquillità d'animo e di spirito, nelle migliori disposizioni possibili affinché il destino sia loro favorevole. Grandi decisioni venivano prese quella sera: si decideva di dichiarare guerra al popolo nemico, di partire per un lungo e periglioso viaggio. Nella stessa notte i Celti rendevano omaggio ai loro morti e credevano nell'apertura e nella comunicazione tra il mondo dei viventi e quello dei defunti. Solo in questa notte gli spiriti e gli uomini potevano riincontrarsi; le barriere che normalmente li separavano non esistevano più.

Questa credenza del libero trapasso tra i due mondi é la realtà del pensiero celtico nei confronti dei deceduti. Solo durante le cerimonie del Samhuin, i due mondi si confondevano e si mescolavano.

In ogni casa, approfittando dei freschi raccolti, veniva preparato un festino per onorare le anime dei propri cari e dei defunti tutti. Le entrate delle case venivano bene illuminate con torce e fuochi, per far sapere agli spiriti erranti che un pasto era loro offerto. Apro una parentesi per sottolineare un mio ricordo, che penso lo si possa mettere in parallelo alle usanze di derivazione celtica. Prima della guerra 1940/1945, mia nonna, e molte altre famiglie abbienti del mio Paese, erano use preparare grandi ceste di pagnotte casarecce, chiamate "il pane dei morti" che venivano distribuite ai più poveri, che si recavano a bussare alla loro porta. Di questa tradizione rimane ormai solo il ricordo di noi che a quel tempo eravamo bambini.

I Celti credevano che Teutatès, dio dell'al di là, liberasse le anime dei defunti dell'anno per permettergli di ritornare un'ultima volta nelle loro famiglie, al fine di ritrovare calore e riconforto.

La carne di maiale, animale sacro, era ritenuta cibo dell'immortalità; l'alcool ricopriva un gran ruolo durante queste divinazioni di ringraziamento. I guerrieri galli e irlandesi, si sfidavano a chi beveva più birra, perché bevuta così, assicurava loro l'immortalità.

D'altronde la cultura celtica non utilizzava la scrittura per assicurarsi la trasmissione del suo sapere e delle sue tradizioni. L'eritaggio culturale tramandato da una generazione all'altra era affidato agli insegnamenti e alla memorizzazione dei Druidi. Le conoscenze che noi abbiamo riassunto circa la civilizzazione celtica, sono fondate sulla memoria e sul recitativo di alcuni Paesi, dalle cronache storiche greche e romane, su dati archeologici e dalle loro analisi. Le descrizioni dei riti e dei Druidi, qui riportate, sono state trattate da grandi specialisti in materia dei quali Anne Ross, Romulus Vulcanescu, e dagli storici Tacito e Cesare.

In un articolo, Romulus Vulcanescu descrive i Druidi:

"I maghi e i preti dei Celti e dei Daci portano dei cappucci bianchi a forma di cono e delle maschere quando sfilano in processione cerimoniale nei luoghi sacri in foresta o in montagna oppure quando praticano i riti di passaggio e di consacrazione".  

LA ROMANIZZAZIONE

Durante la loro espansione territoriale, i Romani hanno voluto imporre le loro leggi e la loro religione, ma hanno urtato contro una credenza ed una pratica rituale detta pagana solidamente ancorata al cuore della cultura e dell'anima celtica. Inoltre la romanizzazione non é riuscita a soggiogare oltre certe frontiere; risultò fattibile sul continente e negativa sulle isole.

La denuncia scritta da Cesare sui sacrifici umani e da altri cronisti del tempo, era fatta per screditare il rituale pagano, ed era diretta a valorizzare il rituale romano. Fu così che il rituale romano che onorava ai primi di novembre Pomona, la dea del frutti, venne rapidamente gemellato con quello di Samhuin perché anche lui celebrava l'abbondanza dei raccolti.

La dove l'espansione romana si é arrenata, il cristianesimo ha riuscito meglio. Il monaco Patrick, cristiano di origine romana, nato a Kilpatrick in Scozia nel 387; dopo un lungo girovagare, fu inviato apostolo in Irlanda. Approfittando della sua cultura scientifica e teologica, invece di dare la caccia e perseguitare i Druidi, ha convinto alcuni di loro a passare sotto la bandiera cristiana, permettendo scambi di insegnamenti.

Santificato, S. Patrizio é oggi il patrono d'Irlanda.  

http://www.irlandia.it /san_patrizio.htm

Il papa Gregorio I, nell'anno 601, promulgò un celebre editto secondo il quale: "era meglio cercare di non spodestare i costumi e le credenze pagane, ma di ben servirsene gemellandole ai riti cristiani".

Il papa Bonifacio IV, consacra nel 609 l'antico tempio pagano, il Pànteon di Roma (ara mater), popolarmente detto la Rotonda, che diviene una chiesa cristiana, dedicata alla Vergine Maria ed ai Martiri.

Più tardi, nel 835, il papa Gregorio IV consacra la giornata del 1 novembre a tutti i Santi e Martiri. Impone l'osservanza della festa e della vigilia (31 ottobre) per cercare di cancellare la persistenza delle celebrazioni della Samhuin.

In fine, verso il 1000 il padre superiore dell'abazzia di Cluny, l'abate Odilon, istituisce per il suo convento la festa dei morti il 2 novembre. Estese questa regola alle altre abazie benedettine, così che alla sua morte, nel 1048, il rispetto del giorno dei morti fu conosciuto in tutta Europa.  

Ci si trovava nel pieno oscurantismo, ci si opponeva alla diffusione della cultura e dell'educazione popolare. E siccome i sermoni religiosi non riuscivano a spiegare tutti i misteri, il ricorso ai maghi, ai divini, alle streghe divenne sempre più grande, malgrado tutte le sottigliezze e la perseveranza delle manovre cristiane intente a soppiantare gli antichi riti pagani. Le nostre Pievi sono una valida testimonianza. Come valido é che la Chiesa non arrivò mai ad eliminare il ricorso alle pratiche divinatorie. 

L'animo umano é impressionabile, ha bisogno di paura, di mistero e si alimenta di leggende favolose. Le nuove feste cattoliche sono astratte, la psiche umana non le accetta facilmente, preferiva il ritorno simbolico e molto più forte dello spirito che riappare. 

La stregoneria, la magia, erano le espressioni religiose le più forti che si potessero trovare per esprimere malumore e malcontento sociale.

La paura dell'ignoto e quella di poter perdere la sua attività e il suo potere, furono le cause e le misure che la Chiesa prese per combattere l'eresia. 

Vennero istituiti i tribunali dell'Inquisizione che, per quattro secoli, mandarono al boia centinaia di migliaia di persone, non per aver partecipato alle assemblee notturne o posto atti di stregoneria o di magia, ma per obbligarli a confessare, tramite la tortura, la loro colpevolezza.

I testi irlandesi e scozzesi ci presentano un mondo popolato di esseri sopranaturali, folletti, spiritelli, demonietti, geni, fate e via dicendo, a contatto con gli umani sul loro territorio e che viaggiano da un mondo all'altro. 

La credenza di altre forme di vita, spiriti, fantasmi e morti che ritornano, si é trasmessa tramite leggende e con le tradizioni raccontate, radicate con più evidenza nei popoli di tradizioni celtiche.  

   ANALOGIA - LA RICERCA DEI SITI

Qui, da noi, perchè mi limito a considerare solo il territorio di Bagnone, ci stiamo accorgendo che i Celti sono arrivati e si sono mescolati con i  popoli residenti, e che gli abitanti dell'alta Lunigiana, di razza Ligure,  li hanno accettati e si sono mescolati a loro, come dimostrato dai tanti toponimi del territorio e da svariate usanze e feste paesane,  poi sovrastate dal culto cristiano, ma originariamente in periodi assolutamente e inequivocabilmente non cristiani, età del ferro, perchè antecedenti la nascita di Cristo.

Recentemente una spedizione di appassionati locali, accompagnati dal prof Enrico Calzolari, hanno marciato i sentieri del CAI, ed hanno ritrovato, fotografato ed analizzato luoghi che sono stati definitivamente dichiarati sacri. Luoghi di culto o di sacrificio, dove gli uomini del tempo si radunavano per i riti sacrificali di auspicio o di ringraziamento durante i solstizi dell'anno o per ragioni di carattere sociale. Riti che terminavano sempre con grandi orgiate collettive dirette da un Falloforo che troneggiava durante i riti sacri della collettività.

 Data la mia posizione sociale di pensionato, quindi di "uomo possidente" tanto tempo libero, ho avuto la missione di trascrivere e commentare nell'ambito delle mie conoscenze e competenze, quello che risulta inciso sulle videocassette filmate durante i sopraluoghi, che l'amico Aldo Marginesi mi ha cortesemente offerto in visione. 

Durante queste trascrizioni non farò commenti personali o riferimenti ai popoli che hanno vissuto; il lettore dovrà fare le proprie considerazioni su quanto ho ampiamente sopra citato. Le fasi sono divise come le ha intitolate il cinereporter durante le riprese; ed eccomi a Voi.

I  SITI  ESPLORATI

   AREA SACRA DI IERA

Partendo da Iera, seguendo il sentiero romanico che conduce ai Tornini, secondo le leggi archeoastronomiche, ubicata in direzione nord/sud sopra il torrente Bagnone, si attraversa un'area sacra. In direzione est/ovest invece, partendo da quest'area ed orientando lo sguardo in linea retta lungo la pendice della montagna, si collima una selletta sul crinale opposto, che a detta del ricercatore, all'alba dei due solstizzi del 21 marzo o il 23 settembre, un raggio di sole scende a colpire l'area sacra. Tutto il sito viene rilevato ed esaminato con cura e si constata che rispetta una tecnica geometrica di tipo archeoastronomica sacra.

Sul luogo esistono alcune cavità dolmitiche e delle strutture murariche anche a forma rotonda, che fanno pensare alla civiltà celtica.

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Sito ricco di cavità lette come allineamenti di archeoastronomia per la penetrazione della luce Pietra con cavità dolmenica

In altro luogo, si ammira l'esistenza di una struttura dolmenica che dopo misurazione risulta essere di 130 cm. di larghezza per 80 cm. d'altezza e di 120 cm. di profondità. La pietra di copertura sembra essere "l'ara sacra", dotata di molte coppelle di dimensioni diverse, collegate con un sistema di canalizzazioni discendenti sino alla base della pietra in una sella di scolo delle viscere; mentre un  secondo sistema di canalicoli superiore, convoglia gli scoli del sangue in una coppella più grande, scavata al centro della pietra principale. Più sopra è ubicata una roccia a forma di sedile, sembra un soglio dove presumibilmente prendeva posto il Falaloforo o grande sacerdote.  Nella stessa roccia, attorno all'Ara Sacra, sono visibili dei fori che servivano sicuramente per inserire pioli di legno, ai quali venivano attaccati saldamente gli esseri sacrificali.

Altrove, sempre seguendo una geometria sacrale e con un orientamento est/ovest, si localizzano pietre con coppelle e canalicoli, determinate come "are sacrificali", ed altre stutture non ben definite se casuali o se costruite dall'uomo, a forme diverse delle quali alcune rotonde.

Una coincidenza o una casualità? In due luoghi si notano costruite di recente: una maestà in muratura e una immagine sacra è stata incastrata nella parete rocciosa. Sono queste delle riconoscenze religiose recenti in zone sacre del lontano passato....!.

   BOSCO  DI  IERA

Nel bosco di Iera, sul sentiero romanico, a venti passi dalla pietra ara, esiste una strana pietra, dalle dimensioni di cm. 80 x 120 cm. d'altezza, con la sommità a cuspide e sul ripiano una coppella. Questa pietra è orientata in est/ovest, orientamento confermato dall'esistenza di una seconda pietra in allineamento, più in alto e retrostante. Il foro al centro della pietra ara, sembra collimare col sorgere del sole al solstizio d'inverno, e fornisce quindi una posizione di archeoastronomia.

Siamo nel bosco di Iera e la cristianizzazione è qui presente con una bella maestà che si erge sul ciglio del sentiero romano. In prossimità della maestà si trova una pietra concava che potrebbe aver servito alla macinatura dei cereali. Sotto la maestà si nota una piccola struttura dolmenica che potrebbe essere letta come allineamento di archeoastronomia per la penetrazione della luce. 

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Sito ricco di rocce  e pietre a losanga con coppelle anche oculiformi

Pietra con incise cruciformi e coppelle

Una vasta zona geologicamente importante per i detriti di falda che si accumulano ai piedi dei monti scoscesi più elevati e quasi sempre formati di macigno. Carlo Caselli nel suo "la Lunigiana Geologica e Preistorica" a pagina 115 cita: Depositi antichi si trovano nella valle del Bagnone presso le capanne dei Tornini (m 1280).

Ciò che caratterizza questa valle sono le incisioni rupestri preistoriche e più in generale le testimonianze dell'antropismo, subito dall'ambiente, negli ultimi 10 mila anni, con la creazione di aree sacre e luoghi sacrificali.

Questa testimonianza ci arriva attraverso gli elementi concreti di costruzione dell'habitat che l'uomo ha creato e lasciato in questi luoghi. Si tratta di nuclei abitativi, di capanne costruite con i detriti di falda o dell'abbondante pietra arenaria del luogo,  di aree sacrali legate all'attività pastorizia e agricola, o ai fatti storici, sacri e leggendari. Sono queste delle zone di pascolo, zone boschive tutte componenti di un ambiente abitato già nella preistoria. Accanto a questa ricchezza, già di per sè notevole, sono presenti moltissime rocce, incise direttamente dalla mano degli antichi abitanti di questa valle che si sono serviti dei macigni e delle grandi lastre rocciose esistenti per creare dei siti dai quali poter inviare messaggi nell'aldilà ed entrarein contatto con il divino o con il profano. Si rintracciano numerose le coppelle e i canalicoli usati per il culto fallico o per immolare esseri sacrificali. Di questi siti ce ne dà ampio resoconto il Prof. Enrico Calzolari, durante la sua visita in loco e che io trascrivo di seguito, sito per sito, interpretando i commenti da lui fatti alle immagini  di volta in volta riprese su cassette VHS, copia in mio possesso.

Per l'uomo preistorico la pietra era l'elemento più facile da trovare e da impiegare per immortalare, e più a valle, con la creazione di statue-stele (V. sopra il menhir di Treschietto e gli altri), ha lasciato il segno della propria riconoscenza verso qualcuno, forse un capo, un amico, un parente, una compagna.

   MONTE  LOSANNA    

Sul crinale sottostante il Monte Losanna, esiste un punto trigonometrico, su un pianoro a quota 1300 m. circa, dal quale si possono determinare angoli equinoziali del sorgere del sole nel solstizio d'estate. 

Sempre sul crinale del Monte Losanna, esiste una pietra spezzata dal tempo, probabilmente per la forza del ghiaccio, ma ancora riunita nonostante le fratture, e sembra che porti la figura dell'occhio e della croce della vita egizia; in alto si nota l'elisse e sotto la croce, che appaio incise sul masso, e che oggi si presenta in posizione quasi orizzontale, ma che ci fa pensare alla sua posizione primitiva, quella verticale. A testimonianza di questa supposizione c'è una pietra poco distante e in posizione verticale, sulla cui sommità e scavata una coppella.

Nella stessa area, più lontano nel bosco, si nota un'altra pietra adagiata sul terreno con al centro una coppella. É questa pietra ci fa pensare sicuramente ad una zona sacra, dove si tenevano riti propiziatori e dove avvenivano immolazioni ed offerte agli dei.

Raggiungiamo un punto importante sul crinale del Monte Losanna, da queste posizioni è possibile leggere gli azimut dei vari solstizi all'alba e al tramonto. Sicuramente alcuni pastori hanno inciso su un grande masso una figura quadrangolare, con cuspide di 125º, la quale permette di collimare verso est le cime delle Alpi Apuane e verso ovest la cima del monte Arzelato. Angolo che copre esattamente il percorso del sole dall'alba al tramonto nel solstizio d'inverno.

MONTE  LOSANNA

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Pietra con inciso il segno della vita egizia

Pietra con incise due bellissime cruciformi  

Losanga con cruciforme

Sullo stesso sentiero si trovano pietre con incisioni cruciformi e coppelle varie un po' ovunque; simboli che stanno ad indicare le aree sacre.

Continuando verso il Tecchio dei Merli si incontrano due enormi menhir naturali, due bellissimi munumenti che si stagliano nel cielo, colmi di coppelle naturali in tutte le posizioni, dovute a fenomeni geologici che ne aumentano il valore. In prossimità di questi menhirs, negli anfratti, crescono delle bellissime rose selvatiche.

Ancora una roccia, questa volta si contano nove fori; sette sono disposti affiancati orizzontalmente uno con l'altro con un interasse di circa 10 cm., l'ottavo foro è ubicato a sinistra sopra al primo foro ed il nono foro è a destra, sotto il settimo foro; la posizione di questi nove fori disegna la figura della rotazione energetica. Due di queste figure, l'una perpendicolare all'altra hanno dato origine alla svastica.

Il significato di questa immagine, unica in tutto il sito, non può essere certamente definita senza approfonditi studi e necessarie ricerche archeoastronomiche.

   MONTE MATTO - SENTIERO CAI 118

Il sentiero CAI 118 ci conduce al Monte Matto. Etimologicamente ci fa capire che è questo un monte sul quale affiora un manto di fieno con erba. (Però l'interpretazione non é chiara, la voce del commentatore si confonde con altri rumori).

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Monte Matto - Pietre con una serie di segni di qualità fallica; vi sono due braccia con tre rami 

tipo candelabro.  Appaiono: un quadrato, un romboide, un cruciforme, 

il segno della I, il segno dell'asola.

Monte Matto -

Pietra con incisa una bellissima cruciforme ritrovata sotto il muschio

 Partendo quindi dal crinale appenninico, scendendo più a valle, si scorge il monte Margutto sotto il quale sgorga una sorgente d'acqua "la Gorga". Seguendo il sentiero, si arriva alla Pianella di Lola ed in fine dove sorgono due grandi monumenti di roccia, luogo detto "Baton" o Batone, nome etimologicamente non meglio definito. 

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Località Batone sul sentieroCAI 118, resti di costruzioni pastorali sorte in posizione che consentonon di essere baciate dal sole in tutti 

gli azimut. 

Monumenti naturali di roccia in località Batone che presentano coppelle con significato votivo.

Sulle rocce sono evidenti i segni dell'uomo; si notano coppelle con significato votivo rivolto alla grande madre il Monte Marmagna: "Mater Magna". Ci sono vani ricavati nella roccia, che scatturiscono un forte senso di energia o creati semplicemente per depositarvi le offerte votive. La grande roccia presenta segni e cassetti, piani e vani, non si sà se naturali o voluti per l'uso dell'uomo, luoghi ove si concentra l'energia della terra. Le medesime caratteristiche le si ritrovano anche in località "Tecchio dei Merli".

Il villaggio di Baton o Batone, è sorto su un pianoro con una posizione astronomicamente baciata dal sole in tutti i suoi angoli azimutali. Ci sono delle costruzioni pastorali d'antichissime origini, conservate nel tempo, immerse nella vegetazione. Il sito è ricco di rocce che sorgono nelle posizioni più strane; pietre a losanga con fori occhiformi e coppelle, sacri nella preistoria; altri massi con piccoli fori.

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Segno della rotazione energetica.

Sette fori orizzontali ed uno superiore al primo, ed uno inferiore sotto l'ultimo.

Tutte le pietre analizzate, presentano segni valutabili con la moderna archeoastronomia; tramite tale disciplina si possono studiare e analizzare le popolazioni antiche che ci hanno preceduto nel nostro territorio.

Sul sentiero 118, a quota 1300 metri circa, si incontra una stele in pietra arenaria che fuoriesce da terra di 120 cm., nel centro della quale è incastrata una effige in marmo rappresentante una colomba, simbolo dello Spirito Santo, incastonata da certo Marconi M, nel secolo scorso. Più a valle, nel mezzo del sentiero, si passa sopra una pietra che porta incisi alcuni segni crociformi e a candelabro, non meglio identificati. 

É questa una costa dell'Appennino, percorsa dal sentiero CAI 118, con numerosi siti archeologici  che, oltre a numerosi pianori ricchi di costruzioni pastorizie, conserva visive le tracce di un passato molto abitato.

Continuando la discesa e transitando per la Bota, per la Cimarola, per il Monte Forca, per il Monte Lavacchio, si arriva a valle e si raggiunge la frazione di Treschietto di Bagnone.

   LOGARGHENA - BRAIOLA

Sul sentiero CAI 128, si raggiunge una località dove, l'attenzione è attratta da una pietra interessante, un manufatto che rappresenta la "Dea Madre". Sulla sua superficie sono incise due croci:  una prima croce sciupata dal tempo e una seconda ben conservata. Sulla sommità  del macigno si rilevano anche due seni, uno naturale ed uno scolpito per mano dall'uomo.  Un bel esempio di culto fallico, con la rappresentazione dei segni e dei simboli della fertilità.

Salendo ancora, sotto la Bocchetta dell'Orsaro, a 1724 m., sotto la cima del Braiola, a fianco del sentiero  CAI 128 e 132, l'occhio cade su una bellissima pietra con coppella.

Si scende a quota 1350 m. circa, sul sentiero CAI 128, si arriva al rifugio Tifoni, quindi scendiamo ancora a quota 1240 m. su un pianolo si nota un affiorare di massi disposti attorno ad una superficie elittica che vogliono delimitare un'Area Sacra.

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Monte Braiola

Il solium sacerdotale dell'area sacra.

Il più grande scoperto in Lunigiana.

La pietra più in alto è a forma di sedile, il "solium sacerdotale", forse il più grande scoperto in Lunigiana, è ubicato dirimpetto alla pietra principale "Ara sacrificale" quella che serviva per il sacrificio; che è munita di coppelle e di canalicoli di scolo che vanno in due direzioni,  verso destra per il sangue  che si raccoglie in coppelle e verso sinistra per i liquami vescicolari che si perdono nel sottostante terreno. Sulla sommità della pietra vi è una selletta. Tutto l'insieme dona un aspetto mistico al luogo decorato di segni e simboli fallici che sono diffusi soprattutto in luoghi come questo di carattere religioso.

Diametralmente opposta al solium  vi è una pietra a forma di blocco quasi rettangolare che il ricercatore definisce "Tremun", luogo per le offerte non cruente. A detta dell'esperto, questo toponimo può essere la provenienza del nome di Pontremoli: Poni Tremun. Questo sito è molto interessante e meriterebbe studi e rilievi più approfonditi con l'aiuto dell'archeoastronomia che è una scienza dal carattere tipicamente interdisciplinare in quanto fondata sulla collaborazione di diverse discipline quali la matematica, l'antropologia, l'archeologia e la fisica e che ha portato alla nascita della Etnoastronomia.

Questa disciplina si basa sullo studio del significato astronomico dei manufatti, delle pratiche rituali del folclore e delle tradizioni orali delle civiltà preistoriche e protostoriche. L'archeoastronomia è in grado di fornire utili indicazioni anche su problemi ancora aperti di astronomia moderna come il valore del rallentamento della rotazione della terra, i passaggi di comete, le esplosioni di supernove, lo stato del clima nelle epoche preistoriche. 

AGGIORNAMENTO  DEL  20 OTTOBRE 2006

Il signor Sergio Musetti, genovese, mi ha segnalato che nel parcheggio dei campers di Entracque è stata scoperta, duranta l'effettuazione della spianata, una losanga simile a quella da me pubblicata nei quaderni del territorio e nel mio recente libro "La preistoria del Caprione". (Vedi sopra: Bosco di Iera, link)

Il ritrovamento di una analoga forma sacra da ulteriore garanzia di scientificità a quanto è emerso sul Sentiero 118 CAI ed apre interessanti collegamenti sulle popolazioni che nutrivano la stessa spiritualità ed avevano conoscenze simili circa il problema del rapporto energia/forma.

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Penso quindi che sia possibile inserire anche nel sito di Bagnone questa meravigliosa losanga, che  è ancora più significativa perché scolpita nella pietra bianca luminescente.

La fotografia appartiene a Sergio Musetti - Genova.

Anche il sito è adatto alle osservazioni astronomiche di orizzonte attraverso la presenza dei <monti-menhirs>. Appena avrò fatto il sopralluogo sul sito potrò pubblicare i primi appunti di paleoastronomia.

Intanto abbiamo una ulteriore conferma delle tesi di Marija Gimbutas, cui va tutta la nostra deferenza,  con la continuità fra le Alpi e l'Appennino Tosco-emiliano. Un cordiale saluto.

Enrico Calzolari.

E-mail: e.calzolari@acamtel.com

Un grazie da parte mia al ricercatore genovese sig. Sergio Musetti ed al Prof. Enrico Calzolari, per avermi informato e permesso di arricchire il sito archeologico di Bagnonemia.it.

RUGgGIO

   CONCLUSIONE

É stata per me un'avventura interessante, un viaggio alla ricerca delle nostre origini, che ha permesso di farmi capire quei segni, che ho spesso incontrato nell'ambiente, e che non ho mai dato loro eccessiva importanza.

Agli amici che hanno effettuato questi sopraluoghi, rivolgo loro un invito, quello di aiutarmi a completare questo mio inizio di ricerca, al fine di documentare validamente i siti scoperti e tutto ciò che a loro si riallaccia per la loro importanza, così da arricchire lo studio e la ricerca sulle nostre origini etniche.

Questo lavoro è in parte illustrato da valide documentazioni fotografiche che ho tratto dalle cassette VHS (copie in mio possesso) che contengono le riprese filmate dei luoghi esaminati dal Prof. Enrico Calzolari. 

Mi auguro che qualche giovane s'ispiri da queste pagine per poter intraprendere una vera attività di studio e non limitarsi come ho fatto io a cercare quello che un dilettante non sa ben fare.

Mi scuso se ho commesso degli abusi e delle imperdonabili mancanze. 

 RUGgGIO-2003       

IL  VIAGGIO  DELLA  MEMORIA

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