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UN
INCONTRO CASUALE
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07 gennaio 2003
Ho
visionato attentamente quattro cassette VHS
che mi sono state gentilmente consesse in prestito
dall'amico Aldo Marginesi, riguardanti un'escursione
fatta sul territorio di Bagnone, nelle zone
dell'Appennino Settentrionale, per noi meglio
identificate come: Iera, Losanna, Tecchio dei Merli,
Monte Matto, sentiero CAI 118, Logarghena,
Braiola, e sull'area sacra di Iera.
É
stata per me un'avventura interessante, un viaggio
alla ricerca delle nostre origini, che ha permesso
di farmi capire quei segni, quelli che ho spesso
incontrato nell'ambiente, ai quali non ho mai dato
eccessiva importanza.
Agli
amici, coordinati dal Prof. Enrico Calzolari, che
hanno effettuato questi sopraluoghi, rivolgo loro un
invito, quello di aiutarmi a completare questo mio
inizio di ricerca, al fine di documentare
validamente i siti scoperti e tutto ciò che a loro
si riallaccia per la loro importanza, così da
rendere lo studio e la ricerca sulle nostre origini
etniche un dato fondato.
Questo
lavoro è illustrato da valide documentazioni
fotografiche che ho tratto dalle cassette VHS
esaminate, copie in mio possesso, delle riprese
filmate dei luoghi visitati.
RUGgGIO
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Caro
Aldo
Ti
invio questo documento, che ho ricavato in parte
visionando le cassette VHS che mi
hai prestato, e parte facendo una ricerca
assai severa.
Gradirei
che questo elaborato fosse letto, corretto e
commentato da chi più di me se ne intende, quindi
rispedirlo al mittente.
Dovrai
informarmi dei nomi dei componenti la spedizione,
loro grado e titolo. Vorrei fare se mi riesce un
volumetto, come ho già fatto per
“La meteorite di Bagnone”. Se possiedi
alcune foto della giornata, mandamele che possono
servirmi per completare il tutto.
Da
te vorrei una paginetta introduttiva che spieghi chi
e come siete stati motivati ad organizzare e portare
a termine una così importante impresa di ricerca.
Saluti
a tutti e tanti auguri per un buon proseguimento
d’anno.
Cordialmente
e a presto, ciao.
Giovanni
Ruggeri
- Gennaio 2003
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Caro
Giovanni,
dando
ottemperanza a quanto gentilmente da te richiestomi,
ho sottoposto il tuo lavoro all’attenzione di un
accreditato studioso lunigianese di origini
genovesi, il Prof. Renato Del Ponte, storico romano
e non solo, autore di varie pubblicazioni tra cui ti
segnalo “ La religione dei Romani” ed un libro
sui Liguri che ha avuto non poca attenzione non solo
nell’ universo culturale lunigianese.
I
tempi della mia risposta si sono allungati, in
primis, per ricercare accuratamente una persona che
potesse valutare il tuo lavoro dettagliatamente e
con perizia, e poi per dare al succitato professore
il tempo di ben ponderare il tuo elaborato.
Ecco
che cosa è emerso:
la
tua ricerca pone le basi per un più dettagliato ed
articolato lavoro di studio ed un approfondimento
dei temi trattati. Essa può essere valutata come
l’inizio di un percorso scientifico di studi
partendo proprio dalla presunta esistenza di aree
sacre sui nostri monti
che, come ben sai, necessita di essere
confermata attraverso un più accurato studio, una
più penetrante indagine storica ed archeologica.
Da
studioso e uomo di mente scientifica quale sei,
sai perfettamente che una tesi per come
formulata non basta di per sé, necessita di una
dimostrazione su basi solide e dati scientifici, che
ne supportino la conformità al vero od
al verosimile.
In
definitiva, il tuo lavoro contiene spunti
interessanti che necessitano di essere
rivisti (in alcune parti), ampliati ed
approfonditi anche singolarmente (vedi, nelle parte
“ I PRIMI ABITATORI
”, i
riferimenti ai Liguri contengono delle inesattezze ;
che gli abitanti dell’Alta Lunigiana derivino dai
Celti (perlomeno in maniera così esclusiva) è
ancora tutto da dimostrare.
Si
potrebbe restringere il campo della ricerca a taluni
aspetti affrontati.
Ci
sono altresì alcune inesattezze,
che ti segnalo :
Nella
parte il “Dizionario”: il culto dei morti era
praticato sin dal paleolitico superiore e non dal
neolitico; Marija Gimbutas era professoressa di
origine lituana e non statunitense (Nessuno lo
contesta n.a.); le Statue-Stele della Lunigiana
è oramai dimostrato non avere affatto un
carattere o destinazione funebre; cavità
“dolmenica” e non “dolmitica”;
nella
parte “ I PRIMI ABITATORI
” da rivedere i termini “druismo”
da sostituire con “druidismo”,
“orgiate” forse orgie, “eritaggio” da
sostituire con “retaggio”; San Patrizio non fu
affatto un monaco di origine romana inviato apostolo
in Irlanda, ma era lui stesso irlandese (No?? n.a.);
i Romani non hanno voluto assolutamente
“imporre… la loro religione” a nessuno,
come è dimostrato più che a sufficienza dalla
critica più seria, e non potevano urtare contro una
credenza e pratica rituale detta pagana essendo loro
stessi pagani, questa parte è da rivedere;
Nella
parte “ AREA SACRA DI IERA” : i due solstizzi
del 21 marzo e del 23 settembre sono in realtà i
due equinozi;
cavità “dolmitiche” e “strutture muraniche
” sono espressioni poco chiare.
Da
curare e rivedere sono i riferimenti ai “culti
fallici” ed assimilati che nell’economia della
ricerca ricorrono un po’ troppo spesso; essi hanno
un loro significato innegabilmente,
ma che necessita di essere ben inquadrato e
contestualizzato non praticandosi solo rituali di
tale natura nell’antichità. Insomma tali rituali
erano solo una parte dei ricchi costumi religiosi
dei popoli dell’antichità.
Quanto
all’età preistorica, riti e culti legati alla
fecondità hanno avuto molta importanza, ma non si
praticavano solo culti di tal natura; eccessivo
appare generalizzare ed enfatizzare questo aspetto.
Salutandoti
con affetto e scusandomi ancora per il ritardo ma
per i motivi di cui sopra ti invio.... ed a presto.
ALDO
- 7 aprile 2003
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INTERVENTO
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Oggi
23 gennaio 2006.
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Il
Prof. Jean Franville, studioso di
toponomia nel contesto topografico; un
grande girovago ricercatore, è arrivato
al sito www.bagnonemia.it,
navigando su Internet, ha trovato:
Archeologia/Celti/Liguri, un argomento che
a lui interessava.
Trascrivo
il commento del Prof. J. Franville come me
lo ha fatto pervenire, anche se in
francese che è facilmente comprensibile,
sperando di farmi cosa gradita e lo ha
fatto; ed ecco come si esprime.
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Il
s'agissait pour moi de savoir ce que
l'archéologie avait découvert concernant
une civilisation que certains désignent
par "celto-ligure", expression
qui me paraît douteuse, non pas sur le
plan du développement d'une société
ayant emprunté à deux éventuelles
civilisations différentes, mais sur le
plan linguistique.
Or dans cette page que vous avez créée,
vous commencez par faire état du
scepticisme de certains érudits par
rapport au contenu de certains travaux que
vous leur aviez soumis, et vous citez
cette phrase d'un courrier reçu d'ALDO
MARGINESI d'après ce qui précède:
"nelle parte " I PRIMI ABITATORI
", " i
riferimenti ai liguri contengono delle
inesattezze che gli abitanti dell'Alta
Lunigiana derivino dai Celti (perlomeno in
maniera così esclusiva) è ancora tutto
da dimostrare".
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J'ai
pensé que votre hypothèse - restant à démonter,
il est vrai - méritait d'être un peu
mieux prise en considération puisque
moi-même - à partir d'études
toponymiques - j'ai cru découvrir que le
substrat le plus profond (peut-être) de
la toponymie de l'Apennin Ligure pouvait
bien être celtique (ex. tous les mots à
radical en penn- ou var/ver : cf
Dictionnaire de la Langue Gauloise de
Xavier Delamarre sub penno = tête, extrémité
ou sub varia, vera = cours d'eau ; autre
ex. genava = embouchure que ce
dictionnaire - fondé sur une très bonne
connaissance de la linguistique comparée,
de l'indo-européen, des langues
celtiques, etc.) rapproche de Genava (Genève)
et de Genua (maintenant Genova, Gênes).
Mieux, il fait apparaître qu'en Corse il
existe un mot typiquement celtique comme:
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"Tara-v-o"
qui signifie "là où l'on est
toujours près d'un endroit où on peut
traverser <la rivière dont il
s'agit> = la rivière qui se traverse
facilement. Il faut rapprocher:
- d'une part , pour la racine, le nom du
Taro - affluent du Pô qui part de ...
l'Apennin Ligure - , avec ici la valeur
active de "la rivière qui traverse
<le territoire>"
- d'autre part, pour le suffixe -(a)v-,
les noms - toujours dans l'Apennin Ligure
-de Varavo/ Veravo "là où l'on est
près d'un cours d'eau" (désigné
par le nom commun "vara" - cf La
Vara ligure - ou par son dérivé
"vaire" que l'on a dans
Pennavaire, forme locale de Pennavaira).
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[Il
est fort probable que les noms de rivière
d'origine celtique qu'on trouve en Corse
(cf la Gravona = <la rivière dont le
lit est plein de grève, de gravier) ont
été apportés par les Gênois, dont
chacun reconnaît que vers le milieu du
premier millénaire, ils parlaient une
langue ressemblant très fortement au ...
gaulois].
Q
: da dove è stato stimolato a scrivermi
questa sua lettera?
R : J'ai donc pensé que je devais vous
encourager à creuser dans une direction
qui pouvait être fructueuse et que
prendre contact avec vous me rapprocherait
de quelqu'un qui inversement pourrait
m'apporter des éléments allant dans le
sens de mes premières remarques
personnelles.
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Comme
je venais d'écrire (dans le même esprit)
à l'encyclopédie libre Wikipedia, j'ai
copié-collé le message que j'avais envoyé
à un de ses animateurs à propos des
deux-trois lignes qu'on y lit à l'article
Celto-ligure (au singulier) dont ceci
"le terme Celto-ligure est en perte
de vitesse" !
....
Enfin, à votre intention j'ai complété
("J'ajoute que ... <jusqu'à la
fin>") par un paragraphe où je précise
un peu le sens de ce que je dis sur le
sufixe -enc, tout en continuant à
argumenter dans la même direction.
E
continuando, anche se il Prof. Franville
dice di non pubblicizzare questa sua
ipotesi, io lo faccio lo stesso per
eccitare i lettori a fare delle
considerazioni.
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-------
une HYPOTHESE
(à ne pas
publier, parce qu'il faudrait la confirmer
par l'archéologie)--------(Vediamo se
c'è un Archeologo capace di controbattere
n.d.a.).
1)
En Ligurie
(et ailleurs) sont arrivés très tôt des
peuples parlant un vieux-celtique (avec
ses particularités, comme c'est sans
doute le cas aussi pour le vénète dont
la parenté directe ou indirecte avec le
celtique semble être admise).
[Pour
moi les "barene" vénitiennes
ont le même mots que les
"varennes" (bancs de sable,
terres alluviales inondables) des pays de
Loire et d'Allier mais d'un côté le w
initial devient v- et de l'autre b- :
alternance classique].
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2)
De nouveaux
migrants celtes arrivent vers le milieu du
premier millénaire dans ce qui deviendra
à partir de là la Gaule (Cisalpine
aussi, en y comprenant l'actuelle Ligurie)
et se fondent avec les premiers.
[C'est là que je compare
la situation des Armoricains (celtes
continentaux) voyant arriver d'autres
Celtes (venant de Grande-Bretagne, la
fusion ayant produit la langue bretonne :
Werran autre forme de *Warenna
(>varenne) devient Gwerran > Guérande
parce que, le w étant devenu Gw chez les
Britonniques, la langue des Celtes
continentaux d'Armorique suivra].
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3)
On comprend
en ce cas-là qu'on ait trouvé que la
langue des habitants de la Ligurie au sens
moderne présentait au Vº s. de notre ère
beaucoup de similitudes avec celle
des "Gaulois".
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Bien à vous. |
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Jean
FRANVILLE
42,
Ave d'Alsace - 55100 VERDUN (F)
Hauts
de Meuse - Dép. 55 -Vicino a Metz. Verdun
è attraversato dal fiume Mosa.
E-mail:
jean.franville@cegetel.net
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To:
Enrico
Calzolari
Sent:
Saturday, January 29, 2006 9:54 PM
Subject:
Re: Radici celtiche di toponimi nel libro
<Studi di Lunigiana>
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Non
ho trovato alcuna difficoltà a seguire le
ipotesi del prof. Franville. Mi sembrano
logiche.
Ci
mancano alcune informazioni circa l'epoca
in cui era ancora possibile attraversare
la Manica, prima dell'innalzamento del
mare di 110 metri. Guardando la carta
nautica delle Isole BRITANNICHE noto fra
il faro di Boulogne ed il faro di
Dungeness vi siano appena 20 metri (dico
venti metri).
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Quindi
si passava tranquillamente lo stretto di
Dover circa la metà del V millennio a.C.
Noi
abbiamo un simile problema con le prime
statue-stele che sono emerse con la
costruzione dell'Arsenale (di La Spezia
n.d.a.).
Essendo
state trovate a 12 metri di profondità a
quella quota vi era un'area sacra (gli
studiosi dell'Ottocento
pensavano ad un rotolamento, ma ciò è
impossibile).
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È
chiaro
che dopo, quando ciò non è stato più
possibile attraversare lo stretto, le due
culture madri si possano essere
parzialmente diversificate, e con esse la
lingua.
Nella
mostra "I Celti", fatta a
Palazzo Grassi nel 1991, la più bella
spada celtica esposta era quella di
Ameglia (meglios).
Nel
Caprione ci sono ancora, nonostante tutte
le distruzioni, i cabahns-cobhans, cioè i
cavanei.
Ci
sono ancora i cognomi Cabani-Cabano.
Cordialità.
Enrico
Calzolari
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RINGRAZIAMENTI
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Rringrazio
l' Ing. Aldo Marginesi per il suo
interessamento e per i preziosi consigli che
tengo nella debita considerazione, anche se
non tutti sono condivisibili, ma dopo una
lunga riflessiva ponderazione, mi sono
permesso di pubblicare il presente estratto
di queste mie ricerche.
Se
affioreranno lacune o contraddizioni, sono
sicuramente motivo di far discutere e
trattare meglio questo importante argomento,
che giace addormentato da millenni sulle
pendici del nostro Appennino.
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Ed
ecco, oggi 23 gennanio 2006, un primo
intervento importante ci viene dalla
Francia, dal Prof. Jean Franville, che
si è chiaramente qui sopra espresso.
Ringrazio il Professore per il suo
spassionato e utile intervento, che aiuta a
comprendere di più le origini della nostra
gente.
RUGgGIO
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Visionando
le cassette VHS di
una ripresa filmata circa una ricerca in sito diretta dal Prof. Enrico Calzolari,
verso la fine del '900, con un gruppo di appassionati
bagnonesi, ho estratto quanto segue.
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Nella
foto il Prof. E. Calzolari.
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|
a
cura di RUGgGIO
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L'INDAGINE
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Ciò
che, a mio avviso, caratterizza di più
l'uomo rispetto a tutti gli altri esseri viventi è
la sua voglia o la tendenza ad esaminare e di
analizzare in dettaglio il suo "environnement",
l'ambiente in cui si trova e vive.
Questa
volontà intelligente di voler addentrare nel
profondo di ogni cosa, e di voler analizzare in ogni
dettaglio tutto ciò che stimola la nostra curiosità,
è la causa dello straordinario progresso evolutivo
della nostra specie rispetto alle rimanenti,
sicuramente inferiori, ma essenziali e molto
importanti per l'uomo.
Queste
maniere o abitudini volitive, sono sempre state
compiute perchè volute; volute dall'uomo primitivo
come dall'uomo moderno.
La
nostra volontà intelligente, ci ha portati a
pensare, a ragionare, a trascrivere su qualsiasi
elemento, roccia, papiro, legno, carta, oggi
elettronica, tutto quello che si è riusciti a
pensare, a studiare, a calcolare, a capire, ad
inventare e creare.
Nel mondo
animale e vegetale, l'istinto che vige e che regola
i comportamenti di ogni creatura è essenzialmente
quello della sopravvivenza.
Ne
deriva che la maggior parte degli atti che le
creature compiono in natura sono esclusivamente tesi
alla propria conservazione: la giornata trascorre
principalmente alla ricerca di cibo, di rifugi
protettivi e accoglienti.
Le
"relazioni
sociali", se così
vogliamo definirle, sono ridotte a quelle che meglio
garantiscono l'autoconservazione, e non riguardano
che una parte degli esseri viventi; nella vita di
branco, per gli animali gregari, i rituali di
accoppiamento e di crescita della prole, esistono
solo in determinati periodi dell'anno e quasi
esclusivamente per fini riproduttivi, poi ciascuno
per se.
Per
l'uomo è diverso. Già dalle primissime origini
tribali, si sono tramandati ad oggi reperti e tracce
che denotano una volontà alla ricerca della
fabbricazione di utensili, fino
all'ottenimento di attrezzi sempre più raffinati;
al perfezionamento delle tecniche di caccia e
all'addomesticare ed allevare gli animali; al
seminare e coltivare i vegetali eduli, che
permetteva di procurare più facilmente gli
alimenti; la paura nei confronti dei fenomeni
atmosferici, sino a divenire padrone del fuoco per
illuminare il buio e fornire calore;
all'elaborazione di metodi per modificare anche
l'ambiente a proprio vantaggio, con lo scavo di
canali per portare acque irrigue là dove la natura
non ne conduceva, a creare zone di protezione per se
e per gli animali contro i predatori, i famosi "castellari";
salvare se stessi dalla paura del dolore e della
morte, alla ricerca di risposte al grande quesito
che sta alla base del mistero della vita.
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Il
primitivo sente maggiormente il dovere, ed
è importante, di ringraziare l'Eterno per
i raccolti lussureggianti, per la caccia
abbondante, per le condizioni climatiche e
atmosferiche dolci e favorevoli,
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per
essere ancora in vita nonostante le
insidie dei predatori.
Questi
ringraziamenti terminavano sempre con orge
spaventose; la grande voglia di ringraziare ed il
desiderio infinito di amare.
Ed
ecco il sorgere delle "are
sacrificali" del
tipo che andremo ad osservare e a descrivere nel
corso di questa ricerca, gli altari per immolare al
Dio supremo, in zone remote, in caverne, nei boschi,
negli anfratti o su alture scoperte per essere più
vicini al cielo.
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LA MORFOLOGIA DEL TERRITORIO
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Il
territorio della ricerca occupa una fascia di circa
15 Km² con la sua quota più bassa nella
"località sacra" sopra Iera (frazione del
comune di Bagnone) a 660 m circa s.l.m., lungo
la strada romanica per i Tornini e quella più
alta, sul sentiero CAI 118, sotto il Tecchio dei
Merli a 1300 m circa s.l.m..
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L'Appennino
Settentrionale visto da Bagnone
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Questa
fascia è divisa, nella sua parte mediana, dal corso
d'acqua del torrente Bagnone, che ha origine alla
confluenza del rio proveniente dai Tornini con il
canale che discende dalla Verzele, in località
capanne di Garbia.
L'area in
esame è coperta per la quasi totalità da boschi di
castagno, di cerro e di faggio; solo la parte sopra
i 1200 m circa è a pascolo, poi la nuda, specie nel
settore nord-occidentale. Non esiste alcun segno di
coltivazione, per cui gli abitatori erano dediti
principalmente alla pastorizia e all'allevamento del
bestiame.
La
coltivazione la troviamo sotto i 600 m, nella zona
di Iera e di Compione. Il territorio è delimitato
ad est dal torrente Bagnolecchia e canale dei
Ronchilunghi; ad ovest dal torrente Tanagorda; a
Nord dal crinale dell'Appennino settentrionale; ed a
sud dalla strada rotabile che collega i paesi di
Compione, Iera e Treschietto.
Il
territorio è ricco di sorgenti di acqua purissima,
anche ad alte quote, quindi propizio ad ospitare
uomini ed animali.
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È
questa la prima statua-stele
ritrovata in Lunigiana Antica, il
29 dicembre 1827 a Villa di Novà,
comune di Zignago, provincia di La
Spezia.
Attualmente
si trova nel Museo di Archeologia
Ligure di Villa Durazzo
Pallavicini a Genova Pegli.
Diversi
studiosi si sono azzardati ad
importanti considerazioni, perchè
questa Statua-stele, che sul
tronco non sono visibili nè le
braccia nè alcun tipo di arma,
sul lato destro e porta incisa una
iscrizione che si legge dall'alto
in basso.
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I
caratteri, che poi si perdono
nella fase successiva (secoli
III-I a.C.), sono il leponzio,
usato per notare il gallico;
il lepontico come lingua celtica.
Questo alfabeto è legato alla
"cultura di Golasecca"
ed è qui utilizzato per scrivere
una parola celtica.
Il
Lejeune, uno dei maggiori studiosi
di linguistica celtica, ha potuto
dimostrare definitivamente come
il lepontico sia una lingua
celtica. Si sono potute
individuare, nel corso
dell’evoluzione del celtico
precedente all’invasione del 400
a.C., due
diverse stratificazioni, la prima
leponzia, la seconda gallica,
quest’ultima parzialmente
sovrapposta alla precedente.
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http://www.laliberacompagnia.org/pubblicazioni/qp_pdf/qp_10.pdf
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Essendo
qui l'immagine adagiata, la si
deve leggere da destra a sinistra.
Ed
ecco come è stata ritracciata,
semplificandone i tratti:
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C'è
chi afferma che la Statua-stele di
Zignago sia stata trasformata
posteriormente in cippo con
l'aggiunta dell'iscrizione in
caratteri etruschi.
Con
il ritrovamento di altre numerose
Statue-stele, che oggi raggiungono
un numero importante, hanno
riaperto la convinzione che questo
tipo di monumento avesse carattere
funerario.
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Secondo
il Prof. Jean Franville, da Verdun
in Francia, studioso di toponomia,
riferendosi a quanto ho pubblicato
più sopra considerando la lettera
che mi ha inviato l'ing. Aldo
Marginesi, mi scrive testualmente
quello che io qui di seguito
riproduco.
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DIMOSTRAZIONE
SCENTIFICA
A
cura del Prof. Jean Franville
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VOTRE
POINT DE DEPART (que M. Aldo
Marginesi considère comme une
hypothèse restant à démontrer
et à laquelle il ne croit guère)
EST JUSTE.
J'ai
dit moi aussi que cela restait
à démontrer (parce que je suis
prudent) mais elle m' a toujours
paru très plausible et maintenant
je vais, en me fondant sur des témoignages
scientifiques irréfutables, vous
en faire la DEMONSTRATION,
qui confirme ce que je supposais,
moi aussi, à partir de la
toponymie de la région.
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Source
: Les Celtes de Henri Hubert,
Bibliothèque de l'Evolution de
l'Humanité (ed. Albin Michel),
Chapitre "Les Celtes
sur le continent à l'époque de
Halstatt" [Civilisation du
"premier âge du fer" où
les Celtes ont joué un rôle prépondérant
dans la région où ils étaient
alors installés et qui commence
vers le IXº s. avant notre ère
dans ce "foyer" de
l'intérieur du continent <je
laisse donc pour le moment de côté
le territoire de ce qui deviendra
l'Italie>. A cette
civilisation de Halstatt, succèdera
la civilisation laténienne (du
site de La Tène) qui est celle du
"deuxième âge du fer"
commençant, elle vers le Vº siècle
avant notre ère <vous
remarquerez que je ne parle pas
non plus de la question des
langues (et encore moins des
ethnies, notion déjà complètement
dépassée d'ailleurs, vu les
brassages de populations qui sont
très tôt intervenus au niveau du
"foyer" celtique et tout
autour)>].
Sur "la
présence de Gaulois (1) en Italie
avant le IVº s.", après
avoir dit "Ils n'y SERAIENT
descendus que quelques années
tout au plus avant la bataille de
l'Allia" (vers 390), l'auteur
dit:
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"LA
QUESTION SE PRESENTE MAINTENANT
TOUT AUTREMENT".
"On
a découvert en 1827, à Zignago,
dans la vallée de la Vara, le
principal affluent de la Magra qui
débouche dans
la Méditeranée au
Sud du Golfe de la Spezia, un
cippe surmonté d'une tête
très
grossièrement sculptée et
portant une inscription en caractères
étrusques <attention il s'agit
simplement de transcription dans
tel ou tel alphabet, J.F.>,
gravée de haut en bas, qui se lit
Mezunemusus.
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Une série
d'autres cippes de même
silhouette ont été découvertes
dans la même région." (L'alta
Lunigiana Antica, n.d.a.).
Après,
l'auteur démontre que, même s'il
y a une évolution visible de
l'une à l'autre, toutes ces
cippes appartiennent à la même
culture et que "aux
particularités de leur armement ON
A RECONNU DES GAULOIS",
<ici les détails
significatifs>.
Et il continue
: "Si les figurines étaient
gauloises, l'inscription devait l'être
aussi. On avait d'abord cherché
à l'interpréter par l'étrusque,
avec un plein insuccès".
<Vient ici une analyse
linguistique incontestable qui
prouve qu'en fait le mot Mezunemusus
est gaulois et signifie "celui
qui prend soin des emplacements
sacrés" ou "qui
les mesure" (en
fait, ce sont deux sens complètement
liés et le gaulois avais une
racine *me(n)dh* utilisée au
sens propre et figuré de "prendre
toutes les mesures nécessaires
pour que tout aille bien">.
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L'auteur
conclut :
"L'essentiel
est que le mot soit
celtique et que la présence
des Celtes sur la côte
de Ligurie, dans les
vallées de la Vara et
de la Magra, soit attestée
par un groupe de
monuments certainement
apparentés,
vraisemblablement
contemporains".
Pour
la date, il ajoute
"leur date est
indiquée par celle de
l'épée figurée sur
les stèles" et il
prouve en les étudiant
que ce sont des épées
appartenant à
lacivilisation de
Halstatt antérieure à
celle de la Tène, qui
est celle où on a situé
longtemps par erreur
l'arrivée des premières
tribus Celtes en Italie.
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D'où
cette déduction : "IL
FAUT CONCLURE QUE LES GAULOIS SONT
DESCENDUS EN ITALIE PLUS TÔT
QU'ON NE LE CROIT
GENERALEMENT" donc
bien plus tôt que l'expédition
dont faisait partie Brennus et qui
a fait si peur aux Romains; des
Gaulois sont arrivés bien avant,
peut être pas sous forme d'expédition
militaire, à une époque à
laquelle l'auteur donne
"comme dates extrêmes, 700
à 500 avant Jésus-Christ".
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Et
les traces découvertes sont
des monuments que vous connaissez
bien, je crois, et qui ont été découverts
dans un pays qui est bien près
du vôtre, au Sud de l'Apennin
Ligure.
Pas
étonnant que la toponymie avec
les Penna, Vara, Pennavaira
renvoie à un substrat celtique !
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(1)
Mieux
vaudrait parler de Celtes au sens
de peuples héritiers d'une
certaine langue, culture et de
tels ou tels traits de
civilisation, tout cela lié
bien sûr aux temps et aux lieux
des dispersions et aussi aux
contacts, fusions peut-être
parfois, etc. (J.Franville.)
E-mail: jean.franville@cegetel.net
ou jean.franville@wanadoo.fr
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ANTICHE
CULTURE
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Databili
a questo periodo (tra il VII e il
VI secolo a.C.) sono altre
sette statue stele (oggi
se ne contano oltre ottanta,
n.d.a.)
rinvenute in
Lunigiana e quasi certamente
utilizzate come segnacoli tombali.
In esse è possibile identificare
corte spade ad antenna, tipiche
della Cultura di Hallstatt, asce a
lama rettangolare in uso in
Etruria, dalla metà circa del VII
alla metà e poco dopo del VI sec.
a.C., giavellotti portati a due a
due, secondo un uso anch’esso
attestato in Etruria a partire
dall’VIII-VII sec. a.C., ma
soprattutto due iscrizioni,
databili a un periodo non
superiore alla prima metà del VI
sec. a.C., che il linguista
francese M. Lejeune definisce come
la prima documentazione scritta
del ligure.
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Tutto
ciò in ogni caso avviene in una
sorta di continuità col passato,
anche se la produzione delle stele
antropomorfe, ma ciò potrebbe
essere dovuto solo alla parzialità
dei ritrovamenti, sembrerebbe
ferma da alcuni secoli; esse in
almeno due casi (Zignago, Filetto
I-Bagnone), denotano evidenti
agganci allo stile precedente e la
loro presenza coabita
tranquillamente con le più
antiche, che sicuramente ancora
visibili, vengono lasciate al loro
posto, come invece non avverrà
alcuni secoli dopo. Sulle parziali
similitudini coi Celti, è già
stato fatto notare come,
l’espandersi della Cultura dei
Campi d’Urne, le passate
comunanze etniche e soprattutto
due millenni di scambi commerciali
e culturali (fin dall’Eneolitico
la valle del Magra e il passo
della Cisa, sono stati il percorso
preferenziale per congiungere
l’Europa Centrorientale al
Tirreno), difficilmente non
possano non aver accomunato, anche
linguisticamente, le popolazioni
liguro-padane
con quelle immediatamente a nord
(Celtiche).
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Emilio
Sereni ci da una lucidissima
illustrazione di questa nuova
genesi: “Anche a prescindere dai
contatti e dalla mescolanza di
popolazioni celtiche e liguri,
documentabili per l’epoca
storica, non è da escludere, anzi
sembra da ritenere probabile, una
partecipazione di tribù, poi
confluite nell’ethnos ligure
storico, alla formazione
dell’ethnos gallico, anche
all’infuori delle regioni della
Francia mediterranea. I dati
archeologici sembrano ormai
confermare che quest’ultimo si
sarebbe venuto configurando, nella
Prima Età del Ferro, nel settore
occidentale (rodano- renano)
dell’ampia area dominata dalla
cosiddetta “Cultura
di Hallstatt”, per poi
precisarsi nella Seconda Età del
Ferro (Cultura di La Tène), nella
quale l’elemento etnico celtico
appare oramai più esattamente
identificabile”.
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www.laliberacompagnia.org/pubblicazioni/qp_pdf/qp_10.pdf
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Le
statue-stele
ritrovate
nella vallata appenninica solcata dal
torrente Bagnone
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Descrizioni
1
- Statua-stele Bagnone A - la più alta
stele ritrovata in Lunigiana, misura m 2,14
d'altezza.
Il
piccolo pugnale ci fa identificare
l'antica civilizzazione Hallstatt.
2
- Statua-stele Bagnone B - faccia con
dischi in rilievo.
3
- Statua-stele Bagnone C - faccia tipo
Reusa.
4
- Statua-stele Filetto A - stele di tipo
Reusa con ascia e dardi dell'età del
Ferro.
5
- Statua-stele Filetto B - una delle
statue-stele (Bocconi) più interessante
per la ricchezza di attributi che la
caratterizzano. Ascia e pugnale ad
antenne, mani e piedi ben definite. É
datata attorno ai secoli
immediatamente precedenti la
romanizzazione.
6
- Statua-stele Filetto C - frammento della
parte superiore di una grande stele,
rappresentata nella sola parte centrale.
7
- Statua-stele Filetto D - Testa, collo e
spalla destra di una stele di grandi
dimensioni. Il volto ad U è molto
tondeggiante, ed è tra due coppelle,
forse gli orecchi.
8
- Statua-stele Filetto E - Testa
tondeggiante di una probabile statua
stele. Il naso separa i due occhi ben
tracciati. Non si nota nè la bocca nè il
collo.
9
- Statua-stele Filetto F - ricomposta da
R. Formentini con due frammenti rinvenuti
a Filetto. La parte bassa è molto simile
a Bagnone A con pugnale e frangia.
10
- Statua-stele Treschietto - femminile dai
seni prominenti ed il collare a linene
parallele.
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Visita
a Pontremoli, nel Castello del Piagnaro,
il Museo delle Statue-stele della
Lunigiana.

www.lunigiana.com/pontremoli/stele.htm
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Dato
l'argomento che stiamo trattando, è bene iniziare
con un piccolo dizionario che dia sicurezza alla
lettura di termini spesso inusuali, che si adottano
per descrivere e spiegare concetti e realtà che
adiamo ad incontrare nel corso del presente esposto
archeologico e ambientalista, e che usiamo per
spiegare quanto descriveremo nel corso della
presente visita a siti preistorici esistenti sul
nostro territorio.
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DIZIONARIO
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Grande
diffusione ebbero i segni
fallici nelle
figurazioni sacre, proprie delle antiche
religioni dell'America Centrale e dell'India,
ove gli emblemi dei due organi (lingua, yoni)
simboleggiano il dio Siva e la consorte.
In
Roma fu il dio Fascino che personificò
fallo, e
carattere fallico ebbe il culto di altre
divinità,
quali Talassio, la Bona Dea, ecc.

Ara
sacra = zona di
culto, altare, ara pacis romana.
Cavità
dolmitica =
anfratto, pertuso naturale o realizzato
dall'uomo o da
animali, ricavato nei
dolmen (V.) preistorici.
Coppella
= Conca, crogiolo, vaschetta.
Canalicoli
= Canalette scolpite nella roccia per
convogliare liquidi.
Culto
fallico, lo si riscontra in molte religioni
antiche, o comunque primitive, culto degli
organi sessuali, specialmente maschili, come
divino simbolo di fertilità, o di divinità
fecondatrici.
Dolmen
= Dal
bretone = tavola di pietra. Consiste in una
grande tavola orizzontale sostenuta da tre o più
pietre infisse verticalmente nel suolo. Tipo di
monumento preistorico, proprio dell'età
neolitica e degli inizi di quella eneolitica. Si
associano ai Dolmen anche i Menhir (V. sopra
Statue -stele), questi monumenti possono avere
dimensioni diverse e possono essere naturali o
creati dall'uomo.
Età
neolitica = Periodo della preistoria
umana, caratterizzato dagli utensili e dalle
armi di pietra levigata, detto neolitico in
contrapposto a paleolitico o della pietra
scheggiata. Nella civiltà neolitica l'uomo non
si addestra solo alla lavorazione delle pietre
dure, ma impara a foggiarsi e a cuocere vasi d'argilla, addomestica e alleva
bestiame,
costruisce ricoveri, semina piante futili,
pratica il culto dei morti cui da sepoltura.
Fallo
= (dal greco phallòs, membro virile) organo
genitale maschile, simbolo pagano di divinità
fecondatrice, simbolo dei poteri generativi
della natura, o della fecondità, al quale Greci
e Romani dedicavano un culto (culto fallico o
fallicismo), spesso orgiastico come nei Misteri
dionisiaci. In
Grecia il
fallo, sotto forma di
tirso, era
portato in processione nelle feste del Dio
Dionisio; divinità fallica fu Priapo, e culti
fallici ebbero anche Demetra ed Ermete.
Falloforia
= Festa con la quale, nell'antico Egitto, si
celebrava il ricupero del fallo di Osiride per
opera di Iside.Presso i Greci, processione in
cui veniva portato giro il simulacro fallico,
simbolo della fecondità; il rito si rifaceva al
culto di Dionisio.
Falaloforo
= Ministro delle orge che negli antichi riti
fallici portava il fallo, simbolo della
fecondità.
Menhir
= Dal celtico = pietra lunga. É un tipico
monumento megalitico, formato da una grande e
rozza pietra parallelepipeda a forma allungata e
infissa verticalmente nel terreno; per cui i
menhir sono anche detti pietre fisse. Da noi in
Lunigiana, sono numerosi quelli ritrovati, e
quasi tutti
scolpiti. É probabile che tali
monumenti, forse a carattere funebre o
commemorativo, risalgano agli albori dell’età
del bronzo; sono chiamate Statue stele della
Lunigiana e se ne annoverano un' ottantina tutte
ben catalogate.
Soglio
= Pietra di forma concava, sulla quale
sedeva il Falaloforo o il Grande Sacerdote
celebrante. Esempio il Soglio di Pietro; l'Assistente al Soglio è un alto dignitario del
Vaticano; stà anche per trono.
Antropologia,
è la scienza che studia l'uomo in generale nei
suoi caratteri specifici e nei rapporti col
resto della natura.
Archeoastronomia,
è la disciplina che, attraverso l'analisi di
reperti quali le incisioni su pietra, i
monumenti orientati astronomicamente o gli
antichi codici e annali, studia le conoscenze
astronomiche dei popoli antichi.
Simboli
fallici, sono diffusi soprattutto in luoghi
di carattere religioso. Essi compaiono ad
esempio come elementi di rito come le coppelle
di decorazione alle pareti dei pozzi sacri,
sotto forma di teste taurine, spesso associati
con l'elemento femminile; sempre nei pozzi sacri
sono presenti anche nei vestiboli, sotto forma
di betili, pilastrini o steli.
Tirso,
è il bastone sormontato da un intreccio di
foglie d'edera, proprio di Dionisio, dei satiri
e delle baccanti che ne formavano il corteggio.

Marija
Gimbutas nacque a Vilnius in Lituania nel
1921. Nel 1949, scappando dal regime sovietico,
si rifugiò negli Stati Uniti dopo aver
conseguito nel 1946 il dottorato in Filosofia
dell’Archeologia presso l’Università di
Tubingen in Germania. Professore
universitario statunitense in Archeologia,
Antropologia a Los Angeles in California.
Importanti sono i suoi studi e le sue sue
ricerche. E’
morta a Los Angeles il 2 febbraio del 1994. Verrà
ricordata per il suo brillante intelletto, per
la sua generosità e visione appassionata e
originale.
Marija
Gimbutas (1921-1994) was Professor of
European Archaeology at the University of
California, Los Angeles, and Curator of Old
World Archaeology at what is now the Fowler
Museum of Cultural History. She published twenty
books during her long and distinguished career.
She presents old world European culture as a
goddess worshiping/matrilineal culture.
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http://www.tmcrew.org/femm/storiadelledonne/vitaopera.htm |
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Torna
all'inizio
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Il
Prof. Jean FRANVILLE risponde ad
una mia precisa domanda:
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|
"Est'
il vrai, ou pas vrai, que les
habitants d'Aute Lunigiana sont
de dérivation ou
d'infiltration celtique ???"
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Des
éléments de réponse se
trouvent déjà là, dans cette
page Internet qui annonce des réponses
plus complètes encore :
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http://citeres.univ-tours.fr |
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J'ai
trouvé cela en faisant simplement
sur Google "Culture de
Golasecca" (avec les
guillemets). Je vous invite à en
faire autant, car les extraits
d'autres sites qui apparaissent
sont significatifs.
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|
D'ailleurs
cela vous fera certainement
revenir au N° 10 de la revue
"Quaderni Padani", p.
38, puisque sous l'ALPHABET
que vous avez mis en marge de
votre site avec en légende
<<L'alfabeto
"Leponzio">>, on
lit très exactement
<<L'alfabeto
"Leponzio", della
cultura di Golasecca>>. Si
cet alphabet est dit aussi "étrusque",
c'est parce que les Etrusques
aussi s'en sont servi pour
transcrire leur propre langue,
mais ce qui compte d'abord, c'est
de savoir quelle langue a été
transcrite ici ou là dans tel ou
tel alphabet (ainsi les
Gaulois plus tard se sont servi de
l'alphabet latin, de l'alphabet
grec et ... de cet alphabet lépontique
dit aussi étrusque ! ).
|
|
Pour
la LANGUE, vous avez vu
à la même page que le mot
"lépontique" est employé
aussi (mais c'est recréer les mêmes
ambiguïtés en sens inverse) pour
désigner une langue
puisqu'en-dessous de l'image de
cet alphabet on lit en titre
"Il lepontico comme lingua
celtica" suivi de "Il
lejeune, uno dei maggiori studiosi
di linguistica celtica, ha potuto
dimostrare definitivamente come il
lepontico sia una lingua
celtica". Je préfére la
phrase "Allo stato delle
conoscenze attuali,sembra
confermato dunque que i
Golasecchiani del VI-V secolo a.C.
parlassero un dialetto di tipo
celtico", en ajoutant
"et qu'ils ont utilisé pour
la transcrire un alphabet dit lépontique,
qui sera utilisé aussi plus tard
par les Etrusques et les
Gaulois pour transcrire leur
langue respective".
|
|
Ce
qui est fondamental pour nous,
c'est que c'est ce même alphabet
qui, sur la statue-stèle de
Zignago, a servi a transcrire un
mot qu'on a déchiffré comme
celtique (et non étrusque !). Il
ne s'agit pas non plus du Gaulois parlé
par ceux qui se sont installés
en Italie du Nord au IVe s. (même
si les langues étaient étroitement
apparentées, puisque toutes deux
celtiques) mais de
"celtico precedente
all'invasione del 400 a.C."
(même page). [Pas étonnant
puisse que la culture de Golasecca
est lié à la civilisation de
Hallstatt, antérieure à
celle de La Tène (Les épées des
statues-menhirs renvoient aussi à
la civilisation de Hallstatt)].
|
|
Bref,
il y a eu dans certaines régions
d'italie une pénétration
celtique très ancienne, qu'elle
ait été purement culturelle ou
ait pris la forme d'une invasion
(Tite-Live - Ab urbe condita
libri, V, 34 - parle d'une première
invasion ayant précédé celle
des environs de l'année 400
).
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|
Le
rapprochement des deux aspects
(linguistique et archéologique)
montre qu'il y a un lien très étroit,
entre usage d'une langue de la
famille celtique et appartenance
à cette civilisation de
Hallstatt. Et ce lien s'est
manifesté en Italie même (en
particulier à travers la culture
de Golasecca mais aussi dans
d'autres régions comme celle de
Zignago). C'est ce qui ressort
aussi de l'annonce de thèse qui
est faite sur la page
Internet citée tout en haut.
|
|
Cest
un peu difficile, mais il faut
surtout éviter la confusion entre
alphabet et langue (les langues
qui n'en avaient pas, s'étant
servi de l'alphabet d'autres
langues, plus ou moins adapté à
leurs besoins). Même le grec, à
l'origine, a emprunté son
alphabet !
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Jean
Franville
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12
mars 2006
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Localizzazione
La Meuse
La Francia
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Attualmente
gli studiosi chiamano Archeoastronomia,
(taluni preferiscono Astroarcheologia o
Paleoastronomia), la scienza che studia i
reperti archeologici.
L'Archeoastronomia
è lo studio della pratica e dell'uso
dell'Astronomia tra le antiche culture del
mondo basato su tutte le forme dell'evidenza
scritta e non scritta (A. Aveni).
È
una scienza interdisciplinare che coinvolge
l'Astronomia, l'Antropologia, l'Archeologia,
la storia, l'epigrafia ed in genere lo
studio dell'antichità.
L'Astronomia
accompagna l'uomo fin dalle sue origini, sia
perché l'osservazione del cielo si è
rivelata essere uno strumento potente di
sopravvivenza e di sviluppo per il
raccoglitore ed il cacciatore.
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Prof.
Enrico Calzolari
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Presidente
dell'Associazione Ligure per lo Sviluppo
degli Studi Arcoastronomici
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(A.L.S.S.A.)
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Membro
della Società Italiana di
Archeoastronomia (S.I.A.)
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e.calzolari@acamtel.com
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Gli
scopi che l'A.L.S.S.A. si
propone sono lo studio, la ricerca, la divulgazione
e la pubblicazione in campo Archeoastronomico.
La
struttura multidisciplinare di questa materia si
studio, oltre alle ovvie conoscenze basilari di
astronomia, visuale e di posizione e di archeologia,
prevede l'utilizzo di altre discipline ad esse
collegate quali: la geologia, la geofisica, la
toponomastica, l'etnografia e la storiografia.
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I PRIMI ABITATORI
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I
nostri predecessori neolitici, forse i primi
abitatori della nostra regione la Lunigiana,
certamente costituivano una tribù del popolo dei
Liguri. Il nome Liguri è documentato da vari
scrittori classici greci ed ellenistici, ma spesso
in modo fantasioso. Notizie più attendibili
ricaviamo dagli scrittori latini; purtroppo essi ci
documentano un periodo ormai recente della storia
dei Liguri, prossimi a spegnersi o già fusi con
altri popoli invasori.
La vita
di tipo neolitico condotta da queste popolazioni
continuò probabilmente indisturbata, nonostante una
successiva intrusione di popolazioni celtiche,
provenienti dalla Francia. E' sempre però difficile
differenziarli completamente dagli antichi popoli
dell'Europa meridionale: della Spagna (Iberi), della
Francia e della Svizzera del sud, dell'Italia
settentrionale e centrale.
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MUSEO
DEL CASTELLO
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Castello
di San Giorgio
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La
Spezia
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http://www.castagna.it/sangiorgio/Castello/Pagina1.htm
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Ci
restano dei Liguri alcune iscrizioni, che
risentono però di influssi iberici, etruschi,
veneti, celtici. Probabilmente in età
preistorica questo popolo può aver avuto una
grandissima diffusione (qualcuno pensa alla
Sicilia, alla Sardegna, al mare del Nord), ristrettasi
poi lungo l'arco dell'Appennino settentrionale,
sui due versanti delle Alpi occidentali, fino alla
valle del Rodano ad occidente e a quella del Po ad
oriente. Non sapendo esattamente chi
fossero, alcuni studiosi li considerano di razza
indoeuropea, altri di razza mediterranea, il che
è forse più accettabile, anche se ci basiamo
sull'aspetto dell'odierno tipo liguri o sui pochi
elementi linguistici rimasti.
http://www.archeoge.arti.beniculturali.it/liguri/liguri/ferro.htm
La
storia della popolazione della bassa Lunigiana, con
a capo Luni è nota ed è abbastanza ben
documentata, mentre quella dell'alta Lunigiana
lascia aperte discussioni a possibili e indubbie
infiltrazioni di popoli Celti.
Per
oltre dieci secoli, a partire dall'ottavo prima di
Cristo, la civiltà celtica ha dominato l'Europa ed
ha influenzato le culture e tradizioni di tutti i
popoli indo-europei, dai Pirenei al Caucaso, dal Mar
del Nord al Mediterraneo.
|

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Statua-stele
n. 11
BAGNONE-A
È
scolpito, stilizzato, un pugnale costolato
di stile celtico, tipico dettaglio che si
ritrova spesso sulle statue-stele della
Lunigiana e che ci fanno pensare alla
civilizzazione Hallstatt.
Si
noti la "frangia" o fascio di
raggi che emana dal pugnale e le due mani
con incise le cinque dita.
|
Questo
grande popolo guerriero, dell'età
del ferro,
é riuscito, grazie al suo sistema
politico-religioso chiamato "druismo" ed
alla sua unica fonte linguistica ad unificare
culturalmente le differenti etnie che lo
componevano.
Erano
di statura piuttosto alta e di bionda capigliatura
e, al dire degli storici, estremamente volubili di
carattere e amanti della guerra e della caccia.
Le popolazioni celtiche erano organizzate in
"Clan"; tra essi primeggiava il corpo
sacerdotale dei "Druidi", organizzazione
legata da particolari vincoli ed esercitante
pratiche segrete.
I
Celti contavano i giorni da un tramonto all'altro ed
il loro ciclo di calendario si basava su quello
delle stagioni. L'anno si divideva in due grandi
periodi stagionali: l'estate e l'inverno, che erano
sottolineati da riti di passaggio, da grandi feste
dove si succedevano rituali e allegria.
Il
1
maggio
celebravano l'arrivo dell'estate da loro detto "Beltaine"
praticando riti di fertilità, suscettibili
di stimulare la terra e la natura.
Il
31 ottobre
invece, segnava la fine della bella stagione,
l'arrivo dell'inverno e la fine dell'anno, era da
loro detto "Samhuin".
I
Celti associavano l'onnipresenza della morte al
periodo di letargo della natura e praticavano
durante la notte del Samhuin, tutti i riti che a lei
si allacciavano e coincidevano.
Era
questa, nel ciclo annuale celtico, una festa di
primaria importanza, la fine di tutte le attività
agresti. I raccolti e le messi dovevano essere
depositati per la conservazione, gli animali
dovevano essere rientrati dai pascoli estivi, la
legna tagliata ed accatastata, tutti i lavori di
manutenzione terminati. I membri della comunità, a
lavori completati, dovevano assistere tutti, alle
celebrazioni del Samhuin; chiunque fosse assente
avrebbe corso il rischio di morire prima del levarsi
del sole.
La
notte del Samhuin segnava il passaggio al nuovo
anno, quindi per poter effettuare con tranquillità
spirituale questo passaggio, ognuno doveva aver
regolato i suoi conti, rimborsato i debiti e
completate tutte le sue responsabilità ed
abbligazioni sociali e comunitarie. Tutti i litigi
di ordine economico, sociale, politico, giuridico o
religioso dovevano essere aggiustati o giudicati
oppure dovevano aver trovato un accordo
soddisfacente.
Anche
i Druidi, grandi giudici, arbitri e detentori del
sapere, dovevano consigliare i capi o riunirsi in
consiglio e deliberare sugli affari di stato.
I Celti entravano quindi nella festa con tranquillità
d'animo e di spirito, nelle migliori disposizioni
possibili affinché il destino sia loro favorevole.
Grandi decisioni venivano prese quella sera: si
decideva di dichiarare guerra al popolo nemico, di
partire per un lungo e periglioso viaggio.
Nella stessa notte i Celti rendevano omaggio ai loro
morti e credevano nell'apertura e nella
comunicazione tra il mondo dei viventi e quello dei
defunti. Solo in questa notte gli spiriti e gli
uomini potevano riincontrarsi; le barriere che
normalmente li separavano non esistevano più.
Questa
credenza del libero trapasso tra i due mondi é la
realtà del pensiero celtico nei confronti dei
deceduti. Solo durante le cerimonie del Samhuin, i
due mondi si confondevano e si mescolavano.
In
ogni casa, approfittando dei freschi raccolti,
veniva preparato un festino per onorare le anime dei
propri cari e dei defunti tutti. Le entrate delle
case venivano bene illuminate con torce e fuochi,
per far sapere agli spiriti erranti che un pasto era
loro offerto. Apro una parentesi per sottolineare un
mio ricordo, che penso lo si possa mettere in
parallelo alle usanze di derivazione celtica. Prima
della guerra 1940/1945, mia nonna, e molte altre
famiglie abbienti del mio Paese, erano use preparare
grandi ceste di pagnotte casarecce, chiamate
"il pane dei morti" che venivano
distribuite ai più poveri, che si recavano a
bussare alla loro porta. Di questa tradizione rimane
ormai solo il ricordo di noi che a quel tempo
eravamo bambini.
I
Celti credevano che Teutatès, dio dell'al di là,
liberasse le anime dei defunti dell'anno per
permettergli di ritornare un'ultima volta nelle loro
famiglie, al fine di ritrovare calore e riconforto.
La
carne di maiale, animale sacro, era ritenuta cibo
dell'immortalità; l'alcool ricopriva un gran ruolo
durante queste divinazioni di ringraziamento. I
guerrieri galli e irlandesi, si sfidavano a chi
beveva più birra, perché bevuta così, assicurava
loro l'immortalità.
D'altronde
la cultura celtica non utilizzava la scrittura per
assicurarsi la trasmissione del suo sapere e delle
sue tradizioni. L'eritaggio culturale tramandato da
una generazione all'altra era affidato agli
insegnamenti e alla memorizzazione dei Druidi. Le
conoscenze che noi abbiamo riassunto circa la
civilizzazione celtica, sono fondate sulla memoria e
sul recitativo di alcuni Paesi, dalle cronache
storiche greche e romane, su dati archeologici e
dalle loro analisi. Le descrizioni dei riti e dei
Druidi, qui riportate, sono state trattate da grandi
specialisti in materia dei quali Anne Ross, Romulus
Vulcanescu, e dagli storici Tacito e Cesare.
In
un articolo, Romulus Vulcanescu descrive i Druidi:
"I
maghi e i preti dei Celti e dei Daci portano dei
cappucci bianchi a forma di cono e delle maschere
quando sfilano in processione cerimoniale nei luoghi
sacri in foresta o in montagna oppure quando
praticano i riti di passaggio e di
consacrazione".
Durante
la loro espansione territoriale, i Romani hanno
voluto imporre le loro leggi e la loro religione, ma
hanno urtato contro una credenza ed una pratica
rituale detta pagana solidamente ancorata al cuore
della cultura e dell'anima celtica. Inoltre la
romanizzazione non é riuscita a soggiogare oltre
certe frontiere; risultò fattibile sul continente e
negativa sulle isole.
La
denuncia scritta da Cesare sui sacrifici umani e da
altri cronisti del tempo, era fatta per screditare
il rituale pagano, ed era diretta a valorizzare il
rituale romano. Fu così che il rituale romano che
onorava ai primi di novembre Pomona, la dea del
frutti, venne rapidamente gemellato con quello di
Samhuin perché anche lui celebrava l'abbondanza dei
raccolti.
La
dove l'espansione romana si é arrenata, il
cristianesimo ha riuscito meglio. Il monaco Patrick,
cristiano di origine romana, nato a Kilpatrick in
Scozia nel 387; dopo un lungo girovagare, fu inviato
apostolo in Irlanda. Approfittando della sua cultura
scientifica e teologica, invece di dare la caccia e
perseguitare i Druidi, ha convinto alcuni di loro a
passare sotto la bandiera cristiana, permettendo
scambi di insegnamenti.
Santificato,
S. Patrizio é oggi il patrono d'Irlanda.
http://www.irlandia.it
/san_patrizio.htm
|
Il
papa Gregorio I, nell'anno 601, promulgò
un celebre editto secondo il quale:
"era meglio cercare di non spodestare
i costumi e le credenze pagane, ma di ben
servirsene gemellandole ai riti
cristiani".
Il
papa Bonifacio IV, consacra nel 609
l'antico tempio pagano, il Pànteon di
Roma (ara mater), popolarmente detto la
Rotonda, che diviene una chiesa cristiana,
dedicata alla Vergine Maria ed ai Martiri.
Più
tardi, nel 835, il papa Gregorio IV
consacra la giornata del 1 novembre a
tutti i Santi e Martiri. Impone
l'osservanza della festa e della vigilia
(31 ottobre) per cercare di cancellare la
persistenza delle celebrazioni della
Samhuin.
In
fine, verso il 1000 il padre superiore
dell'abazzia di Cluny, l'abate Odilon,
istituisce per il suo convento la festa
dei morti il 2 novembre. Estese questa
regola alle altre abazie benedettine, così
che alla sua morte, nel 1048, il rispetto
del giorno dei morti fu conosciuto in
tutta Europa.
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Ci
si trovava nel pieno oscurantismo, ci si opponeva
alla diffusione della cultura e dell'educazione
popolare. E siccome i sermoni religiosi non
riuscivano a spiegare tutti i misteri, il ricorso ai
maghi, ai divini, alle streghe divenne sempre più
grande, malgrado tutte le sottigliezze e la
perseveranza delle manovre cristiane intente a
soppiantare gli antichi riti pagani. Le nostre Pievi
sono una valida testimonianza. Come valido é che la
Chiesa non arrivò mai ad eliminare il ricorso alle
pratiche divinatorie.
L'animo
umano é impressionabile, ha bisogno di paura, di
mistero e si alimenta di leggende favolose. Le nuove
feste cattoliche sono astratte, la psiche umana non
le accetta facilmente, preferiva il ritorno
simbolico e molto più forte dello spirito che
riappare.
La
stregoneria, la magia, erano le espressioni
religiose le più forti che si potessero trovare per
esprimere malumore e malcontento sociale.
La
paura dell'ignoto e quella di poter perdere la sua
attività e il suo potere, furono le cause e le
misure che la Chiesa prese per combattere l'eresia.
Vennero
istituiti i tribunali dell'Inquisizione che, per
quattro secoli, mandarono al boia centinaia di
migliaia di persone, non per aver partecipato alle
assemblee notturne o posto atti di stregoneria o di
magia, ma per obbligarli a confessare, tramite la
tortura, la loro colpevolezza.
I
testi irlandesi e scozzesi ci presentano un mondo
popolato di esseri sopranaturali, folletti,
spiritelli, demonietti, geni, fate e via dicendo, a
contatto con gli umani sul loro territorio e che
viaggiano da un mondo all'altro.
La
credenza di altre forme di vita, spiriti, fantasmi e
morti che ritornano, si é trasmessa tramite
leggende e con le tradizioni raccontate, radicate
con più evidenza nei popoli di tradizioni celtiche.
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ANALOGIA - LA RICERCA DEI SITI
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Qui,
da noi, perchè mi limito a considerare
solo il territorio di Bagnone, ci stiamo
accorgendo che i Celti sono arrivati e si
sono mescolati con i popoli
residenti, e che gli abitanti dell'alta
Lunigiana, di razza Ligure, li hanno
accettati e si sono mescolati a loro, come
dimostrato dai tanti toponimi del
territorio e da svariate usanze e feste
paesane, poi sovrastate dal culto
cristiano, ma originariamente in periodi
assolutamente e inequivocabilmente non
cristiani, età del ferro, perchè
antecedenti la nascita di Cristo.
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Recentemente
una spedizione di appassionati locali,
accompagnati dal prof Enrico Calzolari,
hanno marciato i sentieri del CAI, ed
hanno ritrovato, fotografato ed analizzato
luoghi che sono stati definitivamente
dichiarati sacri. Luoghi di culto o di
sacrificio, dove gli uomini del tempo si
radunavano per i riti sacrificali di
auspicio o di ringraziamento durante i
solstizi dell'anno o per ragioni di
carattere sociale. Riti che terminavano
sempre con grandi orgiate collettive
dirette da un Falloforo che troneggiava
durante i riti sacri della collettività.
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Data
la mia posizione sociale di pensionato,
quindi di "uomo possidente"
tanto tempo libero, ho avuto la missione
di trascrivere e commentare nell'ambito
delle mie conoscenze e competenze, quello
che risulta inciso sulle videocassette
filmate durante i sopraluoghi, che l'amico
Aldo Marginesi mi ha cortesemente offerto
in visione.
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Durante
queste trascrizioni non farò commenti
personali o riferimenti ai popoli che
hanno vissuto; il lettore dovrà fare le
proprie considerazioni su quanto ho
ampiamente sopra citato. Le fasi sono
divise come le ha intitolate il
cinereporter durante le riprese; ed eccomi
a Voi.
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I
SITI ESPLORATI
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AREA SACRA DI IERA
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Partendo
da Iera, seguendo il sentiero romanico che conduce
ai Tornini, secondo le leggi archeoastronomiche,
ubicata in direzione nord/sud sopra il torrente
Bagnone, si attraversa un'area sacra. In direzione
est/ovest invece, partendo da quest'area ed
orientando lo sguardo in linea retta lungo la
pendice della montagna, si collima una selletta sul
crinale opposto, che a detta del ricercatore,
all'alba dei due solstizzi del 21 marzo o il 23
settembre, un raggio di sole scende a colpire l'area
sacra. Tutto il sito viene rilevato ed esaminato con
cura e si constata che rispetta una tecnica
geometrica di tipo archeoastronomica sacra.
Sul
luogo esistono alcune cavità dolmitiche e delle
strutture murariche anche a forma rotonda, che fanno
pensare alla civiltà celtica.
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| Sito
ricco di cavità lette come allineamenti
di archeoastronomia per la penetrazione
della luce |
Pietra
con cavità dolmenica |
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In
altro luogo, si ammira l'esistenza di una struttura
dolmenica che dopo misurazione risulta essere di 130
cm. di larghezza per 80 cm. d'altezza e di 120 cm.
di profondità. La pietra di copertura sembra essere
"l'ara sacra", dotata di molte coppelle di
dimensioni diverse, collegate con un sistema di
canalizzazioni discendenti sino alla base della
pietra in una sella di scolo delle viscere; mentre
un secondo sistema di canalicoli superiore,
convoglia gli scoli del sangue in una coppella più
grande, scavata al centro della pietra principale.
Più sopra è ubicata una roccia a forma di sedile,
sembra un soglio dove presumibilmente prendeva posto
il Falaloforo o grande sacerdote. Nella stessa
roccia, attorno all'Ara Sacra, sono visibili dei
fori che servivano sicuramente per inserire pioli di
legno, ai quali venivano attaccati saldamente gli
esseri sacrificali.
Altrove,
sempre seguendo una geometria sacrale e con un
orientamento est/ovest, si localizzano pietre con
coppelle e canalicoli, determinate come "are
sacrificali", ed altre stutture non ben
definite se casuali o se costruite dall'uomo, a
forme diverse delle quali alcune rotonde.
Una
coincidenza o una casualità? In due luoghi si
notano costruite di recente: una maestà in muratura
e una immagine sacra è stata incastrata nella
parete rocciosa. Sono queste delle riconoscenze
religiose recenti in zone sacre del lontano
passato....!.
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BOSCO DI IERA
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Nel
bosco di Iera, sul sentiero romanico, a venti passi
dalla pietra ara, esiste una strana pietra, dalle
dimensioni di cm. 80 x 120 cm. d'altezza, con la
sommità a cuspide e sul ripiano una coppella.
Questa pietra è orientata in est/ovest,
orientamento confermato dall'esistenza di una
seconda pietra in allineamento, più in alto e
retrostante. Il foro al centro della pietra ara,
sembra collimare col sorgere del sole al solstizio
d'inverno, e fornisce quindi una posizione di
archeoastronomia.
Siamo
nel bosco di Iera e la cristianizzazione è qui
presente con una bella maestà che si erge sul
ciglio del sentiero romano. In prossimità della
maestà si trova una pietra concava che potrebbe
aver servito alla macinatura dei cereali. Sotto la
maestà si nota una piccola struttura dolmenica che
potrebbe essere letta come allineamento di
archeoastronomia per la penetrazione della luce.
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Sito
ricco di rocce e pietre a losanga
con coppelle anche oculiformi
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Pietra
con incise cruciformi e coppelle
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Una
vasta zona geologicamente importante per i detriti
di falda che si accumulano ai piedi dei monti
scoscesi più elevati e quasi sempre formati di
macigno. Carlo Caselli nel suo "la Lunigiana
Geologica e Preistorica" a pagina 115 cita: Depositi
antichi si trovano nella valle del Bagnone presso le
capanne dei Tornini (m 1280).
Ciò
che caratterizza questa valle sono le incisioni
rupestri preistoriche e più in generale le
testimonianze dell'antropismo, subito dall'ambiente,
negli ultimi 10 mila anni, con la creazione di aree
sacre e
luoghi sacrificali.
Questa
testimonianza ci arriva attraverso gli elementi
concreti di costruzione dell'habitat che l'uomo ha
creato e lasciato in questi luoghi. Si tratta di
nuclei abitativi, di capanne costruite con i detriti
di falda o dell'abbondante pietra arenaria del
luogo, di aree sacrali legate all'attività
pastorizia e agricola, o ai fatti storici, sacri e
leggendari. Sono queste delle zone di pascolo,
zone boschive tutte componenti di un ambiente
abitato già nella preistoria. Accanto a questa
ricchezza, già di per sè notevole, sono presenti
moltissime rocce, incise direttamente dalla mano
degli antichi abitanti di questa valle che si sono
serviti dei macigni e delle grandi lastre rocciose
esistenti per creare dei siti dai quali poter
inviare messaggi nell'aldilà ed entrarein contatto
con il divino o con il profano. Si rintracciano
numerose le coppelle
e
i canalicoli usati
per il culto fallico o
per immolare esseri
sacrificali. Di questi siti ce ne dà ampio
resoconto il Prof. Enrico Calzolari, durante la sua
visita in loco e che io trascrivo di seguito, sito
per sito, interpretando i commenti da lui fatti alle
immagini di volta in volta riprese su cassette
VHS, copia in mio possesso.
Per
l'uomo preistorico la pietra era l'elemento più
facile da trovare e da impiegare per immortalare, e
più a valle, con la creazione di statue-stele
(V. sopra il
menhir di Treschietto e gli altri), ha lasciato il
segno della propria riconoscenza verso qualcuno,
forse un capo, un amico, un parente, una compagna.
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MONTE LOSANNA
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Sul
crinale sottostante il Monte Losanna, esiste un
punto trigonometrico, su un pianoro a quota 1300 m.
circa, dal quale si possono determinare angoli
equinoziali del sorgere del sole nel solstizio
d'estate.
Sempre
sul crinale del Monte Losanna, esiste una pietra
spezzata dal tempo, probabilmente per la forza del
ghiaccio, ma ancora riunita nonostante le fratture,
e sembra che porti la figura dell'occhio e della
croce della vita egizia; in alto si nota l'elisse e
sotto la croce, che appaio incise sul masso, e che
oggi si presenta in posizione quasi orizzontale, ma
che ci fa pensare alla sua posizione primitiva,
quella verticale. A testimonianza di questa
supposizione c'è una pietra poco distante e in
posizione verticale, sulla cui sommità e scavata
una coppella.
Nella
stessa area, più lontano nel bosco, si nota
un'altra pietra adagiata sul terreno con al centro
una coppella. É questa pietra ci fa pensare
sicuramente ad una zona sacra, dove si tenevano riti
propiziatori e dove avvenivano immolazioni ed
offerte agli dei.
Raggiungiamo
un punto importante sul crinale del Monte Losanna,
da queste posizioni è possibile leggere gli azimut
dei vari solstizi all'alba e al tramonto. Sicuramente
alcuni pastori
hanno inciso su un grande masso una figura
quadrangolare, con cuspide di 125º, la quale
permette di collimare verso est le cime delle Alpi
Apuane e verso ovest la cima del monte Arzelato.
Angolo che copre esattamente il percorso del sole
dall'alba al tramonto nel solstizio d'inverno.
MONTE
LOSANNA
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Pietra
con inciso il segno della vita egizia
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Pietra
con incise due bellissime cruciformi
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Losanga
con cruciforme
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Sullo
stesso sentiero si trovano pietre con incisioni
cruciformi e coppelle varie un po' ovunque; simboli
che stanno ad indicare le aree sacre.
Continuando
verso il Tecchio dei Merli si incontrano due enormi
menhir naturali, due bellissimi munumenti che si
stagliano nel cielo, colmi di coppelle naturali in
tutte le posizioni, dovute a fenomeni geologici che
ne aumentano il valore. In prossimità di questi
menhirs, negli anfratti, crescono delle bellissime
rose selvatiche.
Ancora
una roccia, questa volta si contano nove fori; sette
sono disposti affiancati orizzontalmente uno con
l'altro con un interasse di circa 10 cm., l'ottavo
foro è ubicato a sinistra sopra al primo foro ed il
nono foro è a destra, sotto il settimo foro; la
posizione di questi nove fori disegna la figura
della rotazione energetica. Due di queste figure,
l'una perpendicolare all'altra hanno dato origine
alla svastica.
Il
significato di questa immagine, unica in tutto il
sito, non può essere certamente definita senza
approfonditi studi e necessarie ricerche
archeoastronomiche.
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MONTE MATTO - SENTIERO CAI 118
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Il
sentiero CAI 118 ci conduce al Monte Matto.
Etimologicamente ci fa capire che è questo un monte
sul quale affiora un manto di fieno con erba. (Però
l'interpretazione non é chiara, la voce del
commentatore si confonde con altri rumori).
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Monte
Matto - Pietre con una serie di segni di
qualità fallica;
vi sono due braccia con tre rami
tipo
candelabro. Appaiono:
un quadrato, un romboide, un cruciforme,
il
segno della I, il segno dell'asola.
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Monte
Matto -
Pietra
con incisa
una bellissima cruciforme ritrovata sotto
il muschio
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Partendo
quindi dal crinale appenninico, scendendo più
a valle, si scorge il monte Margutto sotto il quale
sgorga una sorgente d'acqua "la Gorga".
Seguendo il sentiero, si arriva alla Pianella di
Lola ed in fine dove sorgono due grandi monumenti di
roccia, luogo detto "Baton" o Batone, nome
etimologicamente non meglio definito.
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Località
Batone sul sentieroCAI 118, resti di
costruzioni pastorali sorte in posizione
che consentonon di essere baciate dal sole
in tutti
gli azimut.
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Monumenti
naturali di roccia in località Batone che
presentano coppelle con significato
votivo.
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Sulle
rocce sono evidenti i segni dell'uomo; si notano
coppelle con significato votivo rivolto alla grande
madre il Monte Marmagna: "Mater Magna". Ci
sono vani ricavati nella roccia, che scatturiscono
un forte senso di energia o creati semplicemente per
depositarvi le offerte votive. La grande roccia
presenta segni e cassetti, piani e vani, non si sà
se naturali o voluti per l'uso dell'uomo, luoghi ove
si concentra l'energia della terra. Le medesime
caratteristiche le si ritrovano anche in località
"Tecchio dei Merli".
Il
villaggio di Baton o Batone, è sorto su un pianoro
con una posizione astronomicamente baciata dal sole
in tutti i suoi angoli azimutali. Ci sono delle
costruzioni pastorali d'antichissime origini,
conservate nel tempo, immerse nella vegetazione. Il
sito è ricco di rocce che sorgono nelle posizioni
più strane; pietre a losanga con fori occhiformi e
coppelle, sacri nella preistoria; altri massi con
piccoli fori.
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Segno
della rotazione energetica.
Sette
fori orizzontali ed uno superiore al
primo, ed uno inferiore sotto l'ultimo.
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Tutte
le pietre analizzate, presentano segni valutabili
con la moderna archeoastronomia; tramite tale
disciplina si possono studiare e analizzare le
popolazioni antiche che ci hanno preceduto nel
nostro territorio.
Sul
sentiero 118, a quota 1300 metri circa, si incontra
una stele in pietra arenaria che fuoriesce da terra
di 120 cm., nel centro della quale è incastrata una
effige in marmo rappresentante una colomba, simbolo
dello Spirito Santo, incastonata da certo Marconi M,
nel secolo scorso. Più a valle, nel mezzo del
sentiero, si passa sopra una pietra che porta incisi
alcuni segni crociformi e a candelabro, non meglio
identificati.
É
questa una costa dell'Appennino, percorsa dal
sentiero CAI 118, con numerosi siti archeologici
che, oltre a numerosi pianori ricchi di costruzioni
pastorizie, conserva visive le tracce di un passato
molto abitato.
Continuando
la discesa e transitando per la Bota, per la
Cimarola, per il Monte Forca, per il Monte
Lavacchio, si arriva a valle e si raggiunge la
frazione di Treschietto di Bagnone.
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LOGARGHENA - BRAIOLA
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Sul
sentiero CAI 128, si raggiunge una località dove,
l'attenzione è attratta da una pietra interessante,
un manufatto che rappresenta la "Dea
Madre". Sulla sua superficie sono incise due
croci: una prima croce sciupata dal tempo e
una seconda ben conservata. Sulla sommità del
macigno si rilevano anche due seni, uno naturale ed
uno scolpito per mano dall'uomo. Un bel
esempio di culto fallico, con la rappresentazione
dei segni e dei simboli della fertilità.
Salendo
ancora, sotto la Bocchetta dell'Orsaro, a 1724 m.,
sotto la cima del Braiola, a fianco del sentiero
CAI 128 e 132, l'occhio cade su una bellissima
pietra con coppella.
Si
scende a quota 1350 m. circa, sul sentiero CAI 128,
si arriva al rifugio Tifoni, quindi scendiamo ancora
a quota 1240 m. su un pianolo si nota un affiorare
di massi disposti attorno ad una superficie elittica
che vogliono delimitare un'Area Sacra.
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Monte
Braiola
Il
solium sacerdotale dell'area sacra.
Il
più grande scoperto in Lunigiana.
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La
pietra più in alto è a forma di sedile, il
"solium sacerdotale", forse il più grande
scoperto in Lunigiana, è ubicato dirimpetto alla
pietra principale "Ara sacrificale" quella
che serviva per il sacrificio; che è munita di
coppelle e di canalicoli di scolo che vanno in due
direzioni, verso destra per il sangue
che si raccoglie in coppelle e verso sinistra per i
liquami vescicolari che si perdono nel sottostante
terreno. Sulla sommità della pietra vi è una
selletta. Tutto l'insieme dona un aspetto mistico al
luogo decorato di segni e simboli fallici che
sono diffusi soprattutto in luoghi come questo di
carattere religioso.
Diametralmente
opposta al solium vi è una pietra a forma di
blocco quasi rettangolare che il ricercatore
definisce "Tremun", luogo per le offerte
non cruente. A detta dell'esperto, questo toponimo
può essere la provenienza del nome di Pontremoli:
Poni Tremun. Questo sito è molto interessante e
meriterebbe studi e rilievi più approfonditi con l'aiuto dell'archeoastronomia che è una
scienza dal carattere tipicamente interdisciplinare
in quanto fondata sulla collaborazione di diverse
discipline quali la matematica, l'antropologia,
l'archeologia e la fisica e che ha portato alla
nascita della Etnoastronomia.
Questa
disciplina si basa sullo studio del significato
astronomico dei manufatti, delle pratiche rituali
del folclore e delle tradizioni orali delle civiltà
preistoriche e protostoriche. L'archeoastronomia è
in grado di fornire utili indicazioni anche su
problemi ancora aperti di astronomia moderna come il
valore del rallentamento della rotazione della
terra, i passaggi di comete, le esplosioni di
supernove, lo stato del clima nelle epoche
preistoriche.
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AGGIORNAMENTO
DEL 20 OTTOBRE 2006
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Il
signor Sergio Musetti, genovese, mi ha segnalato che
nel parcheggio dei campers di Entracque è stata
scoperta, duranta l'effettuazione della spianata,
una losanga simile a quella da me pubblicata nei
quaderni del territorio e nel mio recente libro
"La preistoria del Caprione". (Vedi sopra:
Bosco
di Iera, link)
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Il
ritrovamento di una analoga forma sacra da ulteriore
garanzia di scientificità a quanto è emerso sul
Sentiero 118 CAI ed apre interessanti collegamenti
sulle popolazioni che nutrivano la stessa
spiritualità ed avevano conoscenze simili circa il
problema del rapporto energia/forma.
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Penso
quindi che sia possibile inserire anche nel
sito di Bagnone questa meravigliosa losanga,
che è ancora più significativa perché
scolpita nella pietra bianca luminescente.
La
fotografia appartiene a Sergio Musetti -
Genova.
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Anche
il sito è adatto alle osservazioni astronomiche di
orizzonte attraverso la presenza dei
<monti-menhirs>. Appena avrò fatto il
sopralluogo sul sito potrò pubblicare i primi
appunti di paleoastronomia.
Intanto
abbiamo una ulteriore conferma delle tesi di Marija
Gimbutas, cui va tutta la nostra deferenza, con
la continuità fra le Alpi e l'Appennino
Tosco-emiliano. Un
cordiale saluto.
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Un
grazie da parte mia al ricercatore genovese sig.
Sergio Musetti ed al Prof. Enrico Calzolari, per
avermi informato e permesso di arricchire il sito
archeologico di Bagnonemia.it.
RUGgGIO
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CONCLUSIONE
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É
stata per me un'avventura interessante, un viaggio
alla ricerca delle nostre origini, che ha permesso
di farmi capire quei segni, che ho spesso incontrato
nell'ambiente, e che non ho mai dato loro eccessiva
importanza.
Agli
amici che hanno effettuato questi sopraluoghi,
rivolgo loro un invito, quello di aiutarmi a
completare questo mio inizio di ricerca, al fine di
documentare validamente i siti scoperti e tutto ciò
che a loro si riallaccia per la loro importanza, così
da arricchire lo studio e la ricerca sulle nostre
origini etniche.
Questo
lavoro è in parte illustrato da valide
documentazioni fotografiche che ho tratto dalle
cassette VHS (copie in mio possesso) che contengono
le riprese filmate dei luoghi esaminati dal Prof.
Enrico Calzolari.
Mi
auguro che qualche giovane s'ispiri da queste pagine
per poter intraprendere una vera attività di studio
e non limitarsi come ho fatto io a cercare quello
che un dilettante non sa ben fare.
Mi
scuso se ho commesso degli abusi e delle
imperdonabili mancanze.
RUGgGIO-2003
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