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LA
PIETRA ARENARIA
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Scientificamente é una roccia
che risulta formata dalla cementazione di un detrito fine,
sabbia quarzosa, di granulometria variabile compresa tra 2,00 e
0,06 mm, derivante dalla disgregazione ad opera di processi
naturali di rocce di vario tipo. |
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I detriti di
riempimento degli spazi tra i granuli, sono di altri detriti di una
frazione più fine o da un cemento di precipitazione chimica. Teoricamente
il numero di minerali che può essere rinvenuto nelle arenarie
corrisponde a quello totale dei minerali conosciuti. |
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I granuli che costituioscono le arenarie rappresentano il
residuo dell’azione dei processi di alterazione chimica della
roccia base.
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I granuli possono essere formati da
un singolo minerale o da minuscoli frammenti di roccia dalla quale
deriva.
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I principali costituenti detritici delle arenarie sono quarzo,
feldspati, muscovite, biotite, minerali pesanti; oltre a questi
fondamentali si possono incontrare anche cloriti, miche e
minerali argillosi.
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I
cementi sono generalmente costituiti da minerali precipitati negli spazi
rimasti liberi a partire da soluzioni; i tipi più diffusi sono il
cemento silicico e quello carbonatico in minor proporzione altri,
costituiti da ematite, siderite, gesso o anidrite.
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L’abbondanza di quarzo e di feldspati alcalini in una roccia arenarica
stà a significare che la sabbia deriva dalla disgregazione di rocce
eruttive acide e di rocce metamorfiche di composizione corrispondente.
Le arenarie di questo gruppo sono generalmente monomineralogiche e
monocristalline. |
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L’arenarie polimineralogiche e policristalline derivano dalla
diagenesi
di sabbie formatesi per alterazione meteorica. Diagenesi è il
fenomeno di alterazione, su terreni superficiali o poco profondi, della
crosta terrestre ad opera delle acque superficiali o di prima
infiltrazione.
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Le
rocce arenarie possono essere classificate su basi puramente
granulometriche oppure secondo la composizione mineralogica dei granuli,
oppure tenendo conto anche della composizione del cemento e della
presenza della matrice o meno.
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Le arenarie sono caratterizzate da una grande varietà di strutture
sedimentarie, da strutture connesse con l’attività di organismi.
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Durante la mia ricerca, ho
solo trovato allusioni a rocce arenariche di Torridon, di Varanger,
Rosse Antiche, Rosse
Recenti, di Valgardena; tutte rocce che comprendono alternanze di
conglomerati di arenarie in prevalenza di color rosso. |
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Le nostre rocce arenarie, quelle del nostro territorio, sono di colore
grigio azzurro, uniformi e compatte; la grana è molto
variabile comportando passaggi da arenarie finissime a conglomerati. Le
rocce arenarie si trovano in banchi enormi sull’Appennino
Tosco-emiliano, oppure in trovanti lungo i canaloni e torrenti.
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La
pietra arenaria usata dai nostri maestri scalpellini è di tipo
medio-fine, si lavora facilmente ed è impiegata come materiale da
costruzione o di scultura. È
usata in tutti gli elementi architettonici, in lastricati stradali, ecc.
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La lavorazione della pietra in Lunigiana, si concentrava principalmente
lungo la valle dell’alto Taverone, rinomati erano gli scalpellini di
Sassalbo, ma non deludevano i Bagnonesi.
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SCALPELLINO |
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La
lavorazione della pietra in Lunigiana tocca epoche lontane, i menhirs ne
sono una valida testimonianza. In periodo più recente, tutte le opere
edili conservate, le pievi, i castelli, i borghi e i ponticelli, sono
tutte opere in pietra arenaria lavorata. Per lavorata non voglio
intendere solo squadrata, ma anche scolpita.
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Esistono tante
testimonianze, basta visitrare la Lunigiana ed in ogni luogo riporta
esempi che possono soddisfare chiunque.
La qualità della nostra pietra
arenaria, come il suo peso, la durezza, la resistenza al fuoco ed agli
agenti atmosferici, ha permesso di ottenere solide costruzioni dal punto
di vista statico, la cui durata si misura a secoli e non ad anni.
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I bassorilievi del palazzo O.N.D. |
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La
pietra arenaria, nel corso dei secoli e fino alla metà del ‘900 è
stata preferita agli altri materiali dai
costruttori, per l’enorme abbondanza in loco e per le ottime
caratteristiche.
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La
lavorazione della pietra è una cultura molto antica, l'arte dello
scalpellino é tramandata verbalmente di generazione in generazione
ed insegnate dalla pratica manuale.
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L’approcio
al lavoro sul materiale lapideo, può essere messo in relazione
a tre fattori: la disponibilità della pietra
entro una distanza limite, la dimensione del blocco che se ne
può ottenere.
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I
vecchi mulini ristrutturati nel 1935; si noti la
muratura in pietra arenaria su cinque piani oltre
all'ultimo in mattoni. |
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L’uso che se ne vuol fare; ogni pietra può
essere lavorata e utilizzata in qualche modo: si pensi ai muri a
secco, alle strade in acciottolato.
Le caratteristiche della sua
lavorazione possono essere riassunte in: durezza, purezza e formazione geologica, reazione agli strumenti di
lavoro, colore.
È importante la condizione della pietra nel momento in cui si
inizia la sua lavorazione esponendola all’aria o all’azione
degli agenti atmosferici.
La durezza della pietra è una
caratteristica fisica che incide sul processo di lavorazione,
sui costi e sull’uso degli attrezzi.
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La formazione geologica
sumette le pietre a difetti di vario tipo causati dal loro
processo di formazione.
Un difetto è una microfissurazione che
può essere più o meno visibile in superficie. Nel lavorare la
pietra il fattore più importante è la sua reazione agli
strumenti.
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La colorazione non uniforme della pietra è la
manifestazione visibile selle sue variazioni geologiche che ne
influiranno la lavorazione.
La
pietra quindi la conosciamo bene, i nostri borghi sono quasi tutti
lastricati, il problema che gli amministratori hanno è quello della
loro conservazione e manutenzione. Il mestiere dello scalpellino è
trapassato, come trapassate sono le opere in pietra.
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Il
monumento ai caduti ed il palazzo comunale in piazza Roma, la facciata
del Teatro in piazza Europa, gli archi sghimbesci dei portici del borgo,
le cappelle gentilizie del cimitero, l’interno della chiesa di Santa
Maria i portali dei portoni e le riquadrature delle finestre delle case
e quant’altro ancora, sono opere fatte da mani di scalpellini nostrani
delle famiglie dei Maresi, dei Brunini e dei Pretari.
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| Colonne
del Borgo di Bagnone |
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L’ultimo maestro scalpellino,
il Cav. del lavoro, F. Pretari
è colui che ha scolpito tutti i pilastri, capitelli, fregi gli stemmi
dei comuni della Lunigiana, in piazza Roma ed i bassorilievi della
facciata dell'edificio O.N.D. in piazza Europa. A tutti i maestri artigiani, vanno
aggiunte le squadre di aiutanti, quelli che preparavano i blocchi, gli
sbozzatori, e tutta quella povera gente che ha trasportato a spalla i
prodotti finiti dal torrente o dalla cava al luogo di posa.
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La
tecnica si è tramandata di padre in figlio per generazioni e
generazioni, usando sempre rudimentali attrezzi, che solo il fabbro
sapeva riparare e temperare e che hanno conservato nei secoli le loro
caratteristiche ed i loro nomi.
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Gli
strumenti per lavorare la pietra possono essere divisi in due categorie,
a percussione e ad abrasione.
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A
percussione i martelli di vari tipi e forme, con la testa di metallo e
manico di legno o interamente di legno detti mazzuoli.
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La mazza con
manico di legno lungo o corto, viene usata con i pinciotti di legno o di
ferro.
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Il piccone da cava.
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La bocciarda, tipo
di martello con la testa quadrata la cui superficie è modellata a
reticolo; ogni casella del reticolo è a forma piramidale, in modo che
la superficie da taglio risulta costruita da piccoli punti, il minimo
numero di punti è quattro.
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Esiste una gamma di scapezzatori dal corpo
abbastanza spesso e con il bordo da taglio largo e smussato; le subbie,
le gradine, gli scalpelli, i ferrotondi, le sgorbie e gli
unghietti completano la serie di attrezzi usati con i martelli e
mazzuoli. |
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Vi sono ancora le lime, le raspe e i raschietti, con i trapani
ad asta o normali, la menaruola, il compasso e la livella a piombo. Uno
strumento per segnare, una comune punta affilata di acciaio temperato
era indispensabile.
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Una
gran parte di questi attrezzi sono stati oggi sostituiti con l’impiego
dei mezzi pneumatici.
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Siamo ormai nel terzo millenio, di opere in pietra non se ne costruiranno più
tante, col tempo le esistenti scompariranno, o diventeranno ruderi, come
le opere romaniche e quelle medioevali che serviranno solo ad arricchire il tesoro artistico.
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| RASSEGNA |
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| Il
maniero |
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| Particolare
di capitello |
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Mascherone
a
Castiglione
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Mascheroni
del
Castello-Bagnone
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Statua
di pietra
casa
Querni
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| Chiave
d'arco portale Compione |
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| Chiave
d'arco portale Collesino |
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Mascherone
abbandonato
a
Bagnone
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Stemma
Chiodini
a
Pastina
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Stemma
Malaspina
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Stemma
Famiglia
Querni
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Stemma
Querni
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Statue
in pietra trafugate dalla casa Querni alla Pialastra. |
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Stemma
Famiglia
Biagini
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Stemmi
Medicei
a
Castiglione
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Stemma
Famiglia
Quartieri
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