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Aggiornato il 19-04-2007

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Centro di Cultura Bagnonese

“Il futuro della memoria”

BENVENUTI SUL NOSTRO SITO

a cura di RUGgGIO

BAGNONE

e

l'ARENARIA

 

 

Provincia di Massa-Carrara

Edizioni 2000

© TUTTI I DIRITTI RISERVATI

INDICE

01 Era una volta
02

Statue stele di  Lunigiana

03

Statue stele di  Bagnone

04 I testimoni
05 L'arenaria
06 Lo scalpellino
07 Le vestigia
08 I termini
09 Realizzazioni
10 Edificio O.N.D.
11 Il teatro
12 Santa  Maria
13 San  Rocco
14 Chiesa  Castello
15 Il cimitero
16 Piazza Roma
17 Opere antiche

GUIDA  STORICO-ARTISTICA

ERA UNA VOLTA

Il territorio del Comune di Bagnone e quello adiacente del Comune di Villafranca L. sono compresi tra il crinale dell’Appennino Settentrionale, ed il letto del fiume Magra.  Una decina di chilometri di lunghezza e un dislivello medio tra i 1800 metri dei crinali, ai 150 metri sulle sponde del fiume Magra. Una grande valle alluvionale che partendo dalla dorsale apenninica, piuttosto scoscesa e rocciosa agli inizi, arriva con tenua pendenza a scaricare a valle nel lento e magro fiume le acque del torrente Bagnone e dei suoi numerosi affluenti. 

Le crode del nostro versante sono rupi nude e scoscese sino ai 1000 metri, luoghi da capre. Poi la pendenza raddolcisce e si hanno i contrafforti e le spianate, con i cedui, i castagni, luoghi di pastorizia. Da 500 metri in basso, nella valle dove la terra è più fertile, si era impiantata una magra e faticosa agricoltura intensiva a carattere famigliare.  

Le crode d’arenaria si stagliano nell’azzurro, mentre mano a mano, verso valle, l’erosione, i ghiacci e le acque hanno accumulato, nei millenni   passati, trovanti e detriti  di rocce.  

Il territorio del Comune di Bagnone,  soprattutto nelle zone di fondovalle, fu abitato sin dalla preistoria, periodo neolitico, antica età della pietra. 

L’uomo faceva vita nomade di cacciatore e pescatore, praticava la pastorizia e l'agricoltura, si riparava in grotte naturali o in rustiche capanne con muri a secco coperte da lastre di pietra. L'uomo primitivo si copriva con pelli di animali; ignorò l’arte fittile, raggiunse invece una sorprendente abilità nella scultura e nelle incisioni rupestri, che ritraggono con vero senso di arte figure umane e di animali.    

La vita di tipo neolitico condotta da queste popolazioni continuò probabilmente indisturbata, nonostante una successiva intrusione di popolazioni celtiche, provenienti dalla Valle del Po. 

Questo grande popolo guerriero, dell'età del ferro, è riuscito grazie al suo sistema politico-religioso chiamato "druismo" ed alla sua unica fonte linguistica ad unificare culturalmente le differenti etnie che lo componevano.

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Da noi, sappiamo che i Celti sono arrivati e si sono mescolati con le popolazioni  residenti che li hanno accettati e che si sono uniti a loro, come dimostrano tanti toponimi e tracce rupestri di siti importanti, cavità dolmitiche, strutture murariche ritrovate, come dimostrano le foto qui riprodotte trovate nel nostro territorio [V. Fallicismo]. 

La pietra era per le comunità primitive un materiale facile da trovare e da usare, con la pietra fecero le prime armi, recipienti ed oggetti vari. 

L’idea di costruire nella pietra rispecchia il concetto stesso di eternità; per i popoli primitivi la pietra è ciò che meglio di ogni altro materiale può servire ad immortalare. Con questo concetto gli antichi abitanti del nostro territorio hanno eretto monumenti di pietra noti come menhirs o statue-stele. 

STATUE-STELE DI LUNIGIANA

   CONSERVATE NEL MUSEO DI PONTREMOLI   

St.ste = Statue-stele. 

Denominazione: Da sinistra a destra, dall'alto in basso nell'ordine: da 01 a 11.

 

 01  St.ste. nº 28 - Verrucola

 02  St.ste. nº 49 - Bigliolo

 03  St.ste. nº 42 - Minucciano

 04  St.ste. nº 11 - Pontevecchio

 05  St.ste. nº 51 - Taponecco

 06  St.ste. nº 20 - Malgrate

 07  St.ste. nº 10 - Pontevecchio

 08  St.ste. nº 14 - Filetto

 09  St.ste. nº 39 - Reusa

 10  St.ste. nº 09 - Pontevecchio

 11  St.ste. nº 33 - Pontevecchio

 STATUE-STELE  RINVENUTE  SUL TERRITORIO

DI  BAGNONE  E  DI  VILLAFRANCA  L.

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8

  

1 - Statua-stele Bagnone A - è la più alta stele ritrovata in Lunigiana, misura m. 2,14 d'altezza.

2 - Statua-stele Bagnone B - faccia con dischi in rilievo.

3 - Statua-stele Bagnone C - faccia tipo Reusa. 

4 - Statua-stele Filetto A - stele di tipo Reusa con ascia e dardi dell'età del Ferro.  

5 - Statua-stele Filetto B - una delle statue-stele (Bocconi) più interessante per la ricchezza di attributi che la caratterizzano. Ascia e pugnale ad antenne, mani e piedi ben definite. É datata attorno ai secoli  immediatamente precedenti la romanizzazione.

6 - Statua-stele Filetto C - frammento della parte superiore di una grande stele, rappresentata nella sola parte centrale.

7 - Statua-stele Filetto D - Testa, collo e spalla destra di una stele di grandi dimensioni. Il volto ad U è molto tondeggiante, ed è tra due coppelle, forse gli orecchi.

8 - Statua-stele Filetto E - Testa tondeggiante di una probabile statua stele. Il naso separa i due occhi ben tracciati. 

Non si nota nè la bocca nè il collo.

9 - Statua-stele Filetto F - ricomposta da R. Formentini con due frammenti rinvenuti a Filetto. La parte bassa è molto simile a Bagnone A con pugnale e frangia. 

10 - Statua-stele Filetto B - vedi descrizione 5.

I TESTIMONI...

I ritrovamenti di statue stele a Treschietto, a Bagnone e a Filetto, tre località lungo il torrente Bagnone, conservate nel museo di Pontremoli, stanno a dimostrare che la presenza umana nel bagnonese è visibile già all’età del bronzo. Se per estensione logica vogliamo includere anche le statue-stele ritrovate a Malgrate, il numero aumenta considerabilmente ad una ventina di esemplari.

Emmanuel Anati nel suo "Le statue-stele della Lunigiana" - I testimoni dell'ultima rivoluzione culturale della preistoria - Editoriale Jaca Book di La Spezia - 1981, nella sua classificazione dei reperti, attribuisce a Bagnone tre statue-stele che nell'elenco portano rispettivamente il nº 11, 12 e 13 e che la denominazione assegnata é: Bagnone A, B, C;  di tipo Malgrate la A e B e di tipo Reusa la C.

Gli esperti hanno stabilito di suddividere  le staue-stele della Lunigiana in tre tipi e di nominarle: 

1º tipo Pontevecchio, possono essere di sesso diverso, armate o no; di forma tozza e di dimensioni medie da  40 e 120 cm d'altezza. Ha la testa attaccata al corpo;

2º tipo Malgrate, possono essere di sesso diverso, armate o no; di forma più elaborata, con testa definita, altezza variabile da 30 a 60 cm d'altezza. Ha la testa a "Chapeau de gendarme" con un collo rientrante che la separa dal corpo.

3º tipo Reusa,  assai ben definite e modellate, con testa rotondeggiante della larghezza più vicina a quella del collo che a quella del corpo, faccia naturalistica, assai dettagliata, con o senza armi; dimensioni intorno al metro di altezza.

L’uso della stele funeraria risale ai Greci nel periodo miceno. In Italia essa era già conoscita durante la civiltà enea e palafitticola. Nei vari momenti e luoghi la stele assunse forme diverse e con decorazioni più o meno ricche.

La stele, sta a dimostrare che in Lunigiana esisteva una vita organizzata, già da diversi secoli prima di Cristo.  

Non completo il quadro originario, se non dico che una statua stele conservata a Pontremoli, viene da un ritrovamento recente, nel 1969, fatto casualmente in un vigneto adiacente al cimitero di Treschietto, frazione di Bagnone, durante i lavori d’ingrandimento. Statua stele acefala, nº 45 di classificazione, di sesso femminile, con braccia distese sul corpo. É un blocco di pietra arenaria dalle dimensioni di 135x39x17 centimetri, dal peso complesivo di circa due quintali. Per dare una data alla stele e localizzarla nel tempo, gli esperti la fanno risalire alla prima parte dell’età del bronzo. Quando noi sappiamo che l’età del bronzo, nel Mediterraneo termina intorno al 1000 a.C., possiamo trarne delle conclusioni.

Da notare ancora la località del rinvenimento che si pone in una zona sensibilmente elevata, lontano dal fondo valle e dai corsi d’acqua, forse nei pressi di uno scomparso insediamento di difesa, legato alla pratiche agricole e dell’allevamento, ed è indicata dallo scopritore Germano Cavalli, come rimossa dalla sua posizione originaria.

( da : www.menhir.net/italia/lunigiana).

Si raggruppano qui le ultime statue-stele, quelle che precedono di poco la romanizzazione delle valli lunigianesi.  

Romolo Formentini, ricollegandosi agli studi del Mazzini e del Giuliani, ha pensato che queste statue-stele siano l’espressione di un rinnovamento culturale dell'ethnos ligure sotto l’influsso dell’invasione celtica. 

I rapporti tra Liguri e Celti vengono così rimessi in causa.  

PER MAGGIORI INFORMAZIONI STORICHE VEDI: WWW.bagnonemia.it/gurguglione/htm 

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LA PIETRA ARENARIA

Scientificamente é una roccia che risulta formata dalla cementazione di un detrito fine, sabbia quarzosa, di granulometria variabile compresa tra 2,00 e 0,06 mm, derivante dalla disgregazione ad opera di processi naturali di rocce di vario tipo.  

I detriti di riempimento degli spazi tra i granuli, sono di altri detriti di una frazione più fine o da un cemento di precipitazione chimica. Teoricamente il numero di minerali che può essere rinvenuto nelle arenarie corrisponde a quello totale dei minerali conosciuti. 

I granuli che costituioscono le arenarie rappresentano il residuo dell’azione dei processi di alterazione chimica della roccia base.

I granuli possono essere formati da un singolo minerale o da minuscoli frammenti di roccia dalla quale deriva. 

I principali costituenti detritici delle arenarie sono quarzo, feldspati, muscovite, biotite, minerali pesanti; oltre a questi fondamentali si possono incontrare anche cloriti, miche e minerali argillosi.

I cementi sono generalmente costituiti da minerali precipitati negli spazi rimasti liberi a partire da soluzioni; i tipi più diffusi sono il cemento silicico e quello carbonatico in minor proporzione altri, costituiti da ematite, siderite, gesso o anidrite.

L’abbondanza di quarzo e di feldspati alcalini in una roccia arenarica stà a significare che la sabbia deriva dalla disgregazione di rocce eruttive acide e di rocce metamorfiche di composizione corrispondente. Le arenarie di questo gruppo sono generalmente monomineralogiche e monocristalline.

L’arenarie polimineralogiche e policristalline derivano dalla diagenesi  di sabbie formatesi per alterazione meteorica. Diagenesi è il fenomeno di alterazione, su terreni superficiali o poco profondi, della crosta terrestre ad opera delle acque superficiali o di prima infiltrazione.

Le rocce arenarie possono essere classificate su basi puramente granulometriche oppure secondo la composizione mineralogica dei granuli, oppure tenendo conto anche della composizione del cemento e della presenza della matrice o meno.

Le arenarie sono caratterizzate da una grande varietà di strutture sedimentarie, da strutture connesse con l’attività di organismi.

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Durante la mia ricerca, ho solo trovato allusioni a rocce arenariche di Torridon, di Varanger, Rosse Antiche,  Rosse Recenti, di Valgardena; tutte rocce che comprendono alternanze di conglomerati di arenarie in prevalenza di color rosso.

Le nostre rocce arenarie, quelle del nostro territorio, sono di colore grigio azzurro, uniformi e compatte; la grana è molto variabile comportando passaggi da arenarie finissime a conglomerati. Le rocce arenarie si trovano in banchi enormi sull’Appennino Tosco-emiliano, oppure in trovanti lungo i canaloni e torrenti.

La pietra arenaria usata dai nostri maestri scalpellini è di tipo medio-fine, si lavora facilmente ed è impiegata come materiale da costruzione o di scultura. È usata in tutti gli elementi architettonici, in lastricati stradali, ecc.  

La lavorazione della pietra in Lunigiana, si concentrava principalmente lungo la valle dell’alto Taverone, rinomati erano gli scalpellini di Sassalbo, ma non deludevano i Bagnonesi.

SCALPELLINO

La lavorazione della pietra in Lunigiana tocca epoche lontane, i menhirs ne sono una valida testimonianza. In periodo più recente, tutte le opere edili conservate, le pievi, i castelli, i borghi e i ponticelli, sono tutte opere in pietra arenaria lavorata. Per lavorata non voglio intendere solo squadrata, ma anche scolpita. 

Esistono tante testimonianze, basta visitrare la Lunigiana ed in ogni luogo riporta esempi che possono soddisfare chiunque. 

La qualità della nostra pietra arenaria, come il suo peso, la durezza, la resistenza al fuoco ed agli agenti atmosferici, ha permesso di ottenere solide costruzioni dal punto di vista statico, la cui durata si misura a secoli e non ad anni. 

I bassorilievi del palazzo O.N.D.

La pietra arenaria, nel corso dei secoli e fino alla metà del ‘900 è stata preferita agli altri materiali dai  costruttori, per l’enorme abbondanza in loco e per le ottime caratteristiche.

La lavorazione della pietra è una cultura molto antica, l'arte dello scalpellino é tramandata verbalmente di generazione in generazione ed insegnate dalla pratica manuale.

L’approcio al lavoro sul materiale lapideo, può essere messo in relazione a tre fattori: la disponibilità della pietra  entro una distanza limite, la dimensione del blocco che se ne può ottenere.        

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I vecchi mulini ristrutturati nel 1935; si noti la muratura in pietra arenaria su cinque piani oltre all'ultimo in mattoni.

L’uso che se ne vuol fare; ogni pietra può essere lavorata e utilizzata in qualche modo: si pensi ai muri a secco, alle strade in acciottolato.         

Le caratteristiche della sua lavorazione possono essere riassunte in: durezza, purezza e formazione geologica, reazione agli strumenti di lavoro, colore.

È importante la condizione della pietra nel momento in cui si inizia la sua lavorazione esponendola all’aria o all’azione degli agenti atmosferici. 

La durezza della pietra è una caratteristica fisica che incide sul processo di lavorazione, sui costi e sull’uso degli attrezzi. 

La formazione geologica sumette le pietre a difetti di vario tipo causati dal loro processo di formazione. 

Un difetto è una microfissurazione che può essere più o meno visibile in superficie. Nel lavorare la pietra il fattore più importante è la sua reazione agli strumenti.   

La colorazione non uniforme della pietra è la manifestazione visibile selle sue variazioni geologiche che ne influiranno la lavorazione.  

La pietra quindi la conosciamo bene, i nostri borghi sono quasi tutti lastricati, il problema che gli amministratori hanno è quello della loro conservazione e manutenzione. Il mestiere dello scalpellino è trapassato, come trapassate sono le opere in pietra.

Il monumento ai caduti ed il palazzo comunale in piazza Roma, la facciata del Teatro in piazza Europa, gli archi sghimbesci dei portici del borgo, le cappelle gentilizie del cimitero, l’interno della chiesa di Santa Maria i portali dei portoni e le riquadrature delle finestre delle case e quant’altro ancora, sono opere fatte da mani di scalpellini nostrani delle famiglie dei Maresi, dei Brunini e dei Pretari.

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Colonne del Borgo di Bagnone

L’ultimo maestro scalpellino, il Cav. del lavoro, F. Pretari è colui che ha scolpito tutti i pilastri, capitelli, fregi gli stemmi dei comuni della Lunigiana, in piazza Roma ed i bassorilievi della facciata dell'edificio O.N.D. in piazza Europa. A tutti i maestri artigiani, vanno aggiunte le squadre di aiutanti, quelli che preparavano i blocchi, gli sbozzatori, e tutta quella povera gente che ha trasportato a spalla i prodotti finiti dal torrente o dalla cava al luogo di posa.   

La tecnica si è tramandata di padre in figlio per generazioni e generazioni, usando sempre rudimentali attrezzi, che solo il fabbro sapeva riparare e temperare e che hanno conservato nei secoli le loro caratteristiche ed i loro nomi.

Gli strumenti per lavorare la pietra possono essere divisi in due categorie, a percussione e ad abrasione.  

A percussione i martelli di vari tipi e forme, con la testa di metallo e manico di legno o interamente di legno detti mazzuoli.

 La mazza con manico di legno lungo o corto, viene usata con i pinciotti di legno o di ferro. 

Il piccone da cava. 

La bocciarda, tipo di martello con la testa quadrata la cui superficie è modellata a reticolo; ogni casella del reticolo è a forma piramidale, in modo che la superficie da taglio risulta costruita da piccoli punti, il minimo numero di punti è quattro. 

Esiste una gamma di scapezzatori dal corpo abbastanza spesso e con il bordo da taglio largo e smussato; le subbie,  le gradine, gli scalpelli, i ferrotondi, le sgorbie e gli unghietti completano la serie di attrezzi usati con i martelli e mazzuoli. 

Vi sono ancora le lime, le raspe e i raschietti, con i trapani ad asta o normali, la menaruola, il compasso e la livella a piombo. Uno strumento per segnare, una comune punta affilata di acciaio temperato era indispensabile.

Una gran parte di questi attrezzi sono stati oggi sostituiti con l’impiego dei mezzi pneumatici.

Siamo ormai nel terzo millenio, di opere in pietra non se ne costruiranno più tante, col tempo le esistenti scompariranno, o diventeranno ruderi, come le opere romaniche e quelle medioevali che serviranno solo ad arricchire il tesoro artistico.

RASSEGNA
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Il maniero
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Particolare di capitello
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Mascherone a

Castiglione

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Mascheroni del

Castello-Bagnone

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Statua di pietra

casa Querni

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Chiave d'arco  portale Compione
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Chiave d'arco  portale Collesino
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Mascherone

abbandonato

a Bagnone

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Stemma Chiodini 

a Pastina

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Stemma Malaspina

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Stemma 

Famiglia Querni

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Stemma Querni

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Statue in pietra trafugate dalla casa Querni alla Pialastra.

Stemma

Famiglia Biagini

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Stemmi Medicei

a Castiglione

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Stemma 

Famiglia Quartieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Riquadrature di porte e finestre in pietra arenaria, ne é pieno il Capoluogo e le Frazioni del Comune di Bagnone e della Lunigiana.

LE REALIZZAZIONI

L'edificio O.N.D.

Teatro Ferdinando Quartieri

Piazza Europa - Bagnone

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Edificio costruito negli anni 1930, dal Sen Ferdinando Quartieri, per sostituire il vecchio teatro Sociale dei 

"Ravvivati", chiuso nel 1929 perchè non rispondeva ai requisiti di sicurezza 

richiesti dalla Commissione Provinciale di Vigilanza, per mancanza di uscite di emergenza. 

Il bel vecchio teatro venne conglobato nella nuova "Villa dei Quartieri" ristrutturata dal Sen. Ferdinando.

Rivestimento di facciate in pietra arenaria  tagliate a scalpello.

Architravi con bassorilievi storici e culturali raffigurano l'artigianato locale, gli usi e costumi tradizionali bagnonesi. Trifora e bifore sono le decorazioni delle facciate, con due arditi balconi in pietra arenaria a sbalzo sul torrente. 

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Trifora in arenaria   

Palazzo O.N.D.  

Piazza Europa  

Balconi in arenaria  

Palazzo O.N.D.  

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Un particolare interessante. Nel primo bassorilievo del primo architrave, raffigurante gli scalpellini, l'operaio seduto é il  maestro scalpellino, Cavaliere del Lavoro Francesco Pretari di Bagnone, suo l'autoritratto. Al Cav. Pretari la realizzazione delle opere in cantiere all'inizio del secolo XX, il dopolavoro, la piazza Roma, il monumento ai Caduti. 

L'edificio comprende anche il Teatro F. Quartieri, Nelle foto: le maestranze e il teatro.

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I portici del Borgo di Bagnone, 

archi e colonne in arenaria, da un dipinto di Agostino Ghironi

TERMINI di CONFINE

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Alcuni termini di confine rinvenuti nel territorio di Bagnone.

 Ecco cosa analizzano e scrivono due esperti in materia, Inaco Bianchi e Rosanna Pinotti, nelle loro ricerche, in un opuscolo dal titolo "Descrizione dei termini e confini giurisdizionali nel Vicariato di Bagnone", che io riporto.

  Il capitolo n. 48 dello statuto di Aulla, copia redatta nell'anno 1790, cita testualmente: "Constatuito che ciascuna persona che leverà termini siti per li confini di alcune case o terre"...omissis..."sia condannato da il Podestà in lire dieci e li termini si rimetino nel suo stato".

Nello statuto della comunità di Terrarossa (libro 5º Cap.XI) si legge: "Chi con mala intenzione per usurpare i beni altrui confini di se, et de sua confinanti removerà termini sia punito per ciascuna volta e per ciascun termine a lire dieci e di più a rimetter in detto luogho detto termine".

Appare chiaro che il termine non è altro che un segnale di confine tra due o più diversi territori. Per lo più erano di pietra, altre volte rappresentati da elementi naturali. La forma più usuale è quella a parallelepipedo ma ne conosciamo anche a cilindro.

Fra il Granducato di Toscana e il Marchesato di Virgoletta i termini di confine erano in pietra, numerati e con una croce in testa, i lati riportavano rispettivamente il simbolo reale della Casa Medici e lo stemma dei Malaspina.

Di forma cilindrica, in pietra macigna, erano i segnali di confine tra il Granducato di Toscana e il Marchesato di Malgrate. Questi dovevano avere le seguenti dimensioni: soldi 8 di diametro, un braccio e mezzo di altezza e soldi 12 di larghezza. (Non é chiaro, anzi é sbagliato. Ad una forma cilindrica non si può dare un diametro ed una larghezza diversi, perché il diametro é la larghezza. N.a.).

Tra la comunità di Terrarossa ed il Feudo di Aulla il termine, di pietra serena, aveva da un lato la lettera "T" (Toscana) e dall'altro la "A" (Aulla). Nell'archivio storico del Comune di Bagnone è conservato tutto il carteggio relativo alle liti scoppiate fra queste due comunità a causa dei confini. 

Ed ecco come il termine, rappresentato nelle foto nº 5, 6 e 7, viene descritto in una carta del 18 Giuigno 1569:

"...accanto il campo di Pietro di Jacopino di Ser Orlando da Malgrado sopra detta via, a canto al madon, vicino al fine di detto campo verso la Nezzana a braccia sette con un'arma di palle volta verso Nezzana, fra Levante e Mezzodì, et con l'arme della Malaspina del Sig. Marchese Giuseppe Malaspina che à la spina volta verso ponente Dominio di detto Marchese, segnato di croce sopra..." 

Vedi I TERMINI Link

 CHIESA DI SANTA MARIA  Link

È un esempio recente dell'impiego della pietra arenarica.La chiesa è stata ricostruita agli inizi del 1900, sull'area di una vecchia cappella dedicata alla Madonna del Pianto.

L'effige originale su pietra, è stata traslata nel 1700 nella chiesa Prepositurale, ove la si ammira oggi, mentre per Santa Maria, in ricordo, è stata riprodotta l'immagine su tela ed è esposta sull'altare maggiore.

Le foto dell;interno di Santa Maria che è stata ricostruita in stile francescano e dove si venera la croce di San Francesco d'Assisi.

  [V. Gurguglione, Fascicolo 3 - Link ].

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Facciata e lato della Chiesa di Santa Maria 

di proprietà della Famiglia Quartieri

  LA  CHIESA  DI  SAN  ROCCO  Link

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La Chiesa di San Rocco, prima e dopo i restauri, eseguiti dopo i danneggiamenti causati dal grande terremoto del 1920.

      La facciata che un tempo era intonacata è stata rielaborata e rifatta con un rivestimento in petra arenarica.

      La Chiesa e la canonica, costruita dgli Agostiniani, è stata  ceduta alla comunità di Bagnone. 

      Ci è noto che, nel 1593  fu deliberata una messa quotidiana nella chiesa divenuta parrocchiale e che nel 1599 vi fu eletto un cappellano.

[V. Gurguglione, Fascicolo 3 - Link ].

LA CHIESA DEL CASTELLO  Link

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       La prima chiesa di Bagnone, racconta il Da Faie, che per volontà del Conte Pietro Noceti, il segretario particolare di Papa Nicolò V, al secolo

Tommaso Parentucelli (Sarzana, 15 novembre 1397 - Roma, 24 marzo 1455), fu Papa dal 1447 alla sua morte, nel 1452 la chiesetta fu fatta allungare e ridurre a volta. Il campanile a forma quadrata è stato eretto dieci anni dopo, nel 1462.  

La chiesa del Castello di Bagnone, ingrandita e restaurata più volte nel tempo, oggi è così.

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Nel secolo scorso, dopo la guerra,  la più vecchia parrocchia di Bagnone, è stata rinnovata ed arricchita d'una artistica facciata con uno splendido porticato in pietra arenaria, lavorata da scalpellini locali.  Nella chiesa si conserva un bellessimo pulpito ligneo restaurato recentemente dai Conti Noceti e dal popolo di Bagnone. [V.Gurguglione, fascicolo 2. Link]

  IL CIMITERO DI BAGNONE  Link

cimitero di bagnone.jpg (60874 octets) Nell’Ottobre 1934 fu rifatta la facciata del cimitero e delle cappelle su disegno dell’Architetto Praiër e i loculi interni alla facciata.

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Negli anni sessanta iniziò un primo ampliamento della zona loculi, che si protasse sino alla fine del secolo. Oggi il Cimitero è straccolmo e in cattive condizioni di manutenzione. L'Amministrazione  Comunale ha  recentemente deliberato lavori di ampliamento e di ristrutturazione.

  LA  PIAZZA  ROMA  Link 

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  LE OPERE ANTICHE  Link

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Torre Treschietto

rudere

Castello di Treschietto Rudere

Cappella rudere

Castello Iera rudere 

RIFLESSIONE

L'importanza della pietra arenarica impiegata come materia prima nell'attività dell'uomo, sin dalla preistoria, è caratterizzata nelle immagini riprodotte a fianco.

Non sono immagini vecchie, ma importanti per stabilire che la pietra arenarica era impiegata sia nei lavori d'arte che in quelli più pratici, vicini all'agricoltura.

Da notare che la costruzione di due stipiti di porta, (vedi figure 10, 11, 12), di un sol pezzo, nelle dimensioni fragili volute, era un lavoro che impegnava l'abilità dello scalpellino.

Il taglio del pezzo di pietra dal blocco in cava, la sbozzatura della forma e la rifinitura del pezzo, che doveva risultare con gli spigoli vivi e perfettamente  livellati, era un lavoro manuale, non esistevano attrezzi da taglio se non la subbia, i cunei ed il mazzuolo.

Quanto lavoro!!!

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Fine del fascicolo

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