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Aggiornato il  21-12-2005 VAI  GIÙ

 Le foto

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Piazza"Ai Barsan"

a Pieve di Bagnone

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Oratorio di 

S. Terenzio 

patrono dei venditori ambulanti

Il libro  "I BARSAN" di Caralo Bruno Brunelli   

 Edizione Artigianelli Pontremoli - 1984. 

Vent'anni dalla pubblicazione 2004.     

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La copertina "I primi Barsan" da un pannello murale in acrilico eseguito nel salone di rappresentanza dell' O.N.D. di Bagnone, del pittore Bruno Pruno di Pontremoli. 

* * *

L'Autore, Carlo Bruno Brunelli inizia il suo volume "I Barsan" con un antico proverbio: 

"Non conosce il futuro chi non conosce il proprio passato".

E dedica questo suo lavoro: 

"Alla mia famiglia. Ai "Barsan". A tutti coloro che forzatamente hanno dovuto allontanarsi dalla Lunigiana, loro terra di origine e di affetto".

Alcune note biografiche dell'Autore.

Carlo Bruno Brunelli è nato a Collesino di Bagnone il 13-11-1924 e da anni vive a Milano, ove esercita la libera professione nel campo della legislazione del lavoro. 

Laureato in giurisprudenza, è stato in servizio presso l'INAIL fino al 1971, ricoprendo la qualifica di Direttore principale. 

Attaccato alla terra di origine, fece parte del Consiglio Comunale di Bagnone dal 1951 al 1986, è socio dell'Associazione Amici del Campanone di Pontremoli, della Deputazione di Storia patria per le antiche provincie parmensi, dell'Istituto internazionale di studi liguri. È insignito dell'onorificenza di "Commendatore" al merito della Repubblica.

Assiduo collaboratore del Corriere Apuano di Pontremoli, ottimo prosatore ha pubblicato:

-  Paesi di Lunigiana - Collesino - (Ed. Artigianelli, Pontremoli).

-  La resistenza nella vallata bagnonese (Ed. Boati , Milano).

-  Il Castello di Podenzana in Val di Magra (Ed. Sanguinetti, Carrara).

-  Un antico manoscritto presso l'archivio parrocchiale di Treschietto.     (Estratto, a cura della Deputazione di Storia patria per le antiche provincie parmensi).

-  Gli statuti di Corlaga. (Estratto, come sopra).

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PRESENTAZIONE

Dalla presentazione del libro scritta da Nicola Michelotti all'epoca (1983) presidente dell'Associazione "Amici del Campanone", estraggo i seguenti passaggi salienti.

È logico e giusto che a trattare dell'emigrazione soprattutto bagnonese verso la Bresciana - ed anche verso il resto d'Italia, l'Europa e le Americhe - sia un emigrato del Comune di Bagnone, uno tra i più conosciuti e stimati tra i Lunigianesi che oggi risiedono in Lombardia. 

È cosa logica che tocchi alla penna del comm. dott. Carlo Bruno Brunelli, validissima e già addestrata all'esame dei temi di economia del nostro territorio, rifare la storia e trovare la spiegazione del fenomeno più imponente e caratterizzante della Lunigiana di questi ultimi duecent'anni. Ed è giusto che a parlare degli emigranti sia uno di loro, anzi di noi, perchè solo chi è lontano dal luogo d'origine, e dai ricordi e dagli affetti che al paese ha lasciato, può trattare veramente col cuore e col sentimento questo tema specifico che rischierebbe altrimenti di risultare una fredda ed appiattita disanima di ordine sociale, etnologico e storico destinata agli archivi.

.............(omissis)

E questo libro, oltre ad essere "documento" per i motivi già esposti, dal momento che "parla" e ricorda e talvolta tocca in profondità deve ritenrsi un mezzo di legame proficuo e insostituibile che risponde pertanto alle attese più vive.

Milano-Lunigiana, novembre 1983

Nicola Michelotti

INTRODUZIONE

In Lunigiana, terra povera di risorse naturali, suddivisa in piccoli appezzamenti sparsi prevalentemente su terreno collinare o montagnoso, tuttora quasi priva di attività industriali o artigianali, il fenomeno migratorio si è sempre manifestato, in quanto dovuto ad uno strato di necessità al quale ben poche famiglie hanno potuto sottrarsi nel tempo.

..............(omissis)

Orbene, affinchè questo legame quantomeno affettivo resti consolidato nel tempo e perchè tutti conoscano e riflettano sui sacrifici spesso inenarrabili che hanno dovuto sopportare gli umili emigranti stagionali verso la Maremma e la Corsica, o le lontane Americhe, gli altrettanti umili agricoltori che ogni anno si recavano a sfogliare i gelsi ( a "pelar mori" n.d.a.) nella Bresciana, i "Barsan" venditori ambulanti di maglieria e di chincaglieria, gli emigranti tutti della Lunigiana sparsi in Italia e nel mondo, è stato scritto questo libro.

IL VOLUME

Il Volume, diventato difficile da reperire, lo si può trovare presso l'Autore oppure alla biblioteca Comunale di Bagnone o al Centro di Cultura Bagnonese o da qualche privato che gelosamente lo conserva . 

Riportoo qui di seguito l'indice dei numerosi argomenti trattati nel volume "I BARSAN" di Carlo Bruno Brunelli.

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Dall'intervento di Don Antonio Oppi, Arciprete di Pieve di Bagnone, il giorno dell'inaugurazione della piazza intitolata ai "BARSAN"

Barsan! Un termine dialettale che ricorda la terra ospitale in cui ebbe inizio il fenomeno del commercio ambulante.

Barsan! Un nome che, originariamente, è stato causa di gioia, di rinuncie e di delusioni per lo smembramento delle famiglie.

Barsan! Un mondo che, attualmente, è legato al passato da un tenue filo di tanti ricordi e di pochi rimpianti.

Sono tre frasi che racchiudono in poche parole tutto un pensiero di tante vite vissute, di tante storie dissimili tra loro ma simili nel fine. 

Conclude l'Arciprete che domani, 1º Settembre, tutti si stringeranno attorno a "San Terenzio" proclamato dal Vescovo Giuseppe Fenocchio della Diocesi di Pontremoli "Celeste patrono dei venditori ambulanti".

ORATORIO  DI  S. TERENZIO

L’oratorio di S. Terenzio (in dialetto S. Terenzi) sorge a nord del paese di Pieve; dalla Chiesa parrocchiale lo si raggiunge percorrendo una erta stradina di alcune centinaia di metri. La costruzione é stata realizzata agli inizi del millenio, in mezzo ad un folto castagneto. Risulta storicamente e ben menzionato dal Da Faie, che la Cappella venne fatta ingrandire dal Conte Antonio Noceti  nel 1464, e riaperta al culto popolare di S. Terenzio martire. (V. foto del 1966 oggi migliorata).

Lavori di ristrutturazione e di manutenzione sono stati eseguiti anche in questi ultimi tempi,  con il concorso della popolazione locale ed emigrata, e l’Oratorio si presenta oggi in buone condizioni.  

Il campanile porta una data più recente ed ospita due campane.

Nell’Oratorio vi é un prezioso affresco datato 1572, che rapprenta la Madonna col Bambino e S. Giovannino, vi sono altri personaggi uno dei quali potrebbe raffigurare il Vescovo Terenzio.

La festa si svolge il 1º Settembre di ogni anno, con la partecipazione di molti parrocchiani anche emigrati da molti anni. I Barsan, trornano ai loro paeselli  e si recano alla Pieve di Bagnone per festeggiare ogni anno il loro patrono S. Terenzio.  

CHI ERA QUESTO SANTO ?

Le origini del Santo sono contradditorie, lo si vuole chiamare Terenzio e/o Terenziano. E questa variante di nomi ci fa ricercare due personaggi differenti; Terenzio martire fu Vescovo di Luni; Terenziano fu Vescovo di Todi; naturalmente in epoche diverse.

Se alle vite dei due Santi si allacciano anche le leggende e le tradizioni, non si riesce certamente a definire quale dei due sia quello venerato a Pieve di Bagnone. Come ha concluso il Dr. Carlo Bruno Brunelli nella sua ricerca approfondita:

.....omissis. "Se queste pagine serviranno a fare aumentare la devozione nei confronti del Santo venerato alla Pieve di Bagnone, indipendentemente dallo specifico riferimento a S. Terenzio oppure a S. Terenziano, in quanto ambedue martirizzati per la loro fede, nutro fiducia che non saranno state scritte inutilmente".

 

Il nome deriva dall'antico sabino Terentum e significa "molle, delicato, tenero". Fu nome di una antica famiglia romana, la gens Terentia. L'onomastico viene festeggiato il 15 luglio, in ricordo di San Terenzio di origine scozzese, Vº Vescovo di Luni, visse nel IX secolo, é il patrono di  Sarzana (SP).

Secondo gli storici, Terenzio era un nobile scozzese, che sulla scia di altri conterranei, intraprese il viaggio per recarsi a Roma a venerare le tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. A Luni si fermò a lungo ove acquistò la stima della cittadinanza lunigianese che lo elesse Vescovo della Diocesi, a quel tempo molto importante. 

Iniziò il suo mandato di Vescovo col combattere l'eresia ariana che veniva diffusa dagli invasori Longobardi. Un giorno riprese il suo viaggio per Roma, per sciogliere il voto che aveva fatto ed anche per ottenere dal S. Padre la conferma della dignità episcopale ricevuta dal popolo.

Il viaggio fu corto, perchè giunto presso il fiume Carrione nei pressi di Avenza di Carrara, venne assalito ed assassinato a colpi di pugnale.

Un suo successore, il Vescovo Gualtiero, nel 880 decise di fare erigere una chiesa nel luogo del martirio. Il luogo fu contestato dall'opposizione popolare che fu grande ed il Vescovo decise allora di caricare su un carro trainato da un paio di buoi le ossa di Terenzio ed avrebbe edificato la Chiesa nel punto ove gli animali, avviati senza guida, si sarebbero fermati.

I buoi presero lentamente la via del monte e si fermarono solo per bere in prossimità del torrente Bardine, ove morirono avvelenati. 

Questo fu il luogo deciso per costruirvi la Chiesa e ben presto attorno ad essa sorse il paese di San Terenzo al Bardine o detto anche al Monte (tra Fosdinovo e Fivizzano),,per distinguerlo con l'altro sorto nel frattempo vicino a Lerici, chiamato San Terenzo al Mare.

Secondo la tradizione, una volta costruita la chiesa, vi vennero traslati i resti del Vescovo Terenzio nel 880. 

Recentemente un documento longobardo, tradotto ed interpretato, afferma che la Chiesa sarebbe stata edificata e dedicata a S. Terenzio nell'anno 721, quasi contemporaneamente al suo assassinio.

Il prof. Ubaldo Formentini, illustre studioso di storia di Lunigiana, afferma che il Vescovo Terenzio non sarebbe stato ucciso da comuni malfattori, ma dagli eretici ariani Longobardi per ragioni di fede.

Era il primo Vescovo di Todi, martire durante le persecuzioni dei primi secoli cristiani. Se è certa l’esistenza storica di questo Santo, non altrettanto certi sono gli atti del suo martirio. La fama di questo Santo si è diffusa allora, oltre la zona di Todi, come anche le sue reliquie sono state portate in vari luoghi. Non ebbe una devozione specifica per la protezione contro qualche malattia, ma era invocato come potente intercessore presso Dio per una protezione generale e per i numerosi miracoli operati in vita e dopo morto. 

La scelta come protettore di Capranica è legata storicamente al Conte Pandolfo II degli Anguillara, il quale conquistò Todi nel 1260. E si sa che i bottini di guerra a quei tempi avevano anche molto valore, così anche le reliquie del Santo protettore del luogo. Il conte Pandolfo portò a Capranica le reliquie di S. Terenziano che, in seguito, fu scelto come patrono di Capranica. Questa devozione oggi è ancora abbastanza sentita, come del resto la devozione di qualsiasi Santo.

Il nome è distribuito in tutta Italia nelle varianti Terenzo e Terenziano.

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CURIOSITÀ

L'organizzazione dei "Barsan" era voluta dai politici che in una riunione in Villa Quartieri, presente una folta rappresentanza di Barsan, decisero di dar vita ad un "Circolo dei Barsan" indicando come sede del Circolo stesso le stanze del teatro Ferdinando Quartieri.

L'ing. Giovanni Quartieri, dimostrando il suo profondo attaccamento alla natia Bagnone ed alla Lunigiana, in accordo con l'Amministrazione Comunale, fece ristrutturare il teatro che volle sia chiamato "Lidia Quartieri" in memoria della moglie, affinchè la popolazione locale possa avere un teatro agibile per ogni manifestazione culturale, artistica, ricreativa, ed i Barsan possano avere sede idonea per un Circolo per manifestazioni varie.

È infatti sotto questo aspetto che viene dato incarico al pittore Bruno Pruno di Pontremoli, di dipingere un pannello murale in acrilico nel salone di rappresentanza dell' edificio del teatro di Bagnone dal titolo "I primi Barsan", come è riprodotto nella copertina del libro di Brunelli. 

All'ing. Giovanni Quartieri è affidata la presidenza del Circolo dei Barsan.

Il 26 Agosto 1967 il Consiglio Comunale di Bagnone, riunitosi in seduta straordinaria deliberò con voto unanime (maggioranza DC e minoranza P.S.I. e P.C.I.) di erigere in Bagnone un monumento dedicato agli Ambulanti della Lunigiana che in tutti i tempi hanno dovuto abbandonare la loro casa per cercare altrove l'occasione di dimostrare il valore sorprendente del loro coraggio civile, del loro spirito di sacrificio e della loro intelligenza.

Nel nome dei "BARSAN" così umile ma così suggestivo per la originale vicenda umana che lo ha creato, noi intendiamo ricordare tutti gli uomini che nella Lunigiana sono nati e fuori di essa hanno operato.

Domenica 31 Agosto 1967 presieduto dal Prof. Bruno Boni, Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Brescia e Presidente dell'Associazione delle Amministrazioni Provinciali della Lombardia, si è riunito il primo Comitato formato da numerosa rappresentanza di Ambulanti per procedere alla:

1) nomina di una Commissione per lo Stauto dell'Associazione dei Barsan, allargata a tutti i Lunigianesi, o figli di Lunigianesi, che per qualsiasi motivo di lavoro hanno lasciato la Lunigiana, sparsi in Italia ed all'estero.

2) alla nomina di una Commissione per il Monumento all'Ambulante;

3) alla nomina di una Commissione per l'istituzione del premio "IL BARSAN";

4) per la scelta della data ed il programma per il gemellaggio fra la Provincia di Brescia e la Città di Bagnone; 

5) per la convocazione il 3 Settembre c.a. dell'Assemblea Generale dei "Barsan";

6) per l'adesione dell'Associazione all'inaugurazione il 4 Settembre c.a. del monumento dedicato ai Martiri della Libertà nel 31º anniversario della Costituzione Repubblicana.

Il 26 Agosto 1968, il Consiglio Comunale, con delibera 66/78, su richiesta unanime dei Consiglieri, dedica la pubblica piazza di Pieve di Bagnone ai "Barsan", mandandovi ad apporre la relativa targa.

Il 21 Agosto 1977, (10 anni dopo) il Comitato Organizzativo informa i Cittadini, tutti gli Ambulanti della Provincia di Massa Carrara, tutti gli Emigranti ed in particolare tutti i BARSAN dell'avvenuto convegno del 31 Luglio u.s. al quale hanno partecipato circa 200 persone, tra Autorità ed Ambulanti sotto la Presidenza del Prof. Bruno Boni. 

È in questa circostanza che viene annunciata la donazione da parte dell'ing. Giovanni Quartieri, al Comune di Bagnone del palazzo dell'ex asilo infantile Lorenzo Quartieri.

In tale occasione è stato approvato lo statuto, confermata l'erezione del Monumento al Barsan, il gemellaggio tra la Provincia di Brescia e la Città di Bagnone.

Il 31 Agosto 1978, alla presenza di grande folla, veniva inaugurata la piazza che l'Amministrazione Comunale di Bagnone aveva fatto costruire davanti alla chiesa della Pieve (V. foto).  

Le informazioni sopra riportate sono tratte dal volume "I BARSAN", libro di Carlo Bruno Brunelli, vent'anni dopo la sua pubblicazione.

 

i barsan     

Quanta miseria an Lunigiana

aghér ani e ani fà! 

S'an fus'stà par la Barsana

'nsò pròpi com'i'sl'arésan cavà!

I partivan dai paesi

coi fagoti e la cavagna

i'stévan via mesi e mesi

da auril al temp d'la castagna.

I g(h)évan la stalia par dormir

o 'l fienil d'la cascina

i tribolévan da morir

p'avéran tant'ala sera c'mè ala matina.

Quanti sténti y(h)'an dovù far

col caretin e la bicicléta

parché i dovevan lavorar

pù he y(h)'àsan d'Virgoléta.

Par fortuna tut'è pasà

parché a forza d'dai e dai

con inteligenza e onestà

y(h)én arivà dóva fòrsi in credevan mai.

Ancó, y(h)én padron d'grosi magazin

d'bèi negozi e d'bèlia cà

tant'a Milan, che a Bergamo e Torin.

I s'lén propri guadagnà!.

Ormai i'stan senprar n'tla Barsana

dova i'strovan bén com'i nén mai stà.

Ma quand i 'rvan an Lunigiana

i disan tuti: "ar'andan a cà".

Carlo Buno Brunelli     

traduzione:

Quanta miseria in Lunigiana

vi era anni e anni orsono!

Se non fosse stato per la Barsana

non so proprio come se la sarebbero cavata!

Partivano dai paesi

con i fagotti e la cesta

stavano via mesi e mesi

da aprile al tempo delle castagne (ottobre)

Avevano le stalle per dormire

o il fienile della cascina

tribolavano da morire

per avere tanto alla sera come alla mattina

Quanti stenti hanno dovuto fare

con il carrettino e la bicicletta

perché dovevano lavorare

più che gli asini di Virgoletta.

Per fortuna tutto é ormai passato

perché a forza di dai e dai

con intelligenza ed onestà

sono arrivati dove non avrebbero mai creduto.

Oggi, sono padroni di grossi magazzini

di bei negozi e di belle case

tanto a Milano che a Bergamo ed a Torino.

Se lo sono proprio guadagnato!

Ormai stanno sempre in Barsana 

dove si trovano bene come non sono mai stati.

Ma quando ritornano in Lunigiana

dicono tutti: "facciamo ritorno a casa".

Carlo Bruno Brunelli      

I versi sono scritti in dialetto bagnonese, quello del paese di Collesino. Il nostro dialetto con leggere varianti è comune per tutte le frazioni della valle del torrente Bagnone, mentre per i paesi che riversano sul torrente Civilia, le sfumature e gli accenti sono più marcati. 

Per il dialetto bagnonese si deve visitare il sito: www.bagnonemia.it

nel Gurguglione, al fascicolo 9, oppure fare il seguente

RIFLESSIONI  DI  TRENT'ANNI  DOPO..........

  - Come e dove è finita l'Associazione dei Barsan ? 
  - Chi ne è oggi il Presidente ? Esiste un Consiglio Direttivo ?
  - Dove è stato costruito il Monumento al BARSAN ?
  - E il gemellaggio con la Provincia di Brescia è avvenuto ?

  - E il premio "IL BARSAN"è stato istituito ?

- Chi ha sostituito il defunto ing. Giovanni Quartieri alla Presidenza del Circolo dei Barsan ?

- Il pannello murale in acrilico dipinto nella sala di rappresentanza del teatro dal pittore Bruno Pruno di Pontremoli dov'è andato a finire ?

- Le lettere in marmo che componevano la frase:"CASTIGAT RIDENDO MORES" che troneggiava sopra la porta d'entrata della sala del teatro dov'é finita ?

- Ed il pesante sipario color oro, salvato da noi giovani durante la guerra, dov'é andato ? Eppure era assai ingombrante.

- Il Circolo è riuscito ad entrare nei locali del Teatro ?  Dopo un appalto  durato un trent'ennio..... Sicuramente con questo lasso di tempo avrebbero ricostruito anche la Scala di Milano.... Perchè!  non sai?.... È stata rifatta davvero ?.... Non lo sò, io sono un BARSAN, ho lavorato e vivo all'estero.

RUGgGIO          

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ALTRI  SCRITTI  SUI  BARSAN

Nel romanzo "La croce del Passo" l'Autore narra la storia di un giovane bagnonese che dopo tante disavventure pastorizie, è costretto trasferirsi in Alta Italia a praticare il mestiere del "Barsan".

Ritengo doveroso menzionare anche questo romanzo in memoria di tanti che hanno emigrato per crearsi un avvenire migliore di quello che la nostra magra terra ci riservava.

   LINK

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VENDITORI AMBULANTI

"Val di Magra natia parca e serena

cui dà solo il castagno, e magro, un pane,

donde i tuoi figli sciaman per lontane

terre, di nostalgia l'anima piena!

E forse, vecchio, alcun farà ritorno

dopo il mercar con operate lane 

o luce di pensier coi libri in strane 

botteghe all'aria, sol sia o ciel piovorno.

Pago che anch'ei con la sua bancarella

accese alla sapienza una fiammella".

                                                                 Marco Vinciguerra

La poesia è stata tratta dal volume "O Lunigiana mia" stampato nel 1966 a Pontremoli dalla Tipografia Artigianelli.

In quel di Lecco, i venditori ambulanti che girovagavano per le campagne, con la cassetta di mercerie a tracolla, erano detti:

" i cavagnot "

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Dal volume "Gente Nostra" di racconti Lunigianesi, stampato dalla Tipografia Artigianelli di Pontremoli nel 1980, abbiamo tratto questi versi che ci sembrano particolarmente appropriati in relazione al tema ed alla emigrazione lunigianese all'estero.

Dalla seconda metà del 1800 allo scoppio della prima guerra mondiale e rispecchiando una triste realtà, in quasi tutti i paesi del mondo era allora possibile trovare lunigianesi, come oggi è possibile trovarli in quasi tutte le provincie dell'alta Italia.

Ed ecco il poeta aullese Umberto Piccioli dedicare una poesia a tutti gli emigranti della Lunigiana:

"l'pan di altri" (Il pane degli altri)

Quando ' l Signore i feset la Lunigiana

' d sabdo, jev la bisacia vota;

gh'er armaso sas(c)i, tramontana

e, cento dialeti, da ' n filarn ' n boca.

(Omissis)

Ho girà tut 'l mondo e ' nghè scito

ca no trovo ' lunigianese a ribolare.

Nazion e continenti (i par ' n mito),

tuti i pegio lavori igh fan fare.

Ho ncontrato ' comanin ' n Argentina

vun d'Casola l'ho visto a Bogotà,

Piè d'Bagnon l'ho trovo ' n Cina,

e Gildo d'tresana ' n Canadà.....

(Omissis)

Tuta gente nostra ch'è partì,

quand' da no s'campev d' stenti;

tanti jen morti senza artornar chi:

i n'han arvisto nè aminghin nè parenti.....

(Omissis)

                                                        Umberto Piccioli

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A chiusura di questo capitolo, voglio riportare integralmente il commento e la preghiera, come risulta nel libro del Dr. Carlo Bruno Brunelli.

Questa preghiera composta da Dante Genesoni nativo di Groppoli di Mulazzo, ed anche lui emigrante a Milano, è stata letta le prima volta nel 1981 nella Chiesa di Montereggio, nella "terra dei librai".

preghiera dell'emigrante

di val di magra

Figli di Lunigiana, che il bisogno spinge lontani dal suolo natio, in Italia e nel mondo; uniti spiritualmente nella preghiera anche a quelli che non sono qui con noi, Ti ringraziamo, Signore, Dio nostro.

Grazie per averci fatti forti nel superare le difficoltà di ambientazione, l'amarezza del distacco, il buio della solitudine.

Col Tuo aiuto o Signore, tutti noi, librai, merciai, lavoratori della terra e delle officine, del braccio e della mente, abbiamo trovato altrove nuova vita e sistemazioni, a volte, anche di rilievo.

Dopo grazie all'Eterno Padre, l'invocazione a Te, Cristo, suo figlio. Dio come Lui e uomo come noi, sei venuto tra noi per aiutarci a salvarci. Resta sempre e illuminaci il cammino nelle vie del mondo, di quel mondo che ha bisogno di Te come non mai, perchè Tu sei amore.

Vergine Santa, Madre di Dio e Madre nostra, Tu conosci i nostri bisogni. Aiutaci!

Per mistero di fede, lo spirito di un sacerdote santo di questo paese, un missionario, un emigrante di Dio, il Beato Fogola, partecipa alla nostra invocazione: Santa Maria del Monte, prega per noi!

Adesso, Dio dell'eternità, pensiamo ai nostri morti e t'invochiamo: L'eterno riposo, dona Loro, Signore!

Ascolta, Signore Dio nostro, un'ultima invocazione.

Il richiamo a Maria del Monte, è, per noi, l'unione della Fede con la tradizione.

La Fede è quella semplice, a misura dell'uomo, delle nostre famiglie e dei nostri Sacerdoti d'un tempo, senza inrcostazioni di filosofie distorte e sterili.

La tradizione è il filtro della nostra coscienza, che adatta il vivere moderno in solida cornice morale.

Insieme con il grande Patrimonio spirituale della nostra terra. 

Immensa ricchezza!

Dio Onnipotente che puoi tutto, fa che ne siamo degni e, ovunque nel mondo, ci sia dato distinguerci per onestà, intraprendenza, laboriosità e pulizia morale.

Ora e sempre, Signore. Così sia.

La ballata  del  barsan

cantata a ritmo di Walzer lento

 

Dicevan le ragazze del mio paese

per far fortuna occorre qualche mese.

Recatevi in barsana, fanciulle belle,

ricche ritornerete e peine di virtù.

 

Dice la mia padrona, stai bene attenta,

questa mi costa dieci vendila a trenta.

Guarda di non sbagliare e di non esser troppo onesta,

io domando trenta e qulche cosa in più.

 

Ma la fortuna gira, tra campagne e case,

vittime tutti i giorni non riuscivo ad incontrare.

Tornavo tardi a sera col borsellin leggero,

trovavo musi duri e cena senza sal.

 

Triste e sconsolata io me ne andavo a letto, 

c'era un pochin di paglia stesa sul mio carretto.

Allor pregavo Iddio della mia sventura,

e non potea dormir per tanta umidità.

 

Parole di Walter Brunini (n.1930 - m. 2005)

Ballata ricordata oggi 27 Settembre 2000 e raccolta da Rugggio.

 

 

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