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Le foto |
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Piazza"Ai
Barsan"
a
Pieve di Bagnone |
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Oratorio
di
S.
Terenzio patrono
dei venditori ambulanti |
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Il
libro "I
BARSAN" di Caralo Bruno Brunelli Edizione
Artigianelli Pontremoli - 1984. Vent'anni
dalla pubblicazione 2004.
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La
copertina "I primi Barsan" da un pannello
murale in acrilico eseguito nel salone di
rappresentanza dell' O.N.D. di Bagnone, del pittore
Bruno Pruno di Pontremoli. |
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* * * |
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L'Autore,
Carlo Bruno Brunelli inizia il suo volume "I Barsan"
con un antico proverbio:
"Non
conosce il futuro chi non conosce il proprio passato".
E
dedica questo suo lavoro:
"Alla
mia famiglia. Ai "Barsan". A tutti coloro che
forzatamente hanno dovuto allontanarsi dalla Lunigiana, loro
terra di origine e di affetto". |
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Alcune
note biografiche dell'Autore.
Carlo
Bruno Brunelli è nato a Collesino di Bagnone il 13-11-1924 e da
anni vive a Milano, ove esercita la libera professione nel campo
della legislazione del lavoro.
Laureato
in giurisprudenza, è stato in servizio presso l'INAIL fino al
1971, ricoprendo la qualifica di Direttore principale.
Attaccato
alla terra di origine, fece parte del Consiglio Comunale di
Bagnone dal 1951 al 1986, è socio dell'Associazione Amici del
Campanone di Pontremoli, della Deputazione di Storia patria per
le antiche provincie parmensi, dell'Istituto internazionale di
studi liguri. È insignito dell'onorificenza di
"Commendatore" al merito della Repubblica. |
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Assiduo
collaboratore del Corriere Apuano di Pontremoli, ottimo
prosatore ha pubblicato:
-
Paesi di Lunigiana - Collesino - (Ed. Artigianelli, Pontremoli).
-
La resistenza nella vallata bagnonese (Ed. Boati , Milano).
-
Il Castello di Podenzana in Val di Magra (Ed. Sanguinetti,
Carrara).
-
Un antico manoscritto presso l'archivio parrocchiale di
Treschietto. (Estratto, a cura della Deputazione di
Storia patria per le antiche provincie parmensi).
-
Gli statuti di Corlaga. (Estratto, come sopra). |
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PRESENTAZIONE |
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Dalla
presentazione del libro scritta da Nicola Michelotti all'epoca
(1983) presidente dell'Associazione "Amici del
Campanone", estraggo i seguenti passaggi salienti.
È
logico e giusto che a trattare dell'emigrazione soprattutto
bagnonese verso la Bresciana - ed anche verso il resto d'Italia,
l'Europa e le Americhe - sia un emigrato del Comune di Bagnone,
uno tra i più conosciuti e stimati tra i Lunigianesi che oggi
risiedono in Lombardia.
È
cosa logica che tocchi alla penna del comm. dott. Carlo Bruno
Brunelli, validissima e già addestrata all'esame dei temi di
economia del nostro territorio, rifare la storia e trovare la
spiegazione del fenomeno più imponente e caratterizzante della
Lunigiana di questi ultimi duecent'anni. Ed è giusto che a
parlare degli emigranti sia uno di loro, anzi di noi, perchè
solo chi è lontano dal luogo d'origine, e dai ricordi e dagli
affetti che al paese ha lasciato, può trattare veramente col
cuore e col sentimento questo tema specifico che rischierebbe
altrimenti di risultare una fredda ed appiattita disanima di
ordine sociale, etnologico e storico destinata agli archivi.
.............(omissis)
E
questo libro, oltre ad essere "documento" per i motivi
già esposti, dal momento che "parla" e ricorda e
talvolta tocca in profondità deve ritenrsi un mezzo di legame
proficuo e insostituibile che risponde pertanto alle attese più
vive.
Milano-Lunigiana,
novembre 1983
Nicola
Michelotti |
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INTRODUZIONE |
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In
Lunigiana, terra povera di risorse naturali, suddivisa in
piccoli appezzamenti sparsi prevalentemente su terreno collinare
o montagnoso, tuttora quasi priva di attività industriali o
artigianali, il fenomeno migratorio si è sempre manifestato, in
quanto dovuto ad uno strato di necessità al quale ben poche
famiglie hanno potuto sottrarsi nel tempo.
..............(omissis)
Orbene,
affinchè questo legame quantomeno affettivo resti consolidato
nel tempo e perchè tutti conoscano e riflettano sui sacrifici
spesso inenarrabili che hanno dovuto sopportare gli umili
emigranti stagionali verso la Maremma e la Corsica, o le lontane
Americhe, gli altrettanti umili agricoltori che ogni anno si
recavano a sfogliare i gelsi ( a "pelar mori"
n.d.a.) nella Bresciana, i "Barsan" venditori
ambulanti di maglieria e di chincaglieria, gli emigranti tutti
della Lunigiana sparsi in Italia e nel mondo, è stato scritto
questo libro. |
| IL
VOLUME |
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Il
Volume, diventato difficile da reperire, lo si può trovare
presso l'Autore oppure alla biblioteca Comunale di Bagnone o al
Centro di Cultura Bagnonese o da qualche privato che gelosamente
lo conserva .
Riportoo
qui di seguito l'indice dei numerosi argomenti trattati nel
volume "I BARSAN" di Carlo Bruno Brunelli. |
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Dall'intervento
di Don Antonio Oppi, Arciprete di Pieve di Bagnone, il giorno
dell'inaugurazione della piazza intitolata ai "BARSAN" |
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Barsan!
Un termine dialettale che
ricorda la terra ospitale in cui ebbe inizio il fenomeno
del commercio ambulante. |
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Barsan!
Un nome che,
originariamente, è stato causa di gioia, di rinuncie e di
delusioni per lo smembramento delle famiglie. |
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Barsan!
Un mondo che,
attualmente, è legato al passato da un tenue filo di tanti ricordi e di
pochi rimpianti. |
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Sono
tre frasi che racchiudono in poche parole tutto un
pensiero di tante vite vissute, di tante storie dissimili
tra loro ma simili nel fine.
Conclude
l'Arciprete che domani,
1º Settembre, tutti si stringeranno attorno a "San Terenzio" proclamato dal Vescovo
Giuseppe Fenocchio della Diocesi di Pontremoli "Celeste patrono dei
venditori ambulanti". |
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ORATORIO
DI S. TERENZIO
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L’oratorio
di S. Terenzio (in dialetto S. Terenzi) sorge a
nord del paese di Pieve;
dalla Chiesa parrocchiale lo si raggiunge percorrendo una erta stradina di alcune
centinaia di metri. La
costruzione é stata realizzata agli inizi del millenio,
in mezzo ad un folto castagneto. Risulta
storicamente e ben menzionato dal Da Faie, che la Cappella
venne fatta ingrandire dal Conte Antonio Noceti
nel 1464, e riaperta al culto popolare di S.
Terenzio martire.
(V.
foto del 1966 oggi migliorata).
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Lavori
di ristrutturazione e di manutenzione sono stati eseguiti
anche in questi ultimi tempi, con il concorso della popolazione
locale ed emigrata, e l’Oratorio si presenta oggi in
buone condizioni.
Il
campanile porta una data più recente ed ospita due
campane.
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Nell’Oratorio
vi é un prezioso affresco datato 1572, che rapprenta
la Madonna col Bambino e S. Giovannino, vi sono
altri
personaggi uno dei quali potrebbe raffigurare il Vescovo
Terenzio.
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La
festa si svolge il 1º Settembre di ogni anno, con la
partecipazione di molti parrocchiani anche emigrati da
molti anni. I
Barsan, trornano ai loro paeselli e si recano alla
Pieve di Bagnone per festeggiare ogni anno il loro patrono
S. Terenzio.
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| CHI
ERA QUESTO SANTO ? |
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Le
origini del Santo sono contradditorie, lo si vuole chiamare Terenzio e/o
Terenziano. E questa variante di nomi ci fa ricercare due personaggi
differenti; Terenzio martire fu Vescovo di Luni; Terenziano fu Vescovo
di Todi; naturalmente in epoche diverse.
Se
alle vite dei due Santi si allacciano anche le leggende e le tradizioni,
non si riesce certamente a definire quale dei due sia quello venerato a
Pieve di Bagnone. Come ha concluso il Dr. Carlo Bruno Brunelli nella sua
ricerca approfondita:
.....omissis.
"Se queste pagine serviranno a fare aumentare la devozione nei
confronti del Santo venerato alla Pieve di Bagnone, indipendentemente
dallo specifico riferimento a S. Terenzio oppure a S. Terenziano, in
quanto ambedue martirizzati per la loro fede, nutro fiducia che non
saranno state scritte inutilmente".
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Il
nome deriva dall'antico sabino Terentum e significa "molle,
delicato, tenero". Fu nome di una antica famiglia romana, la gens
Terentia. L'onomastico viene festeggiato il 15 luglio, in ricordo di San
Terenzio di origine scozzese, Vº Vescovo di Luni, visse nel IX
secolo, é il patrono di Sarzana (SP).
Secondo
gli storici, Terenzio era un nobile scozzese, che sulla scia di altri
conterranei, intraprese il viaggio per recarsi a Roma a venerare le
tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. A Luni si fermò a lungo ove
acquistò la stima della cittadinanza lunigianese che lo elesse Vescovo
della Diocesi, a quel tempo molto importante.
Iniziò
il suo mandato di Vescovo col combattere l'eresia ariana che veniva
diffusa dagli invasori Longobardi. Un giorno riprese il suo viaggio per
Roma, per sciogliere il voto che aveva fatto ed anche per ottenere dal
S. Padre la conferma della dignità episcopale ricevuta dal popolo.
Il
viaggio fu corto, perchè giunto presso il fiume Carrione nei pressi di
Avenza di Carrara, venne assalito ed assassinato a colpi di pugnale.
Un
suo successore, il Vescovo Gualtiero, nel 880 decise di fare erigere una
chiesa nel luogo del martirio. Il luogo fu contestato dall'opposizione
popolare che fu grande ed il Vescovo decise allora di caricare su un
carro trainato da un paio di buoi le ossa di Terenzio ed avrebbe
edificato la Chiesa nel punto ove gli animali, avviati senza guida, si
sarebbero fermati.
I
buoi presero lentamente la via del monte e si fermarono solo per bere in
prossimità del torrente Bardine, ove morirono avvelenati.
Questo
fu il luogo deciso per costruirvi la Chiesa e ben presto attorno ad essa
sorse il paese di San Terenzo al Bardine o detto anche al Monte (tra
Fosdinovo e Fivizzano),,per
distinguerlo con l'altro sorto nel frattempo vicino a Lerici, chiamato
San Terenzo al Mare.
Secondo
la tradizione, una volta costruita la chiesa, vi vennero traslati i
resti del Vescovo Terenzio nel 880.
Recentemente
un documento longobardo, tradotto ed interpretato, afferma che la Chiesa
sarebbe stata edificata e dedicata a S. Terenzio nell'anno 721, quasi
contemporaneamente al suo assassinio.
Il
prof. Ubaldo Formentini, illustre studioso di storia di Lunigiana,
afferma che il Vescovo Terenzio non sarebbe stato ucciso da comuni
malfattori, ma dagli eretici ariani Longobardi per ragioni di fede.
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Era
il primo Vescovo di Todi, martire durante le persecuzioni dei
primi secoli cristiani. Se è certa l’esistenza storica di
questo Santo, non altrettanto certi sono gli atti del suo
martirio. La fama di questo Santo si è diffusa allora, oltre la
zona di Todi, come anche le sue reliquie sono state portate in
vari luoghi. Non ebbe una devozione specifica per la protezione
contro qualche malattia, ma era invocato come potente intercessore
presso Dio per una protezione generale e per i numerosi miracoli
operati in vita e dopo morto. |

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La scelta come
protettore di Capranica è legata storicamente al Conte Pandolfo
II degli Anguillara, il quale conquistò Todi nel 1260. E si sa
che i bottini di guerra a quei tempi avevano anche molto valore,
così anche le reliquie del Santo protettore del luogo. Il conte
Pandolfo portò a Capranica le reliquie di S. Terenziano che, in
seguito, fu scelto come patrono di Capranica. Questa devozione
oggi è ancora abbastanza sentita, come del resto la devozione di
qualsiasi Santo. |
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Il
nome è distribuito in tutta Italia nelle varianti Terenzo e Terenziano. |
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CURIOSITÀ
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L'organizzazione
dei "Barsan" era voluta dai politici che in una riunione
in Villa Quartieri, presente una folta rappresentanza di Barsan,
decisero di dar vita ad un "Circolo dei Barsan"
indicando come sede del Circolo stesso le stanze del teatro
Ferdinando Quartieri.
L'ing.
Giovanni Quartieri, dimostrando il suo profondo attaccamento alla
natia Bagnone ed alla Lunigiana, in accordo con l'Amministrazione
Comunale, fece ristrutturare il teatro che volle sia chiamato
"Lidia Quartieri" in memoria della moglie, affinchè la
popolazione locale possa avere un teatro agibile per ogni
manifestazione culturale, artistica, ricreativa, ed i Barsan
possano avere sede idonea per un Circolo per manifestazioni varie.
È
infatti sotto questo aspetto che viene dato incarico al pittore
Bruno Pruno di Pontremoli, di dipingere un pannello
murale in acrilico nel salone di
rappresentanza dell' edificio del teatro di Bagnone
dal titolo "I primi Barsan", come è riprodotto nella
copertina del libro di Brunelli.
All'ing.
Giovanni Quartieri è affidata la presidenza del Circolo dei
Barsan. |
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Il
26 Agosto 1967 il Consiglio Comunale di Bagnone, riunitosi in
seduta straordinaria deliberò con voto unanime (maggioranza DC e
minoranza P.S.I. e P.C.I.) di erigere in Bagnone un monumento
dedicato agli Ambulanti della Lunigiana che in tutti i tempi hanno
dovuto abbandonare la loro casa per cercare altrove l'occasione di
dimostrare il valore sorprendente del loro coraggio civile, del
loro spirito di sacrificio e della loro intelligenza.
Nel
nome dei "BARSAN" così umile ma così suggestivo per la
originale vicenda umana che lo ha creato, noi intendiamo ricordare
tutti gli uomini che nella Lunigiana sono nati e fuori di essa
hanno operato. |
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Domenica
31 Agosto 1967 presieduto dal Prof. Bruno Boni, Presidente
dell'Amministrazione Provinciale di Brescia e Presidente
dell'Associazione delle Amministrazioni Provinciali della
Lombardia, si è riunito il primo Comitato formato da numerosa
rappresentanza di Ambulanti per procedere alla:
1)
nomina di una Commissione per lo Stauto dell'Associazione dei
Barsan, allargata a tutti i
Lunigianesi, o figli di Lunigianesi, che per qualsiasi motivo di
lavoro hanno lasciato la Lunigiana, sparsi in Italia ed
all'estero.
2)
alla nomina di una Commissione per il Monumento all'Ambulante;
3)
alla nomina di una Commissione per l'istituzione del premio
"IL BARSAN";
4)
per la scelta della data ed il programma per il gemellaggio fra la
Provincia di Brescia e la Città di Bagnone;
5)
per la convocazione il 3 Settembre c.a. dell'Assemblea Generale
dei "Barsan";
6)
per l'adesione dell'Associazione all'inaugurazione il 4 Settembre
c.a. del monumento dedicato ai Martiri della Libertà nel 31º
anniversario della Costituzione Repubblicana. |
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Il
26 Agosto 1968, il Consiglio Comunale, con delibera 66/78, su
richiesta unanime dei Consiglieri, dedica la pubblica piazza di
Pieve di Bagnone ai "Barsan", mandandovi ad apporre la
relativa targa. |
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Il
21 Agosto 1977, (10 anni dopo) il Comitato Organizzativo informa i
Cittadini, tutti gli Ambulanti della Provincia di Massa Carrara,
tutti gli Emigranti ed in particolare tutti i BARSAN dell'avvenuto
convegno del 31 Luglio u.s. al quale hanno partecipato circa 200
persone, tra Autorità ed Ambulanti sotto la Presidenza del Prof.
Bruno Boni.
È
in questa circostanza che viene annunciata la donazione da parte
dell'ing. Giovanni Quartieri, al Comune di Bagnone del palazzo
dell'ex asilo infantile Lorenzo Quartieri.
In
tale occasione è stato approvato lo statuto, confermata
l'erezione del Monumento al Barsan, il gemellaggio tra la
Provincia di Brescia e la Città di Bagnone. |
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Il
31 Agosto 1978, alla presenza di grande folla, veniva inaugurata
la piazza che l'Amministrazione Comunale di Bagnone aveva fatto
costruire davanti alla chiesa della Pieve (V. foto). |
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Le
informazioni sopra riportate sono tratte dal volume "I
BARSAN", libro di Carlo Bruno Brunelli, vent'anni dopo la sua
pubblicazione. |
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|
i
barsan |
|
Quanta
miseria an Lunigiana
aghér
ani e ani fà!
S'an
fus'stà par la Barsana
'nsò
pròpi com'i'sl'arésan cavà! |
|
I
partivan dai paesi
coi
fagoti e la cavagna
i'stévan
via mesi e mesi
da
auril al temp d'la castagna. |
|
I
g(h)évan la stalia par dormir
o
'l fienil d'la cascina
i
tribolévan da morir
p'avéran
tant'ala sera c'mè ala matina. |
|
Quanti
sténti y(h)'an dovù far
col
caretin e la bicicléta
parché
i dovevan lavorar
pù
he y(h)'àsan d'Virgoléta. |
|
Par
fortuna tut'è pasà
parché a forza d'dai e dai
con
inteligenza e onestà
y(h)én
arivà dóva fòrsi in credevan mai. |
|
Ancó,
y(h)én padron d'grosi
magazin
d'bèi
negozi e d'bèlia cà
tant'a
Milan, che a Bergamo e Torin.
I
s'lén propri guadagnà!. |
|
Ormai
i'stan senprar n'tla Barsana
dova
i'strovan bén com'i nén mai stà.
Ma
quand i 'rvan an Lunigiana
i
disan tuti: "ar'andan a cà". |
|
Carlo Buno
Brunelli |
|
| traduzione: |
|
Quanta
miseria in Lunigiana
vi
era anni e anni orsono!
Se
non fosse stato per la Barsana
non
so proprio come se la sarebbero cavata! |
|
Partivano
dai paesi
con
i fagotti e la cesta
stavano
via mesi e mesi
da
aprile al tempo delle castagne (ottobre) |
|
Avevano
le stalle per dormire
o
il fienile della cascina
tribolavano
da morire
per
avere tanto alla sera come alla mattina |
|
Quanti
stenti hanno dovuto fare
con
il carrettino e la bicicletta
perché
dovevano lavorare
più
che gli asini di Virgoletta. |
|
Per
fortuna tutto é ormai passato
perché
a forza di dai e dai
con
intelligenza ed onestà
sono
arrivati dove non avrebbero mai creduto. |
|
Oggi,
sono padroni di grossi magazzini
di
bei negozi e di belle case
tanto
a Milano che a Bergamo ed a Torino.
Se
lo sono proprio guadagnato! |
|
Ormai
stanno sempre in Barsana
dove
si trovano bene come non sono mai stati.
Ma
quando ritornano in Lunigiana
dicono
tutti: "facciamo ritorno a casa". |
|
Carlo Bruno
Brunelli |
|
|
I
versi sono scritti in dialetto bagnonese, quello del paese
di Collesino. Il nostro dialetto con leggere varianti è
comune per tutte le frazioni della valle del torrente
Bagnone, mentre per i paesi che riversano sul torrente
Civilia, le sfumature e gli accenti sono più marcati. |
|
|
Per
il dialetto bagnonese si deve visitare il sito: www.bagnonemia.it
nel
Gurguglione, al fascicolo 9, oppure fare il seguente  |
|
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|
RIFLESSIONI
DI TRENT'ANNI DOPO.......... |
|
- Come e dove è finita l'Associazione dei Barsan ? |
|
- Chi ne è oggi il Presidente
? Esiste un Consiglio Direttivo ? |
|
- Dove è stato costruito il Monumento al BARSAN ? |
|
- E il gemellaggio con la Provincia di Brescia è avvenuto ?
- E il premio "IL BARSAN"è stato istituito ? |
|
-
Chi ha sostituito il defunto ing. Giovanni Quartieri alla
Presidenza del Circolo dei Barsan ? |
|
-
Il pannello murale in acrilico dipinto nella sala di
rappresentanza del teatro dal pittore Bruno Pruno di Pontremoli
dov'è andato a finire ? |
|
- Le lettere
in marmo che componevano la frase:"CASTIGAT RIDENDO
MORES" che troneggiava sopra la porta d'entrata della sala
del teatro dov'é finita ? |
|
- Ed il
pesante sipario color oro, salvato da noi giovani durante la
guerra, dov'é andato ? Eppure era assai ingombrante. |
|
-
Il Circolo è riuscito ad entrare nei locali del Teatro ?
Dopo un appalto durato un trent'ennio..... Sicuramente con
questo lasso di tempo avrebbero ricostruito anche la Scala di
Milano.... Perchè! non sai?.... È stata rifatta davvero
?.... Non lo sò, io sono un BARSAN, ho lavorato e vivo
all'estero. |
|
RUGgGIO |
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ALTRI
SCRITTI SUI BARSAN |
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Nel
romanzo "La croce del Passo" l'Autore narra la storia
di un giovane bagnonese che dopo tante disavventure pastorizie,
è costretto trasferirsi in Alta Italia a praticare il mestiere
del "Barsan".
Ritengo
doveroso menzionare anche questo romanzo in memoria di tanti che
hanno emigrato per crearsi un avvenire migliore di quello che la
nostra magra terra ci riservava. |
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LINK
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VENDITORI
AMBULANTI |
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"Val
di Magra natia parca e serena
cui
dà solo il castagno, e magro, un pane,
donde
i tuoi figli sciaman per lontane
terre,
di nostalgia l'anima piena! |
|
E
forse, vecchio, alcun farà ritorno
dopo
il mercar con operate lane
o
luce di pensier coi libri in
strane
botteghe
all'aria, sol sia o ciel piovorno. |
|
|
Pago
che anch'ei con la sua bancarella
accese
alla sapienza una fiammella". |
|
Marco Vinciguerra |
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La
poesia è stata tratta dal volume "O Lunigiana mia"
stampato nel 1966 a Pontremoli dalla Tipografia Artigianelli. |
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In
quel di Lecco, i venditori ambulanti che girovagavano per le
campagne, con la cassetta di mercerie a tracolla, erano detti:
"
i cavagnot " |
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Dal
volume "Gente Nostra" di racconti Lunigianesi,
stampato dalla Tipografia Artigianelli di Pontremoli nel 1980,
abbiamo tratto questi versi che ci sembrano particolarmente
appropriati in relazione al tema ed alla emigrazione lunigianese
all'estero.
Dalla
seconda metà del 1800 allo scoppio della prima guerra mondiale
e rispecchiando una triste realtà, in quasi tutti i paesi del
mondo era allora possibile trovare lunigianesi, come oggi è
possibile trovarli in quasi tutte le provincie dell'alta Italia.
Ed
ecco il poeta aullese Umberto Piccioli dedicare una poesia a
tutti gli emigranti della Lunigiana: |
|
"l'pan di
altri" (Il pane degli altri) |
|
Quando
' l Signore i feset la Lunigiana
'
d sabdo, jev la bisacia vota;
gh'er
armaso sas(c)i, tramontana
e,
cento dialeti, da ' n filarn ' n boca. |
|
(Omissis)
Ho
girà tut 'l mondo e ' nghè scito
ca
no trovo ' lunigianese a ribolare.
Nazion
e continenti (i par ' n mito),
tuti
i pegio lavori igh fan fare. |
|
Ho
ncontrato ' comanin ' n Argentina
vun
d'Casola l'ho visto a Bogotà,
Piè
d'Bagnon l'ho trovo ' n Cina,
e
Gildo d'tresana ' n Canadà..... |
|
(Omissis)
Tuta
gente nostra ch'è partì,
quand'
da no s'campev d' stenti;
tanti
jen morti senza artornar chi:
i
n'han arvisto nè aminghin nè parenti.....
(Omissis) |
|
Umberto Piccioli |
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|
A
chiusura di questo capitolo, voglio riportare integralmente il
commento e la preghiera, come risulta nel libro del Dr. Carlo
Bruno Brunelli.
Questa
preghiera composta da Dante Genesoni nativo di Groppoli di
Mulazzo, ed anche lui emigrante a Milano, è stata letta le
prima volta nel 1981 nella Chiesa di Montereggio, nella
"terra dei librai". |
|
preghiera
dell'emigrante
di
val di magra |
|
Figli
di Lunigiana, che il bisogno spinge lontani dal suolo natio, in
Italia e nel mondo; uniti spiritualmente nella preghiera anche a
quelli che non sono qui con noi, Ti ringraziamo, Signore, Dio
nostro.
Grazie
per averci fatti forti nel superare le difficoltà di
ambientazione, l'amarezza del distacco, il buio della
solitudine.
Col
Tuo aiuto o Signore, tutti noi, librai, merciai, lavoratori
della terra e delle officine, del braccio e della mente, abbiamo
trovato altrove nuova vita e sistemazioni, a volte, anche di
rilievo.
Dopo
grazie all'Eterno Padre, l'invocazione a Te, Cristo, suo figlio.
Dio come Lui e uomo come noi, sei venuto tra noi per aiutarci a
salvarci. Resta sempre e illuminaci il cammino nelle vie del
mondo, di quel mondo che ha bisogno di Te come non mai, perchè
Tu sei amore.
Vergine
Santa, Madre di Dio e Madre nostra, Tu conosci i nostri bisogni.
Aiutaci!
|
|
Per
mistero di fede, lo spirito di un sacerdote santo di questo
paese, un missionario, un emigrante di Dio, il Beato Fogola,
partecipa alla nostra invocazione: Santa Maria del Monte, prega
per noi!
Adesso,
Dio dell'eternità, pensiamo ai nostri morti e t'invochiamo:
L'eterno riposo, dona Loro, Signore!
Ascolta,
Signore Dio nostro, un'ultima invocazione.
|
|
Il
richiamo a Maria del Monte, è, per noi, l'unione della Fede con
la tradizione.
La
Fede è quella semplice, a misura dell'uomo, delle nostre
famiglie e dei nostri Sacerdoti d'un tempo, senza inrcostazioni
di filosofie distorte e sterili.
La
tradizione è il filtro della nostra coscienza, che adatta il
vivere moderno in solida cornice morale.
Insieme
con il grande Patrimonio spirituale della nostra terra.
Immensa
ricchezza!
Dio
Onnipotente che puoi tutto, fa che ne siamo degni e, ovunque nel
mondo, ci sia dato distinguerci per onestà, intraprendenza,
laboriosità e pulizia morale.
Ora
e sempre, Signore. Così sia. |
|
La
ballata
del barsan
cantata
a ritmo di Walzer lento |
|
Dicevan
le ragazze del mio paese
per
far fortuna occorre qualche mese.
Recatevi
in barsana, fanciulle belle,
ricche
ritornerete e peine di virtù.
Dice
la mia padrona, stai bene attenta,
questa
mi costa dieci vendila a trenta.
Guarda
di non sbagliare e di non esser troppo onesta,
io
domando trenta e qulche cosa in più.
Ma
la fortuna gira, tra campagne e case,
vittime
tutti i giorni non riuscivo ad incontrare.
Tornavo
tardi a sera col borsellin leggero,
trovavo
musi duri e cena senza sal.
Triste
e sconsolata io me ne andavo a letto,
c'era
un pochin di paglia stesa sul mio carretto.
Allor
pregavo Iddio della mia sventura,
e
non potea dormir per tanta umidità.
Parole
di Walter Brunini (n.1930 - m. 2005)
Ballata
ricordata oggi 27 Settembre 2000 e raccolta da Rugggio.
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