Aggiornato il 06-04-2008
 

PREMESSA

Riprendo un brano delle mie "Divagazioni" pubblicate nel Gurguglione al fascicolo 1, per meglio localizzare nel tempo le immagini che cerco di interpretare.

Risulta da antichi documenti che la rocca esistesse già intorno al 950 come "Castrum",  insediamento militare, un luogo d'avvistamento e di difesa.

Gutula, per similitudine, può derivare dal latino Gutta, dove ha anche valore la locuzione latina: Gutta cavat lapidem  = la goccia scava la pietra. Allora posso anche avanzare l’ipotesi: Località Gutula, dove il torrente è incassato nella roccia arenaria. Come può anche valere l’ipotesi che derivi da guttur, gutturis, tradotto in : gola, stretta, forra. 

Parlando del luogo, oggi Bagnone, un tempo venne chiamata con nomi diversi.

Questa non meglio definita località è stata chiamata Gutula.

Nome che ritroviamo in un istrumento del 1300, ove si legge:”Datum...in Borgo Gutulae Bagnoni”.

Nel 1221 il feudo dei Malaspina venne suddiviso in due parti.

Ci occuperemo solo di Opizzino, (prima scritto Obizzino),  del ramo Spino fiorito. 

I Discendenti di Opizzino, nel 1275 procedettero ad una nuova divisione ed al Marchese Alberto, figlio di Opizzino, fu assegnato il territorio di Filattiera con tutte le sue dipendenze, tra cui Bagnone. 

Alla morte del Marchese Alberto, pur avendo numerosi figli, lasciò in eredità l’intero feudo al figlio Nicolò detto Marchesotto, il quale alla sua morte nel 1339, lasciò numerosi eredi che, nel 1351 decisero di spartirsi il retaggio.

Il primo feudatario che elesse la sua residenza a Bagnone, fu il Marchese Antonio Malaspina nell’anno 1352.  

Il cronista e speziale bagnonese ser Giovanni Antonio da Faie, (1409-1470) nella sua cronaca, asserisce che l’attuale Borgo di Bagnone, posto in basso in un luogo di più facile accesso, sorse in Gottola ed era denominato anche Votola e Pozzo.  

Bagnone, dialetto Bagnòn, é connesso a BA(L)NEUM più il suffisso –ONE, non nel significato di “bagno” ma di “bagnato” cioé “ricco di acque”.

Più tardi, nel 1726,  nell' ISTORICA DESCRIZIONE DELL' INSIGNE TERRA DI BAGNONE, ANTICO E MODERNO, Domenico Cattaneo, la tramanda così:

Tra tutte le quattro parti del Mondo, non v'ha alcun dubbio, che la più  Signorile, Umana e riguardevole per molti titoli sia l'Europa.

E tra tutte le sue Regioni non si piò negare, che l'Italia è la più amena, e deliziosa, dicendosi communemente il Giardino di essa. Tra le Provincie (oggi Regioni) d'Italia poi, e chi non sa, che questa di Toscana non ha invidia alle prerogative più stimabili d'ogni altra: portando più che per Antonomasia il nome di Felicissimi Stati per quanto si estende la Padronanza di S. A. R. Gran Duca, e Signore molto Clementissimo. 

E se la felicità de' Stati considerar si deve dall'aver ciò che si trova di più prezioso nel Mondo, che é la Libertà, di cui stà scritto: Non benè pro toto Libertas venditur auro; bisogna necessariamente confessare, che non cedano il primato ad alcuni altri, quelli che l' A. S. R. possiede nella Lunigiana, che per essersi spontaneamente soggettati al Dominio Fiorentino si godano quietamente per rimunerazione sì gran Tesoro.

Tre però sono i Luoghi, che tra gl'altri si trovano in tal Distretto singolarizzati di simili distinzioni, cioè PONTREMOLI, FIVIZZANO, E BAGNONE; il qual ultimo avendo io preso a descrivere, dico, ch'egli è situato in un tratto di pianure chiamato la Valle di Magra, spalleggiato da colline, e monti adiacenti; essendo distante verso Tramontana poco più di due miglia dalle faldi dell'Appennninno. 

Per queste colline, e tra detti monti, siccome in essa valle si vedano, e trovansi molti altri inferiori Castelli, e Villaggi, che riconoscendo Bagnone per loro Principale, ci concorrano giornalmente per ogni occorrenza, come fanno i Suburbi a tutte le Città.

Circa l'antichità di questo luogo è da sapersi, che non è possibile il rinvenirne l'origine. Convien bene avvertire, che prima si chiamava BANONE, ed in latino BONDELIA, il che ancora vedesi accennato nella Geografia del Famosissimo Astrologo, e Matematico Tolomeo, che viveva sul principio del secondo Secolo di nostra Salute. E se non si trovi distintamente nominato da più antichi Scrittori, che furono ante Christi nativitatem, non sia meraviglia, imperoche tutti i luoghi, che erano a quei tempi in queste

parti, passavano sotto nome di Liguri Apuani, alla differenza degli altri Liguri del Genovesato, da' quali ci divide, e distingue il fiume Magra; piacendomi a proposito di questi Liguri Apuani far qui piccola digressione col notare la perdita di 4. m. Soldati fatta da' Romani 183 anni avanti la venuta del Messia, nella spedizione di grosso esercito verso queste parti sotto la condotta di Q. Marzio uno de' Consoli Romani di quell' anno, che ne fu da' nostri valorosamente respinto, sebbene molte altre volte ne restavano al di sotto. Eccone l'attestato di Tito Livio al Libro nono della Quarta Deca. 

 

Case sul Torrente Bagnone

 

Tralascio il Cattaneo e mi immergo nella visione di questa fotografia di recente scatto, volutamente in bianco e nero per far rilevare meglio gli antichi dettagli.

Guardare queste brutte case, che sprigionano tanta bellezza, al cuore di chi le sa ammirare, che vogliono dimostrare la loro robustezza al tempo, perché racchiudono un millennio di storia, di racconti, di leggende, di una vita vissuta tra queste buie e recondite stanze, illuminate da piccole finestre a volte solo finestrelle, protette da inferiate, pertugi e passaggi segreti che scendono sino al torrente, che bagna le fondamenta e che le tiene umide tutto l'anno...

Ci sono dei locali, dei fondi ai piani più bassi, un tempo contenitori di tesori e di derrate. Locali dove veniva conservato dell'ottimo vino, dove venivano fatti stagionare saporosissimi salumi, profumi che attiravano i sorci dal torrente e che obbligavano il cantiniere a dover proteggere le pertiche, che li tenevano sospesi al soffitto, attaccate ad antichissimi e rugginosi ganci a tridente, tramite rami colorati di pungitopo.

Locali preparati con mensole a muro sostenenti tavolati di quercia, protetti da una fine rete metallica, adibiti alla conservazione del formaggio pecorino. Scaffali vigilati da numerosi e abituati gatti, che li proteggevano dagli attacchi dei topi forestieri che riuscivano a infiltrarsi dal fiume, attraverso gallerie che creavano nelle spesse mura.

Sono queste le costruzioni rubate alla natura, costruite appoggiandosi al macigno che affiora nel greto, corroso dalle acque tumultuose di un torrente a volte impazzito, sconvolgente, che ha trasportato a valle di tutto, ciò che unitamente agli altri rivi, ha servito al fiume Magra per ingrandire la sua foce, che ha nel tempo contribuito ad essicare il romanico porto di Luni.

Mura grige, il colore della pietra arenaria di cui abbondano i nostri Appennini e il nostro territorio. Pietre dette "trovanti" che gli operai trasportavano a spalle dal fiume al cantiere, unitamente ai sacchi di sabbia, inerte che veniva  impastato con la calce idrata, ricavata dalla cottura dalla pietra calcarea scavata poco distante in qualche cava occasionale, alla stessa maniera di come si cuoceva anche il carbone, che serviva come legante alle pietre per costruire le murature.

Muri irregolari che non fanno distinguere l'inizio e la fine della loro costruzione; sono diventate oggi opere monolitiche. Pietra sopra pietra,  l'abilità del muratore riusciva a legarle e farle stere in posizione perfetta. Guardando la faccita, si può capire l'importanza della struttura.  Una ventina di metri d'altezza, realizzata da un centinaio di strati di trovanti che si sovrappongono, legati gli uni agli altri dalla malta. Muraglioni che hanno affrontato migliaia di inverni, di geli, di freddo e migliaia di estati torride, dove il sole le ha riscaldate a forti temperature nelle ore del meriggio.

Facciate di case che resistono senza intonaci di protezione, consolidate solo dopo alcune scosse telluriche, ma niente altro. Facciate di case che racchiudono tutta una fantastica vita, usi e costumi che si sono ormai spenti in queste case borghesi.  Case che non oggi non hanno più vita, non hanno più un legame storico col millennio passato.  Se le guardiamo dal lato interno, dal borgo di Bagnone, osserviamo solo delle persiane verdi che sono eternamente chiuse, forse per conservare con amore il lovo vissuto, il loro passato di antiche  abitazioni di famiglie importanti.

In questi fabbricati ci sono nati, ci hanno vissuto e ci sono morti, grandi personaggi della nostra Bagnone. E come questa facciata, che mi ha ispirato questi ricordi, è costruita tutta Bagnone, così sono costruiti i suoi vicoli, le case più importanti, tutte sono state realizzate con questi metodi di costruzione.

L'architettura moderna cerca di recuperare questi edifici, ricavando delle piccole unità familiari per il soggiorno vacanziero di chi voglia godere ancora di una quieta e dolce pace che concede riposo, una estasi che si trova ancora, in certe zone, di questa accogliente terra di Lunigiana.

 

Il Castello

 

Che dire di questa visione? Quasi totalmente ristrutturata ed abitata, il Castello con la sua storia medioevale, è di proprietà di un'antica famiglia blasonata, quella dei Conti Noceti; oggi della Contessa N.D. Maria Luisa Noceti Ruschi in Fontana.

L’elegante Bagnone, la Regina della Lunigiana, non sarebbe tale se non fosse sormontata da questa prestigiosa corona che è il millenario Castello, e che a sua volta riluce tra il verde cupo dei boschi di castagni, ghirlandato dalle fantastiche cime della catena montuosa dell’Appennino Settentrionale, meglio identificato come l’Appennino tosco-emiliano.

rugggio-2008           

 
  Vecchie mura di Bagnone,

che da dieci secoli vi specchiate sulle acque vive del fiume che scorre sulle sue rocce poderose, che hanno ascoltato il rintocco delle campane e di tutte le sue ore, che vedono da sempre il suo meraviglioso castello, la  torre, la chiesa, il borgo, e i campi attorno, che generazioni di braccia hanno innalzato, pietra su pietra, facendone mura spesse, resistenti al tempo, a tutte le burrasche, le tempeste e a tutte le lotte umane, che sono li, da ieri, oggi e domani, disponibili allo sguardo sorpreso e ammirato di ogni passante... Bagnonese o Forestiero !

 Vecchie mura di Bagnone,

proseguite la vostra marcia silenziosa  nel tempo, affinchè tantissime altre generazioni di Bagnonesi siano fiere di voi, della vostra storia e di quello che rappresentate nel più profondo del loro cuore...

Ghironi Agostino da Corlaga         

Pubblicato il 5 Aprile 2008