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Poesia di una vita

Dr. Rosanna Pinotti     

Il mio approccio con Mario Silvio Briasco, che non ho avuto il piacere di conoscere in vita, risale alla serata di musica e poesia organizzata la scorsa estate dal Presidente del Centro di Cultura Bagnonese Giovanni Ruggeri. Furono, in quell'occasione, lette due  poesie che, certamente, dato anche il luogo e l'ambientazione non riuscii ad apprezzare in modo compiuto. E' mia opinione che il silenzio inviti maggiormente alla riflessione e quindi, in questi ultimi giorni, ho avuto modo, nel silenzio, di avvalorare adeguatamente  le poesie di Briasco che non esito a definire " poeta".

Briasco è un poeta intimistico, autobiografico, che ha tradotto la sua vita in poesia cogliendone tutti gli aspetti. Ha tracciato con la sua penna il suo pensiero, i suoi credo , i suoi "must", le sensazioni, i sentimenti ed ha dipinto con grande amore i luoghi a lui cari.

Una vita tradotta in poesia, la storia tradotta in poesia partendo dal lontano dal 1915, il periodo della prima guerra mondiale, la triste partenza per la guerra e Vittorio Veneto a cui dedicherà una poesia ringraziando ( è il 2 giugno 1969) l'allora Presidente della Repubblica Saragat per il piccolo riconoscimento dato: una medaglia e la nomina a cavaliere della Repubblica. Poca cosa -dice il poeta- un po’ tardiva ma comunque ben accetta.

Direi che nelle liriche di Briasco c'è un filo conduttore che è l'amore. L'amore per una donna prima di tutto, quello per la moglie che paragona ad un fiore e chiama Ninni oppure "mia piccina" una figura di donna dolce raffinata con la quale desidera condividere una casetta nella quiete con tanti fiori intorno ed un ruscelletto, dei prati dove il suo bimbo biondo possa correre festoso. Tutto sembra divenire realtà nella lirica "Il nido". Un nido che è costato duro lavoro ma che proprio la presenza di un bimbo biondo allieterà e basterà a ripagarlo di tutti i sacrifici fatti, una casetta sulle colline dell'amata Genova dalla quale si scorge la Lanterna.

In amore però si devono superare anche i momenti difficili, è il momento della partenza, non potrà più baciare la mano della sua Ninni. Ripercorre in "Nozze d'oro" i 50 anni vissuti con la sua sposa gli affanni ,i dolori ma anche le gioie e ringrazia Dio per questo brindando ad un Amore onesto.

 L'amore si legge negli occhi che sono le porte dell'anima, l'amore renderà bella la vita anche se la lotta sarà dura. C'è però anche qui una figura di donna tentatrice descritta un po’ come una Dark Lady alla quale però si nega: "ho già il mio amore" dice, stammi lontana.

L'amore è il filo conduttore anche inteso come amore nei confronti della natura, di Dio, della natia Genova, ma anche del paese che l'ha ospitato. La sua anima è intrisa da un profondo senso religioso al limite del misticismo, in tutto ciò che cade sotto i nostri sensi c'è la mano di Dio, la natura altro non è se non il riflesso dell'amore di Dio per gli uomini. Dio è nella volta celeste, lassù dove pulsano le stelle sentinelle del cielo, l'usignolo con il suo canto farà dischiudere i cuori aridi al Signore, il pescatore che s'inoltra nel mare recitando un' Ave e facendosi il segno della croce, assume connotazione universale dell'uomo che confida in Dio e si appella alla sua misericordia: Egli senz'altro verrà ripagato, oggi forse con una abbondante pesca, domani con il Cielo.

Devozione particolare mostra nei confronti della Madonna ed invita anche la natura ad innalzare una preghiera a Maria, ma non una preghiera qualunque, quella che soleva rivolgerle da bambino, una preghiera innocente dettata da un cuore puro di fanciullo quasi con accento Pascoliano. Chiede aiuto a Maria a nome della Gioventù Cattolica contro le tentazioni:" Noi siamo fragili -dice- e Satana può ingannare. Anche alla fiamma che dapprima ,con il suo calore sembra invitante, attribuisce in seguito una valenza negativa e gli appare come un connubio di forza e male. C'è pero qualcosa che può vincere tutti i mali: la bontà.

Briasco potrebbe anche essere definito "poeta della natura". Mi ricorda , per questo suo aspetto poeta romantico inglese William Wordsworth, poeta della natura per eccellenza. Come lui osserva ogni dettaglio, predilige certe ore dell'alba o del crepuscolo, certi fiori, colori, ama lo scrosciare dei ruscelli e l'inoltrarsi per sentieri erbosi soprattutto quande giunge Primavera*. La differenza si coglie però soprattutto nel fatto che in Briasco tutto si rapporta a Dio, la stessa primavera che tutto risveglia dovrebbe predisporre l'uomo verso Dio in maniera nuova.

Tra le poesie nelle quali la natura appare come tema predominante, una parte di esse è dedicata alla terra natia: la sua Genova, il Golfo del Tigullio, Sestri Levante, il suo mare, i suoi fiori; altre invece cantano il paese che lo ospitò: Bagnone e la sua provincia. In particolare si rinvengono due componimenti, in uno dei quali assimila  le Alpi Apuane ad un sorriso nel cielo, nell'altra che titola "Massa Carrara", descrive la gente che la abita come" gente forte abituata al marmo, candida roccia, strumento dell'arte che abbellisce."

L'arte stessa ritorna in una poesia nella quale incita Luisa, sua cognata, a completare gli studi artistici all'accademia di Firenze, in lei ritrova un po’ se stesso perché anch'egli insegue l'arte che dice di amare dopo la sua sposa.

Tornando, dopo una divagazione, alla natura, direi che questa tematica merita un capitolo a sé. Quella natura che egli ama contemplare soprattutto in primavera nelle ore vespertine, quando imbruna. E' l'ora in cui ama camminare per i prati, i campi, lungo i boschi scoscesi e si arresta ad osservare un pino snello che svetta verso il cielo e gli ricorda la sua riviera dove i pini lambiscono il mare e diffondono il loro profumo di resina nell'aria. Ricorrente in quest'ora è il canto magico dell'usignolo che con le sue note parlerà di Dio anche ai cuori più aridi. Chiede al grillo, invece, di tacere, perché il suo "stridio" gli sembra il grido di colui che vuol svelare al mondo le vicende amare della vita ed anche la fatica del duro lavoro dei contadini, di chi è stato dimenticato e non è più amato.

Si ferma ad osservare il tiglio in fiore e canta la bellezza della ginestra, il suo colore ed il suo profumo misto a quello delle acacie. La sua è una ginestra ubertosa, figlia di un terreno fertile e ben lontana da quella di Leopardiana memoria.

Molte delle sue liriche sono dedicate al mare, il mare all'alba. Sono liriche pervase da una dolce nostalgia per questa forza della natura che canta la sua eterna, cara al poeta, canzone. Un mare in malachite lo stesso mare cantato dal più grande poeta del nostro secolo: Eugenio Montale con il quale si colgono alcune affinità soprattutto nella poesia Sestri Levante 2. Egli infatti scrisse precedentemente una lirica catalogata come Sestri Levante 1 ed in seguito la rielabora, la raffina lasciando solo ciò che appare essenziale, per usare un aggettivo caro allo stesso Montale, solo poche parole per dare una descrizione completa della suo mare e della natura che gli vive intorno. Mare della Riviera e verdeggiante Lunigiana costituiscono due momenti fondamentali nella vita e quindi nella poesia di Briasco, due momenti d'infinito che

egli coglie sia nell'ammirare l' Appennino da un'altura, magari dal castello Noceti che nell'ammirare il mare del Golfo del Tigullio.

Canta, il nostro poeta, il sole che fa sparire le nuvole e la nebbia misteriosa che fa brutti scherzi e la neve, metafora di purezza che tutto copre con le sue coperte, le sue lenzuola, con i suoi tappeti, anche le brutture infondendo quello strano senso di pace.

Nulla dimentica il poeta, la sua attenzione però si volge sempre alle attività più dure della vita umana, i suoi personaggi sono i pescatori, i cavatori, gli operai, i contadini, insomma tutti coloro che molto sudano per guadagnarsi il pane quotidiano, ma la fatica- egli dice- è come il dolore, nobilita l'uomo e rende l'uomo onesto,l'onestà paga sempre.

 

 

Bagnone 3 Giugno 2000                                   

                                                                               

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