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Monastero
degli Agostiniani
in
località
San
Rocco a Bagnone
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Chiesa antica di San
Rocco che sarà rimodernata dopo il terremoto del 1920. |
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Cespuglio di rose |
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Il
Viale
G.
B. Cartegni
a
Bagnone |
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Lettore
di Medicina nello Studio di Pisa
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Se
per il Medioevo e per la sua Scolastica, la natura era un mondo quasi
ignorato, per il Rinascimento la natura diviene "l'oggetto
dell'amore nascosto, proibito, e perciò tanto più appassionato".
Lo
studio approfondito dei classici è il mezzo, il tramite, che conduce
alla scienza e all'arte: Leonardo e Michelangelo superano il concetto di
"imitazione" degli antichi ed affermano che lo studio e l'osservazione
della natura sono la vera scuola degli artisti.
Non
è infrequente che ci si chieda, interessandoci alla problematica
culturale e filosofica del Cinquecento, se il Rinascimento non fosse
privo di una direttiva sicura, e se il centro di interesse maggiore
degli studiosi, privilegiasse una tendenza scentifica o platonica.
Il
desiderio vivo dello studio della natura, non è che una reazione
naturale al pensiero della Scolastica.
Il
Windelband afferma che il paese d'origine di quei grandi movimenti dai
quali sorse la coscienza moderna fu l'Italia, la stessa terra che
aveva prodotto la grandiosa sintesi della civiltà antica e il rigoglio
potente della civiltà cristiana, e che ora era destinata a far fiorire,
dall'unione di entrambe, i germi della civiltà moderna.
L'ottimismo
che aveva caratterizzato il Trecento e il Quattrocento, al di là delle
correnti mistiche sorte dall'individualismo, correnti che a un certo
momento si rivolgono contro la loro origine, è anche causa, in quei
secoli, di alcune"certezze", tra cui quella di vivere in un
universo intelligibile e chiuso.
I
sistemi di logica che hanno fatto del sillogismo un feticcio, male si
accordano con le correnti mistiche che sono sfociate in un fermento
religioso da cui è scatturita la Riforma.
È
noto che il Rinascimento costituisce l'età di transizione della
civiltà medioevale a quella moderna: "nel coso degli anni fra il
1300 e il 1600, esso modificò la civiltà europea così radicalmente da
portare ad un cambiamento di genere piuttosto che di entità.
La
cultura medioevale era quella di una società eminentemente contadina,
artigiana, feudale ed acclesiastica. Il Rinascimento italiano sorgeva in
una società urbana, costruita su basi economiche di commerci su larga
scala e di industrie, fornita di ordinamenti capitalistici in rapido
sviluppo.
Il
lavoro, il commercio, i traffici, gli scambi, una ripresa dell'etica
edonistico-libertaria, favoriscono e determinano una forma massiccia di
urbanesimo: la rivoluzione urbana e quella scientifica sono basate
entrambe su una rivoluzione psicologica la cui dinamica interna non è
stata ancora del tutto esplorata.
La
libertà di pensiero é la causa dello sviluppo dell'individualismo, e
del fiorire di una nuova filosofia del diritto, e della filosofia della
nuova scienza.
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Dopo
il Rinascimento, il Barocco, che non fu solo "manierismo". Il
Gotico ed il Manierismo furono due movimenti essenzialmente europei, ma
il Barocco contiene in sè tali divergenze, particolarmente scientifiche
ed artistiche, per cui è difficile ridurlo ad un denominatore comune
perchè fortemente diversificato nei vari paesi d'Europa: "non solo
il Barocco delle Corti e della Chiesa cattolica è completamente diverso
da quello delle città borghesi e protestanti, non solo l'arte di un
Bernini e di un Rubens rappresentano un mondo tanto diverso, per spiriti
e forme, da quello di un Rembrandt e di un Van Goyen, ma all'interno di
queste due correnti stilistiche si affermano altre distinzioni non meno
rilevanti".
La
più importante di queste è quella che nell'ambito del Barocco
aulico-cattolico distingue una corrente sensualistica, monumentale,
decorativa, "Barocca" nel senso corrente, e uno stile "classico"
più severo e formalmente più rigoroso. Nel Barocco, fin dal principio,
è presente la tendenza "classicistica", accettabile come
sottocorrente in tutte le particolari forme nazionali; ma solo intorno
al 1660, in Francia, in particolari condizioni sociali e politiche essa
prende il sopravvento.
Nel
Cinquecento e nel Seicento l'Europa, e in particolare l'Italia, lavorano
per "scoprire" il mondo.
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È
stato detto che la scienza moderna è uscita da speculazioni teosofiche;
che il suo primo stadio fu quello di un naturalismo teosofico che la
concezione dell'universo allora accettata aveva un carattere più o meno
panteistico.
Considerare
la natura come rivelazione della divinità, riconoscere in essa la potenza
attiva della virtù divina originaria, questo era il tratto comune a quasi
tutte le speculazioni, per quanto strane ne fossero poi le applicazioni ai
singoli fatti.
Questo
naturalismo teosofico, d'origine italiana, ha il suo riscontro nel
misticismo tedesco.
Ludovico
Vives, antiscolastico spagnolo, si riallacciava alla scuola di Lorenzo
Valla e affermava, in opposizione all'aristotelismo, che "lo studio
sperimentale della natura era la vera ed unica base d'ogni sapere";
gli uomini si abituarono ad osservare la natura con occhio non
offuscato da pregiudizi e fecero i primi tentativi di rivolgerle
quelle domande ben premeditate, che si chiamano " esperimenti",
mentre l'arte avvertiva il diritto di rappresentare tutta la bellezza
della figura umana, e l'anatomia le veniva in aiuto doipo aver superato i
timori del medioevo.
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In
questo contesto filosofico - letterario - scientifico, anche la medicina
tende a liberarsi dal cosiddetto "arabismo" e dalle altre
infiltrazioni medioevali, e ad "avvicinare l'ammalato con uno spirito
sempre più acuto di osservazione e di indagine.
Taddeo
Alderotto, dello Studio bolognese, teneva le sue lezioni al letto
dell'ammalato. Leonardo da Vinci traduce il rinnovato spirito indagatore
dei fenomeni naturali che domina il suo tempo.
I
tratti di anatomia registrano tutt'ora, a memoria delle relative scoperte,
i nomi di Falloppio, Aranza, Varollo e di Botallo, anatomisti italiani
vissuti nel Cinquecento.
Andrea
Versalio, detto il restauratore dell'anatomia, nacque a Bruxelles, studiò
in Italia e tenne cattedra a Padova a Pisa e a Bologna. La scoperta della
circolazione del sangue, di cui si attribuisce tutto il merito all'inglese
Harrey, era già stata intravveduta dai nostri Realdo Colomba e Aranzi, ma
particolarmente da Andrea Cesalpino. Harrey ne fu soltanto il grande
assertore e divulgatore. Certamente solo dopo di lui la grande scoperta
cominciò a influenzare validamente l'interpretazione dei fenomeni normali
e patologici del corpo umano.
Sotto
l'influsso dei sistemi filosofici di Bacone, Cartesio e di Galileo la
osservazione obiettiva si afferma di più nel secolo XVII.
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La
prima notizia storica che ho potuto criticamente accertare, della nobile
famiglia Cartegni, riguarda un Giovanni Cartegni, teste, nella
stesura di un atto scritto in Brugnato nel secolo XIII:
"Actum
eodem loco et die coram Johanne Cartegni...ecc."
Bartolomeo
di Paolo Cartegni di Bagnone, notaro imperiale, nel 1355 autenticò in
Pisa il Diploma dell'Imperatore Carlo IV, concesso in quell'anno ai
feudatari Malaspina che ereditarono le Signorie di Spinetta il Grande, e
questo privilegio, scriveva il Gerini, vedesi nell'Archivio di Caniparola.
(Gerini, Memorie storiche, vol. II, p.208).
Filippo
Cartegni di Bagnone, nel 1488, trovasi Vicario in Fosdinovo per il
Marchese Gabriello Malaspina.
G.
A. da Faie scrive: "Noto e ricordo a tutti voi che vereti dreto,
como nel dito mileximo (1451) sono in del Borgo de Bagnone e in del Pozo (che
qundo parlo de l'uno parlo de l'altro) Bagnone e Votola intendi tuto una
coxa, sichè al prexente ve sono familie 38 fra tereri e foresteri....
Questa tera è tuta abità da zente venute d'entorno; chè anticamente non
ge ne sono quatro familie, le quali diremo apreso. Polo di Cartegno e
Matè suo fradelo, insieme richi, sono anticamente de questa tera...".
(G. A. da Faie (1409/1470), Croniche e Memorie, pp. 75-76).
Faie
nomina anche una Zoanina de Cartegno, morta il 1º Febbraio 1444.
Girolamo
Tiraboschi cita una "Cronica" di Don Bagnone di Simonetto
Cartegni da Bagnone-Castello, della Diocesi della Lunigiana dell'anno
1502. (G. Tiraboschi, Biblioteca Medenese, Vol. VI, p. 24).
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Non
sono riuscito, fino ad oggi, a ricostruire l'Albero genalogico della
nobile famiglia Cartegni dalle origini, mi auguro che altri possano farlo.
Giovan
Battista Cartegni, nacque a Bagnone l'anno 1559 da una nobile famiglia
che ha dato alla Lunigiana e alla Toscana uomini valenti nel campo della
filosofia, della teologia, delle lettere, della medicina e del notariato.
Gli atti di battesimo dell'Archivio Parrocchiale di Bagnone cominciano
dall'anno 1572, per cui non ho potuto consultare l'atto di nascita di G.
B. Cartegni nato prima.
Non
si sa con certezza in quale ateneo G. B. Cartegni maturasse la sua
preparazione di medico, di fisico e di filosofo.
L'amicizia
fraterna col forlivese Gerolamo Mercuriale (1530-1606), illustre in
diversi campi della medicina, che studiò a Bologna e si addottorò a
Pavia, ci può far supporre che il Nostro abbia seguito il suo corso di
studi in quelle università. Il Mercuriale nel 1569 insegnò
all'Università di Padova, ma dopo che si recò a Vienna per curare
Massimiliano II, fu compensato dall'Imperatore con benefici e onori. Dal
1587 al 1593 insegnò medicina teorica a Bologna, poi a Pisa per cui l'amicizia
con Cartegni può derivare sia da rapporti di carattere scientifico sia
come collega nello Studio pisano.
È
noto che Mercuriale scrisse una lettera da Firenze, il 17 Giugno 1604, a
Ranuccio Farnese, Duca di Parma: "Havendo inteso che nello studio
di Parma veniva a mancare l'insegnamento della medicina teorica"
allo stesso Signor Duca veniva proposto G. B. Cartegni, "il quale
lege hora in Pisa la Teorica Ordinaria, mè parso debito mio per la
servitù che ho con tuta la Sua Casa farle sapere che quel soggetto è
ottimo di bontà di costumi et di prudentia et che per il legere et per il
medicare HA POCHISSIMI PARI, sì per la dottrina come anco per il modo di
insegnare, di maniera che può rendersi sicura, s'io merito fede alcuna
presso di Lei, che quando se ne voglia servire resterà contento et
soddisfatto di simile deliberazione...ecc." HA POCHISSIMI PARI, sì per la dottrina come anco per il modo di
insegnare, di maniera che può rendersi sicura, s'io merito fede alcuna
presso di Lei, che quando se ne voglia servire resterà contento et
soddisfatto di simile deliberazione...ecc." HA POCHISSIMI PARI, sì per la dottrina come anco per il modo di
insegnare, di maniera che può rendersi sicura, s'io merito fede alcuna
presso di Lei, che quando se ne voglia servire resterà contento et
soddisfatto di simile deliberazione...ecc.".
Pur
avendo approfondito la mia ricerca non mi è stato possibile conoscere
cosa seguì dopo questa lettera: solo ho accertato che G. B. Cartegni
restò nello Studio pisano.
Angelo
Fabbroni, erudito editore, giansenista avversato dai Gesuiti, eletto da
Leopoldo I di Toscana Provveditore nella Università di Pisa, nella sua
HISTORIA ACADEMIAE PISANAE, cita ampliamente la produzione scientifica di
G. B. Cartegni: studi filosofici su Aristotele e i Peripatetici, una
"Longiuscola episcola" all'amico Mercuriale relativa ad un
delitto per veneficio avvenuto in Pisa, e come insegnante, dal 1589,
nell'Università di Pisa scrive di Cartegni: "....Nam per quadriginta
ferme annos eius utilitati et gloriae diligentissime servivit et famam
sibi peperit, cum in optimis et expertissimis medicis numeratur. Multi
quidem eius opera et consiliis ereptos se fuisse ex mortis faucibus
patebantur et eum saepe vocaretur ad aegram Cosmi secundi valetudinem
curandam; nunquam non est habitus in dicenda sententia gravissimus et
prudentissimus fuit".
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Alderotto
teneva le sue lezioni al letto dell'ammalato e Dante lo chiamò "Ippocratista",
e lo stimò come uno dei medici più illustri del suo tempo.
Anche
G. B. Cartegni, vissuto qualche secolo dopo: "desiderosissimo che gli
scolari imparino, onde non solo gli istruisce sulla cattedra e in casa,
ma ancora gli conduce alle cure et fa sì che si esercitino nella pratica
con molto lor utile; il che pochi fanno...".
Negli
ANNALI DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE (Tomo
XXXII, pp. 62-70) Cartegni è
citato non solo come insigne studioso e valente maestro, ma anche come
valente ecologo, col suo TRATTATO DEI VENTI E DEL SITO DELLA CITTÀ DI
PISA, pubblicato a Pisa e dedicato al "Serenissimo Ferdinando Medici
II - Granduca di Toscana.
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Circa
i criteri didattici di G. B. Cartegni, Carlo Fedeli, storico
dell'Università di Pisa, ci fa conoscere una lettera di G. B. Cartegni,
la quale dimostra che anche nel Cinquecento e nel Seicento, le Università
soffrivano di qualche "malanno" che ai nostri giorni sembra si
sia un po' aggravato. Eccola:
"La
causa perchè molti scolari riescono debolmente al dottorato e poi ancora
dopo, è perchè non stanno a studio nei sei o sette anni come si dovrebbe,
e come già si faceva, ma vi dimorano chi due anni chi tre e pochi
arrivano al quarto e l'ordine del giuramento che si fece non serve perchè
giurano e non è vero. Vi è ancora un'altra causa principale, che
molti vengono a studio e non sono fondati negli studi di HUMANITÀ
HUMANITÀ
HUMANITÀ
e
non intendono niente e per questo non sanno fare cosa buona".
"Se
si provvedesse a questi casi ne seguirebbe sempre bonissimo effetto che in
quanto alli ordini dello Studio fatti dal Granduca Cosmo se si
osservassero sono bonissimi, però bisogna procurare che si osservino".
Lo
storico Fabroni, dopo la morte di G. B. Cartegni, per ricordare l'opera di
vero maestro e di studioso che aveva onorato la sua patria, scrive:
"Qui vivens civibus suis multis in rebus consuluerat, eorum
utilitatem atiam post mortem providere se posse putabit, cum ex bonis
suis jusset pendi quod satis esset ad alendum juvenum qui aut
medicinae aut juris prudentiae operam daret in Academia Pisana et ad
conducendum magistrum qui in ipso Bagnoni oppido litteram rudimenta
traderet".
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Il
testamento, inedito, di G. B. Cartegni non è olografo, ma scritto
dal Notaio Giovanni de'Bernabovi de' Landini di Bagnone, notaio pubblico
fiorentino; è composto di due parti: il testamento scritto nel 1631, il
17 Febbraio, e un codicillo del 7 Novembre 1633, scritto dallo stesso
notaio.
Il
testamento è di dodici pagine e il Codicillo di sette pagine e tre righe.
Entrambi hano le pagine che misurano cm. 22 x 30,5.
Comincia:
"In
Dei Nomine Amen - Anno ab eiusdem incarnat, millesimo sexagesimo
trigentesimo uno... Die decimo septimo Februaris...".
Vengono
poi elencati gli esecutori testamentari.
Dopo
il preambolo,il testamnto prosegue in volgare:
"Prima
raccomando l'anima mia al Creatore, a la gloriosa Vergine Maria et a SS.ma
la Corte del Paradiso, et quando l'anima mia si partirà dal corpo,
morendo a Bagnone volse esser seppellito nella Chiesa di SS.
Antonio e Rocho delli Reverendi Padri Augustiniani di Bagnone,
in una sepoltura capace di sè solo da farsi a sue spese dalli
Deputati et Executori del presente Testamento, a man destra alla porta di
detta Chiesa appresso al muro con coperchio di marmo di Carrara e dentro
scolpita la sua arme, cioè, un ramo di rose, e che nel muro
si metta una pietra di marmo alta da terra un braccio in circa, nella
quale si scriva il Nome, Cognome, Patria di esso testatore e ce sia
scritto, come ha letto, a Pisa, nello Studio Oniversitario...".
Detta
inoltre disposizioni particolari nel caso che il suo decesso si
verificasse a Pisa.
...
omissis ...
"Il
suddetto Signore Testatore che subito seguìta la sua morte si faccia
diligente inventario di tutti li suoi libri e si vendano per pagare
qualche legato, e non trovandosi in paese chi li voglia, si conduchino a
Pisa e si vendano come anco si vendano le sue vestimenta, accetto le
casse, tavolini, lettiere, bòtti da vino, scrigni da grano, credenze,
pietra da olio, et altri arnesi che serviranno per l'infrascritto MAESTRO
DI SCUOLA PER IL QUALE SI SERBERANNO DUE MATERAZZE delle migliori, due
coperte da letto ....omissis.... e che l'elezione del maestro di Scuola si
aspetti a detti quattro esecutori, che sia idoneo e dotto grammatico e
umanista, non possa essere frate di alcuna religione ...omissis...
Le
terre non si possono mai affittare ad alcuno ma vi si tenghino sempre
lavoratori, à mezzo, e la metè con esso maestro ...omissis... Parimente
esso Signore Testatore volse e comandò, che vadino moltiplicando l'entrate
per il Maestro della Scuola sino che arriva la provvisione di Duecento
Ducatoni di moneta di Bagnone, e poi moltiplicare sinchè si dia
qualche provisione à un secondo maestro che l'aiuti, da eleggersi dalli
esecutori, e quando saranno a questo segno vuole che l'entrate avranno
fare per detti venti anni, servino per dare ad un scolare di Bagnone da
elegersi dalli executori, di buoni costumi e sufficiente nella Umanità, e
che vadi a Pisa à studiare, in Legge ò Medicina, e che gli si dia
per sei anni; e quelle entrate che multiplicherà mentre stava a Studio li
sei anni cerca per augmento che col tempo se ne manrà a Studio più d'uno
e così gli altri anni sino alli venti per TENERE DUE A
STUDIO, e si
poptrà ancora alli trenta anni augumentare le l'entrate e li scolari, che
si ha da eleggere ...omissis... si mettino in nota tutti quelli che sono
idonei nella Terra di Bagnone, e siano esaminati in Pisa dal maestro della
Comunità di Pisa ...omissis... che il maestro sia obbligato insegnare
a tutti i poveri della Terra di Bagnone, e quelli che hanno il modo lo
paghino, et siano esenti ancora dal pagarlo quelli li quali sebbene hanno
mediocre facoltà sono però carichi di famiglia, e quando saranno
cresciute l'entrate SE GLI POSSA DARE UN SALARIO,
SE GLI POSSA DARE UN SALARIO,
SE GLI POSSA DARE UN SALARIO,
non paghi nè nè
ricco nè povero della Terra di Bagnone, che non ricettino scolari
forastieri, quali pagheranno quello sarà giudicato dalli executori, e
si abbi riguardo a quelli che sono poveri, quali pagheranno pochissimo,
ò niente come parerà a detti Esecutori ...omissis... Parimenti esso
Signor Testatore ordinò, volse e comandò che se mai per tempo alcuno
nascesse qualche discordia, ò differentia tra li quattro esecutori... Il
Signor Capitano di Castiglione del Terziere, che per tempo sarà, decidi,
e termini il tutto dandogli in ciò ogni opportuna autorità, e la
Comunità di Bagnone con l'utile della quale si tratta stia vigilante e
faccia consapevole detto Signor Capitano di quanto occorrerà ...omissi...
"Per tutti gli altri suoi beni mobili et immobili, ragioni, crediti,
azioni e prevenzioni, presenti e futuri in qualsivoglia modo spettanti e
pertinenti ad detto Signore Testatore ...omissis... istituì e volse,
che fosse suo erede universale la SCUOLA DI UMANITÀ E BUONE LETTERE da
regersi ed instituirsi nella Terra di Bagnone sua Patria, SCUOLA DI UMANITÀ E BUONE LETTERE da
regersi ed instituirsi nella Terra di Bagnone sua Patria, SCUOLA DI UMANITÀ E BUONE LETTERE da
regersi ed instituirsi nella Terra di Bagnone sua Patria, dopo la
morte sua, dall'Esecutori del presente Testamento nel modo, e forma che si
è detto".
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Sembra
veramente che la storia non insegni nulla, ove si consideri che in Italia,
per realizzare PARZIALMENTE
E MALAMENTE quello che G. B. Cartegni volle e
realizzò nella prima metà del Seicento, ci sono voluti l'Illuminismo, la
rivoluzione industriale, due guerre mondiali, la Costituzione, uina
democrazia, molta demagogia e circa 350 anni di tempo. Sembre una polemica,
ma invece è tutto vero.
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G.
B. Cartegni, oltre le molte terre che possedeva in Lunigiana, in
Garfagnana e nelle province di Siena e di Pisa, aveva anche case nel borgo
murato di Bagnone e al Castello di Bagnone.
La
casa che preferiva e che abitava è a Bagnone, fuori dell'antica Porta
Fiorentina, in località detta "LA PIALASTRA". Durante i
giorni di permanenza nel suo paese al quale era tanto affezionato sì che
i colleghi dell'Università di Pisa usavano chiamare il Cartegni "IL
MEDICO DI BAGNONE", oltre una bella casa che mostra ancora,
nonostante l'incuria, un gusto artistico e architettonico particolare, il
Nostro era solito dimorare anche in un modesto casolare, posto sopra una
rupe sulla sponda sinistra del torrente, due piani e tre stanzette,
soprastanti all'attuale Piazza Roma.
Lo
aveva denominato "Al Postiz", il Posticcio, il
provvisorio, per distinguerlo dall'abitazione vera e propria: I Bagnonesi
lo conoscono tutti, e lo chiamano ancora così, non sanno bene perchè si
chiama così, ma ora possiamo dire che la cronaca qualche cosa insegna.
L'inventario
dei beni mobili del Postiz, ci da un'idea di quanto dovessero essere
confortevoli quelle tre stanze: c'erano libri, sedie di cuoio, botticelle
di vino, tavolini, caminetto, servizi di piatti e posaterie di peltro e d'argento,
cassapanche, coperte, lanterne di molto pregio, tutto per un soggiorno
confortevole e per ospitare amici e colleghi che sovente invitava a
trascorrere qualche giorno nella sua casa.
Forse
nelle ore di meditazione deve aver pensato anche alla sua morte perchè
scelse come sua sepoltura, la Chiesa di San Rocco, che vedeva di fronte al
suo villino a distanza di due o trecento metri.
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Nel
1596 Messere Giovan Battista Cartegni di Messer Niccolò Cartegni,
medico frofessore nello Studio pisano, per la medesima autorità che ha
sopra tutti gli altri, viene inviato ambasciatore a Firenze dalla
comunità di Bagnone per trattare "negozi importanti".
Nel
1850 la "facoltà di frequentare le Scuole della Fondazione Cartegni
viene estesa a tutti gli abitanti del Vicariato di Bagnone.
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Oggi
la FONDAZIONE CARTEGNI
non esiste più, se non per una piccola
"voce" in entrata nel bilancio comunale.
La
comunità di Bagnone non ha dimenticato il suo illustre benefattore, e in
Bagnone c'è una Via intitolata a Giovan B. Cartegni e la Biblioteca
Civica è pure intitolata allo stesso nome.
Nella
Chiesa di San Rocco esiste una lapide, sopra la sepoltura del "Medico
di Bagnone" con la seguente epigrafe:
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HOSPES
- SISTE - LEGE
JACET.
HOC. TUMULO. DECUS. INGENS ET
COLUMEN
PATRIAE.
- MAXIMUS. HONOR. PINDI. AMPLISSIMUM.
ORNAMENTUM.
EGIRAE IOANNES. BAPTISTA. CARTENIUS
PLENISSIMUM.
ELOQUII. FLUMEN.
PER.
QUOD. QUOSQUE. AD AETERNITATEM. MITTERE.
POTERAT
DEXTERA.
FRIGESCIT. QUAE. PLURIMOS. AC FORCIPE.
MORTIS.
ARRIPUIT.
SUAE. AETATIS. AESCULAPIUS. DOCUIT
XXXVI .
ANNOS.
IN PISANA. ACADEMIA PATRIMONIUM. BAGNONO. PATRIAE
LIGAVIT.
UT GIMNASIUM. ERIGERET.
VIVUS
DOCUIT. DE DOCENDA IUVENTUTE. EXCOGITAVIT. IN
MORTE
MORTUUS.
ETIAM. DOCET.
FUNCTUS.
PEREGRINATIONE. ANNORUM LXXV
ANNO
MDCXXIV. VIII IDIIS MAJ
SPIRITUS.
IN. COELUM. OBIVIT.
OSSA.
HIC. SITA. SUNT.
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Dalla
prima metà del Seicento alla seconda metà dell'Ottocento, gli studenti
che frequentarono le scuole della FONDAZIONE CARTEGNI
furono
moltissimi, per cui dalla Rocca Sigillina, a Lusuolo, a Terrarossa, ad
Albiano e Caprigliola, gli studenti affluiscono al ginnasio della
Fondazione Cartegni.
Numerosi
i laureati in Medicina o in Giurisprudenza che beneficiarono della
Fondazione Cartegni.
Credo
si possa citare un pensiero di Gentile Sermini, vissuto nel Quattrocento:
"Se
delle cose preferite non apparissero scritture; non è dubbio che di esse
memorie perfette nella mente de presenti, siccome sono, fussero...".
Prof. UGO PAGNI
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