Aggiornato il 07-04-2006

Frazione di

Carrara

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Il rosone
 
Panoramiche
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I ruderi del castello

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DATI  STORICI

Il sito di Moneta, già incastellato dai Liguri Apuani di cui rimane il contiguo toponimo di castellaro, era censito come villa rustica in epoca romana, il «fundum Monetii vel Munatii nelle Tabulae Velleiatae».

Il 29 luglio 1185, Federico I il Barbarossa, con diploma imperiale, conferma tutti gli antichi diritti sulla "Curtis de Cararia... et villis et castellis…" al primo vescovo-conte di Luni, Pietro. 

Nel 1313, nell'elenco dell'imperatore Arrigo VII: "Rochae quae sunt Romani Imperii... Castrum Monetae…", e giuridicamente sottoposta al nuovo vicario imperiale di Lunigiana e Garfagnana, marchese Oberto Pelavicino.  

Dal 1301 al 1322, il Castello di Moneta appartiene alla Repubblica di Pisa e vive il suo primo periodo di massimo splendore.

Il primitivo castrum viene ampliato e modificato nel 1322 da Pisa  e nel 1329 da Spinetta Malaspina il Grande. Completa riedificazione ed ampliamento della rocca e del borgo murato di Moneta ad opera del nuovo signore di Carrara, Spinetta di Campo Fregoso, nel 1455.

Ultimi interventi nei secoli XVI e XVII ad opera dei Malaspina e dei Cybo - Malaspina di Massa e Carrara, che rimarcano gli antichi diritti di forte autonomia della «Villa antiqua et nobile de Moneta».

Anche Moneta viene coinvolta nei problemi di eredità alla morte di Spinetta di Campo Fregoso, finché il suo giovane figlio Antonietto, nel 1473, con una permuta di beni cede il Vicariato di Carrara a Jacopo Malaspina dello Spino Fiorito di Fosdinovo, marchese di Massa. 

Così i Malaspina dopo tre secoli tornano in possesso di parte dei possedimenti aviti e creano un loro piccolo Stato indipendente, il vecchio sogno degli antenati Obizzone I e Spinetta il Grande dal XII al XIV secolo.

Come le altre antiche fortificazioni locali, escluse le Rocche di Massa e Avenza,  il Castello di Moneta, anche se da poco rifortificato, soffre una rapidissima perdita d'importanza militare. Pur decaduto militarmente, alla fine del secolo XV il Castello di Moneta soffre ancora due temporanee occupazioni straniere: nel 1483 mercenari genovesi di Agostino di Campo Fregoso di Sarzana prendono Moneta e Avenza, mentre nel 1494 è la volta delle truppe francesi di re Carlo VIII che presidiano tutti i castelli del Principato di Carrara.

L'importanza invece del borgo murato di Moneta come una delle principali Vicinanze, è ufficialmente ribadita il 29 giugno 1553 in occasione del solenne giuramento dei Consoli e i Delegati "Communis Carrariae et Villarum" in cui vi sono ben "84 boni homines Monetae jurantes" al nuovo Signore di Massa e Carrara, Alberico I Cybo-Malaspina, che il 17 febbraio 1554, l'imperatore Carlo V conferma con solenne investitura "Marchese di Massa e Principe di Carrara, Avenza e Moneta".

Come riporta il sopravvissuto "Libro dei Verbali", la Vicinanza di Moneta, che comprende anche i vicini casali di Fontia e Santa Lucia, ha 2 Consoli e 3 Sindaci annuali e 80 elettori, e possiede in comune diverse proprietà agricole e 1 mulino, con annesso frantoio e follo, proprietà totalmente esenti da servitù ai Malaspina. Questa nuova realtà il 10 febbraio 1569, dopo secoli d'inascoltate richieste, realizza un vecchio desiderio: nell'antica cappella castrense di Sant'Isidoro Agricola, in una pubblica assemblea l'abate Mitrato, priore di Sant'Andrea di Carrara, concede finalmente un Rettore permanente alla parrocchia della B.V.M. e San Giovanni Battista di Moneta, che viene dotata di una casa, terreni e rendite di grano dalla Vicinanza.

Nel gennaio 1602, in una lettera, Alberico I Cybo-Malaspina scrive: «…Moneta, Castello e Fortezza di stima; son murate la Rocca e la Terra ad uso antiquo; ma tutto ciò resta assai forte, … solo de 100 fochi circa, e più Fonthia et Santa Luzia, casali de 60 fochi…». I 100 fuochi di Moneta corrispondono agli oltre 350 abitanti del borgo murato, escluse le truppe del Castello che, l'1 dello stesso anno, è difeso dalla "Compagnia di Moneta et Fonthia", guidata da 1 Tenente Comandante e 1 Sergente Maggiore, con "…2 sagri o falconi, 6 moschettoni, 4 archibugioni in posta, 10 bariloni de polvere, 40 libre de micia in 70 gavetoni et piombo in pani…", come riportano i "Capitoli delle Milizie di Massa e Carrara" dell'ottobre 1602.

L'antica funzione militare di Moneta cessa il 12 aprile 1605, quando, ultimo scontro della secolare contesa di confini tra le genti delle due vallate limitrofe, ben 100 uomini della vicina Ortonovo di Liguria, armati di archibugi razziano le carbonaie dei boschi di Fontia e Moneta e si scontrano con la guarnigione della Rocca di Moneta (lettera di protesta di Alberico I Cybo-Malaspina alla Repubblica di Genova, del 1605, A.S.G.).

Con il XVIII secolo inizia l'inarrestabile decadenza del Castello, che ha perso ogni funzione militare, e del borgo murato di Moneta, abbandonato, a partire dagli stessi marchesi Pisani di Moneta, dalle vecchie e più importanti famiglie che si trasferiscono al piano, nei nuovi borghi di Fossola (già semplice masseria del castello), Raglia e Ponte Cimatico, e a Carrara, anche se nel 1702, per contrastare questa decadenza, il Duca Carlo Cybo-Malaspina nomina "Tenente de la Compagnia di Moneta et Fonthia" il conte Carlo Del Medico, della famiglia allora più importante di Carrara, vero "re delle cave" e anche grande proprietario terriero a Fossola.

Nell'ottobre 1738 c'è poi il primo intervento ufficiale della duchessa Maria Teresa Cybo-Malaspina-Este contro l'abbandono e le prime asportazioni di materiali dal Castello e dal borgo murato di Moneta, ribadito il 9 aprile 1749 con un severo bando per la conservazione di Moneta: «…che il Castello ossia Terra di Moneta, olim delle più colte e popolate infra Villas Nostras, vada oggimai … desolata per i frequenti dirochamenti …è Mente Nostra risolutissima che sieno conservate le esistenti e riedificate le cadenti o demolite opere … rinnoviamo le proibizioni tutte di demolizione di qualunque sia edifizio o muraglia in quel Castello … et asportazione di materiali … con pena di scudi 100 … et le case abbandonate seano devolute alla Vicinanza di Moneta …».

Proprio per diretto volere di Maria Teresa, che ancora cerca di salvare Moneta, viene solennemente consacrata, nel 1725, nella chiesa parrocchiale l'ultima opera, un pregevole altar maggiore di marmo, con una reliquia di San Giovanni Battista, mentre nel 1766 la duchessa nomina ancora un conte Del Medico a "Tenente della milizia del Castello di Moneta" a cui aveva concesso privilegi speciali.

Nel tempo prosegue questa drammatica agonia del millenario complesso fortificato d'altura di Moneta: la morte del borgo fortificato inizia purtroppo il 23 marzo 1783, quando s'inizia ad edificare a Fossola la nuova, grande Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, che assorbe titolo, arredi e proprietà della vecchia Arcipretura di Moneta, la cui chiesa viene spogliata di tutto, comprese alcune delle tombe antiche più importanti.

Si arriva così al 1832, anno della morte ufficiale di Moneta: il censimento di quell'anno cancella il vetusto borgo fortificato di Moneta come frazione autonoma; nasce ufficialmente il borgo di Fossola, con propria chiesa e cimitero: Moneta è ormai solo una frazione con alcune decine di abitanti nel vecchio borgo murato, iniziano a crollare alcune zone del Castello abbandonato mentre altre parti sono pesantemente modificate e usate come annessi agricoli.

Dal 1861 al 1920, dai censimenti del Regno d'Italia, a cui non interessa per nulla il vecchio sito, risultano abitanti stabilmente a Moneta ormai solo due - tre famiglie. Il castello e le fortificazioni del borgo murato cadono a pezzi. Alcune volte dei "tombaroli" distruggono anche le antiche pietre tombali del pavimento della chiesa castrense alla ricerca di "tesori"! Nel 1920 poi il terribile terremoto di quell'anno provoca anche nel castello di Moneta gravi lesioni e ulteriori crolli, che ovviamente nessuno più ripara.

I resti del castello, fortemente degradato ed in alcuni punti a rudere la rocca (finalmente di proprietà del Comune di Carrara, che ha in progetto grandi restauri);  in certi punti a rudere e in altri sottoposto ad interventi e modifiche snaturanti il borgo murato, ancora tutto privato.

Come arrivarci: dall'uscita di Carrara dell'A 15 Ge-Li, risalire il viale XX settembre fino alla frazione di Fossola, dove, dietro pregevole Parrocchiale dell'Arcipretura di San Giovanni Battista, edificata nel XVIII secolo con tutti gli arredi e i marmi della vecchia chiesa castrense. Qui si imbocca via Moneta, già mulattiera acciottolata, e oltrepassato "Il Ciocco", il primo quartiere fortificato d'epoca medievale esterno alle fortificazioni, dopo circa 1 km. di ripidi tornanti tra uliveti e vigneti dell'ottimo "vino di Moneta" si arriva direttamente al Castello.

da: www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/massa/moneta.htm

      www.lunigiana.ms.it  

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Pubblicato il 10 Marzo 2006