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DATI
STORICI
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Il sito di Moneta, già incastellato dai Liguri Apuani di cui rimane il
contiguo toponimo di castellaro, era censito come villa
rustica in epoca romana, il «fundum Monetii vel Munatii nelle
Tabulae Velleiatae». |
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Il
29 luglio 1185, Federico I il Barbarossa,
con diploma imperiale, conferma tutti gli antichi diritti sulla "Curtis
de Cararia... et villis et castellis…" al primo vescovo-conte
di Luni, Pietro. |
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Nel 1313, nell'elenco dell'imperatore Arrigo VII: "Rochae quae
sunt Romani Imperii... Castrum Monetae…", e giuridicamente
sottoposta al nuovo vicario imperiale di Lunigiana e Garfagnana,
marchese Oberto Pelavicino. |
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Dal 1301 al 1322, il Castello di Moneta
appartiene alla Repubblica di Pisa e vive il suo primo periodo di
massimo splendore.
Il primitivo castrum viene
ampliato e modificato nel 1322 da Pisa e nel 1329 da Spinetta
Malaspina il Grande. Completa riedificazione ed ampliamento della rocca
e del borgo murato di Moneta ad opera del nuovo signore di Carrara,
Spinetta di Campo Fregoso, nel 1455.
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Ultimi interventi nei secoli XVI e
XVII ad opera dei Malaspina e dei Cybo - Malaspina di Massa e Carrara,
che rimarcano gli antichi diritti di forte autonomia della «Villa
antiqua et nobile de Moneta». |
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Anche
Moneta viene coinvolta nei problemi di eredità alla morte di Spinetta
di Campo Fregoso, finché il suo giovane figlio Antonietto, nel 1473,
con una permuta di beni cede il Vicariato di Carrara a Jacopo Malaspina
dello Spino Fiorito di Fosdinovo, marchese di Massa. |
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Così i Malaspina
dopo tre secoli tornano in possesso di parte dei possedimenti aviti e
creano un loro piccolo Stato indipendente, il vecchio sogno degli
antenati Obizzone I e Spinetta il Grande dal XII al XIV secolo. |
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Come
le altre antiche fortificazioni locali, escluse le Rocche di Massa e
Avenza, il Castello di Moneta, anche se da poco rifortificato,
soffre una rapidissima perdita d'importanza militare. Pur
decaduto militarmente, alla fine del secolo XV il Castello di Moneta
soffre ancora due temporanee occupazioni straniere: nel 1483 mercenari
genovesi di Agostino di Campo Fregoso di Sarzana prendono Moneta e
Avenza, mentre nel 1494 è la volta delle truppe francesi di re Carlo
VIII che presidiano tutti i castelli del Principato di Carrara. |
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L'importanza
invece del borgo murato di Moneta come una delle principali Vicinanze,
è ufficialmente ribadita il 29 giugno 1553 in occasione del solenne
giuramento dei Consoli e i Delegati "Communis Carrariae et
Villarum" in cui vi sono ben "84 boni homines Monetae
jurantes" al nuovo Signore di Massa e Carrara, Alberico I
Cybo-Malaspina, che il 17 febbraio 1554, l'imperatore Carlo V conferma
con solenne investitura "Marchese di Massa e Principe di
Carrara, Avenza e Moneta". |
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Come
riporta il sopravvissuto "Libro dei Verbali",
la Vicinanza di Moneta, che comprende anche i vicini casali
di Fontia e Santa Lucia, ha 2 Consoli e 3 Sindaci annuali e
80 elettori, e possiede in comune diverse proprietà
agricole e 1 mulino, con annesso frantoio e follo, proprietà
totalmente esenti da servitù ai Malaspina. Questa nuova
realtà il 10 febbraio 1569, dopo secoli d'inascoltate
richieste, realizza un vecchio desiderio: nell'antica
cappella castrense di Sant'Isidoro Agricola, in una pubblica
assemblea l'abate Mitrato, priore di Sant'Andrea di Carrara,
concede finalmente un Rettore permanente alla parrocchia
della B.V.M. e San Giovanni Battista di Moneta, che viene
dotata di una casa, terreni e rendite di grano dalla
Vicinanza. |
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Nel
gennaio 1602, in una lettera, Alberico I Cybo-Malaspina
scrive: «…Moneta, Castello e Fortezza di stima; son
murate la Rocca e la Terra ad uso antiquo; ma tutto ciò
resta assai forte, … solo de 100 fochi circa, e più
Fonthia et Santa Luzia, casali de 60 fochi…». I 100
fuochi di Moneta corrispondono agli oltre 350 abitanti del
borgo murato, escluse le truppe del Castello che, l'1 dello
stesso anno, è difeso dalla "Compagnia di Moneta et
Fonthia", guidata da 1 Tenente Comandante e 1
Sergente Maggiore, con "…2 sagri o falconi, 6
moschettoni, 4 archibugioni in posta, 10 bariloni de
polvere, 40 libre de micia in 70 gavetoni et piombo in pani…",
come riportano i "Capitoli delle Milizie di Massa e
Carrara" dell'ottobre 1602. |
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L'antica
funzione militare di Moneta cessa il
12 aprile 1605, quando, ultimo scontro della secolare contesa di confini
tra le genti delle due vallate limitrofe, ben 100 uomini della vicina
Ortonovo di Liguria, armati di archibugi razziano le carbonaie dei
boschi di Fontia e Moneta e si scontrano con la guarnigione della Rocca
di Moneta (lettera di protesta di Alberico I Cybo-Malaspina alla
Repubblica di Genova, del 1605, A.S.G.). |
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Con
il XVIII secolo inizia l'inarrestabile decadenza del Castello, che ha
perso ogni funzione militare, e del borgo murato di Moneta, abbandonato,
a partire dagli stessi marchesi Pisani di Moneta, dalle vecchie e più
importanti famiglie che si trasferiscono al piano, nei nuovi borghi di
Fossola (già semplice masseria del castello), Raglia e Ponte Cimatico,
e a Carrara, anche se nel 1702, per contrastare questa decadenza, il
Duca Carlo Cybo-Malaspina nomina "Tenente de la Compagnia di
Moneta et Fonthia" il conte Carlo Del Medico, della famiglia
allora più importante di Carrara, vero "re delle cave" e
anche grande proprietario terriero a Fossola. |
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Nell'ottobre
1738 c'è poi il primo intervento ufficiale della duchessa Maria Teresa
Cybo-Malaspina-Este contro l'abbandono e le prime asportazioni di
materiali dal Castello e dal borgo murato di Moneta, ribadito
il 9 aprile 1749 con un severo bando per la conservazione di
Moneta: «…che il Castello ossia Terra di Moneta, olim
delle più colte e popolate infra Villas Nostras, vada
oggimai … desolata per i frequenti dirochamenti …è
Mente Nostra risolutissima che sieno conservate le esistenti
e riedificate le cadenti o demolite opere … rinnoviamo le
proibizioni tutte di demolizione di qualunque sia edifizio o
muraglia in quel Castello … et asportazione di materiali
… con pena di scudi 100 … et le case abbandonate seano
devolute alla Vicinanza di Moneta …». |
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Proprio
per diretto volere di Maria Teresa, che ancora cerca di salvare Moneta,
viene solennemente consacrata, nel 1725, nella chiesa parrocchiale
l'ultima opera, un pregevole altar maggiore di marmo, con una reliquia
di San Giovanni Battista, mentre nel 1766 la duchessa nomina ancora un
conte Del Medico a "Tenente della milizia del Castello di Moneta"
a cui aveva concesso privilegi speciali.
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Nel
tempo prosegue questa drammatica agonia del millenario complesso
fortificato d'altura di Moneta: la morte del borgo fortificato inizia
purtroppo il 23 marzo 1783, quando s'inizia ad edificare a Fossola la
nuova, grande Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, che assorbe
titolo, arredi e proprietà della vecchia Arcipretura di Moneta, la cui
chiesa viene spogliata di tutto, comprese alcune delle tombe antiche più
importanti. |
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Si arriva così al 1832, anno della morte ufficiale di Moneta: il
censimento di quell'anno cancella il vetusto borgo fortificato di Moneta
come frazione autonoma; nasce ufficialmente il borgo di Fossola, con
propria chiesa e cimitero: Moneta è ormai solo una frazione con alcune
decine di abitanti nel vecchio borgo murato, iniziano a crollare alcune
zone del Castello abbandonato mentre altre parti sono pesantemente
modificate e usate come annessi agricoli.
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Dal 1861 al 1920, dai censimenti del Regno d'Italia, a cui non interessa
per nulla il vecchio sito, risultano abitanti stabilmente a Moneta ormai
solo due - tre famiglie. Il castello e le fortificazioni del borgo
murato cadono a pezzi. Alcune volte dei "tombaroli"
distruggono anche le antiche pietre tombali del pavimento della chiesa
castrense alla ricerca di "tesori"! Nel 1920 poi il terribile
terremoto di quell'anno provoca anche nel castello di Moneta gravi
lesioni e ulteriori crolli, che ovviamente nessuno più ripara.
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I
resti del castello,
fortemente degradato ed in alcuni punti a rudere la rocca (finalmente di
proprietà del Comune di Carrara, che ha in progetto grandi restauri); in certi punti a rudere e in altri sottoposto ad
interventi e modifiche snaturanti il borgo murato, ancora tutto privato. |
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Come
arrivarci: dall'uscita di Carrara dell'A 15 Ge-Li, risalire il viale XX
settembre fino alla frazione di Fossola, dove, dietro pregevole Parrocchiale
dell'Arcipretura di San Giovanni Battista, edificata nel XVIII
secolo con tutti gli arredi e i marmi della vecchia chiesa castrense.
Qui si imbocca via Moneta, già mulattiera acciottolata, e oltrepassato
"Il Ciocco", il primo quartiere fortificato d'epoca
medievale esterno alle fortificazioni, dopo circa 1 km. di ripidi
tornanti tra uliveti e vigneti dell'ottimo "vino di Moneta" si
arriva direttamente al Castello. |
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da:
www.mondimedievali.net/Castelli/Toscana/massa/moneta.htm
www.lunigiana.ms.it
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