| CENNI
STORICI
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Da
Villafranca sulla strada provinciale per Licciana nardi,
dopo aver percorso un chilometro, sulla sinistra un bivio
indica Virgoletta. Il paese si raggiunge in pochi minuti, ad
un ulteriore bivio, la strada di sinistra conduce a Bagnone,
quella di destra si inerpica e sale nel borgo di
Virgoletta. |
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Ancora
oggi il borgo di Virgoletta, sviluppatosi in età medievale su
un'unica via centrale e circondato da un alto muro di cinta,
quasi completamente inglobato nelle abitazioni, si presenta
come una fortezza in miniatura e conserva imponenti tracce di
torri, mura e fortificazioni perimetrali. Pregevoli portali e
finestre in pietra arenaria decorano gli edifici sull'unico
percorso centrale che, dalla porta conduce ad una costruzione
massiccia, il castello.
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L'origine
del castello di Virgoletta è da collocare presumibilmente
nel XII sec., con la costruzione di una torre a base
quadrata con cinta muraria poggiata sul colle Vignale, un
deposito alluvionale sulla sponda sinistra del torrente
Bagnone, da questa fortificazione deriva il nome Virgoletta
per traslitterazione del nome 'Verrucoletta'.
Nella
base della torre esiste tutt'oggi in un architrave un
bassorilievo rappresentante un intreccio appartenente
all'iconografia Longobarda, non si esclude quindi un'origine
precedente. |
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I
primi signori di Virgoletta furono i Corbellari, una
famiglia operante verosimilmente per conto del Vescovo di
Luni o dei Marchesi Obertenghi. Da questa famiglia deriva il
primo nome di 'Verrucola Corbellariorum'. La famiglia
Malaspina dominerà a lungo nelle terre della Val di Magra
dividendo nel 1221 la valle in Spino Secco e Spino Fiorito,
Virgoletta entra nello spino secco. |
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Il
castello, trasformato in palazzo residenziale, domina il
tessuto urbano con la sua imponente mole. Il poderoso mastio
quadrangolare, costituisce la parte più antica del
castello. La corte interna presenta un elegante loggiato
superiore coperto da volte a crociera con doppio scalone di
accesso. Come quello di Malgrate, Virgoletta era una
fortificazione a difesa della valle del Bagnone, sul lato
sinistro del torrente e a protezione del Castello di
Castiglione del Terziere, sul lato ovest del territorio.
Quando, nel 1266, il feudo Malaspiniano venne ulteriormente
smembrato, Villafranca divenne la capitale di uno dei tre
feudi che si costituirono. |
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La
prima notizia di Virgoletta è contenuta nell'atto di
divisione tra i Malaspina dello spino secco nel 1275. I
Malaspina nel XIII sec. innalzano nuove mura alte 11 metri
sul lato meridionale della verrucola, e realizzano un'ampia
cisterna per l'acqua all'interno del castello. |
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Nel
pieno periodo malaspiniano iniziano a sorgere le prime case
sull'unica via che percorre il crinale della collina in
direzione ovest, dando origine a quell'aspetto unico che
caratterizza il borgo di Virgoletta. L'accesso al castello
viene spostato in direzione dell'abitato.
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In
questi anni Dante viene ospitato dai Malaspina e a Corrado
dedicherà la chiusura del canto VIII del Purgatorio. Nel 1449
Galeotto Campofregoso si impadronisce di Virgoletta e fino
alla sua morte (1471) tende a trasformare il maniero feudale
in palazzo signorile ingentilendolo nelle forme, realizzando
il loggiato interno alla corte. I Campofregoso fortificano le
scarpate del colle Vignale e realizzano il barbacane, erigono
inoltre la torretta cilindrica di fiancheggiamento a
meridione.
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Comprendeva,
tra i suoi territori, oltre che Virgoletta, anche i castelli
di Tresana, Castevoli e Lusuolo e nel corso dei cento anni
successivi si ingrandì ulteriormente fino a quando, nel 1355
la divisione tra i fratelli Federico II e Azzone Malaspina
portò alla nascita dei due feudi distinti di Villafranca e
Lusuolo. Il XV secolo vide il castello di Villafranca al
centro di numerosi interessi strategici e passare sotto il
dominio della famiglia genovese dei Campofregoso alla quale fu
strappato dagli Sforza che portarono il feudo sotto il
controllo di Milano. Virgoletta subisce le conseguenze di
Villafranca.
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Con
la morte del Campofregoso i Malaspina rientrano in possesso
del feudo per tutto il XVI sec. Proseguendo l'opera iniziata
da Galeotto realizzano un amplissimo salone a volta
sull'ingresso che guarda il borgo con ampi spazi, numerose
decorazioni e sale signorili. A completare l'opera fu Federico
Malaspina signore di Virgoletta e Villafranca che appose lo
stemma col leone rampante sullo spino secco attualmente
esistente sull'ingresso del castello.
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Nel
1547 si verificò l'ennesima divisione all'interno dei
Malaspina nei due rami di Castevoli e di Virgoletta, ma
l'introduzione del principio di primogenitura e di
indivisibilità del possesso di Villafranca fece sì che le
due famiglie ne avessero diritto al governo in anni alterni.
Iniziò così un periodo di relativa tranquillità e
prosperità. Nella Chiesa dedicata ai SS. Gervasio e
Protasio, in Virgoletta, si può ammirare un pregevole
altare rinascimentale in marmo statuario e una raccolta di
reliquiari lignei decorati con lamine argentee contenenti i
Corpi Santi, la cui festa ricorre la seconda domenica di
maggio. |
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Nel
1705 gran voce fu data nelle cancellerie europee per la
ribellione del popolo di Virgoletta contro il marchese
Giovanni Malaspina. Intendevano con questo atto riconoscere
la sovranità di Filippo V di Spagna e agevolare l'invasione
franco-spagnola dei feudi lunigianesi. Le truppe imperiali
del Granducato di Toscana respinsero l'invasione e il
Malaspina tornò al potere. Tutti i ribelli (praticamente
l'intera popolazione) furono allontanati di otto miglia dal
feudo. Nel 1796 Napoleone pone fine al sistema feudale che
fino ad allora aveva retto la Lunigiana. Virgoletta si fonde
col capoluogo Villafranca ed entra a far parte della
Repubblica Cisalpina prima e del Regno d'Italia poi. Nel
periodo post-napoleonico entra nel ducato di Modena e nel
1849 nel ducato di Parma fino al 1859, data
dell'unificazione nazionale. |
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Il
terremoto del 1920 ha abbattuto parte del mastio
quadrangolare e danneggiato fortemente il borgo. Durante la
seconda guerra mondiale Virgoletta venne a trovarsi sulla
'linea Gotica' al centro della cruentissima 'battaglia della
Lunigiana', il castello divenne sede di un comando tedesco e
gli archivi e il mobilio furono bruciati. Il resto dei danni
al castello è opera delle spartizioni interne degli
abitanti, dell'incuria e degli adattamenti abusivi operati
durante la seconda metà del secolo. Attualmente è in corso
una lenta opera di recupero attuata da privati tra cui la
ristrutturazione completata del salone di Federico
Malaspina. |