Aggiornato il  3-01-2007

Le foto

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Castruccio Castracani

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La Verrucola
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Fortezza Avenza
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Fortezza Sarzanello
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Sarzanello garritta
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Sarzanello spigolo
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Castiglione 

del terziere

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Pontremoli piazza duomo
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Ludovico 

il Bavaro

 

CASTRUCCIO CASTRACANI

Castruccio Castracani, nasce a Lucca il 29 marzo del 1281, da Gerio Castracani e Puccia degli Streghi; la famiglia paterna occupava un posto di primo piano nella Consorteria degli Antelminelli, mentra la materna era una delle più ricche famiglie lucchesi dedite alle attività mercantili e creditizie a livello europeo e in particolare in Francia e nelle Fiandre, detentrice in patria di un vasto patrimonio immobiliare e feudale. 

Costretto Castruccio con la famiglia, all’esilio ad Ancona, dopo essere stata espulsa dalla città nel 1301, a seguito di una contesa tra Ghibellini, Bianchi e Neri, soggiornerà ventenne per affari in Inghilterra 

dove divenne celebre per la sua capacità nell'uso delle armi che gli valsero la vittoria in svariati tornei riuscendo ad accattivarsi le simpatie del Re Edoardo II.
Per aver ucciso un nobile di corte per motivi di onore, dovette fuggire in Francia ove si mise al servizio del Re Filippo il Bello distinguendosi come comandante della cavalleria, nella battaglia di Arras e nella difesa di Thérouanne nella Guerra di Fiandra.
Dopo alcuni anni, nel 1304 rientrò in Italia ove combattè nelle armate ghibelline fino ad aggregarsi, nel 1314 alle truppe Ghibelline di Uguccione della Faggiuola, (Vedi in calce)
insigne Capitano di ventura, che ebbe i natali a Casteldelci nel 1250, con il quale partecipò all’invasione ed al saccheggio di Lucca nel 1314, che vedeva l'abbattimento della parte Guelfa cittadina. 

Partecipò, nell'anno successivo 1315, come comandante di una parte dell'esercito, alla grande battaglia di Montecatini, dove risultò il principale artefice della vittoria sulla Lega Guelfa.
Le sue vittorie gli causarono l'invidia di Uguccione che vide in lui un probabile concorrente per la signoria, e quindi lo fece imprigionare in attesa di giustiziarlo, ma a seguito di una rivolta Castruccio fu liberato ed acclamato Capitano Generale e difensore della città dal popolo in festa. 

Dalla carica di Capitano Generale a quella di Console a vita e quindi di Signore della Città il passo fu breve e contornato di clamorosi successi che lo videro arbitro dell'intera politica del medioevo toscano.
Il governo tirannico di Uguccione della Faggiuola viene rovesciato con una sommossa nell’aprile del 1316. Sfruttando la debolezza delle istituzioni comunali, Castruccio Castracani si fa proclamare signore della città ed eleggere capo supremo dell’esercito, poi capitano generale e difensore della città. 

Castruccio è signore di Lucca e inizia una politica espansionistica ai danni delle città vicine e di Firenze, tentando di unire la Toscana in un unico Stato.  

Castruccio, non perse tempo, subito radunati i suoi amici, col favore del popolo, nel 1316 fece schiera contro Uguccione, il quale, vedendo non avere rimedio, se ne fuggì con gli amici suoi, e se ne andò in Lombardia a trovare i Signori della Scala che lo protessero e lo designarono  Podestà di Vicenza, dove morirà poveramente il 1 novembre 1319.

Castrucio, da esiliato diventa principe di Lucca, con il favore dei suoi amici e con quello fresco del popolo, venne nominato dalla loro gente capitano per un anno. 

Castruccio intravvide la possibilità di diventare principe e ciò l'ottenne corrompendo Pazzino dal Poggio, Puccinello dal Portico, Francesco Boccansacchi e Cecco Guinigi, allora di grande reputazione in Lucca, con l'aiuto dei quali divenne signore nel 1320, e solennemente e per deliberazione del popolo fu eletto principe.

Costruisce la fortezza dell'Augusta, nella quale raccoglie il suo esercito. Divenuto il più importante alleato italiano dell’imperatore Ludovico il Bavaro, ottiene la piena legittimazione delle conquiste militari con il titolo ereditario di Duca di Lucca, Pistoia, Luni e Volterra, e di vicario imperiale di Pisa.

Ottenuto questo incarico, per la reputazione che aveva per la guerra, disegnò di recuperare ai Lucchesi molte terre che si erano ribellate dopo la partita di Uguccione; e andò, con il favore de' Pisani con i quali si era collegato, ad accamparsi a Sarzana.  Per espugnarla, fece costruire sul colle una fortezza, la quale sarà poi  murata dai Fiorentini, chiamata ancor oggi fortezza di Sarzanello; e con una campagna militare di soli due mesi riprese tutte le terre dei lucchesi. Dopo questa conquista, che fece di lui un condottiero ed una grande reputazione, iniziò la sua espansione occupando da prima Massa, poi Carrara e Avenza, ed in brevissimo tempo tutta la Lunigiana; e per bloccare l'eventuale discesa dei milanesi, chiuse il passo che dalla Lombardia porta in Lunigiana, espugnando Pontriemoli, mettendo in fuga Anastasio Pallavicini che ne era signore. 

La sua presenza a Pontremoli é testimoniata dalla torre fatta costruire da Castruccio Castracani nel 1322, si ergeva come opera d'avvistamento e successivamente rialzata e trasformata nell'attuale torre campanaria, denominata amichevolmente dagli abitanti: "Il Campanone".

La piazza della Repubblica, circondata dal palazzo Comunale e dal Palazzo del Tribunale, era anticamente un tutt'uno con la piazza del Duomo, ma venne successivamente divisa da Castruccio Castracani a causa di dispute tra Guelfi e Ghibellini.

Tornato a Lucca con queste vittorie, fu acclamato da tutto il popolo. 

Con lui i Ghibellini presero sempre più forza al punto che Firenze fu costretta a combattere svariate guerre contro il Signore di Lucca che, con grande abilità politica e bellica, riusci sempre a tenerla in scacco arrivando a conquistare vaste aree della Toscana e della Liguria e ad infliggergli nel 1325 una sonora disfatta nella battaglia di Altopascio, celebrata in Lucca da un trionfo "alla romana", che vide la completa distruzione dell'esercito fiorentino.

Castruccio era divenuto il più importante alleato italiano di Ludovico il Bavaro imperatore, ottenne nel 1327 la piena legittimazione delle conquiste militari con il titolo ereditario di Duca di Lucca, Pistoia, Luni e Volterra, e di vicario imperiale di Pisa.

Mentre stava per cingere d'assedio Firenze e sferrarle l'attacco decisivo, Castruccio venne costretto a desistere, dalla chiamata a Roma per partecipare nel 1328, all'incoronazione dell'lmperatore Ludovico il Bavaro, suo grande amico e valido alleato.
Il soggiorno romano fu per lui ricco di soddisfazioni: dopo la nomina a Legato Imperiale per I'Italia ebbe il riconoscimento del popolo tutto, che in lui vedeva il personaggio più temuto ed obbedito del momento. Ma mentre era a Roma ricevette notizia dell'insurrezione di Pistoia. Chiesta l'autorizzazione al Bavaro, Castruccio partì con pochi fidatissimi cavalieri e con un galoppo sfrenato raggiunse Pisa dove lo attendeva il suo speciale corpo di 2000 balestrieri a capo dei quali si precipitò sotto le mura di Pistoia ricongiungendosi con l'esercito lucchese accampatosi per l'assedio, ed in poco tempo riusci a reimpossessarsi della città. 

Ma la sua stella era ormai al tramonto e mentre si stava preparando per lo scontro definitivo con Firenze, venne colpito da forti febbre malariche contratte durante la campagna di Pistoia, che in pochi giorni lo portarono alla morte.
Castruccio spirò il 3 settembre 1328 nella fortezza dell'Augusta, da lui ordinata a Giotto per la sua residenza in Lucca.

La fama delle sue gesta e della storia della sua vita divennero soggetto leggendario tramandate e raccontate nei secoli successivi. 

Cosi scompariva dal mondo in giovane età, quella che può considerarsi la figura più grande della storia italiana della prima metà del trecento che ispirò al Machiavelli la sua opera "Il Principe".

VICARIO  IMPERIALE

Nel 1321 in seguito a complicate vicende politiche del Terziere, feudo autonomo, Castruccio Castracani, vicario imperiale, aveva stabilito in Castiglione la sede dell'importante vicariato dell'episcopato lunense. 

É in questo periodo che la struttura del Borgo e del Castello assumono la fisionomia urbanistica attuale, racchiusa in un completo giro di mura con almeno due porte d'accesso ed alte torri d'avvistamento.

La concessione del possesso di Castiglione del terziere al vicario imperiale Castruccio degli Altelminelli di Lucca, detto "Castracani" é rogato alla presenza della comunità, con atto del 24 agosto 1321, "... in ecclesia Sancti Leonardi" dove il complesso urbano viene più volte definito "castrum et fortilitium" tenendo ben distinte le due componenti e le loro attribuzioni.

LA  FORTEZZA  DI  AVENZA

Fortezza di Castruccio Castracani ad Avenza XIV-XV (Carrara).
Poco resta, se non la potente torre, di una delle più grandi e potenti fortificazioni che caretterizzarono ben oltre il medioevo la Lunigiana tutta: la fortezza, costruita dal Castracani dopo il 1322, data della conquista dei territori apuani assomigliava per struttura costruttiva e tipologica ai forti sarzanesi coevi e con questi, era parte di una cerniera difensiva che serrava non solo la piana di Luni, ma anche gli accessi nord-sud del settore occidentale della penisola.

LA  FORTEZZA  DI  SARZANELLO

La Fortezza di Sarzanello, con la Cittadella é il maggiore dei castelli di Sarzana. Dalla collina di Sarzanello la Fortezza domina Sarzana e la valle del fiume Magra. Fu di importanza strategica fondamentale nella storia della citta' durante la Guerra di Serrezzana.

Cenni storici:

L'esistenza di un castrum sull'altura a Est di Sarzana e' testimoniata gia' a partire dal 1076. Tra il 1314 e il 1328 Castruccio degli Antelminelli, detto "Castracani", che il 12 Giugno 1316 fu eletto dai lucchesi capitano e difensore della citta', una volta assicurato il suo dominio su Lucca e conclusa la pace di Napoli tra Guelfi e Ghibellini toscani, si insediò' nel castello vescovile di Sarzanello, il 12 Maggio 1317, e governò come vicario imperiale su Sarzana e su tutta la diocesi lunense. Egli si occupò di apportare alcune modifiche alle strutture difensive del Castello, ma i lavori più importanti furono eseguiti nel XV secolo soprattutto per ordine di Tomaso Campofregoso.  Nei primi anni del XVI secolo il complesso giunse a completamento e non subì altre modifiche se non qualche adattamento di scarsa importanza apportato dai Francesi nel XVIII secolo. La fortezza fu restaurata completamente dopo l'annessione della Liguria al regno Sardo.

FIVIZZANO

Il territorio del Comune di Fivizzano subì in linea di massima le vicende storiche del suo capoluogo. E' molto probabile che Fivizzano nella sua funzione di nodo territoriale legato ai percorsi di valico, sia di impianto precedente alla Verrucola con la quale nel medioevo veniva identificato con il nome di "Forum". 

Durante il Medioevo Fivizzano si trovò sottoposto alla giurisdizione della famiglia feudale dei Malaspina che esercitarono il loro potere fino al 1316, quando essi dovettero cedere all'assedio condotto dal condottiero Castruccio Castracani. Fivizzano continuò a subire ostili incursioni nel 1317 ad opera di Castruccio Castracani. 

Spinetta Malaspina riuscì a riconquistarlo dieci anni dopo.
I Malaspina riuscirono a riprendere il controllo del borgo che, a partire dal XIII secolo, cominciò a svilupparsi come presidio lungo la via che conduceva verso l'Emilia, divenendo ben presto un centro presso il quale avvenivano fiorenti commerci.

I Malaspina operarono quindi una massiccia opera di fortificazione del borgo che venne munito di una imponente cinta muraria e di torri di avvistamento, divenendo uno dei principali centri fortificati della Lunigiana.

Alla fine del XV secolo Fivizzano venne conquistato dalla Repubblica di Firenze che allora si trovava sotto il governo dei Granduchi de' Medici, i quali si preoccuparono di dare maggiore impulso all'economia lasciando in secondo piano il ruolo militare del borgo.

CASTIGLIONE  DEL TERZIERE

Il Castello di Castiglione, dal 1275 é detto 'del Terziere' in quanto compreso nella terza parte di eredità paterna assegnata al marchese Alberto del ramo di Filattiera, sorge sul sito di un antichissimo (6/7° secolo) insediamento fortificato Bizantino posto a remota difesa di Luni prima e della via Francigena poi.

Gran parte dell'aspetto attuale del borgo, dominato dal castello, risale al Medioevo, quando Castiglione, dal 10° al 12° secolo, fu feudo dei Corbellari, signori anche del vicino castello di Virgoletta, che nel 1202 lo cedettero ai potenti Malaspina, i quali lo aggregarono al Castello del Malnido di Villafranca in Lunigiana.

Il suo periodo di massima importanza e sviluppo coincide con la dominazione di Castruccio Castracani degli Alteminelli, condottiero e signore di Lucca, che stabilì qui una roccaforte nell'ambito del progetto di riunire la Lunigiana, Garfagnana, Lucchesia e Versilia in un unico grande stato. 

Fallito il progetto il castello tornò a rivestire una certa importanza dal 1451 quando divenne sede del capitanato di giustizia Fiorentino in Lunigiana grazie alla posizione di controllo che esercitava su importanti vie di comunicazione montane. Castiglione fu il principale presidio strategico lungo due rami della via Francigena, quello di fondovalle proveniente da Lucca e quello che attraversava il Passo di Tea, che qui si incrociavano.

PONTREMOLI

Nella seconda metà del XIII secolo Pontremoli, dopo la disfatta ghibellina operata da Carlo d'Angiò ai danni di Corradino di Svevia, fu data in feudo ad Alberto e Giacomo Fieschi che, nel 1268, prestarono il giuramento di fedeltà al nuovo signore.
A causa delle turbolenze politiche che si agitavano in quegli anni, i Pontremolesi aderivano, a seconda delle circostanze, ora alla fazione uelfa, ora alla ghibellina.
Per circa un ventennio Pontremoli si pose sotto la protezione di Lucca, città eminentemente guelfa che promise ai Pontremolesi protezione per le persone e per i beni.
Il dominio del Comune lucchese si interruppe nel 1312 anno della venuta in Italia dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo che nominò come suo vicario imperiale in Lunigiana il Cardinale Luca Fieschi.
Le lotte tra le fazioni avversarie non accennavano a placarsi fino a quando nel 1320 Castruccio Castracani degli Antelminelli, capitano generale di Lucca, dopo aver riportato vittorie su Genova e Firenze, penetrò con i suoi armati fino a Pontremoli e, grazie ad un'abile politica, riuscì a ricreare una certa unità al di sopra delle parti, a testimonianza della quale fu costruita la fortezza di Cacciaguerra, ideata per tenere separati i Guelfi e i Ghibellini in caso di ripresa delle ostilità tra le due parti.

Piazza del Duomo e Piazza della Repubblica, anticamente un tutt'uno, si debbono alla divisione, voluta per porre fine alle dispute tra Guelfi e Ghibellini, realizzata attraverso la torre fatta costruire in mezzo da Castruccio Castracani nel 1322, successivamente rialzata e trasformata nell'attuale torre campanaria detta "il campanone".
Dopo la morte di Castruccio, Ludovico il Bavaro, priva il figlio di questi, Enrico, del dominio di Pontremoli sospettandolo di infedeltà e nel 1329 riconosce a queste terre i privilegi già concessi ai Pontremolesi da Federico II.
Nello stesso anno, di comune accordo, i Guelfi e i Ghibellini cacciarono il vicario imperiale da Pontremoli e promisero la loro fedeltà al comune di Parma, le cui sorti erano rette dalla potente famiglia dei Rossi.
L'unità fra Guelfi e Ghibellini fu di breve durata: nel 1331 la ripresa delle lotte intestine portò Pontremoli sotto il dominio dapprima di Giovanni, re di Boemia, e in seguito di Mastino della Scala, signore di Verona; il dominio scaligero rappresentò per Pontremoli uno dei periodi più tristi della sua storia.
Nel 1341 gli Scaligeri persero Pontremoli che fu assoggettata dai Visconti: le sorti della città rimasero legate a quelle dello Stato di Milano per circa tre secoli.
http://www.archivi.beniculturali.it/ASMS/cennistorici.html

UGUCCIONE  DELLA  FAGGIUOLA

Dopo aver tentato di diventare signore di Forlì nel 1297, contando sulle simpatie Ghibelline della città, e dopo essere stato podestà e signore di Arezzo dal 1308 al 1310 e vicario del re Enrico VII di Lussemburgo a Genova tra il1311 e il 1312, fu chiamato a Pisa nel 1313 per esercitarvi la signoria.

Infatti trovatasi la città Ghibellina di Pisa in una difficile situazione politica e militare decisero di ricorrere a Uguccione, egli vinse diverse scaramucce e battaglie anche con l’aiuto di un suo capitano Castruccio Castracani.

Nel 1314 intraprese un'azione militare contro Lucca, che conquistò insieme con Castruccio Castracani, con il quale sconfisse l'anno dopo i Guelfi a Montecatini.

Famosa fu la sua vittoria della battaglia sul fiume Nievole del 29 agosto 1315 nella quale perirono più di 5000 uomini.

I danni che patirono i Guelfi da tale sconfitta furono ingenti poi Uguccione scorazzò per le campagne dei possedimenti dei Torriani e depredando si portò non lontano da Firenze tanto che i Fiorentini iniziarono a temere un assedio.

Nel 1316 i pisani lo scacciarono per i suoi metodi oppressivi, costringendolo a rifugiarsi presso Cangrande della Scala che lo fece podestà di Vicenza e che gli permise di tenere questo incarico fino alla morte.

Morì nell’assedio di Padova nel 1319.

LE  AMICIZIE

Dopo la partenza per l'esilio da Firenze, Dante si rifugiò a Verona presso Bartolomeo della Scala e nel 1306 si recò presso i Malaspina a Sarzana e nella Lunigiana. Nel 1310 Arrigo VII di Lussemburgo, chiamato da più parti, discese in Italia con lo scopo di ripacificarla, ma mentre muoveva all'attacco dell'ostinata Firenze, morì, si dice, avvelenato. 

Dante profondamente deluso andò a rifugiarsi a Lucca presso Uguccione della Faggiuola, uomo d'armi che ebbe amici davvero inconsueti per quel suo caratteraccio.

Enrico VII di Lussemburgo, in tedesco: Heinrich (1275 - 1313), chiamato da Dante "Arrigo", fu conte della casa di Lussemburgo; dal 1308 fu re di Germania, poi re dei romani e imperatore del sacro romano impero dal 1312. 

Alcuni commentatori della Divina Commedia vogliono che a lui alluda il sommo Poeta quando nell' Inferno, afferma che verrà il "Veltro", il quale disperderà la cupidigia dominante nel mondo. 

Anche nel Purgatorio Dante allude ad un "uomo savio" che, si augura, riporrà l'Italia sotto il controllo imperiale ponendo così fine al potere temporale della Chiesa.

Enrico è il famoso "alto Arrigo" nel Paradiso di Dante. 

L'impresa di Enrico fu comunque fallimentare e le forze anti-imperiali ripresero subito il controllo dopo la sua morte.

Dopo la morte di Enrico VII, seppolto a Pisa all'interno del Duomo, due rivali, Ludovico di Baviera della casa dei Wittelsbach e Federico il Bello della casa di Asburgo, rivendicarono la corona. La loro disputa culminò nella battaglia di Mühldorf il 28 settembre 1322, che Federico perdette.

Dante conosceva bene anche Corso Donati, tanto che gli diede una delle sue figlie in sposa.

Estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Uguccione della Faggiuola

Pubblicato il 3 gennaio 2007