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Aggiornato il 23-12-2005

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Le foto del rudere scattate da A. Ghironi

 

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UN PO' DI STORIA DEL FEUDO

Treschietto, con i ruderi del suo Castello Malaspiniano, è situato su uno sperone roccioso a precipizio,  di un contrafforte dell'Appennino Tosco Emiliano, compreso tra i torrenti Bagnone e  Aquetta, a controllo della via di valico per il passo di Badignana e a dominio e difesa della valle.

L'area è delimitata a monte da un vallo, oggi parzialmente colmato per la realizzazione della piazza e delle case antistanti, e comprende il sito di sommità sul quale sono presenti importanti ruderi del castello medioevale entro una serie di cinte murarie ed apprestamenti difensivi ad avvolgimenti successivi, i resti di un edificio religioso, probabilmente del XIV secolo realizzato sopra la cappella romanica, un'area piana adibita ad orti ma ancora identificata come "il borgo".  Da il Castello di Treschietto di G. Lazzeroni a pagina 14. 

L'origine è incerta, ma si conosce dai documenti dei Marchesi di Filattiera che il Marchese Alberto Malaspina, nel 1269 il Vescovo di Luni lo investe di Ceserano, Soliera, Collecchia, Moncigoli e del castello di San Terenzo; divide con i fratelli nel 1275 e diviene Marchese di Filattiera con Oramala, Godiasco,  Piumesana, Bagnone, Treschietto, Castiglione del Terziere, Malgrate e Cella con Cigno e Cignolo. Sposa Fiesca Fieschi, figlia di Niccolò Conte di Lavagna, Patrizio Genovese, e di Lionetta.

- Il figlio Niccolò detto “il Marchesotto” (+ post 1330), Marchese di Filattiera con Oramala, Godiasco, Piumesana, Bagnone, Treschietto, Castiglione del Terziere, Malgrate, Cella, Cigno e Cignolo.

- La divisione del 1351 assegna a Giovanni detto il "Berretta", figlio di Niccolò il feudo di Treschietto che comprendeva i borghi di Agnetta, Corlaga, Finale, Iera, Leugio, Palestro, Stazzone e Vico.

- I nipoti di Giovanni, figli di Federigo detto il "Tedesco" figlio di Giovanni "Berretta", suddivisero questo territorio in due. Al primo, Giovanni, toccò la parte di Treschietto; al secondo, Dazio, toccò Corlaga, Vico e Iera. É noto che Giovanni nel 1429 approvò gli statuti di Treschietto.

- L'ultimo feudatario di questa linea dinastica fu il Marchese Ferdinando, il quale nel 1698, vendette il suo feudo al Granduca Cosimo III. Nacque una lunga controversia tra Firenze e Filattiera, ma dopo la morte di Ferdinando nel 1743, il possesso passò al fisco imperiale.

 - Dopo alterne vicende il Castello di Treschietto con il suo territorio fu dato in feudo al Principe Corsini di Firenze, all'inizio del '800 fu occupato dai francesi e nel 1814 si unì agli Stati Estensi di Lunigiana, che lo hanno abbandonato al suo destino, al vituperio delle genti, al punto che oggi è rimasto un rudere che sembra diventato proprietà di privati.

 
LA CHIESA

É noto ed ancora visibile il rudere della cappella marchionale, esistente a poca distanza dalla torre, edificato sopra la cappella romanica, per i bisogni religiosi della famiglia.

A poca distanza dal castello nell'agglomerato urbano abitato dagli abitanti di Treschietto, sorgeva un secondo oratorio dedicato a S. Antonio da Padova, costruito per dare alla popolazione la possibilità di frequentare le SS. Messe e praticare i riti di culto.

Nel 1600 l'oratorio é stato conglobato in un progetto di sviluppo e d'ingrandimento e nei secoli successivi la chiesa è stata più volte rimaneggiata in epoche diverse.  La facciata ha una linea neoclassica, con qualche riferimento al barocco, misura otto metri di larghezza per dieci di altezza; due lesene ai lati con una base e un capitello sopportano un timpano, sul culmine una bella croce. Al centro della facciata un rosone vitreo; sotto un portale in arenaria con una massiccia porta in legno, e sopra l'architrave una piccola nicchia accoglie una statua in marmo bianco di S. Giovanni Battista, oggi titolare della parrocchia.

Sul lato la porta che accede all'antico oratorio, sormontata da una finestra rettangolare; a lato un cortile isola la costruzione dal terrapieno a monte.

Più in alto, si erge il campanile a forma quadrata, con spigoli in pietre a quinconce d'arenaria e muratura senza intonaco. Quattro finestroni ad arco costituiscono la cella campanaria dotata di tre campane. Sovrasta la cella campanaria un tiburio ottagonale con piccole aperture a losanga in ogni lato e completato da un cono di copertura. All'apice una croce e su un lato il parafulmine.

L'interno della chiesa assai vasto misura venticinque metri di lunghezza, sei metri di larghezza ed otto di altezza. Ha sei volte a botte, le campate sono delimitate da archi poggianti su lesene terminanti con un capitello.

Il pavimento decorato geometricamente, è in marmo bianco e nero, ove prevalgono marmette a scacchi e a losanga. Dalla navata si sale due scalini in marmo per accedere al presbiterio separato dalla navata con una balaustrata.

L'altare maggiore costruito con muratura, gesso e stucco, colorato tipo marmo. Al centro un tebernacolo di marmo a forma di tempietto é munito di una porticina in legno dorato.

Nella navata principale vi sono sei altari laterali. Entrando sul lato destro, la nicchia per la statua di S. Giovanni Boscola, l'altare di S. Antonio, l'altare di S. Croce, e la tela di S. Sebastiano. Sul lato opposto, la nicchia per la statua di S. Rita, l'altare di Gesù morto e l'Addolorata, l'altare di S. Sebastiano con tela raffigurante S. Giovanni e la Madonna. Nella navata laterale, di fronte c'é l'altare di S. Antonio; nel coro, al di sopra di un ben conservato stallo ligneo, ci sono le nicchie per le statue della Madonna, del S. Cuore e di S. Giovanni Battista.

Le tre tele degli altari, il tabernacolo ligneo murale e gli altari lignei sono stati restaurati nel 1997 con corsi di formazione dell'Accademia, sponsorizzati dalla Cassa di Risparmio di Firenze.

La chiesa parrocchiale è stata restaurata alla fine del '900 ed inaugurata alla presenza del vescovo diocesano S.E. Mons. Eugenio Benini e di numerose autorità civili il 24 Giugno 2001, giorno della natività di San Giovanni Battista, patrono della parrocchia.

Il restauro è stato possibile tramite l'intervento dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze e alla generosità dimostrata dall'intera comunità di Treschietto.

La Chiesa

 

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Pubblicato il 25 febbraio 2005

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