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PREAMBOLO |
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Mi capita
sovente di parlare da solo, di dialogare fra me e
me. Spesso, lo faccio scrivendo, scrivere è un
modo di parlare senza essere interrotti.
Pensavo e riflettevo! Tutte le nostre tradizioni, tutti
i nostri patrimoni etnici che vivono ancora perchè
tramandati di
viva voce, tra padre e figli, tra madre e figlie,
finiranno per sparire?…
No! Non
credo... Mi sono accorto che possiamo ancora
salvare tutto appoggiandoci al modernismo, alla
tecnologia, importante è scaricare tutto su Intertnet,
il resto poi si farà da se.
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Così sarà
per la nostra cucina. Quando un bagnonese emigrato
desidererà gustare un piatto di "lasagne
bastarde" oppure i "figadei" o qualcosa d’altro,
basta un clik, poi con la buona volontà si fa tutto...
Non sono
piatti da Cordon-bleu, sono sapori che ci ricordano l’infanzia,
l'appetito dei ragazzi; onestamente non era la vera
fame, non l'ho mai sofferta; era una fame che
derivava dalla
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misera vita del tempo e a volte
anche a causa delle sofferte
abitudini di un vivere contadino.
Dei
miseri piatti, si! Ma che hanno sfamato e nutrito tanta
gente.
Gusti
famosi quelli, che si cercano ogni tanto e che si
gradisce rigustare.
La
nostra vallata è abbastanza ricca di piatti
tradizionali, non ricchi in verità, (la zona di Bagnone
e tutta la Lunigiana, infatti, furono regioni povere
montane, liberate in epoca assai tarda dalle catene
feudali), pur tuttavia originali nel loro genere.
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Inanzi
tutto, prima di descrivere i vari piatti bagnonesi
bisogna prendere in considerazione il modo
estremamente originale con cui tali cibi venivano
cotti: anticamente ogni famiglia contadina,
dalla più povera alla più agiata, aveva dietro la
casa uno sgabuzzino in cui teneva i TESTI e quasi
sempre, in modo esclusivo, si serviva di questi per
cuocere le propeie vivande.
Il
TESTO
o meglio dire "Al TEST" fu per
secoli il fedele servitore delle nostre massaie.
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Questi
attrezzi da cucina, fatti di argilla essicata, dalla
forma un pò strana, simili ad immense casseruole
appiattite munite di coperchio, tanto modesti quanto
indispensabili, ebbero una funzione insostituibile
nella preparazione dei nostri piatti tradizionali,
perchè si deve proprio ad essi se i cibi nostrani,
poveri a malconditi acquistarono un aroma ed un
gusto tutti particolari, che li resero e li rendono
famosi e graditi ai buongustai lunigianesi e
non.
Il piatto più singolare sono i
TESTAROLI
in gergo "I
Testaroi", sottili sfoglie ottunute cuocendo
al testo lentamente un impasto di farina, acqua e
sale. Le sfoglie vengono poi in un secondo momento
tagliate a fette quadrangolari e torsate in acqua
bollente, che scolati, si servono conditi con pesto
di basilico.
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Si
può notare l'estrema semplicità degli ingredienti,
contrapposta al gusto gradevolissimo del piatto, da
tutti unanimamente apprezzato e gradito.
L'ultima
spavalda produttrice di testaroli casarecci fu la
"Virginia dal goz" (poveretta aveva il
gozzo), il suo appartamento all'ultimo piano dei
"Casamenti" in via del Crocicchio,
traspirava nuvole di fumo e profumi di resine.
Probabilmente i giovani bagnonesi che ci seguiranno,
sentiranno parlare dei testaroli della Virginia come
della storia dell'oca.
Ai tipici testaroli si deve menzionare la famosa
"Torta d'erbi",
formata da due sfoglie sottili che racchiudono un
impasto steso di foglie di bietole (erbetti) e varie
erbe selvatiche aromatiche, trittate assieme e
condite con un pò d'olio d'oliva. Questa torta,
continua ad essere uno dei cibi nostrani più
diffusi ed offerti nelle trattorie e ristoranti
locali.
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Alcune varianti alla Torta d'erbi sono: la
"Torta 'd pori",
tipica per la vigilia di Natale e la
"Torta ad patatia" meno comune delle
prime.
Specialmente nella campagna di Bagnone un posto di
prim'ordine lo assunse la "Pattona",
specie
di torta, formata dalla cottura su uno strato di
foglie di castagno di un impasto di "Farina
doza" e
d'acqua. Senza alcun condimento essa fu uno
dei piatti più miserabili della nostra zona e
purtroppo uno dei più diffusi, che ha sfamato tanta
gente.
Meno rozza fu certamente la
"Barbotta"
fatta
di farina ad
formanton,
ovvero di granturco mescolata a cipolle, piatto
abbastanza condito e molto appetitoso.
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A
conclusione di questa veloce rassegna sui piatti
tradizionali, desidererei trarre alcuni giudizi sulla
nostra gente, perchè la ricchezza di un popolo si
denota proprio dalla sua cucina. Purtroppo devo
ammettere che il nostro popolo non fu ricco, anzi
decisamente miserabile e sempre sucube della sua
miseria; il territorio è aspro e montagnoso, adatto
esclusivamente a culture boschive ed alla pastorizia.
Il bosco poteva proprio essere l'unica fonte di
ricchezza, ma i nostri montanari non l'hanno capito;
hanno sfruttato tagliando, ma non hanno mai
ripiantato.
Oggi
a distanza di cinquant'anni il bosco è ricresciuto,
ma non vi sono più i boscaioli ed i carbonini capaci
di sfruttarne il patrimonio.
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Rugggio
- 2002 |

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Un
po' di letteratura
Piatti
vari della cucina bagnonese
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Non
posso iniziare questa raccolta di ricette senza prima
menzionare il grande scrittore Mario Soldati che
nel suo "Lo specchio inclinato" diario
1965-1971 edizioni Mondadori, da Tellaro (SP), parlando
dell'Alta Val di Magra, di Pontremoli, del torrente Creuxa,
di Bagnone, vorrebbe tornare a fare colazione da noi, con
le trote e i testaròli; poi si domanda: cosa sono i testaròli?
E
così scrive:
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"Che
cosa sono i testaròli? Sono la più squisita, la più
semplice e appetitosa di tutte le paste asciutte
dell'universo. Non ho trovato la ricetta in nessun libro
di cucina, nè il nome del menù di nessun ristorante: e
si può ben credere che io abbia ricopiato questa ricetta,
com'era naturale, nelle trattorie più simpatiche della
Liguria orientale (così Mario Soldati localizza
la Lunigiana, n.d.a.). Niente. È vero, mi dicono
che per gustare gli autentici testaròli bisogna andare a
Bagnone: sulla riva sinistra del fiume ( la
Magra n.d.a.), in mezzo alle colline. Io, per me, li
ho conosciuti una volta sola a Pontremoli, in una
vecchissima osteria: su una piazzetta, in fondo a un
vicolo dove ormai, e fortunatamente, il traffico delle
auto non potrà non essere proibito.
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I
testaròli sono una pasta sottilissima di farina, stesa,
come la genovese fainà di ceci, su teglie di ferro senza
bordo, (non è vero, hanno il bordo n.d.a.), chiamate testi. Appena cotta, viene tagliata quasi
in lasagne, e condita, di solito, col pesto. (Qui
il povero Soldati dice un sacco di corbellerie, lo
perdoniamo, n.d.a.)
[V. ricetta dei
testaròli ].
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Qual
è la ragione della loro squisita, insuperabile bontà? È
innutile che cerchiamo delle scappatoie. È innutile che
ci illudiamo con la speranza di procurarci, un giorno o l'altro,
una colazione di testaròli senza bisogno di viaggiare,
apposta, fino a Pontremoli o fino a Bagnone. Tanto più
che il viaggio non basta: bisogna ordinare prima, e con
qualche anticipo! Vana, dunque, la nostra speranza di
industrializzare, anche soltanto in minima parte, questo
cibo supremamente civile e genuino. E la ragione della
loro bontà sta appunto nella loro, come dire?,
immediatezza: il grande fuoco, i testi, la farina
impastata e poi subito cotta.
(Il tempo invece ha
industrializzato anche il testaròlo, lo si trova oggi nei
supermercati, però di minor pregio dei casarecci nostrali,
n.d.a.). |
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La
difficoltà, la macchinosità e la unicità della
confezione furono, dunque, sufficienti a cancellare, in
pochi anni, il ricordo di quel sottilissimo strato di
farina, che è molto ben cotta ma che sembra soltanto
scottata: cancellare quel sapore fragrante, semplice e
delicato, di grano puro. Ma, appunto perchè quasi
scomparsi e praticamente introvabili (a quei tempi,
siamo nel 1971, n.d.a.), tali cibi, e altri
consimili, dovrebbero, oggi, essere ricercati da tutti.
Sono le più sicure medicine del progresso. Abbiamo
bisogno di pace. Abbiamo bisogno di testaròli.
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Tellaro,
27 luglio. Mario Soldati.
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Il camino |
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Il camino e
i testi |
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Piatti
vari della cucina bagnonese |
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I
TESTAROLI
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Sono un primo
piatto, ma secondo l'epoca e le
condizioni economiche della famiglia, e, perchè no
dell'appetito, poteva anche essere un
piatto unico, se servito in abbondanza. |
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Attrezzi
-
I testi, il camino
o
focolaio e
le fascine di tralci di vigna.
Sono
indispensabili i testi.
Strumento usuale per cucinare la maggior parte
dei piatti bagnonesi tipici.
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I
testi sono in pratica delle grosse padelle con
coperchio, in terracotta, che nella foto sono appesi al muro, che vengono
arroventati sul fuoco, quindi la padella è
depositata sulla cenere ardente del focolaio ed il
coperchio deve essere ricoperto di altrettanta
cenere e carboni ardenti.
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Il fuoco veniva alimentato con fascine di tralci di vigna,
raccolti dopo la potatura della vite e da legna di
cerro e di castagno già preparata dal contadino durante
l'estate, per l'essicazione delle castagne.
Il
cibo in esse contenuto, riceve calore da ogni parte, e non
abbisogna di particolari condimenti per risultare gustoso
e fragrante.
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[Vedi "Il
gurguglione"
fascicolo 11, i Testi
].
In
epoca successiva, i testi vennero costruiti in ghisa,
acquistando in robustezza, ma non riuscendo
più ad
eguagliare, per il risultato culinario, i loro
predecessori in terracotta.
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Ingredienti:
200 g di farina di grano tipo "zero", un quarto di
litro d’acqua, sale.
In
un recipiente impastare farina, acqua e sale. Ottenuta una
pastella omogenea piuttosto liquida, versarla nella
padella preriscaldata. Coprire il tutto con il coperchio e
lasciare cuocere per cinque minuti. Togliere
"al
testaròl"
il testaròlo e tagliarlo a quadrettini di
5 cm. circa di lato.
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Si
prepara una grossa pentola di acqua bollente con un pò di
sale, quindi si versano i quadretti pretagliati di
testarolo e si fanno rinvenire per 5 - 6 minuti. Si
tolgono dall’acqua con una mestola forata,
scolando al massimo l'acqua. È necessaria una certa
sveltezza per non lasciare troppo in ammollo gli ultimi
che si tolgono dalla pentola; per accellerare si può
usare anche il comunissimo scolapasta. |
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Vengono
solitamente conditi con olio d’oliva, pesto alla
genovese e con formaggio grattugiato parmigiano o
pecorino a piacere.
Si
servono caldi con vino rosso.
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| Il
testarolo |
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Torta d'erbe |
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| I
testi |
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| L'industrializzazione |
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Nei
tempi antichi il testaròlo o i
testaroli (in
dialetto bagnonese:
al testaròl e i
testaròi,
si cuocevano nella grandi cucine di casa, nei gradili e direttamente nei testi di terracotta.
N.B.
Ugo Leviti mi fa notare che i prodotti di oggi, sono
dei lontanissimi cugini con quelli che facevano le nostre nonne.
Oggi, si
trovano in commercio già preparati, basta solo farli
rinvenire in acqua bollente e condirli.
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Un testarolo è sufficiente per due persone. I teataròli
di oggi sono fatti in teglie basse tipo quelli liguri,
dove si cuoce la
farinata di ceci, senza olio, e cotti su
fornelli a gas o in forni per la panificazione.
Un’altra
variante per il condimento tradizionale dei testaroli:
era detta la salsina. Veniva preparata con
aglio, formaggio gratuggiato sardo, olio d’olive e prezzemolo, perchè
a Bagnone il basilico non era ancora conosciuto.
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La
ricetta attuale di questa salsina, con il basilico, arriverà più tardi dalla
Liguria, unitamente al classico suo nome di:
"pesto".
Si
chiama pesto perchè, tutt'oggi gli ingredienti vengono
pestati, amalgamati in poltiglia, a mezzo di un pestello
di legno d’olivo
(bataz),
in una conca di marmo detta mortaio (al
mortal).
Il pesto commerciale fatto col macinino elettrico, non ha
il buon gusto di quello fatto a mano nel mortaio.
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Da
quanto possa ricordare, il pesto l’ho sempre visto
fare col basilico.
I
veri « testaroli » non li sa fare e non può
più farli nessuno; mancano i grandi camini, le fascine di
legna
(sarmentia), i famosi grandi « testi »
di terracotta e le povere casalinghe chine sulla fiamma, in
mezzo a tanto fumo ad arrostirsi…
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Oggi si mangiano come
sono e sono buoni ugualmente; vanno bene così, è la moda.
Ma, diciamocelo chiaro, salvo i vecchi ultra settantenni,
chi conosce il gusto di prima, quello di una volta? Poi, in fondo, chi si accontenta…
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CENNI
STORIOGRAFICI
SUL TESTAROLO
a
cura del Prof. Ugo Pagni
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Nella
letteratura classica latina esiste un poemetto
pseudo-virgiliano intitolato "Moretum" (torta).
Non
è conosciuto l'autore di questo artistico carme ove
tratta di un "priscus cibus"(antico cibo),
il Moretum, una torta di ebe selvatiche, che Ovidio
indicava con "herbosum moretum" (torta
d'ebe).
Similo
è il nome del rustico montanaro che nell'alba di un
giorno invernale prepara il moretum per la cottura.
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Scibale,
la schiava negra di Similo, ubbidisce al comando di
mettere al fuoco la legna e
di pulire quanto necessita per la cottura, poi...."testique
tegit, super aggerat ignes" (copre la torta, con
i testi sui quali accumula la brace e la cenere del
focolare). L'etimo
latino "testa" è di genere femminile ma,
passando nei dialetti dell'Alta Lunigiana diventa maschile:
il testo.
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La
Lunigiana, già appartenuta all'antichissimo e quasi sconosciuto popolo
dei Liguri, al tempo di Augusto era
sotto il dominio di Roma, faceva parte della "IXRegio"
(IX Regione). Qualche storeografo ha
prospettato una possibile origine del "testo"
dai Liguri Apuani, ma l'etimo latino "testa" non
possiamo con sicurezza farlo derivare dalla
lingua dei
Liguri anche perchè della cultura e del
linguaggio dei Liguri non
sappiamo quasi nulla. Accontentiamoci quindi di poter
affermare che l'etimo "testa" ha circa duemila
anni, e non avventuriamoci in ipotesi che si riferiscono
alla preistoria o alla protostoria.
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Nei
dialetti dell'Alta Lunigiana, da Bagnone e Villafranca
Lunigiana al passo della Cisa, cioè nel territorio dei
Comuni, oltre a quelli nominati, di Mulazzo, Filattiera,
Pontremoli e Zeri, nel dialetto che vi si parla, sia pura
con qualche leggera variante, il TESTARÒL si chiama così
perchè la prima fase di cottura di questo cibo viene
fatta nel testo.
Il
testo fatto con argilla di un tipo particolare, oggi se ne
conosce una sola cava, è composto di due parti "al
sotàn" un disco che può avere vari diametri, da 50
a 80 cm.; con orlatura di cm. 5 circa, e "al quèrc"
di forma leggermente conica: i due pezzi combaciano con
precisione, e sono compostsssssi della stessa qualità di
argilla.
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La
fabbricazione dei Testi, sempre a livello artigianale,
richiede abilità, costanza e fatica perchè se l'argilla
del testo non viene impastata con la massima cura, facendo
passare tra indice e pollice tutta la massa pastosa per
eliminare qualsiasi corpo estraneo, al momento della
cottura, fatta con certa legna e in particolari condizioni,
il testo si rompe.
L'argilla
usata per i testi non è giallastra come quelle di tutti i
cocci, ma di color grigio piombo e tale rimane anche dopo
la cottura.
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Molti
centri e casali dell'Alta Lunigiana tendono a ritenersi i
creatori del testo o dei testi come più spesso vengono
chiamati questi caratteristici cocci nei dialetti locali,
ma ho potuto accertare che tentativi di fabbricare testi
ne sono stati fatti molti, tuttavia la "patria"
dei testi fu e resta Castagnetoli, un antico centro
feudale oggi nel territorio del Comune di Mulazzo, lungo
il corso del torrente Teglia, tra Cereola e Busatica.
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Il
testarolo si chiama così perchè subisce la prima fase di
cottura nei testi o nel testo.
Ho
scritto queste poche note: preciso che non sono affatto un
esperto in gastronomia; ma di testaroli un poco me ne
intendo perchè sono un lunigianese, e amo tutto ciò che
di buono e di bello ha dato e continuaa a dare la mia
bellissima e povera terra di Lunigiana.
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LE
LASAGNE
BASTARDE
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sono
un primo piatto.
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Specialità
di casa nostra, eredità della nonna Maria.
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Ingredienti
per quattro persone : 300 g di farina bianca, 100 g di farina di castagne che può
aumentare sino a 150 g secondo i gusti, due bicchieri d’acqua
tiepida, sale e pepe.
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Ingredienti
per il
condimento :
salsicce di maiale un roccetto a testa più quello del
gatto, pomodori pelati o freschi, olio, formaggio
parmigiano o pecorino a piacere
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Setacciare
le due farine, impastare il tutto con l’acqua e il sale.
Lavorare energicamente l’impasto, oggi si impiega la
macchinetta per fare la pasta, è molto più facile che
usare il mattarello. Dalla sfoglia, spessore 1 mm, dopo
una pre-essicazione di almeno un’ora fatta lasciando
stesa la pasta su una tovaglia preparata sul tavolo, si
ritagliano lasagnette di 4 o 5 cm. di lato, che si
lasciano poi ammucchiate per far continuare l’essicazione
oppure si
possono cuocere subito.
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L’uso
può essere immediato o fatto nei giorni seguenti.
Se
le lasagne sono usate fresche, per impedire di attaccarsi,
si devono gettare una alla volta in una grossa pentola di
acqua bollente salata e si fanno cuocere per cinque minuti.
Se sono state essicate si possono mettere nell’acqua
bollente tutte assieme.
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Accorgimento :
aggiungere nella bollitura un cucchiaio d’olio d’oliva
per impedire che le lasagne si attacchino.
Condimenti :
Si possono condire in due maniere, ciascuno sceglierà la
più gustosa.
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Le
lasagne ben scolate ma calde, devono essere condite a
strati, con abbondante formaggio grattugiato, olio d’oliva
e pepe a piacere. Oppure, preparare un sugo a base di
pomodoro e salsicce di maiale, avendo l’accortezza di
lasciare qualche roccetto intero. Condire a strati le
lasagne cotte e ben scolate, col sugo e formaggio, mettere
al centro delle lasagne mezzo roccetto di salscia, e buon
appetito!!!
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| I
crostini |
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I
CROSTINI -
Antipasto |
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Ingredienti
: Un lungo filone di pane da 5 cm di diametro,
250 g di interiora di pollo, 2 filetti d'acciuga,
un uovo sodo, 50 g di capperi, della mollica di
pane inzuppata nel latte, 3 uova fresche,
prezzemolo, aglio, olio e burro. |
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Fare
soffriggere quanto basta, nel burro con uno
spicchio d'aglio tutte le interiora di
pollo.
Tritare
il rosolato, i due filetti d'acciuga, i capperi,
il prezzemolo e la mollica di pane inzuppata nel
latte. Il tutto rimetterlo a rosolare una seconda volta, aggiungendo una noce di burro, del latte,
alcuni cucchiai di aceto e formare una pasta
morbida.
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Tagliare
il filoncino di pane a fette spesse massimo 1 cm,
avere l'avvertenza di togliere ad ogni fetta la
crosta del pane, inzuppare le fette nel latte,
quindi passarle nella farina, poi nelle uova che
avrete precedentemente sbattuto, e friggere le
rondelle in abbondante olio portato in ebollizione in una
padella. |
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Spalmare
un cucchiaino da caffè del ripieno preparato
sopra ogni tartina, adornare il crostino con
l'aggiunta di un cappero, oppure un pezzettino di
sottoaceto qualsiasi.
Disporre
uno ad uno i crostini su un piatto, anche a più
strati e servire con stuzzicadenti e tovagliolini
di carta.
Ottimi
se accompagnati da un buon aperitivo. |
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I
RAVIOLI VERDI
-
primo piatto
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Ingredienti
:
2 kg. di spinaci, kg. di ricotta, 200 g di farina, 200 g.
di burro, 300 g. di formaggio parmigiano, tre uova, salvia
in foglie, noce moscata e sale.
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Lessare
gli spinaci, scolarli bene, quindi trittarli.
In
un recipiente aggiungere la ricotta e 200 g. di formaggio
parmigiano, un pochino di noce moscata, salare ed
amalgamare il tutto.
Formare
con le mani delle polpettine lunghe 5 o 6 cm., quindi
passarle nella farina e lasciarle riposare almeno
un'oretta.
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In
una pentola fare bollire dell'acqua con sale, A bollitura,
mettere nell'acqua i ravioli e farli cuocere sino a che risalgono in superficie.
Scolare
i ravioli e Condirli
con il burro, precedentemente sfuso con la salvia, e con
il formaggio rimanente.
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| La
bomba di riso |
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LA
BOMBA DI RISO
–
piatto
unico
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Ingredienti
: 300 g di riso, 250 g di fegatini e interiora di pollo,
oppure come nella ricetta originale di mia nonna un
piccione, una salsina di pomodori, 50 g di formaggio grattugiato,
due uova, brodo, 30 g pane grattugiato, carota, cipolla,
sedano, prezzemolo, pepe e noce moscata.
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Preparare una bella insalatata condita con olio, aceto e
sale.
In
acqua salata portare il riso a metà cottura, scolarlo e
lasciarlo rafreddare.
In
un tegame a parte preparare un sugo facendo rosolare nell’olio
gli odori tritati, quindi aggiungere i fegatini e le
interiora. Quando il tutto sarà dorato, aggiungere la
salsina, il sale e pepe. Bagnare con il brodo e lasciare
cuocere per 20 minuti. Togliere i fegatini e le interiora
dal sugo. Quindi condire il riso con le uova sbattute, il
formaggio ed il sugo q. b.
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Imburrare
uno stampo a pigna, spolverizzarlo col pane grattugiato, e
versarvi il riso lasciandone da parte un po' per
ricoprire.
Praticare
al centro un incavo profondo nel quale si versano i
fegatini e le interiora, coprire col riso rimanente e
spolverizzare un po' di pane grattugiato. Cospargere la
superficie di pezzettini di burro e cuocere a forno caldo
(200º) per mezz'ora.
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LA
TORTA DI RISO
– primo piatto
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Ingredienti
:
300 g. di riso, tre uova, tre cucchiai d’olio, tre
quarti di litro
di latte, 100 g. di formaggio parmigiano, sale, pepe, poca
cannella (a gradimento), burro e pangrattato.
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Cuocere
il riso in acqua salata , a metà cottura scolarlo e
passarlo sotto l’acqua fredda. Trasferire il riso dal
colo in un capace recipiente, unire le tre uova
già sbattute a parte, il formaggio, l’olio, la
cannella q.b., il latte e il sale q.b.
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Imburrare
una teglia di 30 cm. di diametro,
cospargerla di pan grattato, versarvi l’impasto
ed infornare per 30 minuti circa a 200º.
La
torta è pronta quando la superficie assume un colore
bruno dorato. Servire a spicchi con insalata di legumi
cotti a vapore.
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N.B.
Ugo Leviti mi fa notare che nella cucina rustica bagnonese,
al posto del burro si usava
quasi sempre lo strutto, perché il burro, quel
poco che facevano a mano, veniva venduto per raccimolare
qualche « palanca »
e se si vuol dire la verità lo strutto faceva i cibi più
saporiti.
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Cosa
centra il colestirolo…è una trovata moderna (n.d.a.).
Il
conrtadino poi un maialino lo allevava quasi sempre.
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| La
torta nel testo |
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| Le
torte d'erbe |
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LA
TORTA D’ERBE
-
secondo
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Ingredienti
:
-
Per
l’impasto per quattro persone: mezzo chilo di bietole, 250 g. di erbe varie
(boraggine, crescione, cicerbita, valeriana, ecc.) tre cipolle di Treschietto (parte di fogliame compreso), 100
g. di formaggio grattugiato (solo parmigiano oppure misto,
parmigiano e pecorino), mezzo bicchiere d’olio, sale e
pepe.
- Per
la sfoglia: 300 g. di farina bianca, 3 cucchiai d’olio,
acqua q.b.
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Mondare
tutte le verdure, lavarle bene e tritarle, sistemarle
quindi in un colino e salarle. Il sale facilita la cottura
e toglie l’amaro agli erbi. Trascorsa un’ora, prendere
le verdure salate, strizzarle il più possibile e
sistemarle in una capiente recipiente. Unire il formaggio
e l’olio e mescolare. A questo punto l’assaggio deve
essere fatto a crudo per regolare il sale; attenzione che
gli erbi sono già stati salati.
Ungere
una teglia di 40 cm. di diametro e preparare la sfoglia.
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Sulla
spianatoia disporre la farina a fontana, impastare con
olio e acqua q.b. finché l’impasto non risulti liscio,
quindi dividerlo in due parti una leggermente più grande.
Con
il matterello fare due sfoglie sottili: la più grande
deve ricoprire il fondo della teglia unta ed uscire dai
bordi.
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Sopra questa sfoglia stendere uniformemente l’impasto,ricoprirlo con la sfoglia più piccola e sigillare i bordi
facendo un orlo, oppure i tradizionali pizzi. Avvertenza:
forare la sfoglia superiore una decina di volte, con la
punta di una forchetta e spruzzare sopra il tutto un
pochino d’acqua.
Infornare
a 250º per 35-40 minuti.
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| La barbotta |
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LA
BARBOTTA
-
secondo
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Ingredienti
:
- Per
l’impasto, come per la torta d'erbe: mezzo chilo di
bietole, 250 g. di erbe varie (boraggine, crescione,
cicerbita, valeriana, ecc.) tre cipolle di Treschietto
(parte di fogliame compreso), 100 g. di formaggio
grattugiato (solo parmigiano oppure misto, parmigiano e
pecorino), mezzo bicchiere d’olio, sale e pepe.
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N.B.
Interviene l’esperto, sentite come mi tratta...
La barbotta?
Come è qui sopra descritta, è sempre una torta di « erbe »,
con la sola variante che fondo e la copertrura sono fatte con una « polentina »
molto liquida di farina gialla al posto della sfoglia.
Ecco
invece la vera barbotta, che io ho già mangiato a sazietà!
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- Cipollotti
di Treschietto o di origine dolci, 1 kg
.
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Formaggio
grattugiato 100 g
.
-
Latte
e un uovo.
-
Sale,
strutto, olio d’oliva q.b.
- Farina
gialla macinata finissima. q.b.
- Una
teglia 30 cm di diametro.
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Ungere
bene il fondo della teglia con lo strutto.
Tagliare
con cura i cipollotti a pezzettini piccoli, bulbo e
foglie che dovranno essere più abbondanti della parete
bianca. Mettere tutto
nella padella con olio d’olive, fare soffriggere non
troppo, e lasciar raffreddare.
Aggiungere
un uovo sbattuto ed il formaggio grattugiato. Amalgamare
bene l’impasto e salarlo adeguatamente.
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Stemperare
la farina gialla con un po’ d’acqua e latte. Questo
impasto deve essere assai denso. Ricoprire, con l’aiuto di un cucchiaio,
il fondo della teglia
spessore mezzo cm, sopra stendervi l’impasto fritto
spessore 1 cm e ricoprire l'impasto con altra
farina gialla
diluita più abbondantemente con il latte. Su tutto
alcuni fiocchetti di strutto o un
filo leggero d’olio e mettere al forno a 200° per
30-35 minuti.
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LA POLENTINA DI FARINA DI CASTAGNE
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merenda
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Ingredienti
:
300 g. di farina di castagne, un litro d’acqua,
sale e ricotta q.b.
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In
una pentola capace, portare l’acqua salata ad
ebollizione. Aggiungere poco alla volta la
farina precedentemente setacciata. Mescolare
continuamente con un mestolo di legno per circa
tre quarti d’ora in modo da stemperare tutti i
grumi.
Versare il
tutto su un tagliere di legno, tagliare la polenta a fette
e servirla calda con la ricotta.
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LA
SOLADELA DI
FIORI DI ZUCCA
-
contorno.
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Ingredienti :
Tre dozzine di
fiori di zucca, 250 g di farina di grano tenero, un uovo,
strutto q.b., latte, 50 g. formaggio grattugiato, sale.
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Mondare i
fiori di zucca e lavarali. Amalgamare la farina, il
formaggio, l’uovo sbattuto, il latte e un po’ di
sale, sino ad ottenere una pastella molto morbida, come
per fare le frittelle, unire alla pastella i fiori di
zucca. Ungere la teglia con strutto, uvvicinare uno ad
uno i fiori di zucca imbevuti di pastella nella teglia,
versare sui fiori il liquido rimasto con un filo d’olio
d’oliva.
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Mettere
in forno a 200° e la soladella sarà pronta e croccante
quando avrà assunto un bel colore dorato.
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TORTA
DI FIORI E ZUCCHINE
- secondo
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Ingredienti
:
300 g. di zucchine piccole, una ventina di fiori di zucca,
250 g. di farina di grano tenero, latte, un uovo, olio, 50
g. di formaggio grattugiato, burro, sale.
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Mondare
fiori e zucchine, tagliare a rondelle le zucchine,
sistemarle in un colo e salarle. Attendere un’oretta
che il sale elimini l’acqua in eccesso quindi
asciugarle il più possibile. In un recipiente
amalgamare la farina, il formaggio, l’uovo già
sbattuto e tanto latte q.b. per ottenere una pastella
molto morbida.
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Aggiungere le
zucchine, quindi versare il tutto in una teglia di 40 cm
di diametro precedentemente unta con burro. Decorare la
superficie con i fiori di zucca imbevuti di pastella,
quindi mettere in forno a 200º, la soladella sarà cotta
quando avrà assunto un colore dorato ed una consistenza
croccante. |
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LE
FRITTELLE DI
ERBA AMARA
-
contorno
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Ingredienti
:
250 g. di farina, un bicchiere d’acqua ed
uno di latte, sale, 10 foglie di « erba
spigh » camomilla selvatica, olio per
friggere.
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In
un recipiente amalgamare la farina con l’acqua
il latte ed il sale, ottenendo una pastella.
Dopo aver ben lavate ed asciugate, le
foglie di « erba spigh » tritarle ed
unirle alla pastella con un po' di sale. |
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In
una padella far bollire dell’olio nel quale saranno
versate cucchiaiate di pastella. Le frittelle saranno
cotte quando avranno assunto un colore leggermente
dorato. Servirle calde.
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LA CARSENTA
– focaccia casareccia
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Ingredienti
:
500 g. di farina, 30 g. di lievito di birra, ½ tazza di
latte tiepido, un bicchiere d'acqua tiepida, due cucchiai
d’olio, sale, foglie di castagno essicate.
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Sciogliere
il lievito nel latte tiepido e lasciare riposare per 5
minuti. Intanto setacciare la farina sulla tavola per
spianare e disporla a fontana. Al centro versare l’acqua
col lievito ed ill sale. Amalgamare bene ed impastare
energicamente per una decina di minuti. Coprire l’impasto
con un panno e lasciarlo lievitare lontano da correnti d’aria.
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Quando
l’impasto avrà aumentato notevolmente il suo volume,
si stende in una teglia di 30 cm. di diametro, sul cui
fondo sono state sistemate le foglie di castagno.
Lasciare riposare per una decina di minuti, quindi
bucherellare la superficie con una forchetta e mettere
in forno preriscaldato (200º) per tre quarti d’ora.
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Ottima
se farcita di salumi nostrani o
mangiata con formaggio pecorino.
Il
sapore cambia se cotta nei testi come vuole la tradizione.
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LA SOLADELA DI FARINA DI CASTAGNE
(Pattona)
-
merenda |
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Ingredienti
:
300 g. farina di castagne setacciata, un bicchiere di
latte, pinoli, uva secca sultanina, strutto e sale.
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Amalgamare
la farina di castagne col latte ed acqua fino ad
ottenere uyna pastella omogenea senza grumi,
aggiungervi i pinoli e un poco d’uva rinvenuta in
acqua tiepida.
Ungere la teglia con strutto, e versarvi l’impasto
preparato.
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Versare
un filo d’olio sul tutto.Mettere al forno e fare
cuocere finché la parte superiore non risulti
screpolata. Assaggiare con una forchetta, i denti devono
uscire puliti.
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Foglie di castagno |
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I
PATTONZEI
-
sostituivano il pane |
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Ingredienti
:
500 g. di farina di castagne, mezzo litro d’acqua,
sale, foglie di castagno
essicate.
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In un recipiente impastare la
farina con l’acua e sale. Ottenuto un impasto di
media consistenza, con la mano sinistra si tengono
piegate in due, due foglie di castagno, tra le quali
si mettono due
cucchiai
a minestra dell'impasto
preparato.
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Il prodotto
ottenuto si deposita sul fondo di
un testo già riscaldato ed adagiatato su un braciere.
Completati tutti gli involucri e
sistemati sul piano di cottura del testo, si copre il tutto con il
coperchio, la parte superiore del testo, preriscaldato e ricoperto di cenere e brace,
e i "pattonzei" si fanno cuocere per trenta minuti.
I
pattonzei sono ottimi mangiati con ricotta, formaggi
freschi e salsiccia cruda nostrana.
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LE
VERDURE
RIPIENE
-
secondo
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Ingredienti
:
Tre zucchini, tre pomodori, due cipolle, sei foglie di cavolo,tre
peperoni, un mazzo di bietole, due uova, 250 g carne magra
macinata, 50
g formaggio grattugiato, 50 g pane grattugiato, olio q.b.,
odori e aglio, strutto, sale e pepe.
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Pulire
le verdure, tagliare le zucchine e le cipolle a metà.
Svuotare le zucchine. Dare un bollore alle zucchine,
cipolle e foglie di cavolo e scolare bene.
Tagliare i pomodori a
metà conservando il sugo ed impastarlo con le bietole
tritate, con gli odori e l’aglio triti, con la carne
macinata , le uova sbattute, il formaggio, il pane
grattugiato, sale e pepe.
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Mescolare
bene tutto l’impasto eusarlo per riempire le mezze
zucchine, le mezze cipolle a doppio strato, i mezzi
pomodori, avvolgere un cucchiaio di pieno in ogni foglia
di cavolo e in peperoni a pezzi.
Porre tutte le verdure
ripiene in una teglia unta di strutto, fare cuocere in
forno caldo 200° per 45 minuti. Aggiungere un po’ d’acqua
ogni tanto.
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LE
PATATE CON I FUNGHI PORCINI TRIFOLATI
-
secondo
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Ingredienti
:
6 belle patate, 500 g. di funghi porcini freschi,
due spicchi d’alio, olio per friggere.
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Pelare le patate,
lavarle e tagliarle a fette, metterle in una
padella con l’olio e spicchi d’aglio.
Far cuocere le
patate per una decina di minuti, quindi aggiungere i
funghi mondati e tagliati a fette piuttosto spesse.
Mescolare il tutto e coprire la padella con un coperchio.
Quando i funghi hanno perso la loro acqua, scoprire e
terminare la cottura.
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Ottimo
piatto che secondo le tradizioni dovrebbe
essere cucinato
in una teglia coperta dal testo arroventato e coperto di
cenere e brace, si deve utilizzare poco olio.
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I FUNGHI PORCINI
FRITTI
- secondo
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Ingredienti
:
500 g di funghi porcini, 3 uova, farina, aglio,
olio. |
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Pulire
i funghi e tagliarli a fettine spesse 5 - 6 mm,
cospargerle di sale e farle riposare per una mezza
ora a fare l'acqua. Ben asciugate, passate nella
farina, poi nell'uovo sbattuto si friggono in una
padella con molto olio, unitamente a due spicchi
d'aglio.
Devono
essere serviti caldi. |
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L'AGNELLO
COTTO
NEI TESTI
-
secondo
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Ingredienti
:
1,5 kg di coscia d’agnello, 50 g. di lardo,
cinque cucchiai d’olio, tre spicchi d’alio, un
rametto di rosmarino, qualche foglia d’alloro, 1 kg di
patate piccole, sale, pepe, vino bianco.
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Tritare
finemente aglio e lardo. Con un coltello a punta
fare delle incisioni nel cosciotto ed introdurvi
il battuto con il rosmarino e l’alloro in
pezzi. Oliare la teglia, sistemare il cosciotto
e le patate precedentemente pelate, lavate,
asciugate e tagliate a tronchetti. Salare e
pepare.
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Coprire
la teglia con il testo arroventato, posata sopra la brace
e le ceneri, lasciar cuocere per 40 minuti; ogni 10 minuti
rimuovere le patate ed aggiungere un mezzo bicchiere di
vino bianco. Specialità da servire calda.
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IL MAIALE
(al porc)
- insaccati |
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L'allevamento
del bestiame, bovini, ovini, equini, suini e tutti
gli animali da cortile facevano parte della vita
contadina. La più gradita era quella dei maiali
da ingrasso, allevati sin dai tempi antichi per il
consumo delle carni, fresche e conservate. I
maiali, che per tutto l'anno vivono rinchiusi
dentro a piccole stanzette dette porcili, mangiano
e dormono per ingrassare, è vorace e onnivoro, ma
preferisce i vegetali, specialmente le ghiande e i
frutti selvatici.
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Al
secondo anno di vita, raggiunto il peso di
300-400 kg, viene ucciso per l'utilizzo del suo
corpo: lardo abbondante, carne saporita che si
presta ad essere variamente cucinata, oppure
triturata, affumicata, insaccata (salumi) per
essere conservata. |
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Il
mese di febbraio era consacrato alla
salumificazione. Ricordo il rito dell'uccisione
del maiale, le grida del povero animale sgozzato
con il ricupero del suo sangue, quello
della sua scorticazione
con l'uso di grandi
pentoloni di acqua bollente, e la pulitura delle
interiora per la salumeria.
Un
rito contadino che lo si faceva nell'aia, a cielo
aperto, mentre il soncino, squartava le
parti che destinava ai vari impieghi. |
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Poi
la salumificazione, la carne magra macinata
miscelata con cubetti di grasso, condita con sale
e spezie varie, viene introdotta nelle budella
prelavate dell'animale che preservano la carne
dall'azione ossidante dell'aria. Poi ancora il confezionamento di pezzi grossi, come i filetti,
le coppe, i prosciutti, le pancette, ecc.
ecc.
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Un'attività
che occupava tutta la famiglia per un'intera
giornata; al termine i salumi venivano legati a
delle lunghe pertiche che trovavano la loro
sistemazione in appositi ganci esistenti nei
soffitti delle antiche cucine, aerate da grandi
camini. |
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Il
sapore di questi insaccati non lo si ritrova più
oggi, anche in paese, il salumiere o il macellaio
che ancora producono salsicce e salumi vari, per
la stagionatura e la conservazione dei prodotti si
servono di celle frigorifiche, a temperature assai
basse, che non permettono più la respirazione
naturale, come quella che facevano questi prodotti
un tempo, nei locali scantinati, dentro i quali i
nostri avi conservavano ogni ben di Dio. |
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LA TORTA DI ZUCCHE
E PATATE
- piatto unico
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Ingredienti
:
1 kg di patate, 1 kg di zucca bianca, 1 grossa
cipolla, g 150 di parmigiano, olio, sale latte;
per la sfoglia: g 300 di farina, un filo d’olio,
acqua.
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Lessare
le patate con la buccia in acqua salata. Nel
frattempo far soffriggere in olio abbondante la
zucchia tagliata a quadrotti, la cipolla
tagliata sottilmente. Passare le patate al
passaverdura quindi passare la zucca e la
cipolle insieme all’olio di cottura, unire
alla purea ottenuta il parmigiano grattugiato ed
amalgamare con tanto latte tiepido quanto basta
per ottenere un impasto piuttosto morbido e
cremoso, salare. |
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Preparare
la sfoglia impastando sulla spianatoia, farina,
un filo d’olio, e l’acqua.
Dividere
l’impasto in due parti delle quali una deve
essere un poco più grossa.
Col matterello spianarne due sfoglie: con la più
grande foderare una teglia unta d’olio facendo
in modo che i bordi vengano ricoperti, quindi
versare l’impasto, stenderlo e pareggiarlo
aiutandosi con un cucchiaio. Coprirlo con la
seconda sfoglia (più piccola) e sigillare i bordi
facendo un orlo oppure i pizzi.
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Infornare a 180° per circa mezz’ora.
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LE UOVA
RIPIENE
-
secondo
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Ingredienti
:
6 uova non troppo gresche, 150 g. di tonno, 3 filetti d’acciuga,
50 g. capperi, maionese q.b.
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Lessare
le uova per otto minuti, sgusciarle, tagliarle a metà e
togliere i rossi che vanno tritati con il tonno, i
capperi e le acciughe.
Riempire
le mezze uova con l’impasto ottenuto e decorare con
maionese.
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IL CANESTRELLO
- dolce
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Ingredienti
:
500 g di farina, 250 g di zucchero, 100 g di burro, due
cucchiai d’olio buono, 50 g d’uvetta secca, tre
uova, vanillina, una bustina di lievito.
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In un
recipiente mescolare il burro e lo zucchero, aggiungere
le uova, la farina, la vanillina, i due cucchiai d’olio
e l’uvetta secca fatta rinvenire in acqua calda.
Amalgamare bene il tutto e per ultimo aggiungere il
lievito.
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Sistemare
il tutto in una teglia per ciambelle pre imburrata,
oppure in una teglia di 30 cm. di diametro, pre
imburrata, con al centro un bicchiere capovolto.
Aggiungere in superficie un po’ di zucchero sfuso,
infornare per 30-40 minuti a fuoco medio.
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LE FRITELLE DOLCI DI RISO
-
dolce |
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Ingredienti
:
cuocere
250 g di riso in acqua e latte al 50%, scolare e
lasciare raffreddare. Aggiungere poi al
riso tre cucchiai a minestra di zucchero; 7
cucchiai a minestra di farina bianca; 3 tuorli
d'uovo; 1 bustina di lievito. |
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Amalgamare bene il tutto,
aggiungere poi i bianchi d'uovo che saranno stati
montati a neve. L'impasto deve risultare assai
compatto, altrimenti aggiungere farina q.b. In una
padella deve bollire sufficiente olio, quindi
friggere a cucchiaiate l'impasto. |
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LA
TORTINA
DI MANDORLE DELLA
ZIA GUGLIELMA
-
dolce
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Ingredienti
:
200 g di farina, 200 g di burro, 200 g di mandorle con la
buccia, due uova, un pizzico di sale, la scorza grattugiata
di un limone, zucchero a velo, carta velina oleata.
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Immergere
in acqua bollente le mandorle, dopo un quarto d’ora si
spelano facilmente. Battere le mandorle e lo zucchero
nel mortaio, sino a rendere l’impasto omogeneo.
Aggiungere il burro, le uova solo il rosso, la
scorza di
limone e la farina ed amalgamare bene il tutto.
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Preparare
una teglia di 30 cm. di diametro con all’interno un
foglio di carta velina ritagliata sui bordi della teglia
e disporvi l’impasto steso uniformemente.
Sbattere
il bianco di un uovo e con una forchetta stenderne un velo
sulla superficie. Quindi con il manico della forchetta
tracciare dei solchetti leggeri e
paralleli in due direzioni in modo da disegnare delle
losanghe.
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Infornare
a 180º per 40 minuti. Quando la tortina sarà raffreddata,
togliere la carta velina e disporla su un vassoio di carta
decorata e spolverizzare la superficie con zucchero a velo.
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DOLCI....
DA POVERA GENTE |
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Ingredienti
:
Una pagnotta di pane raffermo, un uovo, olio, zucchero,
latte e pane grattugiato.
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Tagliare
il pane a fette di 1 cm. di spessore, sbattere l'uovo in
una scodella, mettere del latte in una seconda scodella,
preparare del pane grattugiato in un piatto.
Tuffare
le fette di pane una alla volta nel latte, poi passarle
nell'uovo sbattuto ed in fine rotolarle nel pane
grattugiato.
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Mettere
a bollire dell'olio in una padella e friggere le fette di
pane come delle comuni frittelle. Quando avranno assunto
un colore dorato, toglierle e stenderle su carta
assorbente, cospargerle con abbondante zucchero e....
divorarle calde.
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|
È
il dolce più economico, più semplice e più sano e il...
"più" migliore.
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LE
CHIACCHIERE
-
dolce
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Ingredienti
:
g 280 di
farina; g 25 di burro; g 125 di zucchero; n. 2
uova; un limone o una arancia gratuggiata.
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Impastare
il tutto con un poco di latte se necessario. Stendere una
sfoglia spessa alcuni mm (3 max). tagliare delle
striscioline larghe 2 o 3 cm, lunghe una quindicina.
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Friggere
in olio abbondante e a fuoco lento. Si tolgono
quando hanno preso il colore
dell'oro
vecchio. Appoggiarle su carta assorbente, quindi
deporle in un piatto spolverando sopra alle
chiacchiere dello zucchero di vaniglia.
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