Aggiornato il 08-01-2007

 
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(1) Piazza delle carceri  oggi

Piazza Italia

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(2) Ingrandisci e vedrai la pianta d'alloro

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Arnaldo Mussolini

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(3) La cucina da campo

PIAZZA  DELLE  CARCERI

Ho pubblicato una vecchia foto databile al 1932, perchè trovo in essa alcuni particolari che cercherò di descrivere per lasciare ai giovani un po' di storia sulla Caserma dei Carabinieri. 

La costruzione dell'immobile invece, la faccio risalire alla seconda metà dell'ottocento, perchè di essa già se ne parla nel "libro nero" di Bagnone. 

La foto (1) a lato ci mostra l'antica "piazza delle Carceri" oppure "Piazza della Caserma dei Reali Carabinieri" di Bagnone, che oggi é stata riintitolata "piazza Italia".  

L'antica urbanistica del Borgo di Bagnone,  localizzava questa costruzione fuori del Borgo principale, fuori mura se questo si può dire, in quanto la strada G.B. Cartegni, all'epoca della sua costruzione non esisteva. La piazza della Chiesa, oggi piazza Marconi, non comunicava con piazza delle Carceri, c'era l'orto di Cortesini che impediva l'accesso, alla piazza ci si arrivava solo passando  per le contrade, ed in ultimo davanti alla casa dei Maffei, dove sono ancor oggi evidenti i segni dell'esistenza della porta Nord. 

Questa porta dava adito ai territori sulla sponda destra del torrente Bagnone, direzione Orturano, Canale, Biglio, passando per la strada comunale della Fontanella; oppure per Corlaga, Vico, Treschietto e Iera, antica strada mulattiera sul tracciato dell'odierna G.B.Cartegni, dietro il cimitero, deviazione per Agnetta, sino a Corlaga.

Ciò che si vede nella foto (2), ingrandimento e particolare della foto (1), è una adunata di un "sabato fascista",  quest'immagine risale al 1932, anno della mia nascita.  Al centro della piazza il partito aveva piantato una pianta d'alloro con una targhetta a ricordo di Arnaldo Mussolini, fratello del Duce,  deceduto per infarto il 21-12-1931.

Secondogenito, di due anni più giovane di Benito, di tre maggiore della sorella Edvige, Arnaldo Mussolini vide la luce nel 1885 a Dovia, frazione di Predappio in provincia di Forlì.

Il padre Alessandro, ardente socialista, era fabbro di mestiere ma giornalista per vocazione; la madre si chiamava Rosa Maltoni, insegnante elementare di riconosciute virtù educatrici.

Arnaldo, con l'educazione scolastica di perito agrario, dopo varie emigrazioni a scopo lavoro, ebbe dal fratello la direzione del giornale del partito Fascista, Il Popolo d'Italia.  Assunse la vicepresidenza dell'EIAR la radio di quel tempo, il 15/1/1928.  Si occupò anche della Scuola di Mistica Fascista e il 29/11/1931 inaugurò la sede di Milano; fu proprietario della casa editrice Alpes, che nel 1929 pubblicò Gli indifferenti di Alberto Moravia; muore il 21-12-1931.

Ho voluto ingrandire la foto della caserma dei regi Carabinieri, per vedere più da vicino la pianta d'alloro e la squadra presente all'adunata obbligatoria del sabato fascita. Si nota in divisa, con calzoni alla zuava, l'istruttore che ha già allineato i partecipanti.

Per lo più in Italia i segni del regime Fascista e o della famiglia Mussolini sono stati cancellati: questa  pianta invece ha attecchito ed è diventata grossa, è stata sradicata dodici anni dopo dai tedeschi per fare uno spazio recintato, alla fine del mesi di giugno del 1944, luogo che dovrà servire a radunare gli uomini che saranno rastrellati, ai primio di luglio. 

Io giovinetto, dodicenne ricordo molto bene tante cose di quel tempo, un particolare che mi è rimasto impresso é la cucina da campo (vedi la foto) che avevano localizzato in piazza delle carceri, sotto le finestre dell'attuale "Ristorante la Lina". 

Rivedo due grossi pentoloni, in uno bolliva una liquida minestra, nell'altro un intero sacco di patate che venivano serviti nella gavetta con un pezzo di pane nero alla segale; era quanto avevano previsto per il pranzo della truppa e dei rastrellati rimasti nel recinto, quelli che non erano ancora stati trasferiti a Filetto, luogo di raccolta, da dove partiranno per il nord Italia, quindi in Germania nei campi di concentramento o di lavoro. 

Ne ho parlato con molti di questa pianta, ma quasi nessuno la ricorda; la cartolina che ho riprodotto conferma questo mio ricordo.

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(4) Il ponte sul torrente  Mangiola
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(5) La mulattiera sul ponte del Mangiola
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(6) La mulattiera in senso contrario
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(7) Il ponte nuovo
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(8) Il ponte e piazza Europa
 

IL  VECCHIO  PONTICELLO  SUL  MANGIOLA

Come il ponte vecchi e quello di porta fiorentina, sotto la piazza Roma, che attraversa il torrente Bagnone, oppure quello che attraversa il canale della Pandeza, sono con questo sul Mangiola i quattro ponti che isolavano per le vie d'accesso il Castello di Bagnone.

Il ponticello sulla Mangiola ha una sua storia. Serviva di collegamento con i territori del feudo di Bagnone, infatti attraversato questo ponticello si accede a Mochignano, e su, su, sino a Compione, sempre nel territorio sulla sinistra del torrente Bagnone dalle sorgenti a valle. 

Dopo la fine della seconda guerra, nel 1946, la toponomastica è cambiata, ogni nome locale, come ogni parola, hanno la loro storia, tali nomi sono soggetti a camniamenti; la toponomastica ne illustra l'origine, il significato, l'uso, la pronuncia e i successivi sviluppi, e spesso da modo di fissare la cronologia di queste successioni e trasformazioni.

Se analizziamo la foto (4) pubblicata a lato, notiamo due ponticelli uno di seguito all'altro, una rustica costruzione dove tenevano i carri da trasporto i fratelli Bicchierai Anselmo e Romeo, un torrente "il Mangiola" che solca una valle tra i monti, quella che conduceva a Collesino.

Sui due ponticelli c'era una strada mulattiera (vedi foto 5 e 6) che costeggiava il torrente Bagnone sul lato sinistro e conduceva a Mochignano.

Sotto il ponticello più grande, il torrente aveva creato un bel laghetto e dal ponticello c'era accidentalmente caduto, nel 1945, un bambino, certo Ferdani (detto Al Zopet), prontamente salvato dall'intervento di un marinaio della MM, che si trovava per puro caso a Bagnone, proveniente da La Spezia.

Questi due ponticelli servivano a collegare sin dal primo millennio l'entroterra con Gutula, il borgo che poi prenderà il nome di Bagnone, passando dal Pontevecchio, tramite la porta di Santa Caterina, accesso ancor oggi esistente. 

Agli inizi del secolo scorso, venne realizzato il ponte nuovo dedicato a Vittorio Emanuele III, vedi foto (7) oggi intitolato "Ponte dei Barsan", che collegava la sponda sinistra , oggi piazza Europa, con il borgo di Bagnone sulla sponda destra del torrente omonimo; luogo dove venne poi costruito l'edificio O.N.D. con il Teatro F. Quartieri.

Ricordo che il complesso e piazzale antistante era separato dal piazzale per mezzo di una imponente cancellata in ferro battuto.

Sul piazzale vegetava da secoli un grandioso ippocastano "Castagno d'India" (Aesculus hippocastanum), simile a quello ancora vegeto al secondo tornante della strada provinciale per Licciana Nardi, passando dal castello di Bagnone.

A fianco la rimessa dei Bicchierai, Romeo costrui la sua dimora ed aprì una osteria, ancor oggi in esercizio col mome di "Trattoria Bicchierai".

Sul dorso della foto (4) che ho recentemente ritrovato, è annotato: "Questo è il ponte sul torrente Mangiola; ponte che fu demolito con sei mine dopo il 1945 quando fu costruito il ponte in cemento armato del Lungo Bagnone". Frase scritta di pugno con una penna stilografica dal Dott. Ugo Pagni. 

I lavori per la realizzazione del Lungo Bagnone durarono un paio d'anni, ed oggi lo vediamo in queste condizioni, vedi foto (8). Sotto il ponte sono ancora evidenti le basi d'appoggio dell'arco a tutto sesto del vecchio ponticello.

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(9) Castello 1800
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(10) Castello oggi

IL CASTELLO ALLA FINE DEL 1800

È questa a lato una foto (9) tratta da una cartolina postale databile fine '800, non sono infatti evidenti alcune costruzioni più recenti realizzate agli inizi del secolo successivo. è sempre un'immagine che ha del fascino e che si avvicina sempre più all'origine del Castello marchionale, quando nel 1352 il Marchese prese per la prima volta residenza stabile nel ristrutturato maniero.

 Il primo feudatario che elesse la sua residenza a Bagnone, fu il Marchese  Antonio Malaspina nell’anno 1352.

L’ultimo feudatario di Bagnone fu il Marchese Cristiano Malaspina, primogenito del Marchese Giorgio, uomo assai stimato dai suoi conterranei, ma amareggiato dai tentativi del fratello Eduardo di usurpargli il potere, dai moti del popolo, particolarmente da quello di Pastina, di volersi sottrarre alla sua autorità, a ciò istigato da certo Corrado del Buono originario di Filattiera, soprannominato Fantauzzo, ed in fine anche dai segreti maneggi del Granducato di Toscana, che già aveva ricevuto in accomandigia il feudo di Bagnone e del quale ora aspirava all’annessione. Il Marchese quindi  decise di liberarsi della situazione accennata, divenuta per lui insostenibile, col vendere il Feudo e le terre dipendenti. Così, per la vendita cui procedette, in cambio di 8.000 fiorini d’oro, il tutto passò nel 1471 sotto il dominio di Firenze.”

 Altre fonti sostengono che il possesso è avvenuto con l’intervento armato d’occupazione, in quanto il Marchese tentava di risolvere il contratto di vendita.  Vendita che, in altre versioni, é costata 6.000 fiorini.

Chi beneficiò di più, in questa circostanza, fu il popolo di Pastina che ottenne da Firenze molti privilegi per l’appoggio, la devozione e l’obbedienza mostrata verso il Comune di Firenze.

 Accomandigia:  Patto col quale nel Medioevo, un Comune o un Signore si mettevano sotto la protezione di un altro Comune o d’un altro Signore.

Il toponimo “Gutula” che troviamo ancora ricordato nell’anno 1443 dallo scrittore bagnonese Gio. Antonio Da Faie nella sua “Cronaca” a proposito della costruzione della Chiesa di Santa Maria, scomparve definitivamente dal punto di vista legale, assorbito da Bagnone a causa della cessione del paese alla signoria dei Medici.  

Nel 1470 la famiglia dei Conti Noceti, che risiedeva in Bagnone dal 1410 circa, acquista dal Marchese Cristiano Malaspina una casa sita presso il Castello per 60 ducati d’oro.

Nel 1471 il Castello di Bagnone passa sotto il dominio di Firenze.

Nel 1526 il Conte Pier Francesco figlio del Conte Antonio Noceti viene immesso, dalla Repubblica di Firenze, nel possesso della Rocca di Bagnone, l’attuale Castello.   

Il castello, dal 1526 é sempre stato di proprietà dei Conti NOCETI o degli eredi diretti. 

Soltanto in questo periodo Bagnone iniziò ad essere considerato il vero centro principale della vallata.

Il feudo di Bagnone,  quello di Castiglione del Terziere e di Corlaga, rimasero a far parte della Signoria medicea, al Ducato di Firenze e in fine al Granducato di Toscana fino al 1796, anno in cui fu inizialmente aggregato alla Repubblica Ligure, ma in seguito venne incluso da Napoleone nel Dipartimento degli Appennini.  

Con Napoleone, il territorio di Bagnone, che comprendeva anche il Feudo Malaspiniano di Treschietto, con le frazioni di Vico e Iera, fu assegnato a Francesco IV, duca di Modena, a sua volta arciduca austriaco.

Alla Restaurazione, nel 1844 venne firmato un accordo tra Firenze, Lucca, Modena e Parma che permetteva, alla morte di Maria Luigia di Parma di costituire la provincia di Lunigiana parmense con: Pontremoli (capoluogo), Zeri, Mulazzo, Villafranca, Bagnone, Filattiera e Treschietto.

Conseguentemente tutto il territorio bagnonese, compreso quello di Treschietto che da quel momento cessò di formare Comune in quanto aggregato a quello già esistente di Bagnone, passò dal dominio Toscano a quello del Ducato di Parma nel 1847, al quale restò fino al 1859.  

Dopo la seconda guerra di indipendenza, Bagnone ed il suo territorio, vennero incorporati nel nuovo Regno d’Italia sotto lo scetro di Vittorio Emanuele II.

Con l’Unità d’Italia, Bagnone fu compreso nella Provincia di Massa-Carrara e raggiunse nel 1894, con l’annessione della frazione di Orturano, l’attuale estensione di 73,79 Kmq., circa 74.000 ha di superficie.

 L’elegante Bagnone, la Regina della Lunigiana, non sarebbe tale se non fosse sormontata da quella prestigiosa corona che è il millenario Castello, e che a sua volta riluce tra il verde cupo dei boschi di castagni, ghirlandato dalle fantastiche cime della catena montuosa dell’Appennino Settentrionale, meglio identificato come l’Appennino tosco-emiliano.

VEDI NEL "GURGUGLIONE" DI BAGNONEMIA "I  CONTI  NOCETI"   

  UNA  TERRA  DA  SCOPRIRE