|
|
|
HOME
PAGE
|
Aggiornato il 22-12-2005
|
VAI
GIU
|
|

Castello di Malgrate dei
Marchesi Malaspina
ramo
spino fiorito.

Il borgo di Malgrate

-Presunta
casa natale di
G.A.
da Faie a Malgrate

Epigrafe
tombale di
G.
A. da Faie nella chiesa del Castello di Bagnone
|
La storia
|
|
Gio.
Antonio DA FAIE, nasce a Malgrate di Villafranca in Lunigiana
il 1º Gennaio 1409, come è da lui ricordato nel suo diario a
pagina 125, e cade subito in contradizione, perchè a pagina 119 ha fatto
erroneamente risalire la sua nascita al 1408.
Manfredo
Giuliani, grande storico lunigianese, annota la morte del Da Faie,
avvenuta a Bagnone il 6 Settembre
1470, all'età di 62 anni, come
è dimostrato chiaramente sulla lapide, nella vecchia chiesa del Castello
di Bagnone, e da quanto lasciato scritto dal figlio Raffaele.
|
|
Il
vero unico poeta, del XVº secolo, che abbia avuto la Val di Magra, ci ha lasciato un
diario, ma che si è sciupato nel tempo, e oggi lo si legge male, causa
lo sbiadimento della scrittura, per cui dobbiamo fare molte aggiunte e
varie interpretazioni che, a volte, possono essere anche approssimative.
Il
Da Faie raccoglie e traduce la gelosa miseria della Val di Magra;
bisogna non dimenticare i caratteri del popolo della Val di Magra,
popolo chiuso, poco fantastico, poco artistico, appassionato e
puelico-biblico.
L'anima
del Da Faie è sobria, rigorosa, seria e realistica.
|
|
A
fine pagina 119 del suo diario, il Da Faie ci parla dei membri della sua famiglia in
questi termini:
"
....siendo a Faye la casa nostra, richa (vene) una mortalità
grandissima (e per quel motivo la mia casa rimane) dexabitata."
"
E siendo in dela casa predita (molte) persone, più di XXV, che
non ne remaxe so nò TRE (e una) femina vedova la quale era stata
vedova (pochi) agni innanzi. Ed era l'animo suo de andare.... a
Dio in de uno nonastero e così fece, (si fece monaca).
Li
tre frateli:
PIETRO
- più anziano - muore a Parma.
LORENZO,
RAFAELO,
se ne andò dexperso per lo mundo.
Fioli
di ser LEONARDO di Faye.
Rafaelo,
dice a Lorenzo che era ancora fantino XVI anni: Tira de la via, vattene
a Compiono dove è loco sano.
Lorenzo
arrivò a Compiono sano e salvo.
El
dito Lorenzo morite l'ano del 13 (1413).
".....Una
che avea nome Zoanina che è ancora viva questo dì 10 di Frevaro...,
quela maritò in uno grande rico a Bagnone, che avea nome Antonio d'Avanzino.
La quarta e ultima, che avea nome Benedeta, maritò in de uno che avea
nome Marcho de Guidoto de Sesteven....."
|
|
|
ALBERO
GENEALOGICO
|
|
Benedetta
figlia di Leonardo da Faye
sposa:
Marcho Guidotto, i figli sono:
|
|
Francesco
sposa:
Gugiermina di anni 14, figlia di Nicoloxo Darmanente
e di Agnexisa di Filetto.
Alla
morte dei suoceri
Francesco
ereditò tutti i loro beni e divenne ricco.
Francesco
morì senza figli il: +luglio 1408.
|
Lorenzo
+morì
l'anno 1413
|
Lionardo
ebbe
tre maschi:
Zoanni
Lorenzo
Niccolò
e
quattro femmine tutte maritate.
Lionardo
morì il:
+10
Ottobre 1443
|
|
|
Nascita
di G. A. Da Faie: 1/01/1409
|
|
Così
scrive della sua nascita, nel suo memoriale a pagina 125.
|
|
"Echo
el belo: che morendo el dito Francesco l'ano soprascrito (1408),
del mexe del luglio, che era in chavarchada a Solignan, fu l'aspera
morte chi fo ferito de uno vereton in de l'ochio e morite presto, no
vivete quatro o cinque ore e fo sepelito a una chiexa chi è in sul pian
de Berforte, chomo piacque a Dio, che de ciò e de tuto sia laudato".
"La
donna sua madonna Gughiermina remaxe gravida, che Dio non volse
chi la chaxa sua remanese vaqua: così a Dio piacque".
"E
quando foe in tempo de partorire, che fo el primo dì de zenaro
veniente, cominciando el 1409, chapo d'ano e de
mexe e de settimana, col nome dell'altissimo Dio ela partorite uno fiolo
maschio e fecelo batezzare e ponerli nome Giovani Antonio e li
guazani furono questi: Pietro Antonio dal Turano, Chapeleto fiolo de
Zoani dito Spezie del Chaxale e Elena filia de ser Antonio da Ritiliara
castellano de Malgrato, e l'Antonia molia chi era de Zoanelo del Chaxale".
|
|
Il
piccolo G. A. Da Faie perse la madre nel mese di ottobre 1409 e il
bambino compirà dieci anni il prossimo gennaio. La madre fu sepolta a
Filetto nella chiesa di S. Jacopo e S. Filippo.
Il
ragazzo fu allevato tra Filetto e al Chaxale, tra tutori e procuratori
che: "....me curono e precurono como volseno".
Smise
di custodire bovini e fu mandato ad imparare a fare scarpe ed a cucire,
da certo Pedro da Yrola. Ma breve dimora fece anche con lui, e fu
collocato a Malgrate presso un maestro Pietro da Cogorno, abile sarto,
per imparare il mestiere. Ivi stette due anni , e questo tempo, oltre ad
imparare l'arte della sartoria, gli giovò a perfezionare la sua
educazione, di che egli si professa gratissimo al suo antico maestro.
In
seguito : "andò stare a Bagnono con uno maestro Simone da
Fornolo, che faceva l'arte dela sartoria".
Seguirono
periodi dicrisi e di malattie, per cui il giovane G. A. fu lascito
libero di andare ove voleva. Decise prima di andare a Compione, ma non
venne accettato, quindi da dei cugini a Iera ed anche qui non trovò
ospitalità, decise in fine di tornare a Malgrate, suo paese natio.
Era
fallita anche la speranza di collocarsi a Bollano presso uno zoppo che
lavorava di sarto. Il suo antico maestro Pietro da Cogorno ebbe la buona
ispirazione di mandarlo a Pontremoli da maestro Niccolò di Sacromoro a
imparare l'arte dello speziale, che fu l'origine della sua futura
fortuna.
|
|
Giovanni
Antonio giovane attivo imparò tosto e dopo quattro anni decise di
trasferirsi a Siena; però i suoi scarsi mezzi non gli permisero di
raggiungere la meta, gli convenne fermarsi a Lucca. Nel 1428 è a Pisa,
discretamente istruito nell'arte sua e nel leggere e scrivere. A Pisa
incontrò un Lunigianese di sua conoscenza, certo Giovanni di Berretta
da Treschietto, che gli propose di andare a Bagnone e aprire una bottega
di spezieria in società con lui, al che egli acconsentì.
Nel
borgo Gottola , come la chiama G. A., alla fine di Luglio
dell'anno 1428, aprì una bottega di spezieria in società. Berretta
contribuì col capitale, cioè consegno dinque fiorini d'oro e una
lettera di credito per cento lire al socio che doveva dal canto suo
conferire l'industria e la persona propria. La società ando sempre di
bene in meglio, era abile il giovane Da Faie, tanto da fare concorrenza
alle due altre spezierie esistenti in paese, ed una dovette chiudere per
fallimento. Ebbe il Da Faie, anche una questione seria con un certo
Pedruzzo famiglio di messer Giorgio Malaspina marchese di Bagnone, il
che dove' fuggire di lì a Villafranca, che in quel tempo dai Fregosi di
Genova era stata tolta ai Malaspina.
|
|
Alla
morte di Giovanni Berretta 1432, acquistò le di lui ragioni dagli eredi,
restando così solo padrone della bottega. Riusci a rimpatriare,
sposando Franceschina di Rolando Manzi di Orturano, perchè la
moglie era congiunta di sangue con un amico intrinseco di messer Giorgio.
Ritornò
quindi a Bagnone nel giugno del 1433, e a dì 20 settembre dell'anno
medesimo impalmò la Franceschina suddetta.
Tra
vari alti e bassi, riuscì a divenire uno dei più agiati terrazzani. Fu
nel 1448 che iniziò a scrivere la sua vita, ed incominciò il lavoro
raccontando la storia della sua famiglia e le diverse vicende,
attraverso le quali era venuto a splendor di fortuna, fino al punto
ch'egli si partì e andò a stare a Pontrtemoli nel 1452, dove per altro
fece breve dimora.
Nell'anno
1448 venne in mente a Giovanni Antonio di scrivere la sua vita, ed
incominciò il lavoro raccontando la storia della sua famiglia e le
diverse vicende, attraversole quali era venuto a splendore di fortuna.
Una
lunga malattia costringe il Da Faie a letto per 64 giorni, durante i
quali venne giudicato prossimo alla morte. Ristabilitosi andò a stare
alla Spezia e vi aprì una bottega dell'arte sua, com'egli
racconta. Tornato poi dopo quattro anni a Bagnone, riprese a scrivere la
cronaca dal mese di gennaio 1462, proseguendola poi fino al 1470.
|
|
|

Portale della casa Raffaelli

La lapide
|
|
I
figli di G. A. Da Faie
Giovanni
Antonio ebbe due figlie Diana e Guglielmina (+02/04/1446), ambedue
maritate, e un unico figlio Raffaello, che fu notaio.
Può
ritenersi come certo, sebbene non pienamente dimostrato, che i suoi
discendenti furono chiamati Raffaelli dal di lui nome, lasciando
l'antico cognome di Da Faie (che significava proveniente da Faie), per
prendere il nuovo: Raffaello Raffaelli notaio, dando origine alla
famiglia Raffaelli, tuttora esistente in Bagnone, con dimora nel palazzo
patrizio nel borgo di Bagnone, con l'accesso sotto i portici, (vedi foto
del portale). |
|
|
La
morte di G. A. Da faie
Il
nostro cronista morì il 6 settembre 1470 e fu sepolto
nell'antica chiesa parrocchiale di Bagnone, dove, nella parete a
sinistra di chi entra, leggesi la seguente epigrafe in una lastra di
marmo che fu murata nella vecchia Chiesa prepositurale del Castello di Bagnone.
|
|
+
SI - CVIOS - INGENVO - PATRIE - CON
SVLTO
- CREDENDVM - FVIT - IO - ANTONIO
DE
- FAIES - OVI - PRIMVS - BAGNONI - FACULTATEM
EXCOLVIT
- AROMATARIAM - CVIVX - CORPVS
HOC
- MARMORE - CLAVDITVR - ANIMA
VERO
- ASTRA - TRANSVOLAVIT - 1470.
|
|
|
La
sua morte così è descritta dal figlio Raffaello, notaio:
"Como
piaque a Dio, a dì 6 de settembre 1470, a hore 14 in circa, Zoane
Antonio Faie, mio padre, finite li soi ziorni e rendè l'anima a Dio; el
quale prego che, per sua grazia, li dia vita eterna. Morite de flusso e
stete malato zorni 29½".
Tace
il luogo della morte, che è probabile sia stato Sarzana; ma il corpo ebbe
sepoltura a Bagnone.
|
|
|

|
|
Volume
redatto e stampato dall'
Ass.M.
Giuliani
di
Villafranca L.
nel
1971 nel 500º della morte
---
Tip.
Artigianelli
Pontremoli |
|
|
Manoscritto
|
|
Il
manoscritto donde è tratta la cronaca è un codice membranaceo
originalmente legato in cuoio con corregge di pelle, di carte 28 non
numerate che contengono la parte prima, ossia la vita, e di carte 35
numerate in più tempi, che contengono la parte seconda, ossia il libro
di croniche.
|
|
La
scrittura è autografa, ma vi si trovano annotazioni varie, marginali ed
interlineari di diverse mani e di più secoli, la maggior parte però
del secolo XVII. È un documento di non facile lettura, anche se
Giovanni Antonio Da Faie si sforzasse di scrivere in buon italiano,
spesso ricorrono nella cronaca vocaboli, frasi ed ortografia propria del
suo dialetto nativo. Anche l'interpretazione di vocaboli è difficile,
per la mala scrittura e per la fonte del vocabolo che è originato
dell'idioma lunigianese.
|
|
L'Avv.
Jacopo Bicchierai, proprietario del manoscritto autografo, da lui
poi donato al R. Archivio di Stato in Massa.
Cronaca
di Giovanni Antonio Da Faie, tratta dall'autografo e per la prima
volta pubblicata dall'avvocato Jacopo Bicchierai; negli
Atti della
Società Ligure di storia patria; Vol. X, fascicolo IX (1866),
alle pp.513-618. |
É
di Jacopo Bicchierai anche il trattato storico su Antonio
NOCETI, corredato
di documenti inediti, ed estratto dall'Archivio Storico Italiano,
Serie V, Torino IV, anno 1859. Pubblicato a Firenze COI
TIPI DI M. CELLINI E C. alla Galileiana - 1889. |
|
|
Bibliografia
La
maggior parte delle notizie che ho trascritto in questo lavoro di
ricerca, sono state tratte da:
Uno
scrittore lunigianese del '400 - 1-01-1409 / 6-09-1479
GIOVANNI
ANTONIO DA FAIE
Associazione
"Manfredo Giuliani" per le ricerche storiche ed etnografiche
della Lunigiana - edizione 1971 - Tipografia Artigianelli Pontremoli.
|
|
La chiesa del Castello

Antica
chiesa del castello dov'è la lapide

Lapide commemorativa della
morte di G. A. da FAIE anno 1970 esposta sulla facciata vecchia
della
chiesa del Castello di Bagnone
|
|
Cinquecentesimo
dalla morte di G. A. da Faie.
Discorso
tenuto dal Proff. Ugo Pagni, nella Chiesa del Castello di Bagnone, nel
pomeriggio del giorno in cui fu inaugurata la lapide marmorea in
memoria, sulla
facciata antica della Chiesa stessa. Anno 1970.
|
|
A
nome della Civica Amministrazione, dell'On. Negrari impedito di essere
presente a questa cerimonia per motivi inderogabili, di tutta la
cittadinanza di Bagnone, porgo alle Autorità, agli studiosi, a tutti i
presenti un saluto ed un ringraziamento.
Dopo
la felice e brillante commemorazione tenuta questa mattina a Malgrate
dall'amico Generale Dott. Cesare Reisoli, ritengo che nulla sia restato in
ombra sulla vita e le opere del Cronista Lunigianese G. A. da Faie;
tuttavia non posso esimermi, sia per il luogo in cui ci troviamo,
sia per la consuetudine che in queste felici circostanze tende a farsi
costume, di fare alcuni cenni sulla vita del Nostro Cronista.
Se
per Rinascimento senza complementi s'ha ad intendere, come a me non pare
dubbio, tutto il multiforme prorompere dell'attività umana nei secoli dal
XIº al XVIº, indizio fra tutti cospicuo del Rinascimento vuol essere
considerato, non il rifiorire della cultura latina, ma il sorgere della
letteratura in lingua volgare, da cui acquista rilievo uno dei più
notevoli prodotti di quella energia, lo scindersi dell'unità medioevale
in differenziate entità nazionali.
Perchè
l'uso che un uomo d'una piuttosto che d'un'altra lingua per disinteressati
fini intellettuali, non è certamente per capriccio, ma è spontaneità d'una
peculiare vita interiore, balzante dell'unica forma che le sia propria.
Il
Cronista Lunigianese Giovanni Antonio da Faie, autentico fabbro del suo
destino, tanto vale quanto ha di volontà e di virtù per domare la
fortuna, per forzare il limite che storia e natura pongono all'opera sua,
per creare e dominare il mondo della sua vita.
Guardiano
di buoi, calzolaio, sarto, speziale, cronista, ma soprattutto poeta, poeta
non convenzionale il cui sapere è conquista individuale contro i
postulati e le gerarchie della dottrina tramandata, sostenitore di valori
ideali e religiosi, sognatore, montanaro, negato alla logica inflessibile
di una realtà universale, ma perennemente vivo e reale nella fantasia.
Antonio
da Faie volentieri trasferisce alla vita il medesimo processo della libera
creatività astraendosi dalla storia e foggiandosi un nondo ideale nel
quale vive estremamente condizionato dal timor di Dio.
Manfredo
Giuliani nella sua felice introduzione alle CRONACHE riscontra una
notevole affinità spirituale tra il Faie ed il pittore lunigianese
Carpenino.
Nelle
opere del Carpenino come nella prosa del Faie, i ritratti di contemporanei,
nelle pittoresche loro fogge popolano con amabile anacronismo le scene
frescate sulle pareti delle chiese; nella prosa del Faie atteggiamenti
stranamente realistici vi recano talvolta una nota di comicità o di
umorismo.
G.
A. da Faie non fu umanista infatuato di classicismo, non propugnò una
restaurazione della morale stoica o epicurea, non fu pagano ma cristiano
nel senso tradizionale della parola, non fu contemplativo, fu un cronista
e soprattutto un poeta, un poeta che amò la sua terra, la Lunigiana, di
un amore sincero, senza vezzi retorici, direi quasi inconsapevole, che
ignorava le leggi della metrica e che non scrisse mai un verso: un poeta
senza aggettivi, un umorista spontaneo, un montanaro arguto e pieno di
buon senso - un autentico lunigianese.
La
lapide che abbiamo posta su un muro di questa antica chiesa, che
custodisce da 500 anni le spoglie del nostro cronista, porta incise queste
parole:
|
|
NEL
Vº CENTENARIO DELLA MORTE DI
GIOVANNI
ANTONIO DA FAIE
MALGRATE
1409 - BAGNONE 1470
CRONISTA
E SPEZIALE LUNIGIANESE
SEPOLTO
IN QUESTA CHIESA
L'ASSOCIAZIONE
M. GIULIANI
INTERPRETE
DEI SENTIMENTI DEI CITTADINI
DI
BAGNONE E VILLAFRANCA
|
|
|
|
Quasi
una pagina inedita di G. A. da Faie.
Scritta
da ignoto, dopo le celebrazioni del 500 anno della morte dello scrittore G. A. da
Faie.
|
|
A
di 12 setembre mileximo soprascrito li omeni de Gotula, de Vilafranca,
del Terzere, da la Lulixana, de Pontremolo e de le latre vile d'entorno
m'hano fato coxe assay honorevele e doviciose. Dio ghe dia grazia. Notate,
carissimi, che in questo giorno soprascritto fue grandissimo deluvio e
in de la piaza de Margrà, soto la vòta devanti a la Chiesa, un homo da
ben che se ciama Capitano Cesare Reisoli de Pontremolo, ha dito tante
bele parole che, acèto li mei pechati, m'hano fato molto honore: coxa
che non fece homo del Terzero in tanti ani, mexi e dì de mia vita.
Ressìte assay bene. Laudato ne sia Dio. |
L'ano
del zubileo che è del 1450 molte persone remaxeno ingannate chi d'una
coxa e chi de un'altra, e le coxe non resìtano per la pensata; ma
questa mane harei disirato che la mia madre Gugermina avesse visto
quanto honore li homeni da bene hano fato al suo fiolo Giovanni Antonio
avegnachè nasiesse a Margrà, suo avo Lorenzo vene da Faie. Vene nudo e
hora è vestido. Laudato sia Dio. Dopo
le feste de Malgrà tuti li homeni, i barba, i nevi e le mogere con li
fioi, vano tuti da qui in suso, a Bagnono, tera dove se fano grandi
zocarie. Che Dio li perdoni. |
Al
dexinare, fato in de le cantine de la mia caxa in Borgo de Gotula,
avevano fato grande providimento: carne de vitela bela ben pexi XXX e
ben sedici stare de pan, polami e altre coxe como se richiede a simili
homeni e done come ci era. Hor
non ridi più parte guelfa, che li ghibelini non se derocano e non
se dexfano più l'un l'altro: con li homeni de grande afare e de grande
animo se merenda molto bene anco de la fama non scusa al companatico.
Dio faza quelo che è al meliore. |
Li
vini non sono pochi e non sì bruschi che non se pono bere; se ghe fusse
sta Tirabanchino de Votula sarebbe andà su la cometa e sapi che non è
vera stela, anci è fuoco con razzi e code. Dio me perdoni. In
del pomerixio tuti li messeri homeni, barba, nervi e mogere con li fioli
vano al Castelo de Bagnone in de la piaza che porta il mio nome, sentite
carissimi quanto honore, scrovano una lapide con tante bele e honorevole
parole per me, ma per el deluvio che continuava a venire per lo Terzere,
como a Margrà, non ce fu possibile continuare la festa in deta piaza. |
A
lora tuti li presenti se reduxero in de la Chiesa de Santo Nicoloxo del
castelo e in questa messer Pagni e prete Aurelio, tuti e due de Votula,
diceno tante bele parole et honorevole per la mia persona che io me
sarei sortito volentieri da la tomba mia che è in questa dita Chiexa,
tomba in dove dormo e repoxo da 500 ani per rengraziare tuti li homeni
da bene che m'ano fato tanto honore. Dio li dia bona ventura a tuti, che
li fa mestero. Si
chè, chiarissimi, guardati che cosa è a essere amico de Dio che m'ha
spirà e dato via d'avere del ben de questo mondo. =============== |
Parodia
recuperata dall'archivio U. Pagni, da RUGgGIO dopo trentatre anni. |
|
|
|