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Preambolo del ricercatore
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Quand'ero
studente, e quando mi toccò di trattare, nello studio obbligato
della Letteratura Italiana, Dante e "il dolce stil nuovo", vi dico
la verità, quelle pagine non le tenni sotto il naso più di una
mezzoretta. Era sufficiente sapere quel poco che si doveva sapere
per superare l'interrogazione.
Quello che ricordo
è che tra il Duecento ed il Trecento si sviluppa un nuovo
movimento letterario, con i suoi principali esponenti: Guido
Guinizelli, Guido Cavalcanti, Guittone d'Arezzo, e Dante Alighieri, e che verrà da quest’ultimo
chiamato “dolce stil novo”. I caratteri di questa nuova scuola sono ben espressi nella
canzone di Guinizelli:
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"Al cor gentile rempaira sempre
Amore”.
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Dovetti poi imparare il sonetto, probabilmente più famoso
della poesia di Dante, tratto da Vita Nuova:
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La
poesia
Tanto
gentile e tanto onesta pare la donna mia, quand'ella altrui
saluta, ch'ogne lingua deven tremando muta, e gli occhi
no l'ardiscon di guardare.
Ella
si va, sentendosi laudare, benignamente e d'umiltà
vestuta; e par che sia una cosa venuta dal cielo in
terra a miracol mostrare.
Mostrasi
sí piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza
al core, che 'ntender nolla può chi nolla
prova.
E
par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien
d'amore, che va dicendo a l'anima: Sospira. |
La
prosa
Tale
è l'evidenza della nobiltà e del decoro di colei che
è mia signora, nel suo salutare, che ogni lingua trema
tanto da ammutolire, e gli occhi non osano
guardarla. Essa procede, mentre sente le parole di
lode, esternamente atteggiata alla sua interna
benevolenza, e si fa evidente la sua natura di essere
venuto di cielo in terra per rappresentare in concreto la
potenza divina. Questa rappresentazione è, per chi la
contempla, così carica di bellezza che per il canale degli
occhi entra in cuori una dolcezza conoscibile solo per
diretta esperienza. E dalla sua fisionomia muove,
oggettivata e fatta visibile, una soave ispirazione
amorosa che
non fa se non suggerire all'anima di
sospirare. |
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Della
Divina Commedia invece, dovetti leggere alcuni canti e farne la
prosa orale.
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Dopo
mezzo secolo, forse perchè non sono più dedito come allora al
gioco attivo del pallone e/o attratto da altre attività giovanili,
mi cimento per passatempo con gran lena su qualsiasi argomento, di preferenza
storico o letterario. |
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Per
trovare, quei dieci versi in cui Dante parla della Val di
Magra e dei Malaspina, ho dovuto risfogliare e rileggere, con sommo
piacere, la Divina Commedia e scoprire in essa cose meravigliose. E’
un’opera di rara intensità che abbraccia tutto quello che poteva allora
contenere uno spirito umano, che ha sorpreso i suoi
contemporanei per il vigore e la freschezza della
lingua. |
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Ed ecco
finalmente quello che mi è rimasto impresso e quello che ho
raccimolato quà e là su internet.
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É stato
questo d'Aprile, se pur freddo, un bel fine
settimana.
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6
Aprile 2003 |
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Inferno - canto
1º
1. 1
Nel
mezzo del cammin di nostra vita
1. 2
mi
ritrovai per una selva oscura
1. 3
ché
la diritta via era smarrita.
1. 4
Ahi
quanto a dir qual era è cosa dura
1. 5
esta
selva selvaggia e aspra e forte
1. 6
che
nel pensier rinova la
paura! |

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Sono fiero perchè ho riscoperto tante bellezze che avevo
trascurato e che solo ora posso, perchè ho il tempo,
riscoprire e declamare con calma nella quiete, con le mie
"indiscusse" riflessioni personali che, anche se troveranno
oppositori o critici, mi lasciano indifferente, io ne sono pago
ugualmente.
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Intanto sono tentato di pensare che la "selva oscura"
in cui Dante si era smarrito, sia quella di Filetto di Villafranca
in Lunigiana, detta ancor oggi "la selva di Filetto", sicuramente visitata da
Dante durante il suo soggiorno di Mulazzo, che non mancò di
visitare Villafranca che ne era
feudo aggregato, con il suo castello "di Malnido".
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I
ruderi di Malnido
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Il borgo di Filetto, con la sua selva, dove furono ritrovate decine di
statue-stele, fu un bosco sacro di divinità pagane; qui si venera, il venticinque agosto, S. Genesio, con la sua
fiera e gran concorso di popolo e di mercanti. |
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Filetto,
dista 1 Km. da Villafranca Lunigiana, è
sicuramente il borgo più originale di tutta la Regione per
la tipologia dell'impianto urbano di forma quadrilatera.
Le
sue origini sono da collegarsi alla presenza del "limes", o
difesa confinaria bizantina, che nel VI/VII
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Filetto |
La
selva |
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secolo interessò gran
parte del territorio lunigianese fino alla costa tirrenica.
Nel borgo edificato
è ancora evidentle il nucleo quadrangolare più antico con torri
cilindriche angolari secondo la più classica tipologia del "castrum",
tradotto accampamento militare, romano-bizantino. Questo primo
nucleo nel medioevo fu gradualmente trasformato in residenza
fortificata, ed in seguito, per successive aggiunte modulari di altri
settori quadrilateri, venne a formare l'attuale complesso urbano. |
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Di grande interesse sono la piazza d'armi, le torri, le
mura, le porte di accesso, gli eleganti portali e loggiati delle
casi prospicienti la via centrale. La piazza della Chiesa è il
centro, cuore
degli ampliamenti cinque-seicenteschi, vi si affacciano il palazzo
marchionale, unito alla chiesa e al borgo da due eleganti passaggi
aerei, e il convento dei Fatebenefratelli, vasto complesso comprendente chiostro e ampio giardino racchiuso da mura.
Nelle
vicinanze del borgo la millenaria "Selva di Filetto",
dove sorge
l'oratorio dedicato a San Genesio (XVI sec.). Link
Da: www.lunigiana.com/villafranca/filetto.htm
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L'inizio del viaggio Dantesco
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Lungo il corso del fiume Magra, nelle valli
orlate di manieri, vive ancora l'atmosfera fosca e
misteriosa in cui regnarono i Malaspina, di cui Dante fu
ospite negli anni dell'esilio.
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La fortezza di
Sarzanello a Sarzana
Veduta aerea
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Per queste antiche strade si possono seguire le
tracce del cammino creativo della Divina Commedia. |
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Vita di Dante di Paolo Costa |
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Venne da Roma a Firenze a'
tempi di Carlo Magno un giovane della famiglia de' Frangipani
chiamato Eliseo, e quivi posta sua dimora ed ammogliatosi,
diede origine alla stirpe che poscia dal suo progenitore fu detta
degli Elisei. |
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Di questa nacque un uomo di grande ingegno e
fortezza nominato Cacciaguida, che gloriosamente milito'
sotto l'imperator Currado; e tolta in moglie una leggiadra fanciulla
degli Aldighieri da Ferrara, n'ebbe due figliuoli, uno de'
quali, secondo il desiderio della donna sua, chiamo'
Aldighiero; il qual nome, coll'andar degli anni, in quello
d'Alighiero si converti'.
Per le molte virtu' del detto
Alighiero i posteri chiamarono Alighieri gli Elisei,
come i loro maggiori aveano chiamato Elisei i Frangipani. |
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Da
costui direttamente venne, al tempo dell'imperator Federico II,
quell'Alighiero che fu marito di madonna Bella e
padre di Durante, il quale con fiorentino vezzo Dante
si nomino'. Nacque nella citta' di Firenze questa gloria nostra
l'anno 1265 nel mese di maggio, sotto il pontificato
di Clemente IV, poco dopo la morte del detto imperatore. |
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Si racconta
che madonna Bella, essendo gravida, fosse da un maraviglioso sogno
fatta accorta di che nobile figliuolo dovea esser madre. |
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I libri
dell'antichita' sono pieni di siffatte meraviglie, alle quali non
da' facile credenza l'eta' presente. Venuto in luce il fanciullo, fu
amorevolmente cresciuto da' suoi parenti e mostro' nella puerizia
segni di mirabile ingegno; poi datosi ansiosamente allo studio delle
prime lettere, trovo' diletto in quegli esercizi ne' quali i
fanciulli sogliono trovare noia e
fastidio.
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http://www.kaleidon.it/fara/html/assaggio/ass_dante.html
© copyright fara editore |
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DANTE ALIGHIERI (1265-1321)
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di Enrico
Galavotti - www.galarico@inwind.it |
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Dante nasce a
Firenze nel mese di maggio dell'anno 1265.
Il padre, Alighiero degli Aldighieri (n.a.), che
svolgeva una piccola attività di cambiatore e prestatore
di denari, vantava ascendenti nobili. Lo stesso Dante
degli Aldighieri, nel Paradiso, fa risalire le
sue origini a Cacciaguerra, un trisavolo vissuto nel XII
secolo, che morì combattendo i musulmani durante la
seconda crociata. La famiglia quindi era della piccola
nobiltà (le rendite erano derivate anche dal possesso di
alcuni terreni e case). Questo permise a Dante di non
svolgere alcuna attività lavorativa e di dedicarsi
liberamente agli studi e ai divertimenti propri delle
persone del suo ceto.
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La sua prima
formazione intellettuale consiste in studi di grammatica
e logica. Studiò retorica con Brunetto Latini e ancora
giovanissimo si dedicò alla poesia divenendo amico di
Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. Le sue Rime
furono soprattutto dedicate ad esaltare -secondo la
maniera del Dolce Stilnovo- una donna: Beatrice
(forse Bice di Folco Portinari), morta nel 1290.
Dedicata completamente a lei è anche la Vita
Nuova (1293), dopodiché Dante s'orienta verso gli
studi filosofici e teologici.
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Nel 1295 si iscrive
all'Arte dei medici e degli speziali: condizione
necessaria, questa, per accedere alle cariche pubbliche,
voluta dagli imprenditori e dalla borghesia bancaria e
mercantile delle Arti maggiori "popolo grasso" che si
erano coalizzati col ceto più modesto dei lavoranti e
degli artigiani "popolo minuto" per escludere dal
potere i nobili "magnati", cioè i grandi proprietari
terrieri, che rappresentavano l'antica classe dirigente,
non iscritta ad alcuna Arte o Corporazione.
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Dante, sul piano
politico, si schiera con i Guelfi (filo-papalini) di
parte "bianca", che, capeggiati dalla famiglia dei
Cerchi, rivendicavano una certa autonomia dalla politica
papale di Bonifacio VIII, che voleva limitare alquanto
la grande indipendenza di quasi tutte le città toscane.
Acceso partigiano dei Bianchi era Guido Cavalcanti. I
Bianchi, cioè i settori più democratici del popolo
"grasso" e "minuto", erano in contrasto con i guelfi di
parte "nera", capeggiati dai Donati: essi
rappresentavano i magnati uniti con la borghesia più
benestante. Come tali, essi erano ostili all'espansione
dei ceti popolari e, siccome erano politicamente più
deboli, rispetto ai Bianchi, cercavano l'appoggio del
papato.
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Dopo aver fatto
parte del Consiglio dei Cento, che aveva funzioni
amministrative, Dante viene eletto priore nel 1300. I
Priori erano i rappresentanti politici delle Arti più
antiche e costituivano una delle magistrature più
importanti del Comune di Firenze. Mentre Dante era in
carica, la situazione politica di Firenze era
caratterizzata da scontri durissimi, anche armati, tra
le due fazioni, tanto che, ad un certo punto, i Priori
decisero di esiliarne i capi e gli elementi più
intolleranti. Dante dovrà acconsentire, con amarezza, al
bando dell'amico Cavalcanti.
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Intrighi e
discordie però continuarono. Bonifacio VIII voleva a
tutti i costi che i Neri trionfassero a Firenze.
L'occasione si presenta proprio mentre Dante era in
missione diplomatica presso la curia pontificia. A
Firenze, sotto l'apparenza di paciere, fa il suo
ingresso Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello,
re di Francia. Le sue reali intenzioni erano quelle di
eseguire i disegni del papa e, infatti, dopo aver preso
possesso della città con un colpo di stato, impone il
governo dei Neri ed esilia tutti i leader dei
Bianchi.
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|
Dante apprende a
Siena, sulla via del ritorno, che il podestà di Firenze
aveva emesso contro di lui una sentenza che prevedeva
due anni di confino, l'esclusione a vita dagli uffici
pubblici e una pena pecuniaria sotto l'accusa (falsa) di
peculato (sottrazione illecita di denaro pubblico).
Dante non accettò la condanna, non si presentò a pagare
né volle giustificarsi. E così con una seconda sentenza
lo si condanna al rogo nel caso in cui entri nel
territorio di Firenze. In un primo tempo Dante si
unisce, per tentare di rovesciare il governo dei Neri,
ad altri esiliati Bianchi e ad alcuni superstiti
ghibellini, ma, sconfitto sul piano militare, decide poi
di separarsi dai suoi alleati, affrontando
definitivamente l'esperienza dell'esilio.
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In questa seconda
parte della sua vita egli scriverà le sue opere più
significative: De vulgari eloquentia,
Convivio, De Monarchia, Commedia.
Fra il 1304 e il 1308 è ospite presso varie corti d'Italia:I
Malaspina di Mulazzo, gli Scaligeri di Verona, i Da
Romano di Treviso, i Gonzaga a Padova..., svolgendo
incarichi di vario genere.
Nel 1310 spera che con la
discesa in Italia di Arrigo VII di Lussemburgo,
imperatore del Sacro romano impero, il papato possa
subire una sconfitta, ma l'improvvisa morte
dell'imperatore nel 1313 vanifica ogni
progetto.
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Nel 1315 il governo
di Firenze offre a Dante un'amnistia a condizione che si
dichiari colpevole: al suo netto rifiuto, Firenze
risponde rinnovando, a lui e ai suoi figli, la condanna
a morte. Morirà a Ravenna nel
1321 all'età di 56 anni.
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http://www.homolaicus.com/letteratura/dante.htm
http://www.lunigiana.net/mulazzo/malaspina/malaspina08.htm
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Tomba di Dante
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maggio 1265 - 13 settembre
1321
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A Ravenna, nei pressi della Basilica
di San Francesco sorge la Tomba di Dante che morì
esule il 13 settembre 1321.
E' una piccola costruzione in stile neoclassico costruita da Camillo
Morigia nel 1780 per accogliervi i resti del Sommo Poeta.
Dalla volta del tempietto pende una
lampada votiva alimentata dall'olio dei colli toscani, offerto ogni
anno dalla città di Firenze in occasione dell'anniversario della
morte del poeta. L'area circostante la tomba di Dante è detta
"zona dantesca" ed è area di silenzio.
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Le spoglie di Dante
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Neppure dopo la morte Dante
Alighieri potè trovare quella pace che la sua esistenza di
esule gli negò, se si eccettuano gli ultimi cinque anni
trascosi con i suoi figli alla corte di Guido Novello Da
Polenta, signore di Ravenna. Proprio qui a Ravenna, nella
notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, Dante morì, e il
suo corpo fu posto in un rozzo sarcofago di marmo accanto alla
basilica di San Francesco, la stessa dove furono
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celebrate le
esequie. E subito cominciarono le vicissitudini delle sue
spoglie mortali, colpa dei fiorentini che insistevano a
rivendicarle. Un rischio che parve diventare certezza quando
salirono al soglio pontificio due Medici, i fiorentini Leone X
e Clemente VII. Il primo, infatti, a seguito di una
supplica caldeggiata anche da Michelangelo concesse ai suoi
concittadini il permesso di prelevare le ossa del poeta per
portarle a Firenze, ma quando questi, una volta a
Ravenna, scoperchiarono l'ara, la trovarono vuota.
Le ossa erano state trafugate dai frati della vicina chiesa:
attraverso un buco nel muro forarono il sarcofago e le "misero
in salvo".
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E le difesero con accanimento: basti dire che
quando nel 1692 fu fatta la manutenzione della tomba, gli
operai lavoravano sorvegliati dai soldati. Le spoglie rimasero
lì fino al 1810, poi i frati, per effetto delle leggi
napoleoniche che comandavano la soppressione degli ordini
religiosi, dovettero lasciare il convento. Allora le ossa, le
seppellirono, custodite nella cassetta dove padre Antonio
Sarti le aveva racchiuse nel 1677, in una porta murata
dell'attiguo oratorio del quadrarco di Braccioforte:
solo nel 1865 le spoglie vennero ritrovate durante i restauri
all' edificio, e nel sesto centenario della nascita di Dante
(maggio 1865), vennero definitivamente tumulate nel tempietto
costruito da Camillo Morigia, dove riposano tuttora,
salvo una breve parentesi (marzo 1944-dicembre 1945) in cui
furono tolte di nuovo e tumulate in giardino per preservarle
dalla guerra.
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| http://www.turismo.ravenna.it/monumenti/802.htm |
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|
a cura di
Luigi De Bellis |
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Mentre scende il crepuscolo una delle anime della
"valletta fiorita" intona l'inno « Te lucis
ante terminum », subito seguita da tutte le altre, che
volgono i loro occhi verso il cielo.
Dante, seguendo la direzione di quello sguardo, scorge
due angeli splendenti che si dirigono verso l'orlo della valle,
ciascuno con una spada fiammeggiante e priva della punta. Sordello,
dopo avere spiegato ai due pellegrini che essi provengono dal cielo
per difendere quel gruppo di penitenti dall'assalto del demonio che
fra poco li tenterà, invita Dante e Virgilio a scendere in mezzo ai
principi. Un'anima osserva fissamente il Poeta: è il pisano Nino
Visconti, al quale egli fu legato da affettuosa amicizia. A lui
Dante rivela di essere ancora vivo, suscitando l'attonito
|
|
stupore di
tutte le anime, mentre Nino invita uno dei principi ad avvicinarsi
ai due pellegrini, per osservare da vicino quel prodigio; poi,
rivolto all'amico, lo prega di ricordarlo alla figlia Giovanna, dal
momento che troppo presto la moglie si è dimenticata di lui,
passando a seconde nozze. Ad un certo momento Sordello indica a
Virgilio il serpente tentatore che avanza nella valle, ma i due
angeli, calando come sparvieri, lo mettono in fuga. Parla poi
l'ombra che Nino aveva chiamato accanto a sé. |
|
È Corrado Malaspina, signore della Lunigiana, che
chiede notizie della sua famiglia, offrendo a Dante l'occasione di
esaltarne la liberalità e la prodezza.
Il canto si chiude con la
solenne profezia dell'esilio del Poeta fatta dal Malaspina.
|
|
http://members.xoom.virgilio.it/letteratura/canti/ottavop.htm |
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|
I
Malaspina di Lunigiana e Dante |
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Il
capostipite dei Malaspina, Corrado (Iº)
l'Antico, divise i
possessi feudali col cugino Obizzino e lasciò cinque figli;
di uno di questi era figlio quel Corrado che Dante incontra
nel Purgatorio.
|
|
CORRADO
MALASPINA
- Purgatorio,
VIII, 65, e 109. Antipurgatorio, balzo 2 - negligenti,
valletta dei Principi ...
Il
secondogenito, Moroello, divise il casato nelle quattro
branche dei Mulazzo, Giovagallo, Villafranca Lunigiana e Val di
Trebbia.
|
|
MOROELLO
III - Capitano di parte Nera, marchese di
Giovagallo, nominato da Dante e chiamato vapor di Val di
Magra, il quale nel 1302 inflisse ai Bianchi la nota
sconfitta di Campo Piceno, cui allude nei versi dell' Inferno,
XXIV,145.
Questo
Moroello fu figlio di Manfredi I, quindi cugino di Corrado
II e nipote di Corrado I, ricordati nel canto VIII del
Purgatorio, vedi sopra, sposò Alagia
del Fiesco, nel Purgatorio, XIX, 142. |
|
ALAGIA
Fieschi era figlia del grande Niccolò dei Fieschi di
Torriglia, uomo di una ricchezza colossale, fratello di papa
Adriano V, al secolo Ottobono Fieschi.
I commentatori
antichi la dicono, concordemente, donna buona e virtuosa e
Dante stesso ebbe modo di conoscerla, sposa in casa
Malaspina, durante una tappa del suo esilio in Lunigiana.
Moroello mancò circa il 1315, lasciando di sè
e di Alagia del Fiesco, due figli maschi, il marchese Manfredi II e Luchino: più una figlia
chiamata Fresca. |
|
|
C
U R I O S I T À
V A R I E
|
|
Una
ricerca |
|
Nel
sito del nostro conterraneo Jean Pellegri residente in
Francia: http://persos.estat.com
, ho trovato un'interessante riferimento che trascrivo: |
 |
|
|
La
Lunigiana dans la Divine Comédie |
|
Les
références à des lieux et des personnages de Lunigiana sont
nombreux dans la Divine Comédie de Dante. Dante connaissait la
Lunigiana aussi bien dans ses aspects physiques que dans ses
aspects historiques: divers lieux (la Pania, Lerici, Luni, la vallée
de la Magra, Carrare) et divers personnages (le devin Aruns, la
famille Malaspina, Alagia Fieschi). |
|
En
effet Dante séjourna en Lunigiana durant l'année 1306 chez les
marquis Malaspina qui le traitèrent avec amitié et où il
retrouva son ami Cino da Pistoia, poète lui aussi qui lui-même
revenait d'exil. En Lunigiana, Dante joua même un rôle
politique, le rôle de médiateur dans un conflit territorial qui
opposait la famille Malaspina (Franceschino de Mulazzo, Moroello
de Giovagallo et Corradino de Villafranca) à Antonio di Camilla,
évêque de Luni. Ce conflit se conclut par le traité de
Castelnuovo-Magra du 6 octobre 1306. Dante vit aussi ce même
Moroello de Giovagallo, vapor di val di Magra, alors chef
des armées guelfes "noires" de Lucques et Florence,
combattre et défaire l'armée guelfe "blanche" de
Pistoia (Rappelons que Dante était lui-même guelfe
"blanc", proche des gibelins). |
 |
C'est
en Lunigiana, "dans les châteaux entourés de
paysages aux nombreuses collines, aux forêts touffues, et
dans la chaleur de l'amitié des Malaspina, que Dante
commence à préparer, à nourrir L'Enfer".
(Jacqueline
Risset: Dante Une vie). |
|
|
Il
faut dire un mot de la famille Malaspina, famille aristocratique féodale
"obertenga", c'est à dire descendant d'un
certain Oberto I, comte de Luni, qui vécut au 10ème siècle,
lui-même descendant vraisemblablement de Lombards venus au 6ème
siècle. De façon plus précise, les familles Este, Malaspina,
Massa et Pallavicino ont pour ancêtre ce même Oberto. |
|
Voici
quelques chants de la Divine Comédie dans lesquels il est
question de la Lunigiana:
Enfer
XX 46-51 , Enfer
XXIV 145-151
Purgatoire
III 49-51 , Purgatoire
VIII 109-120 , Purgatoire XIX 142-145
Paradis
IX 88-90 , Paradis XVI 73-78
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http://perso.orange.fr/jean.pellegriformentini/Dante.htm
|
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|
CONGRESSO
INTERNAZIONALE “DANTE E LA LUNIGIANA”
|
|
Centro Lunigianese di Studi Danteschi,
|
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MONASTERO DEL CORVO – AMEGLIA
(SP),
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30 settembre – 1 ottobre 2006 |
|
Comitato
Ufficiale per l’organizzazione delle Celebrazioni del VII
Centenario del soggiorno di Dante in Lunigiana, 1306 - 2006.
<<Lunigiana Dantesca 2006>> |
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Alighieri
Dante
Titles
in Poetry
category:
Divine
Comedy The |
 |
|
The
greatest Italian poet and one of the most important writers of
European literature. Dante is best known for the epic poem Commedia,
c. 1310-14, later named La Divinia Commedia. It has
profoundly affected not only the religious imagination but all
subsequent allegorical creation of imaginary worlds in literature. |
|
Dante
was born into a Florentine family of noble ancestry. Little is known
about Dante's childhood exept what he himself have revealed. Dante's
mother died when he was a child and his father died before the
future poet reached manhood. He was thoroughly educated in both
classical and Christian literature. At the age of 12 he was promised
to his future wife, although he had already fallen in love with
another girl whom he called Beatrice. |
|
Suite:
http://classicreader.com/author.php/aut.56/ |
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