Aggiornato il 15-05-2007
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Panorama di Licciana Nardi
 
 
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La casa Deambri a Ceria
 

LA  FAMIGLIA  DEAMBRI

Poi DE AMBRI e DE AMBRIS

Originaria di Licciana Nardi, (Massa-Carrara)

Le origini

Alcuni ricercatori hanno tentato di dare un'origine alla famiglia, da ricercare in Ambry nella Savoia, per cui si pensava fossero gente "di Ambry" da cui il cognome DEAMBRI; oppure c'é chi suppone siano emigrati a Licciana da Genova, ma le date non coincidono con le nascite dei figli. L'unica certezza la ritroviamo leggendo gli atti nei registri parrocchiali di Monti e di Licciana, nei registri dello stato civile di Licciana, in in quelli che contengono le delibere della Giunta e del Consiglio Comunale di Licciana e di Aulla nel periodo dal 1883 al 1895, e in alcuni atti all'Archivio Notarile di Aulla.

Il Cognome figura generalmente DEAMBRI e così si firmavano gli antenati del padre di Alceste, Romano Francesco Deambri che ha ricoperto cariche di Consigliere comunale a Licciana (1883-1885) e di Sindaco di Aulla dal 1885 al 1895. 

I primi dati si trovano nei registri dello Stato Civile di Licciana, in quelli Parrocchiali di Licciana e in vari atti notarili i quali documentano l'esistenza di Giuseppe Deambri del fu Francesco, che da due mogli ebbe otto figli, tutti nati in Licciana: Ignazio il 3 dicembre 1791; Domenica Giovanna il 18 marzo 1793; Nicolò il 7 dicembre 1794; Maria Caterina il 12 gennaio 1797; Pietro (il nonno di Alceste) il 10 novembre 1798; Raffaele il 12 ottobre 1802; Domenico il 2 settembre 1805; ed infine Giuditta il 15 gennaio 1807.

Dall'esame dei dati trovati negli archivi, si desume che il primo Deambri trovato in Licciana sia stato sicuramente Giuseppe del fu Francesco, il quale nel 1791 si trovava in Licciana, vedi data di nascita del primo figlio Ignazio.

Questa constatazione fa decadere l'ipotesi del ricercatore che dichiara i Deambri emigrati dalla Savoia per Genova nel 1792.

Si legge negli atti di battesimo: Il primo figlio Ignazio, nasce da Giuseppe e da Maria Deambri coniugi, "habitantes Liccianae". Questa espressione veniva usata quando la famiglia era da poco tempo residente e che non aveva ancora un domicilio sicuro.

Il secondo ed il terzo atto di battesimo, relativi alle nascite di Domenica Giovanna e di Nicolò, indicano il nome dei genitori Giuseppe e Maria Deambri, coniugi, "de Rovolo, incolae Liccianae" (provenienti da Rovolo, abitanti di Licciana), convalidando l'ipotesi sopra fatta.

Quindi si dà una differente origine alla famiglia Deambri, quella di provenire da Rovolo, frazione del comune di Frassinoro in provincia di Modena. 

Nei numerosi atti di battesimo successivi, essendo ormai i Coniugi Deambri residenti definitivamente in Licciana, vengono certificati semplicemente "de Licciana".

In alcuni atti notarili: in quello redatto dal notaio Filippo Carretti di Lusana di Bagnone, in data 15 aprile 1795, cita contraente il signor Giuseppe q. Francesco di "Rovolo stato modenese ed ora abitante in Licciana"; ed in quello redatto dal notaio Giobatta Berlenghi di Ceria di Monti di Licciana, nel 1812, dirà del Deambri "nativo di Rovolo giurisdizione di Monte Fiorino ed ora domiciliato a Licciana".

Ora é ancor più chiara, certificata dai Notai, essere la provenienza quella della nascita di Deambri Francesco, cioè Rovolo nel Modenese, facente parte della Diocesi di Reggio Emilia, ove il cognome perdura nella forma Diambri.

Va sottolineato che Giuseppe si firmò sempre e soltanto Deambri ed é indicato dai Notai come "persona di condizione possidente", "persona notoriamente negoziante" e anche come "oste" insieme alla seconda moglie Maria Pietrelli.

Vive momenti di benessere a periodi di ristrettezze, a causa della numerosa famiglia. 

Riesce ad accasare bene la figlia Domenica Giovanna, a far studiare Domenico (2-09-1805 / 26-02-1876) che diverrà Notaio, che sposò Isabella Vannini di Lorenzana di Tresana, famiglia benestante, ma non avranno figli.

Il Notaio Domenico Deambri  si costituì una notevole fortuna a Monti ed a Licciana. Risiedeva sovente nel villaggio della Ceria, dove tutt'oggi a Ripa, una casa diroccata (vedi la foto sopra) é comunemente indicata come la "Cà Deambri".

Deambri Pietro (10-11-1798), fratello del Domenico (notaio), sposerà Maria Pellegrini, dalla quale avrà otto figli, il quinto nato Romano Francesco (9-08-1835). 

Deambri Pietro

Pietro, figlio di Giuseppe, primogenito del matrimonia con la seconda moglie Maria Pietrelli, nasce a Licciana il 10-11-1798. 

Da Pietro, sposato con Maria Pellegrini di Gabanasca, nei pressi di Licciana, nasceranno ancora otto figli, il quinto dei quali é Romano Francesco nato il 9-08-1835, padre di Alceste.

Deambri Domenico notaio

Domenico, figlio di Giuseppe e fratello di Pietro, era nato a Licciana il 2-09-1805, studiò legge e fu notaio. Ammogliatosi con la benestante Isabella Vannini di Lorenzana di Tresana, aveva partecipato alle lotte amministrative in Licciana, dopo l'Unità d'Italia ricoprì la carica di assessore effettivo.

Domenico si era costituita in Monti di Licciana e a Licciana una notevole fortuna. Notaio e buon possidente, risiedeva sovente nel villaggio della Ceria, ove ancor oggi una vecchia abitazione é comunemente indicata come Ca' Deambri.

La  sua fortuna fu rapida e notevole. I contatti conservati nell'Archivio Notarile di Aulla attestano la considerazione in cui era tenuto e lo indicano via via come "illustrissimo signore.... cancelliere civile e criminale.... dottore coasidico e notaio..." Per molti anni, dal 1829 al 1840 ottenne l'appalto dell'Esattoria Comunale di Licciana, disponendo il godimento di liquidità, che gli permisero con il fratello Pietro di acquistare una casa nel borgo di Licciana, che diventerà per mezzo secolo la redidenza della famiglia Deambri.

La moglie isabella gli era premorta il 27-04-1873 e lui morirà senza prole il 26-gennaio 1876 e tutto il suo patrimonio sarà ereditato dal fratello Pietro.

Deambri Romano Francesco 

Romano Francesco Deambri, chiamato solo Francesco, quinto figlio nato dal matrimonio di Pietro con Maria Pellegrini, a Licciana il 9-08-1835, professione assistente stradale e residente in Tavernelle di Licciana. Francesco convolerà a nozze con Valeria Ricci, nata a Monti (15-10-1850) dalla quale nasceranno, fatalità, altri otto figli; il primo é Alceste (16-09-1874). Vedi l'albo genealogico trascritto più sotto.

Francesco, con l'aiuto dello zio Domenico, notaio, approfittando delle varie disposizioni di legge del tempo, emanate dopo l'unità d'Italia, può acquistare all'asta beni, delle congregazioni religiose, incamerati dallo Stato. 

Nel 1885 poi, a trattativa privata é riuscito ad acquistare, sempre dal Demanio dello Stato, i vasti possessi terrieri dell'Oratorio di S. Michele di Vaccareccia, villaggio nelle vicinanze della Quercia del Comune di Aulla.

Francesco venne in possesso, per atto privato, anche di numerosi appezzamenti di terra in località Apella e Taponecco di Liccina, derivanti dalla Fabriceria di Apella.

In questo periodo Francesco é residente a Tavernelle di Licciana, da dove amministrava l'ampio patrimonio dei Deambri che si estendeva sull'una e sull'altra sponda del torrente Taverone, affluente del fiume Magra, suddiviso nei poderi di Ca' Moncello, di Ca' di Reca ed altri, amministrati con bonomia dal proprietario, il "Cavaliere", come era chiamato e ricordato Francesco dai pochi supestiti che l'avevano conosciuto, gran bell'uomo, come il figlio Alceste.

In una corrispondenza prefettizia, datata 7-06-1895, si trova scritto per la prima volta il cognome DE  AMBRI. 

Si trasferirà a Bagnone il 2-12-1904 col figlio Arturo, nominato Segretario Comunale, e dove già vive il figlio Armando, sposato alla maestra Orsi Clara, e dove aveva trovato un lavoro.

Francesco morirà a Bagnone il 27-01-1919 all'età di 84 anni e sarà tumulato nel civico cimitero. 

 

Attività di Francesco Deambri

Secondo gli storici, Francesco avrebbe partecipato alle congiure carbonare, e fu fondatore della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Licciana.

Francesco Deambri è stato Assessore Comunale e Sindaco di Licciana dal 1883 al 1885.

Francesco Deambri fu eletto Sindaco di Aulla dal 1885 al 1895.

Albo genealogico degli 8 figli di Francesco

Al centro dei suoi possedimenti, Francesco Deambri, nella grande ed antica casa di Ripa a Ceria, sul confine tra Licciana ed Aulla, verranno ad abitare con la numerosa figliolanza Francesco e Valeria.

Gli otto figli nell'ordine sono: Alceste, Arturo, Alfredo, Irma, Achille, Angiolo, Armando e Amilcare. Ad eccezione della figlia, i sette maschi hanno l'iniziale "A" in comune .

Alceste

α  Liccina N. il 16-09-1874

ω Brive (Fr) il  9-12-1934

Celibe, dirigente sindacalista rivoluzionario.

I Parmigiani hanno rimpatriato la salma che è sepolta nel cimitero monumentale di Parma.

Arturo

α a Licciana N. il 15-04-1876 

Gemello di Alfredo.

Segretario a Calice Cornoviglio e del Comune di Bagnone, diverrà Segretario Capo del comune di Viareggio.

Sposato con Bernabovi Elvira di Bagnone, avranno 5 figli: Vezio, Valerio, Enrica, Ornella e Rodolfo.

ω Viareggio nel 1935.   

Alfredo

α a Licciana N. il 15-04-1876

Gemello di Arturo.

ω in Brasile ???

 

 

Irma

α a Licciana N. il 15-09-1877

ω a Lusana di Bagnone il  2-08-1907

deceduta all'età di trent'anni 

sul sagrato di una chiesa.

Achille

α a Licciana N. il 29-11-1878

ω a Licciana N. il 00-00-1896

deceduto a diciotto anni.

 

Angiolo (Angelino)

α a Licciana N. il 1-01-1881

ω ???

Sposato con Emilia 

sepolto a Borghetto Vara
Armando

α a Licciana N. il 30-08-1883

ω ???

Sposato con Orsi Clara, hanno avuto quattro figlie: Irma, Fernanda coniugata con Ducci Erio, Teresita e Sara.

Amilcare

α a Licciana N.  nel 1884

ω nel 1951

SEGRETARIO DEL SINDACATO METALMECCANICO.

Sposa Maria Corridoni

sorella di Filippo Corridoni. 

 

Ho tratto le informazioni sopra scritte dal volume di Giulivo RICCI, dal titolo "Alceste De Ambris. Dal socialismo eroico di Lunigiana al sindacalismo rivoluzionario"; Aulla, 1974. 

 
Il Cognome

Sfogliando il giornale "I Nuovi Gogliardi" del 25 aprile  e del 22 luglio 1894, i due articoli apparsi a firma "A. D." e sono portati ad essere attribuiti al liccianese, sia per il taglio che per il loro stile; si ripropone quindi il noto problema del cognome.

Lo studioso Lorenzo Gestri, nel volume: "Cronaca e storia di Val di Magra"- Aulla di Lunigiana 1978, dedica un intero capitolo, da pagina 181 a pagina 219, scrivendo le "Note biografiche, appunti provvisori, un testo e un documento per servire ad una biografia di Alceste De Ambris". A pagina 187 dello stesso libro, ripropone il noto problema del Deambri e De Ambris, circa il quale si accavallano indicazioni opposte.

Ricordo che anche i miei cugini, figli di Arturo, avevano dei problemi di carattere anagrafico, alcuni erano stati registrati "Deambri" ed altri "De Ambris", oppure senza la "s" finale.

Alceste é Deambris nei registri ginnasiali del 1889, De Ambri in quelli liceali del 1893, De Ambris nei medesimi del 1894. Ancora come De Ambris viene registrato nei registri dei militari di leva presso il Comune di Licciana (cfr. G. Ricci, op. cit., p. 25), ma nel contempo il suo foglio matricolare porta la dizione Deambri. Infine, egli firma il primo fondo de "La Terra" come "a.d.a.". 

Il Ricci avanza il dubbio che la modifica del cognome sia opera di Alceste medesimo, dubbio più che legittimo, tanto più che da parte degli avversari su quel "De" si ironizzava: si veda ad esempio il polemista di parte borghese, che rispondendo agli strali che Alceste, come Jacques Bonhomme, lanciava contro l'amministrazione comunale di Licciana, chi osava "[Jacques Bonhomme] senza il "de", ci intendiamo eh!": cfr. "L'Indipendente" di Massa, 1 maggio 1898.

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Alceste De Ambris
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Lapide a Licciana N.

Alceste  De Ambris

Nativo di Licciana Nardi di Lunigiana, (1874-1934), in provincia di Massa-Carrara, da una famiglia borghese e benestante, primogenito di una schiera di otto figli e figlie, nati da Francesco De Ambris e da Valeria Ricci.

Poco sappiamo della fanciullezza e della prima giovinezzaa di Alceste, come il fratello Arturo, dal quale é diverso per temperamento ed aspirazioni, é avviato dal padre agli studi. Nel 1889 consegue a Massa la licenza di Ginnasio Inferiore.

Della sua precoce attività politica, così come della sua partecipazione a Genova ai lavori del Congresso nel quale fu decisa la costituzione del Partito Socialista, non é traccia nelle carte degli archivi locali.

Nella Lunigiana apuana, quella smembrata da Farini nel 1859, terra di coltivatori diretti, piccoli proprietari e di mezzadri, terra di piccoli imprenditorri economici, politicamente attardata, dove i parroci, il medio proprietario terriero, il libero professionista, generalmente attestati su posizioni moderate, clericali o vagamente liberali e paternalistiche, esercitavano una notevole influenza orientando i suffragi dei pochi che ne godevano il diritto elettorale politico.

Anche la questione sui confini della Lunigiana sono stati ignorati anche in epoca moderna. Con l’unità d’Italia del 1859, il dittatore di Modena Farini spaccava in due il territorio della Lunigiana storica, creando la provincia di Massa e Carrara con la val di Magra e la Garfagnana, mentre La Spezia e la Val di Vara venivano assegnate alla provincia di Genova. Nel 1923, venne fondata la provincia della Spezia, ma la Lunigiana veniva esclusa dalla nuova provincia e perdeva la Garfagnana. Nasceva la provincia di Massa e Carrara e la Lunigiana storica era definitivamente separata fra tre provincia, Massa e Carrara, La Spezia e Parma, e tra tre regioni. Nonostante tutte le lacerazioni, la Lunigiana storica è comunque caratterizzata da una profonda unità culturale, nei dialetti, nei costumi, nelle tradizioni. 

Poche sono le località di Lunigiana che verso la fine degli anni '80 tentano di uscire dal grigiore di una vita provinciale misera e chiusa, portandosi oltre le forme associative mazziniane del tipo delle Società Operaie di Mutuo Soccorso e orientandosi, per opera di pochi giovani intellettuali, verso il movimento operaio e socialista.

Alfiere ne era l'avvocato Pietro Bologna. Attorno a lui ed alle sue iniziative si coaguleranno per qualche tempo le giovani energie dell'intera Vallata di Lunigiana. Qui troviamo Alceste De Ambris che dopo il Ginnasio aveva continuato a frequentare il Liceo di Massa, dove ebbe fra gli altri compagni, oltre al fratello Arturo, Vico Fiaschi, Pietro Ferrari, Orlasndo Orlandini e Ceccardo Roccatagliata Ceccardi. 

Nell'ambiente studentesco massese fra i  non pochi provenienti dalla Val di Magra, e tra questi Alceste si trasferirannno all'Università di Parma, unendosi ad altri Lunigianesi e formando un'allegra brigata, dedita allo studio ma anche all'amore e alla politica. Anche se i tempi sono difficili, si cominciano a sentire i primi rumori di movimenti nuovi, a Parma tra gli studenti Universitari, matureranno le idee di Alceste, ha inizio quell'attivismo effervescente ed ininterrotto che sarà il suo abito fino all'esilio; da questo momento sarà uno schedato, subirà le prime denunce e i primi processi.

Da giovane è un attivo pioniere del socialismo e si dedica al giornalismo; gli amici lo vogliono considerare parmigiano, per aver trascorso gli anni più agitati della sua vita a Parma. 

Ma alla fine dell'ottocento con la repressione,  il De Ambris é costretto ad  espatriare, prima in Francia e poi in Brasile, da dove farà ritorno solo nel 1902, dopo di che lo ritroviamo in varie città italiane, Savona e Roma, con incarichi di giornalista o a capo di organizzazioni socialiste e o della Camera del Lavoro. 

Una nota del Prefetto di Massa al Comandante del Distretto Militare, in data 1 luglio 1903 ci informa dell'arresto avvenuto il 27 giugno a Licciana di Alceste, in base alla nota condannna per diserzione. 

Il Tribunale militare rimetteva purtuttavia in libertà il liccianese, rientrando il reato commesso tra quelli ammessi all'amnistia concessa il 23 novembre 1902.

Trascorre un periodo anche a Bagnone, dove viveva la sorella Irma  ed il fratello Angelo che aveva sposato l'insegnate Clara Orsi, ed il  

QUI
IL XVI - IX - MCCMLXXIV
NACQUE
ALCESTE DE AMBRIS
CHE L'ARDENTE CUORE
TEMPRO'
NEGLI IDEALI DI GIUSEPPE MAZZINI
SEMPRE LOTTO'
PERCHE' FOSSE EMANCIPATO IL LAVORO
LIBERA LA PATRIA
AFFRATELLATA L'UMANITA'
MORI' ESULE IN FRANCIA IL IX - XII - MCMXXXIV
DA QUESTO LEMBO DELLA FORTE LUNIGIANA
ANACARSI NARDI E ALCESTE DE AMBRIS
INSEGNANO
CHE LA VITA E' MISSIONE
LICCIANA, X - IX - MCML

fratello Arturo che aveva avuto l'incarico di Segretario del Comune, dove si era sposato con Elvira Bernabovi con la quale si trasferirà poi a Viareggio, dove assume l'incarico di Segretario Capo del Comune che manterrà sino alla morte avvenuta nel 1935.

Alceste De Ambris invece, continua la sua lotta sindacalista e nel 1908 è nuovamente a Parma dove separa la locale Camera del lavoro dalla C.G.L. di indirizzo riformista. 

Il 20 giugno a Parma scoppiarono violenti tumulti, è uno dei protagonisti dello sciopero agrario dove rischia l'arresto, la truppa occupò la sede camerale e arrestò i promotori dello sciopero, ma è salvato dalla popolazione in rivolta. De Ambris riuscì a sfuggire alla cattura raggiungendo Lugano. A Parma restò il fratello Amilcare (1884-1951) giunto a dar man forte ad Alceste e poi incaricato di ricostruire le leghe contadine.

Alceste De Ambris è costretto ad un nuovo espatrio in Brasile per poi ritornare a Parigi da dove sogna una Unione Sindacale Italiani, per il popolo proletario.

Sarà eletto nel 1913 deputato socialista al Parlamento Italiano nel collegio di Parma e così potrà fare rientro in Italia. 

Al momento dell'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra si schiera a fianco di Filippo Corridoni, condividendone la posizione interventista.

La crisi interventista, nel 1914, estese l'idea di Fascio e di unità popolare in chiave nazionalista da parte di Alceste De Ambris con un celebre discorso all'Unione Sindacale Milanese, cui fece seguito la pubblicazione delle "Pagine Libere" da parte di Angelo Oliviero Olivetti e in dicembre l'aggregazione di Benito Mussolini, già Direttore de "L'Avanti" e allievo di Labriola.

Riappare nel 1920, dopo la prima Guerra mondiale, capo di gabinetto di Gabriele D’Annunzio a Fiume dove diventa co-redattore della Carta del Carnaro con l’intenzione di anticipare un movimento di chiara ispirazione social-rivoluzionaria. L’anima del sindacalista crede in un D’Annunzio che preannuncia momenti magici.

Nella primavera del 1921, D'Annunzio rifiutò l' offerta fascista, ma impose al De Ambris, che malvolentieri abbozzò, di accettare la candidatura alla carica di deputato a Parma, in rappresentanza dei sindacalisti rivoluzionari fiumani-dannunziani, in occasione proprio delle elezioni politiche del 15 Maggio 1921.

Alla componente libertaria restò sempre meno spazio, sia per la decisa opposizione da parte dei comunisti (fuoriusciti nel 1921) sia per la deriva "a destra" del Duce, decretando "de facto" la fine del Sindacalismo Rivoluzionario in Italia.

In questa convulsa fase la sua azione mirava a formare un blocco di forze in grado di arrestare l’avanzata fascista e si impegnava a coinvolgervi D’Annunzio. 

All’indomani delle barricate di Parma, insieme a Luigi Campolonghi, De Ambris si recava a Gardone per convincere il poeta ad assumere la guida di un movimento che realizzasse la pacificazione nazionale sulla base dei postulati della “Carta del Carnaro”. 

Agli inizi del 1923 venne aggredito a Genova da una squadra di fascisti. 

Antifascista convinto,  privato della cittadinanza, seguendo l'esempio di altri vecchi compagni, trova arrivato il momento di andare in esilio e nel 1926 ripara in Francia. A Parigi dava vita a un consorzio di cooperative di lavoro che procuravano occupazione a numerosi fuoriusciti provenienti dalla provincia di Parma.

Alceste De Ambris rifiutò le allettanti offerte che, in cambio del suo ravvedimento, gli venivano dall’Italia e visse esule onestamente in dignitosa povertà. Ebbe un crollo psicologico e fisico, molto ammalato non tornerà più; muore il 9-12-1934 a Brive (Francia). Le sue ceneri saranno rimpatriate e sepolte nel cimitero di Parma.

E' di quel periodo il suo carteggio con i familiari dall'esilio, conservato alla Biblioteca Umberto Balestrazzi di Parma, a proposito del quale la stessa pubblica il volume Alceste De Ambris: Lettere dall'esilio, con saggi e annotazioni di Valerio Cervetti e Umberto Sereni.

 http://biblioteche2.comune.parma.it/BibParma/bales/deambris.htm

 http://it.wikipedia.org/wiki/Sindacalismo_rivoluzionario

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Amilcare De Ambris
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U.S.I.

Amilcare  De Ambris

Amilcare De Ambris (1884-1951), sposa Maria Corridoni sorella di Filippo Corridoni.  

Amilcare De Ambris, fratello di dieci anni più giovane di Alceste, fu un suo vero seguace ideologico, perché quando Alceste sfugge all'ennesima cattura e si rifugia a Lugano, rimarrà a Parma incaricato di ricostruire le leghe contadine.

Amilcare parteciperà in rappresentanza del fratello Alceste, esule in francia al Congresso Costitutivo dell'Unione Sindacale Italiana -U.S.I. a Modena il 23-24-25 Novembre 1912. Amilcare De Ambris è il rappresentante della Camera del Lavoro di Mirandola.

Il De Ambris ed i suoi partidari sostenevano la necessità della creazione di un nuovo organismo nazionale che rappresentasse tutte le organizzazioni operaie di tendenza sindacalista rivoluzionaria fascista e fu fra i difensori di Parma. 

I fratelli De Ambris scrissero sul giornale L'Internazionale, organo della Camera del Lavoro "sindacalista rivoluzionaria" di Parma, poi pubblicato anche a Milano e Bologna.

Gli arditi del Popolo furono un'organizzazione antifascista nata nell'estate del 1921 da una scissione della sezione romana degli Arditi d'Italia, per iniziativa di un gruppo di iscritti anarchici, con l'obiettivo quello di opporsi alla violenza delle Camicie Nere. 

   Informazioni da: www.gabrieleadinolfi.it/articoli/Corridoni.doc
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Filippo Corridoni
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Il monumento a Corridonia

Filippo  Corridoni

Filippo Corridoni nasce il 19 agosto 1887 a Pausula in provincia di Macerata, che dal 1931 sarà ribattezzata in suo onore in Corridonia. Figlio di Enrico, operaio in una fornace, e da Enrica Paccazocchi avranno con lui altri tre fratelli. 

I fratelli sono: Maria, che in seguito sposerà Amilcare De Ambris, futuro segretario del sindacato metalmeccanico durante il fascismo e fratello del più noto Alceste De Ambris (vedi sopra); Ubaldo (Baldino), che morirà nella prima guerra mondiale e Giuseppe (Peppino), grande mutilato della prima guerra mondiale, il quale, dopo aver aderito ai fasci di San Sepolcro ed aver subito un'aggressione bolscevica in Piazza Mercanti, morirà poco tempo 

dopo .  

Il padre Enrico era operaio in una fornace e grazie all'aiuto di un prozio francescano e predicatore ricevette un'infarinatura di cultura umanistica.

Dopo le scuole elementari, venne avviato al lavoro di fornace, ma, dotato di vivissima intelligenza, potè proseguire gli studi grazie ad una borsa di studio, presso l'Istituto superiore industriale di Fermo. 

Nel 1905 a Milano, metropoli in fermento per la nuova fase di rivoluzione industriale, trovò lavoro quale disegnatore tecnico presso l'industria metallurgica "Miani e Silvestri".

Divenne segratario della sezione giovanile del Partito Socialista di Porta Venezia e con Maria Rygier, giovane anarchica, si avvicinò alla corrente sindacalista rivoluzionaria; fondò il giornale Rompete le Righe, che per la sua natura espressamente antimilitarista gli fruttò cinque anni di detenzione che interruppe per l'amnistia. Da Milano riparò a Nizza, ma fu presente a Parma  nel 1908 per gli scioperi dei braccianti.

In questo periodo conobbe Alceste De Ambris, con il quale ebbe inizio una durevole e salda amicizia, come anche col fratello di Alceste, Amilcare, che sposò in seguito  sua sorella Maria. 

Corridoni, divenne segretario del sindacato metalmeccanico fascista e fu fra i difensori di Parma proletaria. Tra una prigione e l'altra trascorse sei anni di attività: nei Fasci d'azione Internazionalista, rifugiato a Lugano, rientra nel Modenese grazie ad una nuova amnistia e dirigere la Camera del lavoro di San Felice sul Panaro, tentando una improbabile sintesi fra le posizioni rivoluzionarie e quelle riformiste del proletariato socialista; propendendo per le posizioni rivoluzionarie, l'operazione non riuscì e Corridoni venne emarginato dal movimento sindacale in cui prevalse l'ala riformista.

Venne arrestato una trentina di volte nella sua breve vita, e nonostante non avesse fatto proseliti, Corridoni fu riconosciuto come uno dei capi del sindacalismo rivoluzionario di Milano.

Corridoni partì volontario per il fronte, ma era minato dalla tisi, che lo affliggeva da anni, per cui fu assegnato ai servizi di retrovia; ciononostante insisté per essere inviato al fronte: ci riuscì e partecipò ai combattimenti sul Carso, dove trovò la morte.

Filippo caduto in combattimento sul Carso, alla "Trincea delle Frasche", il 23 ottobre 1915.

Venne decorato alla memoria con medaglia d'argento al valor militare, decorazione che Benito Mussolini fece convertire in medaglia d'oro nel 1925.

   Informazioni da: www.gabrieleadinolfi.it/articoli/Corridoni.doc
 
TESTI  E  DOCUMENTI

Ho deciso tardi a documentarmi, quando ormai i parenti più stretti se ne sono andati per sempre, Arturo, segretario capo del Comune di Viareggio, deceduto nel 1935, aveva sposato la sorella di mia madre, Elvira Bernabovi, che viveva a Viareggio con una grande schiera di figli e di nipoti. 

Oggi é tardi ricercare quello che i traslocchi e le eredità hanno perso e distrutto nel tempo. Anche a Bagnone l'ultimo che custodiva gelosamente le reliqie di questo passato, Erio Ducci, marito della Fernanda De Ambris, non é più tra noi. 

Restano solo gli scritti, ma anche questi non sono facili da reperire. É già molto se si riesce ad elencarne la Bibliografia, cosa che cerco di fare, lavoro per lo meno utile al fine di raccogliere il più possibile tutte le informazioni sui De Ambris. 

Bibliografia:

- L. GESTRI, Capitalismo e classe operaia in Provincia di Massa-Carrara. Dall' Unità d' Italia a l' età giolittiana, Firenze 1976.

- G. RICCI, Alceste De Ambris. Dal socialismo eroico in Lunigiana al sindacalismo rivoluzionario, Aulla 1974.

- R. DE FELICE, De Ambris Alceste nell'enciclopedia dell'Antifascismo e della Resistenza, edita da La Pietra.
- L. GESTRI, Biografie di militanti socialisti di Val di Magra redatte dalle autorità politiche, in "Cronaca e Storia di Val di Magra", 1975.
- I Nuovi Gogliardi, Parma 25 aprile 1894.
- R. SALADORI, La repubblica socialista mantovana. Da Berfiore al fascismo, Milano 1966.
- A. PICCAROLO, Il socialismo in Brasile: disegno di un programma pratico di azione socialista, Alessandria 1910.
- L. CAMPOLONGHI, Azione Sindacale - L'esempio dei bottigliai italiani, Roma 1905.
- A. CERVETTO, Le lotte operaie alla Siderurgica di Savona (1861 - 1913), in "Movimento Operaio", a. VI, n. 4, luglio-agosto 1954.
- G. PROCACCI, La lotta di classe in Italia agli inizi del secoloXX, Roma 1970.
- A. DE AMBRIS, A chi legge, nota introduttiva a L'azione diretta. Pagine di propaganda elementare sindacalista, Parma 1907.
- P. FAVILLI, Capitalismo e classe operaia a Piombino 1881-1918, Roma 1974.
- A. DE AMBRIS, L'unità operaia e i tradimenti confederali, Parma 1913.
- U. SERENI,  Da Langhirano a Modena. La costsituzione dell' U.S.I. (1912), in "Movimento operaio e socialista", a. XXI - 1975.
Pubblicato il 23-11-2006