Il ruscello di Francesco Dinolfo

 

Siculiana

 

 

Ti vedo sul colle adagiato

del cielo nel colloquio eterno

cinto dal mar e dai monti,

nido del gaio passato.

Pargol non più chè all'affanno,

al dolore il cuore è temprato.

Solo non già in Lunigiana

se ognor m'assisti e guidi

e di sprone mi sei,

Siculiana lontana.

Ai Siculi il tuo nome,

ai Normanni il Medioevo

indelebile, attempato,

provocator d'emigranti.

Giorni attesi di maggio,

orizzonti infiniti, 

clivi sonori, opulenti,

sembianze e voci amiche,

allor che a voi m'ispiro

fanciullo ancor son'io!

Piange il mio cuore adulto

quando dei genitori

il vuoto avverte.

Eppur maestoso

aereo ti sogno,

diletto paese,

nell'austerità solenne

della tua cupola rosa

tra l'odor dell'alga marina

e della candida zagara.

 

 

 

TORNA ALLA HOME PAGE