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Ti
vedo sul colle adagiato
del
cielo nel colloquio eterno
cinto
dal mar e dai monti,
nido
del gaio passato.
Pargol
non più chè all'affanno,
al
dolore il cuore è temprato.
Solo
non già in Lunigiana
se
ognor m'assisti e guidi
e
di sprone mi sei,
Siculiana
lontana.
Ai
Siculi il tuo nome,
ai
Normanni il Medioevo
indelebile,
attempato,
provocator
d'emigranti.
Giorni
attesi di maggio,
orizzonti
infiniti,
clivi
sonori, opulenti,
sembianze
e voci amiche,
allor
che a voi m'ispiro
fanciullo
ancor son'io!
Piange
il mio cuore adulto
quando
dei genitori
il
vuoto avverte.
Eppur
maestoso
aereo
ti sogno,
diletto
paese,
nell'austerità
solenne
della
tua cupola rosa
tra
l'odor dell'alga marina
e
della candida zagara.
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