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Commedia
in tre atti di F. Dinolfo
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SCENA
PRIMA
Roberto :
Siamo quasi alla fine dell’anno scolastico e non pensiamo di organizzare una festicciola, magari uso scherzo tra di noi in
segno d'augurio per le prossime vacanze?
Michele :
Tu, che sei sempre stato estroso, cosa proponi?
Io non so cosa dirti, non ho fantasia, né voglia di perdere del tempo
prezioso, che preferisco impiegare per un serio ripasso del programma d’esame.
In ogni modo ascoltiamo gli altri; se tutti sono d’accordo nell’assecondarti
non vorrei essere il solo ad oppormi.
Graziella :
Ha ragione Michele, caro Roberto. Dopo una tua breve esposizione
decideremo di sì, se trattasi di cosa lecita e conforme alla morale;
altrimenti non saremo disposti, per nessuna ragione, a seguirti.
Roberto :
Compagni, vi sembra illecito e amorale inviare una lettera d’amore
a Nicodemo, facendogli credere che l’autrice sia una compagna di
classe? Io ritengo che trattasi di uno scherzo divertente, per cui
nessun provvedimento punitivo è da temere.
Carla :
La
tua idea è geniale, ma pericolosa in quanto la lettera assumerebbe la
forma dell’anonimato, appunto perché mancante di firma.
Roberto :
Per ovviare a questo inconveniente, come tu
giustamente dici, faremo riferimento ad una vaga allusione in modo tale
che sia Nicodemo a intuirne il nome o, per lo meno, ad averne il
sospetto e vediamo come.
Tutti :
:
:
Intanto mettiamoci all’opera e incominciamo :
"Caro
Nicodemo, è da tempo che desidero incontrarti per dirti che ti amo, ma….
" ecc. ecc.
"Perdonami se non mi
firmo perché non ritengo corretto che una donna, in sul principio, si
dichiari innamorata. Se sono vere le leggi della telepatia mi verrai a
cercare e, allora, mi conoscerai. Per ora ti cullo nel mio cuore e spero
presto essere nelle tue braccia".
"Una compagna della
terza fila".
Roberto : Ora
bisogna studiare il modo con il quale possa avvenire il recapito.
Diana :
Non occorre tanto studio, è semplice:
domani o dopo domani, aspettiamo che tutti siano usciti dall’aula, poi
uno di noi s’avvicina al banco di Nicodemo e vi depone la lettera.
Intanto stiamo all’erta….
Luigi :
:
:
Tutto è andato nel modo desiderato: Nicodemo ha preso
la lettera e se la è messa in tasca; smaniava, impallidiva, voltava lo
sguardo da ogni parte; i suoi occhi lampeggiavano: sembrava in
preda a un grave delirio. Poi, calmatosi, si alza lentamente e guarda l’Insegnante.
Nicodemo :
Signorina, dovrei uscire… Devo…
Insegnante :
Vada per questa volta, ma si ricordi che non
è ancora trascorsa la prima ora. Per l’avvenire rispetti le regole!
Nicodemo : Mi rincresce,
ma… non ne posso più. Grazie!
Chiuderò
a chiave il gabinetto e, finalmente, potrò leggere.
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PRIMO
MONOLOGO
Il
ritorno in classe di Nicodemo fu alquanto pietoso : saliva gli
scalini traballando e appoggiandosi alla ringhiera a ogni passo. I suoi
sospetti erano su Placida, la compagna simpatica e vivace, che un giorno
gli aveva chiesto spiegazioni intorno ad una lezione di filosofia. Da
tempo ne era innamorato, fatale coincidenza, ma non gli era riuscito
incontrarla da sola per confessarglielo.
Andò
al proprio posto con un assillo opprimente e, se fosse stato interrogato,
avrebbe destato tanta commiserazione. Meno male che la giornata terminò
con semplici spiegazioni di cui non capì un’acca.
A
casa mangiò quanto un gatto; poi si ritirò in camera e si stese sul
letto, vestito com’era. Fu
riscosso da un colpo alla porta della padrona di casa che chiedeva
permesso. Ella voleva
preparargli qualcosa da bere, un tè o un caffè, ma egli rifiutava e,
ringraziandola per tanta premura, aggiungeva che trattavasi di …una
semplice indisposizione passeggera.
Alzatosi,
si lavò e si fumò una sigaretta. Poi, messosi davanti un foglio di
carta, volle scrivere a Placida : "La tua lettera mi ha suscitato
sentimenti di sincero affetto, per cui ho bisogno di parlarti. Fissami
un appuntamento e fidati di me.
Accetta
un caro abbraccio. Nicodemo".
La
mattina seguente s’avviò a scuola prima del solito e, con il pretesto
che stava male, pregò il bidello di farlo entrare in aula. Lo stanzone
deserto emanava odore di gesso e d’inchiostro, che spadroneggiava nell’aria.
Il banco di Placida lo emozionò, ma tosto vi si avvicinò tremolante e
vi depose il biglietto, che cadde a terra senza che egli se ne
accorgesse. Poi uscì in
fretta e furia, si portò nelle latrine e attese che i compagni
raggiungessero l’aula.
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SCENA
SECONDA
Placida : Ecco,
una busta ben chiusa senza indirizzo! Chi l’ha perduta?
Roberto : L’ho cercata …tanto, meno male che non sia finita nella
spazzatura; grazie, Placida, te ne sono grato.
Intanto
che aspettiamo l’arrivo dei professori parliamo sottovoce del più e
del meno. Ciascuno faccia altrettanto con chi vuole.
Tu, Luigi, che sei molto in gamba dovresti informare gli studenti
della altre scuole cittadine di tenersi pronti per assistere al gran
finale di questa nostra strana commedia, che farà sicuramente scalpore. Dividiti il compito con chi vuoi, ma devi fare in modo che
tutti siano informati. Ti
raccomando una cosa : non devi fare il nome della donna di cui
Nicodemo crede di essere innamorata di lui. Sento rumori di passi, ne
riparleremo..
Luigi : Oh, è Nicodemo! Pensavamo che ti fossi preso un giorno di riposo, come
succede a me quando non sono preparato e temo di essere interrogato.
Oggi ho fatto uno strappo alla regola e sono qui, pur non avendo
studiato. Spero che le ore
passino tra spiegazioni soltanto. Ho
piacere che la Marcucci sia in ritardo; se poi non verrà e al suo posto
ci sarà un sostituto, meglio ancora!
Nicodemo : Mentre venivo a scuola ho sentito parlare di sciopero del personale
della scuola di ogni ordine e grado.
All’ingresso ne ho parlato con il bidello, il quale mi ha
risposto di essere contrario ad ogni forma di sciopero e che non sa
niente altro.
Luigi : Quest’attesa mi annoia e io me ne vado : « …chi mi
vuol bene mi segua. » Allora, uscite tutti? Bravi! Ci
accompagneremo intanto che andiamo a casa.
Graziella : Concertiamo subito la risposta alla lettera di Nicodemo, senza
frapporre del tempo in mezzo, dato che siamo quasi alla fine dell’anno
scolastico e dobbiamo occuparci soprattutto dello studio :
ricordiamoci che superare l’esame di maturità, specialmente nella
prima sessione, non è cosa facile.
Bastano poche parole per fissare un appuntamento.
Carla :
É vero e faccio un esempio : Nicodemo, in risposta alla tua
ti comunico che sono felice di potermi incontrare finalmente con te.
Trovati in fondo al grande viale della città, alle ore ventuno
del prossimo Venerdì. Là
uniremo i nostri cuori in un nodo indissolubile.
Intanto ti mando un abbraccio e credimi tutta tua.
Diana :
Va bene per tutti noi, ma non è tutto poiché
occorre presto pensare al giovane che, travestito da donna, si
presenterà all’appuntamento. Per gli abiti provvederemo noi
donne : una cosa io, una Graziella, un’altra Carla ed ecco, l’abigliamento
è pronto!
Roberto :
Per l’uomo da travestire occorre sceglierne
uno che abbia, non solo un bell’aspetto, ma anche una corporatura
slanciata, sottile, elegante, che possa assomigliare… insomma.
Carla :
Vincenzo
Lisi mi sembra la persona adatta, anche perché ha le sembianze
femminili e poi, ben truccato e con una parrucca sembrerà una bella
donna, come…
Roberto :
A tutto il resto penserò io : vestirlo e soprattutto
accompagnarlo per timore che possa inciampare e cadere a terra a causa
di quelle scarpe dal tacco… e quelle calze… alla coscia, trattenute
da quelle… giarrettiere.
Il
seno glielo accomoderò con due palline di gomma o con due gomitoli di
lana. Così il nostro Vincenzo sarà pronto per l’incontro amoroso.
Per il recapito della lettera a Nicodemo è già stato incaricato
Luigi Lo Presti. E ora andiamo a casa a mangiare.
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SECONDO
MONOLOGO
La
sera dell’appuntamento, mentre la strada principale della città era
affollata, fu visto Nicodemo entrare dal parrucchiere per farsi tirare
una sfumatura all’ultima moda.
Le unghie gli luccicavano di smalto naturale, l’abito festivo
era impeccabile e impregnato di un eccellente profumo, il cappello a
falde cascanti, la cravatta di color sanguigno spiccava civettuola sulla
candida camicia. Così abbigliato si recò in tabaccheria e acquistò un
pacchetto di « Trestelle »; poi si avviò presso il caffè
« LA PERLA », ove fece una breve sosta. Ai conoscenti,
che transitavano e si rallegravano con lui per la insolita eleganza,
rispondeva con un secco « ciaos » per evitare ogni perdita
di tempo. Intanto fumava come una ciminiera e leggeva compunto per
mostrarsi importante, mentre con la coda dell’occhio osservava il via
vai delle persone sempre guardingo e diffidente. Dappertutto vedeva
« nero », segno di uno stato morboso provocato da false
congetture : forse temeva che il suo piano potesse andare a monte e
il sogno, tanto agognato, svanire nel nulla.
Verso le venti e trenta abbandonò « LA PERLA » e s’avviò
per il luogo convenuto, distante circa due chilometri.
Roberto era ancora in casa, intento a vestire e truccare Vincenzo.
Alla fine, dopo aver calcolato il tempo necessario per raggiungere il
meraviglioso viale, adorno di piante sempreverdi, circondato da aiuole
variopinte intermezzate da piante esotiche, tutto immerso nella penombra,
prendeva a braccetto Vincenzo per accompagnarlo sino all’inizio del
luogo prefissato.
La felice coppia attraversava disinvolta via Atenea in mezzo ad
una marea di gente spensierata. Roberto s’inchinava e si scappellava,
contraccambiando il saluto ai conoscenti, che lo riverivano per riflesso
della donna che era al suo braccio. Imboccato
il viale si separarono con cento raccomandazioni. Stava per concludersi
il bello della commedia, mentre Nicodemo ammiccava singole donne per
scorgere la donna del suo sogno. Ne aveva ragione di comportarsi in tal
modo, in quanto la penombra era molto densa e non era difficile
sbagliare « bersaglio ». Fu
Vincenzo ad andargli incontro e abbracciarlo per primo. I due si tenevano
così stretti da sembrare una sola persona.
In
conclusione fu un felicissimo incontro, coronato da calorosi baci
prolungati in quell’invitante, magnifico luogo. Vincenzo
(al posto di quell’ignara Placida) stringeva sempre a se Nicodemo,
mantenendo il volto nascosto tra le fronde e trattenendo a stento il
fragore delle risate, che gli gonfiavano la pancia a guisa di mantice in
piena azione.
L’idillio
sarebbe durato molto più a lungo se centinaia di voci non avessero
gridato : »Lascialo! Lascialo! Lascialo! é un uomo! É un
uomo! É un uomo! ».
Chi
correva schiamazzando da una parte, chi da un’altra : il chiasso
fu tale che, in breve, la notizia si diffuse tra i quartieri del
vicinato sino a propagarsi in tutta la città.
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SCENA
TERZA
Diana :
Per il caso Cempi sono stata fermata per
strada e tempestata di domande indiscrete e volgari. Non sapete, cari
compagni, che ci accusano di aver compromesso l’avvenire di Nicodemo e
aver messo in pericolo anche lo stato della sua salute? Alcuni gridavano
persino dicendo che del mal fatto ne dobbiamo rispondere sia davanti a
Dio che davanti agli uomini. Dalle loro bocche ho sentito che la padrona
di casa vorrebbe informare i suoi genitori, per il fatto ch’egli
rifiuta il cibo, non parla ed è in preda a una crisi nervosa.
Carla :
La
professoressa Marcucci vuole conoscere nei particolari l’accaduto e ha
aggiunto che del caso è a conoscenza il preside.
Graziella :
Ho saputo che Nicodemo sta arrivando a scuola. Andiamogli incontro e
facciamogli festa. Dato che tutti siamo stati ammessi agli esami
dobbiamo essere uniti e dobbiamo aiutarci.
Michele :
Roberto
lavora in questo senso, specialmente per rimediare alla beffa che tanto
ha fatto soffrire Nicodemo.
Tutti :
Ciao, Nicodemo, quanto siamo contenti di averti tra noi! Presto ci
saranno gli esami e dobbiamo far di tutto per superare questa benedetta
maturità.
Luigi :
Dopo
domani, inizio degli scritti, cercheremo di stare vicini… e così sino
alla fine.
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PER MAGGIORI
INFORMAZIONI SU BAGNONE, VEDI IL SITO: WWW.bagnonemia.it/gurguglione/htm |
CONCLUSIONE
La notizia corse per la città e giunse persino
all’orecchio dei professori che desideravano ulteriori dettagli.
Intanto
lo studente Cempi non usciva più di casa e viveva come in una
lunga convalescenza che non gli permetteva di studiare. Tutti
chiedevano di lui e della sua salute, mentre nel paese natale si
vociferava il suo definitivo ritiro dagli studi a causa di un
….. grave esaurimento.
Si presentò agli esami spinto dagli amici, che
l’esortavano ad essere più in gamba e a non fissarsi sulla
burla patita.
Davanti il portone di scuola veniva additato come
un personaggio del giorno e tutti gli porgevano la mano.
Il preside lo fece chiamare e gli parlò
paternamente, offrendogli il suo appoggio per prevenire altri
simili fatti.
Ora raggiava di gioia e mostrava una marcata
disinvoltura. Solo la vista di Placida lo emozionò, ma fu un
attimo di smarrimento.
Roberto agli scritti fu promotore di un’altra
intesa, ma questa volta fraternamente benefica, tutta a favore di
Nicodemo, che venne aiutato dagli amici.
Poi si seppe che l’esito fu felice per tutti. Gli
orali, che tanto preoccupavano Nicodemo, per lui si svolsero in parte in
conversazioni, che rievocavano la disavventura di quel brutto Venerdì.
Domande, inerenti al programma di studio, vennero chieste anche a scelta
e Nicodemo seppe ben trattarle.
La sua fu una promozione e non importa se meritata o casualmente
cagionata.
M.
Francesco
Dinolfo
F
I N E
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Tutti
i diritti sono stati ceduti dall'Autore al Centro di
Cultura Bagnonese,
del quale ne è Vice Presidente.
Bagnone,
10 Ottobre 2000.
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