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Aggiornato il  13-01-2007

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Pubblicata il 15 novembre 2006

 
 

Preambolo del ricercatore

Quand'ero studente, e nello studio obbligato della Letteratura Italiana, mi toccò trattare Dante e "il dolce stil nuovo", vi dico la verità, quelle pagine non le tenni sotto il naso più di una mezzoretta. Era sufficiente sapere quel poco che si doveva conoscere per superare l'interrogazione. 

Quello che ricordo è che tra il Duecento ed il Trecento si sviluppò un nuovo movimento letterario, che ebbe i suoi principali esponenti in Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti, Guittone d'Arezzo, e Dante Alighieri, e che venne chiamato “dolce stil novo”. 

I caratteri di questa nuova scuola sono ben espressi nella canzone di Guinizelli:      

"Al cor gentile rempaira sempre Amore”. 

Della Divina Commedia invece, dovetti leggere alcuni canti e farne la prosa orale.

Dopo mezzo secolo, forse perchè non sono più dedito come allora al gioco attivo del pallone e/o attratto da altre attività giovanili, mi cimento per passatempo, con gran lena, su qualsiasi argomento, di preferenza storico o letterario.

La Divina Commedia é un’opera di rara intensità che abbraccia tutto quello che poteva allora contenere  uno spirito umano, che ha sorpreso i suoi contemporanei per il vigore e la freschezza della lingua. 

Per trovare,  quei dieci versi in cui Dante parla della Val di Magra e dei Malaspina, ho dovuto risfogliare e rileggere, con sommo piacere, la Divina Commedia e scoprire in essa cose meravigliose.

Il passaggio ed il soggiorno di Dante in Lunigiana nel 1300 è stato importante perchè, il suo intervento di intermediario, ha permesso di rappacificare il Vescovo di Luni con la famiglia dei Marchesi Malaspina signori di Lunigiana.

La ricerca é risultata interessante,ed è stata raccolta sotto il titolo: "Dalla Divina Commedia" ed è accessibile facendo un link sulla vignetta che segue.

 

   

   
Inferno Purgatorio Paradiso

Antiinferno:

Selva oscura, Belve

Vestibolo, Scomunicati

 

Inferno:

Cerchio I, Limbo,

Cerchio II, Lussuriosi

Cerchio III, Golosi

Cerchio IV, Avari e Prodighi

Cerchio V, Iracondi

Cerchio VI, Eretici

Cerchio VII, Violenti

Cerchio VIII, Fraudolenti

Cerchio IX, Traditori

Antipurgatorio:

 - Spiaggia,

Anime appena sbarcate

 - ai piedi della montagna, Scomunicati

 - Balzo 1, Pentiti alla morte

 - Balzo 2, Morti di morte violenta

 - Valletta, Principi negligenti

 - Porta

 

Purgatoriro:

Cornice I, Superbi

Cornice II, Invidiosi

Cornice III, Iracondi

Cornice IV, Accidiosi

Cornice V, Avari e Prodighi

Cornice VI, Golosi

Cornice VII, Lussuriosi

Paradiso Terrestre

Paradiso

Cielo I - cielo della Luna,  

Anime mancanti ai voti

Cielo II - cielo di Mercurio

Spiriti Attivi

Cielo III - cielo di Venere,

 Spiriti Amanti

Cielo IV - cielo del Sole

Spiriti Sapienti

Cielo V - cielo di Marte

Spiriti Combattenti per la fede

Cielo VI - cielo di Giove

Spiriti Giusti

Cielo VII - cielo di Saturno

Spiriti Contemplanti

Cielo VIII - cielo Stelle Fisse, Spiriti Trionfanti

Cielo IX - cielo crist. o Iº Mobile,

Cori Angelici

Cielo X - Empireo,

Candida Rosa

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Mulazzo, situato sulla riva destra del fiume Magra di fronte al borgo di Filattiera,  è considerata una delle sedi storiche malaspiniane più importanti della Lunigiana feudale. Fu infatti uno dei più antichi possedimenti dei Malaspina a loro affidato dall'imperatore Federico Barbarossa nel 1164. Questo antico borgo divenne, nel 1221 a seguito divisione patrimoniale, la capitale dei feudi dei Malaspina del ramo dello Spino Secco; mentre Filattiera la capitale del ramo dello Spino Fiorito.  A Mulazzo, Dante secondo una tradizione non supportata da alcun documento, fu ospitato dai Marchesi nel 1306, per mediare la pace tra loro e i vescovi di Luni. 

Dell'imponente torre esagonale, che domina Mulazzo, probabilmente di epoca bizantina, chiamata appunto "Torre di Dante", rimane soltanto il basamento, con solo pochi ruderi a testimoniare l'esistenza di due castelli ubicati, in luoghi e tempi diversi, all'interno delle mura del borgo.

 
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Il capostipite dei Malaspina, Corrado (Iº) l'Antico, divise i possessi feudali col cugino Obizzino e lasciò cinque figli; di uno di questi era figlio quel Corrado che Dante incontra nel  Purgatorio.

CORRADO MALASPINA - Purgatorio, VIII, 65, e 109. Antipurgatorio, balzo 2 - negligenti, valletta dei Principi ...

Il secondogenito, Moroello, divise il casato nelle quattro branche dei Mulazzo, Giovagallo, Villafranca L. e Val di Trebbia. 

Il castello di Giovagallo toccò di parte a un ramo dei marchesi di Mulazzo discesi da Manfredi figlio di Corrado, che Dante chiamò antico per distinguerlo dal suo nipote Corrado II, da esso raffigurato nel Purgatorio.

Il march. Manfredi nato da Corrado I nel 1260 militò per i Guelfi di Lucca alla battaglia di Monteaperto, dove restò prigioniero de' Senesi con altri due fratelli, Moroello e Federigo. 

Lo stesso Manfredi, dopo la divisione dei feudi di famiglia, fatta nel 1266 con gli altri suoi fratelli Moroello, Alberto e Federigo, tutti figli di Corrado I, divenne marchese di Giovagallo, Lusuolo, Madrignano e di alcuni altri casali che appartenevano ai Malaspina nell'isola di Sardegna, dove il detto Manfredi verso la fine del 1282 morì.

Successe nel marchesato di Giovagallo il di lui figlio Moroello, quello stesso che fu capitano generale dell'esercito lucchese contro Pistoia, colui che venne adombrato da Dante in quel verso: "Tragge Marte vapor di Val di Magra". Inferno, XXIV,145.

MOROELLO III - Capitano di parte Nera, marchese di Giovagallo, nominato da Dante e chiamato vapor di Val di Magra, il quale nel 1302 inflisse ai Bianchi la nota sconfitta di Campo Piceno, cui allude nei versi: Inferno, XXIV,145.

Questo Moroello fu figlio di Manfredi I, quindi cugino di Corrado II e nipote di Corrado I, ricordati nel canto VIII del Purgatorio, vedi sopra, sposò Alagia del Fiesco, nel Purgatorio, XIX, 142.

Alagia Fieschi era figlia del grande Niccolò dei Fieschi di Torriglia, uomo di una ricchezza colossale, fratello di papa Adriano V, al secolo Ottobono Fieschi. I commentatori antichi la dicono, concordemente, donna buona e virtuosa e Dante stesso ebbe modo di conoscerla, sposa in casa Malaspina, durante una tappa del suo esilio in Lunigiana.

Moroello mancò circa il 1315, lasciando di sè e di Alagia del Fiesco, due figli maschi, il marchese Manfredi II e Luchino: più una figlia chiamata Fresca. 

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Monumento a Dante in Mulazzo

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Ruderi del Castello di Malnido a Villafranca L.

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Ruderi del Castello di Malgrate

 

 

Trascrizione:

"Un gruppo di antropologi e scienziati dell'Università di Bologna ha ricostruito nei dettagli il volto di Dante Alighieri. Partendo dai resti del Poeta sepolto a Ravenna, e lavorando sugli studi compiuti nel 1921 dall'antropologo Fabio Frassetto, la squadra guidata dal professor Giorgio Gruppion è arrivata ai risultati "estetici" che vedete sopra .

Gli studiosi hanno poi scoperto che il cranio del sommo Dante aveva una "capacità" di 1700 centimetri cubici, 300 in più di quella dei comuni mortali".

Tratto dal settimanale OGGI, N. 40 pagina 12 del 4 Ottobre 2006 a cura di Alessandro Penna, raccolto da RUGgGIO il 15 Novembre 2006.

 

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