La  Divina  Commedia

Inferno - Capitolo XI 

Cerchio VII - Anastasio II - I violenti - Gli usurai.

Riassunto del Canto.

Sulla pietrosa riva che divide il sesto dal settimo cerchio,Dante e Virgilio si soffermano per riprender fiato ed abituarsi a respirare la nauseante puzza che sale dal basso, a fianco della tomba del papa eretico Anastasio II.

Virgilio, seguendo la teoria aristotelica, spiega a Dante le suddivisioni infernali dei tre cerchi sottostanti: nei tre gironi del settimo cerchio sono sistemati i dannati per colpe violente; nelle dieci Malebolgie dell'ottavo cerchio troviamo i dannnati per fraudolenza verso coloro che non si fidano; nelle quattro regioni del nono cerchio invece, sono i malvagi fraudolenti contro gli amici che hanno fiducia. 

Una specifica spiegazione dei violenti viene fornita da Virgilio alle domande di Dante.

I peccati di incontinenza: lussuria, gola, avarizia, prodigalità e iracondia, sono un abuso dei beni terreni che fanno prevalere l'istinto alla ragione; i peccatio di malizia: la frode, l'inganno, dovute all'intelligenza umana, qualità che pone l'uomo al di sopra di ogni altra creatura, offendono direttamente Dio che così li ha voluti; i peccati di bestialità invece sono diretti contro Dio, contro gli altri e contro se stessi. Fuori dalle mura di Dite si trovano i dannati il cui peccato di incontinenza sia meno offensivo verso Dio, chiarendo che l'usura,  che offende Dio, perchè l'uomo deve trarre il suo sostentamento solo dalla natura e dal lavoro, mentre l'usuraio lo trae dal danaro, per questo gli usurai sono ubicati tra i violenti.

Costatata l'ora tarda, con l'avvicinarsi dell'alaba, Virgilio invita Dante a riprendere il cammino.

 

Canto XI

In su l’estremità d’un’alta ripa

che facevan gran pietre rotte in cerchio,

3     venimmo sopra più crudele stipa;

e quivi, per l’orribile soperchio

del puzzo che ’l profondo abisso gitta,

6     ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio

d’un grand’avello, ov’io vidi una scritta

che dicea: "Anastasio papa guardo,

9     lo qual trasse Fotin de la via dritta".

"Lo nostro scender conviene esser tardo,

sì che s’ausi un poco in prima il senso

12     al tristo fiato; e poi no i fia riguardo".

Così ’l maestro; e io "Alcun compenso",

dissi lui, "trova che ’l tempo non passi

15     perduto". Ed elli: "Vedi ch’a ciò penso".

"Figliuol mio, dentro da cotesti sassi",

cominciò poi a dir, "son tre cerchietti

18     di grado in grado, come que’ che lassi.

Tutti son pien di spirti maladetti;

ma perché poi ti basti pur la vista,

21     intendi come e perché son costretti.

D’ogne malizia, ch’odio in cielo acquista,

ingiuria è ’l fine, ed ogne fin cotale

24     o con forza o con frode altrui contrista.

Ma perché frode è de l’uom proprio male,

più spiace a Dio; e però stan di sotto

27     li frodolenti, e più dolor li assale.

Di vïolenti il primo cerchio è tutto;

ma perché si fa forza a tre persone,

30     in tre gironi è distinto e costrutto.

A Dio, a sé, al prossimo si pòne

far forza, dico in loro e in lor cose,

33     come udirai con aperta ragione.

Morte per forza e ferute dogliose

nel prossimo si danno, e nel suo avere

36     ruine, incendi e tollette dannose;

onde omicide e ciascun che mal fiere,

guastatori e predon, tutti tormenta

39     lo giron primo per diverse schiere.

Puote omo avere in sé man vïolenta

e ne’ suoi beni; e però nel secondo

42     giron convien che sanza pro si penta

qualunque priva sé del vostro mondo,

biscazza e fonde la sua facultade,

45     e piange là dov’esser de’ giocondo.

Puossi far forza ne la deïtade,

col cor negando e bestemmiando quella,

48     e spregiando natura e sua bontade;

e però lo minor giron suggella

del segno suo e Soddoma e Caorsa

51     e chi, spregiando Dio col cor, favella.

La frode, ond’ogne coscïenza è morsa,

può l’omo usare in colui che ’n lui fida

54     e in quel che fidanza non imborsa.

Questo modo di retro par ch’incida

pur lo vinco d’amor che fa natura;

57     onde nel cerchio secondo s’annida

ipocresia, lusinghe e chi affattura,

falsità, ladroneccio e simonia,

60     ruffian, baratti e simile lordura.

Per l’altro modo quell’amor s’oblia

che fa natura, e quel ch’è poi aggiunto,

63     di che la fede spezïal si cria;

onde nel cerchio minore, ov’è ’l punto

de l’universo in su che Dite siede,

66     qualunque trade in etterno è consunto".

E io: "Maestro, assai chiara procede

la tua ragione, e assai ben distingue

69     questo baràtro e ’l popol ch’e’ possiede.

Ma dimmi: quei de la palude pingue,

che mena il vento, e che batte la pioggia,

72     e che s’incontran con sì aspre lingue,

perché non dentro da la città roggia

sono ei puniti, se Dio li ha in ira?

75     e se non li ha, perché sono a tal foggia?".

Ed elli a me "Perché tanto delira",

disse "lo ’ngegno tuo da quel che sòle?

78     o ver la mente dove altrove mira?

Non ti rimembra di quelle parole

con le quai la tua Etica pertratta

81     le tre disposizion che ’l ciel non vole,

incontenenza, malizia e la matta

bestialitade? e come incontenenza

84     men Dio offende e men biasimo accatta?

Se tu riguardi ben questa sentenza,

e rechiti a la mente chi son quelli

87     che sù di fuor sostegnon penitenza,

tu vedrai ben perché da questi felli

sien dipartiti, e perché men crucciata

90     la divina vendetta li martelli".

"O sol che sani ogni vista turbata,

tu mi contenti sì quando tu solvi,

93     che, non men che saver, dubbiar m’aggrata.

Ancora in dietro un poco ti rivolvi",

diss’io, "là dove di’ ch’usura offende

96     la divina bontade, e ’l groppo solvi".

"Filosofia", mi disse, "a chi la ’ntende,

nota, non pure in una sola parte,

99     come natura lo suo corso prende

dal divino ’ntelletto e da sua arte;

e se tu ben la tua Fisica note,

102     tu troverai, non dopo molte carte,

che l’arte vostra quella, quanto pote,

segue, come ’l maestro fa ’l discente;

105     sì che vostr’arte a Dio quasi è nepote.

Da queste due, se tu ti rechi a mente

lo Genesì dal principio, convene

108     prender sua vita e avanzar la gente;

e perché l’usuriere altra via tene,

per sé natura e per la sua seguace

111     dispregia, poi ch’in altro pon la spene.

Ma seguimi oramai, che ’l gir mi piace;

ché i Pesci guizzan su per l’orizzonta,

114     e ’l Carro tutto sovra ’l Coro giace,

e ’l balzo via là oltra si dismonta".   

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A cura di RUGgGIO - Aprile 2006

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