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sederà qui dal mio sinistro fianco.
Con questi
Fiorentin son padoano:
spesse fïate
mi ’ntronan li orecchi
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gridando: "Vegna ’l cavalier sovrano,
che recherà la
tasca con tre becchi!"".
Qui distorse la
bocca e di fuor trasse
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la lingua, come bue che ’l naso lecchi.
E
io, temendo
no ’l più star crucciasse
lui che di poco
star m’avea ’mmonito,
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torna’mi in dietro da l’anime lasse.
Trova’ il
duca mio ch’era salito
già su la
groppa del fiero animale,
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e disse a me: "Or sie forte e ardito.
Omai si scende
per sì fatte scale;
monta
dinanzi,
ch’i’ voglio esser mezzo,
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sì che la coda non possa far male".
Qual è colui
che sì presso ha ’l riprezzo
de la
quartana,
c’ha già l’unghie smorte,
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e triema tutto pur guardando ’l rezzo,
tal divenn’io
a le parole porte;
ma vergogna mi
fé le sue minacce,
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che innanzi a buon segnor fa servo forte.
I’ m’assettai
in su quelle spallacce;
sì volli
dir,
ma la voce non venne
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com’io credetti: "Fa che tu m’abbracce".
Ma
esso,
ch’altra volta mi sovvenne
ad altro
forse,
tosto ch’i’ montai
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con le braccia m’avvinse e mi sostenne;
e disse: "Gerïon,
moviti omai:
le rote
larghe,
e lo scender sia poco;
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pensa la nova soma che tu hai".
Come la
navicella esce di loco
in dietro in
dietro, sì quindi si tolse;
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e poi ch’al tutto si sentì a gioco,
là ’v’era
’l petto, la coda rivolse,
e quella
tesa,
come anguilla, mosse,
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e con le branche l’aere a sé raccolse.
Maggior paura
non credo che fosse
quando Fetonte
abbandonò li freni,
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per che ’l ciel, come pare ancor, si cosse;
né quando
Icaro misero le reni
sentì spennar
per la scaldata cera,
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gridando il padre a lui "Mala via tieni!",
che fu la
mia,
quando vidi ch’i’ era
ne l’aere
d’ogne parte, e vidi spenta
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ogne veduta fuor che de la fera.
Ella sen va
notando lenta lenta;
rota e
discende,
ma non me n’accorgo
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se non che al viso e di sotto mi venta.
Io sentia già
da la man destra il gorgo
far sotto noi
un orribile scroscio,
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per che con li occhi ’n giù la testa sporgo.
Allor fu’ io
più timido a lo stoscio,
però ch’i’
vidi fuochi e senti’ pianti;
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ond’io tremando tutto mi raccoscio.
E vidi
poi, ché
nol vedea davanti,
lo scendere e
’l girar per li gran mali
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che s’appressavan da diversi canti.
Come ’l
falcon ch’è stato assai su l’ali,
che sanza veder
logoro o uccello
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fa dire al falconiere "Omè, tu cali!",
discende lasso
onde si move isnello,
per cento rote,
e da lunge si pone
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dal suo maestro, disdegnoso e fello;
così ne puose
al fondo Gerïone
al piè al piè
de la stagliata rocca,
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e, discarcate le nostre persone,
si dileguò
come da corda cocca.