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e li occhi, sì andando, intorno movi".
E
un che ’ntese la parola tosca,
di
retro a noi gridò: "Tenete i piedi,
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voi che correte sì per l’aura fosca!
Forse
ch’avrai da me quel che tu chiedi".
Onde
’l duca si volse e disse: "Aspetta,
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e poi secondo il suo passo procedi".
Ristetti,
e vidi due mostrar gran fretta
de
l’animo, col viso, d’esser meco;
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ma tardavali ’l carco e la via stretta.
Quando
fuor giunti, assai con l’occhio bieco
mi
rimiraron sanza far parola;
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poi si volsero in sé, e dicean seco:
"Costui
par vivo a l’atto de la gola;
e
s’e’ son morti, per qual privilegio
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vanno scoperti de la grave stola?".
Poi
disser me: "O Tosco, ch’al collegio
de
l’ipocriti tristi se’ venuto,
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dir chi tu se’ non avere in dispregio".
E
io a loro: "I’ fui nato e cresciuto
sovra
’l bel fiume d’Arno a la gran villa,
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e son col corpo ch’i’ ho sempre avuto.
Ma
voi chi siete, a cui tanto distilla
quant’i’
veggio dolor giù per le guance?
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e che pena è in voi che sì sfavilla?".
E
l’un rispuose a me: "Le cappe rance
son
di piombo sì grosse, che li pesi
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fan così cigolar le lor bilance.
Frati
godenti fummo, e bolognesi;
io
Catalano e questi Loderingo
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nomati, e da tua terra insieme presi
come
suole esser tolto un uom solingo,
per
conservar sua pace; e fummo tali,
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ch’ancor si pare intorno dal Gardingo".
Io
cominciai: "O frati, i vostri mali...";
ma
più non dissi, ch’a l’occhio mi corse
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un, crucifisso in terra con tre pali.
Quando
mi vide, tutto si distorse,
soffiando
ne la barba con sospiri;
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e ’l frate Catalan, ch’a ciò s’accorse,
mi
disse: "Quel confitto che tu miri,
consigliò
i Farisei che convenia
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porre un uom per lo popolo a’ martìri.
Attraversato
è, nudo, ne la via,
come
tu vedi, ed è mestier ch’el senta
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qualunque passa, come pesa, pria.
E
a tal modo il socero si stenta
in
questa fossa, e li altri dal concilio
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che fu per li Giudei mala sementa".
Allor
vid’io maravigliar Virgilio
sovra
colui ch’era disteso in croce
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tanto vilmente ne l’etterno essilio.
Poscia
drizzò al frate cotal voce:
"Non
vi dispiaccia, se vi lece, dirci
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s’a la man destra giace alcuna foce
onde
noi amendue possiamo uscirci,
sanza
costrigner de li angeli neri
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che vegnan d’esto fondo a dipartirci".
Rispuose
adunque: "Più che tu non speri
s’appressa
un sasso che de la gran cerchia
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si move e varca tutt’i vallon feri,
salvo
che ’n questo è rotto e nol coperchia;
montar
potrete su per la ruina,
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che giace in costa e nel fondo soperchia".
Lo
duca stette un poco a testa china;
poi
disse: "Mal contava la bisogna
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colui che i peccator di qua uncina".
E
’l frate: "Io udi’ già dire a Bologna
del
diavol vizi assai, tra ’ quali udi’
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ch’elli è bugiardo e padre di menzogna".
Appresso
il duca a gran passi sen gì,
turbato
un poco d’ira nel sembiante;
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ond’io da li ’ncarcati mi parti’
dietro
a le poste de le care piante.