72
a cui esperïenza grazia serba.
S’i’
era sol di me quel che creasti
novellamente,
amor che ’l ciel governi,
75
tu ’l sai, che col tuo lume mi levasti.
Quando
la rota che tu sempiterni
desiderato,
a sé mi fece atteso
78
con l’armonia che temperi e discerni,
parvemi
tanto allor del cielo acceso
de
la fiamma del sol, che pioggia o fiume
81
lago non fece alcun tanto disteso.
La
novità del suono e ’l grande lume
di
lor cagion m’accesero un disio
84
mai non sentito di cotanto acume.
Ond’ella,
che vedea me sì com’io,
a
quïetarmi l’animo commosso,
87
pria ch’io a dimandar, la bocca aprio
e
cominciò: "Tu stesso ti fai grosso
col
falso imaginar, sì che non vedi
90
ciò che vedresti se l’avessi scosso.
Tu
non se’ in terra, sì come tu credi;
ma
folgore, fuggendo il proprio sito,
93
non corse come tu ch’ad esso riedi".
S’io
fui del primo dubbio disvestito
per
le sorrise parolette brevi,
96
dentro ad un nuovo più fu’ inretito
e
dissi: "Già contento requïevi
di
grande ammirazion; ma ora ammiro
99
com’io trascenda questi corpi levi".
Ond’ella,
appresso d’un pïo sospiro,
li
occhi drizzò ver’ me con quel sembiante
102
che madre fa sovra figlio deliro,
e
cominciò: "Le cose tutte quante
hanno
ordine tra loro, e questo è forma
105
che l’universo a Dio fa simigliante.
Qui
veggion l’alte creature l’orma
de
l’etterno valore, il qual è fine
108
al quale è fatta la toccata norma.
Ne
l’ordine ch’io dico sono accline
tutte
nature, per diverse sorti,
111
più al principio loro e men vicine;
onde
si muovono a diversi porti
per
lo gran mar de l’essere, e ciascuna
114
con istinto a lei dato che la porti.
Questi
ne porta il foco inver’ la luna;
questi
ne’ cor mortali è permotore;
117
questi la terra in sé stringe e aduna;
né
pur le creature che son fore
d’intelligenza
quest’arco saetta,
120
ma quelle c’hanno intelletto e amore.
La
provedenza, che cotanto assetta,
del
suo lume fa ’l ciel sempre quïeto
123
nel qual si volge quel c’ha maggior fretta;
e
ora lì, come a sito decreto,
cen
porta la virtù di quella corda
126
che ciò che scocca drizza in segno lieto.
Vero
è che, come forma non s’accorda
molte
fïate a l’intenzion de l’arte,
129
perch’a risponder la materia è sorda,
così
da questo corso si diparte
talor
la creatura, c’ha podere
132
di piegar, così pinta, in altra parte;
e
sì come veder si può cadere
foco
di nube, sì l’impeto primo
135
l’atterra torto da falso piacere.
Non
dei più ammirar, se bene stimo,
lo
tuo salir, se non come d’un rivo
138
se d’alto monte scende giuso ad imo.
Maraviglia
sarebbe in te se, privo
d’impedimento,
giù ti fossi assiso,
141
com’a terra quïete in foco vivo".
Quinci
rivolse inver’ lo cielo il viso.