75
sanza peccato in vita o in sermoni.
Muore
non battezzato e sanza fede:
ov’è
questa giustizia che ’l condanna?
78
ov’è la colpa sua, se ei non crede?".
Or
tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,
per
giudicar di lungi mille miglia
81
con la veduta corta d’una spanna?
Certo
a colui che meco s’assottiglia,
se
la Scrittura sovra voi non fosse,
84
da dubitar sarebbe a maraviglia.
Oh
terreni animali! oh menti grosse!
La
prima volontà, ch’è da sé buona,
87
da sé, ch’è sommo ben, mai non si mosse.
Cotanto
è giusto quanto a lei consuona:
nullo
creato bene a sé la tira,
90
ma essa, radïando, lui cagiona".
Quale
sovresso il nido si rigira
poi
c’ha pasciuti la cicogna i figli,
93
e come quel ch’è pasto la rimira;
cotal
si fece, e sì leväi i cigli,
la
benedetta imagine, che l’ali
96
movea sospinte da tanti consigli.
Roteando
cantava, e dicea: "Quali
son
le mie note a te, che non le ’ntendi,
99
tal è il giudicio etterno a voi mortali".
Poi
si quetaro quei lucenti incendi
de
lo Spirito Santo ancor nel segno
102
che fé i Romani al mondo reverendi,
esso
ricominciò: "A questo regno
non
salì mai chi non credette ’n Cristo,
105
né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.
Ma
vedi: molti gridan "Cristo, Cristo!",
che
saranno in giudicio assai men prope
108
a lui, che tal che non conosce Cristo;
e
tai Cristian dannerà l’Etïòpe,
quando
si partiranno i due collegi,
111
l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.
Che
poran dir li Perse a’ vostri regi,
come
vedranno quel volume aperto
114
nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
Lì
si vedrà, tra l’opere d’Alberto,
quella
che tosto moverà la penna,
117
per che ’l regno di Praga fia diserto.
Lì
si vedrà il duol che sovra Senna
induce,
falseggiando la moneta,
120
quel che morrà di colpo di cotenna.
Lì
si vedrà la superbia ch’asseta,
che
fa lo Scotto e l’Inghilese folle,
123
sì che non può soffrir dentro a sua meta.
Vedrassi
la lussuria e ’l viver molle
di
quel di Spagna e di quel di Boemme,
126
che mai valor non conobbe né volle.
Vedrassi
al Ciotto di Ierusalemme
segnata
con un i la sua bontate,
129
quando ’l contrario segnerà un emme.
Vedrassi
l’avarizia e la viltate
di
quei che guarda l’isola del foco,
132
ove Anchise finì la lunga etate;
e
a dare ad intender quanto è poco,
la
sua scrittura fian lettere mozze,
135
che noteranno molto in parvo loco.
E
parranno a ciascun l’opere sozze
del
barba e del fratel, che tanto egregia
138
nazione e due corone han fatte bozze.
E
quel di Portogallo e di Norvegia
lì
si conosceranno, e quel di Rascia
141
che male ha visto il conio di Vinegia.
Oh
beata Ungheria, se non si lascia
più
malmenare! e beata Navarra,
144
se s’armasse del monte che la fascia!
E
creder de’ ciascun che già, per arra
di
questo, Niccosïa e Famagosta
147
per la lor bestia si lamenti e garra,
che
dal fianco de l’altre non si scosta".