75
de l’ultima dolcezza che la sazia,
tal
mi sembiò l’imago de la ’mprenta
de
l’etterno piacere, al cui disio
78
ciascuna cosa qual ell’è diventa.
E
avvegna ch’io fossi al dubbiar mio
lì
quasi vetro a lo color ch’el veste,
81
tempo aspettar tacendo non patio,
ma
de la bocca, "Che cose son queste?",
mi
pinse con la forza del suo peso:
84
per ch’io di coruscar vidi gran feste.
Poi
appresso, con l’occhio più acceso,
lo
benedetto segno mi rispuose
87
per non tenermi in ammirar sospeso:
"Io
veggio che tu credi queste cose
perch’io
le dico, ma non vedi come;
90
sì che, se son credute, sono ascose.
Fai
come quei che la cosa per nome
apprende
ben, ma la sua quiditate
93
veder non può se altri non la prome.
Regnum
celorum vïolenza pate
da
caldo amore e da viva speranza,
96
che vince la divina volontate:
non
a guisa che l’omo a l’om sobranza,
ma
vince lei perché vuole esser vinta,
99
e, vinta, vince con sua beninanza.
La
prima vita del ciglio e la quinta
ti
fa maravigliar, perché ne vedi
102
la regïon de li angeli dipinta.
D’i
corpi suoi non uscir, come credi,
Gentili,
ma Cristiani, in ferma fede
105
quel d’i passuri e quel d’i passi piedi.
Ché
l’una de lo ’nferno, u’ non si riede
già
mai a buon voler, tornò a l’ossa;
108
e ciò di viva spene fu mercede:
di
viva spene, che mise la possa
ne’
prieghi fatti a Dio per suscitarla,
111
sì che potesse sua voglia esser mossa.
L’anima
glorïosa onde si parla,
tornata
ne la carne, in che fu poco,
114
credette in lui che potëa aiutarla;
e
credendo s’accese in tanto foco
di
vero amor, ch’a la morte seconda
117
fu degna di venire a questo gioco.
L’altra,
per grazia che da sì profonda
fontana
stilla, che mai creatura
120
non pinse l’occhio infino a la prima onda,
tutto
suo amor là giù pose a drittura:
per
che, di grazia in grazia, Dio li aperse
123
l’occhio a la nostra redenzion futura;
ond’ei
credette in quella, e non sofferse
da
indi il puzzo più del paganesmo;
126
e riprendiene le genti perverse.
Quelle
tre donne li fur per battesmo
che
tu vedesti da la destra rota,
129
dinanzi al battezzar più d’un millesmo.
O
predestinazion, quanto remota
è
la radice tua da quelli aspetti
132
che la prima cagion non veggion tota!
E
voi, mortali, tenetevi stretti
a
giudicar; ché noi, che Dio vedemo,
135
non conosciamo ancor tutti li eletti;
ed
ènne dolce così fatto scemo,
perché
il ben nostro in questo ben s’affina,
138
che quel che vole Iddio, e noi volemo".
Così
da quella imagine divina,
per
farmi chiara la mia corta vista,
141
data mi fu soave medicina.
E
come a buon cantor buon citarista
fa
seguitar lo guizzo de la corda,
144
in che più di piacer lo canto acquista,
sì,
mentre ch’e’ parlò, sì mi ricorda
ch’io
vidi le due luci benedette,
147
pur come batter d’occhi si concorda,
con
le parole mover le fiammette.