Aggiornato il 04-06-2007

 
CRONICUS

Nel "liber cronicus" della parrocchia di San Nicolò in Bagnone, tenuto da Mons. Luigi Rosa e continuato dal Prof. Don Aurelio Filippi, degli avvenimenti durante la fine del 1944 ed il 1945, si leggono le seguenti note, scritte di pugno dall'autore, e delle quali posseggo copia conforme all'originale.

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25 Dicembre 1944 - Nonostantre i maltrattamenti e le ingiurie ricevute dalle truppe tedesche, in modo speciale nel periodo del rastrellamento, il popolo di Bagnone, dietro mio invito (di Don Filippi, n.d.a.), ha risposto generosamente all'appello di offrire, nella ricorrenza del Santo Natale, un pacco dono a tutti i militari degenti nell'Ospedale locale, senza distinzione tra italiani (Divisione Monterosa) e tedeschi. La cosa è molto piaciuta al Comando stesso dell'Ospedale che ha voluto contraccambiare l'atto gentile coll'invitare la sera, le autorità locali civili e religiose ad un loro trattenimento nei locali del Dopolavoro. A mezzanotte fu celebrata dal Capellano militare divisionale delle truppe tedesche una messa nella Chiesa parrocchiale per i soldati di stanza nella nostra città.

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"Il 25 Aprile 1945 (all'alba, n.d.a.) partiva da Bagnone l'ospedale militare tedesco per tasferirsi a Berceto. Due giorni dopo la Germania firmava l'armistizio con gli Alleati. A Bagnone scendevano dai monti i partigiani della "Brigata Borrini"  che non risentono per nulla, per il loro contegno le simpatie della popolazione bagnonese. Dai medesimi vengono fatti prigionieri nei pressi di Villafranca alcuni militari tedeschi ritardatari, nella ritirata del fronte. Nonostante il mio personale interessamento per farli consegnare prigionieri nelle mani degli Alleati, con grande ripugnanza del popolo, tre di questi militari, vengono fucilati sulla pubblica piazza del Monumento (piazza Roma di Bagnone, n.d.a.). La cosa suscita grande impressione in tutti i presenti e serve a peggiorare il concetto già precedentemente avuto verso le sopradette formazioni di partigiani. Siamo in giorni di confusione, di disordini, vendette private e personali, specialmente per la mancanza di autorità civili e politiche.

Il popolo tutto nota e fa i suoi apprezzamenti e rilievi.

 

Pontremoli,  24 Gennaio 2004    

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Il 25 aprile 1945 intervenne per salvare la vita di tre soldati tedeschi.

Quell'atto doveroso e coraggioso

di don Aurelio Filippi a Bagnone

A proposito della lapide che l'Amministrazione Comunale di Bagnone ha fatto murare in piazza Roma - ove nel pomeriggio del 25 Aprile il prevosto  don Aurelio Filippi fece ogni sforzo per impedire la fucilazione di tre soldati tedeschi condannati a morte dal comando del distaccamento "Bottero" della Brigata "L. Borrini", entrato in Bagnone la mattina dello stesso giorno, dopo che nella notte precedente tutto il personale dell'ospedale militare tedesco, installato preso la villa Quartieri, e occupato l'intero Paese di Bagnone, aveva smantellato le principali attrezzature ed aveva tagliato la corda. Preso atto della contestazione da parte di Rifondazione Comunista di Bagnone, non per accendere polemica, ma unicamente "pro veritade" e per non apparire tacitamente connivente, esprimo alcune considerazioni. Anzitutto non si trattava di militari armati, ma di addetti ai servizi sanitari del locale ospedale e quindi disarmati: tanto che, in applicazione della normativa della Croce Rossa, i militari tedeschi che entravano in Bagnone (ad esempio per accompagnare le autoambulanze che trasportavano i feriti dal fronte della Garfagnana) dovevano deporre le armi al posto di blocco prima dell'arco di San Rocco, essendo stato dichiarato Baganone zona aperta. Quattro di essi in quella circostanza pensarono di disertare e trovarono rifugio presso un fienile nelle vicinanze della Pieve di Bagnone ove trascorsero la notte; ma già alle prime ore del mattino vennero individuati e segnalati al comando partigiano che, riunito presso la villa Morandi, li processò con condanna a morte per fucilazione.

Quanto sostenuto da Rifondazione, e cioè che si trattava di soldati colpevoli di gravissimi atti compiuti contro la popolazione civile, non corrisponde quindi alla realtà, indipendentemente dalla circostanza che durante il rastrellamento del luglio del 1944 le SS tedesche avessero ucciso alla Pieve di Bagnone ben 7 inermi civili, compresa la madre del parroco don Pietro Necchi.

L'intervento di don Aurelio era basato sulla illegittimità della condanna a morte in quanto i prigionieri non erano armati, non si erano macchiati di delitti, avevano diritto alla integrità fisica in quanto prigionieri di guerra, secondo la 

Convenzione di Ginevra. 

Il suo fu un intervento doveroso e coraggioso in quanto sacerdote che in quel momento adempiva ad un suo compito di carattere religioso e civile, degno di riconoscimento.

Tutto ciò premesso, a distanza di 58 anni dalla fine della guerra, placati i risentimenti di parte, se un riconoscimento e don Aurelio era doveroso, lo stesso doveva coinvolgere tutta la comunità di bagnonese, considerato che trattavasi di sacerdote con la carica di vicario foraneo di tutte le parrocchie della vallata. Contrariamente da quanto sostenuto da Rifondazione comunista a proposito del pacco dono al personale ospedaliero locale ed agli Alpini della Monterosa in occasione del Natale 1944, circa sue presunte simpatie di parte, don Aurelio nel luglio precedente era stato arrestato dalle SS tedesche, deportato al nord unitamente ad altri parroci del bagnonese e quindi rimesso in libertà per interessamento del Vescono moms. Sismondo che era riuscito, tramite il Vescovo di Parma, a far pervenire una supplica al maresciallo Kesserling. Si era poi proficuamente interessato presso il comando della Monterosa perchè venissero posti in libertà 5 partigiani della Brigata "Borrini", tra i quali il comandante Zeta e Nello Guidi, prima che venissero processati e probabilmente condannati.

Considerata l'opportunitéa di chiudere la polemica in quanto sterile ed anacronistica, perchè é giunto il momento di fare parlare unicamente la storia, quella vera, riteniamo sia più utile per tutti guardare al futuro, consolidare la via della libertà  e della democrazia, della tolleranza reciproca, evitando di ripetere gli errori del passato, a qualsiasi parte possano appartenere.

(C.B. Brunelli)  

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Pubblichiamo questo intervento come contributo alla ricerca di una verità storica che, a tanti anni di distanza, ancora stenta a farsi strada quando si tratta di avvenimenti collegati all'occupazione tedesca e alla lotta partigiana. D'accordo con l'autore dell'intervento, sottolineiamo che il ricordo di un sacerdote non può essere usato da nessuno, e men che meno da un'Amministrazione comunale, come pretesto per creare divisioni e rinfocolare rancori.

    (n.d.r. del Corriere Apuano)

LA  LAPIDE del 5-12-2003

A PERENNE RICORDO DI

DON AURELIO FILIPPI

PARROCO DI BAGNONE CHE INUTILMENTE TENTÒ CON TUTTE LE SUE FORZE, A RISCHIO DELLA PROPRIA VITA, DI FAR SALVA LA VITA DI TRE INERMI SOLDATI TEDESCHI, QUI BARBARAMENTE TRUCIDATI IL 25 APRILE 1945

A GUERRA FINITA, CONTRO LA VOLONTÀ DEL POPOLO BAGNONESE.  L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE POSE NEL TRENTENNALE DELLA SUA CHIAMATA AL PADRE, FACENDO PROPRIE LE PAROLE DEL PRESIDENTE SCALFARO:

"LA LIBERTÀ NASCE NEL RISPETTO DELLA VERITÀ"

 

Frase pronunciata dall. On. Oscar Luigi SCALFARO, Presidente della Repubblica Italiana,  

nel programma RAI : "Il mondo in diretta"  del 15 Maggio 1994.

Quale verità Presidente ? 

Da giovane anch'io ho assistito a quell'eccidio, e ciò che ricordo l'ho già scritto nel mio romanzo autobiografico "50 anni fà c' ero anch' io",  edizione Nuovi Autori - Milano, 1995, é nella seconda parte del Capitolo 16, brano che riporto nella forma integrale, concetti che non discostano molto da quanto espresso dal Dr. C. B. Brunelli, da quanto scritto da Don Filippi nel Cronicus e da quanto la maggior parte dei miei coetanei ricordano. 

Furono giorni duri, giorni in cui non si sapeva da dove e da chi difendersi e da chi guardarsi, giorni dove i rancori prevalevano e dove furono commesse tante vendette impunite: Don Giuseppe Lorenzelli, Lorenzo Cortesini, Lorenzo Ruggeri, Scarpellini Antonio vulgo Bigiol e molti altri, tutta gente disarmata.

Dopo queste pagine di gloria, torno al mio racconto, a trent'anni dopo, al 25 aprile 1945, altra data, altro giorno da ricordare, altro armistizio, altri spari.

Ogni tanto, é storia, dopo periodi piú o meno lunghi, gli uomini si devono battere. 

E` un' eternitá che gli uomini si affrontano e si lottano.  Quando non lo fanno per difesa, rigirando la frase lo devono fare perché si trovano nell'obbligo di attaccare.  Quando non é per necessitá é per cattiveria, per una ragione o per l'altra, l'indole umana é meschina, si nasconde sempre in noi inveterato l'odio, la gelosia, e quando non c'é si creano anche le passioni.   

Le piú calde sono quelle politiche, quelle che dividono in fazioni anche i piccoli borghi, quindi anche le famiglie.

I bagnonesi sono gente buona, gente che si conosce tra loro da tante generazioni, matrimoni che intrecciano lunghe parentele.

Le famiglie tutte cattoliche praticanti occupano i banchi della chiesa le une a contatto con le altre.  La malattia di qualcuno tocca indirettamente tutti.

Il decesso di un membro di una famiglia é cordoglio generale.

Purtroppo oggi, la cattolicissima Bagnone, verrá infangata con un atroce delitto.

Le campane avevano smesso di stordirci, i battagli non percuotevano piú i bronzi ed anche l'aria sembrava piú tersa e leggera.  

Finalmente la gente poteva parlare tra loro senza dover gridare.  I bar erano affollati e la piazza tripudiava, la gente era gaia e contenta. Ci si riincontrava tra amici dopo un lungo periodo durante il quale ciascuno ha pensato alla propria pellaccia.

Dal borgo una compagnia di partigiani armati, scortava i tre tedeschi fatti prigionieri a Pieve e li accompagnava in piazza Roma, dove il Comando aveva stabilito di attuare l'esecuzione.

Chiudevano il corteo due partigiani a cavallo che si dichiareranno essere i comandanti incaricati della fucilazione.   

I quattro malcapitati, affiancati davanti al parapetto sud-est, che si affaccia sul torrente, un pó piú a lato rispetto al punto scelto dai tedeschi contro i dieci ostaggi di Bagnone, erano immobili, ritti, con le braccia a penzoloni lungo i fianchi, di fronte al plotone di esecuzione. 

In tempi diversi, se ci fosse stato  reato ed il ricorso alla condanna di morte fosse stato ritenuto necessario, si avrebbe sicuramente cercato un luogo appartato per l'esecuzione. Invece quel giorno no, quella giornata chiedeva uno spettacolo fuori del comune, eravamo giá nel pomeriggio e non bisognava piú tardare.

Al centro della piazza anche i due cavalli erano impazienti, scalpitavano sul lastricato di arenaria, mentre in sella si emanavano gli ultimi ordini.  Nel plotone di esecuzione spavaldeggiavano le figure di due donne che con odio e bramosia, attendevano solo l'ordine di far fuoco.  

Dalla folla, uscí il parroco di Bagnone Don Aurelio Filippi che giá aveva confessato ed assistito i morituri nella villa Morandi, e tenendo le braccia alzate e le mani aperte verso il cielo, pregava in nome di Dio, in un ennesimo tentativo, di salvare la vita dei tre poveracci. 

Rivolgendosi al gruppo partigiano ed ai suoi comandanti, il parroco si collocó tra i tedeschi ed il plotone d'esecuzione.

- "Figlioli"  esordí il sacerdote.

- "E` oggi un giorno di gioia, la guerra é finita, voi avete fatto dei prigionieri ed avete il dovere di proteggerli per consegnarli alle forze alleate, ma non quello di ucciderli. Ripeto, in nome di Dio, abbiate pietá, la guerra é finita e da oggi..."  

- "Togliti di mezzo, pagliaccio, se non vuoi una raffica tra le gambe". 

Lo interruppe il grido di una delle due donne.

- "Chiediamo almeno alla popolazione la sua opinione" chiese il prete per guadagnare tempo.

Un grande mormorio si levó e dalle prime file, prevalse il grido:

-"A morte, a morte".

Qualc'uno si avvicinó al povero prete, che lo prese per un braccio e lo accompagnó via, mentre i piú facinorosi, donne comprese, che rumoreggiavano ai suoi danni perché erano pronte a farlo fuori anche lui.

La piazza era gremita di gente, ed io che mi sapevo ricercato da mia madre, mi andai a nascondere sotto il monumento, dietro una colonna, in una posizione elevata rispetto alla piazza da cui potevo seguire e vedere quello che vi si svolgeva.  

Ancora uno sgambettio dei cavalli, il tempo per riordinare il plotone dei dieci, mentre i tre poveretti ricurvi su loro stessi, gambe tremanti e braccia a penzoloni lungo i fianchi non avevano piú la forza di reggersi in piedi.

La piazza azzitti, nel silenzio generale rimbombavano le voci dei comandanti.

Si udivano solo i comandi, poi, dopo che il plotone d'esecuzione aveva ripreso posizione, uno dei due ordino`: 

- "Pronti"....."Puntate"....."Fuoco".

Le raffiche di mitra durarono parecchi secondi, io che per non vedere mi ero rannicchiato dietro una colonna, al termine degli spari, rifeci capolino.  Vidi i tre corpi a terra ed il sangue che colava ovunque.   

Un tedesco non era morto, ebbe la sfortuna di muovere la testa e di farsi notare da una delle due donne armate, la quale avanzando di quattro passi riscaricó un caricatore di mitra sulla testa del ferito.  Le pallottole picchiavano sul selciato prima di colpire il cranio che lo fecero sobbalzare come una palla, prima di sbriciolarsi e di lasciare fuori uscire il bianco del cervello.

A quella vista, a quell' orribile scena, ripugnante ed inattesa, mi presero i brividi e fuggii... fuggii verso casa.

Strada facendo ho incrociato il carro di Peramore, trainato dal suo inseparabile asinello.

Peramore, lo spazzino comunale, il becchino, il tutto fare del comune e con il suo carrettino trainato dal suo docile asino, oltre raccogliere e trasportare le immondizie, i detriti ed i materiali da costruzione, faceva anche dei piccoli trasporti per i privati.

Peramore era stato preavvisato ed avrebbe dovuto intervenire per ripulire e sbarazzare la piazza dei cadaveri dopo l'esecuzione.  

Cosa che fece a malavoglia e che avrebbe sicuramente rifiutato di fare in tempi normali, se non ci fossero state in giro troppe armi. Suo malgrado dovette obbedire e fare il "monatto".

Alla vista di Peramore, mi é passata la paura e mi é tornata la voglia di ritornare in piazza per vedere come sarebbe finita.

Aiutato dai partigiani, a due a due prendevano quei poveri cadaveri per gli stracci, uno dalla testa e l'altro dai piedi, e come se fossero sacchi di patate li scaraventavano sul carrettino dando un forte scossone al povero asinello che si vedeva spostare or verso destra or sulla sinistra secondo il peso del carico che di volta in volta riceveva.  

Peramore partí con il suo macabro carico alla volta del cimitero dei tedeschi ove con l'aiuto del forte Pietro Arnolfi, riuscirono, nelle ore che seguirono, a scavare una fossa comune nella quale interrarono i tre poveri malcapitati.

In piazza, alcuni secchi d'acqua ed una scopa furono sufficenti per risciacquare il selciato imbrattato di sangue e di materia grigia, senza lasciare tracce.

Bella prodezza, a cosa aveva servito?

Quale punizione? I piú puniti siamo stati sicuramente noi, i bagnonesi che per cinquant'anni ancora ricordiamo questo triste e sconsolato avvenimento, voluto da quattro forestieri che spadroneggiando, hanno infranto i costumi e deriso Bagnone.  

Perché?  Perché prepotenti, credevano di nascondersi dietro una folta capigliatura ed a una incolta e lunga barba, ed erano in possesso di un'arma.

L'opinione pubblica non ha mai dimenticato questo eccidio avvenuto in tempo di pace, contro quattro esseri innocenti, accusati di aver rubato in tedesco delle galline italiane.  Mentre a loro, ai partigiani fu lecito il rubare in italiano le vacche italiane.

Ero un bambino e con me tanti altri erano presenti ed hanno visto quello che ho visto io.  

In cinquantanni ne sono successe delle cose, siamo riusciti a dimenticare quasi tutto, ma non abbiamo potuto cancellare dalla nostra memoria un fatto orribile come questo.

Nessuna traccia di questo eccidio risulta all'anagrafe del Comune di Bagnone. Potrei benissimo essere accusato di menzogna, se per fortuna non vivessero ancora tanti coetanei capaci di affermare quanto ho scritto.

La veritá é la mia, e non quella che la legge avrebbe dovuto dimostrare. 

In questo caso la falsa veritá, la veritá camuffata, non ha certamente contribuito al nascere della libertá. 

RUGgGIO           

"IL SEGRETO DELLA REDENZIONE SI CHIAMA RICORDO".
 

  Cav. Dott. Mons. Aurelio FILIPPI

 1942 al 1973

Il parroco che sostituirà Mons. Rosa è stato nominato dal Vescovo Diocesano,     nella persona di Don Aurelio Filippi, nativo di Pozzo di Mulazzo, il 9 Ottobre 1913,  da Angelo e da Visconti Marianna. Fece il suo solenne ingresso nella nuova parrocchia di Bagnone il primo novembre 1942. Entrato nella Chiesa Prepositurale di Bagnone, fu presentato al popolo che gremiva il vasto tempio, da Don Luigi Simonini. Il nuovo presule, rivolse il suo primo fervido saluto ai suoi nuovi figli spirituali e poi cantò solennemente la S. Messa. Dopo la Messa, fece la presa di possesso; fungevano da testimoni il Segretario Comunale Oppi Pietro ed il Sig. Morandi Giuseppe. 

FATTI  SALIENTI  DEL SUO MINISTERO  PASTORALE

1943 – 2 Maggio

Prima messa di Don Alfredo Arsena e ritorno tra di noi di S. E. Mons. Luigi Rosa.  

3 Maggio – Festa votiva di S. Croce.

Fu celebrata con grande solennità per la presenza di S. E. Mons. Luigi Rosa e del novello Sacerdote Don Alfredo Arsena.

25 Luglio – Comando Tedesco.

Alla caduta del Fascismo, la nostra Patria, ancora in guerra, viene militarmente occupata dalle truppe tedesche. Il Comando superiore della zona tra Parma e Viareggio piglia stanza a Bagnone, occupando ambienti pubblici e privati. Vi permangono fin verso i primi di Settembre.

14 Settembre – Morte dell’Ing. N.H. Paolo Raffaelli.

Moriva nella sua casa in Bagnone il N.H. Ing. Paolo Raffaelli. I funerali furono imponenti, con l’intervento di grande folla e di tutti i sacerdoti viciniori.   

1944 -18 Maggio – Avviene la benedizione della prima pietra del Ricovero Vecchi.

Il Cav. Bertozzi Giulio, Presidente del Pubblico Soccorso e caldo promotore del ricovero, collocava la prima pietra e insieme con essa un astuccio in zinco contenente le firme del Comitato Esecutivo e degli altri principali esponenti del paese, a perenne memoria e ricordo della cerimonia. Al termine l’Ing. Giovanni Quartieri pronunziò parole di ringraziamento.

15 Giugno – Bombardamenti della ferrovia e ponti di Villafranca Lunigiana.

Anche nella nostra zona incominciano i bombardamenti aerei.  Si cerca di colpire la ferrovia e i ponti stradali della vicina nazionale. Grande spavento nella popolazione. Anche da Villafranca si sfolla, come pure da Pontremoli. Le Suore dell’Istituto Cabrini si rifugiano in massima parte nella locale casa di Bagnone.

La vita diventa sempre più difficile; le merci e i generi alimentari scarseggiano; i prezzi aumentano continuamente; parecchie famiglie sono ridotte alla miseria e alla fame. Nessuna speranza che la guerra cessi presto. I Tedeschi sono convinti nella vittoria finale nonostante che le sorti delle armi più non arridano loro.

Intanto in Italia si ingrossano le file dei Partigiani, che ogni tanto molestano i civili ed i tedeschi, provocando rappresaglie di ogni genere e prelevamenti di ostaggi nonché di uomini abili al lavoro per l’invio in Germania.

Fino ad ora nella nostra zona non era successo nulla, ma proprio in questi giorni di giugno un incontro in paese tra un gruppo di partigiani della Brigata Borrini, di stanza sui monti del luogo e tedeschi provoca la morte di un soldato tedesco stesso ucciso erroneamente da un suo compagno. Il fatto mette in trepidazione la popolazione; vengono presi degli ostaggi, che poi fortunatamente vengono quasi subito rimandati; tuttavia l’animo non è tranquillo; si vivono ore di angoscia.  

1 Luglio – Rastrellamento.

Il 29 Giugno truppe dell’esercito tedesco, venute da Verona, pigliano stanza in paese. Il Comando si stabilisce al Castello di Bagnone.

Il paese è un po’ in trepidazione, ma neppure lontanamente sospetta quello che l’attende. Si sta per dar principio in tutta la vallata ad un terribile e sanguinoso rastrellamento di uomini e cose.

La sera del 30 Giugno infatti ha inizio la perquisizione nelle case; sono asportate radio, biciclette, macchine da scrivere, fotografiche e tutto quanto può essere di utilità loro personale o alla loro nazione.

La mattina del 1 Luglio verso le ore 3,30 ha principio il rastrellamento degli uomini dai 17 ai 57 anni di età. Anch’io sono preso, legato alle mani come un vile malfattore; trasportati, insieme ad altri colleghi dei paesi circonvicini ed ai Medici locali in una stanza del Castello, dove siamo rinchiusi e rigorosamente sorvegliati.  

Gli altri uomini vengono concentrati, parte nella piazza delle prigioni e parte nella Selva di Filetto; mentre per il paese dalle truppe si fa man bassa, in modo particolare su generi alimentari. Nelle famiglie è l’orrore e la costernazione; madri, giovani spose, bimbi, vecchi in urli e pianti nel vedersi strappare con la forza e la violenza dal seno i loro cari.

In mattinata avviene, per cause sconosciute, il bombardamento di Villafranca. Il paese viene, ridotto ad un cumulo di rovine dall’aviazione inglese.

Verso mezzogiorno siamo fatti uscire dalla stanza e dopo un breve discorso intimidatorio del Comandante, caricati sopra un camion siamo trasportati, dopo lunghe peripezie, che non è possibile descrivere in poche righe, al campo di concentramento di Bibbiano, provincia di Reggio. Il trattamento usatoci in ogni circostanza dai tedeschi è più che bestiale. Noi per loro rappresentiamo non delle persone umane, ma delle cose dispregevoli, del vile materiale ad esclusivo loro uso e consumo.  

Nel campo di concentramento di Bibbiano avviene il primo smistamento. Gli uomini validi proseguono per Verona e quindi per la Germania. Noi Sacerdoti, dopo essere stati interrogati, siamo, contrariamente ad ogni nostra predizione, rimessi in libertà.

La Madonna ci ha certamente assistiti, perché sul primo tempo fino ai 35 anni, dovevamo anche noi essere trasportati in Germania.

Ripresa la via del ritorno alla Cisa, non avendo documenti siamo ripresi e dopo molte avventure poco liete, ricondotti a Bibiano e di qui inviati a Parma, nel Seminario minore, sotto la sorveglianza del Vescovo di Parma.

Con molti dei Sacerdoti della Diocesi di Pontremoli, si trovano molti della Diocesi di Parma.

Finalmente dopo 22 giorni, per una supplica fatta direttamente al Comandante Supremo delle forze tedesche in Italia, Feldmaresciallo Kesserling, otteniamo di far ritorno in seno alle nostre famiglie e nelle nostre Parrocchie.  

Altri dolorosi e incresciosi avvenimenti che successero in quel periodo:    

9 settembre – Bombardamenti e lo scoppio dei depositi di munizioni e polvere della R. Marina a Virgoletta.  

Nel Novembre 1944 – Bagnone zona bianca.

In questi ultimi mesi dell’anno si stabilisce a Bagnone l’Ospedale Militare Tedesco. Viene occupata la casa della famiglia Quartieri, la Scuola di Avviamento e quelle Elementari, la Caserma dei R. Carabinieri ed altri locali. Il paese viene dichiarato “zona bianca”;sui tetti delle case vengono pitturate enormi croci rosse, quindi la popolazione vive un po’ più tranquilla, senza quell’incubo di continui bombardamenti. Che sovrastano e minacciano tutte le nostre città d’Italia.

10 Novembre 1944 – Lutto. A Ceretola di Bagnone, decedeva quasi improvvisamente il Conte Carlo Noceti all’età di anni 82.

Uomo di nobili ed elette virtù, fu per molti anni Presidente dell’Opera Parrocchiale, alla quale dedicò gran parte delle sue forze ed il suo illuminato consiglio. Imponenti furono i funerali.  

25 Dicembre - Natale di guerra

Nonostante i maltrattamenti e le ingiurie ricevute dalle truppe tedesche, in modo speciale nel periodo del rastrellamento, il popolo di Bagnone, dietro mio invito, ha risposto generosamente all’appello di offrire, nella ricorrenza del Santo Natale, un pacco dono a tutti i militari degenti nell’Ospedale locale, senza distinzione tra italiani della divisione Monterosa e tedeschi.

La cosa è molto piaciuta al Comando stesso dell’Ospedale che ha voluto contraccambiare l’atto gentile coll’invitare la sera, le autorità locali civili e religiose ad un loro trattenimento nei locali del Dopolavoro.

A mezzanotte fu celebrata dal Cappellano militare divisionale delle truppe tedesche una Messa nella chiesa parrocchiale per i soldati di stanza nella nostra città.  

Scuole improvvisate

Nell’anno 1944, approfittando della presenza in paese di molti professori sfollati da Massa ed altre città, si è potuto aprire una Scuola Ginnasiale con tutte le cinque classi. Discreto il numero degli scolari iscritti.

La Scuola fu chiusa nel Maggio del 1945.  

25 Aprile 1945

Partiva da Bagnone l’ospedale militare tedesco per trasferirsi a Berceto. Due giorni dopo, 27 Aprile la Germania firmava l’armistizio con gli Alleati. Così annota Don Filippi.

A Bagnone scendevano dai monti i partigiani della “Brigata Borrini” che non riscuotono per nulla, per il loro contegno, le simpatie della popolazione bagnonese.

Dai medesimi vengono fatti prigionieri nei pressi di Villafranca alcuni militari tedeschi ritardatari, nella ritirata del fronte.

Nonostante il mio personale intervento per farli consegnare prigionieri nelle mani degli Alleati, con grande ripugnanza del popolo, tre di questi militari, vengono fucilati sulla pubblica piazza del monumento. La cosa suscita grande impressione tra tutti i presenti e serve a peggiorare il concetto già precedentemente avuto verso le sopra dette formazioni di partigiani. Siamo in giorni di confusione, di disordini, vendette private e personali, specialmente per la mancanza di autorità civili e politiche.

Il popolo tutto annota e fa i suoi apprezzamenti e rilievi.  

Il 21 Ottobre – Festa dei Reduci.

Con i rastrellati e i prigionieri di guerra tutti ritornati si organizza una grande festa di ringraziamento a Dio e a S. Croce per tanti scampati pericoli.

Assistenza:

Anche in questa nostra Parrocchia si è aperto in quest’anno il “Refettorio del Papa”. Sono state assegnate n. 100 minestre giornaliere che vengono amorosamente preparate dalle Suore e sono consumate nel refettorio del Comune, a pianterreno delle Scuole Elementari .  

1946 - Nelle ricorrenze delle feste del S. Natale, l’Azione Cattolica locale ha lanciato la nobile idea di distribuire a tutti i poveri del Comune un pacco dono. Furono preparati n. 200 pacchi viveri. Il contenuto dei pacchi era: 1 fiasco di vino, 1 Kg. di  pasta, 1 Kg. di latte condensato, 2 ettogrammi di lardo. Il tutto per un valore di £. 80.000 (ottantamila) circa.

Il 14 Settembre 1947, Gran concorso di popolo, come non mai, connotò la festa in onore di S. Croce e di S. Francesca Saverio Cabrini.

Oltre il Vescovo Diocesano che pontificò al mattino ed alla sera, erano presenti S. E. Mons. Luigi Rosa, Vescovo di Bagnorègio e Mons. Enrico Casini, Proto notorio Apostolico.

Le Sacre Missioni, dal 14 al 27 Ottobre 1947.

Predicate con zelo veramente francescano da due ottimi Cappuccini di Genova: P. Casimiro da Pontedecimo e P. Albino da Taggia furono veramente splendide.

16 Settembre 1948, Peregrinatio Mariae.

Non si può descrivere l’entusiasmo e la fede con cui fu accolta in questa parrocchia la Madonna del Popolo di Pontremoli. La sera del 15 una interminabile processione andò a riceverla da Mochignano ai confini della Parrocchia. Dopo la cerimonia della consegna, si snoda, tra miriadi di luci, la processione per le vie anche secondarie del paese, sale alla frazione della Nezzana, di qui al Piano fino al confine della Parrocchia. Verso mezzanotte è di ritorno alla Chiesa Prepositurale, dove parecchi sacerdoti attendono alle confessioni degli uomini. Finite le quali comincia la messa e la veglia notturna tra canti e suoni.

Nella giornata del 16 hanno luogo solenni funzioni. Alla sera poi, dopo che la processione sempre imponente fu salita fino al Castello, ridiscende nella piazza principale della cittadina dove il Sindaco On. Negrari pronuncia parole di circostanza e fa la Consacrazione del Comune alla Vergine. Di poi la processione si ricompone e prosegue ai confini con Orturano, dove avviene la consegna a questa parrocchia.

Convegno Catechistico 23 – 24 – 25 Settembre 1948

Il Convegno Catechistico tenuto a Bagnone, con l’intervento di S. E. Mons. Vescovo possiamo dire pienamente riuscito.

Le relazioni sono state tenute dai RR. PP. Salesiani: Prof. Don Antonio Alessi e Dott. Don Antonio Suraci del Centro Catechistico Salesiano di Torino. Ad ogni relazione ha fatto seguito un’ampia discussione.

Il Convegno ha avuto luogo nella Chiesa di S. Rocco.

1949 -  Restauri alle Chiese

- Chiesa  Castello.

Nel mese di Maggio furono iniziati i restauri all’antica chiesa parrocchiale del Castello, ormai in pessime condizioni e completamente cadente.

Sarà rifatto completamente il tetto, rinforzate le mura esterne, rifatto il soffitto ed altre numerose ed urgenti riparazioni per l’importo di circa £. 1.000.000 (un milione).

- Chiesa S. Rocco.

Anche questa chiesa è stata completamente restaurata e riassestato il tetto. Fu dignitosamente decorata all’interno. Furono ripuliti a smalto tre altari, la balaustra, mobili ed arredi sacri.

La spesa ha segnato £. 150.000 (centocinquantamila).  

- Chiesa S. Nicolò.

Il primo Settembre furono iniziati i lavori di restauro alla facciata della Chiesa Prepositurale di S. Nicolò. Verrà completata la basatura in pietra, ripulita l’intera facciata, rimessi a posto i finestroni interamente sciupati dalla guerra, le canale, ecc. È stato fatto il progetto anche per un artristico battistero in marmo. La spesa è di circa £. 1.000.000 (un milione) che sarà provveduto con la raccolta in paese ed all’estero.  

- Nuove porte alla Prepositurale.

Oltre i recenti restauri ai finestroni, alla facciata ed il completamento della base in pietra, sono state rifatte dal falegname Romiti Giovanni le tre artistiche porte d’ingresso. Il lavoro è in castagno lavorato. Furono messe a posto la settimana prima della festa di S. Giuseppe (1950).

1952 - I restauri continuano

- Chiesa del Castello

La Chiesa del Castello di Bagnone è stata quasi completamente rifatta con l’aggiunta di un artistico porticato t6utto in pietra lavorata di Bedonia ed un muro di sostegno esterno, che ha notevolmente abbellito la piazza. La somma complessiva spesa si aggira sui 3.000.000 di lire.

- S. Rocco

Come precedentemente già abbiamo notato è stata ripulita internamente e decorata dalla ditta Pellegrini Augusto di Villafranca L.

L’importo dei lavori eseguiti è stato di oltre £. 200.000 (duecentomila).  

- Prepositurale di S. Nicolò

La mole dei lavori di restauro e d’abbellimento eseguiti alla nostra insigne Prepositurale in questi pochi anni è addirittura ingente.

1 – Tetto nuovo al coro e al presbiterio con ripassatura generale e canale di gronda nuove di tutta la chiesa per un importo di £. 500.000 (cinquecentomila).

2 – Restauri alla facciata con basatura e scalini in pietra di Fivizzano, n° 3 porte d’ingresso nuove in castagno per una spesa di oltre £. 1.500.000 (un milione e cinquecentomila).  

3 – All’interno: Nuovo Battistero in Marmo £. 400.000 (Quattrocentomila).

Pavimento del coro e nuova porta d’ingresso alla sagrestia £. 300.000 (trecentomila).

Lavori di pavimentazione in cemento e fognatura all’esterno verso la piazzetta, £. 60.000 (sessantamila).

Inoltre sono stati acquistati parecchi arredi sacri, una artistica pisside, n° 2 lampadari di cristallo di Boemia, biancheria, pianete ecc. per un importo di £. 300.000 (trecentomila).    

Meritano una speciale menzione tutti gli ingenti lavori, che dall’anno 1949 all’anno 1952 furono eseguiti nelle singole chiese della Parrocchia. I detti lavori, in massima parte, sono stati finanziati ed eseguiti dal Genio Civile di Massa per interessamento di Don Aurelio Filippi.

- 1952 - Congresso Eucaristico Interdiocesano a Bagnone dal 30 Agosto al 7 Settembre 1952 -

Furono nove giorni di intensa partecipazione di popolo pervenuto da ogni parte delle Diocesi di Pontremoli, di Massa-Carrara, di La spezia e di Parma.

RICORDO

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Il Congresso Eucaristico

 

Biografia del  Prof.  Mons.  LUIGI  SIMONINI

Giovane Sacerdote a Corlaga, frazione del comune di Bagnone, dovette affrontare, a capo della sua comunità, gravi e pericolosi momenti di guerra, i rastrellamenti tedeschi e le scorribande partigiane. Alla domanda: quale è stato il momento più significativo della Sua vita sacerdotale? Don Luigi così si esprime: Il rastrellamento dei “mai morti”. Un gruppo di uomini era in procinto di essere portato via. Erano i primissimi tempi che ero a Corlaga ed eravamo sotto l’arco della canonica, implorai la Madonna e San Giovanni Bosco: nessuno fu portato via. Di qui il voto da parte mia di dedicare a San Giovanni Bosco e alla Madonna ogni anno una settimana impegnatissima e solenne di missione, cui non siamo mai venuti meno. Ed era talmente intensa che dava il tono spirituale a tutto l’anno.

Nel luglio del 1944, Don Simonini è fatto prigioniero, durante il rastrellamento tedesco,  subisce le sorti di tanti altri suoi confratelli, tra loro: Don Luigi Fugaccia, Don Dodi Igino, Mons. Don Riccardo Menoni di Fivizzano e altri, tutti raccolti a Bibbiano nel Reggiano, saranno liberati con l’intervento del vescovo Sismondo. Rientrerà in parrocchia una ventina di giorni dopo da Parma dove erano stati accolti dalla Diocesi Emiliana.

IN MEMORIAM
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+Don G. Lorenzetti
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+Ruggeri Lorenzo
+Cortesini Lorenzo
+Scarpellini Antonio v. Bigiol
FRÀ  GINEPRO  RICORDA

Ecco come frà Ginepro al secolo Don Luigi Fugaccia, tratta quegli avvenimenti di guerra, da tutti ricordati.

…“Il 3 luglio 1944, reduce con altri tre sacerdoti dal campo di Bibbiano (Reggio Emilia) fui arrestato da un maresciallo tedesco proprio al Poggio, il quale gridava: ”Quattro briganti vestiti da prete, via, subito in prigione!”. E certamente la barba di alcuni giorni, la polvere, il sudore, la stanchezza e la fame erano per noi dei cattivi alleati. E col fiero maresciallo teutonico avanzano verso di noi tre “bandenere” arcicontente di averci fra le loro mani. E così i quattro briganti (io, don Riccardo M. Menoni, don Luigi Simonini e don Igino Dodi) sono scortati alla prigione nel centro di Bercelo, allora quasi deserto. Cinque giorni di indicibile prostramento.

Al nostro vitto pensava l’ottimo parroco don Achille Monti, interessando anche le poche famiglie rimaste sul posto. Don Luigi intanto, faceva da padre spirituale leggendo la vita di Pier Giorgio Trassati scritta da don Chiazzi; don Igino minacciava sempre di fuggire mettendo nei guai quei bravi carabinieri, don Riccardo sognava anche ad occhi aperti i suoi monti così ridenti, così verdi, del suo paese, e il sottoscritto non si dava pace neppure di notte…… Finalmente il giorno 8 luglio, sul far della sera, arriva l’ordine di partire di nuovo per Parma. Né contenti né tristi arriviamo al Poggio, dove il solito burbero maresciallo ci ammonisce: “Tornare a Parma; chi tenta di scappare, sarà fucilato”. Intanto, un camion carico di bestiame, si muove, e noi siamo comandati a salire in mezzo a quelle bestie ignare, come noi, della loro sorte………  

Berceto, albergo Vittoria, 1 luglio 1954. Dopo la sacra funzione al Passo della Cisa noi rastrellati dai tedeschi il 1 luglio 1944 ci siamo qui radunati per consumare la refezione fraterna. Una settantina di persone, dieci anni fa, sul volto il pallore della morte, ma ora sono soffuse di santa letizia. Sul principio, mangiando, si osservano i vari commensali: qualcuno è invecchiato, qualche altro è rimasto come il giorno del rastrellamento (ma sono pochissimi); questo è lieto, l’altro è piuttosto mesto; chi mangia a due palmenti, chi mostra di aver poco appetito. Col favore di Bacco, le voci prendono quota, mareggiano come le onde contro le scogliere. Poi, qualche timido canto, poi canti spiegati al mondo degli alpini di guardia alla frontiera. Ci senti dentro una dolcezza amara, un sogno vago, un rimpianto, un anelito… Accompagna i canti un’orchestrina bagnonese: Nicolino, Brunone e Grassi formano il trio molto applaudito”.

SANTINO
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Ricordo del 25º

IN  BREVE DALL' AUTORE

Il giovane Aurelio Filippi, entra in seminario alla scuola del Vescovo Sismondo e nel 1936 viene ordinato sacerdote a Pontremoli dallo stesso Presule.  Dopo un tirocinnio in varie Parrocchie impostogli dal Vescovo, che è durato ben sei anni, Don Aurelio Filippi, viene nominato Proposto e Vicario Foraneo di Bagnone, nel 1942 e visse con noi a Bagnone sino alla sua morte avvenuta nel 1973. Il poriodo più impegnativo e pastorale, é stato quello dei venticinque anni che lo hanno visto attivo e presente nella prepositura, che a quei tempi contava ben tredici parrocchie sparse sul territorio di Bagnone. Grazie al suo operato raccoglie stima, consensi e affetto tra la gente tanto che la fama delle sue doti di ottimo oratore e pastore lo fanno amato e ben accetto da tutti. Studiò ed ottenne anche il Dottorato in lingua e letteratura italiana, ha svolto un apostolato degno di menzione, ed è stato amico dei giovani.

Mons. Aurelio Filippi, il 29 Giugno 1961 ha festeggiato il suo 25º anno della sua Ordinazione Sacerdotale, poi una grave malattia lo ha costretto a numerosi ricoveri in ospedale ed in fine il suo decesso che é avvenuto all'ospedale di Massa il 15 Dicembre 1973. Riposa onorato e venerato nel cimitero di Bagnone, ricordato da tutti.

Devoto a Maria Santissima, a Lei dedicò l'anniversario della sua Ordinazione con queste parole:

"Per il Tuo sublime disegno d'amore, a Te il mio Sacerdozio, o Maria!"

 

La nonviolenza e' in cammino

Di  Enrico  Peyretti

L'amico e concittadino d'infanzia Enrico Peyretti che, come me, ha vissuto a Bagnone durante il periodo bellico, è stato un testimone oculare degli avvenimenti del tempo e in un suo memoriale dal titolo "Memorie di liberazione dall' uccidere" ricorda l'intervento di Don Filippi e racconta dettagliatamente ogni momento di quel 25 Aprile 1945. Non trascrivo tutta la memoria, farò un link per chi sarà interessato a leggerla, io voglio solo fare un piccolo accenno e trascrivo integralmente la conclusione.

" ....vedo un vecchio articolo in memoria di don Aurelio Filippi, su "Il Corriere Apuano" (settimanale della diocesi di Pontremoli, in cui rientra Bagnone) del 23 marzo 1974. Tra i meriti di don Filippi e' ricordato l'episodio di cui parlo, ma con particolari che mi hanno sorpreso. L'articolo parla di "folla inferocita" e calca molto le tinte, probabilmente per esaltare un po' retoricamente l'azione del parroco.

Ho sentito di nuovo la testimone suddetta ed ho appurato: non e' esatto e non corrisponde al vero il particolare della "folla inferocita"; la gente era non inferocita ma spaventata e disapprovava l'azione; e' esatto e corrisponde al vero che quella del parroco fu l'"unica voce" levatasi, ma ebbe subito l'appoggio manifesto della popolazione presente; nessuno dei civili infieri' sui corpi degli uccisi. Secondo il mio ricordo di allora, si diceva che una donna partigiana diede il colpo di grazia ai condannati...."

Per coloro che gradiscono leggere l'intera memoria, sono pregati di collegarsi sul sito: 

http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2005/01/msg00004.html

RIMEMBRANZE
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Il cimitero tedesco in una rara foto scattata nel 1953.
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Luogo del Cimitero dei tedeschi a Bagnone

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Luogo bonificato e tenuto a memoria

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Luogo dove vennero sepolti i tre fucilati Foto di A. Ghironi

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Cimitero tedesco di Costermano (VR)
IL CIMITERO DI GUERRA

Ringrazio di cuore Enrico per questo lavoro grande e luminoso che vuole esaltare l'eroico intervento sulla piazza, del parroco don Aurelio Filippi, il quale riuscì a far sospendere l' esecuzione dei soldati tedeschi e fece appello al popolo presente chiedendo la loro misericordia per i tre  malcapitati.

Passata la prima burrasca, Don Filippi si ritirò nella Prepositurale a pregare, forse a ringraziare Dio per lo scampato pericolo; poi prima di rincasare volle salire al cimitero a dare l'estremo saluto ai tre uccisi, benedicendo il tumulo di terra sul quale era stata infissa una croce di legno, trovata da Peramore, tra i relitti nel cimitero di Bagnone.

Poi la storia dei resti dei poveri militari non la posso raccontare, perché per ragioni di studio venni rinchiuso in collegio e non potei più seguire gli avveniumenti di Bagnone, ma posso riferirvi a quanto scrive qui di seguito Enrico Peyretti.

"Vidi tornare i tre uccisi, dopo pochi minuti, ammucchiati come sacchi su un carretto tirato da un asino, rossi di sangue, che colava ancora sulle lastre di pietra della strada centrale del paese. Li ho sempre davanti agli occhi. Ho impresso nel ricordo il contrasto impensabile tra quell'asino in cammino, vivo, la poca gente attorno, e quei tre poveri uccisi. Venivano portati nel cimitero di guerra tedesco, sotto i castagni, accanto a quello civile, a monte del paese. Ho una fotografia di quel cimitero, grigio come le divise tedesche, scattata nel 1953 che allego, prima che tutte le salme, una dopo l'altra, fossero trassumate.

Dopo oltre cinquant'anni ho saputo, tramite amici tedeschi che si sono informati presso le apposite organizzazioni statali, che i tre uccisi di quel giorno sono ora sepolti, senza nome, nel cimitero militare tedesco di Costermano, presso il lago di Garda. (Nel 1960 fu inaugurato il Cimitero Militare Tedesco, dove furono raccolte oltre 22.000 salme n.d.a.)

Avrei voluto, se fosse stato possibile, comunicare alle loro famiglie i miei sentimenti di bambino per i loro morti. Un giorno vorro' visitare la loro tomba. Mi pare di vederli ora, su quel carretto, i tre uccisi. In essi vedo tutta l'infinita moltitudine degli uccisi di tutte le guerre. Continuano a sanguinare su tutta la terra. Su tutte le strade del mondo c'e' un asino paziente, piu' buono degli uomini, che accompagna al riposo nella terra i poveri uccisi, piangenti lacrime esauste di sangue.

E c'e' anche, dappertutto, un popolo che non condanna a morte neppure i nemici, ma che non sa come fermare la catena della violenza. Quei tre nemici uccisi, di cui non ho mai saputo il nome, sono i miei primi maestri della necessita' della pace. C'era un quarto militare tedesco, che assistette alla fucilazione dei tre dal palazzo del Municipio, dove era trattenuto, col terrore di venire poi ucciso anche lui.

L'ho conosciuto esattamente cinquant'anni dopo, nel marzo 1995, stringendo poi con lui una calda amicizia: e' il signor Josef Schiffer, oggi novantenne, di cui ho scritto piu' volte (per esempio, Piu' uomo che soldato, in "Rocca", 15 aprile 1995). Non conosceva i tre fucilati, che erano di un altro reparto, dislocato altrove. Fu salvato dalle testimonianze spontanee di molti che sapevano in quanti modi, a suo rischio, aveva protetto la popolazione civile, gia' durante l'occupazione. Ne' allora, ne' da testimonianze successive, mi e' mai risultato che i tre tedeschi uccisi fossero personalmente accusati di crimini.

Furono uccisi in quanto nemici, per vendetta impersonale, oggettiva. Ma se anche fossero stati molto colpevoli, era ormai l'ora di smettere. Furono uccisi, quando la furia doveva finire. Anche se fossero stati Caino, che Dio protegge anche piu' di Abele (cfr. Genesi 4, 15), il loro sangue sparso a terra grida, grida, da quella piazza e da quella via di paese lastricata di antiche pietre, e da ogni angolo della terra. La guerra e' questo, per me. Ho conosciuto anche la paura del bombardamento, ma per me la guerra e' soprattutto quella fucilazione, l'animo che la produsse. Nessuna causa al mondo puo' giustificare queste cose.

Da: http://www.lunigiana.net/XXsecolo/sommario.htm

I resti delle Salme dell'Ospedale Militare Tedesco, temporaneamente esumate nel piccolo cimitero di Bagnone, sono state trasferite nel 1953 nel grande cimitero di Costermano, in provincia di Verona, sul Lago di Garda. Oggi questi sacrari non sono più luoghi dove si rende "onore" ai caduti ma "un luogo di memoria e di ammonimento", che ricorda "che bisogna opporsi, quando intolleranza, razzismo o ideologie rendono gli esseri umani deboli per accecamento".

Qui vale il detto ebraico: "Il segreto della redenzione si chiama ricordo".

RUGgGIO - 2007           

 
CORRISPONDENZE

Egregio Signor PEYRETTI.

Il mio nome Agostino GHIRONI, non Le dirà niente,  La  conosco solo perchè Giovanni RUGGERI, mi ha raccontato di Lei, della vostra gioventu' bagnonese. Di recente ho potuto vedere su "Bagnonemia", nel fascicolo dedicato al Parrocco DON FILIPPI, una eccezionale fotografia del cimiterro tedesco di Bagnone. Giovanni, mi ha detto che era Lei che gliel'aveva mandata. Dal 45 a questa parte è la sola fotografia di quel luogo che io abbia  mai visto. A vederla mi ritornano le immagini esatte di quelle tombe, con quelle belle riproduzioni delle "croci  di ferro" che m'impressionavano, scolpite  in un bel legno di qualità,  e che chi scendeva o saliva lungo la strada non poteva non vedere e rivedere.

La differenza con il Camposanto di Bagnone, in faccia, era che dai Tedeschi non c'era bisogno di entrare per vedere, mentre in quello di Bagnone per vedere bisognava entrare. Ho letto con piacere il racconto, profondo e molto sensibile, che Lei fà di quel giorno particolare e di quel momento eccezionale (nel cattivo senso) per Bagnone, al quale pochi (tra 50 e 100 persone) sono stati testimoni oculari presenti in piazza, anche se dopo ce ne siano affluiti  di più. Vedo che anche per  Lei si tratta di un ricordo pesante.

Senza averlo voluto, sono personalmente uno di quei pochi e, a conti fatti, preferirei non avere mai avuto quel tristissimo privilegio di trovarmi li, a quell'ora, di quel tristissimo pomeriggio, che molti hanno deciso di definire come il giorno della "Liberazione". Ancor oggi sono preso dall'angoscia  quando ripenso a quella tragedia finita con la morte di tre uomini, giustiziati in nome di quale valore superiore ? Don Filippi è il solo che ha agito ed ha preso la difesa di quei tre uomini, rischiando di essere preso a cattive parole ed anche peggio, dal capo partigiano a cavallo.

Dopo l'intervento di Don Filippi, Il fatto che mi ha sconvolto, più di tutto è stato quando, lo stesso comandante ha chiesto ai presenti in piazza di approvare la condanna a morte alzando le braccia in segno di accordo. Purtroppo io ho visto molte braccia tese...  Quel segno significava l'accordo per "la morte" richiesta. Quando mentalmente rivedo le immagini di quel momento non riesco a capire,  mi rimane difficile di comprendere e di accettare. Quel giorno avevo 14 anni e due mesi, non ero ancora un uomo ma non ero più un bambino. Con Don Filippi, le sole persone degne in piazza sono stati i "tre tedeschi" che si sono comportati in maniera esemplare, senza un pianto, un grido, hanno accettato quello che stava succedendo davanti a loro, e a qualche secondo dal perdere la vita si sono fatti un segno con la testa e si sono scambiati un ultimo saluto d'addio. Ero ad una distanza di 15-20 metri da loro.

Dopo la sparatoria e l'accanimento di certi partigiani sovraeccitati, ho visto: l'anziana signora di nero vestita, con un eccessivo comportamento di scherno; ho visto i tre corpi a terra e caricati come delle bestie sul caretto di Peramore, sono rimasto accanto all'asinello che, bravo e senza saperlo portava i tre uomini verso il luogo del loro ultimo riposo. Una fossa comune che ad occhio misurava 1,5 m per 2,5 m e profonda  0,30-0,40 cm . Ero li, quando li hanno ricoperti di terra, un piede di uno dei "tre" fuoriusciva dalla terra, ricordo che uno dei presenti l'ha schiacciato con il tacco del suo scarpone per affondarlo nel terreno.

Quando sono ripartito per tornare a Corlaga la croce non c'era ancora. E' stata piantata dopo.  Di sicuro la meritavano e sono sicuro che il Padre Eterno, Lui, li abbia accolti nelle sue braccia, e (forse) abbia  perdonato anche gli aguzzini.  Ecco perchè quel luogo particolare mi è sempre rimasto impresso e che a fine  giugno 2006, avendo in mano la macchina fotografica ho voluto scattare qualche  foto in ricordo di quei "tre soldati ignoti", di cui non si conoscono i nomi. Strano poichè all'epoca ci hanno detto che avevano fatto un processo. Se questo è vero dovrebbe esistere un atto qualsiasi con su' i nomi delle persone, amenochè a quel tempo si potesse fare giustizia anche senza sapere di chi e di che cosa si trattasse. É chiaro che i tedeschi in certi luoghi hanno fatto ancor peggio. Per esempio a Sta Anna di Stazzema.

Non posso dire che i "tre" fossero o no colpevoli di fatti gravi tali da meritare la morte. So' solamente che per Bagnone non si sia trattato di uno dei suoi  momenti più gloriosi e degno di ricordo. Eppure era il giorno della Liberazione.... Fino a quel momento di pomeriggio era stata una bellissima  giornata ridente di primavera e le campane avevano suonato a festa in tutta la valle ! Ecco perchè ero li, come tutte le altre persone,  per festeggiare ! Non per assistere a quella esecuzione ! Le faccio ancora i miei complimenti per il suo racconto e La ringrazio di cuore per la fotografia storica del Cimiterro dei Tedeschi di Bagnone.

Gradisca i miei più cordiali saluti.

Agostino Ghironi.

E-mail: aghironi@scarlet.be

Caro Signor Ghironi.

La sua lettera mi commuove. La ringrazio molto. I nostri ricordi sono vicini, ma non identici. Io avevo nove anni e mezzo. Non ero nella piazza, ma nella casa Bellegotti, nel borgo. Come ho raccontato, vidi dalla finestra passare i tre tedeschi vivi, circondati dai partigiani, e poco dopo, uccisi, sul carretto di Peramore.

Per quanto sentii raccontare allora (forse un racconto abbellito), nessuno dei bagnonesi in piazza chiese la loro morte. Solo una testimonianza arrivatami dopo vario tempo parlava di una donna che aveva approvato.

Contro interpretazioni complessive che non ritengo giuste, io tengo a dire che episodi brtutti e condannabili come questo, non devono diffamare la lotta di resistenza ai nazifascisti. Se mai c'è stata una guerra giusta, è stata quella, per la libertà e dignità del nostro popolo, offeso dalla dittatura, dalla guerra e dall'occupazione di poteri tiranni e violenti.

Episodi di ingiustizia e crudeltà come quello ci furono. Ma, a mio giudizio, dimostrano che l'uso delle armi, anche quando può essere giuistificato, riduce la sensibilità umana alla vita altrui, anche dell'avversario, sviluppa la violenza in noi e ci può facilmente abbrutire.

Ma la Resistenza rimane nel suo insieme e nelle sue ragioni, giusta.

Semmai, la lezione da trarre è che bisogna imparare, tutti, anche la politica e i governi, a gestire e risolvere i conflitti, anche i più aspri, senza le armi omicide. Per questo, ora, il mio interesse, la mia ricerca, la mia attività, è nella cultura della nonviolenza positiva e attiva, gandhiana, e nella educazione a questi metodi.

Purtroppo, siamo di nuovo in tempi orribili, di fede nella guerra, anche se si dimostra solo fonte di dolore e fallimenti, di sprechi e barbarie. La guerra di dominio e non di difesa e liberazione, non difende alcun valore, ma fomenta altra violenza. Questa è la mia riflessione. Anch'io ricordo quel giorno di sole e di festa, nelle vie e nelle osterie di Bagnone, guastato da quel delitto.

Il suo racconto mi fornisce altri particolari, come l'atteggiamento dignitoso dei tre fucilati, che aumenta in me il pesniero per loro. Li considero i miei primi maestri di pace, perchè, senza parlare, mi hanno mostrato che uccidere non si deve, mai.

Lei saprà che per me quel triste episodio è stato anche l'occasione, addirittura cinquanta anni dopo, di conoscere e fare grande amicizia con Josef Schiffer, il soldato tedesco umanissimo, che aveva aiutato e protetto la popolazione di Pallerone, e che, per questo, si salvò dalla fucilazione con gli altri. Da allora l'ho incontrato molte volte, in Italia e in Germania. Vive presso Duesseldorf. Scalfaro lo nominò commendatore della Repubblica. Nel prossimo luglio verrà ancora una volta a Pallerone. Gli ho appena mandato la foto che lei ha visto. Ora ha 93 anni e sta assai bene.

Il suo cognome Ghironi non mi è nuovo. Lei vive in Belgio (così pare dall'indirizzo mail)?

Mille grazie della sua lettera, con i più cordiali saluti.

Enrico Peyretti

1945

UN  MESE  DI  STORIA

Di  BAGNONE

dal 3 Aprile 1945 al 2 Maggio 1945

CLN

Sono qui di seguito schemizzati quattro verbali di riunione del CLN di Bagnone

 a cura di RUGgGIO

     3 Aprile 1945

 

Si sono riuniti a Bagnone i Signori delegati:

Avv. Pietro Maffei - DC, Venuti Francesco - DC, Dr Giulio Di Negro - DC.

Costituzione del locale Comitato di 

Liberazione Nazionale (CLN)

Il Comitato L.N. é così costituito:

Avv. Pietro Maffei - Presidente, Dr Giulio Di Negro - Segretario, Venuti Francesco - membro,

Brunini Mario - membro, Grandi Bruno - membro.

e i Signori non delegati ma aderenti ai partiti:

Brunini Mario - P.S.I., Grandi Bruno - P.D.L

Nota:

La Democrazia Cristiana (DC) é l'unica sezione che risulta regolarmente costituita, si decide pertanto di chiedere regolare approvazione al Sottocomitato provinciale di Pontremoli.

F.to: Pietro Maffei; Venuti Francesco; Brunini Mario; Grandi Bruno; Giulio Di Negro.

    26 Aprile 1945

 

Si sono riuniti a Bagnone casa Comunale:

Sulla Presidenza del

Prof. Dr Alberico Benedicenti.  

i Signori:

Prof. Pellegrini Olivio, Geom. Maccioni Bruno, Venuti Francesco, Grandi Bruno, 

Avv. Maffei Pietro, Dr. Di Negro Giulio, Taurelli Giovanni per Brunini Mario, Malaspina Marino, Logli Cesare e

Imparato Salvatore.

Per il Comune di Bagnone il Sottocomitato di Liberazione Nazionale (CLN) é così costituito:

Dr Giulio Di Negro - DC ,Grandi Bruno - PDL,

Brunini Mario - PSI, Imparato Salvatore-PAz. e

Malaspina Marino - PCI.

Per il Comune di Villafranca il Sottocomitato di Liberazione Nazionale é così costituito:

Tomellini Alessio - PSI, Prof. Pellegrini Olivio - DC, Logli Cesare - PRI, Geom Maccioni Bruno - PCI e Buglia Emilio - PDL.

Nota:

Le variazioni che saranno eventualmente apportate verranno tempestivamente comunicate al comitato Provinciale. Firmato: il Presidente, Prof. Dr Alberico Benedicenti.

   27 Aprile 1945

 

Si é riunito nella sede Comunale il C.L.N. composto dai membri, Signori:

Dr.  Di Negro Giulio, Imparato Salvatore,

Grandi Bruno, Brunini Mario e Malaspina Marino.

 Essi hanno proceduto alla nomina del Presidente e del Segretario del CLN:

Dr. Di Negro Giulio-Presidente

Imparato Salvatore - Segretario

Successivamente hanno nominato il Sindaco di         Bagnone il Signor: Avv. Maffei Pietro.

Nota:

Hanno rinviato la nomina della Giunta Comunale ad una prossima seduta.

Firmato il Presidente Dr. Giulio Di Negro ed il Segretario Imparato Salvatore.

2 Maggio 1945

Riunione del CLN a Bagnone. 

Presenti:

Dr Di Negro Giulio - Presidente, Imparato Salvatore - Segretario e Brunini Mario - Membro.

Sono assenti:

Hanno dichiarato verbalmente al Presidente di rassegnare le loro dimissioni della carica.

Grandi Bruno - Membro e Malaspina Marino - Membro.

Il Presidente propone che entrino a sostituire gli assenti i Signori:

Malaspina Fernando - PDL - Membro e Ghironi Adolfo - PCI - Membro.

 Nomina di quattro Assessori effettivi e di due supplenti:

Effettivi:

Prof. Lorgna Gino - Assessore, Venuti Francesco - Assessore, Ghelfi Giuseppe - Assessore e Corvi Achille Pierino (Vulgo Patria) -Assessore.

Supplenti:

Maresi Oscar - Assessore supplente e Calani Luigi - Assessore supplente.

 Verbale firmato: Dr. Giulio Di Negro - Presidente e da Imparato Salvatore - Segretario.