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Aggiornato il 08-04-2008

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Biografia, α 28-05-1874 - ω 01-02-1945 

Da ricerche eseguite nei registri di Stato Civile del Comune di Filattiera risulta un certo Ferrari Pietro Francesco nato a Filattiera il 28 Maggio1874, figlio di Mario e di Colomba Mastrelli, e dal matrimonio sono nati altri quattro figli, un fratello e tre

sorelle: Luisa (1876) in sposa a Giovanni Cappellini di Pontremoli; Carlo (1877) laureato in medicina; Giuseppina (1880) in sposa a Amos Zucchi Castellini; Maria (1888) nubile.

Sempre in Filattiera, sulla facciata della casa paterna, è stata posta questa lapide commemorativa alla memoria, voluta da Manfredo Giuliani, il quale partecipò anche alla sua inaugurazione. 

 

PIETRO FERRARI,  

medico, agricoltore, storico e novelliere

Pietro Ferrari compì gli studi ginnasiali a Pontremoli, quelli liceali a Massa, gli universitari a Parma, conseguendo nel 1899 la laurea in medicina come il fratello Carlo, seguendo la tradizione di famiglia.

Gli ideali paterni vennero seguiti puntualmente anche nella scelta della professione. Il padre Dott. Mario Ferrari, appena laureato, corse volontario a curare i colerosi in Ancona durante la pandemia el 1865, e che nel 1866 si arruolò volontario nella sanità militare in occasione della guerra italo austriaca combattuta in terra lombarda, e finì poi per sposarsi e svolgere in Filattiera l'attività professionale di medico condotto.

Non poteva non essere che i figli Pietro e Carlo, cresciuti ed allevati in tanta sensibilità, non volgessero la mente, il cuore, l'anima e tutte le loro forze verso ogni ideale di civismo e di vita.

Pietro Ferrari in particolare, nei corsi universitari incontrò maestri di spiccato rilievo, quali Ughi e Riva, assertori del metodo sperimentale che muove dalla fisiopatologia alla microbiologia e alla immunologia, in distinto e chiaro progresso verso l'accertamento delle cause di malattia, per la relativa cura e profilassi, sui nuovi sentieri di indagine della clinica moderna. A questa scuola il valente giovane trasse gli elementi più validi alla preparazione scientifica e pratica, confortato dai frequenti incontri con il più umile ma il più prestigioso medico di allora in Lunigiana, pure di Filattiera: il Dott. Pietro Savini, che dal grande clinico napoletano Salvatore Tommasi aveva colto la più solida, accurata, aggiornata preparazione professionale del tempo.

È di questo periodo l'affettuoso saluto scritto dal Ferrari, commemortivo dell'anziano medico "Il dottor Pietro Savini" apparso sul Corriere Apuano nel 1938 e ristampato in opuscolo in 8º di pp. 7 nello stesso anno.

In tanta recettività, acuita nello studio della medicina, elevò il pensiero a propositi politici abbracciando la via del socialismo romantico per il quale il cuore degli uomini tende all'amore per il prossimo; quell'ideale che, in un articolo scritto in quegli anni, egli mise allo stesso livello, e identificò, con la religione di Cristo. Vds.: di Nicola Michelotti - Le "opere prime" di Pietro Ferrari, apparse sul Corriere Apuano del 1985, 21.

Ferrari socilista, era stato preceduto da Pietro Bologna; sarà seguito da Emilio Baracchini.

[L'Avv. Pietro Bologna (1864-1925), sindaco di Pontremoli dal 1910 al 1920, già fondatore nel 1887 del Circolo Operaio Pontremolese, divenne l'emblema ed il riferimento primo dei socialisti pontremolesi e dell'Alta Lunigiana. L'Avv. Emilio Baracchini, trasferitosi a Parma, diverrà particolarmente noto in quel foro].

Nel clima acceso degli innovatori dello studio parmense agirono, nello stesso periodo, i lunigianesi Alceste De Ambris (Link), Luigi Campolonghi, Vittorio Carloni, Costantino Micheli e Orlando Orlandini. 

[La cosidetta "Brigata Apuana". Vds. in proposito di Pietro Ferrari, "Figure che scompaiono" articolo del Telegrafo, cronaca di Pontremoli del 17 giugno 1935; ristampa Pontremoli 1939, nel IV anniversario della morte].

Ferrari, seguendo gli insegnamenti paterni,  antepose all'esercizio della libera professione la strada del medico militare per ammaestrare le giovani leve, fra l'altro, all'amore della Patria: sentimento che rimarrà in lui, genuino e saldo, anche dopo il congedo, nell'ambiente pontremolese e lunigianese. E la natura di Pietro Ferrari rifulse nel trasmettere agli altri i tesori del suo cuore, quale medicina più propria, più efficace, per elevare a confortare quanti non avevano potuto attingere alle fonti di un'educata convivenza. Aveva impegnato se stesso con la disciplina, con la suadente ed armonica parola a compiere opera di saggezza umana proprio fra le giovani leve che si avviavano alla piena responsabilità dei diritti civili.

Nell'anno stesso in cui conseguì la laurea frequentò, quale ufficiale di complemento, la scuola di applicazione di Sanità Militare di Firenze, e nel giugno del 1900 fu promosso, fra i primi, al grado di sottotenente. Ebbe, quali compagni di corso e amici, persone di gran valore, destinate a diventare celebri, con le quali manterrà anche in seguito i più cordiali rapporti. Brillante Ufficiale del "Genova Cavalleria", si compiaceva nel ricordare, senza il minimo segno di ambizione personale, gli avvenimenti di cui era stato in qualche misura protagonista. Capitanp "a scelta" in Libia, fu assegnato alla Direzione di Sanità militare a Tripoli; partecipò alla guerra italo turca segnalandosi per l'applicazione delle metodiche, per allora le più avanzate, nella cura dell'infezione tifoidea. 

Qui incontrò un altro pontremolese, il generale Ezio Reisoli (1856-1927), il superbo conquistatore di Homs e di Leptis Magna al quale i suoi concittadini faranno solennne consegna, nel 1913, di una "spada d'onore"; dopo la sua morte darà dedicata al suo nome una strada nel quartiere extra moenia di Verdeno. 

[Per notizie biografiche comple del Generale, Vds.: di Cesare Reisoli, Il generale Ezio Reisoli, Milano 1965,pp. 85].

Nel 1914 Pietro Ferrari, pubblicò sulla rivista "Psiche" alcune riflessioni e considerazioni di psicologia infantile araba ponendo in rilievo i propri problemi di cuore e di mente verso il prossimo sofferente, senza discriminazione di colore, di ambiente, di inimicizia. 

[Alcune note di psicologia infantile araba in relazione al disegno dei fanciulli. Su "Psiche" - Rivista di studi psicologici, 1914, 1].

Nella prima guerra mondiale si distinse, fra l'altro,  nello studio dei problemi organizzativi degli ospedaletti da campo, tanto da ricevere pubblico encomio dal Re Vittorio Emanuele IIIº e dalla Duchessa d'Aosta.

Sul Carso, nel 1917, ottenne la medaglia di bronzo al valor militare.

Tenente colonnello nel 1918, l'anno successivo fu posto in aspettativa per riduzione di quadri.

Abbandonato il servizio attivo e rientrato in famiglia, col grado di Generale, potè accudire alla salute della madre dedicandole ogni premura, ogni cura, ogni squisita tenerezza, nel più sentito tributo che si deve a chi dona la vita. Avrebbe potuto, in quel tempo esercitare la professione medica con pieno successo. Riversò invece la sua preparazione ai famigliari, agli amici, al popolo di Filattiera, elargendola sempre senza riserve e con la più umana comprensione.

Accrebbe la storia della medicina di un prezioso contributo alla migliore conoscenza del pontremolese Giuseppe Zambeccari, medico e naturalista fu vanto dell'ateneo pisano, che all'età di ventisei anni già impartiva lezioni di anatomia e clinica medica.  Riusci sempre a contemperare lo studio e la pratica della medicina in uno alle molteplici ricerche sugli avvenimenti che caratterizzano la tradizione e formano la storia e la nobiltà della nostra stirpe.

[Il Zambeccari, nacque a Castelfranco di Sotto il 19 marzo 1655 da Bernardino Zambeccari e Livia Maraffi, appartenenti a note e antiche famiglie pontremolesi; muore a Pisa il 13 dicembre 1729. 

Pontremoli volle dedicargli quel ponte che tanto fece discutere nei primi anni di questo secolo, ma oggi solo i cultori di storia locale sanno definire con precisione il personaggio].

Vds.: di Pietro Ferrari, "Giuseppe Zambeccari", nel "Corriere Toscano", 1915, 8; ripreso per il "Giornale Storico e Letterario della Liguria", I, pp. 90-116. 

Pietro Ferrari fu amico di un insigne lunigianese, celebre studioso della disciplina medica, il Prof. Alberico Benedicenti, valoroso fisiologo e farmacologo, titolare della cattedra di farmacologia dell'Università di Genova, autore di preziose memorie scentifiche sperimentali, e di volumi, che tuttora si leggono con il più vivo interesse.

[Il Prof. Alberico Benedicenti (Link), nacque a Mocrone di Villafranca in Lunigiana, membro attivo della Deputazione di Storia Patria].

Coetaneo e amico fu, Pietro Ferrari, di un altro singolare cultore della medicina, ancora di Filattiera, il Prof. Giuseppe Buglia, che attinse alle più alte vette della ricerca scientifica nel campo della fisiologia e della farmacologia, alla scuola di Mariano Patrizzi a Bologna, di Filippo Bottazzi a Napoli, di Vittorio Aducco a Pisa.

Pietro Ferrari, medico, applicò sempre l'aforisma socratico concretizzato nel famoso concetto: dove è l'amore per la medicina, là è l'amore per gli uomini. Non poteva pertanto, in così squisita sensibilità, non estendere il proprio interesse agli altri esseri viventi come le piante e gli animali che, come l'uomo, traggono dalla terra la ragione di essere. Così prese a cuore i problemi della terra, dell'agricoltura in particolare, sospinto dalle battaglie condotte ad incrementare e a migliorare la qualità delle derrate alimentari per la maggiore indipendenza economica dei mercati esteri.

Suscitatore di entusiasmi, affrontò con impeto il grande problema della trasformazione agricola della selva di Filattiera.

Iniziò con la viabilità, stimolando la costruzione di un ponte di attraversamento sul canale del Vallo; ponte che, non appena giunto a realizzazione, creò il presupposto per successive costruzioni e permise la congiunzione a monte delle frazioni della valle del Caprio con il capoluogo. A causa della mentalità strettamente conservatrice, che in loco tuttora vige, non riuscì a unificare la proprietà terriera e dovette, ad un certo punto, desistere da tale progetto prestigioso. Ebbe nel fido Giovanni, da lui chiamto bonariamente "Giovanni di Pattona", il riservato interlocutore dei propri convincimenti agresti. Il Ferrari nella buona stagione, da Pontremoli percorreva la Lunigiana, si recava nelle sue terre della "Dorbola" e della "Selva" di Filattiera in calesse; così è ancora oggi ricordato.

La ricerca storica, la poetica, la novellistica, la divagazione agraria, non furono che episodi di ristoro fecondo all'omaggio  che sempre e comunque intese offrire all'ambiente di vita nel quale vide la prima luce.

Ma in tutte le manifestazioni verso le quali volge l'acuto pensiero, l'intelligente azione, è sempre medico: si occupa di storia antica, compie l'anamnesi remota; rievoca la gloria dei Caduti per la Patria, esegue l'anamnesi prossima; si interessa di agricoltura tratta l'esame obbiettivo attraverso la novellistica; nell'indagine clinica, tendente ad aprire il libro chiuso della vita, giunge talora alle diagnosi; la poetica del momento eroico oppure dei sonetti di primavera, nella gioia di ridare la vita, è la terapia del successo; la morte, altro non è che "la terapia che ha esaurito le speranze".

In tale fine semeiotica si intaglia il medico artista, dotato di sottile ingegno, di diligente spirito di osservazione, di analisi minuta, di sintesi stringata.

Emerge quindi la figura del clinico, con elevate attitudini a ridonare la salute, a lenire il dolore, a rendere meno amara la conclusione della vita. Medico, intese sempre l'amore verso gli uomini, aumentando la luce della ragione per stimolarli al retto operare. Era rimasto con la vivacità mentale di un giovane, ed infatti soleva ripetere: "La vita comincia domani".

La parola di questa giovinezza perpetua, che conservò integra fino all'ultimo sguardo al firmamento, sia di stimolo e di monito a quanti si avvicenderanno, nella nostra terra, ad esercitare la missione di prevenire, curare, lenire il dolore, guarire, nella misura stessa che Pietro Ferrari indicò nella molteplicità delle sue opere per le quali egli tuttora vive ed è presente tra noi.

Pietro Ferrari muore a Filattiera durante la seconda guerra mondiale, della quale non ne vede la fine, all'età di 71 anni, all'alba del 1 febbraio 1945, volgendo l'ultimo sguardo alla sorella Maria che le è sempre stata vicino.

Estratto da: "Deputazione di storia patria per le province parmensi" ARCHIVIO STORICO - Quarta serie - Volume XXXVII - Anno 1985 - "Pietro Ferrari medico e agricoltore" di Michele Zampetti.

 

Bibliografia

Pietro Ferrari, Il "Castellaro" di Monte Castello nell'alta valle della Capria in Lunigiana, in "Archivio Storico per le Province Parmensi", n.s. XXVI (1926).
Pietro Ferrari, Il "Castellaro" di Monte Castello nella alta valle della Capria in Lunigiana, in "Archivio Storico per le Province Parmensi", XXVI (1926), pp. 107-117.
Pietro Ferrari, Castiglione e i Corbellari - un cardinale lunigianese mai esistito e il passaggio di S. Rocco in Valdimagra, in "I quaderni" de "la Giovane Montagna", VII (1937), pp. 3-7.
Pietro Ferrari, La chiesa di San Bartolomeo "de Donnicato" vicino a Pontremoli, gli Adalberti e le origini Obertenghe, Pontremoli: 1938.
Pietro Ferrari, La chiesa e il convento di San Francesco di Pontremoli, 2ª ed., Pontremoli: Tipografia Rossetti, 1926, Mulazzo: Pietro Rosi (1974) [La Spezia, Biblioteca "U. Mazzini" K.4.7.10 (edizione del 1974)]
Nota: prima edizione a puntate su "Il Corriere Apuano", settimanale della Diocesi di Pontremoli negli anni 1925-26
Pietro Ferrari, L'espansione territoriale del "Comune" di Pontremoli nell'alta Val di Vara, Pontremoli: Bertocchi, 1936 [La Spezia, Biblioteca "U. Mazzini" M.8.6.18]
Pietro Ferrari, La Lunigiana e i suoi signori, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli: 1919, p. I-CXL 2° Carrara 1963
Pietro Ferrari, Monumenti romanici a Filattiera, in "Lunigiana", I (1910)
Pietro Ferrari, L'ospedale di "Selva Donnica" e l'ospedale di San Giacomo d'Altopascio di Filattiera, in "Giornale Storico della Lunigiana", XIII (1923), pp. 95-112.
Pietro Ferrari, La Rocca Sigillina, i Seratti e un'antica signoria feudale nell'alta valle della Capria, in "Giornale Storico della Lunigiana", XIII (1923)
Nota: poi in Studi di storia lunigianese, a cura della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Sezione di Pontremoli, Pontremoli: Paolo Savi, 1985,
Pietro Ferrari, Studi di storia lunigianese, a cura di Giuseppe Benelli e Nicola Michelotti, Pontremoli, Savi, 1985
Pietro Ferrari, San Bartolomeo "de Donnicato", in "L'Amico del Popolo", I (1926) Nota: Scorcetoli.
Pietro Ferrari e et alii, Castelli di Lunigiana, Carrara: Bassani, 1963.
   http://web.arte.unipi.it/salvatori/biblio/luni/lunif.htm
  
Pietro Ferrari, Novelle di Valdimagra. scritte, secondo l'ICCU, da un tal P. da Pontelungo (pseudonimo di Pietro Ferrari?) e pubblicate a Pontremoli, presso Artigianelli, nel 1944 (226 pagine).
 

TratTrattatitati

Commemorazione di Pietro Ferrari / Mario Niccolò Conti. - In Studi lunigianesi. Associazione Manfredo Giuliani per le ricerche storiche ed etnografiche della Lunigiana. - A. 4, vol. 4 (1974), p. 105-111
Studi sulla figura e l'opera di Pietro Ferrari / M. Zampetti ... [et al.]. - [Parma] : Deputazione di storia patria per le province parmensi, [1985]. - 92 p.; 24 cm.
Per la completa rassegna della sua produzione storico-letteraria, cfr. le Note Bibliografiche contenute nel volume antologico dei suoi scritti, pubblicato nel 40º anniversario della scomparsa, Pontremoli 1985.

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Pubblicato il 30 Marzo 2008

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