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a cura di RUGgGIO - Nov. 2003

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ORGOGLIOSAMENTE  PAESANI

Chi "ha visto la luce" in una grande città non può apprezzare la dolcezza di essere "paesano". 

La città, per quanto bella e attraente, è sempre troppo vasta per conoscerla ed amarla a fondo: Le ampie strade, i numerosi negozi, il traffico caotico, la fretta smisurata ... limitano amicizie, comprensione ed affetto.

Nel paese, invece, tutto è familiare, persino le crepe sulle facciate delle case. La sera ci si ritrova sui muriccioli: canti, parole e scherzi scambiati sotto le stelle. Si sa tutto di tutti: insieme si gioisce per un nonnulla, insieme si piange per una pena.

E poi la gioia di scrutare il cielo nell'alternarsi delle stagioni ... La scintillante distesa di neve in inverno; il miracolo della primavera quando tutto rinasce e l'aria vibra con melodie di suoni ... Che dire dell'estate? 

I grilli  organizzano i loro concerti notturni mentre le cicale accordano le voci squillanti; i bimbi si rincorrono nella piazza e gli adulti fanno progetti pregustando il piacere di un'abbondante vendemmia in autunno.

Ivana Fornesi           

CHI  È  IVANA  FORNESI

Nata a Bagnone, vincitrice di concorso magistrale in provincia di Torino, inizia a 19 anni la delicata attività di isegnante elementare; attualmente presso l'Istituto Comprensivo F. T. Baracchini di Villafranca Lunigiana.

Appassionata di prosa e letteratura in gioventù nel tempo libero, frequenta associazioni  culturali nella città di Torino, con la possibilità di conoscere e frequentare, durantre convegni e tavole rotonde, persone di alto spessore culturale. Nasce anche l'interesse per il giornalismo e, per hobby, comincia a redigere articoli didattici e interviste con operatori scolastici nei grandi periodi di fermentonegli annni '68 e '69.

Legatissima alla terra d'origine torna in Lunigiana per essere vicina ai familiari ed al "borgo natio" Vico di Bagnone. E sono proprio gli amici di Vico a premere perchè Ivana scriva articoli per il settimanale cattolico Il Corriere Apuano, considerato un po'  "la voce" della Lunigiana, gradito ed atteso dai nostri emigranti.

Da un ventennio Ivana Fornesi è assiduo corrispondente del suddetto settimanale facendo parte della Redazione. 

Impegnata nella vita ecclesiale della Diocesi di Massa Carrara - Pontremoli ed inserita nell'ambito culturale lunigianese grazie anche, alla fattiva presenza, sul territorio, dell'Associazione Culturale "M. Giuliani".

Gli hobby: viaggiare, leggere e scrivere poesie e racconti per bambini, alcuni in passato sono stati pubblicati sul giornale didattico diretto da Mario Lodi. Altre poesie sono state inserite nell'Antologia Nazionale "Poeti per la scuola".

La passione per la poesia Ivana cerca di trasmetterla anche ai suoi giovanissimi alunni che, negli scorsi anni hanno vinto numerosi premi Nazionali ed Internazionali fra cui:

Poesia nazionale Presepe - Verona; e premio internazionale per la Pace - Torino.

Interamente dedicati al paese di Vico ed in particolare alla minuscola frazione di Vico-Monteruolo, Ivana Fornesi ha scritto gli opuscoli:

"Orgogliosamente paesani e Paese mio: storia di un oratorio"

Delicati pensieri, ricordi d'infanzia, immagini indelebili di persone care, favole alcune in dialetto locale.

Una miscellanea di elementi caratteristici di un paese "dove tutto è familiare, persino le crepe sui muri delle case. Dove insieme si gioisce per un nonnulla ed insieme si piange per una grande pena".

V I C O

La frazione di di Vico di Bagnone,  si trova a monte del capoluogo, lungo la valle del torrente "Re di Valle", affluente del Torrente Bagnone. Vico è composta da cinque agglomerati, Vico Chiesa, Vico Canneto, Vico Monteruolo, Vico Montale e Vico Valle. Nel principale "Vico Chiesa" si trova la parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta, a circa m 400 s.l.m.

L'occupazione principale della popolazione era un tempo l'agricoltura, oggi quasi del tutto abbandonata poichè le persone valide hanno preso la via dell'emigrazione, alla ricerca di un lavoro più redditizio. Nel dopoguerra la frazione contava all'anagrafe oltre 600 abitanti, oggi ne conta 180. 

La prima data storica dalla quale si fa datare l'esistenza della chiesa di Santa Maria Assunta di Vico, ce la lascia Geo Pistarino in "Le pievi della diocesi di Luni" dove viene ricordata negli elenchi delle Decime Bonifaciane del 1296-97 e 1297-98 alle dipendenze della Pieve di Sorano di Filattiera. 

L'edificio parrocchiale, doveva essere allora molto più piccolo dell'esistente e probabilmente in stile romanico. L'ampiezza e la linea della prima chiesa si possono rilevare dalle tracce che si sono scoperte negli ultimi restauri della facciata, eseguiti nel 1974 e conservate.

Lo storico Emanuele Repetti, nel "Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana" (1843), ricorda Vico come dipendente dal feudo dei marchesi Malaspina di Treschietto.

Fu il secondogenito del Marchesotto,  Giovanni Malaspina, detto il Berretta o Berrettazzo, colui che erediterà il feudo di Treschietto e che si sposerà con Masina Picciolini dalla quale avrà: Leonardo, Federico detto il Tedesco, Andrea-Galeazzo e Guglielmo. Il paese di Vico ha cominciato ad avere una certa importanza dopo il 1351, quando il marchese di Treschietto decise, di stabilire in Vico Chiesa la sua residenza e vi dimorò per 25 anni. In questo periodo furono emanati gli ordinamenti di Vico, ai quali ogni successore si attenne.

Treschietto, costruito come roccaforte militare difensiva, sarà ampliato ed abitato dai discendenti del Berretta. Vico subisce le sorti del feudo di Treschietto. I Malaspina hanno lasciato alla parrocchia di Vico dei legati per le funzioni del venerdì di maggio, per il mantenimento dell’altare della Madonna del Rosario, e per le celebrazioni delle SS. Messe.  

P O E S I E

Di Ivana Fornesi siamo in possesso di alcune opere che qui di seguito elenchiamo e pubblichiamo; sono tratte da un documento che Ivana ha redatto in collaborazione con l'Unione Sportiva di Vico,  che ci viene presentato così:

In qualsiasi luogo, in qualunque città la vita ci porterà, mai perderemo la nostalgia dei nostri monti, ovunque ci sentiremo:

"ORGOGLIOSAMENTE  PAESANI"

PAESE  NATIO

Microscopico paese abbarbicchiato

sulla collina silente

odoroso di ginestre

negli assolati meriggi estivi:

fragrante di tiepidi zefiri;

chiomato di verdi castagni.

Senza superbia te ne stai

sotto la volta turchina

che di notte rifulge

al chiaror delle stelle

mentre la luna s'inarca

a lambire la solitaria piazza.

Tu, paese natio, solo non sei.

La nostalgia che traspare dal cuore

di chi t'è lontano

ti regala certezza

d'esser grande, vivo e caro.

Nessuna promessa infonde

pace al cuore

quando il tornare

alla tua quiete immensa.

Qui riposan gli affanni

fra gli affetti più veri.

Qui si torna fanciulli.

Qui la giovinezza lascia,

come una grazia,

il profumo del suo effimero fiore.

PARTIRE  È  UN  PO'  MORIRE

"I lieti ricordi hanno termine nel dolore dell'amara partenza, nel pianto solitario dell'animo senza più lacrime".

EMIGRANTE

Un ultimo sguardo al paese

dove lascio il giardino

dei miei anni migliori.

Con te i ricordi: tanti e nostalgici

i sogni colorati

come il tramonto

delle più note cime.

Una valigia di cartone: poche cose

disposte da mani solerte e pie.

Dentro anche un pizzico

di scura zolla

rubata all'orto

che affianca casa mia.

Ma il cuore non l'ho portato:

l'ho lasciato là

presso gli affetti veri.

Mi volto:

non strade, nè volti conosciuti.

Sei già lontano, Paese!

Appari nitido

nelle lacrime amare

che rigano il viso.

Rannicchiato nel freddo dell'inverno

sogni, Paese, sogni

il ritorno

di colui che se n'è andato.

Nell'aria una promessa

- Tornerò -

A  MIO  PADRE

Tornavi stanc, ma felice

mentre la quiete avanzava

nell'intimo borgo natio.

La brezza rubava fragranza

alle ginestre dorate

ed amarognolo sentore

al sottobosco vellutato.

Tornavi a noi

dopo la calura

del faticoso dì.

Bastava un gesto, uno sgrardo,

una nota di canzone

a produrre effetti

di tanto amor paterno.

Al t4mpo nessuno si sottrae.

Capelli canuti, sempre più radi

le rughe sulla fronte

rammentan antiche etadi.

Nel tuo cuore, mai fiacco di calor,

mi specchio.

Ritrovo l'innocenza,

dell'infanzia la freschezza,

la gioia della bambina

che conducevi allora.

Mondo beato!

Rivive, oggi,

babbo

grazie e te.

E da te traggo esempio e sprone

per i giorni che vivo.

FELICE  INTESA

E Dio decise una nuova vita: ti scelse

fu subito

felice intesa 

trepidazione, gioia, dolore

vinse l'amore: nacqui

perché, teneramente, m'accogliesti.

Cullasti il mio sonno,

sdicurezza diede ai miei passi

la tua vigile ombra.

Appresi da te, il valore della vita,

il sapore della libertà,

la dolcezza del dolore,

il rispetto, dell'altrui, dignità.

Un giorno, assai lontano, ormai...

In un abbraccio

tutto ci dicemmo...

Dal mare della vita

a te sollevo la mano

ancora... Come allora...

M'è dolce riapprodare

fra le tue braccia

mai sazie di donare

trascorre il tempo

ed ogni cosa cangia:

bellezza lascia sul tuo volto stanco.

Dolce, tenera,

mirabile amica!

Eterna nel ricordo

resterai, madre mia,

a suggellare

una felice intesa: la tua, la mia.

IN  APPENDICE

 

È questa una piccola antologia, un florilegio di poesie tratte da una raccolta di Ivana Fornesi, che mi erano state date alcuni anni orsono e che si erano nascoste in fondo ad un cassetto ed oggi con gioia, sono riapparse improvvisamente, diventando l'oggetto di questa pubblicazione. 

Mi scuso con l'Autrice per questa mia mancanza involontaria, giustificabile solo per l'età e mi riprometto di alimentare quest'opera poetica, con i nuovi e più recenti suoi componimenti che spero mi saranno  rimessi tempestivamente.

RUGgGIO            

Aggiornato il 08-01-2007

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