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Foto |
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Entrata in Canale |
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Casa
Bernabovi
a Canale |
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Particolare
casa Bernabovi a Canale 1686 |
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da
una vecchia foto del 1930
Adalgisa
e Emma Bernabovi, sorelle di Antonietta, moglie di Nicola Barbieri,
con
Teresa Luigi, sorella di Evaristo Luigi, e la figlia Bianchina
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CHI ERA
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La "Emma
dal Gat", questo era il suo sopranome, d'uso corrente, discendeva da
un'antichissima famiglia di Bagnone, citata nelle cronache del Faie del
1400: "el Gato", che aveva le sue origini a Canale di Orturano.
Località che ho visitato e fotografato recentemente.
La casa, che è stata
selvaggiamente ristrutturata, ha perso tutto il suo valore storico, rimane
solo quello di aver conservato le fondazioni, le mura maestre e l'area su
cui è stata edificata prima del 1575, data incisa sul portale.
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A
titolo di cronaca, anche mio nonno Davide, padre di mia madre Maria e
delle altre quattro sorelle che io ho conosciuto, Elvira, Elisa, Demetria e
Giuseppina, erano della stessa stirpe, quella dei Bernabovi di Canale, e da
lì erano scesi a valle.
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La
Emma ved. Chiappè, coabitava con la sorella Adalgisa e viveva di una misera pensione
lasciatale dal marito. Passavano le giornate a raccogliere tutte le scatole
di cartone, gli stecchi, le tavolette insomma tutto ciò che si poteva
bruciare, durante tutto l'anno.
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Quando
è morta, Emma aveva 91 anni. In ogni stagione dell'anno Emma e Adalgisa
dette "le Gatte" erano sempre in giro per il paese e dintorni a
raccattare "roba da bruciare". La gente del paese sapeva di queste
raccoglitrici e dovevano stare attenti a non lasciare nulla fuori casa,
perchè nottetempo sarebbe sparita. Una volta sono spariti pure dei
travicelli che un capomastro aveva appoggiato alla facciata di una casa in
riparazione, per indicare il pericolo di caduta di calcinacci od altro
materiale dal ricostruendo tetto.
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Le
due sorelle litigavano sempre, ma poi trovavano il modo di riconcigliarsi.
Adalgisa era un poco più giovane di Emma, vivevano in un paio di stanze,
sotto la caserma dei Carabinieri, dove un tempo c'erano le scuole elementari.
Non hanno mai pagato una lira di affitto al Comune e si lamentavano sempre
che "l'appartamento" non era di loro gradimento.
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Un
mese prima di morire Emma, che si era rimessa da una breve malattia, la
incontrai in fondo alle scale di casa mia e mi disse: "Ha visto? I
gatti hanno la pelle dura e per questa volta mi sono rimessa in piedi".
Mi conosceva e sapeva che ero il figlio della Maria, tra lei e mia madre esisteva un
certa confidenza dettata dall'atavico legame di parentela. La salutai e gli feci molti auguri; aveva solo 91 anni e sperava di
continuare ancora a lungo a camminare per tutte le strade, viuzze e
crocicchi di Bagnone, a tutte le ore, dall'alba al tramonto inoltrato.
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Le
"Gatte" erano ovunque: molte volte al centro della strada
costringevano gli automobilisti a brusche frenate, non si capiva quale fosse
la direzione che avrebbero preso perchè una tirava a destra e l'altra a
sinistra, poi d'un tratto Emma cedeva e seguiva Adalgisa che era la più
robusta. Erano tutte e
due ormai sorde o quasi e i
clacson li sentivano solo quando le auto erano loro molto vicine. Il duetto delle Gatte
sembrava eterno come la torre del castello, sempre allegre, un poco
chiacchierone ma non troppo maldicenti. Tutti le conoscevano e loro
conoscevano tutti; le Gatte erano un monumento "storico" di
Bagnone. Ormai non sono più.
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La
prima parte, è la storia delle Gatte che io ho conosciuto. Ma ne esiste
una più antica, quella delle Gatte giovani, le Gatte signorine.
Sembra
che alcuni giovani negli anni trenta del '900, facessero a sfida a corteggiarle,
ed oggi il fratello di uno di questi giovani, il Generale Guido Luigi, mi ha
recitato e permesso di scrivere la seguente poesia che il fratello Renzo
aveva inviato per posta alla Emma. Erano sicuramente dei giochi di paese.
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Alla
signorina Emma Bernabovi detta Gatta.
Bagnone
città.
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Comare,
miagolò la gatta zia,
alla
gattina bianca e profumata,
sono
stanca di campare questa vita
nubile
e sola, triste e abbandonata.
La
vita senza amore non ha scopo,
nè
può bastar, di tanto in tanto un topo.
Voi
viceversa i vostri innamorati
ve
li tenete stretti, avvinti per la vita,
certo
un segreto avrete, e se mi dite,
vi
donerò due sogliole arrostite.
Un
innamorato.
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Ci
fu una baruffa paesana tra giovanotti, ma tutto poi finì in una
gogliardica ragazzata.
Vale
ancora il detto nostrano:
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"I
divertimenti ad Bagnon:
Tordei, campania e balon".
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RINGRAZIAMENTO
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Devo ringraziare il signor Pino Toselli di
Genova, d'origini piemontesi e precisamente di Cassina, splendido paese
medioevale della provincia di Alessandria, che mi
invia un suo appunto tratto da un memoriale, sentito raccontare dalla più
giovane figlia di "Pissada" la Marta che nel 1951 aveva sposato
un parente di sua moglie.
Apprendo
dal signor Pino Toselli, che le quattro sorelle Bernavovi: Beppina,
Marisa, Vittoria e Maria, abitavano Pisa, in via Mercanti, 12. Esse si
erano ricongiunte nel 1945, alla fine della guerra e vivevano con la Mamma
che nel frattempo si era risposata con Gino Battistoni che si comportò
come un vero padre con le quattro sorelle.
Il
sig. Toselli gentilmente mi aggiorna circa l'albo genealogico dei
discendenti delle Gatte, che ho potuto verificare con l'aiuto di Renzo
Barbieri e che io li ringrazio sentitamente e mi accingo a
fare le debite correzioni.
Oggi,
12 Gennaio 2005 |
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Quadro
genealogico:
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Luigi
Bernabovi sposato con Giuseppa Malingambi
ebbero tre figlie e
due figli:
Emma,
Adalgisa,
Pietro, Guido
e
Giuseppa.
Guido,
sopranominato "Pissada" abitante a
Pisa, nel maggio del 1928 mancò prematuramente, lasciando la moglie Tosca
Melani detta "Africana"
in precarie condizioni
economiche, con seri problemi di salute e con quattro figlie in tenera
età e precisamente: la Beppina di 6 anni;
la Marisa
di 4 anni; la Vittoria di 16 mesi e la Marta
di appena 2 mesi..
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Fu
così che la Beppina
e la Marisa
furono accasate a Bagnone presso le zie Emma e Adalgisa, mentre la
Vittoria e la Marta furono affidate al Pio Istituto "Carlo Del
Prete" di Lucca che era gestito dalle Suore di Santa Marta. Nel
dopoguerra le due sorelle si ricongiunsero alle altre e andarono a vivere
a Pisa in via Mercanti, 12, con la Madre che nel frattempo si era
risposata con certo Gino Battistoni, che si comportò come un vero padre. |
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Per
onor di cronaca:
L'emerito
professore pontremolese Giuseppe
Benelli,
educatore insigne e cattedratico, che i bagnonesi, sono onorati annoverare tra
i personaggi illustri di Bagnone, ha sposato la signora Aurelia,
figlia primogenita di Marisa
Bernabovi. |
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Ed
anche questa è una bella storia, di una famiglia del novecento, che
merita essere ricordata. |
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