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PREMESSA
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arlare di
storia, di ricerche storiche, in una parte d’Italia molto
nascosta, come il Bagnonese, è avventuroso; è già difficile
parlare e trattare la storia della Lunigiana…
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Siccome mi piace avventurarmi per sentieri scoscesi, spesso inesplorati, per raggiungerele cime più aspre e più lontane, a
volte pericolose per il cadere subitaneo di una coltre di nebbia…
ma poi, col riapparir del sole, tutto si ristabilisce… Così, io penso di
affrontare quest’avventura che, a priori non è facile, ma può
divenir piacevole; e con l’aiuto e la collaborazione dei Soci e
Dirigenti del Centro di Cultura Bagnonese, penso si possa fare
qualche cosa di buono e di valido.
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Non è un lavoro che faccio per meritare encomi, e neppure biasimi
da parte dei veri autori. Questo è un lavoro di passatempo, di ricerca, di raccolta, di
analisi di tutto quello che riesco a trovare già scritto da altri,
con l’aggiunta di considerazioni mie e dei miei collaboratori del
Centro di Cultura. Cerchiamo, nell’ambito del possibile, di
raggruppare tutte le informazioni in un unico testo.
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Le
fonti cercherò di menzionarle tutte, di volta in volta, ma se per caso
mi dovesse sfuggire qualche cosa, è solo frutto di disattenzione,
della quale ne sono un grande cultore.
Mi
scuso prima del tempo!…
Il coadiutore.
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LE
ORIGINI
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Il territorio del Comune di
Bagnone e quello adiacente del Comune di Villafranca L. sono
compresi tra il crinale dell’Appennino Settentrionale, ed il letto
del fiume Magra. Una
decina di chilometri di lunghezza e un dislivello medio tra i 1800
metri ed i 150 metri sulle sponde del fiume.
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Una grande valle alluvionale che
partendo dalla dorsale apenninica, piuttosto scoscesa e rocciosa
agli inizi, arriva con tenua pendenza a scaricare a valle nel lento
e magro fiume le acque del torrente Bagnone e dei suoi numerosi
affluenti.
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Le crode del nostro versante sono
rupi nude e scoscese sino ai 1000 metri, posti da capre. Poi
la pendenza raddolcisce e si hanno i contrafforti e le
spianate, con i cedui, i castagni, luoghi di
pastorizia. |
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Dai 500 metri in poi, nella valle
dove la terra più fertile, si era impiantata una magra e faticosa
agricoltura intensiva a carattere famigliare.
Le crode d’arenaria si
stagliano nell’azzurro, mentre mano a mano verso valle,
l’erosione, i ghiacci e
le acque hanno accumulato, nei millenni passati, trovanti e detriti di
rocce.
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Il territorio del
Comune di Bagnone, soprattutto nelle zone di fondovalle, fu
abitato sin dalla preistoria, periodo neolitico, antica età
della pietra. L’uomo faceva vita nomade di cacciatore e
pescatore, si riparava in grotte naturali e si copriva con
pelli di animali. Ignorò l’arte fittile, raggiunse invece
una sorprendente abilità nella scultura e nelle incisioni
rupestri, che ritraggono con vero senso di arte figure umane
e di animali.
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L’idea di costruire
nella pietra rispecchia il concetto stesso di eternità; per
i popoli
primitivi la pietra è ciò che meglio di ogni altro materiale
può
servire ad immortalare.
Con questo concetto gli antichi abitanti del nostro territorio
hanno eretto monumenti di pietra noti come menhirs e/o statue
stele.
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IN
ANTICO
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I ritrovamenti di statue stele,
conservate nel museo di Pontremoli, stanno a dimostrare che la
presenza umana nel bagnonese è visibile già all’età del
bronzo.
L’uso della stele
funeraria risale ai greci del periodo miceno. In Italia essa era già
conosciuta durante la civiltà enea e palafitticola. Nei vari
momenti e luoghi, la stele assunse forme diverse e decorazioni più
o meno ricche.
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La stele, sta a dimostrare
che in Lunigiana esisteva una vita organizzata, già da diversi
secoli prima di Cristo.
Non completo il quadro originario, se non
dico che una statua stele conservata a Pontremoli, viene da un
ritrovamento recente, nel 1969, fatto casualmente durante i lavori di ampliamento
del cimitero di Treschietto,
frazione di Bagnone, in un vigneto adiacente.
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La
statua stele è femminile, acefala, dotata di seni capezzolati e
braccia distese sul corpo. É un blocco di pietra arenaria dalle
dimensioni di 135x39x17 centimetri, dal peso complesivo
di circa due quintali.Dare una data alla stele e
localizzarla nel tempo, gli esperti la fanno risalire alla
prima parte dell’età del bronzo. Quando noi sappiamo che
l’età del bronzo, nel Mediterraneo termina intorno al
1000 a.C., possiamo trarne delle conclusioni.
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Da notare ancora l’ubicazzione del
rinvenimento che si pone in una zona sensibilmente elevata,
lontano dal fondo valle e dai corsi d’acqua, forse nei
pressi di uno scomparso insediamento di difesa, legato alla pratiche agricole e dell’allevamento,
ed è indicata dallo scopritore Prof. Germano Cavalli, come
rimossa dalla sua posizione originaria.
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(da : www.menhir.net/italia/lunigiana).
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I PRIMI
ABITATORI |
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Possiamo tentare di menzionare, senza voler
offendere nessuno, e chiamare Liguri i popoli che hanno abitato anche
la Lunigiana. Ed ecco come è descritta questa popolazione,
che dovrebbe risultare chiara e indiscutibile per tutti, una
volta per sempre, per evitare confusioni e malintesi. |
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I
Liguri
sono un’antica popolazione europea che in età preistorica pare
fosse diffusa dalla Sicilia alle coste del mare del Nord, e che in
epoca storica più recente, troviamo stanziata sul litorale
tirrenico da Luni a Marsiglia e, in parte, nelle valli interne del
Rodano e del Po, dove rimase fino all’invasione dei Celti (V-VI
sec. a.C.). Molte erano le tribù in cui i Liguri si suddividevano:
Intimili, Ingauni, Genuates, Apuani,
Vagienni, Taurini, Salassi, ecc.
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L’origine dei
Liguri è molto discussa, ma la loro lingua rivela
somiglianze con quella degli Iberi e infiltrazioni notevoli
di elementi gallici.
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Fin dall’antichità i Liguri furono
montanari laboriosi e marinai audaci, saccheggiatori, valorosi
in guerra; indotti a cercare per tempo le vie della loro
espansione sul mare. Commerciarono coi Fenici, coi
Cartaginesi, costruirono i sicuri porti di Nizza, Monaco e
Genova. Non perdettero le caratteristiche di tenacia e di
amore alla libertà, che li distinguevano fra le
popolazioni italiche, nemmeno quando Roma, dopo dura lotta, li
soggiogò (II sec. a.C.).
I Liguri furono poi fedeli ai vincitori e,
con Caio Mario combatterono i Cimbri (102 a.C. a Aix en Provence) e
i Teutoni (101 a.C. presso Vercelli) meritandosi la cittadinanza
romana; poterono così attendere ai loro commerci, fiorenti ancora
nella tarda età imperiale.
(Estratto
da D.E.M. edizioni Labor).
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La
popolazione che viveva nel territorio di Bagnone è senza dubbio di
derivazione ligure. I Liguri una popolazione forte, dedita all’agricoltura,
alla pesca e al mare, è stata soggiogata dai romani solo dopo una
lunga lotta, nel II secolo a.C.
La città di Luni fu fondata nella
vasta pianura che costeggia la
foce del fiume Magra
nell’anno 177 a.C., come colonia romana a seguito della sconfitta
dei Liguri Apuani. Essendo
il nostro un popolo montanaro,
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immagino che le tribù che hanno
popolato l’Alta Lunigiana siano di derivazione Ligure, poi, che i nostri antenati siano
Liguri Vagienni o Liguri Taurini, o Liguri Apuani ecc. non ha
nessunissima importanza;
importante invece è che siamo Liguri
derivanti dagli Ambroliguri e/o Neoliguri, età del ferro VII – V
secolo a.C. vedi Diodoro Siculo, 80 – 20 a.C, dalla sua “Biblioteca
storica”, e che usassero le montagne come naturale riparo
difensivo. |
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Spesso
ricorriamo alla toponomastica o alla ricostruzione visiva degli
insediamenti dei primitivi; sono noti i Castellari,
ubicati quasi sempre sulle sommità dei monti o in zone scabrose,
quasi inaccessibili, luoghi di rifugio e di difesa per il bestiame
e per gli abitanti.
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metri
s.l.m. sopra Jera e Compione; Le Pianacce e in Garbia, alle
sorgenti delBagnone e molte altre. Questi luoghi
fortificati, forse più nascondigli che fortezze, costruiti in cima
ai monti, permettevano alle popolazioni di sfuggire alla sicura
morte, che avrebbero probabilmente subito, se fossero rimasti
improtetti e sparpagliati a valle.
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Gli Apuani sono localizzati più in basso,
nel Sarzanese e nella Garfagnana. Popolazione che difese
strenuamente la propria indipendenza contro Roma. Gli Apuani
furono vinti e in parte deportati nel Sannio, ma mel 155 a.C. Roma
dovette combatterli ancora.
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Gli abitanti del comprensorio, o
territorio della Val di Magra, sono da far risalire all’epoca pre
romana, od anche precedente.
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Non si hanno molte notizie riguardanti l’alta
Lunigiana agli albori della storia romana, salvo l’esistenza di
Luni, la sua importanza, il ratto dei liguri apuani, e si giunge
alla fine dell’impero romano di Occidente, la lunga dominazione
ostrogota, la riconquista dell’Impero romano d’Oriente, noto
come Impero Bizzantino.
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Non conosciamo fonti storiche che ci
permettono di formulare una teoria valida dell’epoca romana e
neppure del primo Medioevo. Tantissimi sono i nomi che ci fanno
pensare ad insediamenti di legioni romane ai tempi del Console
Leorgio, per altri Levigio (nomi pervenutici attraverso nomenclature
e detti locali, non rintracciabili storicamente).
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Nella valle del torrente Bagnone,
troviamo una ricca toponomastica di derivazione latina. Alcuni nomi
come Corlaga (cor in laga, cuore
del lago); Campo di Leugio
(insediamento del console Leorgio); Campo di Marzo da Campo di Marte, luogo
di battaglia, oppure da Campo di Marcius, da Ancus Marzius; Vico
(dal latino vicus, villaggio, borgo, quartiere, rione); Stazzone ( da statio, stationis:
stazione, posto di guardia); Pianel dei
morti; ecc. ecc. Sono queste solo costatazioni e
supposizioni?….
Ed anche nella valle del torrente Civiglia si
trovano nomi interessanti come: Gabbiana, Lusana, Cassolana, Vespeno…
ecc.
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Sono questi sicuramente dei
“ toponimi prediali ” di derivazione latina,
per l’uso romano di distinguere i fondi col nome del proprietario
o di un luogo, aggiungendo a questo il suffisso
“ anus ”. Esempi:
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Gabbiana
- dal nome della città laziale di Gabio + anus = Gabianus,
ed oggi per corruzione: Gabbiana; od anche dal predio appartenente a
un romano di nome Gabius.
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Lusana - dal
nume lusio, lusionis (gioco, divertimento) + anus = lusianus
ed oggi per corruzione: Lusiana, Lusana.
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Cassolana –
dal nome romano Cassius + anus = Cassianus ed oggi per
corruzione: Cassiolanus, Cassiolana, Cassolana.
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Vespeno –
da
vesper, vesperis; Vespero di Venere), sera + anus = Vespanus
ed oggi per corruzione : Vespeno.
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Croce - in dialetto Kròsa, da croce.
Punto d’incrocio, ove si intersecano le strade.
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IL
MEDIOEVO IN LUNIGIANA |
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La data di riferimento è il 476,
la caduta dell’impero Romano d’occidente. Avvenuta per una serie
di concause quali l’impossibilità di mantenere le milizie per l’apparato
di controllo del territorio, lo sviluppo del Cristianesimo che mette
in crisi la cultura e la filosofia sulla quale si basava la società
Romana e nello stesso tempo l’arrivo massiccio delle
popolazioni germaniche. Fenomeni storici che hanno una forte
influenza ed una importante conseguenza in Lunigiana.
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Con la crisi economica che ne è derivato, si
ha un ritorno allo sfruttamento delle poche risorse della montagna.
Si formano quindi i villaggi montani, quasi tutti poverissimi,
villaggi di capanne.
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Riappare Luni nel 552, quando il generale
bizantino Narsete la occupò e divenne un importante centro
bizantino. É in questo periodo che sorge Sorano di Filattiera,
centro amministrativo e militare di importante rilevanza per la viabilità in val di
Magra.
L’egemonia
bizantina subì uno
scossone, dall’invasione Longobarda del 568, che invase anche la
Toscana, stabilendo a Lucca la capitale del Ducato.
L’impero
bizantino resiste in Liguria contro i Longobardi fino al 643 con
lefortificazioni di Zeri e Zignago.
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Il territorio, con lo sviluppo del
Cristianesimo, vede sorgere le Pievi nei luoghi dove
esistevano i Pagi romani. Ma Luni, la Lunigiana e la zona
marittima, restarono nelle mani dei bizantini sino al 643,
quando il re longobardo Rotari espanse il suo dominio partendo
da Lucca.
I
bizantini non abbandonarono la Lunigiana, anzi la
fortificarono;
il crinale dell’Appennino divenne nei secoli VI –VII
una frontiera militare.
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Il sistema fortificato di Filattiera, con i suoi castelli,
è in val di Magra, un caposaldo fortificato bizantino sulla via Francigena e sulle
grandi vie trasversali di collegamento, esempio la
Genova-Modena, via Castello di Iera, chiamata la via del sale.
Località situata a monte del feudo di Treschietto,
piuttosto nel territorio del feudo di Bagnone, sotto le
pendici di una vetta importante dell’Appennino, il monte Orsaro, m
1851.
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Dopo la conquista longobarda del
territorio lunense, si nota un periodo espansionistico da
parte dei nobili, delle chiese e del vescovo di Lucca, con l’acquisto
di numerosi beni e proprietà anche in Lunigiana;
sotto i Franchi, Luni e la
Lunigiana restarono nell’orbita lucchese.
Il Ducato longobardo fu
sostituito da un Marchesato carolingio, ma non ci furono grandi
cambiamenti di tipo politico.
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Luni entrerà
in una fase di crisi profonda. I saccheggi saraceni e quelli
normanni contribuirono in modo decisivo a debilitare la
città, anche perché gli interessi dei gruppi dirigenti si
erano spostati su quelli territoriali rurali.
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ATTRAVERSO I SECOLI |
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A partire
dall’età carolingia abbiamo notizie della presenza in
Lunigiana di centri aziendali di grandi proprietà nobiliari
o ecclesiastiche note con il termine di corte
dominicata.
(corte : sta per area, spazio; e dominicata :
sta per il proprietario, per il signore).
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Tra i gruppi nobiliari, risultano gli
Obertenghi [V.] e i loro diversi rami. Con molte principali
proprietà, note solo dopo il mille, esse sono fondate su corti
presumibilmente formate nei secoli IX-X.
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Dati sicuri, fonti storiche che ci
informino sull’origine di Bagnone, non ne conosciamo ancora. La
prima volta che troviamo nominato Bagnone é precisamente il 19 maggio 963 quando l’Imperatore di
Germania Ottone I, rinnovò la protezione ai Vescovi-Conti di Luni,
enumerando le corti, le pievi ed i castelli per il quale la protezione
valeva.
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Inoltre abbiamo notizie dirette ed
indirette di alcune Pievi elencate in diversi privilegi papali che
ci fanno risalire alla fine del X secolo. Nel 981 é notizia della Pieve o Chiesa di San Cassiano di
Bagnone in un accenno al “mercatum in plebe sancti
cessioni” contenuto nel diploma dell’Imperatore Ottone II per il
Vescovo di Luni Gottifredo.
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Dati di fatto, invece, come l’ubicazione
a difesa della valle, ci fanno pensare che Bagnone, sorto come
roccaforte, ha dato origine al suo Castello con la torre di
avvistamento e di comunicazione con gli altri Castelli fortificati: Mulazzo, Malgrate, Castiglione del Terziere e di
Treschietto, opera iniziata a partire da un periodo intorno al
900 - 1000 d.C..
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Il
Castello di Bagnone, unitamente agli altri, era sicuramente
importante per la difesa del territorio, di non facile
accesso dalla valle, perché il profondo torrente non
permetteva l’entrata se non attraverso alcuni ponticelli
in pietra ad arco unico tutto sesto, che collegavano le due
sponde, passaggi obbligati, opere di facile controllo e di
difesa.
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L’origine di Bagnone, come agglomerato urbano, é una
conseguenza dell’espansione e quindi della necessità di dare un
tetto alla popolazione che andava mano a mano crescendo, al riparo
della torre e all’ombra del Castello.
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Circa
l’antichità di questo luogo è da sapersi, che non è
possibile il rinvenire l’origine. Convien bene avvertire, che
prima si chiamava Banone, ed
in latino Bondelia il che
ancora vedesi accennato nella Geografia del famosissimo
Astrologo, e matematico Tolomeo… »
(Cattaneo
D.: Istorica descrizione dell’insigne terra di Bagnone antico
e moderno; Massa,
Frediani, 1726, pp. 8, 9)
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É tacito che, dalle origini al 1200, per
Bagnone si intendeva la roccaforte e l’agglomerato di case sorte
attorno al castello, tutto edificato sulla sinistra del torrente
Bagnone, dal quale la località prese il nome; delimitata dal
torrente Mangiola e dal Canale Pendeggia, detta la Rocca
di Bagnone, poi chiamata: il Castello di Bagnone.
Gli unici dati storici pervenutici, ricavati
da scritti dopo il 1100 sono i seguenti :
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- Monachus de
Bagnone.
In una sentenza pronunciata il 18 Novembre dell’anno 1124, dai
consoli di Lucca, nella chiesa di Sant’Alessandro di
quella città, circa la vertenza sorta per il possesso del
monte Caprione tra Andrea, Vescovo di Luni ed i Marchesi
Malaspina. Tra le varie persone e fedeli che, in tale
occasione, accompagnarono il Vescovo Andrea a Lucca, è
menzionato nel documento, un “ Monachus de
Bagnone ”. (Probabilmente
inteso come il Monaco del Castello di Bagnone, n.d.a.)
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- Plebem de Bagnone.
In una bolla del Papa Eugenio III, con la quale prende sotto
la sua protezione la Chiesa di Luni, aderendo così alla
supplica umiliatagli dal Vescovo Gotifredo, datata 11
novembre 1149, è noverata tra le altre la “ Plebem
de Bagnone ”. (Plebem = popolo, volgo, n.d.a.)
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- Dominii… de
Bagnone.
Il lodo reso nel monastero di Aulla il 12 Maggio 1202 col
quale gli arbitri eletti dal Vescovo Lunense Gualtiero e dai
Marchesi Malaspina composero il dissidio nato fra loro per l’acquisto
da questi ultimi fatto dei possedimenti lunigianesi dei
Marchesi d’Este, rammenta con gli altri anche i “ Dominii….
De Bagnone ”. (Dominium, dominii = dominio,
possesso, signoria, proprietà, n.d.a.)
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Queste sono le notizie più antiche
di Bagnone. Ebbe probabilmente tale nome il Castello eretto sull’alto
colle, che sorge sulla sinistra del torrente omonimo, Castello sul
torrente Bagnone, quindi Castello di
Bagnone. Sulla sponda opposta, formata da una aspra scogliera
di roccia arenaria, intorno ad una piccola cappella, nella quale si
venerava una miracolosa immagine di Nostra Donna, andò in seguito
sviluppandosi da acquistarne il carattere di borgo, una non meglio
definita località: Gutula. Infatti
in un istrumento del 1300 si legge : Datum… in
Burgo Gutulae Bagnoni.
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Nel
secolo XIII, tutto il territorio era sottoposto alla Signoria
dei Marchesi Malaspina [V.], per cui tutta la storia di
Bagnone si confonde con quella della famiglia dei Malaspina,
feudatari della maggior parte della Lunigiana.
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GUTULA |
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BAGNONE
PRIMA DELL’URBANIZZAZIONE
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Divagazioni a
cura di RUGgGIO
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Immaginiamo oggi di essere a
Bagnone, in località San Rocco, all’entrata del
paese.
Per immaginare meglio ciò che stò
per spiegare, mi localizzo nell’entrata del palazzo
Bazzali, mi appoggio al parapetto e rivolto a nord, guardo
Piazza Roma e il sovrastante Castello. Chiudo gli occhi ed
immagino di tornare indietro di ottocentoanni. Siamo negli
anni intorno al 1200. |
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Cerco di immaginare cosa si vedeva allora.
Tutti i manufatti bassi non esistevano, quindi si presenta, alla mia
immaginazione, una scarpata
rocciosa, ricoperta di vegetazione che, dal muro di sostegno
del parco della villa Quartieri, scende ripidamente sino al letto
del torrente, giù nel "bodrigon".
Altrettanto si deve dire del Castello e di tutte le
case che lo circondano, ché io immagino non ancora tutte edificate,
come pure il campanile che sarà costruito più tardi, nel 146, come indicato da una
lapide affissa sul manufatto.
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Quindi, all’altezza della odierna casa
Rapalli Sergio, proprio sopra il "bodrigon", se si tolgono tutti i
manufatti, rimane una parete scoscesa coperta di vegetazione tra la
quale era tracciata una strada mulattiera che doveva condurre in
direzione di Parma, transitando da Nezzana.
Questa
via permetteva di accedere, in direzione nord, alla valle situata sulla
sponda destra del torrente Bagnone, verso l’Appennino. Un passaggio angusto,
pericoloso ma obbligatorio per chi doveva dirigersi verso l’interno,
nella valle nord del torrente Bagnone.
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A mio avviso, se togliamo tutti i
manufatti, non ci deve essere neppure il ponticello che porta
alla
Pialastra, infatti suppongo sia stato costruito dopo il 1200.
Prima di allora, una strada in quella posizione non era
necessaria ed impensabile. L’accesso naturale alla valle
dell’alto Bagnone, sul lato sinistro del torrente, avveniva
passando dalla località detta "Pandegia" dall'omonimo
canale, anche senza il ponte,
attraversando a piedi il canaletto.
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Tutti i viandanti che venivano
dalla via fiorentina o da Castiglione, via cà d’Timorat,
dovevano obbligatoriamente passare per la Pialastra,
mentre quelli che arrivavano
dalla via parmense, lato destro del torrente. dovevano
assolutamente passare nella strettoia che ho immaginato. L’erosione
delle rocce arenarie, dovute al lento lavoro dell’impetuoso
torrente, hanno dato il nome al luogo.
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Questa non meglio definita
località è stata chiamata Gutula. Nome che
ritroviamo in un istrumento del 1300, ove si legge:”Datum...in
Borgo Gutulae Bagnoni”.
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Gutula, per similitudine, può derivare dal latino Gutta, dove
ha anche valore la locuzione latina: Gutta cavat
lapidem
= la goccia scava la pietra. Allora posso anche avanzare
l’ipotesi: Località Gutula, dove il torrente è
incassato nella roccia arenaria. Come può anche valere l’ipotesi che derivi da guttur,
gutturis, tradotto in : gola, stretta, forra.
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Il cronista e speziale bagnonese
ser Giovanni Antonio da Faie,
(1409-1470) nella sua cronaca, asserisce che l’attuale Borgo di
Bagnone, posto in basso in un luogo di più facile accesso,
sorse in Gottola ed era denominato anche Votola e Pozzo.
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Bagnone, dialetto Bagnòn, é
connesso a BA(L)NEUM più il suffisso –ONE, non nel
significato di
“bagno” ma di “bagnato” cioé “ricco di acque”.
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A questo punto si spiega
perchè il Castello è stato costruito in cima a quel cucuzzolo
roccioso su cui oggi lo ammiriamo. Cucuzzolo inaccessibile da
valle, posizione dominante su tutte le vie d’accesso, sicuro
baluardo di difesa dopo Villafranca e Filetto al centro,
Virgoletta e Malgrate sui lati. Da levante protetto dai
Castelli di Corvarola e Castiglione del Terziere, al nord dal
Castello di Treschietto e di Jera ed a ponente dalla Rocca
Sigillina.
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Col tempo, il borgo di Gutula, si svilupperà attorno ad una
chiesetta, nella quale si adorava l’immagine sacra di Nostra
Donna detta poi Madonna del Pianto e il luogo cambierà in
seguito il nome in Borgo di Bagnone, attingendolo dall’omonimo
torrente Bagnoni.
Ancor oggi, dopo un millenio, il centro cittadino
fiancheggiato dai portici ad archi sghimbesci, è ancor detto: il
borgo, e la località dove sorgeva la chiesetta con l’immagine
della Madonna del Pianto, è il rione che oggi é chiamato “Santa
Maria”.
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Già all’epoca
a cui si fanno risalire le sopracitate fonti storiche, Il
Castello di Bagnone era possedimento dei Marchesi Malaspina, i
quali lo gestirono da lontano, dandolo talvolta anche in
subfeudo a non meglio descritti nobili. Da questo si può ben
capire che il Castello di Bagnone nei primi secoli dopo il
mille non ebbe una grande importanza strateggica e politica di
cui ebbero invece altri Castelli come quello di Castiglione
del Terziere e di Treschietto.
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I
MALASPINA |
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Antica famiglia marchionale italiana, sorta all’inizio del
secolo XI con Oberto
Obizzo, che ebbe vasti feudi in Toscana, Liguria, Emilia e
Sardegna.
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Qui
sotto lo stemma, scolpito su pietra arenaria, raffigura lo
spino secco e il leone sormontati dall’aquila bicipite, segno dell’origine
imperiale del feudo. Le lunghe lotte con i comunivicini, specialmente con Genova e Piacenza, e la
divisione, operatasi nel 1221,
fra le due linee principali, dette dello Spino secco e dello Spino fiorito e successivamente tra
i vari rami di esse, (di Mulazzo, di Val di Trebbia, di
Giovagallo, di Verrucolae Fivizzano, ecc.), indebolirono i
Malaspina e ne restrinsero i domini, che finirono per essere
limitati essenzialmente alla Lunigiana.
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Principale tra questi feudi, alcuni
dei quali durarono fino alla
rivoluzione francese, fu il
marchesato di Fosdinovo, poi principato di Massa, che
Ricciarda Malaspina, sposando Lorenzo Cybo, portò all’inizio
del secolo XVI, alla casa Cybo, per cui i suoi discendenti
furono detti "Cybo-Malaspina".
Tra i Malaspina, ricordiamo qui sotto,
solo alcuni tra i più degni di nota.
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Obizzo il Grande, fu capitano
dei Milanesi contro Federico Barbarossa; passò poi all’imperatore
e quindi di nuovo e definitivamente ai Comuni; capeggiò (1172-1174)
una rivolta di feudatari nella Riviera di Levante contro
Genova.
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- Corrado l’Antico, divise nell’anno 1221 con il
cugino Obizzino il territorio dei Malaspina in due
parti, al di qua e al di là del fiume Magra, prendendo per sé
quello alla destra del fiume, verso Genova.
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Conservò lo stemma
della famiglia Malaspina, Spino secco in campo nero, ed elesse a
Mulazzo la sua residenza. Accanito ghibellino, partigiano di
Federico II, di cui aveva sposato la figlia Costanza, sostenne molte
guerre, per lo più con esito favorevole, morì poco
dopo il 1250.
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- Franceschino del
ramo di Mulazzo, ospitò Dante Alighieri, il quale,
nel 1306, stipulò per i Malaspina una pace col
Vescovo di Luni.
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- Obizzino, (poi Opizzino), suddivise il
territorio con il cugino Corrado l’Antico. A lui
toccò il lato sinistro del Fiume Magra, modificò lo
stemma avito adottando lo Spino Fiorito in campo d’oro, e stabilì
in Filattiera il capoluogo del nuovo feudo derivato dalla
divisione.
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Spinetta
il Grande
(1282-1352), del
ramo di Verrucola e Fivizzano, fu Governatore di Verona e lottò a
lungo contro Castruccio Castracane; fu il restauratore delle fortune
della famiglia, perché dopo la morte di Castruccio estese i propri
territori, s’impadronì della stessa Sarzana (1334-1343), sede del
Vescovo di Luni, e diede origine al marchesato di Fosdinovo, nucleo
del futuro principato di Massa.
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Alessandro (Mulazzo, 1754 - Pontremoli, 1810), del ramo di Mulazzo o Spino
Secco. Navigatore ed esploratore, fu al servizio della Spagna;
nel 1781 compì un viaggio di circumnavigazione del globo che portò a
compimento in soli 18 mesi.
Ma più importante fu una spedizizone
successiva, da lui condotta a scopo scentifico e durata 5 anni
(1789-1794), sulle coste occidentali dell’America, dalla Patagonia
all’Alaska, ove da lui prende il nome il ghiacciaio Malaspina,
nell’Alaska sud-orientale.
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Dall’Alaska raggiunse poi la Nuova
Zelanda e l’Australia. Tornato in Spagna, mentre attendeva alla
rielaborazione dei dati scentifici raccolti, fu imprigionato per
cause politiche. Liberato nel 1802
dopo sette anni di prigionia, poté alla fine tornare in patria;
morirà a Pontremoli nel 1810.
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The
website of the Alexandro (Alejandro) Malaspina Research Centre at
Malaspina University College in Nanaimo, located on the east coast
of Vancouver Island in British Columbia, Canada. |
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RAMO
SPINO SECCO E RAMO SPINO FIORITO
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Nel 1221
il feudo dei Malaspina
venne suddiviso in due parti.
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Ci occuperemo solo di Opizzino, (prima scritto
Obizzino), del ramo Spino fiorito. |
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I Discendenti
di Opizzino, nel 1275 procedettero ad una nuova divisione ed
al Marchese
Alberto, figlio di Opizzino, fu assegnato il territorio di
Filattiera con tutte le sue dipendenze, tra cui Bagnone. Alla
morte del Marchese Alberto, pur avendo numerosi figli, lasciò
in eredità l’intero feudo al figlio Nicolò detto Marchesotto, il quale alla sua morte
nel 1339, lasciò numerosi eredi che nel 1351 decisero di
spartirsi il retaggio
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paterno, ridussero il feudo di
Filattiera, creando altri quattro nuovi feudi : Bagnone, Castiglione, Malgrate e Treschietto.
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Il
primo feudatario che elesse la sua residenza a Bagnone,
fu il Marchese
Antonio
Malaspina nell’anno 1352.
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IL
CASTELLO
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L’imponente struttura di oggi.
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Il feudo di
Bagnone comprendeva le frazioni di: Collesino,
Compione, Mochignano e Nezzana e Pastina.
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Dal
secolo XIV Bagnone é feudo, con un Marchese residente, quindi
é facile pensare che il castello sia stato ristrutturato in quel
periodo per adibilo a residenza, oltre che a luogo di guarnigione e
di caposaldo.
Anche Gutula aveva raggiunto una certa
importanza, ed il borgo era ormai centro di attività artigianali e
commerciali.
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Nel 1446 il marchese Giorgio, durante il suo governo
feudale, fece costruire i mulini azionati ad acqua, con una
canalizzazione che partiva da una diga costruita oltre il ponte dei
ladri, sino al centro di Gutula. Questi mulini sono stati
ristrutturati nel 1938 da Giuseppe Morandi, imprenditore edile, oggi
inoperanti, sono proprietà di privati.
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Il feudo di Bagnone fu retto dai discendenti
del Marchese Antonio Malaspina, anche se tra alterne vicende
politiche, dato che all’inettitudine dei feudatari si aggiungevano
le diverse guerre di famiglia sobillate dall’esterno sia dalla
Repubblica di Firenze chge dal Ducato di Milano, che cercavano
entrambi di impossessarsi della Val di Magra.
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Già nel 1385 i bagnonesi
cercarono di ottenere aiuto dai fiorentini, pur di sottrarsi al
potere feudale dei Malaspina, ma ottennero solo di passare sotto una
specie di protettorato e di indurre i feudatari ad una accomandigia
con la Repubblica. Le pretese della Repubblica Fiorentina da un lato
e le turbolenze interne dall’altro aumentarono dopo che Firenze nel
1451, acquistò il vicino marchesato di Castiglione del Terziere, che
fu venduto dai Malaspina e acquistato dalla Repubblica Fiorentina.
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LA FINE
DEI MALASPINA A BAGNONE |
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“…l’ultimo feudatario di Bagnone fu il
Marchese Cristiano
Malaspina, primogenito del Marchese Giorgio, uomo
assai stimato dai suoi conterranei. Il Marchese Cristiano
amareggiato dai tentativi del fratello Eduardo di usurpargli
il potere, dai moti del popolo, particolarmente da quello di
Pastina, di volersi sottrarre alla sua autorità, a ciò istigato da
certo Corrado del Buono originario di Filattiera,
soprannominato Fantauzzo, ed in fine anche dai segreti
maneggi del Granducato di Toscana, che già aveva ricevuto in accomandigia il feudo di Bagnone e del quale ora aspirava
all’annessione. Il Marchese quindi decise di liberarsi della
situazione accennata, divenuta per lui insostenibile, col vendere il
Feudo e le terre dipendenti. Così, per la vendita cui procedette, in
cambio di 8.000 fiorini d’oro, il tutto passò nel 1471 sotto il dominio di Firenze.”
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Altre fonti sostengono che il possesso
è avvenuto con l’intervento armato d’occupazione, in quanto il
Marchese tentava di risolvere il contratto di vendita. Vendita che, in altre
versioni, é costata 6.000 fiorini.
Chi beneficiò di più, in questa circostanza,
fu il popolo di Pastina che ottenne da Firenze molti privilegi per
l’appoggio, la devozione e l’obbedienza mostrata verso il Comune di
Firenze.
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Accomandigia:
Patto col
quale nel Medioevo, un Comune o un Signore si mettevano sotto la
protezione di un altro Comune o d’un altro Signore.
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Il toponimo “Gutula” che troviamo ancora
ricordato nell’anno 1443 dallo scrittore bagnonese Gio. Antonio Da
Faie nella sua “Cronaca” a proposito della costruzione della Chiesa
di Santa Maria, scomparve definitivamente dal punto di vista legale,
assorbito da Bagnone a causa
della cessione del paese alla signoria dei Medici.
Soltanto ora Bagnone iniziò ad essere
considerato il vero centro principale della vallata.
Il feudo di Bagnone, quello di Castiglione del
Terziere e di Corlaga, rimasero a far parte della Signoria medicea,
al Ducato di Firenze e in fine al Granducato di Toscana fino al
1796, anno in cui fu inizialmente aggregato alla Repubblica Ligure,
ma in seguito venne incluso da Napoleone nel Dipartimento degli
Appennini.
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Il territorio di Bagnone, comprendeva anche
il Feudo Malaspiniano di Treschietto, con le frazioni di Vico e
Iera, che fu assegnato a Francesco IV, duca di Modena, a sua volta
arciduca austriaco.
Alla Restaurazione, nel 1844 venne firmato
un accordo tra Firenze, Lucca, Modena e Parma che permetteva, alla
morte di Maria Luigia di Parma di costituire la provincia di
Lunigiana parmense con: Pontremoli (capoluogo), Zeri,
Mulazzo, Villafranca, Bagnone, Filattiera e Treschietto.
Conseguentemente tutto il territorio bagnonese, compreso quello di
Treschietto che da quel momento cessò di formare Comune in quanto
aggregato a quello già esistente di Bagnone, passò dal dominio
Toscano a quello del Ducato di Parma nel 1847, al quale restò fino
al 1859.
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A seguito della seconda guerra di
indipendenza, il Comune di Bagnone ed il suo territorio, vennero
incorporati nel
nuovo Regno d’Italia sotto lo scetro di Vittorio Emanuele II.
Dopo l’Unità d’Italia,
il Comune di Bagnone fu compreso
nella Provincia di Massa-Carrara e raggiunse nel 1894, con
l’annessione della frazione di Orturano, l’attuale estensione di
73,79 Kmq., circa 74.000 ha di superficie.
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Il Comune di Bagnone con Bagnone capoluogo (Nezzana, Il
Castello, Pagazzana e case sparse), conta ben altre 16 frazioni: Biglio,
Orturano (Di Sotto o Chiesa, Di
Sopra, Vaggia e Nombria), Canale, Corlaga (Stazzone, Agnetta e
Leugio), Vico (Chiesa,
Valle, Montale, Canneto e Monteruolo), Treschietto (Castello, Chiesa,
Palestro, Valle e Querceto), Jera
( Sommovalle), Compione, Collesino (Trefontane, Castello,
Chiesa o Piazzavecchia, Nolano e Casalecchio), Mochignano (Chiesa, Alta e
Tralachiesa), Pastina
(Bicchieraia), Pieve
(Groppo, Groppo e Darbia), Castiglione del Terziere (S.ma
Annunziata, Vallescura e La Costa), Corvarola (Croce e La Ghiaia), Gabbiana (Grecciola,
Cassolana, Baratti e Monte Rotta), Lusana (Busseto, Pregnacca e Il
Pradaccio)e numerose
case sparse.
Tra parentesi sono indicati i rioni o i
sobbborgi di ogni frazione |
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I NOCETI
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dal
1400 ad oggi  |
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Agli inizi
del 1400 si trasferisce in Lunigiana la famiglia dei Noceti che, con molta probabilità, ha
origine nel Piacentino, (De Noxeto) da Noceto in val di
Nure.
Nonostante
numerose ricerche e contatti presi con le Municipalità piacentine,
nessun risultato è scatturito a confermare quanto sopra. (n.d.a.).
Il primo esponente in Lunigiana è il notaio ser Giovanni di
Noceto che roga atti di pace tra i rami malaspiniani
della Verrucola e di Castel dell’Aquila nell’anno 1415.
Parte di quanto sopra si ricava dalla
lettura della Cronaca di
Gio. Antonio Da Faie , che enumera tutte le famiglie
viventi in Bagnone nel 1451, altre informazioni provengono da
ricerche d’archivio. Una di queste ricerche é stata fatta nel 1955
dal Prof. Ugo Pagni, il
quale trascrive il testo di
Da Faie come segue :
“ …Ser Zoani fiolo de Ser
Antonio, Ser Bernardo suo avo vene stare a Bagnone… Vene da una vila
de Plaxentia che se chiama Noxedo. E al presente sono in grande
stado da sey anni in za, che li fioli son con Papa Nicola
grandi, e grandi in roba e in honore… ”
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Scrive ancora il Prof. Pagni, estraendo dal
Da Faie, e noi riportiamo integralmente.
Federico,
signore “De Noxedo e Diolo ”, nato verso la fine del `200,
ebbe due figli : Rolando e Bernardo.
Rolando continuò la linea signorile di
Noceto che si estinse con un altro Rolando morto nel 1420 senza
prole; Bernardo verso la fine del '300 si trasferì in Lunigiana e
dette origine ai Noceti di Bagnone, Lucca e Pontremoli.
Ser Bernardo ebbe
un unico figlio maschio : Ser Antonio che, come risulta
da uno strumento del tempo, fu in Bagnone nel 1410.
Un unico figlio maschio di Ser Antonio fu
Ser Giovanni che ebbe quattro figli : Iacopo, Taddeo,
Antonio e Ser Pietro.
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Ser Antonio e Ser Pietro
furono entrambi creati conti palatini da Federico III
d’Austria. (E
come dice il Da Faie, son con Papa Nicola grandi…n.d.a.)
Il conte Pietro Noceti (1397-1467),
fu l’esponente principale della famiglia. Fu ed è una “gloria della nostra terra di
Lunigiana” : amico e confidente familiare del grande
Papa umanista Niccolò V [V.]. Ebbe onori ed una
casa in Lucca ove morì .
Il conte Antonio Noceti, genero di Azzo Malaspina di Mulazzo, ebbe
notorietà poiché fu lui che operò diplomaticamente con Luigi XI re
di Francia in nome del papa Pio II al secolo E. S. Piccolomini, nel
natale dell’anno 1461. Il cardinale Piccolomini fu, prima di
diventare prete all’età di 40 anni, segretario particolare di
Federico III.
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Vasti furono i possedimenti
lunigianesi di Pietro Noceti passati ai discendenti. Oltre
agli emiliani, quelli dell’alta Lunigiana : Pastina, Bagnone,
Mochignano, Paneschio, Pieve di S. Cassiano, Castiglione e
Pontremoli.
Da un
inventario dei Noceti, del 1552, si apprende la consistenza della
loro Biblioteca che già allora comprendeva opere di Plutarco, Tito
Livio, Svetonio, Averroè, S. Tommaso, Apiano, Aristotele, un
“ Plutarco scritto a mano in cartapecora ”, un
“ libro del pellegrino ” e altre.
(Ms
Biblioteca di Castiglione del Terziere).
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Niccolò V, al secolo Tommaso
Parentucelli, nacque a Sarzana nel 1397; dopo essere stato
Vescovo di Bologna,
pontificò dal 1447 al 1455, succedendo a Eugenio IV. Fondò la
Biblioteca Vaticana, ricostruì il Vaticano e restaurò S. Pietro, ove
incoronò l’Imperatore Federico III. Tentò invano di impedire la
caduta di Costantinopoli nel 1453, né riuscì poi a promuoverne la
Crociata di liberazione. Il dolore per l’insuccesso e la congiura
contro il papato e la condanna a morte del Porcari, accellerarono la
sua fine.
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Ser Pietro Noceti visse ed operò in un periodo tra i più tristi e
travagliati per l’unità della Chiesa di Roma. Fu a Basilea, dopo un
fortunoso viaggio, quale segretario, unitamente a E. S.
Piccolomini (che diverrà Papa col nome di Pio II ,
n.d.a.), del Cardinale Capranica che in
quel tempo fu in grave contesa con il Papa Eugenio IV. Alla morte
del Papa Eugenio IV (1447) fu
eletto Papa il Cardinale Parentucelli col nome di Niccolò V e Pietro
da Noceto “…andò ad abitare al Palazzo Vaticano ed il Pontefice
non trattava affari d’importanza senza il Nocetano,
il quale perciò era diventato potentissimo.
Perciò a lui ricorrevano letterati, ambasciatori, Capi di
Repubbliche e Cardinali…”
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Il Papa Niccolò V
tenne per pochi anni il Pontificato poiché eletto nel 1447 morì
nel 1455. Il successore Papa Callisto III offrì a Pietro Noceti di
conservarlo fra i segretari apostolici, ma Pietro Noceti “…che
era stato potente giudicò opportuno uscire di palazzo, non volendo
essere ultimo là dove fu primo…”
Anche Papa Paolo II
successore di Pio II, nel Pontificato chiamò Pietro Noceti nel 1466
a segrertario apostolico in Roma ma Pietro non volle accettare tale
afficio e continuò a vivere nel territorio della Repubblica di
Lucca ove si era ritirato a vita tranquilla dopo la morte premartura
di Papa Niccolò V.
La Repubblica di
Lucca riserbò speciali onori a Pietro Noceti così in vita come
pure dopo la morte avvenuta il 18 febbraio 1467.
Pietro Noceti
riposa nella Cattedrale di Lucca e la sua tomba, opera dell’architetto
Matteo Civitali, porta il seguente epitaffio :
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PIETRO
NOCETO, A MULTIS REGIBUS, ET A NICOLAO V PONT. MAS. MULTIS
HONORIBUS DIGNITATUMQUE INSIGNIBUS SUA VIRTUTE DECORATO, QUI VIXIT
ANNOS LXX MENSEN V DIES X NICOLAUS PARENTI B.H.H.F.F. MCCCCLXXXII
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I PAPI
NELLA STORIA DEI NOCETI: |
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Papa Niccolò V,
al secolo Tommaso Parentucelli,
nato a Sarzana, da madre fivizzanese, ha pontificato dal 1447 al
1455. [V. NICOLÒ
V].
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Papa
Callisto III, al secolo Alonso
de Borja, nato a Jàtiva, Valencia, ha pontificato dal 1455 al
1458.
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Papa
Pio II, al secolo Enea
Silvio Piccolomini, nato a Siena, ha pontificato dal 1458 al
1464.
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Papa
Paolo II,
al secolo Pietro
Barbo, nato a Venezia, ha pontificato dal 1464 al 1471.
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DATE
IMPORTANTI
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Nel
1470 la famiglia dei Conti Noceti, che risiedeva in
Bagnone dal 1410 circa, acquista dal Marchese Cristiano
Malaspina una casa sita presso il Castello per 60 ducati
d’oro.
Nel 1471 il Castello di
Bagnone passa sotto il dominio di Firenze.
Nel 1526 il Conte Pier
Francesco figlio del Conte Antonio Noceti viene immesso, dalla
Repubblica di Firenze, nel possesso della Rocca di Bagnone,
l’attuale Castello. |
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IL CASTELLO OGGI
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Il castello, dal 1526 é sempre stato di
proprietà dei Conti Noceti. L’ultimo, il Conte Carlo
Noceti ebbe due figlie Elisa e
Maria.
Maria
andò sposa al nobile Ruschi Pavesi di Pisa.
Elisa,
nubile, da tutti chiamata la
"Contessina", ha sempre vissuto a Bagnone nel Castello,
dove morirà dopo la guerra negli anni sessanta.
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Tutta la proprietà passa
all’unico erede, Lorenzo Ruschi figlio di Maria, ed
alla sua morte ai figli : Francesco, Carlo e Maria Luisa, che hanno riassunto il titolo nobiliare di Conti.
La divisione patrimoniale assegna alla
figlia Maria Luisa il
Castello di Bagnone e con il riconoscimento del titolo nobiliare,
oggi Bagnone è onorato di ritrovare la :
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Contessa
N.D. Maria Luisa Noceti Ruschi
in Fontana.
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L’elegante Bagnone,
la Regina della Lunigiana,
non sarebbe tale se non fosse sormontata da quella prestigiosa
corona che è il millenario Castello, e che a sua volta riluce tra il
verde cupo dei boschi di castagni, ghirlandato dalle fantastiche
cime della catena montuosa dell’Appennino Settentrionale, meglio
identificato come l’Appennino tosco-emiliano. |
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VEDI NELLA VETRINA DI BAGNONEMIA "I
CONTI NOCETI"
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