FASCICOLO 1

a cura di Rugggio

Aggiornato il  21-03-2008

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É IL PASSATO CHE AIUTA IL FUTURO
 

PREMESSA

arlare di storia, di ricerche storiche, in una parte d’Italia molto nascosta, come il Bagnonese, è avventuroso; è già difficile parlare e trattare la storia della Lunigiana…  

Siccome mi piace avventurarmi per sentieri scoscesi, spesso inesplorati, per raggiungerele cime più aspre e più lontane, a volte pericolose per il cadere subitaneo di una coltre di nebbia… ma poi, col riapparir del sole, tutto si ristabilisce…  Così, io penso di affrontare quest’avventura che, a priori non è facile, ma può divenir piacevole; e con l’aiuto e la collaborazione dei Soci e Dirigenti del Centro di Cultura Bagnonese, penso si possa fare qualche cosa di buono e di valido.  

Non è un lavoro che faccio per meritare encomi, e neppure biasimi da parte dei veri autori. Questo è un lavoro di passatempo, di ricerca, di raccolta, di analisi di tutto quello che riesco a trovare già scritto da altri, con l’aggiunta di considerazioni mie e dei miei collaboratori del Centro di Cultura. Cerchiamo, nell’ambito del possibile, di raggruppare tutte le informazioni in un unico testo.  

Le fonti cercherò di menzionarle tutte, di volta in volta, ma se per caso mi dovesse sfuggire qualche cosa, è solo frutto di disattenzione, della quale ne sono un grande cultore. 

Mi scuso prima del tempo!…  

Il coadiutore.                 

LE ORIGINI

Il territorio del Comune di Bagnone e quello adiacente del Comune di Villafranca L. sono compresi tra il crinale dell’Appennino Settentrionale, ed il letto del fiume Magra.  Una decina di chilometri di lunghezza e un dislivello medio tra i 1800 metri ed i 150 metri sulle sponde del fiume. 

Una grande valle alluvionale che partendo dalla dorsale apenninica, piuttosto scoscesa e rocciosa agli inizi, arriva con tenua pendenza a scaricare a valle nel lento e magro fiume le acque del torrente Bagnone e dei suoi numerosi affluenti. 

Le crode del nostro versante sono rupi nude e scoscese sino ai 1000 metri, posti da capre. Poi la pendenza raddolcisce e si hanno i contrafforti e le spianate, con i cedui, i castagni, luoghi di pastorizia. 

Dai 500 metri in poi, nella valle dove la terra più fertile, si era impiantata una magra e faticosa agricoltura intensiva a carattere famigliare.  

Le crode d’arenaria si stagliano nell’azzurro, mentre mano a mano verso valle,  l’erosione, i ghiacci e le acque hanno accumulato, nei millenni passati, trovanti e detriti di rocce.

Il territorio del Comune di Bagnone, soprattutto nelle zone di fondovalle, fu abitato sin dalla preistoria, periodo neolitico, antica età della pietra. L’uomo faceva vita nomade di cacciatore e pescatore, si riparava in grotte naturali e si copriva con pelli di animali. Ignorò  l’arte fittile, raggiunse invece una sorprendente abilità nella scultura e nelle incisioni rupestri, che ritraggono con vero senso di arte figure umane e di animali.  

L’idea di costruire nella pietra rispecchia il concetto stesso di eternità; per i popoli primitivi la pietra è ciò che meglio di ogni altro materiale può servire ad immortalare.  Con questo concetto gli antichi abitanti del nostro territorio hanno eretto monumenti di pietra noti come menhirs e/o statue stele.    

IN ANTICO

I ritrovamenti di statue stele, conservate nel museo di Pontremoli, stanno a dimostrare che la presenza umana nel bagnonese è visibile già all’età del bronzo.

L’uso della stele funeraria risale ai greci del periodo miceno. In Italia essa era già conosciuta durante la civiltà enea e palafitticola. Nei vari momenti e luoghi, la stele assunse forme diverse e decorazioni più o meno ricche.  

La stele, sta a dimostrare che in Lunigiana esisteva una vita organizzata, già da diversi secoli prima di Cristo.              

Non completo il quadro originario, se non dico che una statua stele conservata a Pontremoli, viene da un ritrovamento recente, nel 1969, fatto casualmente durante i lavori di ampliamento del cimitero di  Treschietto, frazione di Bagnone,  in un vigneto adiacente.

        La statua stele è femminile, acefala, dotata di seni capezzolati e braccia distese sul corpo. É un blocco di pietra arenaria dalle dimensioni di 135x39x17 centimetri, dal peso complesivo di circa due quintali.Dare una data alla stele e localizzarla nel tempo, gli esperti la fanno risalire alla prima parte dell’età del bronzo. Quando noi sappiamo che l’età del bronzo, nel Mediterraneo termina intorno al 1000 a.C., possiamo trarne delle conclusioni. 

Da notare ancora l’ubicazzione del rinvenimento che si pone in una zona sensibilmente elevata, lontano dal fondo valle e dai corsi d’acqua, forse nei pressi di uno scomparso insediamento di difesa, legato alla pratiche agricole e dell’allevamento, ed è indicata dallo scopritore Prof. Germano Cavalli, come rimossa dalla sua posizione originaria. 

(da : www.menhir.net/italia/lunigiana).

 

I PRIMI ABITATORI  

Possiamo tentare di menzionare, senza voler offendere nessuno, e chiamare Liguri i popoli che hanno abitato anche la Lunigiana. Ed ecco come è descritta questa popolazione, che dovrebbe risultare chiara e indiscutibile per tutti, una volta per sempre, per evitare confusioni e malintesi.  

I Liguri sono un’antica popolazione europea che in età preistorica pare fosse diffusa dalla Sicilia alle coste del mare del Nord, e che in epoca storica più recente, troviamo stanziata sul litorale tirrenico da Luni a Marsiglia e, in parte, nelle valli interne del Rodano e del Po, dove rimase fino all’invasione dei Celti (V-VI sec. a.C.). Molte erano le tribù in cui i Liguri si suddividevano: Intimili, Ingauni, Genuates, Apuani, Vagienni, Taurini, Salassi, ecc.  

L’origine dei Liguri è molto discussa, ma la loro lingua rivela somiglianze con quella degli Iberi e infiltrazioni notevoli di elementi gallici.

Fin dall’antichità i Liguri furono montanari laboriosi e marinai audaci, saccheggiatori, valorosi in guerra; indotti a cercare per tempo le vie della loro espansione sul mare. Commerciarono coi Fenici, coi Cartaginesi, costruirono i sicuri porti di Nizza, Monaco e Genova. Non perdettero le caratteristiche di tenacia e di amore alla libertà, che li distinguevano fra le popolazioni italiche, nemmeno quando Roma, dopo dura lotta, li soggiogò (II sec. a.C.). 

  I Liguri furono poi fedeli ai vincitori e, con Caio Mario combatterono i Cimbri (102 a.C. a Aix en Provence) e i Teutoni (101 a.C. presso Vercelli) meritandosi la cittadinanza romana; poterono così attendere ai loro commerci, fiorenti ancora nella tarda età imperiale.

(Estratto da D.E.M. edizioni Labor).  

La popolazione che viveva nel territorio di Bagnone è senza dubbio di derivazione ligure. I Liguri una popolazione forte, dedita all’agricoltura, alla pesca e al mare, è stata soggiogata dai romani solo dopo una lunga lotta, nel II secolo a.C.

La città di Luni fu fondata nella vasta pianura che costeggia la  foce del fiume Magra nell’anno 177 a.C., come colonia romana a seguito della sconfitta dei Liguri Apuani. Essendo il nostro un popolo montanaro, 

immagino che le tribù che hanno popolato l’Alta Lunigiana siano di derivazione Ligure, poi, che i nostri antenati siano Liguri Vagienni o Liguri Taurini, o Liguri Apuani ecc. non ha nessunissima importanza; importante invece è che siamo Liguri derivanti dagli Ambroliguri e/o Neoliguri, età del ferro VII – V secolo a.C. vedi Diodoro Siculo, 80 – 20 a.C, dalla sua “Biblioteca storica”, e che usassero le montagne come naturale riparo difensivo. 

Spesso ricorriamo alla toponomastica o alla ricostruzione visiva degli insediamenti dei primitivi; sono noti i Castellari, ubicati quasi sempre sulle sommità dei monti o in zone scabrose, quasi inaccessibili, luoghi di rifugio e di difesa per il bestiame e per gli abitanti.

Vi si rifugiavano, tra labirinti di muri a secco, quando si sentivano in pericolo o perché braccati da eserciti predatori.  

Nel bagnonese sono noti siti di rifugio come il Castellaro di S. Antonio, monte a nord di Pastina e della Pieve a circa 900 metri l.m., a cavallo tra la vallata bagnonese e quella del Taverone; i Tornini intorno ai 1100  

metri s.l.m. sopra Jera e Compione; Le Pianacce e in Garbia, alle sorgenti delBagnone e molte altre. Questi luoghi fortificati, forse più nascondigli che fortezze, costruiti in cima ai monti, permettevano alle popolazioni di sfuggire alla sicura morte, che avrebbero probabilmente subito, se fossero rimasti improtetti e sparpagliati a valle.  

Tito Livio, li descrive come fieri e bellicosi, dediti alla pastorizia ed alla caccia. Vivevano in capanne in muratura a secco e ricoperte di frasche impastate con argilla e letame. Nell’ultimo secolo a.C. pacificati coi romani, fondarono delle colonie anche nel nostro territorio, come è confermato dai toponimi, già trattati, di Lusana, Cassolana, Gabbiana, Vico, Corlaga, etc.

Gli Apuani sono localizzati più in basso, nel Sarzanese e nella Garfagnana. Popolazione che difese strenuamente la propria indipendenza  contro Roma. Gli Apuani furono vinti e in parte deportati nel Sannio, ma mel 155 a.C. Roma dovette combatterli ancora.

Gli abitanti del comprensorio, o territorio della Val di Magra, sono da far risalire all’epoca pre romana, od anche precedente.

Non si hanno molte notizie riguardanti l’alta Lunigiana agli albori della storia romana, salvo l’esistenza di Luni, la sua importanza, il ratto dei liguri apuani, e si giunge alla fine dell’impero romano di Occidente, la lunga dominazione ostrogota, la riconquista dell’Impero romano d’Oriente, noto come Impero Bizzantino.

Non conosciamo fonti storiche che ci permettono di formulare una teoria valida dell’epoca romana e neppure del primo Medioevo. Tantissimi sono i nomi che ci fanno pensare ad insediamenti di legioni romane ai tempi del Console Leorgio, per altri Levigio (nomi pervenutici attraverso nomenclature e detti locali, non rintracciabili storicamente).

Nella valle del torrente Bagnone, troviamo una ricca toponomastica di derivazione latina. Alcuni nomi come Corlaga (cor in laga, cuore del lago); Campo di Leugio (insediamento del console Leorgio); Campo di Marzo da Campo di Marte, luogo di battaglia, oppure da Campo di Marcius, da Ancus Marzius; Vico (dal latino vicus, villaggio, borgo, quartiere, rione); Stazzone ( da statio, stationis: stazione, posto di guardia); Pianel dei morti; ecc. ecc. Sono queste solo costatazioni e supposizioni?…. 

Ed anche nella valle del torrente Civiglia si trovano nomi interessanti come: Gabbiana, Lusana, Cassolana, Vespeno… ecc.

Sono questi sicuramente dei “ toponimi prediali ” di derivazione latina, per l’uso romano di distinguere i fondi col nome del proprietario o di un luogo, aggiungendo a questo il suffisso “ anus ”. Esempi:

 Gabbiana - dal nome della città laziale di Gabio + anus = Gabianus, ed oggi per corruzione: Gabbiana; od anche dal predio appartenente a un romano di nome Gabius.

Lusana - dal nume lusio, lusionis (gioco, divertimento) + anus = lusianus ed oggi per corruzione: Lusiana, Lusana.

Cassolana – dal nome romano Cassius + anus =  Cassianus ed oggi per corruzione: Cassiolanus, Cassiolana, Cassolana.

Vespeno – da vesper, vesperis; Vespero di Venere), sera + anus = Vespanus ed oggi per corruzione : Vespeno.

Croce - in dialetto Kròsa, da croce. Punto d’incrocio, ove si intersecano le strade.

IL MEDIOEVO IN LUNIGIANA  

 La data di riferimento è il 476, la caduta dell’impero Romano d’occidente. Avvenuta per una serie di concause quali l’impossibilità di mantenere le milizie per l’apparato di controllo del territorio, lo sviluppo del Cristianesimo che mette in crisi la cultura e la filosofia sulla quale si basava la società Romana e nello stesso tempo  l’arrivo massiccio delle popolazioni germaniche. Fenomeni storici che hanno una forte influenza ed una importante conseguenza in Lunigiana.

Con la crisi economica che ne è derivato, si ha un ritorno allo sfruttamento delle poche risorse della montagna. Si formano quindi i villaggi montani, quasi tutti poverissimi, villaggi di capanne.  

Riappare Luni nel 552, quando il generale bizantino Narsete la occupò e divenne un importante centro bizantino. É in questo periodo che sorge Sorano di Filattiera, centro amministrativo e militare di importante rilevanza  per la viabilità in val di Magra.

L’egemonia bizantina subì uno scossone, dall’invasione Longobarda del 568, che invase anche la Toscana, stabilendo a Lucca la capitale del Ducato.

L’impero bizantino resiste in Liguria contro i Longobardi fino al 643 con lefortificazioni di Zeri e Zignago.

Il territorio, con lo sviluppo del Cristianesimo, vede sorgere le Pievi nei luoghi dove esistevano i Pagi romani. Ma Luni, la Lunigiana e la zona marittima, restarono nelle mani dei bizantini sino al 643, quando il re longobardo Rotari espanse il suo dominio partendo da Lucca. 

I bizantini non abbandonarono la Lunigiana, anzi la fortificarono;  il crinale dell’Appennino divenne nei secoli VI –VII una frontiera militare.   

Il sistema fortificato di Filattiera, con i suoi castelli, è in val di Magra, un caposaldo fortificato bizantino sulla via Francigena e sulle grandi vie trasversali di collegamento, esempio la Genova-Modena, via Castello di Iera, chiamata la via del sale. 

Località situata a monte del feudo di Treschietto, piuttosto nel territorio del feudo di Bagnone, sotto le pendici di una vetta importante dell’Appennino, il monte Orsaro, m 1851.  

Dopo la conquista longobarda del territorio lunense, si nota un periodo espansionistico da parte dei nobili, delle chiese e del vescovo di Lucca, con l’acquisto di numerosi beni e proprietà anche in Lunigiana; sotto i Franchi, Luni e la Lunigiana restarono nell’orbita lucchese. 

Il Ducato longobardo fu sostituito da un Marchesato carolingio, ma non ci furono grandi cambiamenti di tipo politico.

        Luni entrerà in una fase di crisi profonda. I saccheggi saraceni e quelli normanni contribuirono in modo decisivo a debilitare la città, anche perché gli interessi dei gruppi dirigenti si erano spostati su quelli territoriali rurali.  

ATTRAVERSO I SECOLI

       A partire dall’età carolingia abbiamo notizie della presenza in Lunigiana di centri aziendali di grandi proprietà nobiliari o ecclesiastiche note con il termine di corte dominicata.

(corte : sta per area, spazio; e dominicata : sta per il proprietario, per il signore).  

  Tra i gruppi nobiliari, risultano gli Obertenghi [V.] e i loro diversi rami. Con molte principali proprietà, note solo dopo il mille, esse sono fondate su corti presumibilmente formate nei secoli IX-X.

  Dati sicuri, fonti storiche che ci informino sull’origine di Bagnone, non ne conosciamo ancora. La prima volta che troviamo nominato Bagnone é precisamente il 19 maggio 963 quando l’Imperatore di Germania Ottone I, rinnovò la protezione ai Vescovi-Conti di Luni, enumerando le corti, le pievi ed i castelli per il quale la protezione valeva.

  Inoltre abbiamo notizie dirette ed indirette di alcune Pievi elencate in diversi privilegi papali che ci fanno risalire alla fine del X secolo. Nel 981 é notizia della Pieve o Chiesa di San Cassiano di Bagnone in un accenno al “mercatum in plebe sancti cessioni” contenuto nel diploma dell’Imperatore Ottone II per il Vescovo di Luni Gottifredo.

  Dati di fatto, invece, come l’ubicazione a difesa della valle, ci fanno pensare che Bagnone, sorto come roccaforte, ha dato origine al suo Castello con la torre di avvistamento e di comunicazione con gli altri Castelli fortificati: Mulazzo, Malgrate, Castiglione del Terziere e di Treschietto, opera iniziata a partire da un periodo intorno al  900 - 1000 d.C..

        Il Castello di Bagnone, unitamente agli altri, era sicuramente importante per la difesa del territorio, di non facile accesso dalla valle, perché  il profondo torrente non permetteva l’entrata se non attraverso alcuni ponticelli in pietra ad arco unico tutto sesto, che collegavano le due sponde, passaggi obbligati, opere di facile controllo e di difesa.  

  L’origine di Bagnone, come agglomerato urbano, é una conseguenza dell’espansione e quindi della necessità di dare un tetto alla popolazione che andava mano a mano crescendo, al riparo della torre e all’ombra del Castello.

 Circa l’antichità di questo luogo è da sapersi, che non è possibile il rinvenire l’origine. Convien bene avvertire, che prima si chiamava Banone, ed in latino Bondelia il che ancora vedesi accennato nella Geografia del famosissimo Astrologo, e matematico Tolomeo… »  

(Cattaneo D.: Istorica descrizione dell’insigne terra di Bagnone antico e moderno;  Massa, Frediani, 1726, pp. 8, 9)

  É tacito che, dalle origini al 1200, per Bagnone si intendeva la roccaforte e l’agglomerato di case sorte attorno al castello, tutto edificato sulla sinistra del torrente Bagnone, dal quale la località prese il nome; delimitata dal torrente Mangiola e dal Canale Pendeggia, detta la Rocca di Bagnone, poi chiamata: il Castello di Bagnone. Gli unici dati storici pervenutici, ricavati da scritti dopo il 1100 sono i seguenti :  

- Monachus de Bagnone. In una sentenza pronunciata il 18 Novembre  dell’anno 1124, dai consoli di Lucca, nella chiesa di Sant’Alessandro di quella città, circa la vertenza sorta per il possesso del monte Caprione tra Andrea, Vescovo di Luni ed i Marchesi Malaspina. Tra le varie persone e fedeli che, in tale occasione, accompagnarono il Vescovo Andrea a Lucca, è menzionato nel documento, un  “ Monachus de Bagnone ”. (Probabilmente inteso come il Monaco del Castello di Bagnone, n.d.a.)   

- Plebem de Bagnone. In una bolla del Papa Eugenio III, con la quale prende sotto la sua protezione la Chiesa di Luni, aderendo così alla supplica umiliatagli dal Vescovo Gotifredo, datata 11 novembre 1149, è noverata tra le altre la “ Plebem de Bagnone ”. (Plebem = popolo, volgo, n.d.a.)  

- Dominii… de Bagnone. Il lodo reso nel monastero di Aulla il 12 Maggio 1202 col quale gli arbitri eletti dal Vescovo Lunense Gualtiero e dai Marchesi Malaspina composero il dissidio nato fra loro per l’acquisto da questi ultimi fatto dei possedimenti lunigianesi dei Marchesi d’Este, rammenta con gli altri anche i “ Dominii…. De Bagnone ”. (Dominium, dominii = dominio, possesso, signoria, proprietà, n.d.a.)

 Queste sono le notizie più antiche di Bagnone. Ebbe probabilmente tale nome il Castello eretto sull’alto colle, che sorge sulla sinistra del torrente omonimo, Castello sul torrente Bagnone, quindi Castello di Bagnone. Sulla sponda opposta, formata da una aspra scogliera di roccia arenaria, intorno ad una piccola cappella, nella quale si venerava una miracolosa immagine di Nostra Donna, andò in seguito sviluppandosi da acquistarne il carattere di borgo, una non meglio definita località: Gutula. Infatti in un istrumento del 1300 si legge : Datum… in Burgo Gutulae Bagnoni.

        Nel secolo XIII, tutto il territorio era sottoposto alla Signoria dei Marchesi Malaspina [V.], per cui tutta la storia di Bagnone si confonde con quella della famiglia dei Malaspina, feudatari della maggior parte della Lunigiana.  

  GUTULA

BAGNONE PRIMA DELL’URBANIZZAZIONE

Divagazioni a cura di RUGgGIO

Immaginiamo oggi di essere a Bagnone, in località San Rocco, all’entrata del paese.            

Per immaginare meglio ciò che stò per spiegare, mi localizzo nell’entrata del palazzo Bazzali, mi appoggio al parapetto e rivolto a nord, guardo Piazza Roma e il sovrastante Castello. Chiudo gli occhi ed immagino di tornare indietro di ottocentoanni. Siamo negli anni intorno al 1200. 

Cerco di immaginare cosa si vedeva allora. Tutti i manufatti bassi non esistevano, quindi si presenta, alla mia immaginazione, una scarpata  rocciosa, ricoperta di vegetazione che, dal muro di sostegno del parco della villa Quartieri, scende ripidamente sino al letto del torrente, giù nel "bodrigon".    Altrettanto si deve dire del Castello e di tutte le case che lo circondano, ché io immagino non ancora tutte edificate, come pure il campanile che sarà costruito più tardi, nel  146, come indicato da una lapide affissa sul manufatto.

Quindi, all’altezza della odierna casa Rapalli Sergio, proprio sopra il "bodrigon", se si tolgono tutti i manufatti, rimane una parete scoscesa coperta di vegetazione tra la quale era tracciata una strada mulattiera che doveva condurre in direzione di Parma, transitando da Nezzana.

Questa via permetteva di accedere, in direzione nord,  alla valle situata sulla sponda destra del torrente Bagnone, verso l’Appennino. Un passaggio angusto, pericoloso ma obbligatorio per chi doveva dirigersi verso l’interno, nella valle nord del torrente Bagnone.  

       A mio avviso, se togliamo tutti i manufatti, non ci deve essere neppure il ponticello che porta alla Pialastra, infatti suppongo sia stato costruito dopo il 1200. Prima di allora, una strada in quella posizione non era necessaria ed impensabile. L’accesso naturale alla valle dell’alto Bagnone, sul lato sinistro del torrente, avveniva passando dalla località detta "Pandegia" dall'omonimo canale, anche senza il ponte, attraversando a piedi il canaletto.  

        Tutti i viandanti che venivano dalla via fiorentina o da Castiglione, via cà d’Timorat, dovevano obbligatoriamente passare per la Pialastra, mentre quelli che  arrivavano dalla via parmense, lato destro del torrente. dovevano assolutamente passare nella strettoia che ho immaginato. L’erosione delle rocce arenarie, dovute al lento lavoro dell’impetuoso torrente, hanno dato il nome al luogo. 

       Questa non meglio definita località è stata chiamata Gutula. Nome che ritroviamo in un istrumento del 1300, ove si legge:”Datum...in Borgo Gutulae Bagnoni”.

       Gutula, per similitudine, può derivare dal latino Gutta, dove ha anche valore la locuzione latina: Gutta cavat lapidem  = la goccia scava la pietra. Allora posso anche avanzare l’ipotesi: Località Gutula, dove il torrente è incassato nella roccia arenaria. Come può anche valere l’ipotesi che derivi da guttur, gutturis, tradotto in : gola, stretta, forra.

       Il cronista e speziale bagnonese ser Giovanni Antonio da Faie, (1409-1470) nella sua cronaca, asserisce che l’attuale Borgo di Bagnone, posto in basso in un luogo di più facile accesso, sorse in Gottola ed era denominato anche Votola e Pozzo.  

       Bagnone, dialetto Bagnòn, é connesso a BA(L)NEUM più il suffisso –ONE, non nel significato di “bagno” ma di “bagnato” cioé “ricco di acque”. 

       A questo punto si spiega perchè il Castello è stato costruito in cima a quel cucuzzolo roccioso su cui oggi lo ammiriamo. Cucuzzolo inaccessibile da valle, posizione dominante su tutte le vie d’accesso, sicuro baluardo di difesa dopo Villafranca e Filetto al centro, Virgoletta e Malgrate sui lati. Da levante protetto dai Castelli di Corvarola e Castiglione del Terziere, al nord dal Castello di Treschietto e di Jera ed a ponente dalla Rocca Sigillina.  

         Col tempo, il borgo di Gutula, si svilupperà attorno ad una chiesetta, nella quale si adorava l’immagine sacra di Nostra Donna detta poi Madonna del Pianto e il luogo cambierà in seguito il nome in Borgo di Bagnone, attingendolo dall’omonimo torrente Bagnoni. Ancor oggi, dopo un millenio, il centro cittadino fiancheggiato dai portici ad archi sghimbesci, è ancor detto: il borgo, e la località dove sorgeva la chiesetta con l’immagine della Madonna del Pianto, è il rione che oggi é chiamato “Santa Maria”.  

       Già all’epoca a cui si fanno risalire le sopracitate fonti storiche, Il Castello di Bagnone era possedimento dei Marchesi Malaspina, i quali lo gestirono da lontano, dandolo talvolta anche in subfeudo a non meglio descritti nobili. Da questo si può ben capire che il Castello di Bagnone nei primi secoli dopo il mille non ebbe una grande importanza strateggica e politica di cui ebbero invece altri Castelli come quello di Castiglione del Terziere e di Treschietto.   

  I MALASPINA  

       Antica famiglia marchionale italiana, sorta all’inizio del secolo XI con Oberto Obizzo, che ebbe vasti feudi in Toscana, Liguria, Emilia e Sardegna.  

       Qui sotto lo stemma, scolpito su pietra arenaria, raffigura lo spino secco e il leone sormontati dall’aquila  bicipite, segno dell’origine imperiale del feudo. Le lunghe lotte con i comunivicini, specialmente con Genova e Piacenza, e la divisione,  operatasi nel 1221, fra le due linee principali, dette dello Spino secco e dello Spino fiorito e successivamente tra i vari rami di esse, (di Mulazzo, di Val di Trebbia, di Giovagallo, di Verrucolae Fivizzano, ecc.), indebolirono i Malaspina e ne restrinsero i domini, che finirono per essere limitati essenzialmente alla Lunigiana.  

Principale tra questi feudi, alcuni dei quali durarono fino alla 

rivoluzione francese, fu il marchesato di Fosdinovo, poi principato di Massa, che Ricciarda Malaspina, sposando Lorenzo Cybo, portò all’inizio del secolo XVI, alla casa Cybo, per cui i suoi discendenti furono detti "Cybo-Malaspina".  Tra i Malaspina, ricordiamo qui sotto, solo alcuni tra i più degni di nota.   

- Obizzo il Grande, fu capitano dei Milanesi contro Federico Barbarossa; passò poi all’imperatore e quindi di nuovo e definitivamente ai Comuni; capeggiò (1172-1174) una rivolta di feudatari nella Riviera di Levante contro Genova.   

- Corrado l’Antico, divise nell’anno 1221 con il cugino Obizzino il territorio dei Malaspina in due parti, al di qua e al di là del fiume Magra, prendendo per sé quello alla destra del fiume, verso Genova. 

Conservò lo stemma della famiglia Malaspina, Spino secco in campo nero, ed elesse a Mulazzo la sua residenza. Accanito ghibellino, partigiano di Federico II, di cui aveva sposato la figlia Costanza, sostenne molte guerre, per lo più  con esito favorevole,  morì poco dopo il 1250.  

- Franceschino del ramo di Mulazzo, ospitò Dante Alighieri, il quale, nel   1306, stipulò per i Malaspina una pace col Vescovo di Luni.

- Obizzino, (poi Opizzino), suddivise il territorio con il cugino Corrado l’Antico. lui toccò il  lato sinistro del Fiume Magra, modificò lo stemma avito adottando lo Spino Fiorito in campo d’oro, e stabilì in Filattiera il capoluogo del nuovo feudo derivato dalla divisione.

- Spinetta il Grande (1282-1352), del ramo di Verrucola e Fivizzano, fu Governatore di Verona e lottò a lungo contro Castruccio Castracane; fu il restauratore delle fortune della famiglia, perché dopo la morte di Castruccio estese i propri territori, s’impadronì della stessa Sarzana (1334-1343), sede del Vescovo di Luni, e diede origine al marchesato di Fosdinovo, nucleo del futuro principato di Massa.  

- Alessandro (Mulazzo, 1754 - Pontremoli, 1810), del ramo di Mulazzo o Spino Secco. Navigatore ed esploratore, fu al servizio della Spagna; nel 1781 compì un viaggio di circumnavigazione del globo che portò a compimento in soli 18 mesi. Ma più importante fu una spedizizone successiva, da lui condotta a scopo scentifico e durata 5 anni (1789-1794), sulle coste occidentali dell’America, dalla Patagonia all’Alaska, ove da lui prende il nome il ghiacciaio Malaspina, nell’Alaska sud-orientale. 

Dall’Alaska raggiunse poi la Nuova Zelanda e l’Australia. Tornato in Spagna, mentre attendeva alla rielaborazione dei dati scentifici raccolti, fu imprigionato per cause politiche. Liberato nel 1802 dopo sette anni di prigionia, poté alla fine tornare in patria; morirà a Pontremoli nel 1810.    

The website of the Alexandro (Alejandro) Malaspina Research Centre at Malaspina University College in Nanaimo, located on the east coast of Vancouver Island in British Columbia, Canada.

RAMO SPINO SECCO E RAMO SPINO FIORITO

Nel 1221 il feudo dei Malaspina venne suddiviso in due parti.

Ci occuperemo solo di Opizzino, (prima scritto Obizzino),  del ramo Spino fiorito. 

I Discendenti di Opizzino, nel 1275 procedettero ad una nuova divisione ed al Marchese Alberto, figlio di Opizzino, fu assegnato il territorio di Filattiera con tutte le sue dipendenze, tra cui Bagnone. Alla morte del Marchese Alberto, pur avendo numerosi figli, lasciò in eredità l’intero feudo al figlio Nicolò detto Marchesotto, il quale alla sua morte nel 1339, lasciò numerosi eredi che nel 1351 decisero di spartirsi il retaggio

paterno, ridussero il feudo di Filattiera, creando altri quattro nuovi feudi : Bagnone, Castiglione, Malgrate e Treschietto

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 Il primo feudatario che elesse la sua residenza a Bagnone, fu il Marchese 

Antonio Malaspina nell’anno 1352.      

IL  CASTELLO

L’imponente struttura di oggi.  

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Il feudo di Bagnone comprendeva le frazioni di:   Collesino, Compione, Mochignano e Nezzana e Pastina.

Dal secolo XIV Bagnone é feudo, con un Marchese residente, quindi é facile pensare che il castello sia stato ristrutturato in quel periodo per adibilo a residenza, oltre che a luogo di guarnigione e di caposaldo.

Anche Gutula aveva raggiunto una certa importanza, ed il borgo era ormai centro  di attività artigianali e commerciali.

Nel 1446 il marchese Giorgio, durante il suo governo feudale, fece costruire i  mulini azionati ad acqua, con una canalizzazione che partiva da una diga costruita oltre  il ponte dei ladri, sino al centro di Gutula. Questi mulini sono stati ristrutturati nel 1938 da Giuseppe Morandi, imprenditore edile, oggi inoperanti, sono  proprietà di privati.

Il feudo di Bagnone fu retto dai discendenti del Marchese Antonio Malaspina, anche se tra alterne vicende politiche, dato che all’inettitudine dei feudatari si aggiungevano le diverse guerre di famiglia sobillate dall’esterno sia dalla Repubblica di Firenze chge dal Ducato di Milano, che cercavano entrambi di impossessarsi della Val di Magra.

Già nel 1385 i bagnonesi cercarono di ottenere aiuto dai fiorentini, pur di sottrarsi al potere feudale dei Malaspina, ma ottennero solo di passare sotto una specie di protettorato e di indurre i feudatari ad una accomandigia con la Repubblica. Le pretese della Repubblica Fiorentina da un lato e le turbolenze interne dall’altro aumentarono dopo che Firenze nel 1451, acquistò il vicino marchesato di Castiglione del Terziere, che fu venduto dai Malaspina e acquistato dalla Repubblica  Fiorentina.    

LA FINE DEI MALASPINA A BAGNONE  

 “…l’ultimo feudatario di Bagnone fu il Marchese Cristiano Malaspina, primogenito del Marchese Giorgio, uomo assai stimato dai suoi conterranei. Il Marchese Cristiano amareggiato dai tentativi del fratello Eduardo di usurpargli il potere, dai moti del popolo, particolarmente da quello di Pastina, di volersi sottrarre alla sua autorità, a ciò istigato da certo Corrado del Buono originario di Filattiera, soprannominato Fantauzzo, ed in fine anche dai segreti maneggi del Granducato di Toscana, che già aveva ricevuto in accomandigia il feudo di Bagnone e del quale ora aspirava all’annessione. Il Marchese quindi  decise di liberarsi della situazione accennata, divenuta per lui insostenibile, col vendere il Feudo e le terre dipendenti. Così, per la vendita cui procedette, in cambio di 8.000 fiorini d’oro, il tutto passò nel 1471 sotto il dominio di Firenze.”

Altre fonti sostengono che il possesso è avvenuto con l’intervento armato d’occupazione, in quanto il Marchese tentava di risolvere il contratto di vendita.  Vendita che, in altre versioni, é costata 6.000 fiorini.

Chi beneficiò di più, in questa circostanza, fu il popolo di Pastina che ottenne da Firenze molti privilegi per l’appoggio, la devozione e l’obbedienza mostrata verso il Comune di Firenze.

Accomandigia:  Patto col quale nel Medioevo, un Comune o un Signore si mettevano sotto la protezione di un altro Comune o d’un altro Signore.

Il toponimo “Gutula” che troviamo ancora ricordato nell’anno 1443 dallo scrittore bagnonese Gio. Antonio Da Faie nella sua “Cronaca” a proposito della costruzione della Chiesa di Santa Maria, scomparve definitivamente dal punto di vista legale, assorbito da Bagnone a causa della cessione del paese alla signoria dei Medici.

Soltanto ora Bagnone iniziò ad essere considerato il vero centro principale della vallata.

Il feudo di Bagnone,  quello di Castiglione del Terziere e di Corlaga, rimasero a far parte della Signoria medicea, al Ducato di Firenze e in fine al Granducato di Toscana fino al 1796, anno in cui fu inizialmente aggregato alla Repubblica Ligure, ma in seguito venne incluso da Napoleone nel Dipartimento degli Appennini.  

Il territorio di Bagnone, comprendeva anche il Feudo Malaspiniano di Treschietto, con le frazioni di Vico e Iera, che fu assegnato a Francesco IV, duca di Modena, a sua volta arciduca austriaco.

Alla Restaurazione, nel 1844 venne firmato un accordo tra Firenze, Lucca, Modena e Parma che permetteva, alla morte di Maria Luigia di Parma di costituire la provincia di Lunigiana parmense con: Pontremoli (capoluogo), Zeri, Mulazzo, Villafranca, Bagnone, Filattiera e Treschietto. Conseguentemente tutto il territorio bagnonese, compreso quello di Treschietto che da quel momento cessò di formare Comune in quanto aggregato a quello già esistente di Bagnone, passò dal dominio Toscano a quello del Ducato di Parma nel 1847, al quale restò fino al 1859.

A seguito della seconda guerra di indipendenza, il Comune di Bagnone ed il suo territorio, vennero incorporati nel nuovo Regno d’Italia sotto lo scetro di Vittorio Emanuele II.

Dopo l’Unità d’Italia, il Comune di Bagnone fu compreso nella Provincia di Massa-Carrara e raggiunse nel 1894, con l’annessione della frazione di Orturano, l’attuale estensione di 73,79 Kmq., circa 74.000 ha di superficie.

Il Comune di Bagnone con Bagnone capoluogo (Nezzana, Il Castello, Pagazzana e case sparse), conta ben altre 16 frazioni: Biglio, Orturano (Di Sotto o Chiesa, Di Sopra, Vaggia e Nombria), Canale, Corlaga (Stazzone, Agnetta e Leugio), Vico (Chiesa, Valle, Montale, Canneto e Monteruolo), Treschietto (Castello, Chiesa, Palestro, Valle e Querceto), Jera ( Sommovalle), Compione, Collesino (Trefontane, Castello, Chiesa o Piazzavecchia, Nolano e Casalecchio), Mochignano (Chiesa, Alta e Tralachiesa), Pastina (Bicchieraia), Pieve (Groppo, Groppo e Darbia), Castiglione del Terziere (S.ma Annunziata, Vallescura e La Costa),  Corvarola (Croce e La Ghiaia), Gabbiana (Grecciola, Cassolana, Baratti e Monte Rotta), Lusana (Busseto, Pregnacca e Il Pradaccio)e numerose  case sparse.

Tra parentesi sono indicati i rioni o i sobbborgi di ogni frazione   

I NOCETI  

dal 1400  ad oggi 

Agli inizi del 1400 si trasferisce in Lunigiana la famiglia dei  Noceti che, con molta probabilità, ha origine nel Piacentino, (De Noxeto) da Noceto in val di Nure.  

Nonostante numerose ricerche e contatti presi con le Municipalità piacentine, nessun risultato è scatturito a confermare quanto sopra. (n.d.a.).

Il primo esponente in Lunigiana è il notaio ser Giovanni di Noceto che roga atti di pace tra i rami malaspiniani della Verrucola e di Castel dell’Aquila nell’anno 1415.

Parte di quanto sopra si ricava dalla lettura della Cronaca di Gio. Antonio Da Faie , che enumera tutte le famiglie viventi in Bagnone nel 1451, altre informazioni provengono da ricerche d’archivio. Una di queste ricerche é stata fatta nel 1955 dal Prof. Ugo Pagni, il quale trascrive il testo di  Da Faie come segue :

 “ …Ser Zoani fiolo de Ser Antonio, Ser Bernardo suo avo vene stare a Bagnone… Vene da una vila de Plaxentia che se chiama Noxedo. E al presente sono in grande stado da sey anni in za, che li fioli son con Papa Nicola grandi, e grandi in roba e in honore… ”

Scrive ancora il Prof. Pagni, estraendo dal Da Faie, e noi riportiamo integralmente. 

Federico, signore “De Noxedo e Diolo ”, nato verso la fine del `200, ebbe due figli : Rolando e Bernardo. Rolando continuò la linea signorile di Noceto che si estinse con un altro Rolando morto nel 1420 senza prole; Bernardo verso la fine del '300 si trasferì in Lunigiana e dette origine ai Noceti di Bagnone, Lucca e Pontremoli.

Ser Bernardo ebbe un unico figlio maschio : Ser Antonio che, come risulta da uno strumento del tempo, fu in Bagnone nel 1410.

Un unico figlio maschio di Ser Antonio fu Ser Giovanni che ebbe quattro figli : Iacopo, Taddeo, Antonio e Ser Pietro. 

Ser Antonio e Ser Pietro furono entrambi creati conti palatini da Federico III d’Austria. (E come dice il Da Faie, son con Papa Nicola grandi…n.d.a.)

Il conte Pietro Noceti (1397-1467), fu l’esponente principale della famiglia. Fu ed è una “gloria della nostra terra di Lunigiana” : amico e confidente familiare del grande Papa umanista Niccolò V [V.]. Ebbe onori ed una casa in Lucca ove morì .

Il conte Antonio Noceti, genero di Azzo Malaspina di Mulazzo, ebbe notorietà poiché fu lui che operò diplomaticamente con Luigi XI re di Francia in nome del papa Pio II al secolo E. S. Piccolomini, nel natale dell’anno 1461. Il cardinale Piccolomini fu, prima di diventare prete all’età di 40 anni, segretario particolare di Federico III.

 Vasti furono i possedimenti lunigianesi di Pietro Noceti passati ai discendenti. Oltre agli emiliani, quelli dell’alta Lunigiana : Pastina, Bagnone, Mochignano, Paneschio, Pieve di S. Cassiano, Castiglione e Pontremoli. 

 Da un inventario dei Noceti, del 1552, si apprende la consistenza della loro Biblioteca che già allora comprendeva opere di Plutarco, Tito Livio, Svetonio, Averroè, S. Tommaso, Apiano, Aristotele, un “ Plutarco scritto a mano in cartapecora ”, un “ libro del pellegrino ” e altre.

 (Ms Biblioteca di Castiglione del Terziere).  

Niccolò V, al secolo Tommaso Parentucelli, nacque a Sarzana nel 1397; dopo essere stato Vescovo di Bologna,  pontificò dal 1447 al 1455, succedendo a Eugenio IV. Fondò la Biblioteca Vaticana, ricostruì il Vaticano e restaurò S. Pietro, ove incoronò l’Imperatore Federico III. Tentò invano di impedire la caduta di Costantinopoli nel 1453, né riuscì poi a promuoverne la Crociata di liberazione. Il dolore per l’insuccesso e la congiura contro il papato e la condanna a morte del Porcari, accellerarono la sua fine.

Ser Pietro Noceti visse ed operò in un periodo tra i più tristi e travagliati per l’unità della Chiesa di Roma. Fu a Basilea, dopo un fortunoso viaggio, quale segretario, unitamente a E. S. Piccolomini (che diverrà Papa col nome di Pio II , n.d.a.), del Cardinale Capranica che in quel tempo fu in grave contesa con il Papa Eugenio IV. Alla morte del Papa Eugenio IV (1447) fu eletto Papa il Cardinale Parentucelli col nome di Niccolò V e Pietro da Noceto “…andò ad abitare al Palazzo Vaticano ed il Pontefice non trattava affari d’importanza senza il Nocetano, il quale perciò era diventato potentissimo. Perciò a lui ricorrevano letterati, ambasciatori, Capi di Repubbliche e Cardinali…”

Il Papa Niccolò V tenne per pochi anni il Pontificato poiché eletto nel 1447 morì nel 1455. Il successore Papa Callisto III offrì a Pietro Noceti di conservarlo fra i segretari apostolici, ma Pietro Noceti “…che era stato potente giudicò opportuno uscire di palazzo, non volendo essere ultimo là dove fu primo…”

Anche Papa Paolo II successore di Pio II, nel Pontificato chiamò Pietro Noceti nel 1466 a segrertario apostolico in Roma ma Pietro non volle accettare tale afficio e continuò a vivere nel territorio della Repubblica di Lucca ove si era ritirato a vita tranquilla dopo la morte premartura di Papa Niccolò V.

La Repubblica di Lucca riserbò speciali onori a Pietro Noceti così in vita come pure dopo la morte avvenuta il 18 febbraio 1467.

Pietro Noceti riposa nella Cattedrale di Lucca e la sua tomba, opera dell’architetto Matteo Civitali, porta il seguente epitaffio :

 PIETRO NOCETO, A MULTIS REGIBUS, ET A NICOLAO V  PONT. MAS. MULTIS HONORIBUS DIGNITATUMQUE INSIGNIBUS SUA VIRTUTE DECORATO, QUI VIXIT ANNOS LXX MENSEN V DIES X NICOLAUS PARENTI B.H.H.F.F. MCCCCLXXXII  

---ooOoo---   

I PAPI NELLA STORIA DEI NOCETI:  

Papa Niccolò V al secolo Tommaso Parentucelli, nato a Sarzana, da madre fivizzanese, ha pontificato dal 1447 al 1455. [V. NICOLÒ V].

Papa Callisto III, al secolo Alonso de Borja, nato a Jàtiva, Valencia, ha pontificato dal 1455 al 1458.  

Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, nato a Siena, ha pontificato dal 1458 al 1464.

Papa Paolo II, al secolo Pietro Barbo, nato a Venezia, ha pontificato dal 1464 al 1471.

DATE IMPORTANTI

Nel 1470 la famiglia dei Conti Noceti, che risiedeva in Bagnone dal 1410 circa, acquista dal Marchese Cristiano Malaspina una casa sita presso il Castello per 60 ducati d’oro.

Nel 1471 il Castello di Bagnone passa sotto il dominio di Firenze.

Nel 1526 il Conte Pier Francesco figlio del Conte Antonio Noceti viene immesso, dalla Repubblica di Firenze, nel possesso della Rocca di Bagnone, l’attuale Castello.   

IL  CASTELLO  OGGI

Il castello, dal 1526 é sempre stato di proprietà dei Conti Noceti.  L’ultimo, il Conte Carlo Noceti ebbe due figlie Elisa e Maria.

Maria andò sposa al nobile Ruschi Pavesi di Pisa.

Elisa, nubile, da tutti chiamata la "Contessina", ha sempre vissuto a Bagnone nel Castello, dove morirà dopo la guerra negli anni sessanta.

Tutta la proprietà passa all’unico erede, Lorenzo Ruschi figlio di Maria, ed alla sua morte ai figli : Francesco, Carlo e Maria Luisa, che hanno riassunto il titolo nobiliare di Conti.  

La divisione patrimoniale assegna alla figlia Maria Luisa il Castello di Bagnone e con il riconoscimento del titolo nobiliare, oggi Bagnone è onorato di ritrovare la :

  Contessa N.D. Maria Luisa Noceti Ruschi in Fontana.

 L’elegante Bagnone, la Regina della Lunigiana, non sarebbe tale se non fosse sormontata da quella prestigiosa corona che è il millenario Castello, e che a sua volta riluce tra il verde cupo dei boschi di castagni, ghirlandato dalle fantastiche cime della catena montuosa dell’Appennino Settentrionale, meglio identificato come l’Appennino tosco-emiliano.

VEDI NELLA VETRINA DI BAGNONEMIA "I  CONTI  NOCETI"  

 

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Statue-stele

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"Treschietto"

 
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 "Museo Piagnaro"

IL FIUME
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Bocca di Magra
 

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La foce del Magra

 

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I primi abitatori

 

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La Pieve di Sorano a Filattiera

 
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Gutula
MALASPINA
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Lo stemma in arenaria
 
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Porta Mulazzo
 
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Cast. Filattiera

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Alessandro Malaspina
STEMMA
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Spino fiorito

Il Castello di Bagnone

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Visto da Ovest
 
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Visto da Est

Caratines

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Un environnement à découvrir

La vallée du torrent « Bagnone » est composée d'un ensemble de 15 villages et hameaux de montagne que fédère un centre plus important qui porte le nom du torrent : Bagnone.  Partant d'une altitude de 300 m environ, le tout forme le contrefort du Mont Sillara (1861m).
Bagnone est l'un des centres les plus pittoresques de la Lunigiana. Originellement, le village se limitait au château et aux quelques maisons bâties tout autour. Les édifices construits sur le côté droit du torrent sont solides et caractéristiques. Certains sont encavés profondément dans la roche. Le tout est dans un état de conservation remarquable.

Chaque village environnant a ses propres caractéristiques. Certains de ceux-ci n'ont quasiment plus d'habitants.  L'attrait des villes et l'absence de développement économique ont favorisé la migration des populations. Un certain repeuplement commence à se faire jour auprès jour, par des amoureux de la nature.

Aujourd'hui, avec le développement du tourisme de qualité, nous pouvons dire que la chance de la vallée est de n'avoir jamais été défigurée ni par les industries ni par le tourisme de masse. Une nature encore sauvage, des torrents peu ou pas pollués font de cette vallée un lieu touristique naturel tout à fait privilégié.

 - Bagnone

L’histoire de Bagnone est très ancienne. Dans cette région, il y a plus de 2000 ans se sont installés des Ligures qui ont laissés comme trace de leur passage nombre de statues-stèles que l’on peut actuellement voir au musée de Pontremoli.
Les premières traces du village de Bagnone remontent à 963 de notre ère.

Le premier noyau du village est composé du château et des maisons qui l’entourent.
La partie du village sise dans la vallée s’est développée au 14 ème siècle et s’appelait à l’origine " Votula " ou " Gotula ".

Bagnone a été gouverné par les Malaspina de Filattiera jusqu’en 1351, date à laquelle le village est passé sous le gouvernement du marquis Antonio Malaspina ( branche du Rameau Fleuri). En 1471, le village est annexé par la République de Florence. Cette domination s’étendra durant trois siècles et favorisera l’installation du commerce et l’extension du village.
Le nom de Bagnone a pour origine " baigné " ou " riche d’eau ". En effet, le château sur la colline surplombe une vallée où se rencontrent les torrents Bagnone, Mangiola et la rivière Pandegia.
Du château originel, seule la tour subsiste. Le reste de l’édifice est le fruit des nombreuses évolutions au cours des siècles.

 - Biglio

Surgissant sur une antique route médiévale qui reliait Pis, Lucques et Parme, ce village fait penser à une étape comme à l’époque du développement des communications romaines. Cette route s’appelle "strada Romana". 

 - Castiglione del Terziere

Ce village est né en 1275 au moment de la division des Malaspina de Filattiera. Son château, aux tours carrées, aujourd’hui restauré, fût bâti sur un piton rocheux qui surplombe toute la vallée, pour être la résidence des Malaspina jusqu’à la vente, en 1471, par ces marquis, de leurs villages féodaux avec leurs droits à la République florentine.

 - Collesino

Le village, constitué de trois bourgs (le Château, l’Église et les Trois Fontaines) se trouve sur la route antique qui relie la vallée du fleuve Magra et du torrent Bagnone au col du Lagastrello qui conduit à Parme. Après 1100 de notre ère, le village est déjà sous la domination des Malaspina. Depuis 1348, il est associé à l’évolution de son chef-lieu qu’est Bagnone et ce jusqu’à l’unification de l’Italie.

 - Compione

Est un tout petit village situé à 698 m d’altitude, quasiment déserté sauf en été. C’est le point le plus haut de la commune de Bagnone. Bien situé, il est une excellente étape de départ pour faire de superbes excursions en montagne.

 - Corvarola

Surgissant sur une colline, à droite de la rivière Civiglia, Corvarola propriété des marquis Malaspina, avait un château à sept tours dont il reste peu de vestiges. L’origine de ce château remonte à l’époque de l’empire bizantin. C’est en 1351 que Corvarola fût intégré au marquisat de Castiglione del Terziere.

 - Corlaga

Est la zone la plus habitée du bagnonais. Ses origines sont antérieures au deuxième millénaire. A la fin du XIII ème siècle, l’entité de Corlaga dépendait de la paroisse de Filattiera avant de passer sous la tutelle de celle de Bagnone. Dépendant du fief De Treschietto, Corlaga s’est libérée pour passer sous la domination du Grand Duc de Toscane.

 - Gabbiana

Le village est composé d’un ensemble de six noyaux habités qui se trouve sur la rive droite du torrent Civiglia. Ses origines sont antérieures au deuxième millénaire. Et en 1187, un privilège du Papa Grégoire VIII accorde la chapelle de Gabbiana à la cathédrale de Luni.

 - Iera

Situé au Nord de Bagnone, sur les flans des Apennins toscans, la paroisse de Iera est déjà reprise, en 1296, dans des documents paroissiaux comme appartenant au diocèse de Luni. On sait encore que de 1350 à 1750, Iera appartenait au fief des marquis de Treshietto.

- Lusana

Situé sur la route qui conduit à Monti et Licciana, Lusana apparaît dans les documents en 1600 quand son église se sépare de celle de Gabbiana pour devenir une paroisse autonome. Il est probable que la paroisse existait déjà comme oratoire et que le village est encore antérieur à celui-ci.

 - Mochignano

Situé à la base du mont de Mochignano, sur l’ancien sentier muletier pour Treschietto e Collesino, Mochignano est très certainement né avant le 13 ème siècle et a toujours suivi l’histoire de Bagnone.

 - Orturano

Jusqu’en 1351, Orturano suit le sort réservé aux Malaspina de Filattiera qui, à cette date, ont procédé au démembrement de leurs fiefs et Orturano est passé sous la dépendance de Malgrate.  Au 16éme siècle, suite à l’extinction de cette branche des Malaspina, Orturano est passé sous la tutelle de Crémone par une décision de la Chambre impériale espagnole de Milan. Au 18ème, le village passe aux mains du Grand Duc de Toscane. A la révolution française, c’est sous la tutelle de Villafranca qu’Orturano se retrouve tant sur le plan administratif que politique. Au 19eme, après une consultation populaire, le village est enfin annexé à la commune de Bagnone.

 - Pastina

Entre le torrent Magiola et le territoire de la Pieve di Bagnone, Pastina fût probablement habité par les Ligures d’origine apuane car, en 143 A.J.C., vaincus par les Romains, ils furent déportés vers l’actuelle province de Benevento où ils bâtirent de nouveaux villages dont l’un porte le nom de Pastina.
La paroisse est certainement très ancienne et on en trouve la trace dans les documents de l’Eglise datant de 1297.
Quand Bagnone devint un fief indépendant, Pastina fût fortifié. Depuis cette époque, ce village a vu son histoire entièrement liée à celle de Bagnone.

 - Pieve di Bagnone

Déjà vers l’an 1000 de notre ère, la Pieve di Bagnone était l’une des paroisses les plus importantes de la Lunigiana et ce jusqu’à une période récente où même la paroisse de Bagnone dépendait de la Pieve.
Le plus ancien document parlant de la Pieve di Bagnone remonte à 1148 quand le Pape Eugène III confia la Paroisse à l’archevêque de Luni.
Au cours du XV ème, la Pieve avait sous sa juridiction treize villages d’importances diverses. Le village construit au tour de l’église se trouve au sud de Bagnone.

 - Treschietto

Ce village fît partie du fief du Marquis de Malaspina de la branche du rameau fleuri. Il se composait de quelques huit villages. En 1698, le fief fût vendu au Grand Duc de Toscane Cosimo III. Ce passage provoqua beaucoup de conflits et Treschietto, au cours d’un siècle passa sous les tutelles successives du Prince Coloredo de Vienne aux Corsini de Florence, fût occupé par les Français vers 1800 et en 1814 fût uni aux Etats existants de la Lunigiana. Enfin, Treschietto fût intégré à la commune de Bagnone après avoir été de 1805 à 1849 une commune autonome.

 - Vico

Composé de cinq noyaux, Vico se trouve le long du torrent Fiumenta, affluant du torrent Bagnone. Aujourd’hui c’est l’un des villages les plus habités de l’entité du grand Bagnone. Sa période de gloire date du XV ème siécle, quand il devint le siège d’une partie du fief de Treschietto.

Les routes

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Comment y arriver ?

Venant du Nord de l'Italie:
Ring ouest de Milan
A1 Bologne - Rome
A 15 Parme - La Spezia
Sortie Pontremoli.

A la sortie d'autoroute, après le péage, prendre à gauche la route d'Etat en direction de Pontremoli.
Après 50 mètres, prendre la 1 ière route à droite. Tout au bout, tourner à droite en direction de la Filattiera-Aulla. Après 10 km environ, vous trouverez une indication Bagnone. Suivez-la.

 
Bagnone in Lunigiana - Pictures

The city at high noon from along the river below. Plenty of parking here, and you can get a bite to eat from many restaurants near this picture spot.

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BAGNONE  

Das Dorf ist bekannt für seine Altmarktlaubengänge wo Kaufmänner, Schneider, Gewürzhändler und Schuhmacher bauten die Läden berühmt im Gebiet von Massa Carrara.
Bagnone befindet sich in einen engen Tal in dem fliesst der homonym Bach.
Das Dorf sich hebt ab auf einem Felsausläufer, umschliesst von Kiefern und Eichen
Die Stellung ist strategisch un hier kann man finden zahlreichen interessante Kunstorte

Zu besuchen:
Das Schloss von Familie Malaspina (XIV Jahrhundert)
Kirche von San Rocco,  von Santa Maria, von Prepositurale. 

Der Platz
Das eindrucksvoll Dorf von Castiglione del Terziere
Das Treschietto Dorf mit die imposante Ueberreste des Schlosses,ins Abgrund abfallend.

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