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La
croce
sul
Marmagna
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L'arrampicata
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Sella
del Marmagna
m.
1738
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Il gruppo |
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Il
rifugio del
Lago
Santo |
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A cena |
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Al lago Santo |
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Alla maestà |
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Gli amici |
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IL MARMAGNA 100 ANNI
DOPO
1901 - 2001 |
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Durante
tutto il mese di giugno sono stati affissi manifesti del Cai di Pontremoli e
distribuiti depliants per ricordare il raduno del 1º Luglio per il
centesimo anniversario della costruzione della grande Croce sul monte
Marmagna m. 1852 s.l.m., seconda cima dopo il Sillara m. 1861 s.l.m.,
dell'Appennino Settentrionale, quello meglio conosciuto per Tosco Emiliano.
Il 1º Luglio, domenica, ci ha riservato una meravigliosa giornata estiva,
che ha fatto radunare un folto numero di appassionati, di gente qualunque
amante della montagna, venuto dal nord e dal sud a toccare e a venerare la
Grande Croce, maestoso munumento della cristianità, voluto, già da un
secolo, dalla "Giovane Montagna" in occasione del giubileo del
1900. Siamo partiti da Bagnone in gruppo, il giorno prima; col Sindaco Dott.
Piero Pierini, l'Assessore Walter Pellegri, il camminatore chitarrista
Walter Brunini e lo scrivente.
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Abbiamo
asceso in macchina, passando dal
Cirone, il versante sud dell'Appennino sino ai Lagdei, a m. 1265 s.l.m.,
quindi passo dopo passo siamo saliti sino al rifugio Mariotti del Lago Santo
a m. 1508 s.l.m. Fa servizio anche la teleferica, da Lagdei al rifugio del
Lago Santo, ma perché non approffittare di una simile bella giornata per
compiere quel tragitto meraviglioso nella natura. Il sentiero che é in
parte lastricato di fresco e in parte in fase di rifacimento, si snoda sotto
un bosco di faggi meraviglioso. Così abbiamo fatto e dopo una quarantina di
minuti, d'un tratto s'affaccia uno specchio d'acqua, il lago Santo. Per
tradizione si immerge una mano nell'acqua e ci si fa il segno della croce,
poi lo si costeggia e si raggiunge il Bar Ristorante Albergo Rifugio
Mariotti.
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Pausa
d'obbligo per rinfrescarsi e dissetarsi. Prenotiamo per la cena e per la
notte, poi proseguiamo per una escursione bassa, a mezza costa, che ci porta
sino alla baita Tifoni a m. 1350 s.l.m., sulle falde del monte Orsaro. Una
lunga passeggiata immersi nella natura, tra le maestose piante fagacee, ed
in un sottobosco arricchito dal fiorire di innumerevoli qualità di fiori
alpestri, dai colori variopinti e vivaci. Gli scarponi scalpitano ed il
rumore é cadenzato dal picchiettio delle punte metalliche dei bastoni e
delle racchette. In silenzio si sale e si ammira lo splendido panorama della
valle e la lontana cima del monte che non si raggiunge mai. É una fatica
gioiosa. Se ce la imponessero per lavoro certamente la rifiuteremmo, ma per
la gioia e per l'emozione di affrontare la sfida con noi stessi ..., ci si
fa coraggio, si prende un lungo respiro e si continua.
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Si
sale, passo dietro passo, ciottolo dopo ciottolo che, fa cuscinetto
rotolando sotto le suole e ci fa quasi perdere l'equilibrio. Niente ci
fermerà, solo la mèta. Una lunga e riposante pausa, il tempo necessario
per riprendere le forze, mentre si osserva il lontano panorama a volte
mescolato e confuso dal riverbero e dalla foschia. La mente spazia serena
verso la pianura padana da un lato o verso il corso del fiume Magra
dall'altro. Poi, dopo un riposino ristoratore ed un boccone di pane e
formaggio e di un sorso di vino, il rientro. La discesa é più difficile
della salita, quei sassolini rotondi, come delle biglie, fanno scivolare le
suole e a volte si rimane a gambe sfarcate, in piedi per miracolo. Non é
facile, ci vuole perizia e prudenza, specie alla mia età. A sera si cena
tra amici, due risate e un racconto di cose capitate nel passato, quindi il
riposo su quei lettini a castello. Riposo a volte interrotto dal russare di
qualcuno, ma che viene vinto e sopportato dalla stanchezza che ci fa
addormentare lo stesso, mentre all'esterno strani rumori, ci fanno ricordare
che, anche gli animali, devono procurarsi il cibo per sopravvivere.
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All'alba
la sveglia, una toilette di fretta, per dare spazio agli altri, una
abbondante colazione ed eccoci pronti per la scalata del monte Marmagna. Era
una bellissima mattina, senza un alito di vento, il sole scagliava i suoi
raggi obliqui e le rocce iniziavano a riscaldarsi. Il sentiero, che avevo
già percorso ieri si stava affollando di montanari, tutti con l'intenzione
di raggiungere la grande Croce del Marmagna. Anche noi, zaino a palla, ci
siamo accodati alla lunga fila di scalatori. Il primo tratto del sentiero
era quello già percorso ieri, ma ad un certo punto un segnale del CAI, ci
indica che per il Marmagna si deve svoltare a sinistra. La strada cambia, e
cambia anche la sua pendenza che diviene più faticosa. Si lasciano i faggi
e ci si trova nella nuda, siamo intorno ai 1500 metri s.l.m. e il sole fa
picchiare i suoi raggi ormai verticalmente. É dura, specialmente per uno
come me che non ha molto allenamento. Il sentiero s'impenna, si sale a
quarantacinque gradi, é come salire una scala. Il passo é corto ma alto.
Con ogni passo si sale di venticinque centimetri. Ogni dieci passi una
fermata. Ce la farò? Mi domando!... Certo, debbo farcela. Ma la cima, che
non la si vede ancora, é lontana. I miei compagni mi hanno distanziato,
sono avanti, ma so che mi tengono d'occhio. Ogni tanto vengo superato da un
conoscente che mi rincuora: Dai che ce la fai! Sei quasi arrivato! Si ce la
debbo fare, ma la cima non si vede.
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Approfitto
per riprendere fiato, e l'amico mi informa che uno dei due animali portati
al rifugio per essere caricati di due botticelle di vino da portare su, é
scivolato ed ha abbandonato il suo carico. Pazienza, berranno acqua, non é
importante. Importante invece é pensare che anche gli asini, un tempo,
importanti mezzi di trasporto del legname e del carbone, non sono più sulla
montagna, sono diventati inutili, oggi vivono in città e servono solo a
farsi ammirare dai bambini. Dopo questa divagazione, seguendo l'amico che mi
ha appena superato, riprendo la marcia di buona lena. Poi, d'un tratto,
mentre gli occhi cominciano a farmi vedere le stelline per la fatica,
riesco, tra una folla enorme, a vedere la croce. Signore, Iddio, ti
ringrazio, arriverò. Gli ultimi cento metri li ho percorsi con gioia e
volontà; come quel maratoneta che non riusciva più a percorrere gli ultimi
metri della pista per arrivare al traguardo. Ma finalmente ci sono, anch'io
mi sono allungato e col braccio teso ho toccato il ferro della Croce del
Marmagna. Ho ringraziato il cielo, ma nello stesso tempo mi sono felicitato
con me stesso, mentre voci amiche e pacche sulle spalle mi incoraggiavano e
si dichiaravano soddisfatte di me. Alcuni, me lo anno rivelato dopo, non
pensavano che ce l'avrei fatta. Invece..! Eccomi qui. Nel punto più alto
della montagna a guardare il panorama in tutte le direzioni; una cosa
meravigliosa che appaga tutte le fatiche.
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La
Croce, inaugurata il 18 Settembre 1901, venne ripristinata nel 1967 dopo
anni di incurie, lasciata esposta a condizioni estreme. Nell'estate del
2000, in occasione del Giubileo, la Croce é stata illuminata con dei
pannelli solari e batterie che, per 2 mesi, hanno alimentato dei proiettori
alogeni. Quest'anno il centenario é stato commemorato con un intervento di
pubblico che non poteva aspettarsi maggiore. Io ho stimato un migliaio le
persone radunate ad assistere alla Santa Messa, celebrata dal parroco di
Corniglio alla presenza di autorità provenienti dal Parmense e dalla
Lunigiana. Una giornata per me memorabile, perché nonostante gli anni,
senza allenamento, ho vinto, sono riuscito a trascinare i miei scarponi sino
alla base della maestosa ed imponente Croce del Marmagna.
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CON IL
"FASCICOLO 18" RUGgGIO SOSPENDE
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L'AVVENTUROSA
E LABORIOSA STESURA |
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DEL
"GURGUGLIONE"
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INIZIATA
NEL 1999 SINO A
FINE 2002.
Aggiornata
nel 2005 e 2008
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Perchè
ho intitolato questo lavoro
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"Gurguglione"
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Il Gurguglione, per chi non lo sà, è
un minestrone spagnolo; per cucinarlo si mescolano tutte le verdure
possibili e immaginabili. Così ho fatto con questo lavoro di ricerca
storica, che vede trattati e riuniti in un unico volume tantissimi
argomenti a volte anche non storici, ma che servono a condire, a dare il
gusto e il sapore. Servono quindi a fare un buon minestrone; servono
a ricordare ai posteri, "il futuro della memoria", gli usi e i
costumi delle nostre genti, passate e presenti. |
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Il Gurguglione può anche derivare da Gurgugliare o Gorgogliare, il verso
che fa il tacchino per mandar fuori la sua voce; quello che appunto
intendo fare io, mandar fuori la voce, la voce della storia, la voce vera,
quella sconosciuta di Bagnone. |
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Questa storia, la bella storia della mia Bagnone, ora quasi tutta
concentrata in un unico volume, è stata ricercata, ritrovata e
riscritta per la sua conservazione, perchè sicuramente avrebbe
rischiato di essere trascurata e dimenticata per sempre.
Che qualcuno, se ne prenda cura ! (10/10/2002)
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P.S. |
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Sei
anni dopo mi accorgo di aver continuato questo lavoro di ricerca, e di
essere riuscito a pubblicare su www.bagnonemia.it
ben 175 argomenti differenti, che trattano personaggi presenti e passati,
avvenimenti vari, ricerche storiche riguardanti Bagnone e la Lunigiana.
Spero queste ricerche siano conservate e migliorate nel tempo futuro, da
persone che hanno a cuore Bagnone, come l'ho amato io, per ricordare ai
giovani e ai posteri quello che fu il nostro paesello e la nostra terra
nei secoli passati. |
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Marzo 2008 -
FINE |
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RUGgGIO
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