FASCICOLO 18

a cura di Rugggio

Aggiornato il  23-03-2008

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Vetrina

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Il crinale

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Monte Sillara

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Monte Marmagna

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Monte Orsaro

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Crinale emiliano

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La nuda

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Boschi e monti

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Boschi e monti

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Le crode nella nebbia

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Rifugio Tifoni

d'estate

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Rifugio Tifoni d'inverno
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Rifugio Matale 

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Rifugio E. Mattei

in Logarghena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

l sitema montuoso è costituito da un fascio di catene a cordigliera che descrive un grande arco intorno al  mar Tirreno, nella cui concavità sorgono terre antiche, che rappresentano i residui della zona cristallina sprofondata.

L'Appennino proprio si suddivide in tre principali catene: Appennino Settentrionale (ligure/piemontese e toscano/emiliano), tra il Colle di Cadibona e le valli del Tevere e del Metauro, comunicanti tra loro mediante i passi di Bocca Trabaria e Bocca Serriola; l'Appennino Centrale (umbro/marchigiano e abruzzese), da questi ultimi passi citati alle valli del Volturno e del Sangro, riunite dal passo di Rionero; segue l'Appennino Meridionale (napoletano, lucano e calabrese), sino allo stretto di Messina.

Le sezioni sono a loro volta divise come indicato tra parentesi.

L'Appennino Settentrionale:

Il ligure/piemontese dal Colle di Cadibona al passo della Cisa; la vetta più alta è il monte Maggiorasca, m 1 809.

Il tosco/emiliano dal passo della Cisa alla Bocca Serriola; la vetta più alta è il monte Cimone, m 2 162.

Nel tratto tosco/emiliano, nell'alta Lunigiana, le vette principali sono elencate nella tabella che segue.

 

Passo della Cisa valico a m   1155
Monte Orsaro  cima  a m   1831
Bocchetta dell'Orsaro  valico  a m   1724
Monte Braiola  cima  a m   1821
Monte Marmagna  cima  a m   1852
Monte Aquila  cima  a m   1780
Passo delle Guadine  valico  a m   1680
Monte Brusà  cima  a m   1796
Passo di Badignana  valico  a m   1685
Monte Matto  cima  a m   1837
Monte Paitino  cima  a m   1815
Monte Nagutto  cima  a m   1780
Monte Sillara  cima  a m   1861
Monte Bragalata  cima  a m   1835
Monte Bocco  cima  a m   1791
Monte Malpasso  cima  a m   1716
Passo del Lagastrello valico  a m   1200
Monte  Acuto  cima  a m   1756
Passo Pietra Tagliata valico  a m   1750
Monte Alto  cima  a m   1904
Passo dell'Ospedalaccio valico  a m   1271
Passo del Cerreto valico  a m   1261

 Le principali cime del nostro crinale:

L'Orsaro, il Marmagna, l'Aquila, il Brusà, 

il Matto, il Sillara e il Bragalata.

Seguendo il sentiero del crinale si può percorrere il tratto GEA:

Monte Aquila, Monte Bragalata, transitando per il Monte Sillara m. 1861, la cima più alta del nostro Appennino, dalla sua vetta si gode, in tutte le direzioni, un panorama meraviglioso. Lo sguardo spazia dalle Alpi Apuane al Golfo della Spezia da un lato, dall'altro le catene degli Appennini dal Monte Penna al Monte Cimone, verso nord la pianura Padana. Sotto il Monte Sillara, in territorio Parmense, brillano due meravigliosi laghetti detti del Sillara, separati da un lembo di roccia arenaria. Tutto intorno é circondato da stupendi prati pieni di mirtilli e massi di roccia arenaria azzurra. Continuando il nostro cammino, proseguiamo l'itinerario GEA lasciando il Monte Sillara, prima scendendo, poi risalendo verso il Monte Paitino m. 1815, sulla nostra sinistra sul fondo valle si nota il serpeggiare del Torrente Bagnone che nasce dalle falde del Sillara.

Lasciata la vetta del Monte Paitino, con molta attenzione si scende una cresta rocciosa molto frastagliata, e si deve continuare il sentiero sino al Monte Matto m. 1837, osservando salla sinistra, sul nostro versante il Monte Nagutto m. 1780, invece sulla nostra destra, lato parmense, sotto il Monte Matto si può scendere al Lago del Bicchiere m. 1724, che é il più alto dei laghi dell'Appennino Parmense.

In questo bellissimo paesaggio, si nota più in basso il Lago Scuro m. 1527 posto alle pendici del Monte Scala m. 1718. Risaliamo ora il crinale del Monte Matto m. 1837 e da qui possiamo osservare il profilo frastagliato delle Alpi Apuane ed il Golfo della Spezia. Ridiscendiamo rapidamente dalla cima, sempre percorrendo il sentiero contraddistinto dalla GEA e ci dirigiamo verso il Passo di Badignana m. 1685 che interseca il sentiero che sale dalla frazione di Treschietto via Matale, sino al Passo di Fugicchia m. 1669 ed anche alle Capanne di Badignana m. 1470. Risaliamo ancora il sentiero sul crinale con un po' di fatica e ci portiamo sul Monte Brusà m. 1796, interamente a prato senza vegetazione di alto fusto, da cui il toponimo. Scendiamo ancora sino al Passo delle Guadine m. 1680, una volta importante crocevia di mulattiere che collegavano la Lunigiana con il Parmense.

Ancora oggi é attraversato da un sentiero che dalla frazione di Vico Valle sale lungo il torrente Re di Valle, passando sotto il Monte delle Ciliegie, e sotto il Monte Curtiglia, dalle Capanne di Curtiglia si sale al Passo delle Guadine. Procediamo ancora sul crinale sino a raggiungere la vetta del Monte Aquila m. 1780, da qui ridiscendiamo verso il Passo dell'Aquila m. 1707. Da questo punto la GEA lascia il territorio bagnonese, proseguendo sempre sul crinale, verso le cime del Monte Marmagna m. 1854, il Monte Braiola m. 1821, il Monte Orsaro m. 1831 e il Monte Tavola m. 1504 arrivando così al Passo del Cirone m. 1252, che collega, con una strada statale asfaltata, la Toscana all'Emilia.

Questa strada la si prende da Pontremoli. Si imbocca la strada statale della Cisa n. 62, al primo tornante si esce sulla destra in direzione Valdantena e si sale sino al passo del Cirone. Si scende verso Bosco di Corniglio e dopo il paese di Cirone, attenzione alle indicazioni, sulla destra verso i Lagdei dove si lascia la macchina. Opzione: teleferica fino al Lago Santo, oppure una passeggiata di circa 40 minuti tra faggi, pini e abeti.

Il percorso totale da Prato Spillo al Cirone é superiore alle sette/otto ore di marcia, oltre alle pause di ristoro. É percorribile in comitiva, ma deve essere ben organizzato. Qualcuno ci deve condurre in auto a Prato Spillo e a sera ci deve raggiungere ai Lagdei, per ricondurci a casa. Questo percorso é consigliabile, sempre in comitiva, nel periodo estivo; non é transitabile d'inverno, causa il ghiaccio, la neve e le forti raffiche di vento. Anche nelle stagioni umide, per lo scendere repentino della nebbia, occorre prevenzione e prudenza. Le informazioni sul trekking Lunigiana e Gea, sono di Giacomo Grande - "Bagnone itinerari montani".

Gli appassionati della montagna devono assaggiare anche i percorsi del versante sud dell'Appennino Settentrionale, avranno delle sensazioni meravigliose e di gran lunga diverse da quelle provate sul versante nord. Cimentarsi con la montagna é godere dei suoi meravigliosi ed incantevoli paesaggi, panorami, siti a volte nascosti, che si scoprono uno dopo l'altro, passo dopo passo, fatica dopo fatica. A noi il compito di trasmettere questo amore e questa passione alle giovani generazioni.

ALTURE NEL TERRITORIO DI BAGNONE

(Vedi cartina Lunigiana nord-orientale)

Rifugio i Porcili ripiano a m.   1320
Monte Dongo cima a m.   1505
Monte Curtiglia cima a m.   1356
Monte delle Ciliege cima a m.   1136
Rifugio E. Mattei ripiano a m.   1150
Monte Bosta cima a m.     863
Monte Federici cima a m.   1367
Rifugio Matale ripiano  a m.   1430
Monte Alarola cima a m.     984
Monte Cimarola cma a m.   1147
Monte Maltagliato cima a m.   1515
Monte Cornela cima a m.   1325
Monforca cima a m.     755
Capanne di Iera ripiano a m.   1060
Capanne di Garbia ripiano a m.     952
Capanne dei Tornini ripiano a m.   1282
Capanne di Compione ripiano a m.   1340
Capanna Giovarello ripiano a m.   1520
Monte Santa Maria cima a m.   1603
Tecchio dei merli cima a m.   1644
Cima la barca cima a m.   1516
Prato del ferro ripiano a m.   1494
Monte Lavacchio cima a m.     790
Piano del monte cima a m.     933
Monte Barca cima a m.     925
Castellaro di S. Antonio cima a m.     956

IL TERRITORIO

Estratto dalla cartina

LUNIGIANA NORD - ORIENTALE

Scala 1 : 55 000

 

 

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Boschi di castagni

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Le castagne

 

 

TREKKING  IN  LUNIGIANA

Il territorio del Comune di Bagnone, essendo prevalentemente collinare e montuoso, si presta con i suoi numerosi sentieri alla pratica dell'escursionismo ed alle piacevoli passeggiate naturalistiche tra meravigliosi castagneti, faggeti, cerreti ricchi dei più noti prodotti del sottobosco, ed ampi prati verdi e facili declivi. Gli ottanta chilometri quadrati della superficie territoriale di Bagnone, sono attraversati da vie carrozzabili provinciali e comunali e da tantissime vecchie mulattiere ed antichi sentieri in buona parte reperiti e marcati in bianco e rosso dal C.A.I., di cui Bagnone é titolare di una sottosezione dipendente da Pontremoli. 

Strade che si sviluppano lungo itinerari precisi che, attraversando boschi e prati, ci fanno riscoprire le bellezze della natura, immergendoci nella cultura storica del passato, che notiamo con i borghi antichi, ricchi di castelli e vestigia medioevali, e che accettiamo in armoniosa convivenza con il moderno. Il territorio é attraversato dal percorso "il trekking Lunigiana" che ha Treschietto di Bagnone come tappa d'arrivo del percorso n. 6: Serravalle-Treschietto di 16 km - ore 5,30, e di partenza del percorso n. 7: Treschietto-Tavernelle di 13 km - ore 5,00. 

Il trekking Lunigiana é un percorso per esperti della montagna, e può essere percorso anche a cavallo. 

Per informazioni é utile rivolgersi agli uffici competenti delle seguenti Comunità Montane: a Pontremoli tel. 0187/850075 e ad Aulla tel. 0187/408189; oppure all'Ufficio Turismo del Comune di Bagnone tel. 0187/429010.

 

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Panorama

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I porcini

 

IL TREKKING GEA

Altro famoso percorso di Trekking che interessa il Comune di Bagnone é la GEA (Grande Escursione Appenninica), che é stato attrezzato e ideato dal CAI, in collaborazione con la Regione Toscana e le Comunità Montane interessate, con lo scopo di camminare attraverso foreste, ampi prati verdi, calpestando antiche mulattiere, tra borghi medioevali. Il percorso é segnalato dai simboli bianco-rossi, che sono intervallati ogni tanto da cartelli indicanti il numero del sentiero e dal simbolo GEA. 

Il tratto interessato nel nostro Comune parte dal Monte Aquila m. 1780 sino al Monte Bragalata m. 1895. Il Monte Aquila si raggiunge in due maniere e sui due versanti: dal Lago Santo (Parma) circa 1,30 ore di percorso; oppure dalla frazione di Vico Monterole di Bagnone, seguendo il torrente Acquetta, si percorre il sentiero che porta sul crinale, via Piagnaro, passando per il nuovo rifugio del Matale dedicato a "Dadà Oriente", indimenticabile amico e appassionato amante delle nostre montagne.

É un percorso assai impegnativo, si può raggiungere il Monte Aquila transitando per il passo di Badignana o per il Monte Brusà, in circa 5 ore di cammino. Il Monte Bragalata invece, lo si raggiunge in due modi sempre sui due versanti: da Prato Spilla (Parma), seguendo il sentiero n. 5 del CAI, in circa 2 ore di cammino su un sentiero che degrada dolcemente, costellato di piccoli laghi di origine glaciale, il lago Verde ed il lago Balano; oppure dalla frazione di Compione di Bagnone seguendo una nuova strada carrozzabile, che é stata però chiusa al traffico meccanico, si raggiunge la località Prato del Ferro m. 1494. Proseguendo per la mulattiera, si passa sotto il Monte Tecchio dei Merli m. 1644, quidi dai Tornini prima di raggiungere il crinale e il Monte Bragalata, dopo aver camminato circa 4 ore.

 

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Bivacco Matale

"Dadà Oriente"

m. 1300

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Inaugurazione del Rifugio Matale

 

CAI  Bagnone

Il CAI Bagnone, sottosezione di Pontremoli, ha realizzato con la fattiva collaborazione di un gruppo di appassionati della montagna il Bivacco Matale, dedicato alla memoria di  Dadà Oriente, un amico bagnonese, appassionato della montagna e della caccia, che è tragicamente scomparso.

Il rifugio sorge a quota m.1300 sul sentiero che da Vico Monteruolo, via Montino m. 873,  transitando per monte Alarola m. 984 e per Monte Federici m. 1367,  scende al Bivacco Matale a quota m. 1300. Da qui si risale ripidamente al crinale, sino al passo delle Guadine a quota m. 1680.

Dal passo delle Guadine si scende al Lago Santo a quota m. 1507 oppure alle capanne di Badignana a quota m. 1484, in provincia di Parma.

Da Vico Monteruolo al Bivacco Matale si deve camminare per due ore e mezza. Dal Bivacco Matale al Passo delle Guadine c'è un'ora di marcia ripida.

Il Bivacco è attrezzato di tavolato per accogliere a dormire cinque persone munite di sacco a pelo; è munito di stufa a legna, oltre ad uno stipetto con cibo d'emergenza.

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Rifugio Tifoni

 

RIFUGIO  TIFONI

È localizzata su un ripiano, a quota m.1150, dedicato a E. Mattei, in località Logarghena, gestito dal CAI di Pontremoli, sul sentiero che da Rocca Sigillina, passando per il santuario della Madonna della Villa a m. 569 e dall'oratorio di Sant'Antonio a m.801, si arriva in un'ora di cammino al rifugio Tifoni. Al rifugio si può accedere anche con fuoristrada seguendo il tracciato di interesse turistico da Dobbiana oppure da Valdantena. 

Dal rifugio al crinale, alla Bocchetta dell'Orsaro m. 1821, la strada è erta e faticosa, si percorre in due ore circa.

Il rifugio è sempre aperto e può ospitare a pernottare otto persone su tavolato, munite di sacco a pelo. È munito di stufa a legna, oltre a cibo d'emergenza. 

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La croce

sul Marmagna

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L'arrampicata

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Sella del Marmagna 

m. 1738

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Il gruppo 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il rifugio del

Lago Santo

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A cena

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Al lago Santo

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Alla maestà

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Gli amici

 

 

IL MARMAGNA 100 ANNI DOPO 
1901 - 2001

Durante tutto il mese di giugno sono stati affissi manifesti del Cai di Pontremoli e distribuiti depliants per ricordare il raduno del 1º Luglio per il centesimo anniversario della costruzione della grande Croce sul monte Marmagna m. 1852 s.l.m., seconda cima dopo il Sillara m. 1861 s.l.m., dell'Appennino Settentrionale, quello meglio conosciuto per Tosco Emiliano. Il 1º Luglio, domenica, ci ha riservato una meravigliosa giornata estiva, che ha fatto radunare un folto numero di appassionati, di gente qualunque amante della montagna, venuto dal nord e dal sud a toccare e a venerare la Grande Croce, maestoso munumento della cristianità, voluto, già da un secolo, dalla "Giovane Montagna" in occasione del giubileo del 1900. Siamo partiti da Bagnone in gruppo, il giorno prima; col Sindaco Dott. Piero Pierini, l'Assessore Walter Pellegri, il camminatore chitarrista Walter Brunini e lo scrivente. 

 Abbiamo asceso in macchina, passando dal Cirone, il versante sud dell'Appennino sino ai Lagdei, a m. 1265 s.l.m., quindi passo dopo passo siamo saliti sino al rifugio Mariotti del Lago Santo a m. 1508 s.l.m. Fa servizio anche la teleferica, da Lagdei al rifugio del Lago Santo, ma perché non approffittare di una simile bella giornata per compiere quel tragitto meraviglioso nella natura. Il sentiero che é in parte lastricato di fresco e in parte in fase di rifacimento, si snoda sotto un bosco di faggi meraviglioso. Così abbiamo fatto e dopo una quarantina di minuti, d'un tratto s'affaccia uno specchio d'acqua, il lago Santo. Per tradizione si immerge una mano nell'acqua e ci si fa il segno della croce, poi lo si costeggia e si raggiunge il Bar Ristorante Albergo Rifugio Mariotti.

Pausa d'obbligo per rinfrescarsi e dissetarsi. Prenotiamo per la cena e per la notte, poi proseguiamo per una escursione bassa, a mezza costa, che ci porta sino alla baita Tifoni a m. 1350 s.l.m., sulle falde del monte Orsaro. Una lunga passeggiata immersi nella natura, tra le maestose piante fagacee, ed in un sottobosco arricchito dal fiorire di innumerevoli qualità di fiori alpestri, dai colori variopinti e vivaci. Gli scarponi scalpitano ed il rumore é cadenzato dal picchiettio delle punte metalliche dei bastoni e delle racchette. In silenzio si sale e si ammira lo splendido panorama della valle e la lontana cima del monte che non si raggiunge mai. É una fatica gioiosa. Se ce la imponessero per lavoro certamente la rifiuteremmo, ma per la gioia e per l'emozione di affrontare la sfida con noi stessi ..., ci si fa coraggio, si prende un lungo respiro e si continua.

Si sale, passo dietro passo, ciottolo dopo ciottolo che, fa cuscinetto rotolando sotto le suole e ci fa quasi perdere l'equilibrio. Niente ci fermerà, solo la mèta. Una lunga e riposante pausa, il tempo necessario per riprendere le forze, mentre si osserva il lontano panorama a volte mescolato e confuso dal riverbero e dalla foschia. La mente spazia serena verso la pianura padana da un lato o verso il corso del fiume Magra dall'altro. Poi, dopo un riposino ristoratore ed un boccone di pane e formaggio e di un sorso di vino, il rientro. La discesa é più difficile della salita, quei sassolini rotondi, come delle biglie, fanno scivolare le suole e a volte si rimane a gambe sfarcate, in piedi per miracolo. Non é facile, ci vuole perizia e prudenza, specie alla mia età. A sera si cena tra amici, due risate e un racconto di cose capitate nel passato, quindi il riposo su quei lettini a castello. Riposo a volte interrotto dal russare di qualcuno, ma che viene vinto e sopportato dalla stanchezza che ci fa addormentare lo stesso, mentre all'esterno strani rumori, ci fanno ricordare che, anche gli animali, devono procurarsi il cibo per sopravvivere.

All'alba la sveglia, una toilette di fretta, per dare spazio agli altri, una abbondante colazione ed eccoci pronti per la scalata del monte Marmagna. Era una bellissima mattina, senza un alito di vento, il sole scagliava i suoi raggi obliqui e le rocce iniziavano a riscaldarsi. Il sentiero, che avevo già percorso ieri si stava affollando di montanari, tutti con l'intenzione di raggiungere la grande Croce del Marmagna. Anche noi, zaino a palla, ci siamo accodati alla lunga fila di scalatori. Il primo tratto del sentiero era quello già percorso ieri, ma ad un certo punto un segnale del CAI, ci indica che per il Marmagna si deve svoltare a sinistra. La strada cambia, e cambia anche la sua pendenza che diviene più faticosa. Si lasciano i faggi e ci si trova nella nuda, siamo intorno ai 1500 metri s.l.m. e il sole fa picchiare i suoi raggi ormai verticalmente. É dura, specialmente per uno come me che non ha molto allenamento. Il sentiero s'impenna, si sale a quarantacinque gradi, é come salire una scala. Il passo é corto ma alto. Con ogni passo si sale di venticinque centimetri. Ogni dieci passi una fermata. Ce la farò? Mi domando!... Certo, debbo farcela. Ma la cima, che non la si vede ancora, é lontana. I miei compagni mi hanno distanziato, sono avanti, ma so che mi tengono d'occhio. Ogni tanto vengo superato da un conoscente che mi rincuora: Dai che ce la fai! Sei quasi arrivato! Si ce la debbo fare, ma la cima non si vede.

Approfitto per riprendere fiato, e l'amico mi informa che uno dei due animali portati al rifugio per essere caricati di due botticelle di vino da portare su, é scivolato ed ha abbandonato il suo carico. Pazienza, berranno acqua, non é importante. Importante invece é pensare che anche gli asini, un tempo, importanti mezzi di trasporto del legname e del carbone, non sono più sulla montagna, sono diventati inutili, oggi vivono in città e servono solo a farsi ammirare dai bambini. Dopo questa divagazione, seguendo l'amico che mi ha appena superato, riprendo la marcia di buona lena. Poi, d'un tratto, mentre gli occhi cominciano a farmi vedere le stelline per la fatica, riesco, tra una folla enorme, a vedere la croce. Signore, Iddio, ti ringrazio, arriverò. Gli ultimi cento metri li ho percorsi con gioia e volontà; come quel maratoneta che non riusciva più a percorrere gli ultimi metri della pista per arrivare al traguardo. Ma finalmente ci sono, anch'io mi sono allungato e col braccio teso ho toccato il ferro della Croce del Marmagna. Ho ringraziato il cielo, ma nello stesso tempo mi sono felicitato con me stesso, mentre voci amiche e pacche sulle spalle mi incoraggiavano e si dichiaravano soddisfatte di me. Alcuni, me lo anno rivelato dopo, non pensavano che ce l'avrei fatta. Invece..! Eccomi qui. Nel punto più alto della montagna a guardare il panorama in tutte le direzioni; una cosa meravigliosa che appaga tutte le fatiche.

La Croce, inaugurata il 18 Settembre 1901, venne ripristinata nel 1967 dopo anni di incurie, lasciata esposta a condizioni estreme. Nell'estate del 2000, in occasione del Giubileo, la Croce é stata illuminata con dei pannelli solari e batterie che, per 2 mesi, hanno alimentato dei proiettori alogeni. Quest'anno il centenario é stato commemorato con un intervento di pubblico che non poteva aspettarsi maggiore. Io ho stimato un migliaio le persone radunate ad assistere alla Santa Messa, celebrata dal parroco di Corniglio alla presenza di autorità provenienti dal Parmense e dalla Lunigiana. Una giornata per me memorabile, perché nonostante gli anni, senza allenamento, ho vinto, sono riuscito a trascinare i miei scarponi sino alla base della maestosa ed imponente Croce del Marmagna.

LO SCRIVERE É UN MODO DI PARLARE SENZA ESSERE INTERROTTI

CON IL "FASCICOLO 18"  RUGgGIO SOSPENDE

L'AVVENTUROSA E LABORIOSA STESURA

 DEL "GURGUGLIONE

 INIZIATA NEL 1999 SINO A FINE 2002. 

Aggiornata nel 2005 e 2008

*****

Perchè ho intitolato questo lavoro

"Gurguglione"

Il Gurguglione, per chi non lo sà, è un minestrone spagnolo; per cucinarlo si mescolano tutte le verdure possibili e immaginabili. Così ho fatto con questo lavoro di ricerca storica, che vede trattati e riuniti in un unico volume tantissimi argomenti a volte anche non storici, ma che servono a condire, a dare il gusto e il sapore.  Servono quindi a fare un buon minestrone; servono a ricordare ai posteri, "il futuro della memoria", gli usi e i costumi delle nostre genti, passate e presenti. 

Il Gurguglione può anche derivare da Gurgugliare o Gorgogliare, il verso che fa il tacchino per mandar fuori la sua voce; quello che appunto intendo fare io, mandar fuori la voce, la voce della storia, la voce vera, quella sconosciuta di Bagnone. 

Questa storia, la bella storia della mia Bagnone, ora quasi tutta concentrata in un unico volume, è stata ricercata, ritrovata e riscritta per la sua conservazione, perchè sicuramente avrebbe rischiato di essere trascurata e dimenticata per sempre.

        Che qualcuno, se ne prenda cura ! (10/10/2002)  

 P.S.

Sei anni dopo mi accorgo di aver continuato questo lavoro di ricerca, e di essere riuscito a pubblicare su www.bagnonemia.it ben 175 argomenti differenti, che trattano personaggi presenti e passati, avvenimenti vari, ricerche storiche riguardanti Bagnone e la Lunigiana. Spero queste ricerche siano conservate e migliorate nel tempo futuro, da persone che hanno a cuore Bagnone, come l'ho amato io, per ricordare ai giovani e ai posteri quello che fu il nostro paesello e la nostra terra nei secoli passati.

Marzo 2008 - FINE

   RUGgGIO        

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Fine del fascicolo 18  e del "Gurguglione"

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