|
|
| |
| LE
FAVOLE |
 |
urante
la mia infanzia, mi hanno più volte narrato, cose bizzarre
provenienti dal Castello, che se non è illuminato, di notte è
tetro e diventa un facile scenario per racconti strani.
|
|
Da fanciullo tutto diventava realtà e la fantasia animava i vari
personaggi che sono rimasti scolpiti nella mia memoria.
Sulla
strada vecchia, il venerdì notte, passavano le streghe. Uscivano
dal bosco tenendo in una mano un lume e si radunavano presso la
quercia grossa, che ha più di quattro secoli, e si abbandonavano a
ridde infernali o ad orge con i diavoli.
|
|
Sul
ponte vecchio, invece, appariva uno spettro, armato di falce, che
impediva ai viandanti di proseguire.
Chi
rincasava di notte, e se era costretto a percorrere la strada
vecchia, sentiva rumori di catene, provenienti dal Castello,
attribuiti agli spettri di coloro che erano stati rinchiusi nelle
segrete e morti dopo lunghe sofferenze. |
|
| |
 |
|
Vicoli |
|
|
LA STREGONERIA
|
|
Nel Medioevo ed agli inizi dell’età moderna si ebbero
frequenti processi contro le streghe, condannate a morte od arse
vive. Si calcola che nei paesi cattolici e protestanti, non meno
di un milione di persone siano rimaste vittime di tali
persecuzioni, favorite dalle autorità ecclesiastiche, dai dottori
del tempo e dal popolino. Il diffondersi dell’istruzione e
delle conoscenze scentifiche, ha ormai distrutto anche nel
popolo la credenza delle streghe, ma negli infimi strati sociali.
specialmente fra la popolazione femminile delle campagne, tale
credenza barbarica sussiste tuttora. |
|
L’uso dei filtri amorosi,
delle bevande e degli unguenti segreti, degli incantesimi, dei
melefici è d’uso ancora oggi come nelle remote origini,
mescolandosi con quello di ricette e farmaci curativi.
É una costatazione vera
perché da noi esiste tuttora questa realtà, c’è chi ci ricorre spesso
in extremis. Non ne sono rimaste molte di vecchiette
vestite di nero, con il fular in testa legato dietro la nuca, che segnano
con olio balsamico o che riescono a togliere il malocchio.
|
|
Però hanno lasciato i segreti a
qualche figlia o nipote che svolge oggi lo stesso rituale, magari in
jinz e col rossetto alle labbra….
Lo dico con cognizione di causa,
la credenza vive ancora.
|
|
| |
|
LA
ROCCA
|
|
Agli inizi del secondo millenio il Castello era costituito da
un complesso di edifici vari con la torre, contenuti nelle alte mura
che lo cingevano perimetralmente. Dall’esterno si accedeva tramite
un ponte levatoio. Una strada acciottolata della larghezza media di
alcuni metri si snodava tutt’attorno, ai piedi delle muraglie. Sul
lato sud-ovest, verso valle erano sorte le case degli abitanti,
tutti artigiani e contadini al servizio del maniero. |
|
Questo sviluppo edilizio che mano a mano s’ingrandiva, era in
un certo qual modo protetto, perché l’accesso dalla porta
settentrionale,
l’uscita verso valle detta della Pendegia e la porta orientale,
erano vigilate e munite di robusti portoni che potevano essere
sprangati dall’interno. |
|
Queste porte servivano a proteggere gli abitanti, accovacciati
sotto le mura della Rocca. A fianco della porta settentrionale, era
stata costruita una piccola cappella che in seguito verrà ingrandita e
che darà origine alla parrocchia dedicata a San Nicola di Bari.
|
|
| |
 |
|
Chiesetta |
|
|
LA
CHIESA DEL CASTELLO |
|
La
Chiesetta,
ubicata sul
fianco nord-ovest della porta
settentrionale
dell’agglomerato del Castello, è stata costruita intorno al
1000. Di forma rettangolare e
di dimensioni ridotte, poteva essere considerata una cappella del
Castello, più che una chiesetta, ed era anche dotata di un locale, a
fianco dell’altare maggiore, dedito a sagrestia. |
|
Racconta il
da Faie, che per volontà del Conte Pietro Noceti, il segretario
particolare di Papa Nicolò V, nel 1452 la Chiesetta fu fatta allungare e ridurre a
volta. Si immagina che in questo periodo venne istituita la parrocchia
e la chiesa ingrandita fu dedicata a San Nicola di Bari. Lo stesso Conte,
nel 1462, a fianco del sagrato fece erigere l’imponente campanile a forma
quadrata, con una cella campanaria. Ed é appunto in quest’epoca che si
sente la necessità di munire di campane il Castello per richiamare i
fedeli alle funzioni religiose, per le Ave Maria di mattina e sera,
|
|
per il
mezzogiorno o per segnalazioni civili, di pericolo, di incendio,
per
convocare il popolo, ecc. |
|
In epoca più recente, sui due lati verso valle
saranno inseriti anche due
grandi orologi. |
|
Nel
secolo scorso, dopo la seconda guerra mondiale, la chiesetta,
ridotta in pessime
condizioni, è stata completamente rinnovata ed arricchita d’una artistica
facciata con uno splendido porticato in pietra arenaria lavorata a mano da
scalpellini locali. |
|
Una
costruzione che richiede oggi una certa manutenzione, come il restauro
realizzato recentemente al
meraviglioso pulpito di legno scolpito, risalente ai primi del 1600, ma
che la vetustà e le tarme avevano ridotto non solo alla inagibilità ma
alla quasi completa distruzione Una chiesetta storica che ha dato origine
alla prepositura di Bagnone e nella quale é stata custodita e venerata per
molti anni la reliquia di Santa Croce.[V.]
|
|
Cosa
esisteva agli inizi del secondo millenio, un agglomerato di case attorno
al Castello per una popolazione di alcune centinaia di anime. A valle, ai
piedi del Castello, lungo le strade mulattiere di comunicazione, sulla
sponda sinistra del torrente Bagnone, si sviluppa l’agglomerato detto del
Ponte Vecchio.
|
|
Il ponte ad arco tutto sesto, in pietra
arenaria, unisce le due sponde del torrente, sulla strada per la valle o
per la zona nord-ovest del bagnonese. Su queste
due strade si sta sviluppando anche l’antica Gutula di
Bagnone.
|
|
| |
|

|
|
Il pulpito |
|
|
IL PULPITO
|
|
Nell’antica Chiesa Parrocchiale del castello, intitolata a S.
Nicola da Bari, è ubicato un artistico pulpito in legno risalente ai primi
del 1600, ma che la vetustà e le tarme avevano ridotto non solo alla
inagibilità ma alla quasi completa distruzione.
|
|
Non si
poteva non pensare ad un qualche intervento ed ecco che, grazie ad un
fattivo interessamento della nobile famiglia Ruschi Noceti Fontana che,
oltre ad offrire un cospicuo aiuto finanziario ha interpellato la ditta
Gazzi Marco presso il Museo Guinici di Lucca la quale ha provveduto
magistralmente al restauro con operazioni adeguate e dallo stesso così
descritte. |
|
Operazioni di restauro: |
|
Smontaggio del manufatto (se possible e
se necessario). Disinfezione lignea con imbibizione di "Permetar" e
successivo consolidamento ligneo delle zone più farcite con Acrilico 30 in
D.N., al 8-10%. Rilegature, sverzature, sostituzione di tavolati di fondo e
gradini della scaletta, completamente farciti con legno stessa essenza.
|
|
Costruzione di profili, cornici, intagli mancanti e quanto altro
necessario per una buona visione architettonica d’insieme. Pulitura della
superficie a mezzo solvente ioneo, successive rimessa in patina delle zone
ricostruite, lucidatura a tampone e cera finale.
Non pochi parrocchiani hanno dato lodevolmente il
loro apporto.
|
|
|
Oggi
quel pulpito è un autentico capolavoro, un monumento degno di una
cattedrale.
(Dal bollettino : ” Bagnone e le sue
chiese” - 1998)
|
|
| |
 |
|
Don L. Simonini |
|
|
LE OPINIONI
|
|
Perché Bagnone ha intitolato la sua
chiesa principale, che un tempo era quella del Castello, a San
Nicola di Bari?
Monsignor
Luigi SIMONINI, prevosto di Bagnone, interpellato in merito, ha
così risposto. |
|
Non posseggo documenti d’archivio che possano provare quello che
suppongo sia avvenuto. Cercherò di dare una risposta almeno come
supposizione e non come motivo storicamente provato. Io credo che quando si
dà il titolo ad una parrocchia ci siano delle ragioni specifiche.
Capisco le chiese dedicate alla Madonna, le chiese dedicate agli
Apostoli, agli Evangelisti, ai Martiri, personaggi che hanno un
valore determinante nella liturgia, ma perché Bagnone l’ha però
dedicata a San Nicola?… |
|
Allora, per
supposizione, riferendomi alla data di nascita della chiesa del Castello
intorno al mille, posso far coincidere il trafugamento delle ossa di San
Nicola, per opera di marinai italiani, da Mira in Turchia a Bari; avvenimento
che fece scalpore ed ebbe risonanza in tutta Italia e direi in tutta
Europa.
San
Nicola di Bari, che io affianco a Sant’Antonio Abate, anche se vissuti
in epoche diverse hanno avuto una venerazione a carattere
universale.
Sant’Antonio
Abate, per esempio, che noi chiamiamo Sant’Antonio del porco, era
raffigurato con tutti gli animali. Non ha niente a che fare il Santo con
gli animali.....!
|
|
|
Perché
noi chiamiamo quel male fuoco di
Sant’Antonio? Che cosa c’entra Sant’Antonio?
Sant’Antonio
è vissuto ai tempi in cui la gente, evidentemente contadina, era devota e
siccome la Sua venerazione era talmente diffusa ed universale, che tutto
lo si faceva dipendere da Lui? Una donna che aveva una gallina ammalata si
raccomandava a Sant’Antonio; si procedeva alla benedizione delle stalle
in concomitanza con la festa di Sant’Antonio Abate. Con gli animali Sant’Antonio
non aveva nulla a che fare, però godeva di una venerazione universale.
|
|
San
Nicola, mi pare, che rientri in quest’alone.
É un vescovo ecumenico e la devozione a San Nicola, specie dopo il
trafugamento delle ossa, era diventata veramente universale.
Noto
al nord, al sud, al centro e penso che in quel periodo, in cui si
costruiva la chiesetta del Castello, la Sua devozione fosse veramente
sentita che, anche Bagnone quando consacrò l’edificio al culto, fu
pronto a darle il nome di San Nicola.
É questa la
mia supposizione.
(da Mons. Luigi Simonini – Parroco di
Bagnone, estate 2000).
|
|
| |
|
DETTO
DA ALTRI
|
|
A supporto
delle affermazioni di Mons. Simonini, estraggo dal Bollettino di San
Nicola (anno XLIX-Maggio-Giugno 2000), dall’articolo «Fu uno scoop» di
padre Gerardo Cioffari, gli studi fatti da : Baillet
Adrien, (1649-1706), nato a La Nouvelle-en-Hez, nell’Oise in
Francia; Prete ed erudito studioso della vita dei Santi. |
|
Louis Le
Nain de Tillemont
(1637-1698), nato a
Parigi, storico ed erudito studioso, nelle sue « Memorie per servire
alla storia eclesiastica dei sei primi secoli », così scrive di San
Nicola : « Fu in Francia,
infatti, che si sviluppò la letteratura medioevale delle sacre
rappresentazioni, e San Nicola fu il primo Santo non biblico a divenire
uno dei protagonisti. A questa letteratura fanno capo anche tante
leggende, come quella dei tre bambini uccisi dall’oste, che sono divenute
patrimonio della cultura popolare ».
|
|
The
Oxford Dictionary of Saints,
definisce Nicola « uno dei santi più universalmente
venerati ». |
|
A
Biographical Dictionary of Saints,
afferma perentoriamente : « Nicola di Mira, vescovo e
confessore, è il santo più popolare della Cristianità, altamente celebrato
da tutte le nazioni, specialmente dalla Chiesa russa scismatica. Chiese e
cappelle innumerevoli gli sono dedicate ».
|
|
Come
giustamente nota questo testo, è la Russia la nazione ove il culto di San
Nicola è maggiormente diffuso. |
|
Indubbiamente
è molto venerato anche in Grecia, tanto che Niceta di Paflagonia
verso l’anno 900 affermava che, dopo la Madonna, San Nicola era il santo
più invocato. É molto venerato in tutto il mondo Slavo. Ma è innegabile che in
Russia San Nicola è di casa; San Nicola appare come l’autentico difensore
della Terra Russa.
|
|
Ma il suo
culto non si limita a queste grandi nazioni. Ben
presto si diffuse in tutti gli angoli del mondo conosciuto, persino in Islanda.
|
|
Negli Stati Uniti
d’America il culto fu introdotto dai protestanti olandesi, che
presero a loro simbolo Nicola per distinguersi dagli Irlandesi che avevano
San Patrizio. |
|
In Olanda, San Nicola era stato combattuto dai
protestanti, ma i bambini la spuntarono sugli adulti. Ancora oggi vi sono
associazioni a nome di San Nicola con celebrazioni spettacolari.
|
|
| |
|

|
|
San Nicola |
|
|
SAN NICOLA
|
|
Vescovo
del IV secolo – Festa il 6 Dicembre
Patrono
di Bagnone
|
|
Ecco come l’agiografo fiorentino Piero
Bargellini, nel suo « Mille Santi del giorno », traccia la
storia di San Nicola di Bari. |
|
É uno dei Santi più celebri e
più amati, in tutti i tempi e in tutti i paesi : e per quanto lo
storico abbia ben poco da dire sul suo conto, la certezza della sua
esistenza, e soprattutto la diffusione del suo culto fin dai tempi più
antichi, seguitano a valergli, oggi, il ricordo da parte del Calendario
universale della Chiesa. |
|
Santo veramente
universale, Nicola visse in Licia, nell’Asia Minore, al tempo di
Costantino, e fu Vescovo di Mira. Era già celebre tra i Santi quando, al
tempo delle invasioni turche, le sue reliquie furono poste in salvo da 62
soldati di Bari, diventati devoti corsari.
A Bari, il 9 maggio
del 1087, le reliquie di San Nicola vennero accolte con grandissimo onore,
e conservate nella celebre cattedrale che forma il vanto artistico e
spirituale del grande porto pugliese.
|
|
Bari, e anche da Benevento, il
culto di San Nicola, corse terre e mari, giungendo fin nella lontana
Russia, di cui il Vescovo di Mira divenne, ed è ancora, il Patrono. Egli fu un po’ il San Francesco
dell’Alto Medioevo, grazie ai suoi miracoli di delicata carità,
specialmente in favore dei semplici e dei piccoli. Spesso infatti il Santo
di Bari appare in compagnia di San Francesco nelle pitture delle chiese
francescane, dove le storie venivano ripetute senza mai richiamare la
stanchezza. E questo perché le storie di San Nicola erano variatissime, e
tutte pittoresche. A raccontarle per intero, anche brevemente, non
basterebbe un volume. Le più caratteristiche sono quelle dei marinai, che
il Vescovo di Mira salva dalle tempeste (e infatti i marinai considerano
San Nicola tra i loro protettori), e quelle degli scolaretti (che lo
venerano anch’essi tra i loro Patroni).
|
|
|
Tra queste se ne
legge e se ne vede una che ha per protagonista un feroce macellaio pagano
di Mira, il quale sgozza tre fanciulli, li taglia a pezzetti e li mette in
salamoia. Interviene il Vescovo, ricompone i tre ragazzi dai pezzetti,
rende loro la vita, e converte il macellaio.
Un’altra ugualmente
celebre e frequentemente raffigurata, è quella dei tre globi d’oro che il
Santo fece cadere, dalla finestra, nella casa di tre oneste fanciulle
destinate dal padre al meretricio perché, poverissime, non avevano dote
per maritarsi.
|
|
Altre storie parlano
di miracolose elargizioni di cibo, di ingiuste esecuzioni sospese, di
giuramenti sacrileghi smascherati. E dovunque spuntano fanciulli
beneficati e genitori esauditi.
Ce n’è abbastanza,
insomma, per giustificare la fama europea – anzi mondiale – di San Nicola,
e anche qualcosa di più. Il Vescovo di Mira e Patrono di Bari, infatti, è
stato identificato con il benefico personaggio natalizio che porta doni ai
bambini e li rende felici.
|
|
Non c’è dubbio,
ormai, che la figura del moderno Babbo Natale, sia ispirata proprio a San
Nicola, e che il cappuccio foderato di pelliccia non sia che la
trasposizione di una mitria vescovile.
La conferma, del
resto, anche il nome : perché il Babbo Natale della tradizione
nord-europea – e oggi americana – si chiama Santa Claus, e tale nome
deriva da Nicola, attraverso il tedesco Nikolaus.
Così, per quanto
trasfigurato e, diciamo, laicizzato, il Vescovo di Mira, San Nicola, resta
ancora immagine tangibile di generosità e di affetto, simbolo di
quell’amore per il prossimo che ha nel Natale la sua espressione più alta
e più cara.
|
|
| |
| UNA CONSIDERAZIONE
|
|
Può prendere
valore anche un’altra ipotesi, che non si deve scartare a priori. Sappiamo
che la prima chiesetta-oratorio è stata costruita nel secolo XI,
contemporaneamente o quasi al Castello. Immaginiamo che la prima chiesetta
non abbia avuto un interesse particolare. Era una cappella senza una
vocazione parrocchiale. Serviva unicamente alle celebrazioni saltuarie ed
occasionali che, un prete incaricato, veniva a celebrare quando il caso lo
richiedeva. |
|
Arriviamo così al 1452 anno in cui, a detta di Da Faie,
« …la chiesetta fu fatta
allungare e ridurre a volta ». Ci fu un aumento sensibile della
popolazione e quindi il bisogno di ingrandirla si fece impellente e
necessario. Chi era alla guida del Castello in quel tempo? Senza indugio
l’ultimo Marchese fu Cristiano Malaspina, il quale cederà il feudo che
passerà sotto il dominio di Firenze (1471).
I Noceti,
divenuti conti dopo il 1447, data dell’elezione pontificale del cardinale
Parentucelli, acquistano una prima casa dal marchese Cristiano Malaspina
nel 1470.
|
|
Antonio e Pietro Noceti sono stati creati
conti da Federico III d’Asburgo, nel periodo in cui Pietro Noceti era
segretario del Papa Nicolò V, che nel 1452 incoronerà a Roma imperatore
Federico III, già duca d’Austria e re di Germania.
Da questi
dati si può, volendo, anche dedurre che il conte Pietro Noceti, divenuto
potentissimo, intravedendo, come poi avvenne, la possibilità di subentrare
ai Malaspina nel possesso della rocca di Bagnone, iniziò col dedicarsi
all’ingrandimento della chiesetta del Castello (1452) ed alla costruzione
del Campanile (1462). Per dovere di circostanza, in omaggio al suo Papa,
Nicolò V, tramite il quale divenne conte, e forse anche perché
finanziatore o sponsorizzatore, gli dedicherà la chiesa e la parrocchia
del Castello di Gutula, facendola consacrare a « San Nicolò »,
come è, perché i bagnonesi chiamano la propositurale : la chiesa di San Nicolò.[V.
fascicolo IIIº]
|
|
| |
|
SANTA CROCE |
|
Si scrivono le cose che si conoscono, che ci sono state raccontate,
c’è chi le avrà sentite narrare con altre parole, ma il risultato finale é
il medesimo.
Il concetto è ciò che conta, l’esposizione è
aleatoria.
Si racconta…, per lo meno, mia Mamma me la narrava
così!
|
|
Era una giornata di
pioggia e di vento. Era una tipica serata autunnale. Un viandante si fermò
al portone del Castello; suonò la campanella e al servo che aprì domandò
ospitalità per la notte. Informato il Conte, acconsentì di ospitare il
pellegrino che fu accolto, riscaldato e ristorato, gli venne pure
assegnata una camera ove riposare e trascorrere la notte.
Al mattino, il Conte
fece cercare il viandante, ma non fu ritrovato, era sparito. Il portone
non era stato aperto e nella camera non mancava nulla. Solo sul
tavolinetto venne scoperta una reliquia composta da una scheggia di
legno.
|
|
L’atto venne subito
interpretato come un segno divino e l’oggetto venne esposto per la
curiosità dei più, poi venerato e conservato nella Chiesetta del
Castello.
Nel tempo gli si
attribuirono speciali facoltà, inspiegabili fenomeni contro le leggi
naturali, per cui gli furono riconosciuti diretti interventi di Dio, per
cui i Bagnonesi l’adorarono.
|
|
Divenuto oggetto
miracoloso, è stato incastonato in un prezioso reliquario a forma di
Croce, voluto e realizzato con le offrerte votive.
L’oggetto
è quello che anc’or oggi ammiriamo quando, il 3 maggio, viene esposto in
adorazione sull’altare.
|
|
|
|
 |
|
Santa Croce |
|
|
UNA
RICERCA DEL ‘700
|
|
Il Prof. Ugo Pagni, ha
pubblicato su Santa Croce, una sua ricerca di un misterioso manuscrittore
del 1700 che riporto integralmente.
|
|
In
una «Istorica Descrizione» di Bagnone del 1726 leggesi :
|
|
…
Pietro Noceti che fu Segretario e famigliare del Sommo Pontefice Nicolò
V,
COMECHÉ PER DI LUI MEZZO ABBIAMO
UNA BELLA CROCE D’ARGENTO,
che dentro di sé racchiude tesori inestimabili di miracolose e Sante
Reliquie…
|
|
…Qual Croce
fu poi col tempo rinchiusa in altra di gran lunga più maestosa fatta di
tante oblazioni d’argenti con i suoi cristalli davanti, per mezzo dei
quali si vede l’interiore.
Prima che tutte le
suddette Reliquie : Che a dire il vero non sò se la Divina Bontà
poteva arricchire, onorare e rendere veramente questa Nostra terra con più
cospicuo distintivo di questi preziosissimi pegni, maggiori dei quali se
ne vanti, se puole, il mondo.
|
|
Qui io riconosco tutto
il più sodo fondamento delle nostre grandezze e della
nostra gloria,
quantunque di sopra avessi avuto a far pompa di Triregni, Porpore, Scettri
e non solo possiamo ma anche dobbiamo grandemente pregiarcene
NOS AUTEM GLORIARI
OPORTET.
|
|
Felici noi se in
quest’angolo del mondo tanto remoto da que’ Luoghi Santi ove Cristo Gesù
operò i più grandi Misteri della Nostra Redenzione riflettessimo che ci ha
dato il modo di poterli qui venerare con tanto comodo e merito, giacché
riesce così difficile il lungo e pericoloso commino verso quelle
parti. |
|
In questa Santissima
Croce, che per i passati tempi abbiamo sempre tenuta nell’antica Chiesa
prepositurale del Castello, seguì a dì 13 Settembre 1722 solenne
traslazione nella Prepositura Nuova che fabbricata abbiamo dentro questa
nostra terra dal 1702 in qua per compimento di tutte le comodità che
bramare potevamo in simil genere…
|
|
| |
|

|
|
San Rocco |
|
|
BURGO GUTULAE
|
|
Come risulta evidente
dal 1300, da quando apparve il primo scritto: « Datum…
in Burgo Gutulae Bagnoni », sono già trascorsi sette secoli, e
nel frattempo il Borgo Gutulae si è esteso sul fondo valle,
sulla destra del torrente Bagnone, nel punto in cui il
limpido corso d’acqua compie un’ampia ansa, sino all’immissione del Mangiola. |
|
Immagino che lo sviluppo del paese sia stata una coincidenza con
l’esistenza del Castello. Il transito obbligatoriamente doveva
avvenire sulla strada di fondovalle, per i mercanti e i viandanti che,
marciavano sulla via Francigena, percorrevano la valle del fiume Magra
e ne |
 |
|
|
costeggiavano il fiume su tutta la sua lunghezza. Ma coloro che
avessero voluto accorciare il tragitto
per raggiungere il Fivizzanese e scendere in Garfagnana, quindi Lucca o
per
attaversare l’Appennino verso il
Reggiano, dal passo del Lagastrello e
del Cerreto, dovevano seguire l'antica via del sale. [V. Via del sale
- Link] |
|
Borgo
Gutulae si era imposto anche con il suo importante mercato del lunedì e
per le numerose fiere stagionali, che creavano movimento e sviluppo
commerciale. Non
so fino a quale epoca dobbiamo chiamare il Borgo, Gutula e quando iniziare
a chiamarlo Bagnone. In ogni modo a Gutula
prima e a Bagnone poi si insediarono famiglie di artigiani, commercianti e
professionisti.
|
|
Si
contavano ormai numerosi negozzi fissi di generi alimentari, di telerie,
due farmacie, numerosi laboratori artigianali di falegnameria, di
lattoneria, i mulini, le trattorie e le osterie, i ciabattini, i barbieri,
i sarti ed ogni altro genere di mestiere.
Bagnone si
era estesa, pur restando dentro a certi limiti protettivi. A sud, dalla
porta detta della dogana, a nord il ponte vecchio prima, con l’aggiunta
poi dell’attuale ponte nuovo, ed a nod-ovest con la porta della gora e più
tardi con la piazza delle prigioni ed il carcere.
|
|
Sui limiti territoriali, tra il
territorio di Bagnone e quello di Malgrate, doveva esistere un rudimentale
manufatto per l’attraversamento del torrente Bagnone, chiamato Ponte dei Ladri.
Immagino che lo sviluppo del paese sia stata una coincidenza con
l’esistenza del Castello. Il transito obbligatoriamente doveva
avvenire sulla strada di fondovalle, per i mercanti e i viandanti che, sulla via Francigena, percorrevano la valle del fiume
|
Fuori mura, in
quel lembo di terra, compreso tra la strada per Parma (via
Nezzana) ed il torrente Bagnone, è stata costruita una
chiesa che faceva parte di un convento, oggi chiamata Chiesa
di San Rocco. [V. foto a lato].
L'immagine
mostra la chiesa prima del terremoto del 1920, dopo il
terremoto sono state eseguite opere di consolidamento e di
ristrutturazione, la facciata della chiesa è stata
rifatta in pietra arenaria che ha cambiato l'aspetto
originale del sacro edificio.
|
|
|
Il
Paese stava prendendo forma, esistevano
ormai tre nuclei importanti, Gutula sulla riva destra del torrente, il Castello
in alto ed il rione Ponte Vecchio più in basso, sulla sponda
sinistra, collegato con Gutula tramite un ponticello ad arco a tutto
sesto.
Immagino che la popolazione residente aveva raggiunto a
quell’epoca le 1000 anime o poco meno, parlo del 1700 e che si era
presentata la necessità di edificare una nuova Chiesa parrocchiale, perché
quella del Castello era diventata insufficiente e terribilmente scomoda
per i più, costretti ad arrancare sino al castello.
[V. la Prepositurale,
al fascicolo IIIº].
|
|
|