FASCICOLO 2

a cura di Rugggio

Aggiornato il  21-03-2008

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LE  FAVOLE

urante la mia infanzia, mi hanno più volte narrato, cose bizzarre provenienti dal Castello, che se non è illuminato, di notte è tetro e diventa un facile scenario per racconti strani.

Da fanciullo tutto diventava realtà e la fantasia animava i vari personaggi che sono rimasti scolpiti nella mia memoria.  

Sulla strada vecchia, il venerdì notte, passavano le streghe. Uscivano dal bosco tenendo in una mano un lume e si radunavano presso la quercia grossa, che ha più di quattro secoli, e si abbandonavano a ridde infernali o ad orge con i diavoli.  

Sul ponte vecchio, invece, appariva uno spettro, armato di falce, che impediva ai viandanti di proseguire. 

Chi rincasava di notte, e se era costretto a percorrere la strada vecchia, sentiva rumori di catene, provenienti dal Castello, attribuiti agli spettri di coloro che erano stati rinchiusi nelle segrete e morti dopo lunghe sofferenze.

 
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Vicoli

LA  STREGONERIA

Nel Medioevo ed agli inizi dell’età moderna si ebbero frequenti processi contro le streghe, condannate a morte od arse vive. Si calcola che nei paesi cattolici e protestanti, non meno di un milione di persone siano rimaste vittime di tali persecuzioni, favorite dalle autorità ecclesiastiche, dai dottori del tempo e dal popolino. Il diffondersi dell’istruzione e delle  conoscenze scentifiche, ha ormai distrutto anche nel popolo la credenza delle streghe, ma negli infimi strati sociali. specialmente fra la popolazione femminile delle campagne, tale credenza barbarica sussiste tuttora.

L’uso dei filtri amorosi,  delle bevande e degli unguenti segreti, degli incantesimi, dei melefici è d’uso ancora oggi come nelle remote origini, mescolandosi con quello di ricette e farmaci curativi.

É una costatazione vera perché da noi esiste tuttora questa realtà, c’è chi ci ricorre spesso in extremis. Non  ne  sono rimaste molte di vecchiette vestite di nero, con il fular in testa legato dietro la nuca, che segnano con olio balsamico o che riescono a togliere il malocchio.

Però hanno lasciato i segreti a qualche figlia o nipote che svolge oggi lo stesso rituale, magari in jinz e col rossetto alle labbra….

Lo dico con cognizione di causa, la credenza vive ancora.   

 

LA ROCCA    

Agli inizi del secondo millenio il Castello era costituito da un complesso di edifici vari con la torre, contenuti nelle alte mura che lo cingevano perimetralmente. Dall’esterno si accedeva tramite un ponte levatoio. Una strada acciottolata della larghezza media di alcuni metri si snodava tutt’attorno, ai piedi delle muraglie. Sul lato sud-ovest, verso valle erano sorte le case degli abitanti, tutti artigiani e contadini al servizio del maniero. 

Questo sviluppo edilizio che mano a mano s’ingrandiva, era in un certo qual modo protetto, perché l’accesso dalla porta settentrionale,  l’uscita verso valle detta della Pendegia e la porta orientale, erano vigilate e munite di robusti portoni che potevano essere sprangati dall’interno.        

Queste porte servivano a proteggere gli abitanti, accovacciati sotto le mura della Rocca.  A fianco della porta settentrionale, era stata costruita una piccola cappella che in seguito verrà ingrandita e che darà origine alla parrocchia dedicata a San Nicola di Bari.   

 
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Chiesetta

LA CHIESA DEL CASTELLO   

La Chiesetta, ubicata sul fianco nord-ovest della porta settentrionale

dell’agglomerato del Castello, è stata costruita intorno al 1000.  Di forma rettangolare e di dimensioni ridotte, poteva essere considerata una cappella del Castello, più che una chiesetta, ed era anche dotata di un locale, a fianco dell’altare maggiore, dedito a sagrestia. 

Racconta il da Faie, che per volontà del Conte Pietro Noceti, il segretario particolare di Papa Nicolò V, nel 1452 la Chiesetta fu fatta allungare e ridurre a volta. Si immagina che in questo periodo venne istituita la parrocchia e la chiesa ingrandita fu dedicata a San Nicola di Bari. Lo stesso Conte, nel 1462, a fianco del sagrato fece erigere l’imponente campanile a forma quadrata, con una cella campanaria. Ed é appunto in quest’epoca che si sente la necessità di munire di campane il Castello per richiamare i fedeli alle funzioni religiose, per le Ave Maria di mattina e sera,

 per il mezzogiorno o per segnalazioni civili, di pericolo, di incendio,  per convocare il popolo, ecc.

 In epoca più recente, sui due lati verso valle saranno  inseriti anche due grandi orologi. 

Nel secolo scorso, dopo la seconda guerra mondiale, la chiesetta, ridotta in pessime condizioni, è stata completamente rinnovata ed arricchita d’una artistica facciata con uno splendido porticato in pietra arenaria lavorata a mano da scalpellini locali.  

Una costruzione che richiede oggi una certa manutenzione, come il restauro realizzato recentemente  al meraviglioso pulpito di legno scolpito, risalente ai primi del 1600, ma che la vetustà e le tarme avevano ridotto non solo alla inagibilità ma alla quasi completa distruzione Una chiesetta storica che ha dato origine alla prepositura di Bagnone e nella quale é stata custodita e venerata per molti anni la reliquia di Santa Croce.[V.]

Cosa esisteva agli inizi del secondo millenio, un agglomerato di case attorno al Castello per una popolazione di alcune centinaia di anime. A valle, ai piedi del Castello, lungo le strade mulattiere di comunicazione, sulla sponda sinistra del torrente Bagnone, si sviluppa l’agglomerato detto del Ponte Vecchio.

Il ponte ad arco tutto sesto, in pietra arenaria, unisce le due sponde del torrente, sulla strada per la valle o per la zona nord-ovest del bagnonese. Su queste due strade si sta sviluppando anche l’antica Gutula di Bagnone. 

 

Il pulpito

IL  PULPITO  

 Nell’antica Chiesa Parrocchiale del castello, intitolata a S. Nicola da Bari, è ubicato un artistico pulpito in legno risalente ai primi del 1600, ma che la vetustà e le tarme avevano ridotto non solo alla inagibilità ma alla quasi completa distruzione.

Non si poteva non pensare ad un qualche intervento ed ecco che, grazie ad un fattivo interessamento della nobile famiglia Ruschi Noceti Fontana che, oltre ad offrire un cospicuo aiuto finanziario ha interpellato la ditta Gazzi Marco presso il Museo Guinici di Lucca la quale ha provveduto magistralmente al restauro con operazioni adeguate e dallo stesso così descritte. 

Operazioni di restauro: 

Smontaggio del manufatto (se possible e se necessario). Disinfezione lignea con imbibizione di "Permetar" e successivo consolidamento ligneo delle zone più farcite con Acrilico 30 in D.N., al 8-10%.  Rilegature, sverzature, sostituzione di tavolati di fondo e gradini della scaletta, completamente farciti con legno stessa essenza. 

Costruzione di profili, cornici, intagli mancanti e quanto altro necessario per una buona visione architettonica d’insieme. Pulitura della superficie a mezzo solvente ioneo, successive rimessa in patina delle zone ricostruite, lucidatura a tampone e cera finale.

Non pochi parrocchiani hanno dato lodevolmente il loro apporto.

Oggi quel pulpito è un autentico capolavoro, un monumento degno di una cattedrale.

(Dal bollettino : ” Bagnone e le sue chiese” - 1998)

 

Don  L. Simonini

LE  OPINIONI  

 Perché Bagnone ha intitolato la sua chiesa principale, che un tempo era quella del Castello, a San Nicola di Bari?  

Monsignor Luigi SIMONINI, prevosto di Bagnone, interpellato in merito, ha così risposto.

  Non posseggo documenti d’archivio che possano provare quello che suppongo sia avvenuto. Cercherò di dare una risposta almeno come supposizione e non come motivo storicamente provato. Io credo che quando si dà il titolo ad una parrocchia ci siano delle ragioni specifiche. Capisco le chiese dedicate alla Madonna, le chiese dedicate agli Apostoli, agli Evangelisti, ai Martiri, personaggi che hanno un valore determinante nella liturgia, ma perché Bagnone l’ha però dedicata a San Nicola?…

Allora, per supposizione, riferendomi alla data di nascita della chiesa del Castello intorno al mille, posso far coincidere il trafugamento delle ossa di San Nicola, per opera di marinai italiani, da Mira in Turchia a Bari; avvenimento che fece scalpore ed ebbe risonanza in tutta Italia e direi in tutta Europa.  

San Nicola di Bari, che io affianco a Sant’Antonio Abate, anche se vissuti in epoche diverse hanno avuto una venerazione a carattere universale. 

Sant’Antonio Abate, per esempio, che noi chiamiamo Sant’Antonio del  porco, era raffigurato con tutti gli animali. Non ha niente a che fare il Santo con gli animali.....!

Perché noi chiamiamo quel male fuoco di Sant’Antonio? Che cosa c’entra Sant’Antonio?

Sant’Antonio è vissuto ai tempi in cui la gente, evidentemente contadina, era devota e siccome la Sua venerazione era talmente diffusa ed universale, che tutto lo si faceva dipendere da Lui? Una donna che aveva una gallina ammalata si raccomandava a Sant’Antonio; si procedeva alla benedizione delle stalle in concomitanza con la festa di Sant’Antonio Abate. Con gli animali Sant’Antonio non aveva nulla a che fare, però godeva di una venerazione universale.

San Nicola, mi pare, che rientri in quest’alone.  É un vescovo ecumenico e la devozione a San Nicola, specie dopo il trafugamento delle ossa, era diventata veramente universale.

Noto al nord, al sud, al centro e penso che in quel periodo, in cui si costruiva la chiesetta del Castello, la Sua devozione fosse veramente sentita che, anche Bagnone quando consacrò l’edificio al culto, fu pronto a darle il nome di San Nicola.

É questa la mia supposizione.

(da Mons. Luigi Simonini – Parroco di Bagnone, estate 2000).

 

DETTO DA ALTRI  

A supporto delle affermazioni di Mons. Simonini, estraggo dal Bollettino di San Nicola (anno XLIX-Maggio-Giugno 2000), dall’articolo «Fu uno scoop» di padre Gerardo Cioffari, gli studi fatti da : Baillet Adrien, (1649-1706), nato a La Nouvelle-en-Hez, nell’Oise in Francia; Prete ed erudito studioso della vita dei Santi.  

Louis Le Nain de Tillemont (1637-1698), nato a Parigi, storico ed erudito studioso, nelle sue « Memorie per servire alla storia eclesiastica dei sei primi secoli », così scrive di San Nicola : « Fu in Francia, infatti, che si sviluppò la letteratura medioevale delle sacre rappresentazioni, e San Nicola fu il primo Santo non biblico a divenire uno dei protagonisti. A questa letteratura fanno capo anche tante leggende, come quella dei tre bambini uccisi dall’oste, che sono divenute patrimonio della cultura popolare ».    

The Oxford Dictionary of Saints, definisce Nicola « uno dei santi più universalmente venerati ».

A Biographical Dictionary of Saints, afferma perentoriamente : « Nicola di Mira, vescovo e confessore, è il santo più popolare della Cristianità, altamente celebrato da tutte le nazioni, specialmente dalla Chiesa russa scismatica. Chiese e cappelle innumerevoli gli sono dedicate ».  

Come giustamente nota questo testo, è la Russia la nazione ove il culto di San Nicola è maggiormente diffuso. 

Indubbiamente è molto venerato anche in Grecia, tanto che Niceta di Paflagonia verso l’anno 900 affermava che, dopo la Madonna, San Nicola era il santo più invocato. É molto venerato in tutto il mondo Slavo. Ma è innegabile che in Russia San Nicola è di casa; San Nicola appare come l’autentico difensore della Terra Russa.

 Ma il suo culto non si limita a queste grandi nazioni. Ben presto si diffuse in tutti gli angoli del mondo conosciuto, persino in Islanda.    

 Negli Stati Uniti d’America il culto fu introdotto dai protestanti olandesi, che presero a loro simbolo Nicola per distinguersi dagli Irlandesi che avevano San Patrizio.

In Olanda, San Nicola era stato combattuto dai protestanti, ma i bambini la spuntarono sugli adulti. Ancora oggi vi sono associazioni a nome di San Nicola con celebrazioni spettacolari.

 

San Nicola

SAN  NICOLA

    Vescovo del IV secolo – Festa il 6 Dicembre

Patrono di Bagnone  

Ecco come l’agiografo fiorentino Piero Bargellini, nel suo « Mille Santi del giorno », traccia la storia di San Nicola di Bari.

É uno dei Santi più celebri e più amati, in tutti i tempi e in tutti i paesi : e per quanto lo storico abbia ben poco da dire sul suo conto, la certezza della sua esistenza, e soprattutto la diffusione del suo culto fin dai tempi più antichi, seguitano a valergli, oggi, il ricordo da parte del Calendario universale della Chiesa.

Santo veramente universale, Nicola visse in Licia, nell’Asia Minore, al tempo di Costantino, e fu Vescovo di Mira. Era già celebre tra i Santi quando, al tempo delle invasioni turche, le sue reliquie furono poste in salvo da 62 soldati di Bari, diventati devoti corsari.

A Bari, il 9 maggio del 1087, le reliquie di San Nicola vennero accolte con grandissimo onore, e conservate nella celebre cattedrale che forma il vanto artistico e spirituale del grande porto pugliese.  

Bari, e anche da Benevento, il culto di San Nicola, corse terre e mari, giungendo fin nella lontana Russia, di cui il Vescovo di Mira divenne, ed è ancora, il Patrono.  Egli fu un po’ il San Francesco dell’Alto Medioevo, grazie ai suoi miracoli di delicata carità, specialmente in favore dei semplici e dei piccoli. Spesso infatti il Santo di Bari appare in compagnia di San Francesco nelle pitture delle chiese francescane, dove le storie venivano ripetute senza mai richiamare la stanchezza. E questo perché le storie di San Nicola erano variatissime, e tutte pittoresche. A raccontarle per intero, anche brevemente, non basterebbe un volume. Le più caratteristiche sono quelle dei marinai, che il Vescovo di Mira salva dalle tempeste (e infatti i marinai considerano San Nicola tra i loro protettori), e quelle degli scolaretti (che lo venerano anch’essi tra i loro Patroni).    

Tra queste se ne legge e se ne vede una che ha per protagonista un feroce macellaio pagano di Mira, il quale sgozza tre fanciulli, li taglia a pezzetti e li mette in salamoia. Interviene il Vescovo, ricompone i tre ragazzi dai pezzetti, rende loro la vita, e converte il macellaio.  

Un’altra ugualmente celebre e frequentemente raffigurata, è quella dei tre globi d’oro che il Santo fece cadere, dalla finestra, nella casa di tre oneste fanciulle destinate dal padre al meretricio perché, poverissime, non avevano dote per maritarsi.  

Altre storie parlano di miracolose elargizioni di cibo, di ingiuste esecuzioni sospese, di giuramenti sacrileghi smascherati. E dovunque spuntano fanciulli beneficati e genitori esauditi.

Ce n’è abbastanza, insomma, per giustificare la fama europea – anzi mondiale – di San Nicola, e anche qualcosa di più. Il Vescovo di Mira e Patrono di Bari, infatti, è stato identificato con il benefico personaggio natalizio che porta doni ai bambini e li rende felici.  

Non c’è dubbio, ormai, che la figura del moderno Babbo Natale, sia ispirata proprio a San Nicola, e che il cappuccio foderato di pelliccia non sia che la trasposizione di una mitria vescovile.

La conferma, del resto, anche il nome : perché il Babbo Natale della tradizione nord-europea – e oggi americana – si chiama Santa Claus, e tale nome deriva da Nicola, attraverso il tedesco Nikolaus.

Così, per quanto trasfigurato e, diciamo, laicizzato, il Vescovo di Mira, San Nicola, resta ancora immagine tangibile di generosità e di affetto, simbolo di quell’amore per il prossimo che ha nel Natale la sua espressione più alta e più cara.

 
UNA  CONSIDERAZIONE    

Può prendere valore anche un’altra ipotesi, che non si deve scartare a priori. Sappiamo che la prima chiesetta-oratorio è stata costruita nel secolo XI, contemporaneamente o quasi al Castello. Immaginiamo che la prima chiesetta non abbia avuto un interesse particolare. Era una cappella senza una vocazione parrocchiale. Serviva unicamente alle celebrazioni saltuarie ed occasionali che, un prete incaricato, veniva a celebrare quando il caso lo richiedeva.    

Arriviamo così al 1452 anno in cui, a detta di Da Faie, « …la chiesetta fu fatta allungare e ridurre a volta ». Ci fu un aumento sensibile della popolazione e quindi il bisogno di ingrandirla si fece impellente e necessario. Chi era alla guida del Castello in quel tempo? Senza indugio l’ultimo Marchese fu Cristiano Malaspina, il quale cederà il feudo che passerà sotto il dominio di Firenze (1471).

I Noceti, divenuti conti dopo il 1447, data dell’elezione pontificale del cardinale Parentucelli, acquistano una prima casa dal marchese Cristiano Malaspina nel 1470.

Antonio e Pietro Noceti sono stati creati conti da Federico III d’Asburgo, nel periodo in cui Pietro Noceti era segretario del Papa Nicolò V, che nel 1452 incoronerà a Roma imperatore Federico III, già duca d’Austria e re di Germania.

Da questi dati si può, volendo, anche dedurre che il conte Pietro Noceti, divenuto potentissimo, intravedendo, come poi avvenne, la possibilità di subentrare ai Malaspina nel possesso della rocca di Bagnone, iniziò col dedicarsi all’ingrandimento della chiesetta del Castello (1452) ed alla costruzione del Campanile (1462). Per dovere di circostanza, in omaggio al suo Papa, Nicolò V, tramite il quale divenne conte, e forse anche perché finanziatore o sponsorizzatore, gli dedicherà la chiesa e la parrocchia del Castello di Gutula, facendola consacrare a « San Nicolò », come è, perché i bagnonesi chiamano la propositurale : la chiesa di San Nicolò.[V. fascicolo IIIº] 

 
SANTA  CROCE

Si scrivono le cose che si conoscono, che ci sono state raccontate, c’è chi le avrà sentite narrare con altre parole, ma il risultato finale é il medesimo. 

Il concetto è ciò che conta, l’esposizione è aleatoria.

Si racconta…, per lo meno, mia Mamma me la narrava così!   

Era una giornata di pioggia e di vento. Era una tipica serata autunnale. Un viandante si fermò al portone del Castello; suonò la campanella e al servo che aprì domandò ospitalità per la notte. Informato il Conte, acconsentì di ospitare il pellegrino che fu accolto, riscaldato e ristorato, gli venne pure assegnata una camera ove riposare e trascorrere la notte.

Al mattino, il Conte fece cercare il viandante, ma non fu ritrovato, era sparito. Il portone non era stato aperto e nella camera non mancava nulla. Solo sul tavolinetto venne scoperta una reliquia composta da una scheggia di legno.

L’atto venne subito interpretato come un segno divino e l’oggetto venne esposto per la curiosità dei più, poi venerato e conservato nella Chiesetta del Castello.

Nel tempo gli si attribuirono speciali facoltà, inspiegabili fenomeni contro le leggi naturali, per cui gli furono riconosciuti diretti interventi di Dio, per cui i Bagnonesi l’adorarono.

Divenuto oggetto miracoloso, è stato incastonato in un prezioso reliquario a forma di Croce, voluto e realizzato con le offrerte votive.

L’oggetto è quello che anc’or oggi ammiriamo quando, il 3 maggio, viene esposto in adorazione sull’altare.  

 

Santa Croce

UNA RICERCA DEL ‘700  

Il Prof. Ugo Pagni, ha pubblicato su Santa Croce, una sua ricerca di un misterioso manuscrittore del 1700 che riporto integralmente.    

In una «Istorica Descrizione» di Bagnone del 1726 leggesi :  

… Pietro Noceti che fu Segretario e famigliare del Sommo Pontefice Nicolò V, COMECHÉ PER DI LUI MEZZO ABBIAMO UNA BELLA CROCE D’ARGENTO, che dentro di sé racchiude tesori inestimabili di miracolose e Sante Reliquie…  

…Qual Croce fu poi col tempo rinchiusa in altra di gran lunga più maestosa fatta di tante oblazioni d’argenti con i suoi cristalli davanti, per mezzo dei quali si vede l’interiore.

Prima che tutte le suddette Reliquie : Che a dire il vero non sò se la Divina Bontà poteva arricchire, onorare e rendere veramente questa Nostra terra con più cospicuo distintivo di questi preziosissimi pegni, maggiori dei quali se ne vanti, se puole, il mondo.  

   Qui io riconosco tutto il più sodo fondamento delle nostre grandezze e dellnostra gloria, quantunque di sopra avessi avuto a far pompa di Triregni, Porpore, Scettri e non solo possiamo ma anche dobbiamo grandemente pregiarcene NOS AUTEM GLORIARI OPORTET.  

Felici noi se in quest’angolo del mondo tanto remoto da que’ Luoghi Santi ove Cristo Gesù operò i più grandi Misteri della Nostra Redenzione riflettessimo che ci ha dato il modo di poterli qui venerare con tanto comodo e merito, giacché riesce così difficile il lungo e pericoloso commino verso quelle parti.  

In questa Santissima Croce, che per i passati tempi abbiamo sempre tenuta nell’antica Chiesa prepositurale del Castello, seguì a dì 13 Settembre 1722 solenne traslazione nella Prepositura Nuova che fabbricata abbiamo dentro questa nostra terra dal 1702 in qua per compimento di tutte le comodità che bramare potevamo in simil genere…  

 

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San Rocco

BURGO GUTULAE  

Come risulta evidente dal 1300, da quando apparve il primo scritto:  « Datum… in Burgo Gutulae Bagnoni », sono già trascorsi sette secoli, e nel frattempo il Borgo Gutulae si è esteso sul fondo valle, sulla destra del torrente Bagnone, nel punto in cui il limpido corso d’acqua compie un’ampia ansa, sino all’immissione del  Mangiola.  

Immagino che lo sviluppo del paese sia stata una coincidenza con l’esistenza del Castello. 

Il transito obbligatoriamente doveva avvenire sulla strada di fondovalle, per i mercanti e i viandanti che, marciavano sulla via Francigena,  percorrevano la valle del fiume Magra e ne

costeggiavano il fiume su tutta la sua lunghezza. Ma coloro che avessero voluto accorciare il tragitto per raggiungere il Fivizzanese e scendere in Garfagnana, quindi Lucca o per  attaversare l’Appennino verso il Reggiano, dal passo del Lagastrello e del Cerreto, dovevano seguire l'antica via del sale. [V. Via del sale - Link]

Borgo Gutulae si era imposto anche con il suo importante mercato del lunedì e per le numerose fiere stagionali, che creavano movimento e sviluppo commerciale. Non so fino a quale epoca dobbiamo chiamare il Borgo, Gutula e quando iniziare a chiamarlo Bagnone. In ogni modo a Gutula prima e a Bagnone poi si insediarono famiglie di artigiani, commercianti e professionisti.

Si contavano ormai numerosi negozzi fissi di generi alimentari, di telerie, due farmacie, numerosi laboratori artigianali di falegnameria, di lattoneria, i mulini, le trattorie e le osterie, i ciabattini, i barbieri, i sarti ed ogni altro genere di mestiere.

Bagnone si era estesa, pur restando dentro a certi limiti protettivi. A sud, dalla porta detta della dogana, a nord il ponte vecchio prima, con l’aggiunta poi dell’attuale ponte nuovo, ed a nod-ovest con la porta della gora e più tardi con la piazza delle prigioni ed il carcere.

 Sui limiti territoriali, tra il territorio di Bagnone e quello di Malgrate, doveva esistere un rudimentale manufatto per l’attraversamento del torrente Bagnone, chiamato Ponte dei Ladri. 

Immagino che lo sviluppo del paese sia stata una coincidenza con l’esistenza del Castello. 

Il transito obbligatoriamente doveva avvenire sulla strada di fondovalle, per i mercanti e i viandanti che, sulla via Francigena,  percorrevano la valle del fiume  

Fuori mura,  in quel lembo di terra, compreso tra la strada per Parma (via Nezzana) ed il torrente Bagnone, è stata costruita una chiesa che faceva parte di un convento, oggi chiamata Chiesa di San Rocco. [V. foto a lato].  

L'immagine mostra la chiesa prima del terremoto del 1920, dopo il terremoto sono state eseguite opere di consolidamento e di ristrutturazione, la facciata della chiesa  è stata rifatta in pietra arenaria che ha cambiato l'aspetto originale del sacro edificio.  

Il Paese stava prendendo forma, esistevano ormai tre nuclei importanti, Gutula sulla riva destra del torrente, il Castello in alto  ed il rione Ponte Vecchio più in basso, sulla sponda sinistra, collegato con Gutula tramite un ponticello ad arco a tutto sesto.

Immagino che la popolazione residente aveva raggiunto a quell’epoca le 1000 anime o poco meno, parlo del 1700 e che si era presentata la necessità di edificare una nuova Chiesa parrocchiale, perché quella del Castello era diventata insufficiente e terribilmente scomoda per i più, costretti ad arrancare sino al castello.  

[V. la Prepositurale, al fascicolo IIIº].

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Fine del fascicolo 2

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