FASCICOLO  3
a cura di Rugggio
Aggiornato il  21-03-2008

HOME  PAGE

VAI GIÙ
IL  FUTURO  DELLA  MEMORIA
FOTO
prepositurale.jpg (30960 octets)
La chiesa
prepositurale_interno.jpg (64630 octets)
L'interno

LA  PREPOSITURALE

enne edificata, a partire dal 1702, per una durata di una ventina d’anni, un’opera veramente importante dal punto di vista dell’arte, ed anche dal punto di vista economico, non deve aver costato non poco alle tasche dei più abienti e di 

tutto il popolo bagnonese.  

Da ricerche risulta che il progettista é stato un Ingegnere di Lucca, ma non se ne sa di più.  Una grande chiesa a forma rettangolare, con un allargamento ottagonale al centro, e contro ciascuno dei quattro spigoli per ogni settore, si ergono delle maestose colonne appoggiate su solidi basamenti, terminanti con capitelli in stile rinascimentale, sui quali appoggiano archi a tutto sesto. Gli spessi muri, muniti di contrafforti esterni, sopportano la volta centrale e quelle laterali oltre alla copertura. Quattro catene trasversali di ferro forgiato attraversano la navata da un lato all’altro per reagire alla spinta della volta.   

Sopra quattro capitelli principali, quelli di appoggio della volta centrale, sono affrescate le immagini ed i simboli dei quattro Evangelisti.

Nelle mezzelune laterali degli archi sotto la volta, sono state ricavate ampie finestre con vetrate colorate.  

Dalla lunga navata centrale, allargata dai due semi ottagoni laterali, tutta pavimentata in marmo bianco venato di Carrara e del bardiglietto grigio, si sale su un vasto abside anch’esso con una pavimentazione marmorea a scacchiera diagonale, sul quale si erge l’altare maggiore; separa le due sezioni la balaustra in marmo. Dietro l’altare maggiore c’è un vasto coro arredato su tre lati da cassapanche in legno massiccio intarsiato. 

Sul lato opposto, sopra i portoni d’entrata, una balconata sostiene un organo di pregiatafattura e di valore,  recentemente restaurato. [V. sotto].   Nella navata ottagonale si ammirano tre altari per lato, ciascuno dedicati a santi diversi ed uno a Santa Croce.

 Ci sono il fonte battesimale e due nicchie contenenti la Madonna Addolorata e Sant’Antonio da Padova. Dal coro, una porticina dà accesso alla sagrestia e ad un umpio locale di rimessa degli arredi.  

 La facciata, si erge sulla piazza Marconi di fronte al Municipio ricavato nell' ex asilo infantile delle Suore Cabrini, ed è costruita in muratura con una base in pietra arenaria a vista e la parte superiore ad intonaci colorati che mettono in risalto le quattro colonne a lesena che sopportano, con la muratura arretrata, un unico elemento a forma cuspidata. Le due colonne centrali contengono la porta di accesso principale, mentre nelle due sono state laterali ricavate due portine di secondo ordine. 

Sopra la porta principale, in una nicchia è installata la statua di San Nicola di Bari, su di lui campeggia un grande rosone colorato, mentre nella fascia alta sotto l'elemento cuspidato, è incisa la frase : 

"DEO OPTIMO MAXIMO AC DIVO NICOLAO

Questa è la nuova chiesa parrocchiale di Bagnone che verrà consacrata in occasione della grande festa del 13 settembre 1722.

A questo proposito ricordo una leggenda sulla traslazione di Santa Croce, che è bene scrivere per la posterità. [ V. più avanti ].

 

organo.jpg (77944 octets)

L'organo

Simoniniadulto.jpg (5035 octets)

Il Parroco

IL RESTAURO DELL'ORGANO A FINE SECOLO  

Appello del Parroco per il restauro dell’organo

Carissimi,  

      Nel Marzo 1999 p.v. si compiranno cento anni da quando si innaugurò nella nostra Prepositurale il « monumentale » organo con solenni celebrazioni di cui riportiamo la cronaca nelle pagine interne di questo opuscolo. 

(Riferimento a "Bagnone e le sue chiese", n.d.a.)  

L'organo fu voluto ed eretto per opera del M.R. Don Alfonso Bandelli, Sacerdote Bagnonese aiutato dagli iscritti alla Pia Unione della Madonna del Pianto, nel 1891.

[V. più giù Don A. Bandelli].

Quanto esso costò ai nostri padri?  Non so.

So soltanto che, al dire degli esperti, oggi, anno 2000, non basterebbero 700 milioni, (quasi  € 350.000).  È un’opera «di notevole dignità storico e artistica» che però risente del tempo ed ha bisogno di interventi radicali e urgenti. 

Non saremo noi in grado di por mano ai lavori di restauro?  

Io lancio il mio appello a tutti i bagnonesi, praticanti e non praticanti, perchè ciascuno con un apporto anche minimo faccia la sua parte e possa  domani dire : 

« C’ERO ANCH’IO ».  

         

      Il preventivo di spesa, grosso modo è questo :

-   Per la pulitura e riaccordatura dello strumento comprensivo di tutti i materiali necessari ad una perfetta realizzazione è, alla data del 2 Giugno 1997, di  £.  95.000.000.--

-   A cui vanno aggiunti l’IVA; vitto e alloggio ai tecnici durante il periodo di lavorazione in loco.

-    Viaggi di tecnici e trasporto di materiali.

-    Imprevisti.

Eventuali opere non previste dal presente contratto verranno conteggiate separatamente.

Il Parroco che deve dare l’esempio fa con £.1.300.000 la sua prima offerta.

       Bagnone : Gennaio 1998

                                                          Il Parroco :  Don Luigi Simonini

L'ultimo impegno di Mons. Luigi Simonini è stato il restauro generale  del prezioso organo della Chiesa Prepositurale che non aveva più avuto nessun tipo di manutenzione dal lontano 1954. 

 L’organo che, dopo un secolo dalla sua costruzione, cominciava a sentire il peso degli anni, è stato restaurato in maniera radicale dalla Ditta F.lli Paolo e Raffaele Marin di Bolzanetto, alla quale va il nostro ammirato ringraziamento per la competenza e la serietà che ha caratterizzato il loro lavoro che si è concluso con l’inaugurazione avvenuta il 22 Ottobre 2000, con un apprezzato concerto dato dal 

Prof. Ferruccio Bartoletti.   

 Sessant’anni di sacerdozio.   Una vita dedicata alla Chiesa, attraverso un secolo che, forse più di altri, ha visto cambiare Chiesa e Società, Mons. Luigi Simonini, il 29 Giugno 2001 ha festeggiato 12 lustri di sacerdozio, il suo sessantesimo anniversario della sua ordinazione.  

 
TRASLAZIONE  DI  SANTA  CROCE
Il prevosto, stanco dell’attesa, perchè i lavori di rifinitura e gli stucchi dei sei altari non trovavano fine, sentiti i fabbriceri decise un bel giorno di porre un termine ai lavori e con il loro aiuto, trasloccò gli arredi sacri per le celebrazioni, e si insediò nella nuova chiesa.

Unitamente agli arredi pensò bene di portare con se anche la Reliqia della Santa Croce, anche perchè finalmente, troverebbe un ricovero più sicuro di quello del Castello.

Così, soddisfatto, il povero Prevosto si ritirò in canonica, che era situata nei locali dell’antico convento, sul fianco della chiesa di San Rocco, sopra il voltone per intenderci.

L’indomani mattina, dopo la prima messa, si recò all’altare di Santa Croce per fare una scoperta votiva, richiestagli da una devota.  Inginocchiato ai piedi dell’altare, dopo aver intonato l’inno : O CRUS, AVE SPES UNICA.  Si alzò per andare ad aprire la porticina del reliquiàrio, seguendo un rito usuale, quando stupito restò senza parole.  Il canto gli si era strozzato in gola, appoggiò un gomito sull’altare si mise la fronte nella mano.  Le donne smisero di cantare e rimasero ammutolite guardandosi l’una con l’altra, pensarono che al celebrante fosse preso un malore. Intanto il sacerdote si rianimò, si girò verso i fedeli e disse : « La Santa Croce non c’è più! »

Un mormorio si levò nella chiesa, ad una ad una le donne uscirono a passo svelto e sparsero la notizia per il paese.

Fu una giornata movimentata per il prevosto, il quale dovette recarsi persino dai gendarmi per denunciare il furto; perché così pensavano tutti.

La notte fu insonne ed il povero quella mattina si dovette alzare un po’ più di bonora perché doveva salire al Castello per celebrare l’ultima messa, che aveva promesso di dere lassù, in suffragio di certe anime….

Durante il rito, all’apertura del tabernacolo, ci fu una grande esclamazione di gioia. Il prevosto cadde in ginocchio e tutti poterono vedere la Santa Croce nel suo splendore, tra le tendine damascate del reliquario.

Fu gridato al MIRACOLO!!!…  Ma miracolo fu?

 

DICERIE

Mi hanno più volte narrato cose bizzarre provenienti dal Castello, che se non è illuminato, di notte è tetro e diventa un facile scenario per racconti strani.

Sulla strada vecchia, il venerdì notte, passavano le streghe. Uscivano dal bosco tenendo in una mano un lume e si radunavano presso la quercia grossa, che ha più di quattro secoli, e si abbandonavano a ridde infernali o ad orge con i diavoli.

Sul ponte vecchio, invece, appariva uno spettro, armato di falce, che impediva ai viandanti di proseguire.

Chi rincasava di notte, e se era costretto a percorrere la strada vecchia, sentiva rumori di catene, provenienti dal Castello, attribuiti agli spettri di coloro che erano stati rinchiusi nelle segrete e morti dopo lunghe sofferenze. 

Nel Medioevo ed agli inizi dell’età moderna si ebbero frequenti processi contro le streghe, condannate a morte od arse vive. Si calcola che nei paesi cattolici e protestanti, non meno di un milione di persone siano rimaste vittime di tali persecuzioni, favorite dalle autorità ecclesiastiche, dai dottori del tempo e dal popolino.

Il diffondersi dell’istruzione e delle conoscenze scentifiche, ha ormai distrutto anche nel popolo la credenza delle streghe, ma negli infimi strati sociali. specialmente fra la popolazione femminile delle campagne, tale credenza barbarica sussiste tuttora. L’uso dei filtri amorosi, delle bevande e degli unguenti segreti, degli incantesimi, dei melefici è d’uso ancora oggi come nelle remote origini, mescolandosi con quello di ricette e farmaci curativi. É una costatazione vera. Da noi esiste tuttora questa realtà, ci si ricorre spesso in extremis.

 

Ricevuta_organo.jpg (63391 octets)

Ricevuta

L’INIZIO  DEL  XXº  SECOLO 

Prepositura di  Don Augusto Bernabovi

Il secolo XXº inizia in Bagnone, sotto la guida pastorale di Don Augusto Bernabovi, Vicario Foraneo, con il titolo di Proposto.

Contemporaneamente a Don Bernabovi, in Bagnone vive il Canonico Don Alfonso Bandelli.

Le notizie che seguono sono tratte dal diario manoscritto, “Bagnone e la miracolosa immagine di Nostra Signora del Pianto” di Don Alfonso Bandelli, volume che mi è stato gentilmente concesso in visione dagli eredi e che mi ha permesso di attingere, per redigere le seguenti pagine storiche.  

---ooOoo---

Don Alfonso Bandelli naque a Bagnone l’11 Agosto 1854. Fu consacrato sacerdote, ma rimase Canonico senza essere titolare di parrocchia.

Di famiglia benestante, commercianti di Bagnone, trascorse la sua vita dedicandosi alla costruzione dell’importante Organo, nella Chiesa Prepositurale e alla propagazione del culto della miracolosa immagine di Nostra Signora del Pianto. 

Visse sempre a Bagnone dove morì il 14 febbraio 1908;  ricercate le sue spoglie, non si trovano più, o meglio saranno finite nella fossa comune del Cimitero di Bagnone.

I becchini del tempo non si curavano molto del lato storico culturale e ogni fossa per loro era un numero, alla scadenza doveva fare posto ad altri.

Tralascio il periodo dell’attività Sacerdotale di Don Bandelli dell’ottocento e mi limito, per ragioni di spazio, a ricordare quella del novecento, riassumendo dal suo diario.  Siamo all’inizio del secolo XXº e troviamo datata di quell’anno (1901) la ricevuta quietanzata, per il saldo di £. 600, pagata alla ditta Cavalli di Lodi per la fornitura dell’Organo, ed è sempre in questo inizio di secolo che viene dato il grande concerto inaugurale, con l’intervento di tre grandi ed importanti professori.   

19 Marzo 1900 – Collaudo dell’organo.  

Con la partecipazione di S. E. Mons. Mistrangelo, Arcivescovo di Firenze, accolto dalla Giunta Municipale con a capo il Sindaco Simonini, dalla Filarmonica diretta dal M° Egidio Pagni e da numerosa folla, si assiste al collaudo dell’organo fatto dai maestri:

- Mattioli prof. Guglielmo, V. Direttore del Liceo Musicale Rossini di Pesaro.

- Galliera prof. Armando del R. Conservatorio di Parma.

- Mosconi prof. Giulio di Bergamo organista a Borgotaro.

- Sestini prof. Giuseppe dell’Istituto Pacini di Lucca.

Monsignor Arcivescovo volle salire sull’orchestra per visitare il magnifico organo, ed encomiò i Maestri per i trattenimenti veramente splendidi.

L’organo fu eretto per opera del M. R. Don Alfonso Bandelli, Sacerdote Bagnonese, aiutato dagli iscritti alla Pia Unione della Madonna del Pianto, esistente in Parrocchia fin dal 1891, e da come si legge sul frontone dell’organo stesso:  

 

MEMORIE  DELL’ANNO 1785  

Il dì 18 di Dicembre, giorno di Domenica, fu trasferita alla Parrocchiale di S. Nicolò di questa Terra, detta la Chiesa Nuova, la sempre  miracolosa, ed antica Immagine della "Beata Vergine del Pianto" che si conservava, ed  adorava nell’Oratorio di S. Maria con gran concorso di Popolo tutti con le lacrime agli occhi, essendovi tutti li fratelli della Compagnia di Carità con suo candelo acceso in mano tutto il clero, con il proposto e vari fratelli che portavano la sacra Immagine aiutando ancora a portarla dei preti per essere l’Immagine un masso di muro molto pesante.  

L'immagine sopra citata faceva parte di una cappelletta in località Gutula attorno alla quale si è sviluppato il Borgo di Bagnone. Dalla sua demolizione avvenuta per ragioni urbanistiche, è stato recuperato un blocco di muratura sul quale era affrescata l'immagine che è stata conservata per secoli nella chiesa di Santa Maria, poi nella Prepositurale ove è esposta.   

[V. più in basso le foto. N.d.a.]

"Nel 1400 per il gran concorso che aveva la detta Miracolosa Immagine del Pianto quivi allora scopertasi lasciando il vecchio castello, cominciarono a fabbricarsi nuove abitazioni laggiù basse, dove prima dicevano il Guttula. Verso le ore 4 pomeridiane entrò nella Chiesa Nuova la Veneranda Immagine nel giorno sopra notato".  

[ Dalle note del Prof. U. Pagni, sicuramente ricavate dal Da Faie.]

 
altare_madonna_pianto.jpg (43496 octets)
L'altare maggiore

altare_s.jpg (11272 octets)

L'altare a San Francesco
Madonna del Pianto

LA CHIESA DI SANTA MARIA   

Come ho accennato, si venerava in località Gutula , una miracolosa immagine di Nostra Donna. Località che andrà sempre più sviluppandosi sino ad acquistare, nel 1300, il nome di Burgo Gutulae Bagnoni.

Così si riassume dal Da Faie  : …nel 1392 fu cominciata la chiesa di Santa Maria  che verrà inaugurata il 16 agosto 1451 con grande concorso di popolo anche d’oltre Appennino.

 [V.  G. A. Da Faie a pagine 58 e 69 pubbl. dell'Ass. Manfredo Giuliani]

Secondo l’antica tradizione, riportata anche dall’Abate Gerini nelle Memorie Storiche della Lunigiana (Vol. II, Libro III), la chiesa di Santa Maria de Votola [V. Da Faie pagina 68] avrebbe avuto origine in seguito al rinvenimento d’una miracolosa immagine della Madonna detta poi del Pianto, trovata nella demolizione di un muro nella località detta Gutula o Gottola.

Dove vi era una cappella, per volontà di popolo, venne eretto il santuario dedicato a Santa Maria del Pianto. Accanto ad esso le case che costituiranno parte dell’attuale paese di Bagnone.  

Nel Santaline dedicato a Santa Maria del Pianto, venne istituita fin dal 1600 una Confraternita ad essa intitolata, che con bolla 21 marzo 1620 venne aggregata all’Arciconfraternita omonima di Roma. 

Essa possedeva capitali e beni immobili, quando il Granduca Pietro Leopoldo, con editto del 21 marzo 1785, ordinò la soppressione delle Compagnie locali, la chiusura delle loro chiese e ne incamerò i loro beni.

Per questo editto, i Bagnonesi, il 18 dicembre 1785 trasportarono l’immagine della Madonna del Pianto nella nuova chiesa Prepositurale.

  Nel 1928 il Senatore Ferdinando Quartieri, restaurò a sue spese la chiesa di  Santa Maria, lesionata dal terremoto del 1920 e la trasformò.  Al volto sostituì il soffitto a capriate, rifece la facciata, fece la trifora all’abside, alle pareti interne lisce addossò i pilastri in arenaria macinata mescolata col cemento, unì  armoniosamente i due stili, romanico e gotico. Volle dare un’intonatura francescana alla stessa architettura della chiesa.  

Dal Prof. Conte Properzy fece dipingere la maestosa ed ammirata tela raffigurante San Francesco d’Assisi che si trova sopra l’altare laterale, e ai piedi d’essa, fece costruire il tabernacolo in legno che, dal 1929, ospita una reliquia nella quale è incastonata l’insigne Crocetta di ferro, che secondo una tradizione, autenticata da notai, appartenne a San Francesco. 

Gli affreschi della chiesa, sono stati dipinti dal Prof. Navarini di La Spezia.

Come si é detto, la Chiesa di Santa Maria è stata ricostruita integralmente dalla famiglia Quartieri che, per ingrandire la propria dimora, acquistò dai Soci anche l’antico salotto della borghesia bagnonese, il teatro dei Ravvivati, dichiarato non rispettante le norme di sicurezza.

Da “Bagnone in Lunigiana ed I suoi Teatri”, dal Secolo XVI ad oggi, di U. Pagni, a pagina 83 leggiamo. 

Il motivo più importante che fece « morire » il bel Teatro dei Ravvivati fu la mancanza di sicurezza per le esistenti precarie uscite. 

In cambio il Senatore fece costrire il grande complesso dell’O.N.D., con nuovo teatro, ed ampi locali per le attività scolastiche e sociali, tutt’oggi efficiente in piazza Europa. 

I  Quartieri ricostruirono, con  un accesso privato dai loro appartamenti al loggiato interno, la chiesa esistente di Santa Maria, come oggi l’ammiriamo per le sua architettura. Tutta in pietra arenaria tagliata e scalpellinata a faccia vista, con struttura interna del tetto a capriate, travicelli ed assiti di legno; l’altare, la balaustra, il fonte battesimale, sono in pietra arenaria lavorata da artigiani locali, gli stessi che hanno costruito il Monumento ai Caduti.

É un vero gioiello.  

La Croce
In esposizione
LA  CROCE  DI  SAN  FRANCESCO

Non abbiamo documenti sottomano, da poter citare ma, se è voce di popolo è voce di Dio.  Si dice che alla sua morte, il Papa Nicola V, abbia per testamento legato al suo Segretario Pietro Noceti, una croce per alcuni di legno, per altri d’ottone, ma sempre una crocetta che, con autentiche notarili, pare sia quella che  San Francesco  d’Assisi portava al collo alla sua morte.  

  La Croce, che esiste veramente e della quale riproduciamo alcune fotografie in possesso dell’autore, può avere una grande importanza storica e religiosa. 

  Questa Croce é, nel tempo, passata in eredita ai vari Noceti,   ed oggi ne è depositaria la famiglia Quartieri di Bagnone, che nel tempo si è imparentata con quella dei Noceti. I familiari, interpellati recentemente, ne hanno affermato il possesso, ed ogni anno il 5 Ottobre, giorno della festa di S. Francesco d’Assisi, la Santa Reliquia é esposta sull'altare della Chiesa di Santa Maria e fatta baciare ai fedeli presenti alla cerimonia.  

É un dato di fatto che nessuno ha mai contestato, per cui ritengo debba essere menzionato, come oggetto facente parte del patrimonio storico e culturale di Bagnone. La crocetta è quella che appare nell'immagine sopra riprodotta, sicuramente di metallo, forse di ferro; una semplice crocetta latina potenziata, con un anello atto ad essere infilato da un cordone o da una catenella; dalle dimensioni di circa 4x5 cm spessore 3 mm.

 

Santa_Cabrini.jpg (18477 octets)

Santa Cabrini
DATE IMPORTANTI  

Il 3 Febbraio 1930 dietro interessamento del Senatore F. Quartieri fu ridata a Bagnone la Sede di Pretura, ma ridotta, ossia una sezione distaccata di Pontremoli. Bagnone era già stata sede giudiziaria, fin dal 1757 quando fu trasferita da Castiglione del Terziere.  Ultimamente però, era stata soppressa.

Nel Giugno 1930 fu restaurato il campanile del Castello.  Fu spesa la somma di  £. 200 fra muratura e ricopertura con le vecchie piagne.

Nel maggio 1930 S. E. Mons. Giovanni Sismondo Vescovo, in occasione della festa in onore della Madre Cabrini, che fu fondatrice della Congregazione delle Suore che guidarono l’Asilo di  Bagnone, fece la sua prima visita a Bagnone .

Il 20 Luglio 1930 venne inaugurato il monumento ai caduti nella grande guerra 1915-1918. Fa parte del monumento e quindi dell’inaugurazione, non solo la statua in bronzo, opera dello scultore Prof. Corsini di Siena, riproducente la Vittoria alata, la Nike di Samotracia esistente nel museo del Louvre a Parigi e completata della testa e del braccio destro, ma anche il bellissimo portico in arenaria, scolpito da un folto numero di maestri Scalpellini diretti dal Cavaliere del Lavoro Francesco Pretari di Bagnone (1861-1951) e dalle sue maestranze d’aiuto, la piazza adiacente sostenuta da forti bastioni ed il viale che si estende fino a San Rocco con l’ardito allargamento della  sede stradale.  

Tutto questo fu ideato dal Senatore Ing. Ferdinando Quartieri e compiuto a sue spese, ad eccezione di una parte del selciato fatto dal Comune.

Oratore ufficiale fu l’On. Amilcare Rossi, Presidente Generale dell’Opera Nazionale Combattenti. Erano presenti: Il Prefetto della Provincia Comm. Festa, il Segretario Federale Avv. Pocherra e tutte le alte Autorità della Provincia, quasi tutti i Podestà della Lunigiana, moltissime Associazioni e popolo.

La presenza dei Podestà è in relazione agli stemmi di tutti i Comuni della Lunigiana  scolpiti lungo il porticato, avendo voluto il Sen. Quartieri dare al monumento un interesse regionale. Nella sera vi fu una fantasiosa illuminazione e uno spettacolo di fuochi artificiali. 

       Oltre alla banda di Bagnone prestarono servizio quella di Pontremoli e di Filetto.  

      

  Nel 1932, vide la nascita dell’Asilo Infantile. É di questo periodo l’istituzione dell’Asilo infantile “Lorenzo Quartieri” di Bagnone, voluto dal Senatore Ferdinando, in memoria del figlio deceduto in guerra. 

  Fu diretto e gestito dalle Suore della Santa Francesca Saverio Cabrini, che per molti anni vissero a Bagnone.        

  Ci resta una lapide a ricordo, esposta sul muro sterno dell’edificio dell’asilo, divenuto oggi sede del Comune, in occasione del decimo anniversario della chiusura dell’asilo, nel 1972.

ALLE SUORE DI MADRE CABRINI

CHE IN CINQUANT’ANNI  DI ATTIVITÀ MATERNA

E SORRIDENTE IN QUESTO ASILO, INTERPRETANDO

I NOBILI IDEALI DEI MECENATI:

FERDINANDO E GIOVANNI QUARTIERI,

HANNO INSEGNATO AI BAMBINI BAGNONESI 

A CREDERE IN DIO

AD AMARE GLI UOMINI ED AVERE FIDUCIA NELLA VITA.

I BAMBINI DI IERI, ADULTI OGGI,

ESPRIMONO LA LORO RICONOSCENZA.

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE 8-8-1982

 
cimitero di Bagnone.jpg (60173 octets)

Il cimitero

di Bagnone

Cappella_gentilizia.jpg (39303 octets)

Cappella gentilizia

RESTAURI E FATTI SALIENTI

Nel Novembre e Dicembre 1932 furono compiuti restauri esterni alla cupola della chiesa parrocchiale (Chiesa Nuova) consistente nella rinnovazione del tetto con tutta la travatura, delle canale di gronda e parte del muro perimetrale.

 I lavori di restauro furono eseguiti dalla ditta Giuseppe Morandi e il consuntivo di spesa fu di  £. 8600.  

 Nel Natale 1933, fu ripresa una tradizione Bagnonese: il Presepio.

 Nell’Ottobre 1934 fu rifatta la facciata del cimitero e delle cappelle su disegno dell’Architetto Praiër e i loculi interni alla facciata

 Il cimitero di Bagnone è stato più volte ingrandito con la costruzione di nuovi loculi e attualmente ha veramente bisogno di una ristrutturazione generale o meglio  si dovrebbe pensare ad una nuova rilocalizzazione. 

 
campana1.jpg (9240 octets)
Una campana

LE  CAMPANE

Il 5 Novembre 1935, furono smontate e rotte le tre vecchie campane del campanile principale del Castello, che né pel suono né pel numero, rispondevano più all’importanza di Bagnone. Il peso complessivo delle tre campane era di Kg. 925. Avevano delle decorazioni e immagini di nessun valore. La grossa portava il millesimo 1728, l’immagine del Crocifisso, di vari santi e l’iscizione: ”Sonet vox mea in accribus tuis”.  La mezzana portava la data 1830, l’immagine dell’Immacolata, una croce e il nome del fonditore Luigi De Fabianis. La piccola aveva pure la data 1830, l’immagine dell’Addolorata ed il nome del suddetto fonditore.  

Venne fatto l’acquisto del nuovo concerto di cinque campane.  

La mattina del 5 Dicembre 1935, vennero collaudate le cinque nuove campane, opera della Ditta Paolo Capanni di Castelnuovo Monti. 

Nel 1846, Paolo Capanni, bisnonno dell'attuale titolare Ing. Enrico, rileva l'antica fonderia di campane "Betalli", in Castelnovo nè Monti dal 1500. 

Erano state provvisoriamente montate nella piazza della chiesa parrocchiale ed il collaudo fu fatto alla presenza, quale intenditore, del Prof. Don Concina Salesiano organista e maestro di musica nella chiesa di Nostra Signora della Neve a La Spezia. 

Il collaudatore le dichiarava di esatta intonazione, di sonorità severa e robusta e 

Venne fatto l’acquisto del nuovo concerto di cinque campane.  

La mattina del 5 Dicembre 1935, vennero collaudate le cinque nuove campane, opera della Ditta Paolo Capanni di Castelnuovo Monti. 

Nel 1846, Paolo Capanni, bisnonno dell'attuale titolare Ing. Enrico, rileva l'antica fonderia di campane "Betalli", in Castelnovo nè Monti dal 1500. 

Capanni S.r.l.
Loc. Tavernelle  

42035 Castelnovo nè Monti (RE) ITALY

 

www.capanni.it

e-mail: capanni@capanni.com

 

 

Tel. 0039/0522/810020 Fax.0039/0522/810781

L’intera spesa fu sostenuta dalla popolazione e specialmente da due insigni benefattori. 

      Fu fatta una fiera di beneficenza che fruttò bene, oltre £. 4 000 (quattromila lire), molti fedeli si tassarono di una quota  mensile per un anno.

Ogni campana porta una dedica ed un’immagine.  

- La prima: "S. Niccolò" ha questa iscrizione: ”Vox me vox vitae, voco vos ad sacra, venite”; indi segue il nome del Dott. Luigi Raffaelli e di alcuni suoi famigliari avendo egli sborsato £. 7000. Discendente del più volte citato scrittore G. A. Da Faie. (n.d.a.)

- La seconda: "S. Croce" reca l’immagine del nostro insigne reliquario, colle parole: “O crux, ave spes unica, salva praesentem catervam”, acquistata con la contribuzione popolare.

- La terza: "Madonna del Pianto", porta l’iscizione: “Maria Virgo, protégé nos donantes et orantes” coi nomi di coloro che hanno sborsato non meno di £. 500 e cioè il Senatore Ferdinando Quartieri, il Proposto Don Luigi Rosa, il Prof. Dott. Maurizio Focacci, il Cav. Gioacchino Ghinetti, Albericci Marcello, Cosci Emma. 

- La quarta: "S. Giuseppe" porta l’iscizione: “Non sit vobis vanum mane surgere ante lucem”, e questa è destinata a suonare l’Ave Maria, ed è stata acquistata dalla Parrocchia.

- La quinta: "S. Giacomo" colla iscrizione: “Iacobi Moreni aere confecta” avendo egli sborsato £. 2 000, cioè parte preponderante del prezzo.

 (Info: dal cronicus parrocchiale di Mons. Luigi Rosa, N.d.a.).
 

Campanile01.jpg (12442 octets)

Il campanile
OROLOGIO DEL CAMPANILE

Nel mese di Novembre 1936 fu inaugurato il nuovo orologio, con quadrante su due lati del campanile del Castello di Bagnone.

Fu acquistato a spese del Comune ed è opera della Ditta Villiams e Trebino di Genova.

[Vedi Fascicolo 16].

 

monumento_quartieri.jpg (31131 octets)

Monumento a Bagnone

 
Lorenzo_Quartieri.jpg (32836 octets)
Il Ten. Quartieri
I  QUARTIERI

Il casato dei Quartieri si perde nelle ricerche, ma è provato che trae origini da Filattiera, piccolo borgo di Lunigiana, sulla riva sinistra della Magra, di certa provenienza bizantina del VI secolo d.C.

Difficile ricostruirne l'albero genealogico del casato; ciò nonostante il Dr. Carlo Bruno Brunelli si è avventurato in questa ricerca e nella sua pubblicazione: Famiglie illustri bagnonesi "Quartieri" edizioni l'Artigiana di Alba - luglio 2000, riesce a concretizzare a partire dal 1600, dandoci nell'ordine una sequela di Atenati.

Mi accontento di elencare i più recenti ed i più noti:

  • NICOLÒ QUARTIERI - Medico chirurgo  1753-1835

  • LORENZO QUARTIERI - Prof. Universitario  1765-1834

  • GIUSEPPE QUARTIERI - Medico condotto  1784-1856

  • FERDINANDO QUARTIERI - Avvocato  1810-1859

  • NICOLÒ QUARTIERI - Deputato e Senatore del Regno 1837-1904

  • FERDINANDO QUARTIERI - Industriale e Senatore del Regno 1865-1936

  • LORENZO QUARTIERI - Dottore in legge, medaglia d'argento V.M.  1890-1916

  • GIOVANNI  QUARTIERI - Ingegnere e industriale  1892-1980, ultimo discendente.

IL SENATORE  FERDINANDO  QUARTIERI

Bagnone 6 gennaio 1865  -   Milano 31 marzo 1936

Dedicò la sua attività di ingegnere chimico all'industria chimica che promosse con energia e larghezza di vedute, rendendo utili vantaggi all'Italia anche durante la guerra mondiale (1915-1918).

Sposò la contessina Maria Noceti della nobile famiglia bagnonese, dalla quale ebbe tre figli: Lorenzo, Giovanni e Teresa che sarà posa dell'Avv. Ferdinando Martellini di Siena.

Nelle trattative di pace del 1919 condusse incontri ufficiosi a Parigi con i fiduciari jugoslavi; fu poi negli Stati Uniti a capo della Commissione industriale e commerciale italiana per la sistemazione dello Stato libero di Fiume, del Delta e di Porto Baros, in guisa di affidare il porto di Fiume ad un Consorzio italo-jugoslavo. Stipulò nel 1921 l'accordo di Belgrado tra l'Italia e la Jugoslavia.

Fu nominato Senatore del Regno l' 8 maggio 1921.

(Info tratte dall'enciclopedia Treccani).

Lapide alla memoria  

La mattina di Pasqua del 1939, dopo la Messa Solenne, fu inaugurata la lapide ricordo nella facciata dell’Asilo, oggi residenza del Municipio, in memoria del fondatore Senatore Ferdinando Quartieri. 

L’epigrafe è opera del Comm. Prof. Marco Bocconi.   

VIGILA SU QUESTE MURA

OVE PIETÀ SI FA CAREZZA E SORRISO

LA LUMINOSA MEMORIA

DEL PRIMO FONDATORE E ANIMATORE

SENATORE FERDINANDO QUARTIERI

NEL SOLCO RADIOSO

DELL’UOMO MUNIFICO E BUONO

TROVINO I PICCOLI OSPITI

CHIARA E SICURA

LA STRADA DEL BENE

IL MONUMENTO AL SENATORE  

Il 20 Aprile 1941, Domenica in Albis, è stato inaugurato a Bagnone il monumento al Senatore Ing. Ferdinando Quartieri, opera del professor Alessandro Lazzerini, alla presenza di Mons. Giovanni Sismondo Vescovo di Pontremoli, del Prefetto di Apuania, del Segretario Federale, di altri gerarchi e numerose personalità. 

Mons. Sismondo benedice il monumento, opera riuscitissima e pregevole del Prof. Cav. Uff. Alessandro Lazzerini, indi rivolge commosse e vibranti parole rievocanti la generosità del compianto Senatore.  L’oratore ufficiale Comm. Avv. Marco Bocconi, da vero signore della parola, ritrae in modo perfetto la figura dell’uomo grande che la Lunigiana e tutta la Provincia onora.   

All'ingegnere

Ferdinando Quartieri

senatore del Regno

Sagace stipulatore della pace adriatica

Della grande industria chimica

insigne pioniere

Della dolce vallata natia

con tenero e figliale affetto pensoso

i cittadini

A.D. 1940

monumento_caduti.jpg (34200 octets)

Il monumento

ai caduti

monumento01.jpg (37594 octets)

La Nike

Dr. LORENZO  QUARTIERI

Medaglia d'argento al valor militare.

Figlio del Senatore Ferdinando e della contessa Maria Noceti, nacque a Bagnone il 31 maggio 1890.  Laureato in giurisprudenza, alto di statura, chiamato alle armi fu sottotenente nel 1º Reggimento Granatieri di Sardegna, reggimento che venne schierato sul fronte dell'Isonzo nei pressi di Gorizia dove si svolsero durissimi combattimenti.

Il tenente Quartieri, al comando del suo plotone ormai annientato, e nonostante le ferite riportate, non abbandonava la postazione e rimaneva vittima durante un contrattacco, il 29 marzo 1916. 

Per questo esemplare comportamento gli venne assegnata la medaglia d'argento al valore militare, alla memoria; riposa a Bagnone nella tomba di famiglia.

Monumento ai caduti 

A Bagnone il 20 luglio 1933 venne inaugurato, con celebrazioni solenni, il monumento ai caduti della grande guerra. 

La statua di bronzo, opera dello scultore Prof. Fausto Corsini di Siena, riproducente la Vittoria alata, la Nike di Samotracia esistente nel museo del Louvre a Parigi e completata della testa e delle braccia. 

 

Giovanni Quartieri.jpg (25799 octets)

G. Quartieri
villa_quartieri.jpg (35319 octets)

Villa Quartieri

piazza roma05.jpg (58425 octets)
Piazza Roma

Comm. Ing. GIOVANNI  QUARTIERI

Fratello più giovane di Lorenzo, nato a Bagnone il 10 febbraio 1892, figlio di Ferdinando e di Maria Noceti. Laureatosi in ingegneria al poliotecnico di Milano, diviene collaboratore del padre nella conduzione delle aziende indistriali di famiglia del gruppo SIPE Spa.

Si sposa con Lidia Scarzella di facoltosa famiglia di Millesimo, località di villeggiatura del savonese, e avrà due figlie: Maria Teresa e Maria Luisa coniugata al dott. Bruno Grimaldi.

Rimasto solo dopo il decesso del padre, dovette affrontare con coraggio periodi di crisi internazionale dovute alla sanzioni che la Società delle Nazioni aveva inflitto all'Italia. 

Nonostante le difficoltà del tempo per l'import-export, riuscì a fronteggiare la situazione nonostante l'intervento  dell'Italia nella guerra 1940-1945.

La Villa Quartieri, nel luglio 1944 viene requisita dai tedeschi, nella quale viene insediato l'ospedale militare, che vi rimase sino alla notte del 24 aprile 1945.

Il dopoguerra lo vede impegnato nella ricostruzione delle attività indistriali in parte distrutte dai bombardamenti. Poi causa la salute, la perdita della moglie, la mancanza di continuità maschile della famiglia, a malincuore cedette il pacchetto azionario di maggioranza della SIPE Spa ad altra società. 

Conservò la presidenza onoraria, finchè venne a mancare a Milano il 22 ottobre 1980 ed è stato inumato nella cappella di famiglia nel cinitero di Bagnone.

Grande filantropo, si è sempre adoperato nell'interesse della comunità bagnonese la quale lo onora e lo annovera tra le numerose persone illustri che hanno avuto i natali a Bagnone.  Le molteplici cariche ricoperte in campo industriale gli fecero meritare l'onorificenza di Commendatore al merito della Rrepubblica Italiana. Fu l'ultimo dei Quartieri di Bagnone.

 [Informazioni tratte da: Famiglie illustri bagnonesi, Quartieri - 

  di Carlo Bruno Brunelli].

 

Luniginepro.jpg (42126 octets)

Fra Ginepro

San_rocco.jpg (49451 octets)

San Rocco

cartina_sanrocco.jpg (163779 octets)

 

chiesa san rocco 1900.jpg (26956 octets)

Chiesa San Rocco Bagnone (1900)
SAN ROCCO IN LUNIGIANA

Una paginetta di frà Ginepro

Reduce da Roma, Rocco si ferma, per qualche tempo, in Lunigiana. Infieriva, allora, l’epidemia più micidiale: ogni giorno, anzi ogni ora, l’angelo sterminatore passava e stroncava gracili steli e alberi adulti. Le case, i tuguri si spopolavano e i cimiteri ricevevano sempre nuovi ospiti. Ormai anche i fossari si sentono sfiniti nello scavar sepolture o aprir tombe nei lugubri sotterranei. Rocco passa col suo bordone, la borraccia di zucca e il tascapane e nessuno ne fa caso; é un uomo, come tanti altri, stanco, di livida magrezza, barba arruffata e stinta, sguardo dolce e penetrante e con diffusa sul volto la più amabile letizia.

A Malnido (oggi Villafranca L.) ha modo e occasione di mostrare la sua potenza presso Dio e quell’amor che tutti ci affratella in Cristo. Nella casa, dove egli prende alloggio, la morte é stata spietata: rimangono solo un vecchio, una donna e un bimbo, e anche, questo già langue come un fiore arso al sole. Rocco lo vede adagiato nel suo giaciglio e si sente commosso. 

La madre stessa, giorno per giorno, deperisce in salute, e se il figlio gli venisse meno, lo seguirebbe, ben presto, nella tomba. Come Gesù in casa di Giairo, il nostro pellegrino alza gli occhi al cielo, mormora una preghiera e tocca l’infermo che, subito, si sente risanato e saltella e domanda da mangiare tra la gioia più viva della madre e dei presenti.   

Il miracolo fa improvvisamente conoscere Rocco come un taumaturgo. Tutti lo invitano, e a tutti egli dà parole di conforto e la certezza che il morbo presto dileguerà.

Difatti, in pochi giorni, la violenza del flagello scema, l’angelo sterminatore ripone la spada nel fodero e il cielo stesso é più arridente.  

Rocco, ora, é a Pontremoli, donde si accinge, per il passo del Brattello, a recarsi a Piacenza.  Ma il mattino della partenza é invitato a salire sul Piagnaro, dove la falce della morte miete innumerevoli vittime. 

        Che pianti, che urli, che gemiti in quelle viuzze oscure, umide, tetre come una prigione! E di notte la civetta manda lunghi e striduli lai, segno di nuove sventure.

  Rocco benedicendo entra in quei tuguri e in nome di Dio opera cose strepitose. Con la morte corporale scompare anche la lebbra del peccato, per cui il nome  del grande benefattore sarà ricordato di padre in figlio con particolare affetto.

Sul Bratello é, Rocco aggredito dai malandrini. O I soldi o la pelle! Il pellegrino non possiede nè oro nè argento, ma un fuoco che divampa e vuole incendiare le anime, di amor di Dio. Quei malfattori lo guardano fissamente, ma non osano di mettergli le mani addosso. Dalla persona di Rocco emana tale un fascino, che ne restano conquisi.

« Dove vai? ».

« A Piacenza ».

« Non ci dai proprio niente? Abbiamo fame ».

« Ecco un pane; non possiedo altro ».

« Vieni con noi? ».  

E Rocco con i briganti si siede all’ombra di un faggio, presso una sorgente. Ed ecco che, mentre il capobanda spezza il pane, escono gocce di sangue vivo, rosso e tiepido. I malfattori sgranano tanto d’occhi e tremano come foglie al vento. Solo il misterioso pellegrino é tranquillo.

« Che pane ci hai dato, tu? Perché goccia sangue? ».

«É sangue dei fratelli da voi uccisi. E Dio grida vendetta».

Quei tre uomini, usi alla ferocia cannibalesca, si sentono dentro, nel cuore, uno stimolo acuto come di spada, e cocenti lacrime irrigano quei volti adusti.

Rocco, intanto, discende, lieto, la china del monte, illuminato dal sole che  tramonta. 

Don Luigi Fugaccia, vulgo Fra Ginepro - Da « Lunigiana » edizioni       Badalamenti (BG) 1959.

Chi era SAN ROCCO?  

Era sicuramente un francese, di origini nobili, Rocco, visse tra 1295 e il 1327. Nato forse a Montpellier, in Linguadoca, in seguito ad un voto fatto dai suoi cristiani genitori. 

Fin dalla nascita recava, impressa, sul lato sinistro del petto, una piccola croce: presagio eloquente!

 Rimasto orfano in giovane età, diede tutto il suo ai poveri, e partì in pellegrinaggio, verso le tombe dei SS. Pietro e Paolo, a Roma. 

Venuto in Italia, nei pressi di Acquapendente di Viterbo, dove infuriava la peste, si dedicò alla cura degli appestati. Comprese che a Dio era gradito più un servizio d’Amore che un pellegrinaggio: così si pose al servizio degli appestati che, per primi, ne esperimentarono la taumaturgica potenza. Infatti, prima nel locale ospedale, poi nelle vie e nelle case della città, operò molte guarigioni miracolose, tracciando il segno della Croce sulla fronte dell’infetto e recitando una breve preghiera.  

Seguendo l’itinerario suggerito dalla sua coraggiosa e fattiva carità, Rocco si dirigeva là dove si accendeva un focolaio di pestilenza. Così fu a Cesena, a Rimini e finalmente a Roma, dove guarì un Cardinale, che, poi, lo presentò al Papa. Qui rimase tre anni, dedicandosi ai poveri e agli appestati; poi, sempre mosso dalla carità, saputo che piacenza era colpita dal morbo, si rimise in viaggio verso l’alta Italia.  

Preso egli stesso dalla peste, per non contaggiare e per non pesare sugli altri, si rifugiò in un bosco fuori città. Quì il cielo lo aiutò: ai suoi piedi zampillò, improvvisamente, una sorgente d’acqua, mentre un cane gli portava, ogni giorno, un pane, rubandolo al proprio padrone Gottardo Pallastrelli. Costui, insospettito dal comportamento dell’animale, lo seguì e, scoperto il malato, lo pregò di accettare le sue cure e la sua compagnia. Il nobile piacentino, istruito da Rocco, cambiò vita. Il pellegrino, felice, pregò, allora, anche per la propria guarigione, che il Signore gli concesse, ordinandogli di mettersi in cammino verso la sua patria.

Quindi, Rocco si diresse verso il nord, ma ad Angera di Varese, sul Lago Maggiore, fu scambiato per una spia, arrestato, fu incarcerato ove vi morì 5 anni dopo, forse nel 1327, all’età di 32 anni.

Dal 1585 le sue reliquie sono custodite sopra l’altare maggiore della chiesa di San Rocco di Venezia.

(Estratto dall’opuscolo di Paolo Lappi, San Rocco, Pellegrino ed Apostolo della carità, tip. Artigianelli Pontremoli,16-8-1996) 

 ---ooOoo---

Lo storico Gerini dice che verso il 1315 un pellegrino di Montpellier, di nome Rocco, proveniente da Roma, ove si era recato dalla Francia per curare gli affetti da peste, giunto all’altezza di Terrarossa (l’antica Terra Rubra), intraprese la strada romèa o francesca e giunse in località, ora chiamata San Rocco, a un chilometro da Corvarola nel versante del Merizzo, ove sorgeva un camposanto.  

É bene chiarire che la strada che Rocco percorreva, era una strada a quei tempi importante, conduceva da Terrarossa a Filattiera, alla Pieve di Sorano, in Val di Magra, verso il nord. In località Vallescura, si poteva deviare per il castello di Corvarola, per il castello di Castiglione del Terziere, per la Pieve di San Cassiano, per il convento della Santissima Annunziata, per il Castello di Bagnone, ecc., tutti luoghi ove il viandante avrebbe potuto trovare ospitalità e asilo. [N.d.a.]

La Via francigena che costeggiava la Magra era una strada pericolosa, battuta da predoni e da briganti, da Villafranaca a Terrarossa, sul lato

sinistro della Magra non vi erano agglomerati urbani e rifugi ove farsi ospitare; per cui i pellegrini avvertiti, per maggiore sicurezza, preferivano allungare il percorso e passare sotto la protezione dei castelli di Virgoletta, Castiglione del Terziere e di Corvarola.

---ooOoo---

  Si fermò il pellegrino Rocco, prima di poter raggiungere Piacenza, mèta del suo   viandare, per riposarsi e ristorarsi, nelle vicinanze di Corvarola.

 Non ci è stato lasciato nulla di scritto, di cosa possa aver fatto Rocco a Corvarola.

 In quel luogo, cinquecento anni dopo, e figura inciso sul portale d’entrata, 1849 data in cui venne costruito un Oratorio dedicato al Beato Rocco. 

Da quel periodo si incominciò una solenne festa annuale, 16 agosto, in onore dell’eroico pellegrino per ringraziarlo dei benefici ricevuti. 

Verso il 1927 l’Oratorio, resosi pericolante, venne chiuso al culto dal Vescovo Mons. Angelo Fiorini. Ora esistono solo i muri perimetrali. 

Alcuni lavori di protezione e di copertura sono stati iniziati, mal eseguiti e sospesi recentemente.

---ooOoo---

 Altra testimonianza di passaggio in Lunigiana é Guinadi nel Pontremolese, eve si venera una statua lignea policroma del Cinquecento, in cui S. Rocco é raffigurato secondo la tradizione biografica.

 Anche San Rocco, come San Nicola sono dei santi che hanno avuto una venerazione a carattere universale. San Rocco, nonostante la sua breve apparizione da noi, ha lasciato impronte e fatto edificare vestigia e ha dato origine a culti annuali.  

Protettore degli ammalati, specialmente degli appestati,  protettore degli ospizi, dei medici,  è patrono di molte parrocchie italiane. Fra le molte sue raffigurazioni artistiche, è notevole quella del Borgognone esposta al Brera di Milano.

Questo suo passaggio è stato sottolineato anche a Bagnone, per questo abbiamo la Chiesa di San Rocco, vedi foto sopra, con regolare esposizione e venerazione della statua, e festa annuale il 16 agosto. 

E-mail

Fine del fascicolo 3º

TORNA  IN  ALTO