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| FOTO |
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| La
chiesa |
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| L'interno |
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LA
PREPOSITURALE |
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enne
edificata, a partire dal 1702, per una durata di una
ventina d’anni, un’opera veramente importante dal punto di
vista dell’arte, ed anche dal punto di vista economico, non
deve aver costato non poco alle tasche
dei più abienti e di |
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tutto
il popolo bagnonese. |
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Da
ricerche risulta che il progettista é stato un Ingegnere di
Lucca, ma non se ne sa di più. Una grande chiesa a
forma rettangolare, con un allargamento ottagonale al centro, e
contro ciascuno dei quattro spigoli per ogni settore, si ergono
delle maestose colonne appoggiate su solidi basamenti,
terminanti con capitelli in stile rinascimentale, sui quali
appoggiano archi a tutto sesto. Gli spessi muri, muniti di
contrafforti esterni, sopportano la volta centrale e quelle
laterali oltre alla copertura. Quattro catene trasversali di
ferro forgiato attraversano la navata da un lato all’altro per
reagire alla spinta della volta. |
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Sopra
quattro capitelli principali, quelli di appoggio della volta centrale,
sono affrescate le immagini ed i simboli dei quattro Evangelisti.
Nelle mezzelune laterali
degli archi sotto la volta, sono state ricavate ampie finestre con vetrate
colorate.
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Dalla
lunga navata centrale, allargata dai due semi ottagoni laterali, tutta
pavimentata in marmo bianco venato di Carrara e del bardiglietto grigio,
si sale su un vasto abside anch’esso con una pavimentazione marmorea a
scacchiera diagonale, sul quale si erge l’altare maggiore; separa le
due sezioni la balaustra in marmo. Dietro l’altare maggiore c’è un
vasto coro arredato su tre lati da cassapanche in legno massiccio
intarsiato.
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Sul lato opposto, sopra i portoni d’entrata, una
balconata sostiene un organo di pregiatafattura e di
valore, recentemente restaurato.
[V.
sotto].
Nella navata ottagonale si ammirano tre altari per lato,
ciascuno dedicati a santi diversi ed uno a Santa Croce. |
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Ci
sono il fonte battesimale e due nicchie contenenti la Madonna
Addolorata e Sant’Antonio da Padova.
Dal coro, una porticina dà accesso alla sagrestia e ad un
umpio locale di rimessa degli arredi.
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La
facciata, si erge sulla piazza Marconi di fronte al Municipio
ricavato nell' ex asilo infantile delle Suore Cabrini, ed è
costruita in muratura con una base in pietra arenaria a vista
e la parte superiore ad intonaci colorati che mettono in
risalto le quattro colonne a lesena che sopportano, con la
muratura arretrata, un unico elemento
a forma cuspidata. Le due colonne centrali
contengono la porta di accesso principale, mentre nelle due
sono state laterali ricavate due portine di secondo
ordine. |
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Sopra
la porta principale, in una nicchia è installata la statua di
San Nicola di Bari, su di lui campeggia un grande rosone
colorato, mentre nella fascia alta sotto l'elemento cuspidato,
è incisa la frase : |
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"DEO
OPTIMO MAXIMO AC DIVO NICOLAO" |
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Questa
è la nuova chiesa parrocchiale di Bagnone che verrà consacrata in
occasione della grande festa del 13 settembre 1722.
A
questo proposito ricordo una leggenda sulla traslazione di Santa Croce,
che è bene scrivere per la posterità. [ V. più avanti ].
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| L'organo |
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| Il
Parroco |
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IL
RESTAURO DELL'ORGANO A FINE SECOLO
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Appello
del Parroco per il restauro dell’organo
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Carissimi,
Nel Marzo 1999 p.v. si compiranno cento anni da quando si innaugurò nella
nostra Prepositurale il « monumentale » organo con solenni
celebrazioni di cui riportiamo la cronaca nelle pagine interne di questo
opuscolo.
(Riferimento
a "Bagnone e le sue chiese", n.d.a.)
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L'organo fu
voluto ed eretto per opera del M.R. Don Alfonso Bandelli, Sacerdote
Bagnonese aiutato dagli iscritti alla Pia Unione della Madonna del
Pianto, nel 1891.
[V.
più giù Don A. Bandelli].
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Quanto esso costò ai
nostri padri? Non so.
So soltanto
che, al dire degli esperti, oggi, anno 2000, non basterebbero 700 milioni,
(quasi € 350.000). È un’opera «di notevole dignità storico e artistica» che
però risente del tempo ed ha bisogno di interventi radicali e urgenti.
Non saremo noi in grado di por mano ai lavori di restauro?
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Io lancio
il mio appello a tutti i bagnonesi, praticanti e non praticanti, perchè
ciascuno con un apporto anche minimo faccia la sua parte e possa domani
dire :
« C’ERO
ANCH’IO ».
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Il preventivo di spesa, grosso modo è questo :
-
Per
la pulitura e riaccordatura dello strumento comprensivo di
tutti i materiali necessari ad una perfetta realizzazione è,
alla data del 2 Giugno 1997, di £. 95.000.000.--
-
A cui vanno aggiunti l’IVA;
vitto e alloggio ai tecnici durante il periodo di lavorazione
in loco.
- Viaggi di
tecnici e trasporto di materiali.
- Imprevisti.
Eventuali
opere non previste dal presente contratto verranno conteggiate
separatamente.
Il Parroco
che deve dare l’esempio fa con £.1.300.000
la sua prima offerta.
Bagnone : Gennaio 1998
Il Parroco : Don Luigi Simonini
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L'ultimo impegno di
Mons. Luigi Simonini è stato il
restauro generale del prezioso organo della Chiesa Prepositurale che non aveva
più avuto nessun tipo di manutenzione dal lontano 1954. |
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L’organo che, dopo un secolo dalla sua costruzione, cominciava
a sentire il peso degli anni, è stato restaurato in maniera
radicale dalla Ditta F.lli Paolo e Raffaele Marin di Bolzanetto,
alla quale va il nostro ammirato ringraziamento per la competenza e
la serietà che ha caratterizzato il loro lavoro che si è concluso con l’inaugurazione avvenuta il 22 Ottobre 2000, con un
apprezzato concerto dato dal
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Prof. Ferruccio Bartoletti.
Sessant’anni di sacerdozio. Una vita dedicata alla Chiesa, attraverso un
secolo che, forse più di altri, ha visto cambiare Chiesa e Società, Mons. Luigi Simonini, il 29 Giugno 2001 ha festeggiato 12 lustri di
sacerdozio, il suo sessantesimo anniversario della sua ordinazione.
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TRASLAZIONE DI
SANTA CROCE
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Il prevosto, stanco dell’attesa, perchè i lavori
di rifinitura e gli stucchi dei sei altari non trovavano fine, sentiti i
fabbriceri decise un bel giorno di porre un termine ai lavori e con il
loro aiuto, trasloccò gli arredi sacri per le celebrazioni, e si insediò
nella nuova chiesa.
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Unitamente
agli arredi pensò bene di portare con se anche la Reliqia della Santa
Croce, anche perchè finalmente, troverebbe un ricovero più sicuro di
quello del Castello.
Così,
soddisfatto, il povero Prevosto si ritirò in canonica, che era situata
nei locali dell’antico convento, sul fianco della chiesa di San Rocco,
sopra il voltone per intenderci.
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L’indomani mattina,
dopo la prima messa, si recò all’altare di Santa Croce per fare una scoperta votiva, richiestagli da
una devota. Inginocchiato ai
piedi dell’altare, dopo aver intonato l’inno : O CRUS, AVE SPES UNICA. Si alzò
per andare ad aprire la porticina del reliquiàrio, seguendo un rito
usuale, quando stupito restò senza parole. Il canto gli si era
strozzato in gola, appoggiò un gomito sull’altare si mise la fronte
nella mano. Le donne smisero
di cantare e rimasero ammutolite guardandosi l’una con l’altra,
pensarono che al celebrante fosse preso un malore. Intanto il sacerdote si
rianimò, si girò verso i fedeli e disse : « La Santa Croce
non c’è più! »
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Un mormorio
si levò nella chiesa, ad una ad una le donne uscirono a passo svelto e
sparsero la notizia per il paese.
Fu una
giornata movimentata per il prevosto, il quale dovette recarsi persino dai
gendarmi per denunciare il furto; perché così pensavano tutti.
La notte fu
insonne ed il povero quella mattina si dovette alzare un po’ più di
bonora perché doveva salire al Castello per celebrare l’ultima messa,
che aveva promesso di dere lassù, in suffragio di certe anime….
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Durante il
rito, all’apertura del tabernacolo, ci fu una grande esclamazione di
gioia. Il prevosto cadde in ginocchio e tutti poterono vedere la Santa
Croce nel suo splendore, tra le tendine damascate del reliquario.
Fu gridato
al MIRACOLO!!!… Ma
miracolo fu?
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DICERIE
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Mi hanno
più volte narrato cose bizzarre provenienti dal Castello, che se non è
illuminato, di notte è tetro e diventa un facile scenario per racconti
strani.
Sulla
strada vecchia, il venerdì notte, passavano le streghe. Uscivano dal
bosco tenendo in una mano un lume e si radunavano presso la quercia grossa,
che ha più di quattro secoli, e si abbandonavano a ridde infernali o ad
orge con i diavoli.
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Sul
ponte vecchio, invece, appariva uno spettro, armato di falce, che impediva
ai viandanti di proseguire.
Chi rincasava di notte, e se era costretto a percorrere la strada vecchia,
sentiva rumori di catene, provenienti dal Castello, attribuiti agli
spettri di coloro che erano stati rinchiusi nelle segrete e morti dopo
lunghe sofferenze.
Nel Medioevo ed agli inizi dell’età moderna si
ebbero frequenti processi contro le streghe, condannate a morte od arse
vive. Si calcola che nei paesi cattolici e protestanti, non meno di un
milione di persone siano rimaste vittime di tali persecuzioni, favorite
dalle autorità ecclesiastiche, dai dottori del tempo e dal popolino. |
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Il
diffondersi dell’istruzione e delle conoscenze scentifiche, ha ormai
distrutto anche nel popolo la credenza delle streghe, ma negli infimi
strati sociali. specialmente fra la popolazione femminile delle campagne,
tale credenza barbarica sussiste tuttora. L’uso dei filtri amorosi, delle bevande e degli unguenti
segreti, degli incantesimi, dei melefici è d’uso ancora oggi come nelle
remote origini, mescolandosi con quello di ricette e farmaci curativi. É
una costatazione vera. Da noi esiste tuttora questa realtà, ci si ricorre
spesso in extremis. |
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| Ricevuta |
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L’INIZIO
DEL XXº SECOLO
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Prepositura
di Don Augusto Bernabovi
Il
secolo XXº inizia in Bagnone, sotto la guida pastorale di Don Augusto
Bernabovi, Vicario Foraneo, con il titolo di Proposto.
Contemporaneamente a Don Bernabovi, in Bagnone vive il Canonico Don
Alfonso Bandelli.
Le
notizie che seguono sono tratte dal diario manoscritto,
“Bagnone e la miracolosa immagine di Nostra Signora del Pianto”
di
Don Alfonso Bandelli,
volume che mi è stato gentilmente concesso in visione dagli eredi e che mi
ha permesso di attingere, per redigere le seguenti pagine
storiche.
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Don
Alfonso
Bandelli
naque a Bagnone l’11 Agosto 1854. Fu consacrato sacerdote, ma rimase
Canonico senza essere titolare di parrocchia.
Di famiglia benestante, commercianti di Bagnone, trascorse la sua vita
dedicandosi alla costruzione dell’importante Organo,
nella Chiesa Prepositurale e alla propagazione del culto
della
miracolosa immagine
di Nostra
Signora del Pianto.
Visse sempre
a
Bagnone dove morì il 14 febbraio 1908;
ricercate le sue spoglie, non si trovano più, o meglio saranno
finite nella fossa comune del Cimitero di Bagnone.
I becchini del tempo non si curavano molto del lato storico culturale e
ogni fossa per loro era un numero, alla scadenza doveva fare posto ad
altri.
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Tralascio il periodo dell’attività Sacerdotale di Don Bandelli dell’ottocento
e mi limito, per ragioni di spazio, a ricordare quella del novecento,
riassumendo dal suo diario. Siamo all’inizio del secolo XXº e troviamo datata di quell’anno (1901)
la ricevuta quietanzata, per il saldo di £. 600, pagata alla ditta Cavalli
di Lodi per la fornitura dell’Organo, ed è sempre in questo inizio di
secolo che viene dato il grande concerto inaugurale, con l’intervento di
tre grandi ed importanti professori. |
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19
Marzo 1900 – Collaudo dell’organo. |
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Con la partecipazione di S. E. Mons. Mistrangelo, Arcivescovo di Firenze,
accolto dalla Giunta Municipale con a capo il Sindaco Simonini, dalla
Filarmonica diretta dal M° Egidio Pagni e da numerosa folla, si assiste
al collaudo dell’organo fatto dai maestri:
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- Mattioli
prof. Guglielmo, V. Direttore del Liceo Musicale Rossini di Pesaro.
- Galliera
prof. Armando del R. Conservatorio di Parma.
- Mosconi
prof. Giulio di Bergamo organista a Borgotaro.
- Sestini
prof. Giuseppe dell’Istituto Pacini di Lucca.
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Monsignor Arcivescovo
volle salire sull’orchestra per visitare il magnifico organo, ed
encomiò i Maestri
per i trattenimenti veramente splendidi.
L’organo
fu eretto per opera del M. R. Don Alfonso
Bandelli,
Sacerdote Bagnonese, aiutato dagli iscritti alla Pia Unione della Madonna
del Pianto, esistente in Parrocchia fin dal 1891, e da come si legge sul
frontone dell’organo stesso:
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MEMORIE
DELL’ANNO 1785
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Il dì 18 di Dicembre, giorno di Domenica, fu trasferita alla
Parrocchiale di S. Nicolò di questa Terra, detta la Chiesa Nuova, la
sempre miracolosa, ed antica
Immagine della "Beata Vergine del Pianto" che si conservava, ed adorava nell’Oratorio di S.
Maria con gran concorso di Popolo tutti con le lacrime agli occhi,
essendovi tutti li fratelli della Compagnia di Carità con suo candelo
acceso in mano tutto il clero, con il proposto e vari fratelli che
portavano la sacra Immagine aiutando ancora a portarla dei preti per
essere l’Immagine un masso di muro molto pesante.
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L'immagine sopra citata faceva parte di una cappelletta in
località Gutula attorno alla quale si è sviluppato il Borgo di Bagnone.
Dalla sua demolizione avvenuta per ragioni urbanistiche, è stato
recuperato un blocco di muratura sul quale era affrescata l'immagine che è stata conservata per secoli nella chiesa di
Santa Maria, poi nella Prepositurale ove è esposta.
[V. più in
basso le foto. N.d.a.]
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"Nel 1400 per il gran concorso che aveva la detta Miracolosa Immagine del Pianto
quivi allora scopertasi lasciando il vecchio castello, cominciarono a
fabbricarsi nuove abitazioni laggiù basse, dove prima dicevano il Guttula.
Verso le ore 4 pomeridiane entrò nella Chiesa Nuova la
Veneranda Immagine nel giorno sopra notato".
[
Dalle note del Prof. U. Pagni,
sicuramente ricavate dal Da Faie.]
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LA CHIESA DI
SANTA MARIA
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Come ho accennato, si venerava in località Gutula , una
miracolosa immagine di Nostra Donna. Località che andrà sempre più
sviluppandosi sino ad acquistare, nel 1300, il nome di Burgo
Gutulae Bagnoni.
Così si riassume dal Da Faie
:
…nel 1392 fu cominciata la chiesa di
Santa Maria che verrà inaugurata il 16 agosto 1451 con grande
concorso di popolo anche d’oltre Appennino.
[V. G. A. Da Faie a pagine 58 e 69 pubbl. dell'Ass. Manfredo Giuliani]
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Secondo l’antica
tradizione, riportata anche dall’Abate Gerini nelle Memorie Storiche
della Lunigiana (Vol. II, Libro III), la chiesa di Santa Maria de Votola [V. Da Faie pagina 68] avrebbe avuto
origine in seguito al rinvenimento d’una miracolosa immagine della
Madonna detta poi del Pianto, trovata nella
demolizione di un muro nella località detta Gutula o Gottola.
Dove
vi era una cappella, per volontà di popolo, venne eretto il santuario
dedicato a Santa Maria del Pianto. Accanto ad esso le case che
costituiranno parte dell’attuale paese di Bagnone.
|
Nel Santaline dedicato a Santa Maria del Pianto, venne istituita
fin dal 1600 una Confraternita ad essa intitolata, che con bolla 21 marzo
1620 venne aggregata all’Arciconfraternita
omonima di Roma.
Essa possedeva capitali e beni immobili, quando il Granduca Pietro
Leopoldo, con editto del 21 marzo 1785, ordinò la soppressione delle
Compagnie locali, la chiusura delle loro chiese e ne incamerò i loro
beni.
Per questo editto, i Bagnonesi, il 18
dicembre 1785 trasportarono l’immagine della Madonna del
Pianto nella nuova chiesa Prepositurale. |
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Nel 1928 il
Senatore Ferdinando Quartieri, restaurò a sue spese la chiesa
di Santa Maria, lesionata dal
terremoto del 1920 e la trasformò. Al volto sostituì il soffitto a
capriate, rifece la facciata, fece la trifora all’abside, alle pareti
interne lisce addossò i pilastri in arenaria macinata mescolata col
cemento, unì armoniosamente i due stili, romanico e gotico. Volle dare un’intonatura
francescana alla stessa architettura della chiesa.
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Dal Prof. Conte Properzy fece dipingere la
maestosa ed ammirata tela raffigurante San Francesco d’Assisi
che si trova sopra l’altare laterale, e ai piedi d’essa, fece
costruire il tabernacolo in legno che, dal 1929, ospita una reliquia nella
quale è incastonata l’insigne Crocetta di
ferro, che secondo una tradizione, autenticata da notai, appartenne a San Francesco. |
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Gli
affreschi della chiesa, sono stati dipinti dal Prof. Navarini di La Spezia.
Come si é
detto, la Chiesa di Santa Maria è stata ricostruita integralmente dalla
famiglia Quartieri che, per ingrandire la propria dimora, acquistò dai
Soci anche l’antico salotto della borghesia bagnonese, il teatro dei
Ravvivati, dichiarato non rispettante le norme di sicurezza.
Da
“Bagnone in Lunigiana ed I suoi Teatri”, dal Secolo XVI ad oggi, di U.
Pagni, a pagina 83 leggiamo.
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Il motivo
più importante che fece « morire » il bel Teatro dei Ravvivati
fu la mancanza di sicurezza per le esistenti precarie uscite.
In cambio
il Senatore fece costrire il grande complesso dell’O.N.D., con nuovo
teatro, ed ampi locali per le attività scolastiche e sociali, tutt’oggi
efficiente in piazza Europa.
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I
Quartieri ricostruirono, con un
accesso privato dai loro appartamenti al loggiato interno, la chiesa
esistente di Santa Maria, come oggi l’ammiriamo per le sua architettura.
Tutta in pietra arenaria tagliata e scalpellinata a faccia vista, con
struttura interna del tetto a capriate, travicelli ed assiti di legno; l’altare,
la balaustra, il fonte battesimale, sono in pietra arenaria lavorata da
artigiani locali, gli stessi che hanno costruito il Monumento ai Caduti.
É un vero
gioiello.
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| La
Croce |
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| In
esposizione |
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LA CROCE DI
SAN FRANCESCO
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Non abbiamo
documenti sottomano, da poter citare ma, se è
voce di popolo è
voce
di Dio. Si dice che alla sua morte, il Papa Nicola V, abbia per testamento
legato al suo Segretario Pietro Noceti,
una croce per alcuni di legno, per altri d’ottone, ma sempre una
crocetta che, con autentiche notarili, pare sia quella che San Francesco
d’Assisi
portava al collo alla sua morte.
La Croce, che esiste veramente e della quale riproduciamo alcune fotografie in possesso dell’autore,
può avere una grande importanza storica e religiosa.
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Questa
Croce é, nel tempo, passata in eredita ai vari Noceti,
ed oggi
ne è depositaria la famiglia Quartieri di Bagnone, che
nel tempo
si è imparentata con quella dei Noceti. I
familiari, interpellati recentemente, ne hanno affermato il
possesso, ed ogni anno il 5 Ottobre, giorno della festa di S.
Francesco d’Assisi, la Santa Reliquia é esposta sull'altare della
Chiesa di Santa Maria e fatta baciare ai fedeli presenti alla
cerimonia.
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É
un dato di fatto che nessuno ha mai contestato, per cui ritengo debba
essere menzionato, come oggetto facente parte del patrimonio storico e
culturale di Bagnone. La crocetta
è quella che appare
nell'immagine sopra riprodotta, sicuramente di metallo, forse di ferro;
una semplice crocetta latina potenziata,
con un anello atto ad essere infilato da un cordone o da una catenella;
dalle dimensioni di circa 4x5 cm spessore 3 mm.
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| Santa
Cabrini |
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| DATE
IMPORTANTI |
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Il 3
Febbraio 1930 dietro interessamento del Senatore F. Quartieri fu ridata a
Bagnone la Sede di Pretura, ma
ridotta, ossia una sezione distaccata di Pontremoli. Bagnone era già
stata sede giudiziaria, fin dal 1757 quando fu trasferita da Castiglione
del Terziere. Ultimamente
però, era stata soppressa.
Nel
Giugno 1930 fu restaurato il campanile del Castello. Fu spesa la somma di £. 200 fra muratura e ricopertura
con le vecchie piagne.
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Nel maggio 1930 S. E. Mons. Giovanni Sismondo Vescovo, in occasione della
festa in onore della Madre Cabrini, che fu fondatrice della Congregazione
delle Suore che guidarono l’Asilo di
Bagnone, fece la sua prima visita a Bagnone .
Il 20 Luglio 1930 venne inaugurato il monumento
ai caduti nella grande guerra 1915-1918. Fa parte del
monumento e quindi dell’inaugurazione, non solo la statua in bronzo,
opera dello scultore Prof. Corsini
di Siena, riproducente la Vittoria alata, la Nike di Samotracia esistente
nel museo del Louvre a Parigi e completata della testa e del braccio
destro, ma anche il bellissimo portico in arenaria, scolpito da un folto
numero di maestri Scalpellini diretti dal Cavaliere del Lavoro Francesco Pretari di Bagnone
(1861-1951) e dalle sue maestranze d’aiuto, la piazza adiacente
sostenuta da forti bastioni ed il viale che si estende fino a San Rocco
con l’ardito allargamento della sede
stradale.
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Tutto
questo fu ideato dal Senatore Ing. Ferdinando Quartieri e compiuto a sue
spese, ad eccezione di una parte del selciato fatto dal Comune.
Oratore ufficiale fu l’On.
Amilcare Rossi, Presidente Generale dell’Opera Nazionale Combattenti.
Erano presenti: Il Prefetto della Provincia Comm. Festa, il Segretario
Federale Avv. Pocherra e tutte le alte Autorità della Provincia, quasi
tutti i Podestà della Lunigiana, moltissime Associazioni e popolo.
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La presenza
dei Podestà è in relazione agli stemmi di tutti i Comuni della Lunigiana
scolpiti lungo il porticato, avendo voluto il Sen. Quartieri dare al
monumento un interesse regionale. Nella sera vi fu una
fantasiosa illuminazione e uno spettacolo di fuochi artificiali.
Oltre
alla banda di Bagnone prestarono servizio quella di Pontremoli e di
Filetto.
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Nel
1932, vide la nascita dell’Asilo Infantile. É
di questo periodo l’istituzione dell’Asilo infantile “Lorenzo
Quartieri” di Bagnone, voluto dal Senatore Ferdinando, in memoria del
figlio deceduto in guerra.
Fu diretto e
gestito dalle
Suore della
Santa Francesca Saverio Cabrini, che per
molti anni vissero a Bagnone.
Ci
resta una lapide a ricordo, esposta sul muro sterno dell’edificio
dell’asilo, divenuto oggi sede del Comune, in occasione del decimo
anniversario della chiusura dell’asilo,
nel 1972.
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ALLE
SUORE DI MADRE
CABRINI
CHE IN CINQUANT’ANNI DI ATTIVITÀ MATERNA
E SORRIDENTE IN QUESTO ASILO,
INTERPRETANDO
I NOBILI IDEALI DEI MECENATI:
FERDINANDO E
GIOVANNI QUARTIERI,
HANNO INSEGNATO AI BAMBINI BAGNONESI
A
CREDERE IN DIO
AD AMARE GLI UOMINI ED AVERE FIDUCIA NELLA
VITA.
I BAMBINI DI IERI, ADULTI OGGI,
ESPRIMONO LA LORO RICONOSCENZA.
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE 8-8-1982
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Il
cimitero
di
Bagnone
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| Cappella
gentilizia |
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RESTAURI
E FATTI SALIENTI
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Nel Novembre
e Dicembre 1932 furono compiuti restauri esterni alla cupola della chiesa
parrocchiale (Chiesa Nuova) consistente nella rinnovazione del tetto con
tutta la travatura, delle canale di gronda e parte del muro perimetrale.
I
lavori di restauro furono eseguiti dalla ditta Giuseppe Morandi e il consuntivo di
spesa fu di £.
8600.
Nel Natale 1933, fu ripresa una tradizione
Bagnonese: il Presepio.
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|
Nell’Ottobre
1934 fu rifatta la facciata del cimitero e delle cappelle su
disegno dell’Architetto Praiër e i loculi interni alla facciata.
Il
cimitero di Bagnone è stato più volte ingrandito con la
costruzione di nuovi loculi e attualmente ha veramente bisogno di
una ristrutturazione generale o meglio si dovrebbe pensare ad una nuova rilocalizzazione. |
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 |
| Una
campana |
|
LE
CAMPANE
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Il 5
Novembre 1935, furono smontate e rotte le tre vecchie campane del
campanile principale del Castello, che né pel suono né pel
numero, rispondevano più all’importanza di Bagnone. Il peso
complessivo delle tre campane era di Kg. 925. Avevano delle decorazioni e
immagini di nessun valore. La grossa portava il millesimo
1728, l’immagine del Crocifisso, di vari santi e l’iscizione: ”Sonet vox mea in accribus tuis”. La mezzana portava la data 1830, l’immagine
dell’Immacolata, una croce e il nome del fonditore Luigi De Fabianis. La piccola aveva pure la data 1830,
l’immagine dell’Addolorata ed il nome del suddetto fonditore.
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|
Venne fatto
l’acquisto del nuovo concerto di cinque
campane.
La mattina
del 5 Dicembre 1935, vennero collaudate le cinque nuove campane, opera
della Ditta Paolo Capanni di Castelnuovo Monti.
Nel
1846, Paolo Capanni, bisnonno dell'attuale titolare Ing. Enrico,
rileva l'antica fonderia
di campane "Betalli", in Castelnovo nè Monti dal 1500.
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Erano state
provvisoriamente
montate nella piazza della chiesa parrocchiale ed il collaudo fu fatto
alla presenza, quale intenditore, del Prof. Don Concina Salesiano
organista e maestro di musica nella chiesa di Nostra Signora della Neve a
La Spezia.
Il
collaudatore le dichiarava di esatta
intonazione, di sonorità severa e robusta e
|
|
Venne fatto
l’acquisto del nuovo concerto di cinque
campane.
La mattina
del 5 Dicembre 1935, vennero collaudate le cinque nuove campane, opera
della Ditta Paolo Capanni di Castelnuovo Monti.
Nel
1846, Paolo Capanni, bisnonno dell'attuale titolare Ing. Enrico,
rileva l'antica fonderia
di campane "Betalli", in Castelnovo nè Monti dal 1500.
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L’intera spesa fu sostenuta dalla popolazione e
specialmente da due insigni benefattori.
Fu fatta una fiera di beneficenza che fruttò bene, oltre £. 4
000 (quattromila lire), molti fedeli si tassarono di una quota mensile per un anno.
Ogni
campana porta una dedica ed un’immagine.
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|
- La prima:
"S. Niccolò" ha questa
iscrizione: ”Vox
me vox vitae, voco vos ad sacra, venite”;
indi segue il nome del Dott. Luigi Raffaelli
e di alcuni suoi famigliari avendo egli sborsato £. 7000.
Discendente del più volte citato scrittore G. A. Da Faie. (n.d.a.)
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- La
seconda: "S. Croce" reca l’immagine
del nostro insigne reliquario, colle parole: “O crux,
ave spes unica, salva praesentem catervam”, acquistata
con la contribuzione popolare.
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- La terza: "Madonna del Pianto", porta l’iscizione: “Maria
Virgo, protégé nos donantes et orantes”
coi nomi di coloro che hanno sborsato non meno di £. 500 e cioè il
Senatore Ferdinando Quartieri, il Proposto Don Luigi Rosa, il Prof. Dott.
Maurizio Focacci, il Cav. Gioacchino Ghinetti, Albericci Marcello, Cosci
Emma.
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La quarta: "S. Giuseppe" porta l’iscizione:
“Non sit
vobis vanum mane surgere ante lucem”, e questa è
destinata a suonare l’Ave Maria, ed è stata acquistata dalla Parrocchia.
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La quinta: "S. Giacomo" colla iscrizione: “Iacobi
Moreni aere confecta”
avendo egli sborsato £. 2 000, cioè parte preponderante del prezzo.
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| (Info:
dal cronicus parrocchiale di Mons. Luigi Rosa, N.d.a.). |
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| Il
campanile |
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| OROLOGIO
DEL CAMPANILE |
Nel mese di
Novembre 1936 fu inaugurato il nuovo orologio, con quadrante su due
lati del campanile
del Castello di Bagnone. Fu acquistato a spese del Comune ed è opera della Ditta
Villiams e Trebino di Genova. [Vedi
Fascicolo 16]. |

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Monumento a Bagnone |
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| Il
Ten. Quartieri |
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| I
QUARTIERI |
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Il
casato dei Quartieri si perde nelle ricerche, ma è provato
che trae origini
da Filattiera, piccolo borgo di Lunigiana, sulla riva sinistra
della Magra, di certa provenienza bizantina del VI secolo d.C.
Difficile
ricostruirne l'albero genealogico del casato; ciò nonostante
il Dr. Carlo Bruno Brunelli si è avventurato in questa
ricerca e nella sua pubblicazione: Famiglie illustri bagnonesi
"Quartieri" edizioni l'Artigiana di Alba - luglio
2000, riesce a concretizzare a partire dal 1600, dandoci
nell'ordine una sequela di Atenati. |
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Mi
accontento di elencare i più recenti ed i più noti:
-
NICOLÒ
QUARTIERI - Medico chirurgo 1753-1835
-
LORENZO
QUARTIERI - Prof. Universitario 1765-1834
-
GIUSEPPE
QUARTIERI - Medico condotto 1784-1856
-
FERDINANDO
QUARTIERI - Avvocato 1810-1859
-
NICOLÒ
QUARTIERI - Deputato e Senatore del Regno 1837-1904
-
FERDINANDO
QUARTIERI - Industriale e Senatore del Regno 1865-1936
-
LORENZO
QUARTIERI - Dottore in legge, medaglia d'argento V.M.
1890-1916
-
GIOVANNI
QUARTIERI - Ingegnere e industriale 1892-1980,
ultimo discendente.
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IL
SENATORE FERDINANDO QUARTIERI |
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Bagnone 6 gennaio 1865
- Milano 31 marzo 1936 |
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Dedicò
la sua attività di ingegnere chimico all'industria
chimica che promosse con energia e larghezza di vedute,
rendendo utili vantaggi all'Italia anche durante la guerra
mondiale (1915-1918).
Sposò
la contessina Maria Noceti della nobile famiglia bagnonese,
dalla quale ebbe tre figli: Lorenzo, Giovanni e Teresa che
sarà posa dell'Avv. Ferdinando Martellini di Siena.
Nelle
trattative di pace del 1919 condusse incontri ufficiosi a
Parigi con i fiduciari jugoslavi; fu poi negli Stati Uniti a
capo della Commissione industriale e commerciale italiana per
la sistemazione dello Stato libero di Fiume, del Delta e di
Porto Baros, in guisa di affidare il porto di Fiume ad un
Consorzio italo-jugoslavo. Stipulò nel 1921 l'accordo di
Belgrado tra l'Italia e la Jugoslavia.
Fu
nominato Senatore del Regno l' 8 maggio 1921.
(Info
tratte dall'enciclopedia Treccani). |
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Lapide
alla memoria |
La mattina di Pasqua
del 1939, dopo la Messa Solenne, fu inaugurata la lapide ricordo nella
facciata dell’Asilo, oggi residenza del Municipio, in memoria del
fondatore Senatore Ferdinando Quartieri. L’epigrafe
è opera del Comm. Prof.
Marco Bocconi. |
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VIGILA
SU QUESTE MURA
OVE
PIETÀ SI FA CAREZZA E SORRISO
LA
LUMINOSA MEMORIA
DEL
PRIMO FONDATORE E ANIMATORE
SENATORE
FERDINANDO QUARTIERI
NEL
SOLCO RADIOSO
DELL’UOMO
MUNIFICO E BUONO
TROVINO
I PICCOLI OSPITI
CHIARA
E SICURA
LA
STRADA DEL BENE
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IL
MONUMENTO AL SENATORE
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Il 20 Aprile 1941, Domenica in Albis, è stato inaugurato a Bagnone il
monumento al Senatore
Ing. Ferdinando
Quartieri, opera del professor Alessandro
Lazzerini, alla presenza di Mons. Giovanni Sismondo
Vescovo di Pontremoli, del Prefetto di Apuania, del Segretario Federale,
di altri gerarchi e numerose personalità.
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Mons. Sismondo benedice il monumento, opera riuscitissima e pregevole del
Prof. Cav. Uff. Alessandro Lazzerini,
indi rivolge commosse e vibranti parole rievocanti la generosità del
compianto Senatore. L’oratore ufficiale
Comm. Avv. Marco Bocconi, da vero signore della parola, ritrae in modo
perfetto la figura dell’uomo grande che la Lunigiana e tutta la
Provincia onora.
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All'ingegnere
Ferdinando
Quartieri
senatore
del Regno
Sagace
stipulatore della pace adriatica
Della
grande industria chimica
insigne
pioniere
Della
dolce vallata natia
con
tenero e figliale affetto pensoso
i
cittadini
A.D.
1940 |
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Il monumento
ai
caduti
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La Nike |
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Dr.
LORENZO QUARTIERI |
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Medaglia d'argento
al valor militare. |
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Figlio
del Senatore Ferdinando e della contessa Maria Noceti, nacque
a Bagnone il 31 maggio 1890. Laureato in
giurisprudenza, alto di statura, chiamato alle armi fu
sottotenente nel
1º Reggimento Granatieri di Sardegna, reggimento che venne
schierato sul fronte dell'Isonzo nei pressi
di Gorizia dove si
svolsero durissimi combattimenti. |
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Il
tenente Quartieri, al comando del suo plotone ormai
annientato, e nonostante le ferite riportate, non abbandonava
la postazione e rimaneva vittima durante un contrattacco, il
29 marzo 1916.
Per questo esemplare comportamento gli venne
assegnata la medaglia d'argento al valore militare, alla
memoria; riposa a Bagnone nella tomba di famiglia. |
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Monumento ai caduti
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A Bagnone il 20 luglio 1933 venne inaugurato, con celebrazioni
solenni, il monumento ai caduti della grande guerra.
La statua di
bronzo, opera dello scultore Prof.
Fausto Corsini di Siena, riproducente la Vittoria alata, la Nike
di Samotracia esistente nel museo del Louvre a Parigi e completata
della testa e delle braccia.
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| G.
Quartieri |
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Villa
Quartieri |
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| Piazza
Roma |
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Comm.
Ing. GIOVANNI
QUARTIERI |
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Fratello
più giovane di Lorenzo, nato a Bagnone il 10 febbraio 1892, figlio
di Ferdinando e di Maria Noceti. Laureatosi in ingegneria al
poliotecnico di Milano, diviene collaboratore del padre nella
conduzione delle aziende indistriali di famiglia del gruppo SIPE
Spa. |
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Si
sposa con Lidia Scarzella di facoltosa famiglia di Millesimo,
località di villeggiatura del savonese, e avrà due figlie:
Maria Teresa e Maria Luisa coniugata al dott. Bruno Grimaldi.
Rimasto
solo dopo il decesso del padre, dovette affrontare con
coraggio periodi di crisi internazionale dovute alla sanzioni
che la Società delle Nazioni aveva inflitto all'Italia. |
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Nonostante le difficoltà del tempo per l'import-export,
riuscì a fronteggiare la situazione nonostante
l'intervento dell'Italia nella guerra 1940-1945.
La
Villa Quartieri, nel luglio 1944 viene requisita dai tedeschi, nella
quale viene insediato l'ospedale militare, che vi rimase sino alla
notte del 24 aprile 1945.
Il
dopoguerra lo vede impegnato nella ricostruzione delle attività
indistriali in parte distrutte dai bombardamenti. Poi causa la
salute, la perdita della moglie, la mancanza di continuità maschile
della famiglia, a malincuore cedette il pacchetto azionario di
maggioranza della SIPE Spa ad altra società.
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|
Conservò
la presidenza onoraria, finchè venne a mancare a Milano il 22
ottobre 1980 ed è stato inumato nella cappella di famiglia
nel cinitero di Bagnone.
Grande
filantropo, si è sempre adoperato nell'interesse della
comunità bagnonese la quale lo
onora e lo annovera tra le numerose persone illustri che hanno avuto
i natali a Bagnone. Le molteplici cariche ricoperte in campo
industriale gli fecero meritare l'onorificenza di Commendatore al
merito della Rrepubblica Italiana. Fu l'ultimo dei Quartieri di
Bagnone. |
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[Informazioni
tratte da: Famiglie illustri bagnonesi, Quartieri -
di Carlo Bruno Brunelli]. |
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| Fra
Ginepro |
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| San
Rocco |
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| Chiesa
San Rocco Bagnone (1900) |
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| SAN
ROCCO IN LUNIGIANA |
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Una
paginetta di frà Ginepro
|
Reduce da
Roma, Rocco si ferma, per qualche tempo, in Lunigiana. Infieriva, allora, l’epidemia
più micidiale: ogni giorno, anzi ogni ora, l’angelo sterminatore passava
e stroncava gracili steli e alberi adulti. Le case, i tuguri si
spopolavano e i cimiteri ricevevano sempre nuovi ospiti. Ormai anche i
fossari si sentono sfiniti nello scavar sepolture o aprir tombe nei
lugubri sotterranei. Rocco passa col suo bordone, la borraccia di zucca e
il tascapane e nessuno ne fa caso; é un uomo, come tanti altri, stanco,
di livida magrezza, barba arruffata e stinta, sguardo dolce e penetrante e
con diffusa sul volto la più amabile letizia.
|
|
A
Malnido (oggi Villafranca
L.) ha modo e occasione di mostrare la sua potenza presso Dio e
quell’amor che tutti ci affratella in Cristo. Nella casa, dove egli
prende alloggio, la morte é stata spietata: rimangono solo un vecchio,
una donna e un bimbo, e anche, questo già langue come un fiore arso al
sole. Rocco lo vede adagiato nel suo giaciglio e si sente commosso.
La
madre stessa, giorno per giorno, deperisce in salute, e se il figlio gli
venisse meno, lo seguirebbe, ben presto, nella tomba. Come Gesù in casa
di Giairo, il nostro pellegrino alza gli occhi al cielo, mormora una
preghiera e tocca l’infermo che, subito, si sente risanato e saltella e
domanda da mangiare tra la gioia più viva della madre e dei presenti.
|
|
Il miracolo
fa improvvisamente conoscere Rocco come un taumaturgo. Tutti lo invitano,
e a tutti egli dà parole di conforto e la certezza che il morbo presto
dileguerà.
Difatti, in
pochi giorni, la violenza del flagello scema, l’angelo sterminatore ripone
la spada nel fodero e il cielo stesso é più arridente.
Rocco, ora,
é a Pontremoli, donde si accinge, per il passo del Brattello, a recarsi a
Piacenza. Ma il mattino della partenza é invitato a salire sul
Piagnaro, dove la falce della morte miete innumerevoli vittime.
|
Che pianti, che urli, che gemiti in quelle viuzze oscure, umide,
tetre come una prigione! E di notte la civetta manda lunghi e
striduli lai, segno di nuove sventure.
Rocco benedicendo entra in quei tuguri e in nome di Dio opera cose
strepitose.
Con la morte corporale scompare anche la lebbra del peccato,
per cui il nome del grande benefattore sarà ricordato
di padre in figlio con particolare affetto.
|
|
Sul
Bratello é, Rocco aggredito dai malandrini. O I soldi o la pelle! Il
pellegrino non possiede nè oro nè argento, ma un fuoco che divampa e
vuole incendiare le anime, di amor di Dio. Quei malfattori lo guardano
fissamente, ma non osano di mettergli le mani addosso. Dalla persona di
Rocco emana tale un fascino, che ne restano conquisi.
« Dove
vai? ».
« A
Piacenza ».
« Non
ci dai proprio niente? Abbiamo fame ».
« Ecco
un pane; non possiedo altro ».
« Vieni
con noi? ».
|
|
E
Rocco con i briganti si siede all’ombra di un faggio, presso una
sorgente. Ed ecco che, mentre il capobanda spezza il pane, escono gocce di
sangue vivo, rosso e tiepido. I malfattori sgranano tanto d’occhi e
tremano come foglie al vento. Solo il misterioso pellegrino é tranquillo.
« Che
pane ci hai dato, tu? Perché goccia sangue? ».
«É
sangue dei fratelli da voi uccisi. E Dio grida vendetta».
Quei
tre uomini, usi alla ferocia cannibalesca, si sentono dentro, nel cuore,
uno stimolo acuto come di spada, e cocenti lacrime irrigano quei volti
adusti.
Rocco,
intanto, discende, lieto, la china del monte, illuminato dal sole
che tramonta.
|
|
Don Luigi
Fugaccia, vulgo Fra Ginepro - Da
« Lunigiana » edizioni
Badalamenti (BG) 1959. |
| Chi
era SAN ROCCO? |
Era sicuramente un francese, di origini nobili, Rocco, visse tra 1295 e il 1327.
Nato
forse a Montpellier, in Linguadoca, in seguito ad un voto fatto dai suoi
cristiani genitori. Fin dalla nascita recava, impressa, sul lato sinistro
del petto, una piccola croce: presagio eloquente! Rimasto orfano in
giovane età, diede tutto il suo ai poveri, e partì in pellegrinaggio,
verso le tombe dei SS. Pietro e Paolo, a
Roma. |
Venuto in
Italia, nei pressi di Acquapendente di Viterbo, dove infuriava
la peste, si
dedicò alla cura degli appestati. Comprese
che a Dio era gradito più un servizio d’Amore che un
pellegrinaggio: così si pose al servizio degli appestati che,
per primi, ne esperimentarono la taumaturgica potenza.
Infatti, prima nel locale ospedale, poi nelle vie e nelle case
della città, operò molte guarigioni miracolose, tracciando
il segno della Croce sulla fronte dell’infetto e recitando
una breve preghiera. Seguendo l’itinerario suggerito dalla sua coraggiosa e
fattiva carità, Rocco si dirigeva là dove si accendeva un
focolaio di pestilenza. Così fu a Cesena, a Rimini e
finalmente a Roma, dove guarì un Cardinale, che, poi, lo
presentò al Papa. Qui rimase tre anni, dedicandosi ai poveri
e agli appestati; poi, sempre mosso dalla carità, saputo che
piacenza era colpita dal morbo, si rimise in viaggio verso l’alta
Italia.
|
|
Preso
egli stesso dalla peste, per non contaggiare e per non pesare sugli altri,
si rifugiò in un bosco fuori città. Quì il cielo lo aiutò: ai suoi
piedi zampillò, improvvisamente, una sorgente d’acqua, mentre un cane
gli portava, ogni giorno, un pane, rubandolo al proprio padrone Gottardo
Pallastrelli. Costui, insospettito dal comportamento dell’animale, lo
seguì e, scoperto il malato, lo pregò di accettare le sue cure e la sua
compagnia. Il nobile piacentino, istruito da Rocco, cambiò vita. Il
pellegrino, felice, pregò, allora, anche per la propria guarigione, che
il Signore gli concesse, ordinandogli di mettersi in cammino verso la sua
patria.
|
|
Quindi,
Rocco si diresse verso il nord, ma ad Angera di Varese, sul Lago Maggiore,
fu scambiato per una spia, arrestato, fu incarcerato ove vi morì 5 anni
dopo, forse nel 1327, all’età di 32 anni.
Dal
1585 le sue reliquie sono custodite sopra l’altare maggiore della chiesa
di San Rocco di Venezia.
(Estratto
dall’opuscolo di Paolo Lappi, San Rocco, Pellegrino ed Apostolo della
carità, tip. Artigianelli Pontremoli,16-8-1996)
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Lo
storico Gerini dice che verso il 1315 un pellegrino di Montpellier, di
nome Rocco, proveniente da Roma, ove si era recato dalla Francia per
curare gli affetti da peste, giunto all’altezza di Terrarossa (l’antica
Terra Rubra), intraprese la strada romèa o francesca e giunse in
località, ora chiamata San Rocco, a un chilometro da Corvarola nel
versante del Merizzo, ove sorgeva un camposanto.
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É bene
chiarire che la strada che Rocco percorreva, era una strada a quei tempi
importante, conduceva da Terrarossa a Filattiera, alla Pieve di Sorano, in Val di Magra,
verso il nord. In località Vallescura, si poteva deviare per il castello
di Corvarola, per il castello di Castiglione del Terziere, per la Pieve di
San Cassiano, per il convento della Santissima Annunziata, per il Castello
di Bagnone, ecc., tutti luoghi ove il viandante avrebbe potuto trovare
ospitalità e asilo. [N.d.a.]
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|
La
Via francigena che costeggiava la Magra era una strada pericolosa,
battuta da predoni e da briganti, da Villafranaca a Terrarossa, sul
lato
sinistro
della Magra non vi erano agglomerati urbani e rifugi
ove farsi ospitare; per cui i pellegrini avvertiti, per maggiore
sicurezza, preferivano allungare il percorso e passare sotto la
protezione dei castelli di Virgoletta, Castiglione del Terziere e di
Corvarola.
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Si fermò
il pellegrino Rocco, prima di poter raggiungere Piacenza, mèta del suo
viandare, per riposarsi e ristorarsi, nelle vicinanze di Corvarola.
Non ci
è stato lasciato nulla di scritto, di cosa possa aver fatto Rocco a
Corvarola.
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In quel luogo, cinquecento anni dopo, e figura inciso sul
portale d’entrata, 1849 data in cui venne costruito un Oratorio
dedicato al Beato Rocco.
Da quel periodo si incominciò una solenne
festa annuale, 16 agosto, in onore dell’eroico pellegrino per
ringraziarlo dei benefici ricevuti.
Verso il 1927 l’Oratorio, resosi
pericolante, venne chiuso al culto dal Vescovo Mons. Angelo Fiorini. Ora
esistono solo i muri perimetrali.
Alcuni lavori di protezione e di copertura sono
stati iniziati, mal eseguiti e sospesi recentemente.
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Altra
testimonianza di passaggio in Lunigiana é Guinadi nel Pontremolese, eve
si venera una statua lignea policroma del Cinquecento, in cui S. Rocco é
raffigurato secondo la tradizione biografica.
Anche
San Rocco, come San Nicola sono dei santi che hanno avuto una venerazione
a carattere universale. San Rocco, nonostante la sua breve apparizione da
noi, ha lasciato impronte e fatto edificare vestigia e ha dato origine a
culti annuali.
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Protettore
degli ammalati, specialmente degli appestati, protettore degli ospizi, dei
medici, è patrono di molte
parrocchie italiane. Fra le molte sue raffigurazioni artistiche, è
notevole quella del Borgognone esposta al Brera di Milano.
Questo
suo passaggio è stato sottolineato anche a Bagnone, per questo abbiamo la
Chiesa di San Rocco, vedi foto sopra, con regolare esposizione e
venerazione della statua, e festa annuale il 16 agosto.
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