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Aggiornato il 26/11/2008

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LA  LOCALITA'

Immersa in una lussureggiante ed incontaminata vegetazione, nella quale primeggia il colore verde con tutte le sue tonalità, coperta da una spessa coltre d'edera che si è formata in tanti anni, si intravede ancora un'antica struttura in pietra arenaria, databile del XV secolo, con evidenti segni di una importante opera che, si dice abbia servito in passato ad ospitare un importante collettività di frati Agostiniani.

Di questo edificio restano solo una parte delle mura perimetrali, mentre l'interno è stato nel tempo vandalicamente deturpato di una bellissima scala a chiocciola in pietra arenaria e di altre parti che componevano l'arredo e le decorazioni interne.

Importante sarebbe la ricostruzione topografica della località, con la sua antica viabilità, oggi cambiata con la costruzione di nuove vie carrozzabili di comunicazione, mentre in antico si trovava ad essere sulla via "Fiorentina", una importante strada mulattiera che collegava il Castello di Bagnone al castello di Castiglione del Terziere, a quello di Corvarola, per arrivare a Terrarossa, e diramarsi poi nelle diverse direzioni della Toscana e dell'Emilia.

Questa struttura è sorta tra il Castello e la Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano di Bagnone, su un costone basso del Monte Barca, luogo che domina con una meravigliosa vista la sottostante Val di Magra dove scorreva la Via Francigena.

Il Castello di Bagnone, antico "castrum", é sorto per ragioni militari,  su un colle roccioso che strapiomba sul torrente Bagnone, intorno al X secolo, mentre la Pieve, e se ne hanno notizie della sua operosità in un documento, già nel 981, è nata  forse nel VIII - IX secolo, più a monte del Castello di Castiglione del Terziere, le cui origini risalgono al periodo che va dal tardo antico all'alto medioevo, e sono testimoniate da elementi murari e tipologici riferibili al VI - VII secolo.

Due vallate completamente diverse, la prima, quella del torrente Bagnone, scarica a valle nel fiume Magra nelle vicinanze di Villafranca Lunigiana, mentre la seconda, quella del Civiglia, fa scaricare anch'essa le sue acque nel fiume Magra ma in quel di Terrarossa, comune di Licciana Nardi, quasi alla confluenza col torrente Taverone.

Dall'analisi di antichi documenti si può capire con certezza che la Pieve è stata un'organizzazione ecclesiastica che ha seguito quella politico-militare del Castello di Castiglione del Terziere, e forse anche di quello di Corvarola.

 
 
"CI  RIVEDONO..."

Si racconta che gli abitanti del vicino paese del Groppo, per raggiungere il capoluogo Bagnone, dovevano percorrere la sopra descritta via fiorentina, quindi passare di fronte all'edificio del convento.

Per motivi non meglio riferiti, gli abitanti del Groppo che si trovavano per ragioni varie  in Bagnone, non ritardavano mai il rientro per non trovarsi a transitare di notte innanzi al Convento, perchè come dicevano in dialetto: "i garvedan" .

Questa espressione, che tradotta si può scrivere: "ci rivedono"  mi è stata ripetuta spontaneamente dal Prof. Ivo Pellegri, ed io l'ho raccolta e scritta per conservarla alla memoria dei nostri discendenti, perchè negli anni futuri, come già accade oggi presso i giovani, ne dimenticheranno sia la pronunzia che il significato.

Era una parola che dice tutto, piena di scuse, per dire che incontravano spiriti, fiammelle e mille altri diavoletti, portatori di maledizioni; i viandanti avevano pura di incontrare queste sorprendenti apparizioni, come fiammelle e spiriti vari che apparivano nel recinto e nei dintorni del convento. Sono fatterelli d'epoca che si narrano ancora oggi, dei quali non è mai stata data una spiegazione efficace e convincente.

Si racconta che i paesani del Groppo, obbligati a transitare davanti alla chiesetta, intravedevano all'interno una figura immobile di un Sacerdote, intento a celebrare la S. Messa, ma non riusceendo a darle inizio, spariva poi nel nulla.

I Paesani non si rendevano conto dello strano fatto, sino a quando uno di essi prese animo e si diresse all'interno della Chiesetta verso il Sacerdote e si inginocchio sul primo scalino dell'altare.

In questo preciso istante il Sacerdote pronunciò la frase: "In nomine Patris et Filiis et Spiritu Santi. Confiteor ...." e dette inizio alla Messa.

Al termine della Messa, il Sacerdote dette la benedizione e pronunciò la frase finale " Ite missa est". Poi, alla presenza del paesano che aveva funzionato da chierichetto, e dei curiosi che erano rimasti rimasti fuori, svanì nel nulla e non si fece più vivo. La notizia si sparse nel territorio ed è rimasta come una leggenda.

L'esistenza del borgo di Bagnone risulta documentata in epoca anteriore all’anno mille. Nel diploma di Ottone II alla Chiesa di Luni dell’anno 981 l’imperatore riconosce al vescovo Gotifredo il "mercatum in plebem Sancti Cassiani".

Interpretato come: "mercato per il popolo della Pieve di San Cassiano".

Viene così istituito un primo luogo di commercio, in località Gutula, dipendente dalla Pieve, non più zona di contrabbando, ma luogo legale e pienamente autorizzato al commercio settimanale. 

Il territorio bagnonese, con le sue strade di comunicazione con le valli parmensi e quelle liguri, importante per la "Via del Sale", diventa un territorio noto e frequentato dagli abitanti di Lunigiana ma anche da gente proveniente da oltre Appennino, per i suoi mercati e commerci che si tengono regolarmente tutti i lunedì dell'anno, con affollata presenza di esercenti e di acquirenti.

La presenza fiorentina, con il Capitanato residente a Castiglione del Terziere, che si occupa delle leggi e delle loro trascrizioni, favorisce l'inserimento di diverse comunità religiose che si dedicano a questo importante lavoro manuale.

Una famiglia, quella degli Agostiniani, importante nel nostro territorio come quelli che si erano insediati nella vicina Pastina, alla SS. Annunziata di Castiglione del Terziere ed in San Rocco a Bagnone, tutti dediti alla mano scrittura dei testi legali derivanti dalla legislatura fiorentina nel periodo precedente l'invenzione della stampa; luoghi questi che sono poi decaduti e finiti dopo l'abbandono di questa professione e del luogo di dimora con il loro trasferimento altrove.

 
 
IL  RUDERE
       
       
       
       
       

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Pubblicato il 25/07/2008

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