Ipotesi evolutiva degli insediamenti

INDICE

Data l’esiguità delle fonti documentarie relative ai periodi di formazione delle strutture insediative descritte e la mancanza per quest’area di studi e indagini sistematiche condotte con campagne di scavo, si avanzano delle linee interpretative sulla formazione e lo sviluppo delle strutture che hanno il valore di ipotesi di lavoro da approfondire e verificare con ulteriori apporti disciplinari.

Gli schemi proposti si basano sugli esami delle testimonianze materiali, delle fonti orali, degli ordinamenti agrari e del diritto che si rintracciano negli statuti dei beni sociali, delle limitate fonti documentarie e sul confronto di questi elementi con modelli interpretativi proposti e condivisi secondo le risultanze di indagini condotte in contesti relazionati a quello in esame21.

Per gli insediamenti indagati viene proposta una ipotesi di formazione ed evoluzione che considera i due casi intimamente legati da fattori storico sociali e ambientali e stabilisce per un certo periodo un parallelismo e una stretta connessione di ruoli dei due centri fino al determinarsi di avvenimenti che provocheranno l’evoluzione di uno di essi e il progressivo abbandono dell’altro.

Di seguito vengono schematizzate le fasi di sviluppo ipotizzate.

Fase I : castellari liguri

Alla fase di passaggio dal nomadismo all’insediamento stabile delle popolazioni liguri può essere riferito l’inizio della colonizzazione di questo territorio: da una percorrenza secondo le direttrici di crinale si passa ad una progressiva frequentazione dei percorsi di controcrinale sulle propaggini secondarie sino a stabilire nei punti naturalmente fortificati e in prossimità delle vie di accesso e centri di raccordo e di difesa, spesso organizzati in sistemi di più castellari22 (identificati con toponimi del tipo  "castlar" "castlacc", ai quali si affiancano spesso "debbio").

Il ritrovamento di un’area prossima ai due castelli di una statua stele è indizio sicuro della presenza ligure; così anche la diretta derivazione degli usi civici dei "compascua" intertribali sta a testimoniare il popolamento dei luoghi in periodo ligure23.

Per l’area interessata si potrebbe ipotizzare di trovarsi di fronte ad un organico ed efficace sistema di difesa della penetrazione da valle (messa in atto dai consoli romani nel periodo 193-177 a.C.) che ha il suo punto di raccordo nel Castellaro di Sant’Antonio e del quale i due castellari di Treschietto e Jera rappresentano punti di difesa sul lato della valle del Bagnone.

I due siti sui quali sorgono gli insediamenti fortificati sono collegati a vista tra loro e, attraverso il monte Trecastelli, al castellaro di Sant’Antonio, e sorgono su due percorsi di controcrinale che confluiscono verso il percorso di crinale principale; i siti hanno situazioni orografiche tali da costituire efficaci apparati militari con limitate opere di recinzione.

Il riuso dei siti in periodi successivi, la realizzazione di opere e apparati e l’erosione dovuta alla particolare giacitura del sito, hanno cancellato l’assetto iniziale e solo uno scavo stratigrafico sistematico potrebbe effettivamente fornire elementi per stabilire la frequentazione e l’uso dei siti come castellari24.

Dopo la sconfitta militare subita dalle tribù liguri ad opera dell’esercito romano e la loro deportazione in massa (180 a.C.) viene presentemente mutato l’assetto insediativo; il venir meno delle necessità di difesa (pax romana) e lo sviluppo della viabilità e delle strutture insediative del fondovalle provocano un abbandono delle sedi dell’insediamento alto e una dinamica di calo demografico per un lungo periodo.

Il sistema definito diminuisce di rilevanza strategica ma conserva le potenzialità offensive e difensive.

Fase II : presidi bizantini

Con il riproporsi della necessità di disporre di una linea di difesa contro le invasioni barbariche l’impero bizantino avvia una imponente azione di realizzazione di una linea fortificata a scala territoriale che viene ad interessare longitudinalmente la Lunigiana (il "limes")25.  Come già accennato ciò avviene frequentemente con il riutilizzo di siti e strutture che erano serviti alla difesa in epoca preromana, sfruttando caratteristiche naturali del terreno.

Anche per i due casi in esame si può ipotizzare che siano stati riutilizzati i siti fortificati (strutturati per una difesa da valle) e si sia proceduto alla realizzazione di strutture difensive efficaci e rivolte anche a contrastare un attacco da monte, dalla strada di valico che proveniva dai territori di oltre appennino caduti sotto il controllo longobardo.

L’organizzazione difensiva comprendeva più linee fortificate per cui in caso di sfondamento di una linea la resistenza si attestava sui contrafforti e sui valichi trasversali e collegati tra loro da strade presidiate da campi trincerati e torri isolate.

Ai primitivi recinti difensivi di sommità realizzati con muri a secco di pietra e palizzate si sostituisce un apparato difensivo più complesso e articolato :

- l’area sommitale viene separata dal controcrinale che la genera attraverso lo scavo di un vallo artificiale; per Jera è ancora ben identificabile, a Treschietto è stato colmato per la realizzazione della piazza e delle case adiacenti;

- il punto di forza dell’insediamento è rappresentato dal torrione quadrangolare addossato ad una cinta muraria di consitenti dimensioni il cui perimetro si adegua all’andamento del terreno di sommità; per Jera gli elementi sono ben identificabili, per Treschietto si può ipotizzare che tale elemento sia stato il nucleo originario posto sul lato nord-est del castello dal quale si è sviluppata la costruzione medioevale26.

Il presidio di tali campi fortificati bizantini era affidato a guarnigioni militari generalmente di nazionalità germanica ("limites limitanei") che godevano di particolari privilegi (visto l’importante ruolo di difesa dei confini) ed ai quali venivano assegnati terreni appartenenti alle popolazioni locali che ancora mantenevano istituti liguri vitali anche se trasformati. Di questa "presenza" con difficoltà di integrazione, si ha un indizio forte negli istituti giuridici di queste comunità, basati chiaramente su ordinamenti di derivazione ligure "su base gentilizia" che recepiscono la nuova situazione, per cui alle norme che regolavano gli usi promiscui e le modalità di utilizzo (mantenute perchè legate a situazioni ambientali) si vengono ad aggiungere norme speciali che regolano l’istituto degli "agri limitanei" assegnati ai militari: si distinguono infatti gli originali abitanti "vicari" (discendenti dalle popolazioni liguri) dai "nobiles loci" (discendenti dai milites a presidio del castrum), con diritti e doveri differenziati27. 

 Fase III : castra altomedioevali

Dopo la caduta della dominazione bizantina vengono meno le necessità di difesa che hanno motivato la realizzazione del limes; si può ipotizzare che in un primo tempo i luoghi fortificati possano essere utilizzati come pressidi a controllo della via di comunicazione con funzione di polizia e sicurezza (forse con l’impiego degli stessi militi che già li occupavano), nei luoghi invasi dai longobardi continua l’istituto degli "agri limitanei" con l’organizzazione della arimannia.

Fig. 8. La cappella del cimitero di Jera

Alla decadenza del ruolo delle città e dello sviluppo dei traffici commerciali determinati dalla conquista longobarda, fa riscontro una ripresa della campagna con l’impulso della messa a coltura di nuove terre e la formazione di nuovi insediamenti e nei successivi periodi carolingio e franco si vengono affermando le strutture organizzative e insediative del feudalesimo.

In adiacenza ai recinti fortificati indagati si può ipotizzare un graduale addossamento delle residenze con la creazione di una seconda cinta muraria a difesa del piccolo insediamento rurale sorto; la residenza del signore non è stabile ed il castrum continua ad avere preminente funzione militare; a questo periodo può ascriversi anche la fondazione dei due antichi fabbricati religiosi già menzionati: la cappella di Treschietto sorta all’interno dell’area murata (della quale affiora l’abside al di sotto della costruzione più tarda) e la cappella del cimitero di Jera sorta lontano dall’area fortificata, all’interno di un’isola di coltivi; entrambe hanno orientamento liturgico e presentano profonde analogie costruttive negli absidi (dimensioni, elementi costruttivi, tessitura muraria, fig. 8).

Successivamente la crescita demografica e la necessità di colonizzazione di nuove aree avvia una dinamica di formazione di una struttura insediativa più articolata con nuclei residenziali localizzati al di fuori della cinta muraria, all’interno di siti di più agevole messa a coltura.

Fase IV : incastellamento medioevale

La elezione di Treschietto a capitale del feudo autonomo generato dalla divisione dei domini malaspiniani del 1351 è il presupposto che determina l’avvio dei lavori di costruzione del "castello residenza feudale" (1356). Il sito prescelto è quello già utilizzato in funzione difensiva in epoca premalaspiniana; l’intervento è imponente e viene attuato con il concorso di tutte le comunità del territorio feudale28.

Schematicamente si elencano gli interventi ipotizzabili nel periodo:

- ampliamento in pianta e innalzamento dell’apparato fortificato esistente premalaspiniano sito nel punto più alto dell’area e inserimento della torre circolare sull’angolo nord-est (come già indicato nella parte basamentale si nota la sovrapposizione della muratura della torre rispetto a quella della cortina);

- ripristino della cortina muraria di chiusura del preesistente borgo murato (lato est), ormai abbandonato e potenziamento difensivo della stessa con l’inserimento di due torri semicircolari ancora ben rintracciabili;

-  realizzazione di un apparato a difesa della porta di accesso al perimetro murato e dell’accesso al castello che avveniva al primo piano, attraverso un ponte levatoio;

- per l’area a ridosso del castello (lato sud) definita "il borgo" è da ipotizzare l’esecuzione di lavori di ridefinizione dell’andamento planimetrico e dei livelli, attraverso le demolizioni di edifici residenziali abbandonati dell’antico borgo murato e la realizzazione di riempimenti che hanno prodotto la vasta area piana utilizzata in seguito come coltivo e giardino di pertinenza del castello;

- sui resti dell’antica cappella castrense viene edificata una nuova chiesa che nel XVII secolo per problemi statici verrà sostituita dalla nuova parrocchiale29;

- in una ulteriore fase successiva viene realizzata una seconda torre a pianta circolare sull’angolo sud-est ed un rivellino a potenziamento dell’apparato difensivo sul lato est;

- verso monte viene realizzata una nuova cinta muraria che ingloba l’area antistante la prima torre d’angolo.

La struttura difensiva così definita conserva la sua efficacia fino al secolo XVIII con interventi limitati di ampliamento e ridefinizione funzionale per adeguarla alle esigenze di residenza.

Nelle raffigurazioni ottocentesche e nella foto dei primi del secolo (1900) il castello mostra un degrado elevato ed è già allo stato di rudere.

La mutata situazione politica determina le condizioni anche per il riuso del sito del castello di Jera sul quale esisteva l’apparato difensivo premalaspiniano (castrum) abbandonato: il territorio di Jera viene a trovarsi sulla linea di confine con il feudo malaspiniano di Bagnone al quale appartengono i territori di  Collesino e Compione ed inoltre il feudo di Bagnone ben presto (1471) passa sotto il dominio della repubblica fiorentina. Il punto fortificato di Jera viene così ad assumere il ruolo di presidio di un confine politico su una via di comunicazione nevralgica e viene occupato probabilmente da una guarnigione armata distaccata dal castello di Treschietto.

Si può ipotizzare che siano ascrivibili a questo periodo i lavori di:

-         riorganizzazione dell’apparato militare abbandonato;

-         realizzazione delle residenze della guarnigione nell’area di sommità;

-         costruzione della cerchia più esterna di mura e della porta a chiusura inferiore della fortificazione.

L’impoprtanza strategica del castello di Jera comincia a diminuire a seguito della politica attuata dai Malaspina di Treschietto che sottoscrivono e rinnovano a più riprese atti di accomandigia nei confronti del governo fiorentino e può essere questa una causa del definitivo abbandono dell’insediamento che subirà un continuo degrado con espogliazione di materiale impiegato nell’espansione dell’abitato della nuova Jera; nell’area verrà inoltre impiantato un castagneto e i resti verranno utilizzati come ricoveri agricoli30. Tra i siti di potenziale insediamento infatti si sviluppa quello più vicino al fiume, più idoneo alle nuove condizioni di vita; per l’area dell’antica chiesa di San Biagio (forse anch’esso sede di un nucleo insediativo in seguito abbandonato) permane la destinazione di area cimiteriale della comunità.

.21  I. Ferrando Cabona, T. Mannoni, O. Pizzolo, Gli scavi nel complesso medioevale di Filattiera. 1 La collina di S. Giorgio, pp. 331-357; idem. Gli scavi nel complesso medioevale di Filattiera. 2 La collina di Castelvecchio, pp. 243-247; T. Mannoni, G. Murialdo, Insediamenti fortificati tardoromani e altomedioevali nell’arco alpino. L’esperienza ligure; F. Bandini, M. Biagini, Monte Castello; E. Giannichedda, Monte Castello : L’altomedioevo tra protostoria ed età moderna. In risposta ad interpretazioni conclusive di ricerche in corso.

22  E. Sereni, cit. p. 381.

23  Un documento (1443) di composizione della lite tra le popolazioni di Jera e Compione per l’uso dei compascua stabilisce il diritto di uso comune ad entrambe le comunità riaffermando così il valore dell’antica circoscrizione pagense anche dopo l’adozione del limite geografico come confine politico; Cfr. G. Ricci, Reliquie delle proprietà collettiva. Beni Sociali della Lunigiana.

24  T. Mannoni. I metodi dello scavo archeologico nella Liguria montana (applicazioni di geopedologia e geomorfologia).

25  P.M. Conti. Luni nell’alto Medioevo; G. Schmiedt, cit.

26  La tipologia muraria del brano di muratura nord-est è molto simile a quello della torre di Jera (bozze, tessitura, malta), inoltre se si osserva la parte basamentale del muro di corrispondenza dell’innesto della torre d’angolo, si nota che la muratura della torre viene a sovrapporsi ed a inglobare la stessa, mentre nella parte più alta avviene il contrario ed è la muratura di cortina che sai addossa alla torre; questo particolare fa avanzare l’ipotesi che la torre sia di costruzione successiva e si inserisca in una porzione di apparato murario preesistente, in seguito ampliato e innalzato.

27  L’ipotesi è sostenuta nello studio di C. Piastrella, cit. sulla base dell’analisi degli statuti di Treschietto del 1504  ("Ordo Vetus Treschietti"conservato presso la Biblioteca del Seminario Vescovile di Pontremoli) derivati dall’antico statuto di Vico (1408).

28  E. Branchi – cit. pp.172 – 173.

29  E. Branchi – cit. p. 243.

30 La mappa dei territori di Treschietto e di Jera del 1612 (A.S.E. Piante antiche dei Confini, 80), riporta il castello di Jera già in stato di abbandono e inglobato nel castagneto : documento pubblicato da N. Gallo, Cartografia storica e territorio della Lunigiana centro orientale, pp 186-187. Anche nella breve prefazione storica degli Estimi di Jera del secolo XVIII si parla del castello come primo insediamento abbandonato all’interno del quale si rintracciano resti di abitazioni. (Archivio Storico del Comune di Bagnone).

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