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Il cartello di
piazza Da Faie |
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Il
turista che arriva al Castello di Bagnone, si trova a leggere
il presente cartello, fatto istallare dal Prof. Ugo Pagni,
durante il suo mandato di Amministratore Comunale.
"Bagnone
e la sua Pieve di Sant'Ippolito e Cassiano sono collocati
nell'area della Via Francigena che conduceva verso il Passo di
San Nicolao di Tea e verso la città del Volto Santo, Lucca.
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La Pieve di Bagnone è antichissima e probabilmente ad essa si
riferisce un diploma di Ottone II del 981 che cita un mercatum
in plebe Sancti Cassiani, individuando qui un luogo di
scambio commerciale, difeso dal castello che fu dei domini di
Bagnone, dei Malaspina, dei Noceti e infine di Firenze nelXV
secolo.
La Pieve era parte di un sistema che per Offiano,
Codiponte, Soliera, Monti e Bagnone conduceva all'incontro dei
due percorsi della Via Francigena a Filattiera; il castello di
una linea di fortificazioni individuabile nelle torri di
Bagnone, Treschietto, Appella, Comano, forse Torre Nocciolo,
Castevoli, Verrucola, Casola, Viano, Minucciano di Garfagnana".
Fa
seguito un tracciato schematico della Via Francigena in
Lunigiana, dal Passo della Cisa a Montignoso.
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| La
viabilità |
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Nonostante
gli occasionali ritrovamenti paleolitici ed etruschi, le
condizioni climatiche e le aspre morfologie del settore
orientale dell'Appennino ligure e parmense non hanno
storicamente favorito gli insediamenti e l'apertura di
direttrici importanti.
Nella
vicina valle del Taro, del resto, transitava una più agevole
via di collegamento tra la pianura e la Lunigiana, che fu
percorsa da Galli e Romani ed ebbe grande rilievo durante il
Medioevo. La Regione Emilia-Romagna pubblica una interessante
cartina della Via Francigena in terra emiliana sino ai confini
con la Lunigiana. I punti di entrata sono due: il passo del
Bratello e quello della Cisa [V. mappa da
www.regione.emilia-romagna.it], ai quali io aggiungo il passo
del Cirone e quello del Lagastrello non sulla via Francigena ma
sulla strada Lombarda e sulla via del Sale. |
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Le
valli del Parma, del Bratica e del Cedra entrano a pieno titolo
nella storia attraverso alcune istituzioni feudali segnate da
una forte autonomia: le Valli dei Cavalieri, la Contea di
Corniglio e la originale forma di autogoverno delle Corti di
Monchio. La prima, che comprendeva la reggiana valle dell'Enza e
la parte inferiore di quella del Cedra, era soggetta ai vescovi
di Parma, ma per la posizione eccentrica rispetto alla cittá
finí per essere governata da feudatari locali sino al 1448
allorché gli Estensi si impadronirono di Reggio. Una vicenda
analoga ebbe il feudo di Corniglio, poi trasformato in contea
dai Rossi, signori di Parma. Situato in posizione strategica
lungo una delle rare e impervie strade di questo territorio,
quella del passo di Cirone, Corniglio si trova giá citato in un
documento dell'894 come Curtem de Cornialum in finibus
Tusciae. |
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Le
due direttrici che biforcavano a Fiorenzuola, raggiunti i passi
del Brattello o della Cisa, dovevano ricongiungersi a Pontremoli
con strade lunghe e tormentate attraverso boschi continui e
umidi dai rivi sassosi. Il Castello di Grondola sorveglia la
strada del Brattello, Migneno quella della Cisa e Arzengio
quella del Cirone. La Via Francigena, é una fra le maggiori
strade percorse dall'antichità, che nel Medioevo costituì
un'importante arteria di comunicazione che servì a unire e far
comunicare le differenti culture d'Europa. Sono passati da noi
eserciti e viandanti, soldati e commercianti, santi e
imperatori. Tutti, da diverse origini, da differenti direzioni,
percorrendo varianti e scorciatoie, ma tutti sono passati per la
Lunigiana. É passato dalla Lunigiana anche Sigerico,
Arcivescovo di Canterburry nel primo millennio. |
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Non
se ne parla molto di questa regione, dei suoi costumi e delle
sue vicende storiche, passiamo spesso inosservati, ma abbiamo
anche noi una nostra identità. Qui si incontravano proveniente
da destra l'antica Via Genovese che scendeva della Foce dei tre
confini, sotto il monte Gottero m 1639 s.l.m.,o dal Passo dei
due Santi, m 1391 s.l.m., raggiungendo Adelano di Zeri, Patigno
fino a Pontremoli; e sempre a Pontremoli da sinistra affluiva la
strada lombarda che scendeva da Arzengio, da Valdantena, dal Passo
del Cirone. Più a valle verso Filattiera la via Francigena
biforcava sulla sinistra con la Via dell'Appennino, scorciatoia
per il Reggiano e per la Garfagnana, che per il traffico del
contrabbando montano, era detta la Via del Sale. |
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Filattiera,
centro romano e longobardo, per la sua antica Pieve di Sorano e
per la residenza dei Malaspina ramo spino fiorito, si troverà
al centro di un impotante traffico trasversale di fondo valle. I
toponimi del comune di Filattiera impegnarono seriamente, Pietro
Settimio Pasquali che ha indagato sulle tracce liguri, etrusche,
galliche, bizzantine e latine rimaste nella toponomastica del
territorio studiato nel susseguirsi dei domini dei vari popoli
che nell'Alta Lunigiana e nelle restanti parti di esso si
stabilirono. |
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Da
Filattiera la Via Francigena non scende a Villafranca, ma si
tiene sui contrafforti preapenninici e passando sotto il
castello di Malgrate, attraversa la pianura sino a Virgoletta e
passando da Vallescura scende a Terrarossa. Da Villafranca a
Terrarossa la zona lungo il Magra é scabrosa, il fiume é
intanagliato nella montagna ed era insicuro l'addentrarsi causa
il banditismo. |
| La
Via Francigena |
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La
Via Francigena è la via direttissima Canterbury / Roma; è un
percorso storico, una strada usata nel medioevo dai
pellegrini penitenti in cammino per Roma. Alla penitenza
spirituale aggiungevano quella corporale, per cui il viaggio
doveva essere percorso a piedi e ancor più sofferente perchè
scalzi. La lunghezza media giornaliera da percorrere, su una
distanza complessiva di km 1600, era di 20 / 25 km al giorno.
Per dare un valore devozionale, durante il percorso si dovevano
visitati i luoghi santi più importanti che mano a mano si
incontravano.
La
Lunigiana é attraversata dalla Via Francigena, dal Passo
della Cisa alla foce del fiume Magra, in quel di Luni.
Tra
la Toscana, la Liguria e l'Emila, questo territorio è ricco di
storia che
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va dalla preistoria al medioevo. E’ un susseguirsi
di pievi romaniche, di borghi antichi e di castelli, uno più
affascinante dell’altro. La diversità dei suoi luoghi e delle
sue tradizioni è la conseguenza del transito di vari popoli in
varie epoche; molti di essi hanno lasciato le loro tracce
durante il loro passaggio ed i loro insediamenti.
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I
pellegrini non viaggiavano isolati, ma per ragioni di sicurezza,
si organizzavano in carovane, sempre in gruppo. È noto che queste vie
di comunicazione, oltre che dai pellegrini erano allo
stesso tempo trafficate da commercianti e da eserciti nei loro spostamenti. La
moltitudine di persone di vario rango, attirava l'attenzione dei
ladri e dei briganti che pullulavano le zone meno protette, le
basse valli boscose, come il tratto Villafranca / Terrarossa,
sulla sponda sinistra lungo il fiume Magra, nella zona boscosa
sotto Fornoli. |
In
questo tratto, la classica Via ha subito una importante
variante; il tratto Filattiera / Terrarossa, ha deviato il
percorso, transitando per Malgrate, Filetto, Virgoletta,
Bagnone, Castiglione del Terziere, Vallescura, Corvarola (V.
Chiesa di San Rocco), Merizzo, Terrarossa. Questo percorso
allungava la distanza, ma scorreva protetto dai rispettivi
castelli e dagli ostelli ed ospedali aperti ad accogliere i
viandanti affievoliti. Da
Merizzo si apriva l'alternativa per Monti o per Licciana, quindi
Soliera, Codiponte Offiano e la Garfagnana sino a Lucca. |
| La
Via Lombarda |
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Due
nostri storici di origine filattierese: Pietro Ferrari che
affronta l'importanza delle caminate, le antiche torri-case,
costituenti il sistema di difesa e di sicurezza di quel
particolare territorio sulla sponda destra del torrente Capria;
Manfredo Giuliani, invece, in una delle sue più dotte memorie,
illustra la funzione della Rocca Sigillina e della strada
Lombarda del Cirone. |
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Luigi
Armando Antiga, studioso di storia Lunigianese, definisce così
la strada Lombarda già ricordata, che arrivava fino a Lucca ed
al Tirreno al tempo della dominazione longobarda, unica strada
di transito nel Medioevo, sul sinistro lato del Magra, quando le
condizioni di viabilità della Lunigiana erano ben diverse ed
avevano un andamento trasversale. "A Irola di sopra, la
strada lombarda arrivava da Gigliana e una mulattiera saliva a
Biglio, ex feudo di Treschietto, nell'alta valle della Monia,
piccolo villaggio di una decina di case aggregato al comune di
Bagnone, come villa già del feudo di Treschietto". |
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Era
questa la direttissima che collegava i due imporetanti centri
longobardi: Pavia/ Piacenza/ Parma/ Corniglio/ Bosco di
Corniglio/ Badignana/ Passo delle Guadine o dal Passo di
Badignana/ Treschietto/ Castello di Iera nel feudo di Bagnone/
Compione/ Apella/ Tavernelle/ Crespiano/ P.sso dei Carpinelli/
la Garfagnana quindi Lucca. |
| La
Via del Sale |
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Le
vallate di Parma e Cedra erano attraversate giá nel medioevo da
quella che piú tardi fu conosciuta come Via del Sale, perché
in prevalenza utilizzata durante il periodo ducale per
contrabbandare il sale dalla Toscana. Era una via di importanza
decisamente inferiore rispetto alle due direttrice che lambivano
questo territorio (la celebre via francigena lungo la valle del
Taro e la strada di Linari per Rigoso e il passo di
Lagastrello). La Via del Sale, come altre strade storiche, non
era costituita da un'unica traccia chiaramente identificabile,
ma da una trama di percorsi stretti e accidentati, in genere
lastricati di pietre, che si intersecavano in piú punti secondo
una tipica disposizione "a treccia". |
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Prima
di diventare una via quasi soltanto commerciale, nel medioevo
era stata percorsa da viandanti e pellegrini e dotata di diversi
ospitali. La localizzazione di questi ultimi ha consentito di
ricostruire uno dei tracciati principali, che da Langhirano
saliva a Beduzzo, si inoltrava nel territorio cornigliese a
Ballone, toccando Sesta e Bosco, e poi valicava il passo di
Cirone per scendere in Toscana a Ospedaletto in Val di Magra. Un
altro tracciato, proveniente da Schia, superava Monte Caio e
raggiungeva il passo della Colla, sopra Valditacca, per salire
al passo di Badignana e scendere a Treschietto. Treschietto
aveva una notevole importanza, nel passato, per la sua posizione
di "tragitto, passaggio" tra corsi d’acqua e
valloni. |
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Nel
dizionario geografico-fisico-storico della Toscana di Emanuele
Repetti (1843) si legge: "Treschietto, col suo castello e
la chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, è
collocato sulle propagini del monte Orsaro nell’alto
bagnonese. Treschietto diede il titolo ad un feudo dei marchesi
Malaspina di Filattiera, dello spino fiorito, nel 1249 il
marchese Giovanni Giuniore approvò lo statuto di
Treschietto". Il feudo di Treschietto si componeva allora
del Capoluogo e delle ville di Agnola (Agnetta), Biglio,
Corlaga, Finale, Iera, Leorgio (Leugio), Palestro, Stazzone e
Vico. Tutte comprese sul territorio di destra del Torrente
Bagnone e Acquetta, sino ai confini con i feudi di Malgrate e di
Filattiera e sul crinale con i feudi Estensi della Regione
Emilia Romagna. |
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In
seguito alla divisione ereditaria del 1351, il feudo toccò a
Giovanni Malaspina detto il Berretta, ed in seguito suddiviso
tra i suoi discendenti. Finalmente Treschietto col suo
territorio fu dato in feudo dapprima al principe Corsini di
Firenze, finché nel 1800 fu occupato dai francesi e nel 1814
riunito agli Stati Estensi della Lunigiana. Dal 1805 al 1849
Treschietto fu sede di Comune finendo poi definitivamente
aggregato al Comune di Bagnone. In dialetto: Iéra. Si trova a
nord di Bagnone e di Treschietto, sull’alta valle del torrente
Bagnone, alle sue sorgenti, sulle pendici dell’Appennino o
dell’Arpa tosco-emiliana, a 565 m s.l.m., sotto la vetta del
Monte Sillara, 1861 m s.l.m. Nell’uso locale la parola , in
dialetto Arpa, sta per Alpe, per Appennino. |
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In
un'antico edificio, sicuramente una residenza marchionale, sono
ancora visibili, sulla facciata, delle lapidi in arenaria, sulle
quali sono incise frasi indecifrabili che il tempo stà
consumando e delle quali resterà ben poca cosa se non si
interverrà con una certa urgenza.
L’antica
Jera é situata sulla via mulattiera detta "strada del
sale" che biforca in due rami. Una segue la destra del
torrente Bagnone, sino alla località capanne di Garbia, e
salendo il canale di sinistra del torrente, si inerpica sino
alla località capanne dei Tornini. Sono degli antichi
castellari, quindi si prosegue per il crinale appenninico e si
raggiunge il territorio parmense di Valditacca. Strada, nota per
i traffici commerciali e per i contrabbandi nel medioevo. |
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L’altra
strada invece, attraversa il torrente Bagnone e prosegue per
Compione, passando dal Castello di Iera, luogo di gabella, oggi
distrutto dal tempo, restano solo alcune murature. Ho
perlustrato la zona, il territorio sembra molto interessante e
atto ad una fruga ricostruttiva.
Ci
sono avanzi di mura perimetrali ed una sala centrale ancora in
chiara evidenza. Tutto il resto é stato inghiottito dal tempo e
dalla natura, per queste ragioni sarebbe opportuno organizzare
una ricerca programmata a scopo didattico, con scavi, per
procedere alla ricognizione del sottosuolo per riportare alla
luce l’insieme di ciò che resta del castello, monumento
importante, e di ciò che si riuscirà a trovare. [V.
Insediamenti abbandonati]. |
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Si
può sicuramente dare importanza alla zona tanto più che la sua
localizzazione é su un costone della montagna con una
dominazione visiva delle due valli dei torrenti Bagnone e del
Bagnolecchia. Tra Iera e Compione ci sono i ruderi del Castello
di Iera che sembra siano i resti di una fortificazione avanzata,
non ben definita se facente parte del feudo di Treschietto
oppure del feudo di Bagnone. Il Castello é costruito sul
confine tra i due feudi, in territorio del feudo di Bagnone, sul
lato sinistro del torrente che delimitava i due territori, un
tempo avversi; sulla via che dalla val di Magra conduce alla val
d’Enza, oppure, edificato in quel luogo a tutelare il confine
col feudo di Treschietto e a guardia dei traffici d’uso a quel
tempo, con i trafficanti che provenivano dall’alto Taverone, o
per la riscossione di gabelle e di dazi. |
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Conoscendo
l’ingordigia dei feudatari di allora, il castello ubicato in
territorio del marchesato di Bagnone, era sicuramente un posto
avanzato a tutela dei diritti di Bagnone, come lo erano le
gabelle di Mochignano e quelle di Collesino. Resti importanti
nella piccola Compione sono ancora evidenti; la casa Galletti,
sicuramente una residenza patrizia dell'epoca, conserva un
magnifico portale d'entrata in pietra arenaria.
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La
localizzazione del Castello é su un costone della montagna con
una dominazione visiva delle due valli dei torrenti Bagnone e
del Bagnolecchia. Quest’ultimo si snoda lungo la valle di
Ronchilunghi tra il monte Bragalata m. 1835 s.l.m. e monte Bocco
m. 1791 s.l.m. sul crinale dell’Appennino, a confine col
parmense. Ed era questo il percorso che molti hanno definito la
"via del sale", strada che permetteva una grande
scorciatoia per chi dal genovese o dal zerasco voleva
raggiungere la Val d’Enza. Da Compione si sale alle capanne di
Compione ed alle capanne dei Tornini a quota m. 1282, antichi
castellari diventati poi vecchi rifugi di pastori dediti al
pascolo alpestre estivo, dove si produceva il miglior formaggio,
la migliore ricotta ed il miglior burro della zona. |
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Sono
queste le zone dove vive la leggenda dell'uomo selvatico, colui
che ha inventato il burro, il formaggio e la ricotta. Una
variante da Compione, prendendo a destra dopo il cimitero, un
sentiero, che attraverso la Sella m. 750 sulle pendici del monte
Santa Maria, conduce ad una pietraia arenarica chiamata la
Cubia. Proseguendo, dopo aver attraversato un bosco di cerri e
carpini verso il monte Colla m. 863, si scende verso Apella m.
672, nel comune di Licciana Nardi. Da Apella, risalendo il
torrente Taverone si arriva al Lagastrello quindi Rigoso, in Val
di Tacca e in Val d’Enza nel parmense e reggiano; oppure
l’alternativa del passo dei Carpinelli per dirigersi in
Garfagnana, quindi in Lucchesia (Toscana). |
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Erano
queste le strade alternative per oltrepassare il crinale. Era la
via di comunicazione che collegava il genovese al modenese nel
suo percorso più breve: venendo da Albareto, Montegroppo,
Adelano, Mulazzo, Villafranca, Bagnone, Treschietto, Iera,
Compione, Apella, Rigoso, Val d’Enza. L’ultima fotografia
merita una considerazione particolare. Si tratta di una
fontanella d’acqua pura e freschissima che da secoli cola in
una vasca che ha servito in passato, da abbeveratoio per gli
animali. Oggi di animali non ce ne sono più, il paese si é
spopolato, vivono solo animali selvatici, cinghiali, alcuni
caprioli, qualche pernice, ma roba da poco. |
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Ciò
che voglio mettere in evidenza é la piccola porticina di legno
rosso, che si vede a lato della vasca. Non era e non é altro
che il frigorifero del paese, ove tutti deponevano, per la
conservazione settimanale, la loro produzione di burro che,
veniva portato al mercato del lunedì a Bagnone, a dorso
d’asino, per essere poi venduto. Era quella del burro una
delle poche entrate, che le famiglie contadine di montagna
avevano per vivere, dopo il formaggio, le uova e qualche animale
da cortile o da stalla. |
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Lungo
questa rete di malagevoli sentieri, che aveva negli antichi
ponti in pietra importanti punti di riferimento, furono
contrabbandati i prodotti piú svariati, dalla canapa al
parmigiano. La merce di scambio erano soprattutto sacchi di sale
marino toscano, piú a buon mercato di quello ducale prodotto a
Salso. Naturalmente esistevano punti ben precisi dove i
montanari parmensi e lunigiani si incontravano: i principali
erano il passo del Cirone, la Bocchetta dell'Orsaro e, come
suggerisce il nome, il sottostante pianoro di Borra del Sale, le
capanne di Badignana, le capanne dei Tornini, il Matale. |
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Per
questi traffici più o meno leciti, l'antica Gutula, poi col
tempo Bagnone, diverrà un importante centro commerciale ed
otterrà il diritto di fare mercato tutti i Lunedì e di
organizzare quattro fiere all'anno, una per ogni cambiamento di
stagione. A seguito di ciò il paese viene ingrandito di portici
e di piazze, sino a costruire fuori mura la piazza del mercato,
oggi ancora ritrasformata e denominata piazza Roma. |
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