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LEMMI  STEFANO

 

Del pittore lunigianese, si conosce una discreta produzione di affreschi nell'ambiente religioso, particolarmente francescano; luoghi, i monasteri, ove forse si rifugiava nei momenti di scarsa richiesta professionale. Le sue opere più note sono le tele di Carpi; gli affreschi nel palazzo Ducale di Modena; il Grottesco e gli affreschi nelle sale del palazzo Ducale di Massa; gli affreschi  nella chiesa di S. Francesco e nell'Oratorio della SS. Trinità a Sarzana; il quadro di S. Antonio Abate con S. Paolo primo Eremita, nell'oratorio del borgo di Fivizzano; il chiostro del Carmine di Cerignano nel fivizzanese.

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Da Memorie biografiche degli scultori, architetti, pittori, ecc. nativi di Carrara - Giuseppe Campori (1821 - 1887) - Forni Editore - Bologna - edizione 1873.

  www.lysator.liu.se

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Il pittore, figlio di Bernardino, nato in Fivizzano da famiglia originaria di Sillano in Garfagnana (LU), di cui ci porse notizia il Gerini con le seguenti parole:

Egli dopo di aver apparato a Bologna ritornò alla patria; e come di sua professione viveva, così ad ogni prezzo pingeva, per cui ne' suoi lavori non sempre uguale si mostrò. Tuttavolta quando il destro venivagli ed era accarezzato e a sufficienza retribuito (poi che uomo era un po' fantastico e vario) ben faceva conoscere quanto valesse. La buona maniera, il colorito e il disegno che si mostrano in alcuni quadri a olio, e in alcune storie a fresco per lui lavorate dancene sicura fede e convincono di potersi annoverare tra' pittori del suo tempo che superarono la mediocrità. Imperocchè dipinse con lode le camere del castello di Fosdinovo dei Marchesi Malaspina, le quali pitture vedevansi anche poco fa, ma ora sonovi cessate per li ristauramenti di quella fabbrica abbandonata e in rovina. In tra le altre cose in quattro compartimenti di una volta vi avea mirabilmente storiato i quattro rari privilegi di quegli antichi feudatari, cioè del batter monete, di legittimar figliuoli naturali, di crear dottori e notai, di punire i delitti fino al sangue. Bene dipinse il Teatro di Massa che fugli allogato da Donna Teresa Pamfilia Cybo duchessa di quello stato, e fu pure adoperato dal Duca di Modena per alcuni lavori in suo Ducale palazzo. In tela egli fece il quadro dell'Annunziata, e quest'opera che stimasi bella é nella chiesa di S. Francesco di Fivizzano. Parimente di lui sono in S. Giovanni di sua patria li dipinti di S. Tommaso da Villanova, quando a' poveri dispensa le sue ricchezze che per altro inesperto pittore fu sciaguratamente diformato col porvi sopra l'effigie di S. Francesco di Paola: quello di S. Nicola da Tolentino: e l'altro dell'Angelo custode, allegatogli dal dottore Carlo Antonio Vasoli lettore dell'Università di Pisa verso il 1698. Questo sacro dipinto pieno di figure, ha belle e varie attitudini di quei santi che grandemente esprimono la maraviglia, la divozione e l'allegrezza a riguardare la gloria che in alto si manifesta. Un'altra opera non ispregievole di Stefano Lemmi è il quadro di S. Antonio Abate con S. Paolo primo Eremita, nell'oratorio del borgo di Fivizzano. Molto poi il maestro Lemmi dipinse nelle lunette del chiostro del Carmine di Cerignano nel Fivizzanese, il qual convento fondato fu circa il 1560, in una delle quali segnò suo nome presso la porta d'ingresso: ma più grandemente lavorò nel chiostro de' Minori Osservanti fuor di Sarzana, rappresentandovi tutta la storia di S. Francesco loro patriarca, e tutte queste dipinture a fresco sono tenute in non piccolo conto. (Questi dipinti sono accennati anche da Targioni nel suo Viaggi XII.60 e dal Repetti nel suo supplemento al suo Dizionario a p. 69). Molte altre fatture potrebbonsi descrivere di Maestro Stefano, che trovansi in diversi altri luoghi; ma basterà di aver accennato quelle che sono a pubblica veduta per giudicare di lui, che morì in patria circa il 1730, dove godeasi molta estimazione per l'arte sua". (Memorie Storiche, II. 180).

Fin quì il Gerini, che si dimostra in verità troppo parziale del suo compaesano, il quale passò di poco la mediocrità. Del Lemmi sono a vedersi sette quadri in Carpi di cui ci diede notizia il il defunto Don Paolo Guaitoli. Sei di essi rappresentanti fatti della vita di S. Bernardino da Siena, furono collocati l'anno 1671 nella chiesa dedicata al detto santo, in uno de' quali sovrapposti all'altar maggiore, il pittore segnò il proprio nome. L'altro quadro del Lemmi con S. Agata, S. Biagio, S. Francesco di Sales e S. Eligio, vedesi nel Duomo dirimpetto all'organo. 

Questi dipinti sono in istato di notevole deperimento.

 

SARZANA La relazione «Tre restauri a Sarzana» ha raccolto nella sala consiliare gli appassionati d'arte ed anche un pubblico numeroso. L'esperienza di Piero Donati in questo campo è profonda e l'assessore Bellettato lo ha rimarcato nelle parole di saluto. La IV settimana della cultura è stata così celebrata a Sarzana. I tre restauri erano i dipinti murali di Stefano Lemmi nell'oratorio Trinità, la Lunetta dipinta del portale di S.Francesco e la tomba di Benedetto Celsi nel Palazzo Comunale. «Non sono un trascinatore di eventi», dice Donati. Ma molte cose sono state fatte per il Comune di Sarzana, e si continua a farle, con la sua mediazione. Donati ha tratteggiato l'opera di Stefano Lemmi, pittore "emiliano" che ha decorato l'Oratorio della Trinità, di cui era custode la famiglia Casoni. A Lemmi è attribuita anche la Lunetta sul portale di San Francesco.

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"Il Grottesco"

Notizie del giorno 26 Aprile 2002

dal quotidiano Visita il sito de "La Nazione"    

 

Stefano Lemmi, gli affreschi ritrovati,
e l'Oratorio diventa un centro studi.

 

SARZANA Alla scoperta degli affreschi di Stefano Lemmi, all'interno dell'Oratorio della Trinità con una conferenza di Piero Donati della Soprintendenza di Genova e la proiezione di alcune diapositive sul recente restauro conservativo della chiesetta. L'incontro si è svolto in due momenti: il primo appuntamento è stato sabato nella sala consiliare del Comune; il secondo, il giorno successivo, si è concretizzato in una visita guidata all'Oratorio a cura della sezione sarzanese dell'Archeoclub. L'iniziativa rientrava nell'ambito del programma di «Valorizzazione delle risorse culturali del territorio». All'incontro erano presenti il sindaco Renzo Guccinelli, l'assessore alla Cultura e ai beni culturali Renzo Bellettato, che ha promosso l'evento, e il presidente del Parco Montemarcello - Magra, Walter Baruzzo. Il recupero dell'Oratorio, struttura sorta per volere della nobile famiglia dei Casoni, fu iniziato nel 1992 quando il Comune affidò l'incarico per la progettazione del primo intervento. L'edificio venne ceduto al comune di Sarzana dalla Cassa di Risparmio della Spezia che ne era stata proprietaria. I primi lavori riguardarono soprattutto la soluzione dei problemi statici, con la cerchiatura della cupola e il rifacimento del tetto. Poi, grazie anche a contributi elargiti dalla Fondazione Carispe, il Comune, oltre ad investire direttamente, operò diversi interventi: opere murarie, creazione di servizi igienici e, ultimamente, il restauro degli affreschi. Ora il comune di Sarzana, con il benestare della Sovrintendenza ai beni storici della Liguria, ha deciso di affidare la struttura al Parco dove sarà realizzata una biblioteca naturalistica a cui potranno accedere studenti e studiosi. L'ente ha infatti a disposizione una quantità ragguardevole di testi naturalistici, alcuni dei quali di grande valore.

Palazzo ducale

 piazza Aranci

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Interno

 

 

  Informazioni tratte dal sito del Comune di Massa

 

Affacciato sulla Piazza Aranci, ne occupa un intero lato e si estende ad "U" fino a Piazza Mercurio. Il nucleo originario e' dei primi del '500 ed era la villa di pianura dei Malaspina. La parte più imponente dell'edificio venne realizzata da Carlo I ed e' costituita dal Salone degli Svizzeri e dalla Cappella Ducale, della cui originaria ricchezza restano soltanto i soffitti affrescati da Carlo Pellegrini ed un'ancona marmorea di pregevolissima fattura che costituisce la pala d'altare. 

La sistemazione definitiva, terminata nei primi anni del '700 per volontà della principessa romana Teresa Pamphilj, moglie di Carlo II, fu opera di Alessandro Bergamini, che dette armoniosa sistemazione alla facciata, realizzò il bel cortile di spirito rinascimentale, la splendida loggia al primo piano, l'ampia scalinata di accesso. 

Notevoli anche le sale affrescate dal fivizzanese Stefano Lemmi, autore anche dei fregi e degli affreschi che decorano il Grottesco, che fa da scenografico fondale all'ingresso.

Nelle due sale adiacenti (ove ebbe sede l’Accademia de’ Rinnovati) si manifestano le doti del pittore fivizzanese Stefano Lemmi nei due soffitti affrescati, uno dei quali deturpato da un orribile intervento di restauro. La prima illustra la gloria dei quattro Papi appartenuti alle famiglie Cybo e Pamphilj, oscurata da una deprecabile ridipintura. La seconda, in cui sono allegoricamente raffigurate le virtù dell’ingegno, mostra ancora la buona qualità della pittura di Lemmi.

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S. Francesco

a Sarzana

 

 

affresco

Lunetta

 

Il chiostro di San Francesco ed il ciclo 

di Stefano Lemmi

 

Alla metà del XV secolo, a seguito del passaggio del complesso francescano di Sarzana agli Osservanti, la chiesa ed il convento furono oggetto di una radicale ristrutturazione, nell'ambito della quale venne costruito il chiostro che attualmente si vede.
Gli ambulacri sono scanditi da pilastri in laterizio intonacato, del tutto simili a quelli di altri chiostri edificati nello stesso momento, ad esempio quello del convento di Levanto.
All'inizio del XVII secolo le lunette degli ambulacri ospitarono un ciclo di Storie di S.Francesco di autore ignoto, di cui sono stati recuperati alcuni brani in occasione dei recenti restauri; alla fine del XVII secolo le medesime lunette furono utilizzate per un nuovo ciclo francescano, opera del fivizzanese Stefano Lemmi che fin dagli inizi ( tele di Carpi) fu legato alla committenza francescana.
Di questo ciclo sopravvivono soltanto gli episodi relativi all'infanzia e alla giovinezza del santo, nonché gli episodi relativi alle esequie ed ai miracoli post mortem.
Il ciclo è concluso dall'episodio di rarissima iconografia in cui Niccolò V prega sulla tomba di S. Francesco, palese omaggio al papa sarzanese.
Ogni lunetta fu donata da una famiglia sarzanese, come si deduce dagli
stemmi e dai nomi scritti sui cartigli.

                                   Testo Piero Donati

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Oratorio della Trinità a Sarzana

cupola

 L'Oratorio della SS. Trinità   

 

Il piccolo edificio, da cui trae il nome il popoloso quartiere che oggi lo include, fu eretto sul finire del secolo XVII per iniziativa di un membro della famiglia Casoni, il cui stemma ricorre più volte all'interno.
      Nel 1699 appare già compiuta non soltanto la costruzione ma anche la decorazione dell'oratorio, dato che il vescovo Naselli, nel visitarlo, trova che la cupola e le pareti sono decorate da belle pitture (pulchris picturis) e da marmi preziosi. L'inizio della costruzione va situato, con tutta probabilità attorno al 1686, poichè in tale anno il Senato di Genova approva l'istituzione di una solenne processione nel giorno dedicato alla Trinità; questo oratorio rappresentava dunque la meta della processione. L'analisi dell'edificio rivela due fasi costruttive antiche, susseguitesi a breve distanza, e ciò trova riscontro anche nella decorazione della cupola, dato che al di sotto dell'intonaco sul quale sono dipinte le figure c'è uno strato recante semplici decorazioni non figurate. 
      La scena dipinta sulla cupola mostra la Trinità nell'atto di coronare la Vergine al cospetto dei Progenitori e di altri Santi; l'autore di questo dipinto può essere identificato, su base stilistica, nel fivizzanese Stefano Lemmi, attivo a Sarzana ed in altri centri (Fosdinovo, Massa) della Lunigiana storica.

 

Stefano Lemmi, gli affreschi ritrovati e l'Oratorio diventa un centro studi.

 

SARZANA — Alla scoperta degli affreschi di Stefano Lemmi, all'interno dell'Oratorio della Trinità con una conferenza di Piero Donati della Soprintendenza di Genova e la proiezione di alcune diapositive sul recente restauro conservativo della chiesetta. L'incontro si è svolto in due momenti: il primo appuntamento è stato sabato nella sala consiliare del Comune (nella foto il pubblico presente); il secondo, il giorno successivo, si è cocretizzato in una visita guidata all'oratorio a cura della sezione sarzanese dell'Archeoclub. L'iniziativa rientrava nell'ambito del programma di «Valorizzazione delle risorse culturali del territorio». All'incontro erano presenti il sindaco Renzo Guccinelli, l'assessore alla Cultura e ai beni culturali Renzo Bellettato (che ha promosso l'evento) e il presidente del Parco Montemarcello - Magra, Walter Baruzzo. Il recupero dell'oratorio, struttura sorta per volere della nobile famiglia dei Casoni, fu iniziato nel 1992 quando il Comune affidò l'incarico per la progettazione del primo intervento. L'edificio venne ceduto al comune di Sarzana dalla Cassa di risparmio della Spezia che ne era stata proprietaria. I primi lavori riguardarono soprattutto la soluzione dei problemi statici, con la cerchiatura della cupola e il rifacimento del tetto. Poi, grazie anche a contributi elargiti dalla Fondazione Carispe, il Comune, oltre ad investire direttamente, operò diversi interventi: opere murarie, creazione di servizi igienici e, ultimamente, il restauro degli affreschi. Ora il comune di Sarzana, con il benestare della Sovrintendenza ai beni storici della Liguria, ha deciso di affidare la struttura al Parco dove sarà realizzata una biblioteca naturalistica a cui potranno accedere studenti e studiosi. L'ente ha infatti a disposizione una quantità ragguardevole di testi naturalistici, alcuni dei quali di grande valore.
LA NAZIONE - 04/12/2002

 

Chiesa di San Bernardino da Siena

via Trento e Trieste, 20
tel. 059/694276 Monastero Suore Cappucine - 059/690472 

E' la chiesa patronale, essendo dedicata a San Bernardino da Siena. Fu costruita a partire dal 1604 dall'omonima confraternita e, in seguito, abbellita di importanti arredi e opere d'arte tra le quali spiccavano una tavola di Marco Meloni e due dipinti di L. Carracci e del Guercino, trasportati poi alla Galleria Estense e sostituiti da copie. Rimangono le ancone seicentesche in legno dorato, l'altare maggiore del XVIII secolo, i paliotti in scagliola e i dipinti del Martirio di San Lorenzo di Jacopo Palma il Giovane, del San Carlo Borromeo di C. Procaccini, altri di Stefano Lemmi. Prezioso, sull'altare maggiore, è il busto reliquiario di San Bernardino da Siena, capolavoro dell'orefice milanese Giovanni Bellezza e offerto, nel 1857, dalla cittadinanza, in occasione dell'epidemia colerica.

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Cerignano di Fivizzano (MS)
Convento del Carmine edificato nel 1568. Presso questo Convento visse tra il 1600 e il 1687 il Beato Angelo Paoli. 

Nel chiostro ciclo di affreschi di Stefano Lemmi.

Pubblicato il 25 Febbraio 2003

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