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Gino Lorgna,
figlio di Luigi e Zini Antonietta, nativo di Popetto,
frazione di Tresana, a 441 m. s.l.m., sulla strada tra Pieve di Castevoli e
Tresana, in provincia di Massa e Carrara, il 10 febbraio 1917.
Laureato in
"belle lettere" all'università di Pisa nel dopoguerra,
fu insegnate d'italiano nelle scuole medie.
Contrasse matrimonio
con Mazzini Maria Aida di Orturano il 27 dicembre 1941. Dopo il
matrimonio andò a risiedere a Orturano nella casa della moglie
e vi rimase fino al 1951, data in cui si trasferì a Villafranca
L. con la famiglia composta da Maria Aida e i due figli Alessandra,
nata il 18 febbraio 1947 e Pier Ercole, nato il 6 settembre
1942. Il prof. Lorgna morì a Villafranca.
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Orturano è sulle
pendici del monte di Biglio, sulla strada che lo portava, ogni
volta che poteva fuggire dal paese, al "pianel dei morti" per poi
raggiungere il monte delle Ciliege, le capanne di
Cortiglia e il passo delle Guadine, e scendere in Badignana,
tra le selve di faggi, la sua montagna, a salutare Antonio,
il pastore di Treschietto che con le sue pecore alpeggiava
lassù, solo, tutta l'estate.
Una
montagna che gli ha regalato anche momenti difficili, che ha
tramandato nel suo" Un elicottero sotto i faggi",
una breve autobiografia, nella quale ci narra come ha trascorso una
notte all'adiaccio, in un canalone dell'Aquetta ove, caduto
in un precipizio, si era ferito e immobile dovette attendere l'arrivo
dei soccorsi.
E
mentre tutto solo lassù, sente il passare lento delle ore, ed
il lontano albeggiare, ad attendere il probabile arrivo dei
soccorsi,
rivive momenti della sua vita, ricorda le sue imprese e scrive:
"Quando
un richiamo di voce umana mi scuote, mi fa sobbalzare il cuore:
sono loro!!! La mia voce finalmente esplode in tutta la sua
potenza di tenore mancato, ma nessuna risposta; eppure, altro
enigma, non è stato un sogno, una beffa del bosco.
Da
quel momento, più il cuore che l'orecchio è teso come corde di
violino.
Poi
finalmente la realta.
Giù
dal torrente, il forte richiamo montanaro che proprio io,
insegnai al figlio, ancora adolescente, sulle Dolomiti. Lingua
umana e penna, neppure di Angelo, potrebbbe dire quello che mi
balza nel petto".
Attraversa
momenti di ansia, ma è fiducioso nei soccorsi del CAI del
quale, è sempre stato un affezionato socio da tantissimi anni.
L'elicottero
del CAI, pilotato non da uomini ma da esseri superiori, così li
definisce il Lorgna, è in vista, il salvataggio è imminente.
Poi:
"Ci
si alza sempre di più, sicuri, verso il cielo, si oltrepassa la
cresta dei monti, si segue poi il torrente.....Laggiù lontano,
lontano c'è la terra".
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Popetto,
uno dei tanti borghi antichi della Lunigiana, abbarbichiato al
monte di Porcola, ai cui piedi sorge il feudo di Tresana col suo
bel castello, si trova sulla destra della Magra.
Una
via un tempo lastricata ad arte, oggi purtroppo incementata, lo
attraversa da nord a sud. Però quasi al centro, dove faceva
bello spicco di sé, c'era la casa gentilizia degli Uberti, che
si differenziava dalle altre per il suo portale di pietra
arenaria scalpellinata, attraverso il quale si accedeva
all'ampia scalinata, pure in pietra, che partiva direttamente
dal piano stradale (questa era una caratteristica riservata ai
nobili) e immetteva in una spaziosa loggia pure in bella pietra
come il balcone.
Nella
prefazione del suo libro "Lassù, nel borgo antico..."
il relatore Dino Ghini, ci conferma la passione dell'Autore
per la montagna e per il libero vivere fra campi e boschi. A
dieci anni Gino Lorgna viene mandato in collegio, dove la ferrea
disciplina , mista al rigore morale dei tempi, lo prepara a quel
controllo di sé e a quella responsabilità individuale che
restano gli strumenti necessari ad affrontare la vita. Ed
è esauriente e bello chiudere questa pagina di ricordi del buon
Professore amante e amico della nostra terra, con l'ultima frase
scritta nel suo libro: "Anche
sull'antico dei borghi appenninici deve rispuntare la primavera". |