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Aggiornato il  01-12-2005

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I luoghi

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Il crinale

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Logarghena

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La croce sul Marmagna

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La rocciosa via  del Marmagna

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Il lago Santo

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Maestà tratta da un suo libro

I  Libri

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Editrice il Corriere Apuano Pontremoli  1990

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Edito dalla Provincia di Massa-Carrara

1993

 

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LA SUA TERRA

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Non c'è nella vita dell' uomo un giorno che sia uguale all'altro: mutano le esperienze, il sapere, i sentimenti, le mode, il tenore di vita, le gioie, il dolore: tutto scorre inesorabilmente.

                                               L' Autore

 "Ruit hora" dicevano gli antichi romani, purtroppo il tempo è inesorabile, e la resa dei conti è prossima, giorno dopo giorno è sempre più vicina. 

Il Prof. Gino Lorgna, l'ho conosciuto in gioventù, non mi è stato insegnante, ma avrebbe potuto esserlo. Era cordiale, un poco schivo, si soffermava brevemente a parlare, per lo più per scambiare i convenevoli, poi prendeva il sentiero, o meglio il motorino per Orturano. Era amante della solitudine, amante della natura, amante della montagna. Un personaggio apparso nell'immediato dopoguerra, membro del C.L.N., e Consigliere comunale, poi  é sparito.

Non posso dire di più, perchè non ho avuto modo di frequentarlo, mi sono allontanato dalla  terra  madre, mentre lui ha continuato a calpestarne i sentieri, anche quelli più scomodi e pericolosi. Ha continuato a godere dei meravigliosi panorami del nostro Appennino  e ce li lascia intravedere da ogni angolo, da ogni diversa posizione, a seconda da dove si trova e da dove ci parla.

 Ed ecco questo panorama é come il Prof. Lorgna l'ha visto, come  gli si è impresso nella sua mente e come ce lo descrive:

"Dalle vette più alte dell'Appennino si può ammirare il mare, alcune isole, ma in modo speciale tutta la verde Lunigiana, che è veramente un'ampia "Conca d'oro" ricca non solo di boschi, di monti che le fanno da corona, ma anche di colline e terrazze spaziose verdeggianti di uliveti e vigneti, sulle quali fanno bella mostra di sé antichi borghi che ancora sfoggiano bellissime forme architettoniche nei castelli, nelle case, nelle chiese, in tantissimi palazzi e ville".

Il Lorgna sente la grande differenza che c'è tra la vita di un tempo e quella di oggi; e scive:

"Allora veniva considerata casa anche il campo, dove si consumavano i pasti, e il bosco; fratelli e sorelle le piante, le erbe, i prodotti della terra, tutto sapeva di sacralità e tutto era lavoro e vita pulsante. Ora però in alcuni borghi montani c'è silenzio e qua e là mucchi di macerie, regno dell'ortica rigogliosa, di rovi, di topi ed anche vipere. Quasi unica voce il miagolio di qualche gatto randagio affamato privato dell'affetto umano. Quanta tristezza in quelle poche lampadine che con luce fioca illuminano il nulla o quasi; in questi borghi l'unica via di comunicazione è quasi deserta di giorno, immaginarsi di notte".

È il tramonto di una terra, la Lunigiana, che non è stata in passato bene amministrata, una terra che raccoglie oggi il ritorno degli anziani che vengono scaricati nella "valle di lacrime" a finire i propri giorni,  dalle famiglie che si sono trasferite a vivere in regioni dove hanno trovato avvenire e prosperità.  

Pullulano i cimiteri che sono diventati inadeguati, ove il cemento anche qui ha invaso e creato infrastrutture esagerate nei confronti degli spazi disponibili. Manca, perchè in questi piccoli comuni manca tutto, i bilanci sono irrisori, manca dicevo il minimo di manutenzione richiesta, per il decoro del luogo. L'erba è falciata come in un prato, una volta, massimo due all'anno e lasciata marcire sulle tombe, le più delle quali trascurate e abbandonate da sempre. Ed ecco il Lorgna che si accorge di tutto questo e scrive:

"Alcuni oggetti consumati dall'uso, dai tarli e dal tempo, sembrano emettere la voce del nonno, tutto preso dalla sua pipa fumante, stando nell'inverno quasi dentro al focolare, quella della nonna che filava anche se le sue mani erano anchilosate per il duro lavoro e gli acciacchi, e dalla stalla ormai vuota e inodore, salgono suoni; rumori e voci amiche. Certo quando un lunigianese di alta montagna ritorna dall'assordante ed inquinata città alla propria casa cadente, sente una grande pace nel cuore, poichè, entrando, gli sembra di essere ancora tutti insieme come una volta, sia i vivi che i morti, con la speranza, le gioie e i dolori del passato".

 In questi momenti ritorna alla mente una bella poesia studiata, del poeta dimenticato:

Cimiteri dei miei monti

Soli e abbandonati

Là dove

Urla, di dolore,

Il vento,

Dove

Sulla terra gelata

Si posano i morti

E si pregano i vivi 

A dar l'addio

Così

Con lo sguardo muto

Alle croci di legno

Senza nome.

E forse

Non dicono addio...

No

È solo un saluto

Una preghiera, un pianto.

 

Ed il Prof. Lorgna vi aggiunge:

 

"nel vivo desiderio

di un loro futuro sonno

proprio lì

tra chi non muore

mai".

L'origine

Stemma Tresana

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Castello di Tresana

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Veduta aerea di Tresana

Orturano di Bagnone

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ORIGINI E VITA

 Gino Lorgna, figlio di Luigi e Zini Antonietta, nativo di Popetto, frazione di Tresana, a 441 m. s.l.m., sulla strada tra Pieve di Castevoli e Tresana, in provincia di Massa e Carrara, il 10 febbraio 1917.

 Laureato in "belle lettere" all'università di Pisa nel dopoguerra, fu insegnate d'italiano nelle scuole medie. 

Contrasse matrimonio con Mazzini Maria Aida di Orturano il 27 dicembre 1941. Dopo il matrimonio andò a risiedere a Orturano nella casa della moglie e vi rimase fino al 1951, data in cui si trasferì a Villafranca L. con la famiglia composta da Maria Aida e i due figli Alessandra, nata il 18 febbraio 1947 e Pier Ercole, nato il 6 settembre 1942. Il prof. Lorgna morì a Villafranca.
 

* * *

 Orturano è sulle pendici del monte di Biglio, sulla strada che lo portava, ogni volta che poteva fuggire dal paese, al "pianel dei morti" per poi raggiungere il monte delle Ciliege, le capanne di Cortiglia e il passo delle Guadine, e scendere in Badignana, tra le selve di faggi, la sua montagna, a salutare Antonio, il pastore di Treschietto che con le sue pecore alpeggiava lassù, solo, tutta l'estate.

Una montagna che gli ha regalato anche momenti difficili, che ha tramandato nel suo" Un elicottero sotto i faggi", una breve autobiografia, nella quale ci narra come ha trascorso una notte all'adiaccio, in un canalone dell'Aquetta ove, caduto in un precipizio, si era ferito e immobile dovette attendere l'arrivo dei soccorsi.

E mentre tutto solo lassù, sente il passare lento delle ore, ed il lontano albeggiare, ad attendere il probabile arrivo dei soccorsi, rivive momenti della sua vita, ricorda le sue imprese e scrive: 

"Quando un richiamo di voce umana mi scuote, mi fa sobbalzare il cuore: sono loro!!! La mia voce finalmente esplode in tutta la sua potenza di tenore mancato, ma nessuna risposta; eppure, altro enigma, non è stato un sogno, una beffa del bosco.

Da quel momento, più il cuore che l'orecchio è teso come corde di violino.

Poi finalmente la realta.

Giù dal torrente, il forte richiamo montanaro che proprio io, insegnai al figlio, ancora adolescente, sulle Dolomiti. Lingua umana e penna, neppure di Angelo, potrebbbe dire quello che mi balza nel petto".

Attraversa momenti di ansia, ma è fiducioso nei soccorsi del CAI del quale, è sempre stato un affezionato socio da tantissimi anni.

L'elicottero del CAI, pilotato non da uomini ma da esseri superiori, così li definisce il Lorgna, è in vista, il salvataggio è imminente. Poi:

"Ci si alza sempre di più, sicuri, verso il cielo, si oltrepassa la cresta dei monti, si segue poi il torrente.....Laggiù lontano, lontano c'è la terra".

  LA  MONTAGNA  UNA  PASSIONE

Popetto, uno dei tanti borghi antichi della Lunigiana, abbarbichiato al monte di Porcola, ai cui piedi sorge il feudo di Tresana col suo bel castello, si trova sulla destra della Magra.

Una via un tempo lastricata ad arte, oggi purtroppo incementata, lo attraversa da nord a sud. Però quasi al centro, dove faceva bello spicco di sé, c'era la casa gentilizia degli Uberti, che si differenziava dalle altre per il suo portale di pietra arenaria scalpellinata, attraverso il quale si accedeva all'ampia scalinata, pure in pietra, che partiva direttamente dal piano stradale (questa era una caratteristica riservata ai nobili) e immetteva in una spaziosa loggia pure in bella pietra come il balcone.

Nella prefazione del suo libro "Lassù, nel borgo antico..." il relatore Dino Ghini, ci conferma la passione dell'Autore per la montagna e per il libero vivere fra campi e boschi.

A dieci anni Gino Lorgna viene mandato in collegio, dove la ferrea disciplina , mista al rigore morale dei tempi, lo prepara a quel controllo di sé e a quella responsabilità individuale che restano gli strumenti necessari ad affrontare la vita.

Ed è esauriente e bello chiudere questa pagina di ricordi del buon Professore amante e amico della nostra terra, con l'ultima frase scritta nel suo libro:

"Anche sull'antico dei borghi appenninici deve rispuntare la primavera".

Oh!  Terra  mia !

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