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Aggiornato il  03-04-2008

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LA  LUNIGIANA

IL TERRITORIO - orogenesi.

La gran varietà di rocce che si può osservare percorrendo la Lunigiana, molto diverse per età e composizione, testimonia una complessa storia geologica cominciata molti milioni di anni fa. 

Per comprendere l’evoluzione geodinamica della Lunigiana occorre tornare indietro nel tempo fino al Giurassico Medio (150 milioni di anni fa) quando sui fondali di un profondo bacino oceanico, denominato Oceano Ligure-Piemontese, iniziarono a formarsi e a depositarsi le rocce più antiche dell’Appennino Settentrionale.

Queste nozioni sono ormai trattate da esperti geologi in : Come si è formata la Lunigiana: l'orogenesi appenninica; per cui vi invito ad entrare nel sito:

http://www.lunigiana.ms.it/root/territorio/risorse/geositi/orogenesi.asp

L'AMBIENTE - geositi.

La Lunigiana è un territorio che riveste un grande interesse sia per i suoi aspetti storici sia per la bellezza ed integrità del suo ambiente; tuttavia, mentre per i primi sono in atto da tempo iniziative di promozione turistica e culturale, l’attenzione per le cosiddette bellezze naturali del paesaggio è stata, per lo più, relegata a studi e pubblicazioni a carattere specialistico, di difficile accesso al grande pubblico.
L’idea ambiziosa di colmare, almeno in parte, questa lacuna è nata pertanto dalla consapevolezza di essere noi testimoni e custodi di un patrimonio geologico di grande valore, la cui conoscenza non è ancora sufficientemente condivisa.

http://www.lunigiana.ms.it/root/territorio/risorse/geositi/geositi.asp

SECOLI DI STORIA NELLA PIETRA.

A partire dalle statue stele di epoca preistorica per giungere a opere otto-novecentesche, si può affermare che in Lunigiana tutto è in arenaria. Anche oltre il medioevo, l’età della quale sono rimasti molti edifici monumentali, la pietra continua ad essere largamente presente in questo territorio nei secoli successivi e, quando altrove nell’edilizia si va diffondendo l’uso del mattone, le case ed i palazzi lunigianesi hanno continuato ad essere costruiti in pietra. Anche se intonacati, gli edifici sono caratterizzati da portali più o meno decorati, cantonali, stipiti, cornici, marcapiani, che connotano l’architettura di questo territorio.

ARENARIA MACIGNO

Una ricerca è stata svolta dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Parma, sull'arenaria Macigno della Lunigiana. Sono raccolte e illustrate le più significative testimonianze dell’impiego plurisecolare di questa pietra, corredate da una identificazione delle cave e dei luoghi di approvvigionamento storico. 

Sono presentati anche i risultati di una indagine scientifica sulle caratteristiche geologico-petrografiche e fisico-meccaniche dell’Arenaria Macigno, confrontate con altri litotipi. Il testo è arricchito da un contributo del Prof. Tiziano Mannoni sulle tecniche di lavorazione della pietra.razione della pietra.

Il volume può essere richiesto a:
Silva Edizioni, via Nazionale n° 23 -  43044 COLLECCHIO (Parma)
Tel. 0521 804107 -  spedizione in contrassegno.
info@artegraficasilva.it

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Cartina Telecom
CENNI  DI  STORIA

La Lunigiana é una regione storica della Toscana (provincia di Massa-Carrara) e della Liguria (provincia di La Spezia), che trasse il nome dalla citta di Luni, antica città etrusca, dal latino "luna",  la "terra della luna".

Luni, colonia romana sin dal IIº secolo a. C. ebbe un porto marittimo importante, forse sulla foce della Magra. Centro di un vasto territorio, noto per la produzione dei vini e per l’industria dei marmi, ebbe floridi commerci.

Nel Vº secolo fu saccheggiata dai Vandali, poi venne invasa dai Longobardi di Rotari, dai Saraceni e dai Normanni ed ancora dai Saraceni. Da allora la sua decadenza fu rapida e già ai tempi di Dante, la romanica Luni non era che un ricordo. L'antica sede vescovile, fu trasferita a Sarzana. Di Luni ci restano le rovine della cattedrale, dell'anfiteatro e materiale vario proveniente dagli scavi archeologici conservati nei musei di Firenze e di La Spezia.

La regione assunse il nome di Lunigiana nel secolo XII e costituì una forte marca (circoscrizione politico-militare a difesa del confine che aveva a capo un margravio [dal tedesco markgrafl, in latino marchio e in italiano marchese, donde il nome di marchesato), in cui predominò il Vescovo di Luni fino al secolo XIV. 

Vi si avvicendarono poi Genovesi, Lucchesi, Pisani, Fiorentini, Parmigiani e Milanesi. 

Già inserita da Napoleone Buonaparte nel 1797 nella Repubblica Cisalpina, la Lunigiana nel 1802 fece parte della Repubblica Italiana che comprendeva la Lombardia austriaca (dalla Sesia all'Adige), la Valtellina, parte dello Stato della Chiesa (Legazioni e Romagna) e il Ducato di Modena con uno sbocco sul mar Ligure nelle vicinanze dell'antica Luni.          

Dopo il Congresso di Vienna, 1814-1815, che diede un nuovo assetto all'Europa sconvolta dalle guerre napoleoniche, la Lunigiana fu ripartita fra il Regno di Sardegna e i Ducati di Modena e di Parma. 

Una lacerazione che era già da tempo una realtà all'inizio dell'età moderna e che viene sancita in maniera emblematica a metà del XIXº secolo, quando, col trattato di Firenze 1844, che chiude definitivamente il periodo napoleonico e la restaurazione ad esso seguita, si parla di ben tre Lunigiane.

Una Lunigiana parmense assegnata al ducato di Parma, con Pontremoli e Bagnone; una Lunigiana modenese assegnata al ducato di Modena, con Fivizzano, Aulla, Licciana, Massa e Carrara; una Lunigiana sarda, assegnata al Regno di Sardegna, con Sarzana, La Spezia e la Val di Vara.

Una divisione che ci dice tuttavia molto sui veri confini storici della Lunigiana, vale a dire i confini dell'antica diocesi di Luni e del comitato come realtà politica e amministrativa: una divisione che ci presenta in maniera ben percepibile la Lunigiana storica, nei suoi confini ben definiti, ma sempre solo calpestati.

Non era infatti finita. Nel 1859, con l'unità d'Italia sancita con scarso rispetto delle caratteristiche e degli ambiti regionali, il dittatore di Modena Farini spaccava in due il territorio della Lunigiana storica, creando la provincia di Massa e Carrara con la val di Magra e la Garfagnana, mentre La Spezia e la Val di Vara venivano assegnate alla provincia di Genova.

Quando però nel 1923 nascerà la provincia di La Spezia la delusione per i lunigianesi sarà nuovamente cocente: la provincia non comprenderà la Val di Magra. Nè le cose muteranno l'anno successivo con il nuovo assetto delle regioni Toscana e Liguria. Quella strana provincia della quale facciamo parte e che porta i nomi di due città molto diverse tra di loro, Massa e Carrara, ma che ancor oggi sono confuse dalla maggior parte degli italiani, che credono trattarsi di un'unica città, quella strana provincia, perdeva la Garfagnana, diventava leggermente più omogenea, ma la Lunigiana storica era definitivamente divisa tra due provincie e tra due regioni.

Anche dal punto di vista comunicazioni, l'Alta Lunigiana è allacciata con il territorio di La Spezia, il codice regionale Telecom è 0187, quello di Massa e Carrara, città dove sono dislocati i vari uffici pubblici, tecnici ed amministrativi, della provincia è 0585, per cui dovendo chiamare dai Comuni dell'Alta Lunigiana si devono fare delle chiamate interurbane; sempre troppo onerose per il tartassato contribuente. 

Povera terra mia, terra di transiti, di stupri e di saccheggi, dove tutti, da Annibale in poi sono passati ed hanno tutti approfittato della mite e buona gente che l'ha abitata.

Questi cenni storici sono stati in parte raccolti da: www.lunigianastorica.it/storialunigiana.asp

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Caratina Lunigiana Antica

MARTORIATA   LUNIGIANA

La Lunigiana venne smembrata in epoca feudale, comunale,  delle signorie e successivo periodo della costituzione degli stati moderni. Questo secolare processo di disgregazione fu dovuto a un concorso di cause varie. Esso si attuò nei modi più insospettati, da cui derivarono incoerenti complicazioni amministrative e territoriali.

Opera non lieve di smembramento fu compiuta dai Malaspina, che, sebbbene avessero nell'Alta Val di Magra il feudo più vasto, non riuscirono a formare un'unità politica.

Ma anche i tentativi espansionistici dei comuni vicini: Piacenza, Parma, Genova, Lucca, Pisa, nonchè di varie signorie, alcune delle quali con sede in quegli stessi territori, contribuirono a tenere smembrata e debole la Lunigiana. 

S'aggiunga, per accrescere questa penosa situazione, che la Lunigiana fu, in epoca più moderna, oggetto e teatro di lotta fra Genova, Milano e Firenze. 

L'espansione di Genova aveva il carattere vero e proprio di una integrazione territoriale, spinta verso i suoi confini regionali, si stabilì nella val di Vara, lungo la riviera, nel golfo della Spezia, a Sarzana, cercando di raggiungere Pontremoli ed alcune località dell'Alta Val di Magra.

Milano, conquista il Pontremolese che divenne suddito, sia pure saltuariamente, per circa due secoli e mezzo, al suo dominio.

La infiltrazione di Firenze, per la tattica adoprata, cioè mediante possessi indipendenti uno dall'altro, lontani dal governo centrale e considerati quasi autonomi.

Questi fatti finirono per rendere stazionarie le condizioni di frazionamento della Lunigiana, e tali esse si mantennero fino alla rivoluzione francese.

Con la creazione di dipartimenti e circondari, Napoleone, unendola alla Liguria riportava la Lunigiana nel complesso regionale del nord dell'Italia, come esigeva la situazione geografica.

Dopo il congresso di Vienna (1815), la regione subì altre non facili mutazioni. 

- L'alta val di Magra, ovvero il circondario di Pontremoli e di Bagnone, con i tre comuni della val di Taro, passò agli stati parmensi con la denominazzione di Lunigiana parmense.

- La media val di Magra, da Villafranca a Santo Stefano, da Podenzana a Fivizzano, Treschietto compreso, passò, insieme alla plaga più meridionale della regione, al di là del bacino della Magra, cioè ai territori di Carrara, Massa e Montignoso, agli stati estensi con la denominazione di Lunigiana estense.

- La bassa val di Magra, da Santo Stefano alla foce, dal golfo della Spezia al territorio di Lèvanto incluso, passò agli stati sardi, parte distinta come Intendenza del Levante, con la denominazzione di Lunigiana Genovese.

Lo stato unitario se, politicamente, liberò la regione emiliano-lunigianese dal gravame dei piccoli stati ducali, non pervenne mai, dopo il 1859, ad una basata riforma amministrativa a riconoscimento della integrità territoriale della Lunigiana. Chè il termine stabilito in quell'anno come provvisorio è rimasto più o meno tale finora fra la Liguria e la Toscana, cioè fra la provincia della Spezia e quella di Massa Carrara.

Non siamo Toscani, del resto, ancor oggi i montignosini, e con loro i massesi, dicono "andare in Toscana" allorchè valicano la Porta Beltrama. 

  Estratto da "Lunigiana" di Giovanni Petronilli, editrice S.E.I. da pag. 5 a pag. 8.
LUOGHI
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Il Lagastrello
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Municipio Borgotaro
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Pontremoli 

Cà del Moro

"LUNEZIA"

Con il toponimo "LUNEZIA" si designa attualmente parte di quella "XXIº regione mai nata" che fu variamente definita col nome di "Apuo-Lunense", "Emiliano-Lunense" o "Regione Apuana" nei vari periodi storici. 

Alla vigilia della Costituente, il sen. Giuseppe Micheli propose tramite il suo giornale “La Giovane Montagna”, l’idea di una regione emiliano-lunense comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli.

A questa idea si aggiunse, durante l'Assemblea Costituente, l'appoggio di Carlo Sforza  (Ministro degli Esteri dal 1947 al 1951) che chiese che nella istituenda regione venisse inclusa tutta quanta la provincia di Massa Carrara sino a Montignoso. Il termine Lunezia invece, fu coniato dal giudice Grassi nel 1989 in occasione di una anaimata e ricordata riunione svoltasi al Passo del Lagastrello fra i componenti del comitato promotore di questo nuovo territorio amministrativo. 

Il termine Lunezia è oggi utilizzato per individuare una zona che comprende alcune provincie italiane attualmente appartenenti alle regioni Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Toscana. Le suddette province sono quelle di Massa-Carrara, Mantova, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e La Spezia, parzialmente accomunate da legami geografici, storici e culturali (si pensi all'antico

Ducato di Parma e Piacenza). A tale area vanno aggiunti i territori comunali della Garfagnana (cioè parte della provincia di Lucca) e della zona sud-est della provincia di Cremona. Tale intero comprensorio geografico descritto viene definito Lunezia Major in corrispondenza di una Lunezia Minor costituita da un numero più ristretto di territori e rappresentanti la Lunezia storica propriamente detta (La Spezia, Parma, Massa-Carrara, Reggio Emilia e Garfagnana).

Notizie in merito possono desumersi dal libro Lunezia del prof. G. Benelli (ed. Luna Editore - La Spezia). In tale pubblicazione è chiarito anche il perché una Regione esistente nei fatti non sia mai stata ratificata con provvedimenti di legge ed amministrativi.

Prof. Giuseppe Benelli, pontremolese,  Propedeutica filosofica (Facoltà di Scienze della Formazione) - Università di Genova.

Il difficoltoso cammino legislativo non deve assolutamente far sottovalutare l'importanza per il territorio emiliano-lunense delle aspirazioni che periodicamente risorgono e appassionano soprattutto gli uomini di cultura e gli operatori economici. Non a caso la cultura e l'economia nascono dalla conoscenza del territorio che s'intende "coltivare" e "amministrare".

Giuseppe Benelli        

Ultimamente alcune correnti politiche stanno cominciando a riproporre l'opportunità di creare finalmente la Regione Lunezia, comprendente le attuali province di Parma, La Spezia, Reggio Emilia, Piacenza, Mantova, Massa Carrara, la zona sud-est della provincia di Cremona  e la Garfagnana, anche se tuttavia non esiste ancora un movimento omogeneo che si batta per raggiungere questo obiettivo. Esiste invece un "forum" specifico che tratta argomenti correlati alle argomentazioni su Lunezia : http://www.lunezia.4000.it

Da notare che, a differenza della mai nata Emilia-Lunense, la Lunezia non comprenderebbe la provincia Modena, che appare ora "sostituita" dalla provincia di Mantova, da quella di Massa Carrara, con l'aggiunta di alcuni comuni della provincia di Cremona e la Garfagnana attualmente in provincia di Lucca. Il capoluogo regionale dovrebbe essere Parma od altra località prossima a Parma.

 
RIUNIONI  E  CONVEGNI

CONVEGNO DI BORGOTARO, SABATO 7 LUGLIO 2007

A nome del Movimento verso un nuovo futuro, è Rodolfo Marchini che parla, vorrei esprimere alcune riflessioni sul Convegno che abbiamo promosso intorno al tema Lunezia, la nuova futura regione emiliano-lunense.
La prima riguarda il grado di partecipazione. Avevamo esteso il nostro invito al circondario della Comunità Montana delle valli del Taro e del Ceno, ma si è registrato un forte interesse oltre questi stretti confini, a testimonianza di un argomento sentito o quanto meno oggetto di curiosità. Il fatto che si incontrino, il sabato pomeriggio d’estate, in un paese come Borgotaro, circa centocinquanta persone per riflettere di politica è un dato significativo da non trascurare e che dice quanto la gente abbia il desiderio di cambiare per ciò che ne vale la pena.
La seconda considerazione è inerente agli illustri convegnisti. Sia i relatori, il prof. Giuseppe Benelli e il dott. Lorenzo Sartorio, sia le autorità politiche, dai sindaci e amministratori del comprensorio (Bertorelli, Bianchi, Olari, Squeri, Trauzzi e Zerbini) agli uomini politici tra i più rilevanti di Parma (Libe’, Corradi, Bernini, Monteverdi, Fecci, De Matteis, Armellini), hanno condiviso e sostenuto con proposte molto concrete l’idea di una nuova regione emiliano-lunense, appunto Lunezia, quale strumento politico- amministrativo efficace per dare più risalto alle nostre specificità territoriali e maggiori e migliori risposte alle attese dei cittadini.
In terzo luogo è utile riflettere sul momento attuale del dibattito politico-istituzionale.

   (... omissis)

Quelli presenti al nostro Convegno e quelli rappresentati, Sindaco di Parma compreso, hanno già dato la loro adesione: è un buon punto di partenza per formare una lunga e forte catena di condivisione e di solidarietà, di cui dovranno in primo luogo essere protagoniste le popolazioni, con le loro identità, le loro risorse e le loro aspettative. E noi ce ne dobbiamo fare carico, qui e ora.
Rodolfo Marchini.

   Vedi: http://www.lunezia.4000.it/ 

PASSO DEL LAGASTRELLO

Nella giornata del 20 luglio 2007, in località Passo del Lagastrello, si è svolta una “giornata di studio” su Lunezia. I lavori si sono aperti alle ore 10:30, come stabilito e si sono chiusi alle ore 17:30.
Erano presenti n°49 partecipanti, affluiti da varie località della “Regione Lunezia”; hanno presenziato in qualità di “osservatori” numero 16 (sedici) ed in qualità di “partecipanti attivi” numero 33 (trentatrè).

---ooOoo---

L’Associazione Terre Apuane, che ha organizzato il convegno, ha aperto i lavori e “moderato” la riunione nella persona del suo presidente Valter Bay.
Dopo una breve prolusione sulle finalità e “logo” di Terre Apuane esposta dal Bay (il simbolo del “sole apuano”, valorizzazione dei territori apuani, sintetici accenni alla vicenda degli antichi Apuani) gli interventi si sono susseguiti nel seguente ordine con i seguenti argomenti sommariamente sintetizzati.

GLI INTERVENTI

- Valter Bay: apertura lavori, motivi della riunione, illustrazione di cosa sia Terre Apuane, illustrazione del “manifesto” per Lunezia.

- Roberto Corradi: consigliere regionale Regione Emilia Romagna porta il saluto della Regione e formula auguri, Illustra un progetto di legge regionale denominato “Lunezia, regione del gusto e della cultura”, che indica taluni passi pratici per il conseguimento del risultato finale e della realizzazione concreta della Regione Lunezia.

- Giancarlo Biagini: storia dei comitati dell’ 88 ed 89, motivazioni ideali, prime aggregazioni per Lunezia, primi emblemi. Richiesta di passare dall’analisi teorico e storica all’attuazione pratica di procedure concrete. Superare dunque l’utopia e scendere nel concreto.

- Lorenzo Marcuccetti: grande conoscitore della storia apuana ed autore di numerosi libri in proposito, ha illustrato motivazioni ideali e studi concreti sulla omogeneità culturale delle genti di Lunezia.

- Giuseppe Benelli: dopo un breve excursus sulla storia più recente della già esistita Lunezia (ancorché con denominazione diversa) ha ribadito la necessità di Lunezia, con richiami al libro Lunezia ed alle iniziative storiche precedenti (Maria Luigia d’Austria, Carlo Sforza, sen. Micheli, Comitato 1988, Comitato 1989). Ha altresì fornito documentazione comprovante che il progetto della Regione Lunezia (allora denominata Emiliano Lunense) risale al 1946 quando, pur deliberato ed approvato, fu accantonato e rimandato all’ultimo momento. Esiste dunque documentazione comprovante che il progetto non fu “affondato” ma solo posticipato ad una successiva analisi. Benelli dunque chiede che il Capo dello Stato riesamini il progetto come stabilito dai Padri Costituenti.

- Fabio Fecci: sindaco di Noceto ha considerato che tempo addietro aveva ritenuto Lunezia un progetto poco significativo; oggi con i nuovi assetti europei ritiene invece che il progetto Lunezia assuma un significato di importanza strategica ed europea nel’asse Nord- Sud europeo (Brennero-Tirreno) in un’ottica non di spaccatura di territori, ma di coesione di cultura ed economia utile ai tre livelli di osservazione (Lunezia, Italia, Europa).

- Andrea Baldini: in qualità di storico lunigianense, ha riproposto il tema del riconoscimento fra comunità diverse. Senza tale riconoscimento non può esistere il concetto di società in genere e di democrazia reale. Lunezia, sia dunque riconosciuta ufficialmente, così come i luneziani riconoscono le altre comunità piccole e grandi nel massimo rispetto.

   Vedi: http://www.lunezia.4000.it/

A PONTREMOLI IL 21 OTTOBRE 2007 NASCE 

 Associazione "ONLUS" Regione Lunezia

Dopo una preparazione meticolosa di atti burocratici utili a registrare l’Associazione "onlus" Regione Lunezia, è finalmente arrivato il giorno fatidico.
Trovata una sede/recapito ed un responsabile legale, è stato stilato l’Atto costitutivo che riporta i dati essenziali alla registrazione (sede, generalità e firme dei soci fondatori, presidente ad interim).
All’Atto costitutivo è stato abbinato lo statuto che riporta in chiaro le finalità non lucrative dell’Associazione, facendone quindi una “onlus”: organizzazione non lucrativa di utilità sociale.  

Ulteriormente allo statuto sono stati allegati l’elenco dei comuni ricompresi nei confini della Lunezia ed una breve anamnesi storica del progetto; infine cinque cartine illustrative che indicano sia il teritorio luneziano, sia la sua collocazione al centro del Nord Italia.
Ecco il perché di logo e simbolo (un cuore verde con scritta
Lunezia cuore verde d’Europa”) che rappresentano visivamente l’Associazione “regione Lunezia”.

I soci fondatori, in numero di 27, hanno firmato gli atti in Parma, sede principale dell’Associazione. Quindi si sono spostati a Pontremoli nei locali della Cà del Moro dove hanno dato vita alla prima Assemblea dell’Associazione.
In tale assemblea sono state attribuite le cariche sociali provvisorie (ad interim) tali da consentire l’immediato funzionamento del sodalizio; ciò ha dato vita alla delibera numero 1, che abbinata ad Atto costitutivo e Statuto consente di svolgere le prime operazioni burocratiche.

Nel contesto si è prodotta una ulteriore delibera, la numero 2, che stabilisce le procedure comunicative fra soci, al fine di meglio utilizzare le risorse dei singoli e dell’Associazione. In sostanza, considerate le attuali evoluzioni tecnologiche si è convenuto di adoperare al meglio la tecnologia legata ad internet per scrivere, telefonare, fare videoconferenze ecc., riducendo praticamente a zero gli impegni economici dell’Associazione e dei soci tutti.

In finale della riunione si è convenuto di riprendere (questa volta in modo meno informale e più ufficiale) l’azione da svolgersi nei confronti della Presidenza della Repubblica per la riapertura del “caso” Emilia-Lunense (oggi Lunezia) temporaneamente sospeso nel 1946 in fase costituente.
L’Associazione infatti ritiene che i tempi della sospensiva siano ora scaduti ed intende rivolgersi al Presidente della Repubblica in quanto “Garante della Costituzione” per far valere i diritti acquisiti e disattesi quanto a giurisdizione territoriale delle aree oggi luneziane.

Verso le ore 13,30 della stessa giornata del 21 ottobre 2007, la maggior parte dei soci fondatori ha consumato una colazione di lavoro, proseguendo il dibattito che ha toccato temi Apuani di storia, mito, essoterismo, fantasia, politica amministrativa. Insomma “di tutto un pò”, si direbbe con espressione giornalistica. Dopo le fotografie di rito ed i saluti, la riunione si è sciolta.

La sigla ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) indica una categoria tributaria che gli articoli 10 e seguenti del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, prevedono possa essere assunta da associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative e altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente una serie di requisiti. Tale qualifica attribuisce la possibilità di godere di agevolazioni fiscali.

 

LOGO  E  SIMBOLO

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Logo e simbolo, un cuore verde con scritta:

 “Lunezia cuore verde d’Europa” 

che rappresentano visivamente l’Associazione onlus “regione Lunezia”.

LA BANDIERA

Delibera n° 4  – 31 gennaio 2008
- La bandiera della “Regione Lunezia” è una bandiera a tre strisce orizzontali delle stesse dimensioni nei colori (a partire dall’alto) giallo, verde, azzurro rappresentanti rispettivamente il giallo il colore dei campi di grano, il verde la vegetazione dei monti, l’azzurro il mare e le acque interne. Sovrastante alle tre strisce ed in posizione centrale un cuore verde contornato dalle stelle e dai colori dell’Europa.
 
ECHI  DI  CRONACA

       

del 22/10/2007
Lunezia, nasce l'associazione per creare la nuova regione.
IL NUOVO SODALIZIO GUIDATO DA BAY E BENELLI
Lunezia, nasce l'associazione per creare la nuova regione Il progetto è quello di unire sette province con Parma capoluogo Lorenzo Sartorio II Questa volta si fa sul serio. Ed anche i suoi detrattori, d'ora innanzi, ci penseranno due volte a definirlo «sogno» anche se «senza i sogni - ha affermato uno dei padri storici di Lunezia, Giuseppe Benelli - l'uomo non avrebbe fatto le sue grandi imprese.

Le foto
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M. Giuliani
 
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PERSONAGGI

Sen. GIUSEPPE MICHELI  da http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Micheli

Parma, 19 Ottobre 1874 - Roma, 17 Ottobre 1948; è stato un emerito politico italiano.

Laureato in giurisprudenza, seguì le orme paterne ed esercitò per anni la professione di Notaio.  Amico e collaboratore di Romolo Murri, fu eletto deputato per il Partito Popolare Italiano e divenne ministro dell'agricoltura nel secondo governo Nitti (21 maggio 1920 al 15 giugno 1920), incarico che gli venne confermato nel quinto governo Giolitti (15 giugno 1920 al 4 luglio 1921).

Titolare del dicastero dei Lavori Pubblici nel primo governo Bonomi (4 luglio 1921 al 26 febbraio 1922), si schierò successivamente contro il fascismo e partecipò alla difesa di Parma del 1922, divenendo quindi un bersaglio del regime di estrema destra. 

Durante il ventennio mussoliniano si rese irreperibile ma fondò e diresse clandestinamente il quotidiano "La giovane montagna".

Al termine della Seconda guerra mondiale fu deputato all'Assemblea Costituente, ministro della Marina Militare nel secondo governo De Gasperi e senatore della I Legislatura, il tutto con la Democrazia Cristiana. Alla vigilia della Costituente, lancia sul suo giornale “La Giovane Montagna”, l’idea di una grande regione emiliano-lunense "Lunezia" comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli (Alta Lunigiana).

  Vds.:  Giuseppe MICHELI  (Link) 
 MANFREDO  GIULIANI a cura di Giuseppe Benelli

Nato a Pontremoli il 3 dicembre 1882, dopo gli studi liceali frequenta la Facoltà di lettere e filosofia all'Università di Pisa, sentendo forte l'insoddisfazione per la cultura accademica del tempo. Frutto di questo clima è "Apua Giovane" del 1906, la rassegna d'arte, storia e filosofia fondata con Roccatagliata Ceccardi. Nel 1910 dà vita, in un contesto culturale più critico e meno scapigliato, al periodico "Lunigiana" con l'intento di esaminare l'unità etnografica, linguistica, economica della Lunigiana e promuovere in campo amministrativo una provincia che comprenda l'antico territorio del municipio romano e della diocesi di Luni. 

Così la battaglia regionalistica stimola lo studio dei dati preistorici, storici e folcloristici per accertare la coscienza comune della primitiva unità etnica. Proprio l'esperienza di "Lunigiana" determina l'indirizzo di ricerca storiografica di Giuliani. Sia quando studia le tradizioni e gli usi folcloristici dell'Appennino tosco-emiliano, sia quando analizza le vie di comunicazione, determinanti per spiegare il sorgere dei borghi e delle città, lo studioso utilizza tutte le fonti che l'antropologia culturale gli mette a disposizione e che sono estranee alla vecchia storiografia. 

Giuliani, che durante il ventennio fascista è vissuto ritirato attendendo agli studi e alle cure agricole, con la seconda guerra mondiale viene chiamato a far parte del CLN di Pontremoli. Alla fine del conflitto è designato alla carica di sindaco da tutti i partiti politici come uomo libero, non compromesso con la passata dittatura.

A trent'anni dalla morte di Manfredo Giuliani, la sua opera storiografica continua a svolgere un ruolo culturale di grande stimolo per la conoscenza del territorio lunigianese.

L'Associazione "MANFREDO GIULIANI" per le ricerche storiche e etnografiche della Lunigiana è sorta a Villafranca in Lunigiana nel 1969 ad opera di alcuni giovani volontari che, di fronte al degrado e alla decadenza delle tradizioni e di una generale indifferenza nei confronti del patrimonio culturale e ambientale del territorio si è posta l'obbiettivo di ricercare le fonti e di diffondere, attraverso ricerche sul campo e negli archivi, la conoscenza della propria cultura di origine.

  Da: http://www.lunigiana.net/XXsecolo/schede/schedagiuliani.htm
 PIETRO  FERRARI a cura di rugggio

Nato a Filattiera (MS) il 28 maggio 1874, compì gli studi ginnasiali a Pontremoli e quelli liceali a Massa. Conseguì la laurea in medicina a Parma. Si arruolò volontario nella sanità militare in occasione della guerra italo austriaca combattuta sui campi lombardi e finì poi per tornare a Filattiera dove trascorse il resto della vita, svolgendo con grande umanità e passione il propio lavoro di medico, oltre a quello di scrittore storico di Lunigiana, poeta novelliere e agricoltore; morì a Filattiera il 1 febbraio 1945.

  Vds.: Pietro Ferrari  (Link)

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Pubblicato il  08 Novembre 2007

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