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La Lunigiana venne smembrata in epoca
feudale, comunale, delle signorie e successivo periodo della
costituzione degli stati moderni. Questo secolare processo di
disgregazione fu dovuto a un concorso di cause varie. Esso si attuò
nei modi più insospettati, da cui derivarono incoerenti
complicazioni amministrative e territoriali.
Opera non lieve di smembramento fu
compiuta dai Malaspina, che, sebbbene avessero nell'Alta Val di
Magra il feudo più vasto, non riuscirono a formare un'unità
politica.
Ma anche i tentativi espansionistici dei
comuni vicini: Piacenza, Parma, Genova, Lucca, Pisa, nonchè di varie
signorie, alcune delle quali con sede in quegli stessi territori,
contribuirono a tenere smembrata e debole la
Lunigiana.
S'aggiunga, per accrescere questa penosa
situazione, che la Lunigiana fu, in epoca più moderna, oggetto e
teatro di lotta fra Genova, Firenze e Milano.
L'espansione di Genova aveva il carattere
vero e proprio di una integrazione territoriale, spinta verso i suoi
confini regionali, si stabilì nella val di Vara, lungo la riviera,
nel golfo della Spezia, a Sarzana, cercando di raggiungere
Pontremoli ed alcune località dell'Alta Val di Magra.
Milano, conquistato il Pontremolese che
divenne suddito, sia pure saltuariamente, per circa due secoli e
mezzo, al suo dominio.
La infiltrazione di Firenze, per la
tattica adoprata, cioè mediante possessi indipendenti uno
dall'altro, lontani dal governo centrale e considerati quasi
autonomi.
Questi fatti finirono per rendere
stazionarie le condizioni di frazionamento della Lunigiana, e tali
esse si mantennero fino alla rivoluzione francese.
Con la creazione di dipartimenti e
circondari, Napoleone, unendola alla Liguria riportava la Lunigiana
nel complesso regionale del nord dell'Italia, come esigeva la
situazione geografica.
Dopo il congresso di Vienna (1815), la
regione subì altre non facili mutazioni.
- L'alta val di Magra, ovvero il
circondario di Pontremoli e di Bagnone, con i tre comuni della Val
di Taro, passò agli stati parmensi con la denominazzione di
Lunigiana parmense.
- La media Val di Magra, da Villafranca a
Santo Stefano, da Podenzana a Fivizzano, Treschietto compreso,
passò, insieme alla plaga più meridionale della regione, al di là
del bacino della Magra, cioè ai territori di Carrara, Massa e
Montignoso, agli stati estensi con la denominazione di Lunigiana
estense.
- La bassa Val di Magra, da Santo Stefano
alla foce, dal golfo della Spezia al territorio di Lèvanto incluso,
passò agli stati sardi, parte distinta come Intendenza del Levante,
con la denominazzione di Lunigiana Genovese.
Lo stato unitario se, politicamente,
liberò la regione emiliano-lunigianese dal gravame dei piccoli stati
ducali, non pervenne mai, dopo il 1859, ad una basata e chiara
riforma amministrativa a riconoscimento dell'integrità territoriale
della Lunigiana. Chè il termine stabilito in quell'anno come
provvisorio è rimasto più o meno tale finora fra la Liguria e la
Toscana, cioè fra la provincia della Spezia e quella di Massa
Carrara.
Non siamo Toscani, del resto, ancor oggi
i montignosini, e con loro i massesi, dicono "andare in Toscana"
allorchè valicano la Porta Beltrama.
Estratto da "Lunigiana" di Giovanni
Petronilli, editrice S.E.I. da pag. 5 a pag. 8. |