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PIAGNARO  

A Pontremoli (Lunigiana), piagnaro è il nome del Castello, sede del museo delle Statue Stele.

Una leggenda narra che nelle viuzze che salgono verso il castello, nelle notti d'inverno, si possa incontrare un lupo mannaro. Un uomo posseduto dal diavolo inseguito da una muta di cani: per evitare di prenderne il posto bisogna bucargli una mano con una lesina da calzolaio. I brividi, però, li da il paesaggio: un intrico di piccole corti, falsi portali ed edifici medioevali in parte molto malridotti che si affacciano sulla Pontremoli settecentesca che sta ai piedi, incuneata fra i torrenti Verde e Magra che confluiscono in città, dandole la forma di una nave. Il castello, mai del tutto restaurato, è sede del museo delle Statue Stele, menhir preistorici che per secoli (fino all'Ottocento) le autorità religiose locali spaccavano quando venivano rinvenuti nei boschi e nelle campagne. Un'Italia strana, fra Toscana, Emilia e Liguria, incuneata negli Appennini. Un'atmosfera unica e magica.

Dietro il castello c'è una piccola chiesa barocchetta dedicata a Sant'Ilario, ai lati della facciata ci sono due archi che coprono due stradine sterrate, dette del Paradiso e dell'Inferno. Quella dell'Inferno, a sinistra guardando la facciata, è ampia e in discesa. Quella del Paradiso, a destra, è ripida, stretta e sassosa e risale il crinale del colle.
Giovanni Medioli, Milano

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Castello del Piagnaro

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Vicoli del Piagnaro

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Sant'Ilario

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Esemplari di menhirs esposti nel museo di Pontremoli

 

I MÈNHIRS

Sono un tipo di monumento megalitico dell'età eneolitica e del bronzo, costituito da una pietra allungata di forma irregolare, ma talvolta conica o cilindrica; monumenti eretti verticalmente la cui base era infissa nel terreno. Dal bretone: Men Hir = pietra lunga.

È spesso associato con il "Dolmen", e molti studiosi lo mettono in relazione con il culto delle pietre.

I Menhirs sono particolarmente numerosi in Francia; in Italia se ne trovano molti nella penisola Salentina, gruppi minori in Alto Adige, Valcamonica, Valtellina, Val d'Aosta e a Triora in Liguria.

Le staue-stele della Lunigiana, che costituiscono il più numeroso gruppo di monumenti di questo tipo, noto nell'Italia del Nord, se ne contano un centinaio, e Pontremoli ne conserva, nel Castello del Piagnaro, una discreta collezione.

Le statue-stele sono monoliti, talvolta modellati dall'uomo, sui quali sono state eseguite delle istoriazioni. 

MUSEO DELLE STATUE-STELE 

 DELLA LUNIGIANA
Castello del Piagnaro a Pontremoli

Tel. 0187/831439; Orario 9-12/15-18. 

In estate aperto anche il lunedì.

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Il campanone

 

 

IL CAMPANONE

Fu una delle tre antiche torri di avvistamento d'epoca medioevale, fatte edificare da Castruccio Castracani. 

Questa nella foto è la torre mediana, che fu trasformata in campanile, con la sopraelevazione della cella campanaria e del cupolotto coperto di lastre in piombo, e che venne terminato agli inizi del 1600.

IL "LUPO" LUNIGIANESE

Un'oscura leggenda, di un essere fantastico tra uomo e lupo; spauracchio che compare in molte fiabe per bambini, di recente introduzione, quella del lupo mannaro, è stata ambientata nella più antica Pontremoli, capoluogo dell'alta Lunigiana.

In essa è celato un mondo primitivo, rivelatore di un muto sgomento per potenze occulte e mostri insidiosi. Ad avvertire il pericolo, motivato da concrete presenze o dall'inconscio che insorge quando meno siamo preparati, ecco, dalla torre civica, "il campanone" gettare un tocco solenne sul paese: il tocco di notte, l'ora del mistero e delle magie. È questa l'ora del lupo mannaro, per cui è prudente disertare le strade, chiudersi in casa.

La leggenda, che tutti abbiamo sentito narrarci da bambino, è stata scritta in poesia e in dialetto pontremolese da Luigi Poletti, 1864-1967, personaggio d'importanza mondiale per i suoi studi matematici, ma noto in regione per le sue numerose poesie dialettali.

Quanto alla figura del "lupomanaio",mezzo uomo e mezzo cane, titolo così scritto dall'autore, colma di terrore le notti e popola di visioni sgomentanti le vie del borgo, per cui:

  "anche se sei armato di fucile o di pistola, fuggi all'avvertimento della sua voce e, se ti riesce, tira diritto senza guardarlo, perchè se tu lo guardassi potresti morire istantaneamente di paura".

Al  lupomanaio

leggenda pontremolese

di Luigi Poletti

 

Quand l'è 'n ciòchë d' not da vèrs San Zumian

a ven di lamënti mèz òmon, mez can,

ch'i t'mëton ant l'anma 'na përa e 'n mister

che i znoci e la vita tu t'sënt armusnèr!

 

Lè 'l lupomanaio ch'i pass argurlán:

Lè 'n manga d' camisa iè sënza caussòn:

I bat dai Sorchëti fin sovr'al Piagnèr

pr'al foss e l'aldami i s' va 'rantanèr.

 

I can ch'a zir d' nòta ch'i l'han za borì,

(virtù d' ancantesmë!) i càpiton li:

Con lü tùti ansëmal i trëpion e i van:

Lu i bai cmè 'na bestia e i pianz cmè 'n cristian!

 

I gh' ha i cavei driti e l' occ tut assès:

An mèz a la Biédla i pass cmè 'n rodes:

Pr' i  pü stanabüsi ch'a s' pòss mai trovèr,

pr' i  muci d' rumënta lü i s' mët a früghèr.

 

S'i trëv quarca corta ch' l' è buia e sbandà,

a gh' ciap na gran smania d' montèr sü par ca.

E l' è 'na fortüna che 'l ciel i 'abi 'vsü

che trei scalin soli lü il poss montèr sü!

 

Se mai quarca nòta t' al sënt arivèr,

o 'nfila 'n t' na corta ó sérca d' votèr:

Ma s' i t' ha 'nza vistë e iè li ch'i ven.

Eh!... Të tira avanti! Però, bada ben:

 

An gh' mëtr adoss i òci né dèrghe da mënt,

ma tira ben d' lünghë e fa mostra d' gnënt,

e së t' ag' avess anca pistola e baston

scantóna 'dré i müri magara 'n gaton!

 

Parché s' i s' acòrse che t' l' abi guardá,

Tü t' pë rcamandèr l' anma par të, t' sè spacià!

Con tut chi bajuchi lü i t' vol a caval,

e n' gh' è pu d' malissia nè d' fòrsa ch'a val.

 

I disan ch' i sibi pu fort che Sansón,

rabiós cmè 'na tigra norvos cmè 'n leon,

e che sèrti urlassi d' an gola i büt fëra,

che të, povar diaval, t' mër ben da la përa!

 

Quand l' è 'n cio chë d' nòta e t' séntë d' lüntan

chi brüti lamënti mès omon, mès can,

artirt' a ca toga e prima ch'i pass,

të stanga la porta e dagh al cadnass!

                                                Luigi  Poletti