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Aggiornato il 22-02-2008

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O.N.D. 1931

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Festa dell'uva
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Il fregio decorativo del palazzo del Dopolavoro
AUGUSTO  MAGLI

L' attento osservatore che ammira il primo bassorilievo del primo architrave, sulla facciata del palazzo O.N.D., oggi teatro Ferdinando Quartieri di Bagnone, può notare scolpita sulla cornice sottostante, l’iscrizione: "MAGLI D. 1931 A. IX. PRETARI SC.", indicante rispettivamente l’artista ideatore dell’opera ed il nome del Maestro scalpellino che ha eseguito i rilievi.

Augusto Magli (La Spezia, 1890 - ivi, 1962), é uno scultore e pittore artista spezzino che si formò sotto la guida dello scultore Angelo Del Santo e lavorò prevalentemente a La Spezi, in Liguria e in Lunigiana, e agli inizi del secolo collaborò con  l’ Architetto Franco OLIVA di La Spezia alla realizzazione di elementi decorativi plastici per i palazzi che lo stesso Oliva aveva progettato. 

Rara fu la sua apparizione alle rassegne in qualità di scultore, si ricordano solo quelle della "Sindacale" del 1934 e della Rassegna degli Artisti liguri in Argentina, nel 1949. 

Come pittore fu presente alle Quadriennali romane, alle nazionali di Arte Sacra di Bergamo e di Bologna, ai premi del Golfo della Spezia, dove ebbe riconoscimenti (1951 e 1953).

Professore onorario dell' Accademia di Belle Arti di Carrara, mantennne costanti rapporti con Genova, partecipando a diverse collettive. 

La sua intensa attività, trova nella scultura le sue espressioni più significative passando da modelli tardo Liberty al gusto déco sino alle espressioni di arcaismo tipiche degli anni trenta.

Le sue opere sono esposte:

- Genova-Nervi, Galleria d'Arte Moderna.

- La Spezia, Bibioteca Civica; Chiesa Evangelica di via Milano; Palazzo del Ghiaccio; Palazzo della Provincia (figure allegoriche);Teatro Cozzani; Teatro Civico.

- Marinasco, Cimitero: Monumento ai Caduti.

- Bagnone (MS), fregi del palazzo O.N.D., teatro Ferdinando Quartieri, in piazza Europa.

- Orturano di Bagnone (MS) - 14 stazioni della Via Crucis nella Chiesa parrocchiale. 

BIBLIOGRAFIA

A. M. Comanducci, III, 1972, p. 1802; La scultura a Genova.

A. M. Comanducci, III, 1989, pp. 90-92, 280; La scultura a Genova.

C. Chilosi - L. Ughetto, Genova 1995 p. 63; La ceramica.

Da: Dizionario degli Artisti Liguri - a cura di Germano Bevingheli.

Francesco PRETARI (1869-1951) è stato un abile atigiano bagnonese che ha lavorato su incarico del Senatore Ferdinando Quartieri per conto del quale ha realizzato in Bagnone, con mazzuolo e scalpello le opere del Magli e molte altre opere in pietra; nel 1931 venne nominato Cavaliere e insignito della Stella al Merito del lavoro per la scultura in arenaria (macigno) eseguita nel corso della sua lunga attività.  La data riportata sul fregio risulta di alcuni anni anteriore al completamento del palazzo, avvenuto come sappiamo nel 1934. 

Il Catalogo

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Opuscolo voluto dall'Amministrazione per la presentazione del restauro.

Copia reperibile presso la Biblioteca Comunale di Bagnone
PRESENTAZIONE

Il titolo "GESSI RITROVATI" vuole indicare un ritrovamento fortunato fatto negli scantinati del Palazzo Comunale, oggi Palazzo della Cultura, in Bagnone. Sono i pannelli di gesso che servirono da modelli allo scalpellino che realizzò in arenaria i fregi del Teatro Quartieri.

È per questo che mi piace sottolineare il loro riacquistato splendore dall'oblio del tempo e dall'incuria e dall'abbandono degli uomini che avevano ormai perso memoria dell'importanza di questo patrimonio culturale che solo la sensibilità di questa Amministrazione e la passione dell'Assessore alla Cultura, restituiscono oggi al loro splendore e alla loro dignità con la loro apposizione nel luogo simbolo dell'attività istituzionale del Comune: la Sala Consiliare di Piazza Roma.

Mi corre l'obbligo precisare che il doppio sottotitolo dell'opuscolo che accompagna il restauro, mira a specificare il cammino dell'opera d'arte e il significato attuale di averla recuperata e riproposta all'attenzione dei cittadini di Bagnone e di Lunigiana.

Il restauro dei gessi del Teatrp non è un evento a sé ma si inserisce in un progetto di recupero complessivo del Teatro Quartieri, oggi in dirittura d'arrivo, che diventerà il contenitore culturale per eccellenza della Comunità, luogo di spettacolo e di aggregazione quale era la volontà del Senatore Ferdinando Quartieri che nel secolo scorso lo donò alla Comunità.

Non posso non ringraziare l'Accademia di Belle Arti di Carrara nella persona del Suo Direttore Prof. Carlo Bordoni che ha saputo cogliere con grande sensibilità l'appello dell'Amministrazione Comunale e mettere in campo le competenze dell'Istituzione da Lui diretta per realizzare un lavoro di grande qualità artistica riportando i gessi distrutti dagli eventi al loro antico splendore.  on ui ringrazio i docenti del corso Prof. Augusto Giuffredi e Prof. Paolo Bresciani ed i loro collaboratori, oltre agli allievi del corso di restauro dell'anno scolastico 2001/2002 che hanno operato materialmente con competenza e curato la mostra che l'Amministrazione Comunale stessa ha allestito nella Sala Consiliare e di cui si da conto nel Catalogo.

Sottolineo inoltre che questo lavoro nato in sinergia tra Enti con finalità diverse è stato il felice risultato dell'incontro tra il territorio e le sue risorse ed il mondo accademico con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che vanno ben oltre il rendiconto di una attività curricolare di fine d'anno, ma sono il simbolo di quanto il mondo scolastico possa trarre dal territorio e di quanto il territorio stesso possa ricavare da uno stretto rapporto col mondo accademico e scolastico.

Una palestra tecnico-artistica questa del recupero dei gessi del Teatro Quartieri che ha infatti permesso alla popolazione di fruire nuovamente di una importante opera culturale che abbbiamo voluto testimoniare e raccogliere in questo Catalogo dove bene si inserisce la relazione della Prof.ssa Caterina Rapetti che sottolinea il significato di contesto dell'opera in pietra realizzata sul frontone dell'edificio del Teatro dallo scalpellino bagnonese Francesco Pretari, sulla base dei gessi dell'artista spezzino Augusto Magli.

Ai Cittadini resta così possibile capire la temperie culturale e storica entro la quale è nato il Dopolavoro Ferdinando Quartieri poi diventato Teatro Quartieri e il clima intellettuale che prelude ad una visione della vita e del lavoro dell'uomo che ha generato ed ispirato l'artista a quadri di vita rurale che ripropongono le attività tipiche della Lunigiana.

Da ultimo ma non per importanza il lavoro realizzato per recuperare nel loro antico splendore i gessi e più largamente per restituire il Teatro stesso alla collettività vogliono anche essere un omaggio agli artisti che hanno realizzato i lavori: lo scultore e pittore Augusto Magli e il Mº scalpellino Cav. Francesco Pretari al quale si devono molti lavori che hanno caratterizzato l'arredo urbano del nostro Comune, forse l'ultimo artigiano artista della pietra di Lunigiana.

Questo Catalogo vuol essere uno stimolo a percorrere fisicamente ed idealmente un itinerario: da Piazza Roma a Piazza Europa attraverso le varie fasi della creazione di un'opera d'arte, dalla nascita alla sua realizzazione finale nella pietra arenaria del luogo, scolpita e lavorata, ma vuole anche essere un tuffo nel passato, per meglio conoscere tempi e luoghi di un vivere che ha profondamente segnato gli spazi urbani che oggi abitiamo ed il patrimonio culturale che ognuno, come cittadino, si porta appresso, prezioso bagaglio del quale non sempre si ha piena consapevolezza. 

IL SINDACO           

Pierini Dr. Piero        

 
I GESSI DI BAGNONE

 I gessi di Bagnone sono modelli originali in scala 1:1, utilizzati per la traduzione in arenaria che fu poi collocata nel frontone dell'edificio del Teatro Quartieri costruito attorno agli anni 1930. Per meglio chiarirne l'importanza ed il valore si ritiene utile il riassumere a grandi linee alcuni dati tecnici.

Bassorilievo - è un tipo di scultura che utilizza una gamma ridotta di volumi creando l'illusione di una profondità inesistente. Leggere variazioni di modellato che caratterizzano gli elementi figurati e uno spiccato "in sotto squadro" delimita il perimetro stagliandoli dai fondi. Un'attenta osservazione scopre l'ingannno prospettico in quanto figure apparentemente lontane insistono sugli stessi piani di quelle vicine.

I bassorilievi in gesso sono il frutto di un elaborato procedimento. La prima fase riguarda il progetto costituito, quasi sempre, da un disegno in scala ridotta o grande al vero, sulla base del quale si prepara un supporto in legno per l'applicazione di un piano di argilla. Dopo avervi delineato il contorno delle figure, si procede con i volumi ottenuti "in mettere", cioè aggiungendo gradualmente porzioni di argilla in modo da verificare il procedere del lavoro.

Si tratta infatti di precisare continuamente il modellato secondo una serie di valutazioni inerenti i rapporti volumetrici, il chiaroscuro, il dato figurativo, e in questo caso il rapporto con l'architettura. Il modello in argilla, una volta ultimato,  è stato riportato in gesso con la tecnica della "forma persa". Sull'argilla, vari strati di scaliola liquida, sono applicati gradualmente fino a formare uno strato di circa 5/6 cm, ottenendo così un fedele stampo in negativo. Dopo averlo isolato, si applica al suo interno uno strato di scagliola che forma il positivo. Il modello viene liberato rompendo il negativo con scalpello e martello. L'artista, nella preparazione delle opere, tiene conto inoltre del materiale nel quale verrà tradotto il modello.

Un'opera cambierà radicalmente a seconda che venga eseguita in marmo statuario, in bronzo, in legno o come in questo caso in arenaria.  Nei rilievi del teatro l'autore elimina dal modellato ogni particolare minuto a favore di una sintesi che favorisce la visione a distanza, inoltre applica sul gesso stesso una finitura granulosa a spessore che imita perfettamente la grana dell'arrenaria. 

Da questa sommaria descrizione appare chiaramente come l'opera d'arte è costituita, ancor prima che dal lavoro finito, dal modello in gesso. Inoltre l'autore si premura di  non farli imbrattare, durante le fasi di traduzione in pietra, con segni a matita o altri riferimenti impiegati normalmente in operazioni di questo tipo. L'unica traccia di un sistema di riporto delle misure è costituito da un disco in ferro grande meno della testa di una puntina da disegno, nel quale un incavo serviva per la messa in posizione della croce. Questo è stato rinvenuto nell'angolo sinistro in basso nel pannello dell'allegoria del fiume. 

In base a queste osservazioni si può dedurre se è stata impiegata la "machinetta", sorta di braccio regolabile per il riporto dei punti.

Prima del restauro i gessi erano depositati nei magazzini del comune di Bagnone. In precedenza rimasero per lungo tempo appesi al muro nell'officina sottostante al palazzo del dopolavoro. Si tratta di cinque pannelli ed otto stemmi, questi ultimi sono i modelli per le sculture collocate sulle pareti del monumento di piazza Roma nel 1929.

Il loro valore artistico e storico ne giustifica l'intervento di restauro e una adeguata collocazione che restituisca le opere al patrimonio della comunità.

Augusto Giuffredi        

Anna Maria Nicolai       

 
IL RESTAURO DEI GESSI

La data di restauro è compresa nei mesi di Febbraio e Marzo dell'anno 2002.

I Pannelli sono cinque, quattro sono composti da una perte centrale di cm 1,60x75 e da due parti laterali di cm 65x75 in totale cm 290x75; il pannello di centro più grande è c. 400x75, come gli altri con l'aggiunta di due scudi di cm 30x75 rappresentanti uno lo stemma del Comune di Bagnone ed il secondo l'insegna araldica della famiglia Quartieri.

Nella cornice sottoistante il pannello centrale è scolpito: MAGLI D 1931 A. IX. PRETARI SC. La tyraduzione più logica sembra essere: MAGNI DISEGNÒ 1931 ANNO IX ERA FASCISTA. PREATRI SCOLPÌ.

Lo stato di conservazione: pima del restauro i gessi presentavano fratture e mancanze conseguenti a numerosi spostamenti. Ogni pannello era montato con zanche di ferro ad incastro che hanno provocato lacune nella cornice.

L'armatura interna del gesso è costituita da tela di juta a trama stretta, la quale ha assolto solo parzialmente alla propria funzione in quanto ha creato un piano di divisione. Le rotture più numerose sono individuate sui pannelli più grandi a causa del peso e delle dimensioni.

Descrizione di restauro. I pannelli sono stati trasportati nel laboratorio di restauro dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, sede di scultura, il giorno 27 Gennnaio 2002.

 L'intervento di restauro si è articolato nelle seguenti fasi:

1 Pulitura.

2 Fissaggio dello strato sovrapposto.

3 Incollaggio dei pezzi staccati e di quelli fessurati.

4 Integrazioni o ricostruzione delle parti mancanti.

5 Integrazioni crepe di lesione e sbrecciature.

6 Applicazione strato di finitura differenziato.

7 Fissaggio dei tre pannnelli tramite struttura tubolare in acciaio zincato.

8 Finitura cromatica tramite velature ottenute con calce idrata e terre naturali.

9 Fissaggio generale finale con ressina acrilica applicata a spruzzo.

CURATORI DELLA SCHEDA

Castagnini Chiara

Nicolai Anna Maria

HANNO COLLABORATO

Castagnini Chiara, Devoti Sara, Manfredi Fabiola,

Nicolai Annamaria, Vizzoni Simona.

 

IL FREGIO IN ARENARIA DEL DOPOLAVORO

A partire dal 1929, i dirigenti dell’OND cominciano a dedicare le loro energie alla riesumazione e, più spesso, alla reinvenzione di quelle tradizioni popolari che, relegate dallo stato liberale in un ruolo marginale, stavano scomparendo a poco a poco a seguito del diffondersi dell’alfabetismo, dell’urbanizzazione e delle migliorate comunicazioni.
Magli, pur attenendosi all’ideologia del momento, pare differenziarsi dalle forme espressive coeve; le sue figure risultano meno ruvide ed aspre e sembrano ispirarsi ai modi del “verismo sociale”, quella tendenza che, sviluppatasi negli ultimi due decenni dell’Ottocento, è proseguita nel corso del Novecento. Qui, ai toni dell’epica del lavoro, si affianca la descrizione dello spazio domestico o della campagna punteggiata da alberi e fiumi, con accenti intimistici presenti nella presentazione di talune figure femminili.

Non è possibile al momento un confronto con altre opere realizzate dal Magli, la cui esperienza scultorea è in corso di studio, mentre l’attenzione della critica è stata rivolta fino ad ora alla produzione pittorica alla quale si è dedicato a partire dagli anni Quaranta. In questi rilievi si coglie da un lato un riferimento esplicito dell’autore alla plastica quattrocentesca toscana, come nel pannello centrale nel quale in particolare il modello è costituito da Donatello; dall’altro vi è nel fregio la celebrazione di una certa semplicità paesana, sostenuta in quegli anni da Soffici e dal gruppo di Firenze in seno al movimento “Novecento”, in particolare in occasione della prima mostra del Novecento italiano del 1926.

In contrapposizione alla celebrazione della magniloquenza e dell’eroismo ed anche di una certa solennità monumentale che si vanno affermando, quale si osserva ad esempio nelle opere coeve del carrarese Arturo Dazzi, nei nostri rilievi si evocano aspetti “naturali” della vita dell’uomo, in particolare dei ceti più umili rappresentati in iconografie domestiche e nell’atteggiamento intimista di quelle figure femminili con lo sguardo abbassato e le mani abbandonate in grembo.
Con la “fusione di realismo e poesia” celebrata dalla rivista “Gente nostra”, organo ufficiale dell’Opera, si esplicita anche qui l’obiettivo perseguito dall’OND di “abituare il popolo all’ordine, alla disciplina, alla tolleranza della fatica, al vigore del corpo, all’energia dello spirito per garantirlo dall’ozio sempre seguito dalla noia, dalla frivolezza e dal vizio”.

A questo si associa il classicismo un po’ accademico del pannello centrale, secondo il modello culturale che gli organizzatori della cultura dopolavoristica offrivano alle masse popolari.
L’immagine propagandistica che si vuole trasmettere è quella di un mondo rurale operoso ed idillico; sappiamo come in realtà la vita dei contadini lunigianesi fosse ben diversa. Pochi anni prima, nel 1927, erano stati rinnovati i contratti di mezzadria a condizioni più dure dei precedenti, le magre terre spezzettate in piccole proprietà non consentivano un reddito sufficiente spingendo molti all’emigrazione. All’epoca da Bagnone ci si recava per vari mesi dell’anno in barsana, nella val padana, a svolgere l’attività di venditore ambulante per integrare il modesto ricavato dall’agricoltura locale.

Una volta completato, il Dopolavoro comunale di Bagnone diviene punto di riferimento per tutte le manifestazioni del borgo e non soltanto, nel borgo, infatti, si costituisce una filodrammatica.
Nel 1936 il palazzo ospita la “Mostra Popolaresca d’arte Lunigianese” articolata in due Sezioni, Pittura e Artigianato nel cui opuscolo di presentazione sono riportate le varie espressioni di artigianato artistico interessate. Non si può non rilevare come l’esposizione non comprenda manufatti in arenaria scolpita, segno che quella del Pretari è rimasta l’unica esperienza moderna di scalpellino-scultore; la disponibilità del marmo delle vicine cave apuane ha dunque impedito che nella pietra arenaria fossero ancora riconosciute quelle qualità estetiche ampiamente attestate, come si è visto, in tante opere dei secoli precedenti.


Tratto da: Arenaria Pietra della Lunigiana - a cura di:
Prof. GIANFRANCO DI BATTISTINI  DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA TERRA -  UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PARMA
Prof. CATERINA RAPETTI  DIPARTIMENTO DEI BENI CULTURALI -  UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PARMA

 
LA VITA SCOLPITA NELLA PIETRA

La Lunigiana conserva non poche testimonianze di sculture in pietra arenaria, un materiale che ben si presta alla realizzazione di opere architettoniche ed ornamentali e che nel passato sfruttava i molteplici affioramenti presenti. 

Tra gli ultimi esempi di una tecnica che ha caratterizzato per secoli questo territorio emergono i fregi che ornano la facciata del Teatro Quartieri di Bagnone, del quale i gessi recentemente restaurati hanno costituito il modello.

1

Il primo rilievo è dedicato alla lavorazione della pietra e ritrae lo scalpellino che, con punta e mazzuolo, sta scolpendo una cornice, come quella che si osserva negli stipiti della porta del Teatro.  

Nel riquadro centrale è rappresentato l’approvigionamento della pietra con il trasporto del masso che, spinto faticosamente su tronchi con l’aiuto di leve di ferro, viene poi lavorato a colpi di mazza. 

Nell'elemento successivo un muratore è intento alla costruzione di un muro, aiutato da una donna recante un secchio sul capo. 

Questa prima parte del fregio celebra probabilmente la realizzazione dell’edificio stesso, dall’estrazione dei blocchi dalla vicina cava alla muratura, nella quale da varie fonti sappiamo che all’epoca venivano impiegate anche le donne, addette al trasporto dei materiali.

2

Nel pannello soprastante, si rivive il lavoro dei campi con, nella prima scena, l’uomo piegato nell’atto della mietitura del grano che, raccolto in un covone, viene trasportato da una donna. 

Nel riquadro centrale, mentre un’anziana riposa sotto un albero, l’uomo e la donna, con l’aiuto di un asino per il trasporto, si dirigono carichi verso il mulino; l’uomo incede ricurvo sotto il peso del sacco che reca sulle spalle preceduto dalla donna con un involucro sul capo, secondo la tradizione lunigianese. 

Nel terzo, il mugnaio versa il grano nella tramoggia da dove scende lentamente nelle macine sottostanti, mentre la donna attende in disparte.

   

È un ingrandimento del primo bassorilievo che si distacca nettamente dagli altri. Per l’aspetto bonario ed i suoi realistici baffoni, lo scalpellino raffigura Francesco Pretari, l’autore dei rilievi.  Il confornto con i pannelli in gesso evidenzia come questa figura sia l’unica che si differenza dal modello; se ne evince che, probabilmente in corso d’opera, lo scalpellino ne ha modificato i tratti, realizzando il proprio autoritratto.

   

Nel riquadro centrale ingrandito è rappresentato l’approvvigionamento del materiale estratto nella cava, con il trasporto del blocco di pietra che, dopo essere stato sbozzato e riquadrato, viene mosso su tronchi con l’aiuto di pali di ferro e portato sul piazzale dove sarà lavorato.

Il terzo pannello è posto sopra la porta centrale è celebrativo. Illustra simbolicamente il paese di Bagnone rinnovatosi negli anni precedenti con la realizzazione di due importanti opere. Vedi sotto la descrizione del pannnello centrale.
Nei riquadri ai lati due coppie di putti sorreggono dei monumenti, a sinistra una chiesetta con finestre gotiche, alludente al rifacimento della quattrocentesca cappella di Santa Maria, posta nei pressi del palazzo Quartieri, che nel 1928 era stata ricostruita in forme “francescane” ad opera del senatore; i putti sulla destra con espressione dolente mostrano il monumento ai caduti inaugurato nel 1929.

I tre elementi sono separati da due stemmi, il primo è quello del Comune di Bagnone, ed il secondo è l'araldica della famiglia Quartieri.

   

Il bassorilievo centrale è una figura virile che giace distesa entro una valle della quale s’intravedono ai lati i fianchi scoscesi e profondamente incavati e lascia uscire l’acqua da una brocca; si tratta della personificazione del torrente Bagnone che scorre in basso proprio accanto al Dopolavoro.

4

Il quarto pannello è dedicato al mercato, alla vendita dei prodotti del raccolto e l'acquisto di animali e sementi. Nella prima scena l’uomo è intento a trattare l’acquisto di un grasso maiale con una donna che solleva le mani indicando il numero otto con le dita, probabilmente il prezzo richiesto oppure il peso espresso in pesi.  Nel riquadro centrale si rappresentata la famiglia che conduce al mercato gli animali allevati: un giovane cammina conducendo un vitello, seguito dalla donna che tiene per mano un bimbo affiancato da un agnello. Nel terzo riquadro fa seguito la compravendita delle castagne tra due donne ritratte nell’atrio di un’abitazione; in primo piano sacchi colmi, dei quali uno, ancora chiuso a terra, è probabilmente l’oggetto dell’acquisto. 

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Nel quinto pannello si leggono scene di vita domestica. Newl primo quadro una donna seduta con le mani in grembo presso una fonte è intenta ad attingere l’acqua con un secchio. Segue nel riquadro centrale la rappresentazione della veglia nel gradile, in quanto il fuoco arde al centro della stanza. È questo il momento serale durante il quale tutta la famiglia si raccoglie e riposa intorno al focolare. Nell'ultima scena, la protagonista è ancora una donna raffigurata intenta a filare con la rocca e l’arcolaio, lo sguardo rivolto verso una finestra aperta sulla quale è posato un vaso di fiori, mentre accanto a lei un gatto fa le fusa.
 
LE  OPERE  IN  ARENARIA

Ciò che caratterizza Bagnone è la sua storia e l'antica tradizione nella lavorazione della pietra arenaria di cui i territorio circostante è ricco. Essa risale ad epoche lontane, i ruderi di antichi castelli, vecchi manufatti, antiche proprietà rifulgono di esempi d'ogni genere. L'uso della pietra arenaria nelle costruzioni, fece sorgere vere e proprie scuole, dove lo scalpellino principale o Maerstro d'arte, insegnava nella sua cava ai vari allievi l'uso dello scalpello e del mazzuolo, il verso ed il taglio della pietra, la rifinitura della medesima specie per i lastricati stradali e nelle opere di rifinitura dei portali e delle finetre. Era un vero mestiere, oggi abbandonato. 

Il visitatore che giunge a Bagnone, guardandosi attorno, in basso o in alto, può ammirare pregevoli testimonianze di questo singolare patrimonio artistico: portali, mascheroni, stemmi, fregi, bassorilievi e numerosi elementi decorativi, pietre angolari, termini e soprattutto numerose Maestà elementi questi che spesso passano inosservati all'occhio del turista ma che esistono e che devono essere  scoperti.

Si consiglia di osservare in piazza Roma il maestoso porticato del Monumento ai Caduti, le colonne del portico del palazzo del comunale, la casa dello stesso scalpellino Pretari, le colonne e gli archi del Borgo di Bagnone, sotto i suoi portici si nascondono capitelli oltre ai portali d'entrata di case borghesi; da non dimenticare le chiese di San Rocco, di Santa Maria, e la meravigliosa chiesetta del Castello col campanile; La caserma della guardia civica in piazza Italia; ed in piazza Europa l'edificio O.N.D. sede del teatro Quartieri; il Cimitero di Bagnone e gli edifici nelle Contrade e al Pontevecchio.

Nei dintorni di Bagnone sono sparse antiche vestigia, ruderi di Castelli, Chiese e Cimiteri d'epoche antichissime, e per completare non si deve trascurare di visitare anche dall'esterno, entrando da una porta fiorentina, il Borgo ed il Castello di Castiglione del Terziere; da non dimenticare le numerose Frazioni del Comune, tutte con identiche caratteristiche strutturali.

Chi ha dato impulso all'uso della pietra arenaria, è stata la cultura delle nostre genti, e negli anni venti e trenta del passato novecento sono state infatti realizzate a Bagnone vere opere d'arte, volute dall'allora Senatore del Regno Ferdinando Quartieri, quali il palazzo O.N.D. la cui facciata viene ornata da architravi a bassorilievo scolpiti nella pietra arenaria; bifore e balconi su mensoloni in pietra decorano le altre facciate del palazzo. In piazza Roma il maestoso porticato che ospita in memoria dei Caduti, una  statua in bronzo opera dello scultore Prof. Fausto Corsini di Siena, riproducente la Vittoria alata, la Nike di Samotracia, esistente nel museo del Louvre di Parigi, completata di testa e di braccia.

Contemporaneamente all'ingrandimento della residenza Quartieri, che è stata possibile con la cessione da parte dei Soci dello stabile dell'antico teatro dei Ravvivati, a cui il Senatore ha contraccambiato regalando a Bagnone prima e cedendolo all'O.N.D. poi, il complesso di piazza Europa. 

Nell’Ottobre 1934 il Mº Pretari partecipò al rifacimento della facciata, dei loculi interni del cimitero e delle cappelle gentilizie, su disegno dell’Architetto Praiër.

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Pubblicato il 18-01-2008

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