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"TORRE
DI DANTE"
A
MULAZZO
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Mulazzo,
situato sulla riva opposta del fiume Magra e situato di fronte al
borgo di Filattiera, è considerata una delle sedi storiche
malaspiniane più importanti della Lunigiana feudale. Fu,
infatti, uno dei più antichi possedimenti
dei Malaspina ai quali venne affidato, nel 1164, dall'imperatore
Federico Barbarossa.
Questo
antico borgo divenne, nel 1221, la capitale dei feudi dei Malaspina dello Spino
Secco e qui Dante, secondo una tradizione non supportata da alcun documento, fu
ospitato dai Marchesi nel 1306, per mediare la pace tra loro e i vescovi di
Luni. Dell'imponente torre esagonale, che domina Mulazzo, probabilmente di epoca
bizantina, chiamata appunto "Torre di Dante", rimane soltanto il
basamento, mentre rimangono solo pochi ruderi a testimoniare l'esistenza di due
castelli ubicati, in luoghi e tempi diversi, all'interno delle mura del borgo.
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Epistola
IV di Dante
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A Moroello Malaspina
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Cinque anni dopo il suo esilio, Dante fu ospite dei Marchesi Malaspina
in Lunigiana, dove trattò, e portò a compimento il 6 ottobre 1306, la
pace tra alcuni di essi e il Vescovo di Luni. Dalla Lunigiana si pensa
che sia passato nel Casentino e dimorasse per un po' nei castelli dei
Conti Guidi. |
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In questa lettera,
scritta molto verosimilmente nel 1307, Dante si rivolge a Moroello
Malaspina e narra che appena giunto sulle rive dell'Arno ( che traversa
per lungo tratto il Casentino), gli era apparsa davanti agli occhi una
donna, e che, malgrado ogni suo sforzo, Amore gli aveva cacciato via
dalla mente ogni proposito di tenersi lontano dalle donne e dalla poesia
amorosa e lo aveva completamente sottomesso alla propria signoria. E
affinché meglio Moroello comprendesse la forza di questo amore, Dante
univa alla lettera un componimento poetico su tale argomento. |
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Che Dante si fosse
innamorato di una donna del Casentino, alcuni biografi lo avevano
scritto, ma né di lei né del componimento conosciamo qualcosa. Qualche
critico ipotizza che si sia trattato della canzone: Amor, dacchè
convien pur ch'io mo doglia, nella quale (stanza 5 e tutta la
chiusa) parlano di un nuovo innamoramento di Dante e descrivono
abbastanza chiaramente il Casentino. |
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Riportiamo
la canzone: |
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Amor,
da che convien pur ch'io mi doglia
perché la gente m'oda,
e mostri me d'ogni vertute spento,
dammi savere a pianger come voglia,
sì che 'l duol che si snoda
portin le mie parole com'io 'l sento.
Tu vo' ch'io muoia, e io ne son contento:
ma chi mi scuserà, s'io non so dire
ciò che mi fai sentire?
chi crederà ch'io sia omai sì colto?
E se mi dài parlar quanto tormento,
fa', signor mio, che innanzi al mio morire
questa rea per me nol possa udire:
ché, se intendesse ciò che dentro ascolto,
pietà faria men bello il suo bel volto.
Io
non posso fuggir ch'ella non vegna
ne l'imagine mia,
se non come il pensier che la vi mena.
L’anima folle , che al suo mal s’ingegna,
com’ella è bella e ria,
così dipinge, e forma la sua pena;
poi la riguarda, e quando ella è ben piena
del gran disio che de li occhi li tira,
incontro a sé s’adira,
c’ha fatto il foco ond’ella trista incende.
Quale argomento di ragion raffrena,
ove tanta tempesta in me si gira?
L’angoscia, che non cape dentro, spira
fuor de la bocca, sì ch’ella s’intende,
e anche a li occhi lor merito rende.
La
nimica figura, che rimane
vittorïosa e fera
e signoreggia la virtù che vole,
vaga di se medesma andar mi fane
colà dov’ella è vera,
come simile a simil correr sòle.
Ben conosco che va la neve al sole,
ma più non posso: fo come colui
che, nel podere altrui,
va co’ suoi piedi al loco ov’egli è morto.
Quando son presso, parmi udir parole
Dicer: "vie via vedrai morir costui".
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Allor
mi volgo per vedere a cui
Mi raccomandi; e ‘ntanto sono scorto
Da li occhi che m’ancidono a gran torto.
Qual
io divengo sì feruto, Amore,
sailo tu, e non io,
che rimani a veder me sanza vita;
e se l’anima torna poscia al core,
ignoranza ed oblio
stato è con lei, mentre ch’ella è partita.
Com’io resurgo, e miro la ferita
Che mi disfece quand’io fui percosso,
confortar non mi posso
sì ch’io non triemi tutto di paura.
E mostra poi la faccia scolorita
Qual fu quel trono che mi giunse a dosso;
che se con dolce riso è stato mosso,
lunga fïata poi rimane oscura,
perché lo spirto non si rassicura.
Così
m’hai concio, Amore, in mezzo l’alpi,
ne la valle del fiume
lungo il qual sempre sopra me se’ forte:
qui vivo e morto, come vuoi, mi palpi,
merzé del fiero lume
che sfolgorando fa via la morte.
Lasso, non donne qui, non genti accorte
Veggio, a cui mi lamenti del mio male:
se a costei non ne cale,
non spero mai d’altrui aver soccorso.
E questa sbandeggiata di tua corte,
signor, non cura colpo di tuo strale:
fatto ha d’orgoglio al petto schermo tale
ch’ogni saetta lì spunta suo corso;
per che l’armato cor da nulla è morso.
O
montanina mia canzon, tu vai:
forse vedrai Fiorenza, la mia terra,
che fuor di sé mi serra,
vota d’amore e nuda di pietade;
se dentro v’entri, va’ dicendo: "Omai
non vi può far lo mio fattor più guerra:
là ond’io vegno una catena il serra
tal che, se piega vostra crudeltate,
non ha di rotornar qui libertate ".
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Il
capostipite dei Malaspina, Corrado (Iº) l'Antico, divise i possessi feudali
col cugino Obizzino e lasciò cinque figli; di uno di questi era figlio quel
Corrado che Dante incontra nel Purgatorio.
Il
secondogenito, Moroello, divise il casato nelle quattro branche dei Mulazzo,
Giovagallo, Villafranca e Val di Trebbia.
Di
Moroello Malaspina i critici ne hanno individuato soprattutto due (di un terzo
evitiamo di parlare perché al tempo dei fatti era un bambino e non era ancora
maggiorenne quando nel 1319 gli morì il padre):
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Moroello III capitano di parte
Nera, marchese di Giovagallo, nominato da Dante nell' Inferno, XXIV,145,
e chiamato "...vapor di Val di Magra", il quale nel 1302 inflisse ai
Bianchi la nota sconfitta di Campo Piceno, cui allude nei versi seguenti:
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24.140
"Ma perché di tal vista tu non godi,
24.141
se mai sarai di fuor da' luoghi bui,
24.142
apri li orecchi al mio annunzio, e odi:
24.143
Pistoia in pria d'i Neri si dimagra;
24.144
poi Fiorenza rinnova gente e modi.
24.145
Tragge Marte vapor di
Val di Magra
24.146
ch'è di torbidi nuvoli
involuto;
24.147
e con tempesta
impetuosa e agra
24.148
sovra Campo Picen fia
combattuto;
24.149
ond'ei repente spezzerà la nebbia,
24.150
sì ch'ogne Bianco ne sarà feruto.
24.151
E detto l'ho perchè deler ti debba!".
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Questo Moroello fu
figlio di Manfredi I (quindi cugino di Corrado II e nipote di Corrado I,
ricordati nel canto VIII del Purgatorio, vedi sopra), sposò Alagia del Fiesco
(vedi Purgatorio
XIX,142).
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19.139 Vattene
omai: non vo' che più t'arresti;
19.140 ché la tua stanza mio pianger disagia,
19.141 col qual maturo ciò che tu dicesti.
19.142 Nepote ho io di là c'ha nome Alagia,
19.143 buona da sé, pur che la nostra casa
19.144 non faccia lei per essempro malvagia;
19.145 e questa sola di là m'è rimasa.
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Moroello
III, secondo Boccaccio, ospitò Dante a Fosdinovo, ingiungendogli di scrivere la
Commedia, e se le informazioni collimano, si trovò Alagia tra
i piedi.
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Moroello figlio di Obizzino, Marchese
Malaspina, residente nel Castello del Malnido di Villafranca Lunigiana, che il 6
ottobre 1306 insieme al fratello Corradino
e al cugino Franceschino Malaspina di
Mulazzo, affida a Dante il compito di procuratore per trattare la pacificazione
con Antonio Vescovo di Luni.
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L'epistola,
molti ragionevolmente propendono sia stata scritta per il secondo Moroello, ma
qualcuno, come il Witte, uno dei primi studiosi, spostando la data della
scrittura della lettera al 1310, optano per il primo. É difficile pensare che
Dante potesse rivolgere una tale lettera a un personaggio di parte avversa
(Nero), fiero e vecchio soldato, che, oltre a battere i Bianchi a Campo Piceno
presso Serravalle, pose pure l'assedio a Pistoia, ultimo rifugio dei
Ghibellini toscani, riducendola alla fame, e occupando la città in nome
di Lucca e di Firenze e governandola col titolo di Capitano del popolo.
Ad
un fiero avversario e vecchio soldato non si può scrivere una lettera in cui
si parla d'amore, e di un amore casareccio.
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©
Proff. Giuseppe Bonghi
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http://www.fauser.it/biblio/intro/intro045.htm
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Spinetta
il
Grande (1282-1352), del ramo di
Verrucola e Fivizzano, fu il restauratore delle fortune della
famiglia, perché dopo la morte di Castruccio estese i propri
territori, s’impadronì della stessa Sarzana (1334-1343),
sede del Vescovo di Luni, e diede origine al marchesato di
Fosdinovo, nucleo del futuro principato di Massa.
Nella
foto a fianco il
monumento equestre, tardo-gotico, a Spinetta
Malaspina il Grande. |
Il
Castello
"La
Verrucola"
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TORNA
IN
ALTO |
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Un
grande navigatore ed esploratore |
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Alessandro Malaspina, nacque a Mulazzo il 5
novembre 1754 dal marchese Carlo Morello e da Caterina Meli
Lupi di Soragna, del ramo dello Spino
Secco.
Navigatore ed esploratore, fu al servizio della Spagna; nel
1781 compì un viaggio di circumnavigazione del globo che
portò a compimento in soli 18 mesi.
Più importante fu la spedizione successiva,
da lui condotta a scopo scentifico e durata 5 anni
(1789-1794), sulle coste occidentali dell’America, dalla
Patagonia all’Alaska sud-orientale. |
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In Alaska, da lui prende nome un ghiacciaio:
"Ghiacciaio Malaspina".
Dall’Alaska
raggiunse poi la Nuova Zelanda e l’Australia. Tornato in Spagna,
mentre attendeva alla rielaborazione dei dati scentifici raccolti,
fu imprigionato per cause politiche. Liberato nel 1802 dopo sette anni
di prigionia, poté alla fine tornare in
patria.
Nel 1807 ebbe le prime avvisaglie di un male incurabile; il 9 aprile
1810, spirò, in Pontremoli, alle dieci pomeridiane.
Prossimamente
in Cile appariranno alcuni studi di
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A.
Malaspina
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Dario Manfredi, direttore
dell'archivio malaspiniano di Mulazzo, che analizzano
quattro trattati che Malaspina scrisse quando fu imprigionato
nel Castello di San Antonio de La Coruña (1796-1802). Particolarmente interessanti
sono il trattato sulla bellezza e
quello sul Don Chisciotte di Cervantes. Alessandro
Malaspina, un illustre lunigianese in Messico
nel
XVIII secolo.
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Vancouver
Canada |
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NEW
YORK, 21 GIUGNO 2001
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Per
gli anni dal 2002 a tutto il 2004, in collaborazione
con il centro studi Malaspiniani di Mulazzo, "7
Roses" ripercorrerà la rotta del Pacifico della
spedizione scientifica di Alessandro Malaspina che, tra il
1791 ed 1793 portò il Navigatore e scienziato Lunigianese ad
esplorare le coste dell'America Settentrionale fino
all'Alaska, le isole Marianne, le Filippine, le Tonga e
l'Oceania.
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http://qn.quotidiano.net/art/2001/06/21/2298367
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TORNA
IN ALTO
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Alessandro
Malaspina
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un
illustre parmense in Messico
nel XVIIIº secolo.
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a cura del Ministero degli
Esteri Italiano
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Alessandro
Malaspina nacque a Mulazzo, in Lunigiana, allora appartenente
al ducato di Parma, il 5 novembre 1754, dal marchese Morello e
da Caterina Melilupi dei principi di Soragna. Trascorse la
giovinezza in un ambiente raffinato, ricevendo un’educazione
che ben presto lo distinse nella corte parmense. A 20 anni
lasciò i patri lidi per entrare alla Scuola Navale di Guardia
Marina della città di Cadice. Ebbe cosí inizio la sua
brillante carriera nella marina spagnola.
Due
mesi dopo il suo ingresso nella Scuola Navale fu promosso
allievo scelto, per essersi distinto nella guerra contro i
Mori di Melilla. Nel 1775 intraprese un viaggio attraverso l’Atlantico,
l’Oceano Indiano e il mar della Cina. In quella primavera fu
promosso guardiamarina e nel 1778 ottenne il grado di tenente.
L’anno seguente prese parte, agli ordini di Langara, al
combattimento di Capo Santa Maria, a bordo della nave
"San Julián", contro le forze navali inglesi. Nel
1782, come tenente, combattè nuovamente contro le forze
inglesi, questa volta di Eliot e del conte Howe. Alla fine del
mese di ottobre di quell’anno fu promosso capitano di
fregata. La pace firmata tra la Spagna e l’Inghilterra gli
permise di assumere il comando della fregata Ascensión, con
la quale fece il secondo viaggio per i mari dell’Oriente,
Cina, Oceania, ritornando a Cadice nel 1784.
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|
Al
suo ritorno fu nominato tenente della Compagnia delle Guardie
Marine del porto di Cadice, incarico che tenne per poco tempo.
Nel 1786 si stava preparando una spedizione al Cabo Hornos
(Capo Horn) e Malaspina chiese di essere incluso fra il
personale scelto a tale proposito. Malgrado ogni tentativo,
non fu ammesso, in compenso gli fu affidato il comando della
fregata Astrea, vascello di eccezionali qualité nautiche, che
faceva parte della Reale Compagnia delle Filippine. Con quella
nave fece la terza circumnavigazione della terra, che fu di
grande importanza per l’esperienza acquisita e per temprare
lo spirito a più audaci imprese, come sarà nel 1789 l’organizzazione
della spedizione scientifica che lo porterà nella Nuova
Spagna e nei mari dell’Oriente.
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Al
suo ritorno, nel maggio 1788, aveva acquisito una grande fama
come esperto navigatore e la sua opinione era tenuta in
elevata considerazione. Fu interpellato a proposito di aprire
una scuola di pilotaggio a Manila. Malaspina aveva allora 34
anni, di cui 14 spesi al servizio della marina spagnola.(cfr:
Virginia González Claverán: la expedición cientifica de
Malaspina en Nueva España, 1789-1794, El Colegio de México,
1988, p.26).
La
proposta di una spedizione scientifica nella Nuova Spagna e
nelle isole del Pacifico ebbe immediatamente l’appoggio del
ministro della Marina, Antonio Valdés; "godeva della
stima del ministro, per essere un uomo colto e raffinato, che
sapeva ugualmente comandare un equipaggio e godeva di notevole
fama, con un grande senso dell’onore, e sapeva come
organizzare una spedizione di grande importanza scientifica,
curando tutti i particolari possibili per una completa
realizzazione della stessa".(ibidem pp.26-27).
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Furono
allestite due corvette, una al comando del capitano José
Bustamante y Guerra, la "Atrevida", l’altra, la
"Descubierta", agli ordini del Malaspina, che
salparono dal porto di Cadice il 30 luglio del 1789. Ognuna
aveva 102 uomini a bordo tra marinai, truppa, pittori,
scienziati ed altro personale. Si diressero dapprima verso le
isole Canarie e successivamente navigarono verso sud-est; dopo
52 giorni di navigazione nell’Atlantico giunsero al porto di
Montevideo. Qui si organizzarono le prime ricerche
scientifiche del vasto territorio, con l’appoggio in Buenos
Aires del vicerè, marchese di Loreto. Rilevarono le coste del
continente tra Porto Deseado e Porto Negro, mentre i
naturalisti andavano alla ricerca di esemplari sconosciuti.
Ebbero contatto con i patagoni; successivamente si diressero
verso le isole Malvine (o Falkland). Nel mese di gennaio
attraversarono lo stretto di Magellano, "arrivarono all’isola
di Chiloé dove svolsero importanti osservazioni
astronomiche" (ibidem, p.27). A metà del mese di marzo
le due corvette entrarono nel porto di Valparaiso. Qui si
dedicarono ad altre ricerche scientifiche, mentre lo
scienziato ceco Tadeo Haenke, che faceva parte della
spedizione ed era rimasto a Montevideo, raggiunse gli altri a
Santiago del Cile, alla fine di marzo, con una raccolta di
1.400 piante nuove o non ben conosciute dai botanici del
tempo.
Il
14 aprile le due corvette levarono le ancore e si diressero
lungo le coste peruviane ed equatoriane, toccarono i porti del
Callao, di Guayaquil, per giungere poi a Panamá. Continuarono
i rilievi delle costee gli studi delle zone fino allora ignote
dal punto di vista scientifico. Alla fine di dicembre le due
corvette si diressero verso il Nord, separandosi, per arrivare
al porto di Acapulco il 1 febbraio del 1791, la
"Atrevida", e il 27 marzo la
"Descubierta".
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Malaspina
si diresse alla capitale della Nuova Spagna, per prendere
contatto col vicerè, conte di Revillagigedo: "qui lo
stesso vicerè e tutte le persone dotte della capitale ci
fornirono libri, notizie utili sulle condizioni del paese e
sulle ricerche scientifiche da fare" (ibid..p.27). Il
contatto col vicerè fu molto proficuo: tutti e due erano d’accordo
che bisognava dare una maggiore autonomia alle colonie d’oltremare.
Secondo
i piani stabiliti dalla corte spagnola, Malaspina avrebbe
dovuto fare un viaggio intorno al mondo, circumnavigarlo, una
campagna che lo avrebbe dovuto spingere fino a 60 gradi di
latitudine Nord, per poter osservare le spedizioni russe e le
loro basi sulla costa del Pacifico.
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Invece
Malaspina credette conveniente, dopo le ricognizioni e i
rilievi fatti nelle Filippine, in Cina e in altri punti del
Pacifico, ritornare verso il continente americano, allo scopo
di continuare i rilievi delle coste, di completare i dati per
future carte nautiche: "Decise allora, stando a Città
del Messico, di nominare una commissione di otto persone, che
sarebbe rimasta nel Vicereame, divisa in due gruppi: una di
naturalisti e l’altra di cartografi, astronomi e addetti
alla raccolta del materiale vario, da ordinare, catalogare e
spedire".
Il
tenente Antonio Pineda fu designato responsabile del gruppo
dei naturalisti ai cui ordini stavano il botanico Née, il
pittore José Guío e lo scrivano Juan de Villar. Dovevano
fare ricerche fino al febbraio del 1792, successivamente
avrebbero dovuto imbarcarsi ad Acapulco sul galeone di Manila,
per continuarle nelle Filippine. Pineda avrebbe studiato il
sottosuolo del paese e le miniere del vicereame; egli invece
si interessò pure della zoologia e della botanica delle zone
visitate. Lasciandoci interessanti descrizioni di piante e
della distribuzione della vegetazione messicana nel vasto
territorio che percorse.
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Il
Née, contrattato specificamente per studiare la flora delle
zone che avrebbe esplorato la spedizione Malaspina, non si
limitò alla raccolta e alla descrizione delle piante, ma
studiò anche gli usi e i costumi dei "negritos"
delle Filippine e degli aborigeni australiani. Disseccò
animali, esplorò miniere, fu il primo naturalista a penetrare
in molte zone vergini del nuovo continente e a studiarle dal
punto di vista scientifico. |
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Altro
personaggio importante della spedizione era l’ufficiale
Dionisio Alcalá Galiano, responsabile della missione
scientifica nella Nuova Spagna. I suoi due compiti erano:
ordinare il materiale raccolto, catalogarlo, inviarlo a
Veracruz con ogni garanzia, elencarlo minutamente e spedirlo a
Madrid al ministro Valdés; coordinare e partecipare
attivamente alle operazioni riguardanti le osservazioni
astronomiche, allo scopo di perfezionare le carte nautiche.
Alle sue dipendenze erano i tenenti Manuel Novales e Arcadio
Pineda, fratello di Antonio. Arcadio Pineda fu incaricato di
trascrivere ogni tipo di informazione, storica, politica,
sociale e scientifica, riguardante la Nuova Spagna, dal tempo
degli antichi abitanti della valle Anáhuac a quel momento.
Con la defezione del pittore Del Pozo, Malaspina riuscì a
contrattare due pittori italiani, Fernando Brambilla,
milanese, e il parmense Giovanni Ravenet, a cui dobbiamo
interessanti riproduzioni dei paesaggi e degli abitanti della
Nuova Spagna e di altri luoghi visitati dalla spedizione. I
disegni e i quadri del Brambilla e del Ravenet -
indipendentemente dai loro meriti tecnici ed artistici -
contribuirono a dare maggior importanza al lavoro svolto da
tutta l’equipe agli ordini di Malaspina, fino a dare una
testimonianza importantissima sulla Nuova Spagna alla fine del
secolo XVIII, da un punto di vista paesaggistico,
architettonico ed etno-antropologico.
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La
spedizione rimase nel vicereame messicano dal marzo al
dicembre 1791, cercando di raccogliere la maggior quantità
possibile di materiale e studiando il paese con il maggior
impegno scientifico. Il conte di Revillagigedo appoggiò con
ogni mezzo la missione scientifica, manifestando una aperta
simpatia per il Malaspina e per i suoi collaboratori,
impegnati in un’impresa ardua ed affascinante. Il 20
dicembre di quell’anno le due corvette lasciarono il porto
di Acapulco, con rotta verso le Filippine. A Manila
morì Antonio Pineda, già nominato colonnello; un monumento
eretto in sua memoria ricorda il suo contributo alla
spedizione. Terminate le esplorazioni nei mari limitrofi alle
Filippine, le navi fecero ritorno verso il continente
americano, giungendo al porto di Callao il 31 luglio
1793. Dopo un periodo di riposo, la spedizione riprese la sua
opera di ricerca scientifica in territorio peruviano, fino al
6 novembre dello stesso anno, data in cui le navi intrapresero
il loro viaggio - con alcune soste lungo la rotta - verso lo
stretto di Magellano. Qui le due corvette si separarano e
proseguirono separatamente le loro ricerche e la loro
navigazione, fissando il porto di Montevideo come
punto di ricongiungimento, dove si ritrovarono nel febbraio
1794. Questa nuova sosta fu proficua per il rilevamento di
nuovi dati astronomici e per correggere la carta della foce
del Rio de la Plata, tracciata nel 1789. Alcuni di quei luoghi
furono rivisitati per accertare i dati raccolti in precedenza
e constatare l’esattezza del loro riporto nelle carte
nautiche e i rilievi delle zone esplorate.
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In
quel momento le relazioni tra Spagna e Francia erano tese e si
temevano attacchi da parte di navi francesi, rischio di fronte
al quale le due navi di Malaspina non sarebbero riuscite a
sostenere uno scontro, non essendo armate con mezzi da
combattimento. Per tale motivo si aggregarono alla flotta di
Lima che si apprestava a salpare alla volta della Spagna.
Questo avveniva il 21 giugno 1794; la navigazione dell’intera
flotta si svolse senza contrattempi, fino a raggiungere il
porto di Cadice il 20 settembre 1794.
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La
spedizione scientifica era durata cinque lunghi anni e
Malaspina, giunto a Madrid, giustamente si attendeva una
grande accoglienza a riconoscimento per l’ardua e importante
impresa condotta a termine nell’interesse della Spagna. L’accoglienza
non gli venne negata, ma la situazione del momento non gli
poteva consentire di assaporare i frutti della gloria : la
Spagna era sul punto di dichiarare guerra alla Francia
repubblicana. I mesi a cavallo tra il 1794 e il 1795
registrarono una grave tensione politica e Malaspina, uomo
generoso e preoccupato della situazione, stese un progetto di
pace tra le due nazioni, che presentò al Ministero. Fu un
fatto grave, che gli attirò la sorda opposizione del favorito
del Re Carlo IV, Manuel Godoy, il quale vedeva malvolentieri l’ingerenza
di uno straniero negli affari politici del paese, soprattutto
perché temeva che Malaspina, allora uomo del momento, lo
avrebbe potuto scavalcare nei negoziati di pace tra i due
paesi e assurgere a personaggio di grande importanza nella
corte. Si diceva anche che Malaspina avrebbe occupato il posto
del ministro di marina, Valdés, il patrocinatore della
spedizione navale. Erano soltanto voci, fatte circolare per
rendere la situazione sempre più tesa tra i due uomini.
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Nel
1795 Alessandro Malaspina si vide coinvolto in un complotto,
organizzato dagli amici del ministro Aranda per far cadere
Godoy; fra essi figurava il parmense, che cadde nella trappola
tesagli dai vari dignitari di corte, gelosi della sua fama e
vicini alla regina Maria Luisa. Malaspina venne arrestato
insieme agli altri congiurati. Il 25 novembre 1795 si riuniva
il Consiglio di Stato, alla presenza dei sovrani, occasione
utile a Godoy per protestare la sua lealtà alla Corona e per
lanciare una requisitoria contro Malaspina e la sua fazione.
Alcune defezioni di personaggi che non volevano inimicarsi
Godoy provocarono la manifestazione di fiducia del re nei
confronti di quest’ultimo e la contestuale accusa di
sedizione per Malaspina, accusato inoltre di insultare
"la Sovranitá della Corona e del Paese che ingiustamente
considerava scontento della situazione". Il verdetto fu
reso noto solo nell’aprile del 1796, dopo che l’accusato
era già stato degradato e condannato a dieci anni di
fortezza, da scontare nel castello di Sant’Antonio (nella
Coruña), dove era stato trasferito nei primi giorni di quell’anno.
Alla caduta di Godoy, nel 1798, si pensava alla liberazione
del Malaspina, ma ciò non avvenne; gli fu commutata la pena
dal carcere al confino, per cui venne alleviata la reclusione.
I buoni amici Greppi, Melzi e Gravina cercarono di confortarlo
con lettere, aiuti economici, libri che egli lesse avidamente
nell’intento di approfondire lo studio della storia di
Spagna. L’inverno galiziano del 1799 aveva messo a dura
prova le condizioni del prigioniero e si resero necessarie
intense cure. Nel 1802, l’amico conte Melzi, nominato vice
presidente della Repubblica d’Italia voluta da Bonaparte,
venne in soccorso dell’amico Malaspina sollecitando
Napoleone affinché ne ottenesse la libertà, cosa che la
corte spagnola concesse.
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Agli
inizi del 1803 Malaspina s’imbarco su una fregata spagnola a
Cadice, accompagnato da un fedele attendente. Sbarcato a Port
Vendres, si diresse direttamente a Milano. L’amico Melzi gli
offrì il posto di ministro della guerra che egli cortesemente
declinò, per ritirarsi a vita privata a Pontrémoli, in
Lunigiana, dove morì il 9 aprile 1810.
Che
fine ha fatto tutto il materiale raccolto dalla spedizione e
inoltrato in Spagna? Come sempre succede quando un grande
personaggio cade in disgrazia, quell’immensa raccolta di
materiale e di scritti si disperse per i diversi ministeri e
archivi; parte di esso finì all’estero: in Austria, in
Inghilterra, forse anche in Venezuela e in alcune biblioteche
e archivi italiani. Vari furono i tentativi di riunire questi
materiali e scritti. Le casse finirono nei depositi del Museo
Archeologico di Madrid, senza che nessuno si prendesse la cura
di inventariarne il contenuto; i documenti riferentisi alla
storia naturale vennero trasferiti dal deposito idrografico
della Marina all’archivio dell’antico "Gabinete de
Historia Natural" di Madrid. Soltanto nel 1885, per opera
del tenente di marina Pedro de Novo y Colson, fu pubblicato
parte del materiale redatto durante la spedizione, in un
voluminoso libro dal titolo: Viaje politico cientifico
alrededor del mundo por las corbetas Descubierta y Atrevida,
al mando de los capitanes de navío don Alejandro Malaspina y
don José Bustamante y Guerra, desde 1789 a 1794.
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http://www.embitalia.org.mx/Embitaly/html/storimal.html
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TORNA
IN
ALTO |
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Nanaimo -
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Nanaimo
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Nanaimo -
British Columbia
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Malaspina University -
College's, Master in Business Administration (MBA) and
Master in Business Administration
International.
Questa laurea viene
offerta in partenariato con l' University of Hertfordshire,
d'Inghilterra – prepara i laureandi per il mondo degli affari
di domani.
Small classes, close
interaction with faculty, and flexible learning modules are
among the strengths of our MBA programs that give you the
skills you need to succeed in today's competitive world of
business.
http://www.mala.ca/index.asp
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I
MALASPINA in SARDEGNA
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Nel
1015, Mogehid Ibin Abd Allah al Amiri, signore di Denia,
guida un corpo di spedizione arabo nella Sardegna, con
l'intento di conquistarla. Ma con l'invito del Papa
Benedetto VIII, i Pisani e i Genovesi intervengono
sconfiggendo l'esercito arabo. Nel 1016, il Papa
Giovanni XVIII, per liberare definitivamente la Sardegna
da queste invasioni, promette diplomi di investitura in
cambio di prestazioni militari.
La Famiglia Malaspina
ottiene in feudo le montagne della Barbagia e la valle
del Temo; in poco tempo questi marchesi diventano così
potenti da costruire castelli di Bosa, do Osilo e di
Figolinas. |
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http://spazioinwind.libero.it/bosa/chiese.html |
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OSILO
è un caratteristico centro di origine medievale, collocato sulla più
settentrionale delle tre cime del "Monte Tuffudesu", a circa
650 m. sul livello del mare. Dista 13 Km. da Sassari e 22 dal litorale
di Sorso.
Popolato
fin dall'epoca preistorica, il territorio di Osilo dovette conoscere
un'intensa presenza umana in periodo nuragico, testimoniata dagli oltre
80
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Il castello |
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nuraghi segnalati dagli storici.
In epoca romana fu sede di castrum e
importante stazione sulla strada Turris - Libyssonis - Tibula.
Nell'alto
medioevo la sua popolazione viveva nei numerosi piccoli centri sparsi
nel territorio, mentre il primo riferimento storico al centro abitato di
Osilo risale al 1118. |
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Sul finire del XII secolo vi venne edificato il
castello della potente famiglia lunigiana dei Malaspina, che pose il
paese al centro di molte contese per il dominio del Nord Sardegna.
Nei secoli successivi, il borgo crebbe
sempre di più, nonostante guerre e pestilenze: nel 1622 vi vennero
censiti 1100 fuochi; nel 1728 vi fu istituita la |

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Panorama |
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Collegiata, con 45
sacerdoti; nel 1846 è, per numero di abitanti, il decimo comune della
Sardegna; nei primi decenni del '900 contava ancora oltre seimila
abitanti.
www.osilo.it |
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Il
centro storico di BOSA, è
sormontato dal colle di Serravalle su
cui domina il castello della famiglia Malaspina, marchesi
della Lunigiana, del quale restano le mura di cinta e il
torrione nord (simile alle torri di San Pancrazio e
dell’Elefante, costruite a Cagliari dallo stesso
architetto).
I
resti del maestoso Castello di
Serravalle, edificato nel 1112 dai marchesi Malaspina,
dello
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Spino
secco, conserva all'interno del suo perimetro la chiesa
di Nostra Signora di Regnos Altos. Questi
nobili Lunigianesi, giunsero in Sardegna con la spedizione dei
mercanti e guerrieri organizzata dalle repubbliche marinare di
Pisa e Genova, alle quali il Pontefice Giovanni XVIII nel 1016
aveva promesso diplomi di investitura qualora avessero
liberato la Sardegna dalle invasioni dagli arabi.
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Panorama
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Da
allora la famiglia Malaspina accrebbe sempre più maggiormente
la sua potenza nell'isola con la costruzione dei castelli di
Osilo e di Figolinas oltre a quello di Bosa.
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Una
città adagiata sul fondo valle, caratterizzata
da casette colorate, poco distante dalle
acque cristalline del mare, al quale si stringono le alte case
del borgo medioevale che scendono fino alla sponda del Temo
per animarsi con il leggero movimento delle palme affacciate
sul fiume, che con il suo corso sinuoso attraversa la città
da est a ovest.
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Il
Castello
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http://www.bosa.it/ita/citta/index.htm
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Nessuna
informazione è stata trovata sul castello di FIGOLINAS
in provincia di Sassari.
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I
MALASPINA in CORSICA
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Come
per la Sardegna, anche la Corsica ha subito invasioni
piratesche. Inoltre agli inizi del secondo millennio la peste
e la fame sconvolgono l'isola. È l'inizio della fine feudale
della dinastia di Arrigo Bel Messere; scoppia una rivolta
generale, i signori si lottano tra loro e si stabilizzano dei
comuni un po' ovunque.
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Il
Marchese Oberto Opizzo, capo dei marchesi toscani, Vicario
Imperiale, per tutta l'Italia, riceve dal papa Giovanni XII
(937,964) il titolo di Marchese di Corsica, conferendogli un
vago dovere di protezione dell'isola.
Il
figlio Ugo succeduto conferisce, quale rappresentante dei
Marchesi di Toscana, al Conte Ruggieri il governo della
Corsica. Nel 981 il Conte Ruggieri dona ai Monaci di
Montecristo numerosi territori del Golu.
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Nel
1001 muore Ugo, figlio di Oberto Opizzo, Marchese di Massa e di
Toscana; Adalberto II gli succede.
Nel
1012, Adalberto II, Marchese di Liguria e di Massa, generale
delle galere pontificie, alleato dei Pisani, sbarca in Corsica
per ordine del papa Benedetto VII (1012,1024), alla testa di
una spedizione contro i Saraceni, e per ridurre il potere dei
signori Amondashi di Giuvellina e Pinashi di Balagna.
Alberto
costruisce il suo castello a San Colombano e diviene il
fondatore della stirpe dei Malaspina di Balagna.
Importante
é la Chiesa di Santa Reparata di Balagna.
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È
la fine della presenza Saracena in Corsica, il re Mogehid è
sconfitto dalle flotte pisane e genovesi coalizzate e condotte
da Guglielmo marchese di Massa, della famiglia poi nota
come Malaspina.
Alla
sua morte nel 1019 gli succede suo figlio Ugo che diventa
governatore della Corsica. Nel
1020 il papa Benedetto VIII e l'Imperatore tedesco Enrico II
il Santo
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La Balagna
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(1002,
1024), firmano un trattato in virtù del quale le promesse
carolinge e le donazioni avvenute sono confermate: la Corsica
resta a Roma.
A
Ugo succede Renaud Malaspina nel 1021; nasce la Cumuna corsa,
retta da leggi proprie e favorevole all'autorità pontificia.
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A
Ugo, nel 1045 gli succede Oberto II, Ruffo, figlio di
Adalberto II. Con lui la Corsica fà atto di sottomissione al
Comune di Pisa.
Molti
corsi sono impiegati nella costruzione della Cattedrale di
Pisa che sarà terminata nel 1173. Nel
1073 Matilde Contessa di Toscana, dona i suoi possedimenti,
quindi la Corsica al papa Gregorio VII, il quale nomina
Landolfo
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Un Paese
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Vescovo di Pisa suo legale
pontificio in Corsica. L'ultimo
atto Malaspiniano é la cessione di terre al monastero di San
Venerio del Tino per volere di Oberto II Malaspina, marchese
di Massa nel 1094.
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