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L'Atellana
era una farsa di genere buffonesco introdotta a Roma dalla città
osca di Atella, località della Campania tra Capua e Napoli in
provincia di Caserta, verso la fine del IV secolo a.C.
Le
Atellane erano in dialetto osco, di carattere popolare, grossolane
e oscene, in parte improvvisate e recitate da attori che portavano
la maschera ed erano tipicizzati in personaggi convenzionali: Macco,
il mangione sciocco; Pappo,
il vecchio stupido; Bucco,
il chiacchierone; Dosseno,
il gobbo astuto.
Introdotte a Roma, erano rappresentate come scherzo comico dopo lo
spettacolo della tragedia e recitate da giovani di condizione
libera e non da attori di professione; al tempo di Silla
ricevettero, a opera di Novio e di Pomponio, forma e dignità
letterarie e si arricchirono dì nuovi tipi tratti dal mondo della
gente umile di città e di campagna.
(Rizzoli - Larousse)
Dosseno,
personaggio proveniente
dalla tradizione latina della fabula atellana,
deve il suo nome ad una caratteristica fisica, la gobba (dosso),
che risponde anche ad un atteggiamento dell'animo. La gobba era
segno di malizia e abilità nel raggiro, nella truffa. Ladro,
avido e imbroglione, giovane o vecchio che sia, Dosseno viene
sempre rappresentato come brutto e goffo, facile alle battute
grossolane e a lunghi discorsi da ciarlatano. La farsa
popolare, originaria della città di Atella, irriverente e
sboccata, è caratterizzata dalla presenza di tipi fissi, che sono
fortemente delineati nell'aspetto e nel loro comportamento.
Dosseno
porta una veste a saio chiara legata in vita con una corda
colorata, sulla spalla tiene un drappo, forse un mantello, calza i
sandali. Ha la chioma lunga, porta il pizzo e i baffi. Nelle mani
un bastone che lo aiuta nel camminare. |