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Maschera piemontese che impersona
il popolano sempliciotto, ma pieno di buonsenso pratico.
Fu importata da un burattinaio
che trasferitosi a Torino da Genova, mutó il nome da Gironi (Girolamo)
a Gianduia (Giovanni del Boccale). Gianduia nacque come
burattino per poi trasformarsi nel Settecento nella più
importante maschera piemontese. Si dice che vivesse in una casetta
assieme alla moglie Giacometta nella zona di Asti, dove
era nato in un casolare contadino.
Col tempo, divenne un uomo alla buona ed allegro; da buon
piemontese amante, perchè no, del buon vino e della buona tavola.
Un contadino simpatico, arguto e furbo; interessante è l'etimologia
del suo nome: "Gioan d‘la douja" così è pronunziato
in piemontese; perché nelle osterie chiedeva sempre un boccale di
vino che in dialetto piemontese si chiama "douja" da qui
il "Gian-duia" quindi "Gianduia".
In
arte, sulla scena si destreggia con eleganza, con
passo cadenzato, agitando il caratteristico codino, ama lo scherzo
ed i piaceri della vita.
Gianduia è intelligente, ha
cervello e parla una con argutezza la sua lingua, Questi sono gli
utensili che sa benissimo usare ed adoperare a momento opportuno
per mettere in difficoltà e burlarsi dei suoi avversari. Gianduia
di carattere calmo e pacifico, non cerca il litigio, neppure vuole
logorarsi la vita,
con
carattere piementese schietto e sincero, affronta gli avversari.
Con questa sua magnanimità d'animo e con un innato senso di
giustizia si è sempre schierato dal lato dei più deboli e degli
oppressi.
Il costume di Gianduia consiste
in un giubbetto marrone profilato di giallo e rosso, gilet guiallo
con bordature arancione, calzoni verdi, parrucca con codino,
tricorno nero, calzettoni arancione e scarpe nere.
Gianduia
è una maschera che non viene spesso impiegata dai commediografi
su scena, mentre la si ritrova sempre in attività folkloristiche
e di carnevale in tutto il Piemonte.
I piemontesi hanno dato nome ad
un famosissimo tipo di cioccolatino di pasta molle fabbricato a
Torino: "Il Gianduiotto".
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