Giangurgolo

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Note storiche

Rugggio - 2004

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Maschera tradizionale della regione Calabria,  tenuta in grande considerazione, tanto da essere rappresentata nella Commedia dell’Arte nei teatri di tutt’Italia.

Il suo nome significa "Giovanni dalla gola piena": fu ideato dai Calabresi che volevano mettere in ridicolo le persone che imitavano i cavalieri siciliani spagnoleggianti.

Questa maschera è nata per mettere in ridicolo un tipo di personaggio dell'epoca, stravagante, vanaglorioso, millantatore, donnaiolo, sempre affamato.

Giangurgolo è presente nella società del tempo, che si identifica in modo caricaturale negli arroganti signorotti calabresi che imitavano gli atteggiamenti boriosi e insolenti degli ufficiali spagnoli.  Il carattere della maschera si rafforzò nella seconda metà del '700, come una versione peggiorativa del Capitano fanfarone e codardo, a volte è raffigurato come un vecchio, altre come un giovane.

Infatti, dai suoi comportamenti e dal suo modo di parlare, Giangùrgolo appare un nobile ricco e spavaldo, che incute rispetto o timore, mentre in effetti è tutto il contrario: fanfarone, vanaglorioso, fifone, che dinanzi all’avversario temerario cerca sempre di scantonare ogni sentore di rissa, di svignarsela o di defilarsi alla chetichella. Si rivela anche un corteggiatore galante, capace dinanzi ad una bella fanciulla di mettere da parte le solite espressioni truculenti e di rivolgersi con toni languidi e parole pompose, in contrasto con la sua figura di capitano spavaldo. Nel ruolo di damerino cade spesso nel ridicolo, anche a causa dell’aspetto fisico sgraziato, il naso lungo e grosso, la voce stridula, col risultato di venire deriso e schernito dalle donne corteggiate.

Ha un lungo naso, un'andatura bellicosa, veste un costume a pagliaccetto a righe verticali gialle  e rosse con un ampio colletto bianco frastagliato, i calzettoni sono bianchi, scarpe a punta colore marrone e porta sempre un cappello di feltro a cono e una mantellina. È armato di spada che porta con un cinturone a traccolla.

Nei suoi pranzi consuma carretti di maccheroni, molto pane e intere botti di vino. Adopera la spada per inezie, ma è sempre pronto a fuggire come il vento.