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Maschera
tradizionale della regione Calabria, tenuta in grande
considerazione, tanto da essere rappresentata nella Commedia
dell’Arte nei teatri di tutt’Italia.
Il
suo nome significa "Giovanni dalla gola piena": fu
ideato dai Calabresi che volevano mettere in ridicolo le persone
che imitavano i cavalieri siciliani spagnoleggianti.
Questa
maschera è nata per mettere in ridicolo un tipo di personaggio
dell'epoca, stravagante, vanaglorioso, millantatore, donnaiolo,
sempre affamato.
Giangurgolo
è
presente nella società del tempo, che si identifica in modo
caricaturale negli arroganti signorotti calabresi che imitavano
gli atteggiamenti boriosi e insolenti degli ufficiali spagnoli.
Il carattere della maschera si rafforzò nella seconda metà del
'700, come una versione peggiorativa del Capitano fanfarone e
codardo, a volte è raffigurato come un vecchio, altre come un
giovane.
Infatti,
dai suoi comportamenti e dal suo modo di parlare, Giangùrgolo
appare un nobile ricco e spavaldo, che incute rispetto o timore,
mentre in effetti è tutto il contrario: fanfarone, vanaglorioso,
fifone, che dinanzi all’avversario temerario cerca sempre di
scantonare ogni sentore di rissa, di svignarsela o di defilarsi
alla chetichella. Si rivela anche un corteggiatore galante, capace
dinanzi ad una bella fanciulla di mettere da parte le solite
espressioni truculenti e di rivolgersi con toni languidi e parole
pompose, in contrasto con la sua figura di capitano spavaldo. Nel
ruolo di damerino cade spesso nel ridicolo, anche a causa
dell’aspetto fisico sgraziato, il naso lungo e grosso, la voce
stridula, col risultato di venire deriso e schernito dalle donne
corteggiate.
Ha
un lungo naso, un'andatura bellicosa, veste un costume a
pagliaccetto a righe verticali gialle e rosse con un ampio
colletto bianco frastagliato, i calzettoni sono bianchi, scarpe a
punta colore marrone e porta sempre un cappello di feltro a cono e
una mantellina. È armato di spada che porta con un cinturone a
traccolla.
Nei
suoi pranzi consuma carretti di maccheroni, molto pane e intere
botti di vino. Adopera la spada per inezie, ma è sempre pronto a
fuggire come il vento. |