Meo Patacca

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Note storiche

Rugggio - 2004

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Maschera romana e nel teatro raffigura il classico individuo popolano, indolente e attaccabrighe; il tipico bullo, si può dire, che è sempre pronto alla litigata, all'insulto alla rissa anche armata di coltello.  Il nome deriva da patacca che indicava  una moneta, forse la paga del soldato, che corrispondeva a circa cinque carlini.
Veste calzoni al ginocchio stretti da legacci di colore rosso, una giacca di velluto marrone su una camicia bianca con grande colletto, calza calzettoni a righe gialli e rossi e scarpe marron. Cinge la vita una sciarpa anch'essa a righe di colore giallo e rosso sgargiante ed una retina gli raccoglie i capelli facendo fuoriuscire solamente un ciuffo.
 Verso la fine del '600, Giuseppe Berneri, lo rende popolare in dialetto romanesco nel poema: "Meo Patacca" ovvero "Roma in feste nei trionfi di Vienna"

Il coltello è un'arma necessaria allo spaccone il quale vi ricorreva in qualsiasi momento avesse dovuto difendersi o attaccare. La donna di Meo è Nina, un carattere simile a quello del suo amico, anch'essa pratica nel maneggiare il coltello. Secondo la tradizione, e così fece Nina con Meo, la ragazza regalò all'amico, quale pegno d'amore, un coltello con il proprio nome inciso. Quest'arma era il compagno fidato da tenere sotto il cuscino la notte e in saccoccia, a portata di mano durante il giorno. Si racconta che a quell'epoca una ragazza si maritava malvolentieri con un giovane che non avesse mai avuto a che fare con gli sbirri e con la giustizia.