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Nata
verso la metà dei Seicento, la maschera di Tartaglia é di
origine napoletana e la si ritrova molto spesso nelle commedie
dell'epoca accanto a quelle di Pulcinella e di Colombina.
È
un personaggio pieno di difetti: ha una forte miopia, una
sordità che sovente gli fa capire lucciole per lanterne ed una
pertinace balbuzie. Quest'ultimo difetto gli fa derivare il nome
di Tartaglia.
È un personaggio goffo e non inizia una frase se
non con un fastidioso balbettare che lo rende ridicolo.
Tartaglia
rappresenta un uomo di mezza età, interpreta qualsiasi ruolo; il
suo stato sociale di volta in volta é giudice,
notaio, farmacista, avvocato, consigliere di corte, ma anche
domestico, sbirro o semplicemente genitore di qualche giovane
mascherina.
Una
delle sue più grosse debolezze è quella di corteggiare tutte le
donne che incontra e, visto che ha il cuore tenero se ne innamora
facilmente.
Il personaggio di Tartaglia, seppur con nomi diversi,
si é diffuso anche all'estero ed é giunto fino ai nostri giorni
e per questa sua goffaggine riesce a divertire il pubblico di ogni
età.
Tartaglia ottenne il suo maggior successo a Napoli dove, verso la
metà del '600, era interpretato da Carlo Merlino, seguito da
Agostino Fiorilli.
In
epoca recente da ricordare Gianfranco Mauri in "Arlecchino
servitore di due padroni" di Goldoni, per la regia di Giorgio
Strehler.
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