Uomo selvatico

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Note storiche

Rugggio - 2004

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È un personaggio che si avvicina di più ad un santone che ad una maschera. È attivo presso i selvaggi nei rituali delle loro manifestazioni sotto un aspetto diverso: rustico, scontroso, misantropo; si presenta anche come il dotto, il sapientone della tribù, oppure il guaritore, lo stregone. Cambia aspetto e caratteristiche da luogo a luogo, da incarico ad incarico, pur essendo sempre lo stesso personaggio con il medesimo costume.

Può facilmente vivere con gli animali, ed è un pastore, come in solitudine nei boschi dall'aspetto non domestico.

La figura dell'Uomo selvatico è stata impiegata in teatro per rappresentare il misto tra violenza ed ingenuità, tra la malizia e la sventatezza, soggetti che hanno trionfato nei primissimi anni, intorno al '200, nelle varie rappresentazioni delle maschere della Commedia dell'Arte.

Pettinatura a criniera incolta ed arruffata, baffi e pizzo per nascondere i delineamenti umani, rendono già il personaggio trascurato e rozzo di natura.

Un costume di stoffa colorata a righe verticali, stile pagliaccetto, calzoni corti che lasciano le cosce scoperte, meglio se pelose,  calza stivali al ginocchio.

È l'attore, che deve far valere la figura teatrale della maschera e che ne deve far risaltare l'importanza, con una buona interpretazione della parte per lei scritta e adattata volta per volta, caso per caso a seconda delle necessità del canovaccio.