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È un personaggio che si avvicina di più ad
un santone che ad una maschera. È attivo presso i selvaggi nei
rituali delle loro manifestazioni sotto un aspetto diverso:
rustico, scontroso, misantropo; si presenta anche come il dotto,
il sapientone della tribù, oppure il guaritore, lo stregone.
Cambia aspetto e caratteristiche da luogo a luogo, da incarico ad
incarico, pur essendo sempre lo stesso personaggio con il medesimo
costume.
Può facilmente vivere con gli animali, ed è
un pastore, come in solitudine nei boschi dall'aspetto non
domestico.
La figura dell'Uomo selvatico è stata
impiegata in teatro per rappresentare il misto tra violenza ed
ingenuità, tra la malizia e la sventatezza, soggetti che hanno
trionfato nei primissimi anni, intorno al '200, nelle varie
rappresentazioni delle maschere della Commedia dell'Arte.
Pettinatura a criniera incolta ed arruffata,
baffi e pizzo per nascondere i delineamenti umani, rendono già il
personaggio trascurato e rozzo di natura.
Un costume di stoffa colorata a righe
verticali, stile pagliaccetto, calzoni corti che lasciano le cosce
scoperte, meglio se pelose, calza stivali al ginocchio.
È l'attore, che deve far valere la figura
teatrale della maschera e che ne deve far risaltare l'importanza,
con una buona interpretazione della parte per lei scritta e
adattata volta per volta, caso per caso a seconda delle necessità
del canovaccio.
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